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I migliori vini abruzzesi del 2027, quali sono i premiati con i “Tre Bicchieri” Gambero Rosso

La nuova selezione della guida Vini d’Italia 2027 di Gambero Rosso ha assegnato il riconoscimento “Tre Bicchieri” ben 18 etichette abruzzesi che raccontano l’evoluzione della viticoltura regionale. Si tratta di vitigni locali con stili differenti, ma accomunati dall’attenzione all’equilibrio e alla qualità. Tra i premiati ci sono rossi strutturati, ma anche rosati sempre più identitari e bianchi che dimostrano come l’Abruzzo abbia ancora ampi margini di crescita anche al di là dei suoi vini più conosciuti.

I migliori vini abruzzesi del 2027 secondo Gambero Rosso

Gambero Rosso, in Abruzzo, ha assegnato i Tre Bicchieri a vini che di fatto raccontano una regione in trasformazione, nella quale convivono vitigni storici, denominazioni consolidate e una crescente attenzione alla provenienza delle uve.

Ecco l’elenco completo dei migliori vini abruzzesi inseriti nella guida 2027:

  • Abruzzo Pecorino Superiore Colline Pescaresi Kerrias 2024 – Tenuta del Priore/Col del Mondo;
  • Cerasuolo d’Abruzzo Baldovino 2025 – Tenuta I Fauri;
  • Cerasuolo d’Abruzzo Giusi 2025 – Tenuta Terraviva;
  • Cerasuolo d’Abruzzo Rosa-ae 2025 – Torre dei Beati;
  • Cerasuolo d’Abruzzo Superiore Colline Pescaresi Fosso Cancelli 2024 – Ciavolich;
  • Cerasuolo d’Abruzzo Superiore Terre di Chieti Fossimatto 2025 – Fontefico;
  • Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo 2023 – Emidio Pepe;
  • Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Notàri 2023 – Fattoria Nicodemi;
  • Frontone Pecorino 2022 – Cataldi Madonna;
  • Montepulciano d’Abruzzo Docheio 2024 – La Valentina;
  • Montepulciano d’Abruzzo Le Stagioni del Vino 2024 – Spinelli;
  • Montepulciano d’Abruzzo Marina Cvetic Riserva 2022 – Masciarelli;
  • Montepulciano d’Abruzzo Nobu 1830 Riserva 2022 – VignaMadre/Famiglia Di Carlo;
  • Montepulciano d’Abruzzo Terre dei Vestini Inferi Riserva 2021 – Marramiero;
  • Trebbiano d’Abruzzo Colline Pescaresi Podere Castorani Riserva 2024 – Castorani;
  • Trebbiano d’Abruzzo Vigneto di Popoli 2023 – Valle Reale;
  • Tullum Pecorino Bio 2025 – Feudo Antico;
  • Villamagna 2024 – Torre Zambra.

Non solo denominazioni note, ma anche etichette legate a specifiche aree produttive, che contribuiscono a costruire un’identità enologica più articolata in un settore (come quello enologico) sempre più competitivo a livello nazionale e internazionale.

Come funziona il modello Abruzzo

Uno degli sviluppi più importanti per il futuro del vino regionale riguarda il cosiddetto modello Abruzzo, un nuovo sistema delle denominazioni entrato effettivamente in vigore dalla vendemmia 2024, che punta a:

  • valorizzare le differenze tra le principali aree vitivinicole;
  • offrire strumenti più precisi per identificare la provenienza delle bottiglie.

Il modello individua quattro sottozone, ovvero:

  • Terre di Chieti;
  • Colline Pescaresi;
  • Colline Teramane;
  • Terre Aquilane.

E proprio queste sono state inserite progressivamente nelle etichette, fornendo al consumatore un’informazione ulteriore rispetto alla varietà utilizzata. Poiché il luogo di produzione può incidere sul profilo del vino attraverso fattori come altitudine, esposizione, composizione dei suoli, condizioni climatiche e pratiche agronomiche, indicare una sottozona significa valorizzare queste differenze.

Dal punto di vista commerciale, una maggiore precisione geografica può favorire la riconoscibilità delle etichette nei mercati nazionali e internazionali, oltre a sostenere il lavoro delle aziende che investono sulla qualità e sull’identità dei propri vini. Questo soprattutto perché l’evoluzione del vino abruzzese si sviluppa in un contesto produttivo segnato anche dal cambiamento climatico.

Dopo il forte calo della produzione del 2023, causato in particolare dalle conseguenze della peronospora, nel 2024 i volumi sono tornati a circa 2,29 milioni di ettolitri, ma nel 2025 la produzione si è mantenuta poco sotto i 2,3 milioni di ettolitri. Il comparto ha recuperato dopo una stagione difficile, tuttavia la viticoltura continua a essere esposta a rischi fitosanitari e condizioni meteorologiche sfavorevoli.

Quindi, la competitività futura dipende anche dalla capacità di differenziare l’offerta e creare valore. Un vino riconoscibile per origine, stile e qualità può distinguersi più facilmente in un mercato affollato e sostenere un posizionamento commerciale meno legato alla competizione sul prezzo.

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I migliori vini toscani del 2027, quali sono i premiati da Gambero Rosso

La nuova selezione dei migliori vini toscani selezionati da Gambero Rosso per il 2027 racconta un territorio in evoluzione, dove acquistano sempre più importanza le differenze tra le singole zone di produzione, le caratteristiche dei vigneti e le peculiarità delle denominazioni.

Sono 104 le etichette premiate con i Tre Bicchieri, il massimo riconoscimento assegnato dalla guida Vini d’Italia. L’elenco comprende marchi celebri a livello internazionale, ma anche nomi meno conosciuti e interpretazioni sempre più originali dei vitigni locali.

Come sono stati scelti i migliori vini toscani del 2027

La selezione toscana di Gambero Rosso è il risultato di un percorso di degustazione e selezione affidata agli esperti. I criteri e la metodologia utilizzata si articolano su più fasi e prevedono:

  • assaggi alla cieca, durante i quali degustatori esperti analizzano centinaia di campioni provenienti da tutta la regione che vengono coperti e identificati solo da un numero o da informazioni essenziali sulla denominazione e sull’annata;
  • più livelli di qualità, poiché vini che raggiungono le fasi finali e dimostrano un’elevatissima qualità organolettica (equilibrio, persistenza, pulizia e tipicità) ottengono i Due Bicchieri Rossi. Tra questi finalisti, però, solo le etichette che raggiungono l’eccellenza assoluta (superando le soglie di punteggio più elevate) vengono premiate con il massimo riconoscimento (i Tre Bicchieri, appunto).

Nella selezione per l’edizione 2027, i curatori della guida hanno premiato in modo particolare tre aspetti, ovvero:

  • l’espressione del micro-terroir, privilegiando i vini in grado di raccontare la specifica sottozona d’origine;
  • freschezza e bevibilità;
  • longevità e identità dei vitigni tradizionali.

L’elenco completo dei vini toscani premiati da Gambero Rosso nel 2027

Di seguito la lista completa dei premiati, con denominazione o tipologia, annata e azienda produttrice, secondo le informazioni della selezione.

Bolgheri e altri rossi:

  • Aria di Caiarossa 2023 – Caiarossa;
  • Bolgheri Bianco Ornellaia 2023 – Ornellaia;
  • Bolgheri Rosso Superiore Argentiera 2023 – Argentiera;
  • Bolgheri Rosso Superiore Atis 2023 – Guado al Melo;
  • Bolgheri Rosso Superiore Dario Di Vaira 2023 – Dario Di Vaira;
  • Bolgheri Rosso Superiore Dedicato a Walter 2022 – Poggio al Tesoro;
  • Bolgheri Rosso Superiore Grattamacco 2023 – Grattamacco;
  • Bolgheri Rosso Tenuta Meraviglia 2023 – Tenuta Meraviglia/Tenuta Le Colonne;
  • Bolgheri Rosso Volpolo 2024 – Podere Sapaio;
  • Bolgheri Sassicaia 2023 – Tenuta San Guido;
  • Bolgheri Superiore Castello di Bolgheri 2023 – Castello di Bolgheri;
  • Oreno 2024 – Tenuta Sette Ponti;
  • Paleo Rosso 2023 – Le Macchiole;
  • Pianirossi 2022 – Tenuta Pianirossi;
  • Poggio de’ Colli 2023 – Piaggia;
  • Rosso di Montalcino 2024 – Salvioni;
  • Rosso di Montepulciano Prugnanello 2025 – Lunadoro;
  • Terre di Pisa Sangiovese Opera in Rosso 2023 – Podere La Chiesa;
  • Valdarno di Sopra Petruna 2021 – Il Borro;
  • Valdarno di Sopra Sangiovese V. Bòggina A 2024 – Fattoria Petrolo.

Brunello di Montalcino:

  • Brunello di Montalcino 2021 – Gianni Brunelli/Le Chiuse di Sotto;
  • Brunello di Montalcino 2021 – Collelceto/Elia Palazzesi;
  • Brunello di Montalcino 2021 – Poggio di Sotto;
  • Brunello di Montalcino 2021 – Ridolfi;
  • Brunello di Montalcino Centenario Riserva 2020 – Fuligni;
  • Brunello di Montalcino Clos degli Amodeo Tenute Donna Olga 2021 – Centolani;
  • Brunello di Montalcino Filo di Seta 2021 – Castello Romitorio;
  • Brunello di Montalcino Fior di Meliloto 2021 – Corte Pavone;
  • Brunello di Montalcino Giodo 2021 – Giodo;
  • Brunello di Montalcino Poggio al Granchio 2021 – Val di Suga;
  • Brunello di Montalcino Poggio al Vento Riserva 2019 – Tenuta Col d’Orcia;
  • Brunello di Montalcino Riserva 2019 – Biondi-Santi Tenuta Greppo;
  • Brunello di Montalcino Tenuta Nuova 2021 – Casanova di Neri;
  • Brunello di Montalcino V. I Poggi 2021 – Poggio Antico;
  • Brunello di Montalcino V. Pianrosso Santa Caterina D’Oro Riserva 2020 – Ciacci Piccolomini d’Aragona.

Chianti Classico e Chianti:

  • Campo di Camagi 2024 – Tenuta di Trinoro;
  • Chianti Cl. Vign. La Selvanella Ris. 2022 – Vigneti La Selvanella;
  • Chianti Classico 2021 – Castell’in Villa;
  • Chianti Classico 2023 – Pomona;
  • Chianti Classico 2023 – Poggio Bonelli;
  • Chianti Classico 2024 – Castello di Volpaia;
  • Chianti Classico 2024 – L’Erta di Radda;
  • Chianti Classico 2024 – Isole e Olena;
  • Chianti Classico 2024 – Fattoria Cigliano di Sopra;
  • Chianti Classico Ama 2024 – Castello di Ama;
  • Chianti Classico Borgo 2024 – San Felice;
  • Chianti Classico Casanuova V. Doghessa 2024 – Nittardi;
  • Chianti Classico Gran Selezione Colledilà 2023 – Barone Ricasoli;
  • Chianti Classico Gran Selezione Gaiole Fattoria San Sano 2022 – Marchesi Antinori;
  • Chianti Classico Gran Selezione La Corte 2023 – Castello di Querceto;
  • Chianti Classico Gran Selezione Le Bolle 2023 – Castello Vicchiomaggio;
  • Chianti Classico Gran Selezione Panzano Tenuta di Nozzole 2021 – Tenute Ambrogio e Giovanni Folonari;
  • Chianti Classico Gran Selezione Poggiarso 2022 – Castello di Meleto;
  • Chianti Classico Gran Selezione Radda V. Istine 2023 – Istine;
  • Chianti Classico Gran Selezione Sa-La 2021 – Querciabella;
  • Chianti Classico Gran Selezione V. Barbischio 2023 – Maurizio Alongi;
  • Chianti Classico Gran Selezione V. del Sorbo 2023 – Fontodi;
  • Chianti Classico Gran Selezione Vallanzone 2022 – Tenuta di Lilliano;
  • Chianti Classico Gran Selezione Vign. Cerbaiola 2022 – Castello di Gabbiano;
  • Chianti Classico Gran Selezione Vign. Lapina 2022 – Vallepicciola;
  • Chianti Classico La Porta di Vertine 2023 – Bertinga;
  • Chianti Classico Lamole 2024 – I Fabbri/Susanna Grassi;
  • Chianti Classico Maggiolo 2024 – Lamole di Lamole;
  • Chianti Classico Porcacciamiseria 2024 – Jurij Fiore e Figlia;
  • Chianti Classico Sacello 2023 – Arillo in Terrabianca;
  • Chianti Classico Tenuta Le Macìe Sergioveto Riserva 2023 – Rocca delle Macìe/Famiglia Zingarelli;
  • Chianti Classico Valiano 2023 – Fattoria di Valiano;
  • Chianti Colli Fiorentini Molino degli Innocenti Riserva 2021 – Torre a Cona;
  • Chianti Rufina Pian dei Sorbi Riserva 2023 – Marchesi Gondi/Tenuta Bossi;
  • Chianti Rufina Terraelectae V. Montesodi Riserva 2023 – Marchesi Frescobaldi.

Morellino di Scansano:

  • Morellino di Scansano 2025 – Fattoria Le Pupille;
  • Morellino di Scansano Irio 2025 – Provveditore;
  • Morellino di Scansano V. Liuzza Riserva 2024 – Roccapesta;
  • Morellino di Scansano Vignabenefizio 2024 – Vignaioli del Morellino di Scansano.

Vino Nobile di Montepulciano:

  • Nobile di Montepulciano 2023 – Avignonesi;
  • Nobile di Montepulciano Cantina del Redi Pieve Sant’Ilario 2022 – Vecchia Cantina di Montepulciano/Cantina del Redi;
  • Nobile di Montepulciano I Quadri 2023 – Bindella/Tenuta Vallocaia;
  • Nobile di Montepulciano Il Nocio 2022 – Boscarelli;
  • Nobile di Montepulciano Pieve Caggiole 2022 – Poliziano.

Vernaccia di San Gimignano:

  • Vernaccia di San Gimignano Antalis Riserva 2023 – Mormoraia;
  • Vernaccia di San Gimignano Carato 2023 – Montenidoli;
  • Vernaccia di San Gimignano L’Albereta Riserva 2023 – Il Colombaio di Santa Chiara;
  • Vernaccia di San Gimignano Riserva 2022 – Panizzi.

Altre denominazioni:

  • Coevo 2022 – Famiglia Cecchi;
  • Colli di Luni Vermentino Superiore Fosso di Corsano 2025 – Terenzuola;
  • Colline Lucchesi Tenuta di Valgiano 2023 – Tenuta di Valgiano;
  • Duemani 2023 – Duemani;
  • Enos I Sauvignon V. V. 2025 – Montauto;
  • Ghino di Tacco 2021 – Paolo Serafini;
  • Gioveto Tenuta Cantagallo 2023 – Tenuta Le Farnete/Cantagallo;
  • I Sodi di San Niccolò 2022 – Castellare di Castellina;
  • Il Ghizzano Rosso 2023 – Tenuta di Ghizzano;
  • Il Matto delle Giuncaie 2023 – Dianella;
  • La Regola 2022 – Podere La Regola;
  • Lupicaia 2021 – Castello del Terriccio;
  • Maremma Ciliegiolo San Lorenzo 2023 – Sassotondo;
  • Maremma Toscana Alicante Oltreconfine 2024 – Bruni;
  • Maremma Toscana Merlot Baffonero 2023 – Rocca di Frassinello;
  • Maremma Toscana Vermentino Superiore Belguardo V 2024 – Belguardo;
  • Mello 700 2023 – Tolaini;
  • Montecucco Rosso Riserva 2023 – ColleMassari;
  • Monteti 2022 – Tenuta Monteti;
  • Montevertine 2023 – Montevertine;
  • Vin Santo di Carmignano Riserva 2018 – Tenuta di Capezzana.

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La migliore pizzeria d’Italia si trova in Calabria, assegnato il premio 2027 di Gambero Rosso

La migliore pizzeria d’Italia del 2027 si trova in Calabria. Il premio arriva con la quattordicesima edizione della guida Pizzerie d’Italia di Gambero Rosso, che quest’anno ha selezionato 824 locali in tutta la Penisola, con 112 nuovi ingressi e 120 insegne premiate con i Tre Spicchi, il massimo riconoscimento previsto.

La nuova edizione ha individuato le pizzerie che si sono distinte per la qualità del prodotto, valutando sia quelle che servono la pizza al piatto sia quelle specializzate nella pizza al taglio.

Qual è la migliore pizzeria d’Italia secondo Gambero Rosso

A conquistare il riconoscimento di “Pizzeria dell’anno” assegnato dal Gambero Rosso è Bob Alchimia a Spicchi, locale di Montepaone, in provincia di Catanzaro, nato dal progetto di Roberto Davanzo e Anna Rotella.

Il riconoscimento è stato assegnato a una realtà che, secondo il giudizio degli esperti, rappresenta una delle espressioni più dinamiche del panorama contemporaneo della pizza italiana. La sua identità, infatti, non si esaurisce nella preparazione dell’impasto o nella scelta dei condimenti, ma riflette una concezione ampia del lavoro in pizzeria.

Come è stato spiegato, non si tratta soltanto di un prodotto da servire al cliente, ma di un progetto gastronomico che si distingue per:

  • personalità;
  • visione;
  • capacità di innovare.

Pizzerie d’Italia 2027, come cambia la guida del Gambero Rosso

Con questa quattordicesima edizione della sua guida sulle pizzerie, Gambero Rosso ha anche modificato il sistema di valutazione per stilare l’elenco 2027 delle migliori pizzerie d’Italia. In particolare:

  • è stato superato il voto in centesimi ed è stato assegnato come unico riconoscimento il simbolo degli “Spicchi”;
  • sono stati assegnati da uno a tre livelli in base al grado di eccellenza delle insegne selezionate.

In questo modo, attività con modelli di servizio differenti sono state ricondotte a un sistema di riconoscimento comune, senza che la tipologia di locale – al piatto, al taglio, da asporto – determini l’adozione di un simbolo distinto (nelle precedenti edizioni, infatti, oltre agli “Spicchi” c’erano le “Rotelle”).

Il cambiamento arriva in una fase complessa per il comparto della ristorazione. Le pizzerie devono gestire il rincaro delle materie prime, dell’energia e degli altri costi operativi, oltre alle difficoltà legate alla ricerca di personale qualificato. Pertanto, in questo contesto, gli esperti hanno deciso di premiare la capacità di mantenere standard elevati senza perdere di vista il rapporto qualità-prezzo, ma senza fare distinzioni tra le varie attività.

La guida del 2027 seleziona complessivamente 824 locali, dei quali 112 sono nuovi ingressi. Le insegne che raggiungono il massimo livello (Tre Spicchi) sono 120, di cui 12 entrate per la prima volta nel gruppo o ritornate dopo un periodo di assenza. Sono invece 102 le pizzerie che hanno ricevuto i Due Spicchi.

I nuovi Tre Spicchi 2027

Tra le insegne che, nell’edizione 2027, entrano nel gruppo dei Tre Spicchi figurano:

  • Grano di Sergio Scovazzo, a Santena, in provincia di Torino, già premiato con Tre Pani nella guida dedicata ai migliori panifici italiani;
  • Kilo, a Imperia, il progetto di Jacopo Chieppa;
  • La Piedigrotta di Antonello Cioffi, a Varese;
  • Carlo Sammarco, ad Aversa, pizzeria che porta il nome del suo titolare;
  • La Bolla, a Caserta, situata all’interno del boutique hotel Villa Maria Cristina;
  • L’Ammaccata di Cristian Santomauro, a Casal Velino;
  • Glamour di Antonello Scatorchia, a Rionero in Vulture, già riconosciuto come Pizzaiolo Emergente nel 2023;
  • L’Arcipelago del Therasia Resort, a Vulcano, nelle Isole Eolie.

Tornano invece tra i Tre Spicchi:

  • La Ventola di Antonio Polzella, a Rosignano Marittimo, dopo un periodo di fermo legato a motivi di salute;
  • 400 Gradi, a Lecce, che oggi vede il giovane pizzaiolo Riccardo Toraldo alla guida del forno.

Completano infine il gruppo dei 12 nuovi Tre Spicchi due ingressi diretti:

  • Brando, a Gioia del Colle, con Roberta Esposito;
  • Spazio by Franco Pepe, la pizzeria del 7Pines Resort a Baja Sardinia, nel territorio di Arzachena.

Per chi vuole scoprire tutte le pizzerie selezionate – 824 locali distribuiti sul territorio nazionale – la guida Pizzerie d’Italia 2027 del Gambero Rosso è disponibile in versione cartacea e digitale. La novità di quest’anno è proprio la possibilità di consultare la pubblicazione online, registrandosi sul sito ufficiale (gamberorosso.it).

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Cibo a base di insetti e carne coltivata, gli europei divisi: chi è disposto a mangiarli

Gli alimenti a base di insetti, la carne coltivata in laboratorio e gli ingredienti ottenuti attraverso tecniche innovative fanno parte di un dibattito sempre più centrale per il sistema agroalimentare europeo, chiamato a confrontarsi con il cambiamento climatico, la scarsità di risorse e la necessità di rendere più resilienti le filiere produttive.

Intanto, i consumatori sembrano riconoscere le opportunità offerte dalla ricerca, ma chiedono più trasparenza, informazioni comprensibili e garanzie sulla sicurezza di ciò che acquistano. Non tutti, però, sono aperti a questa eventualità.

Cibo a base di insetti e carne da laboratorio, cosa pensano gli europei

Come riportato nel nuovo Eurobarometro sull’innovazione alimentare, pubblicato dalla Commissione europea il 26 ottobre 2026:

  • il 68% degli europei riconosce che l’innovazione in ambito alimentare può aiutare agricoltori e produttori ad affrontare le sfide del settore;
  • il 72% dichiara di non sentirsi adeguatamente informato sui nuovi alimenti, ingredienti e colture.

Il primo dato che emerge dall’indagine (condotta in tutti i 27 Stati membri tra il 22 maggio e il 24 giugno 2026 su 26.456 persone di almeno 15 anni) è che quasi sette europei su dieci ritengono che l’innovazione alimentare possa fornire strumenti aggiuntivi per affrontare problemi come:

  • siccità;
  • parassiti;
  • eventi meteorologici estremi;
  • scarsità di risorse;
  • interruzioni delle catene di approvvigionamento.

Tuttavia, molti europei che riconoscono l’utilità della ricerca sono poco convinti all’idea di acquistare alimenti realizzati con ingredienti insoliti o processi produttivi poco conosciuti. E questo nonostante abbiano già visto quanto siccità ed eventi estremi pesino sulla competitività dell’agricoltura e sulla stabilità dei prezzi.

Il sostegno, quindi, non equivale necessariamente alla disponibilità a consumare qualsiasi prodotto ottenuto attraverso tecniche recenti. Infatti:

  • il 51% degli intervistati dichiara di avere una visione negativa dei prodotti alimentari innovativi;
  • solo il 39% ne ha una positiva.

Chi è più disposto a provare il cibo del futuro

Dati più specifici sulla carne coltivata arrivano da altre indagini. Uno studio realizzato da Euroconsumers nel gennaio 2025 in quattro Paesi europei, tra cui l’Italia, ha rilevato che il 47% dei consumatori italiani sarebbe disposto a provarla se fosse autorizzata e disponibile sul mercato. La percentuale sale al 56% in Spagna, al 53% in Portogallo e si attesta al 44% in Belgio.

C’è quindi un potenziale interesse, che non si traduce con certezza in domanda (e acquisto). La ricerca però fa anche luce su quali condizioni potrebbero favorire la diffusione della carne coltivata:

  • per il 48% dei consumatori coinvolti nello studio, il prodotto dovrebbe avere gusto e consistenza simili a quelli della carne tradizionale;
  • per il 59% il prezzo è altrettanto importante: più della metà degli intervistati ha infatti dichiarato che non la comprerebbe se costasse più della carne convenzionale.

Il 51% esprime timori legati ai possibili effetti sulla salute nel lungo periodo, mentre il 68% si dichiara disposto a fidarsi dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) nel valutare se il prodotto sia sicuro.

Il discorso cambia quando si parla di insetti destinati all’alimentazione umana. Grilli, larve e altre specie commestibili possono essere trasformati in ingredienti utilizzabili, per esempio, in farine, snack e prodotti ad alto contenuto proteico. In questo caso, secondo un altro studio, condotto in 11 Paesi dell’Unione europea, il 12,9% degli intervistati non escludeva la possibilità di sostituire la carne con gli insetti, pur senza dichiararsi disposto a farlo con certezza. Tra i Paesi in cui emergeva una maggiore apertura figuravano Belgio, Austria e Paesi Bassi.

La resistenza, quindi, non riguarda soltanto la conoscenza delle caratteristiche nutrizionali, ma anche le abitudini alimentari e la percezione di ciò che viene considerato normale o accettabile a tavola.

Chi accetta meglio le novità

Secondo il nuovo Eurobarometro, infine, la disponibilità ad accettare alimenti innovativi è maggiore in alcune fasce della popolazione:

  • i giovani;
  • le persone con livelli di istruzione più elevati;
  • chi vive nelle grandi città;
  • chi conosce già queste tecnologie.

In particolare, oltre il 50% degli intervistati con meno di 39 anni dichiara di sentirsi a proprio agio con gli alimenti innovativi, contro il 34% delle persone di almeno 55 anni. Nelle grandi città, più della metà dei residenti esprime un atteggiamento positivo rispetto agli alimenti sviluppati con tecniche moderne, mentre nelle aree rurali e nei villaggi la percentuale varia tra il 42% e il 46%.

La differenza più marcata, tuttavia, riguarda il livello di informazione:

  • tra chi ritiene di essere ben informato sugli alimenti innovativi, il 72% ha un’opinione positiva;
  • la percentuale scende al 27% tra chi non si sente adeguatamente informato;
  • il 59% di chi ne aveva già sentito parlare si dichiara a proprio agio con gli alimenti innovativi, contro il 32% di chi non li conosceva.

Uno dei risultati più importanti dell’indagine riguarda comunque le informazioni che dovrebbero accompagnare i nuovi prodotti. L’85% degli europei ritiene infatti che gli alimenti innovativi debbano avere denominazioni chiare e fornire indicazioni comprensibili su come vengono prodotti, quali ingredienti contengono e da dove provengono.

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I migliori vini della Valle d’Aosta, dai bianchi ai rossi: i premiati del 2027

Sono cinque i vini della Valle d’Aosta inseriti nella guida Vini d’Italia 2027 curata da Gambero Rosso. Le etichette, premiate con il riconoscimento “Tre Bicchieri”, si sono distinte come migliori per la loro qualità e identità.

In un territorio in cui la viticoltura di montagna richiede competenze tecniche, investimenti e una particolare attenzione alle condizioni ambientali, la selezione mette in evidenza un panorama enologico capace di coniugare vitigni internazionali, varietà caratteristiche dell’arco alpino e tecniche di vinificazione sempre più precise.

I migliori vini della Valle d’Aosta del 2027

Nella selezione di Gambero Rosso si distinguono soprattutto i vini bianchi, che mostrano una continuità qualitativa, mentre tra i rossi emergono esperienze interessanti legate ai vitigni tradizionali e ad alcune varietà meno diffuse. Ad essere stati riconosciuti come i migliori della regione, sono:

  • VdA Chardonnay Élevé en Fût de Chêne 2024 – Maison Anselmet. Uno Chardonnay che valorizza il potenziale delle uve bianche attraverso l’affinamento in legno di rovere, alla ricerca di equilibrio tra struttura, complessità e freschezza alpina;
  • VdA Petite Arvine 2025 – Les Crêtes. Una delle espressioni più rappresentative dei bianchi valdostani, ottenuta da un vitigno che trova in montagna condizioni favorevoli per sviluppare freschezza e intensità aromatica;
  • VdA Petite Arvine 2025 – Elio Ottin. La seconda Petite Arvine premiata, che conferma l’interesse per questo vitigno, interpretato da un’altra azienda del territorio con una propria identità produttiva;
  • VdA Pinot Gris 2025 – Lo Triolet. Un Pinot Gris che rappresenta il contributo dei vitigni internazionali alla produzione regionale, con attenzione alla gestione degli aromi e alla precisione stilistica;
  • VdA Pinot Noir Pierre 2023 – Cave Gargantua. È l’unico rosso presente nella selezione, un Pinot Noir che testimonia il lavoro svolto in Valle d’Aosta sulle uve a bacca nera e sulle varietà internazionali capaci di adattarsi alla viticoltura alpina.

L’assegnazione dei Tre Bicchieri 2027 in questa regione è il risultato di un sistema produttivo nel quale il valore del vino dipende soprattutto dalla capacità di interpretare il territorio. Le cinque etichette sono infatti cinque interpretazioni differenti, ma ad accomunarle è la qualità, uno dei punti di forza della regione.

Che cosa significa il riconoscimento dei Tre Bicchieri per il mercato del vino

La Valle d’Aosta non può competere con i grandi distretti vitivinicoli italiani sul piano dei volumi, ma può puntare sulla qualità, sulla specificità territoriale e sulla capacità di intercettare consumatori interessati a vini distintivi. Riconoscimenti come questo contribuiscono a dare visibilità alle aziende e possono favorire la presenza delle etichette nei ristoranti, nelle enoteche specializzate e nei circuiti dedicati al turismo enogastronomico.

Questo aspetto è particolarmente rilevante per una regione in cui il vino si lega strettamente al paesaggio, alla cucina e all’esperienza turistica. La scoperta di una cantina può diventare parte di un soggiorno, mentre la degustazione di un’etichetta locale può rafforzare l’interesse per le produzioni locali e spingere più visitatori a scoprire il territorio.

La sfida resta quella di mantenere elevati gli standard qualitativi, sostenendo al tempo stesso la redditività delle aziende e il lavoro dei piccoli produttori. I costi della viticoltura di montagna, infatti, sono elevati. Inoltre, la conformazione del suolo, le pendenze, la disponibilità limitata di superfici coltivabili e le differenze climatiche tra le diverse zone condizionano le scelte dei produttori e rendono difficile aumentare significativamente i volumi. Piccoli numeri, grande qualità e un’identità territoriale riconoscibile rimangono quindi gli obiettivi perseguibili se si vuole mantenere un business sostenibile.

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Nuova legge contro le frodi alimentari, cosa rischia ora chi vende falso made in Italy

Al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione organizzato da Coldiretti e dall’Osservatorio agromafie, tenutosi a Roma a ottobre 2026, è stato tracciato il primo bilancio sui risultati ottenuti dall’entrata in vigore della legge contro le frodi agroalimentari. Con l’avvio dei controlli su larga scala, il nuovo sistema sanzionatorio è entrato pienamente a regime, andando a individuare tutte le fattispecie di reato che rischiano di compromettere il valore del made in Italy, il reddito degli agricoltori e la salute dei consumatori.

Le ispezioni delle autorità, ovviamente, continueranno su questa scia, con l’obiettivo di individuare chi ancora commette illeciti o non rispetta le regole su tracciabilità e denominazione.

Nuova legge contro le frodi alimentari: cosa cambia

La riforma approvata introduce un quadro normativo più articolato per contrastare gli illeciti nel settore agroalimentare. Il provvedimento, che riprende i contenuti già elaborati dalla cosiddetta legge Caselli, interviene principalmente introducendo:

  • nuovi reati penali;
  • sanzioni più incisive;
  • strumenti di controllo più stringenti.

Tra le fattispecie introdotte figurano i reati per:

  • frode in commercio di alimenti;
  • frode in commercio di alimenti con segni mendaci.

Le nuove disposizioni mirano a contrastare le condotte che ingannano il consumatore sulla qualità, sulla quantità o sulla provenienza dei prodotti (comprese quelle realizzate attraverso segni, indicazioni o presentazioni commerciali ingannevoli).

La riforma introduce inoltre il delitto di agropirateria, destinato a colpire le forme più strutturate e sistematiche di frode agroalimentare, soprattutto quando emerge un modello di business organizzato e continuativo. In questo caso si considera illecito quando le frodi alimentari o la vendita di cibo con segni e marchi mendaci non sono episodi occasionali, ma vengono commesse:

  • in modo sistematico e continuativo;
  • attraverso un’organizzazione complessa;
  • con una distribuzione dei prodotti contraffatti su larga scala, invadendo i mercati nazionali o internazionali.

Cosa rischia chi vende falso made in Italy

Con la nuova legge non rischia più solo chi produce materialmente un alimento contraffatto, ma può coinvolgere anche gli operatori che partecipano consapevolmente alla sua distribuzione o vendita, come un’impresa che presenta un alimento straniero come italiano. Lo stesso vale per chi commercializza prodotti accompagnati da informazioni false sulla qualità o su altre caratteristiche rilevanti.

Sotto il profilo penale, la responsabilità individuale degli amministratori, dei titolari d’azienda o dei commercianti varia a seconda della gravità e della sistematicità della condotta:

  • in caso di frode alimentare e commercio con segni mendaci, chi produce, confeziona o vende alimenti spacciandoli per made in Italy o attribuendo loro qualità, quantità o provenienze geografiche false rischia la reclusione unitamente a multe edittali inasprite;
  • in caso di agropirateria, per chi mette in piedi un’attività sistematica, organizzata e professionale di falsificazione (ad esempio, una rete strutturata per importare olio o formaggi esteri e rivenderli stabilmente come italiani Dop o Igp) è prevista la detenzione, commisurata ai delitti d’impresa e di criminalità organizzata;
  • In caso di pericoli per la salute (cosiddetto disastro sanitario), se il falso Made in Italy coinvolge cibi adulterati, nocivi o pericolosi per il consumo, l’imprenditore risponde dei nuovi delitti contro la salute pubblica e rischia la reclusione.

A livello patrimoniale, invece, il piano sanzionatorio prevede:

  • la confisca dei beni nei casi di agropirateria o di associazione a delinquere finalizzata alla frode alimentare. Lo Stato applica la confisca dei beni, del denaro e delle proprietà di cui il condannato non possa giustificare la legittima provenienza, per un valore sproporzionato al proprio reddito;
  • il sequestro immediato dei prodotti falsificati, le etichette, gli imballaggi e gli strumenti di produzione, che vengono eventualmente anche distrutti.

Anche la semplice mancata collaborazione con gli organi ispettivi comporta rischi penali: gli operatori che ostacolano, impediscono o non consentono la ricostruzione della tracciabilità degli alimenti incorrono in un reato contravvenzionale punito con l’ammenda da 600 a 6.000 euro, oltre alle sanzioni previste per l’eventuale frode sottostante.

Agromafie, il business raggiunge 25,2 miliardi di euro

La necessità di rafforzare gli strumenti di contrasto a chi commercializza prodotti contraffatti, falsifica l’origine delle materie prime o presenta alimenti con caratteristiche diverse da quelle dichiarate nasce soprattutto per far fronte a un fenomeno sempre più problematico, ovvero il business delle agromafie, che oggi ha raggiunto un valore di 25,2 miliardi di euro.

Si tratta di cifre che si traducono in un danno economico che si distribuisce lungo tutta la filiera. La diffusione delle frodi alimentari è confermata anche dalla percezione dei consumatori. Secondo il rapporto Coldiretti/Censis, il 75% degli italiani dichiara di essere stato vittima almeno una volta di un inganno a tavola.

Così, mentre il consumatore paga un prezzo che potrebbe non essere giustificato dalle caratteristiche reali dell’alimento, il produttore onesto subisce la concorrenza di chi riesce a ridurre i costi ricorrendo a pratiche illegali. E le imprese che investono in qualità, controlli, materie prime e certificazioni rischiano così di perdere quote di mercato a vantaggio di operatori che sfruttano impropriamente la reputazione delle produzioni italiane.

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I migliori vini piemontesi premiati con i Tre bicchieri 2027 di Gambero Rosso

Sono complessivamente 82 i vini piemontesi che hanno ottenuto i “Tre Bicchieri” di Gambero Rosso. Le etichette regionali, premiate con il massimo riconoscimento della guida Vini d’Italia 2027, sono state scelte perché in grado di valorizzare territori e vitigni locali, ma con interpretazioni e stili differenti.

La selezione di Gambero Rosso in questa edizione conferma l’eccellenza dei grandi rossi, ma mette in evidenza anche una maggiore attenzione alla freschezza, alla precisione aromatica e alla bevibilità.

Come sono stati scelti i migliori vini piemontesi del 2027

I migliori vini, come ogni anno, sono stati scelti attraverso degustazioni e valutazioni della redazione e dei suoi collaboratori, con l’obiettivo di individuare le etichette che si sono distinte per:

  • qualità;
  • personalità;
  • capacità espressiva.

I Tre Bicchieri 2027 sono stati in questo modo assegnati a vini di denominazioni storiche e produzioni che negli ultimi anni hanno consolidato la propria reputazione.

L’elenco completo dei vini piemontesi premiati con i Tre Bicchieri 2027

Di seguito l’elenco integrale delle etichette piemontesi premiate dal Gambero Rosso, con annata e produttore, organizzato per tipologia e denominazione per facilitare la consultazione.

Alta Langa:

  • Alta Langa Brut Bianc ’d Bianc Giulio Cocchi 2019 – Bava/Cocchi;
  • Alta Langa Extra Brut Bera Blanc 2022 – Bera;
  • Alta Langa Extra Brut Caterina Rivella Riserva 2019 – Marcalberto;
  • Alta Langa Pas Dosé Seicento 2022 – Vite Colte.

Barbaresco:

  • Barbaresco Bric Micca 2023 – Poderi Luigi Einaudi;
  • Barbaresco Costa Russi 2023 – Gaja;
  • Barbaresco Fausoni 2023 – Sottimano;
  • Barbaresco Gallina 2023 – Ceretto;
  • Barbaresco Iago 2023 – Mura Mura;
  • Barbaresco Pajè Riserva 2021 – Produttori del Barbaresco;
  • Barbaresco Pajoré 2023 – Bel Colle;
  • Barbaresco Pora 2022 – Ca’ del Baio;
  • Barbaresco Rabajà Riserva 2019 – Giuseppe Cortese;
  • Barbaresco Riserva 2020 – Roberto Sarotto;
  • Barbaresco Tre Stelle 2023 – Cascina delle Rose;
  • Barbaresco Vanotu 2023 – Pelissero.

Barbera d’Asti e Barbera del Monferrato Superiore:

  • Barbera d’Asti L’Avvocata 2025 – Coppo;
  • Barbera d’Asti Lavignone 2025 – Pico Maccario;
  • Barbera d’Asti Superiore Genio 2024 – Gianni Doglia;
  • Barbera d’Asti Superiore La Bogliona 2021 – Scarpa;
  • Barbera d’Asti Superiore Sergio 2021 – Gozzelino;
  • Barbera d’Asti Superiore Vigne Vecchie 2022 – Vinchio Vaglio;
  • Barbera del Monferrato Superiore Albarola 2020 – Tacchino;
  • Barbera del Monferrato Superiore Bruno Bonzano 2021 – Castello di Uviglie;
  • Barbera del Monferrato Superiore Cantico della Crosia 2022 – Vicara.

Barolo:

  • Barolo 2022 – Pio Cesare;
  • Barolo 2022 – Gianluca Colombo/Segni di Langa;
  • Barolo Arborina 2022 – Elio Altare;
  • Barolo Arborina 2022 – Mauro Veglio;
  • Barolo Castellero 2022 – Giacomo Fenocchio;
  • Barolo Cerretta 2022 – Giacomo Conterno;
  • Barolo del Comune di Castiglione Falletto 2021 – Cascina Fontana;
  • Barolo Falletto Vigna Le Rocche Riserva 2020 – Bruno Giacosa;
  • Barolo Fontanin 2022 – Livia Fontana;
  • Barolo Ginestra Ciabot Mentin 2022 – Domenico Clerico;
  • Barolo Lazzarito 2022 – Vietti;
  • Barolo Ornato 2022 – Palladino;
  • Barolo Paiagallo 2022 – Casa E. di Mirafiore;
  • Barolo Ravera 2022 – G. D. Vajra;
  • Barolo Ravera Bricco Pernice 2021 – Cogno;
  • Barolo Serradenari 2022 – Dosio Vigneti;
  • Barolo Sottocastello di Novello 2022 – Ca’ Viola;
  • Barolo Tre Tine 2022 – Giuseppe Rinaldi;
  • Barolo Vigna Rionda Etichetta Nera Riserva 2020 – Massolino/Vigna Rionda;
  • Barolo Vignarionda 2020 – Figli Luigi Oddero/Tenuta Parà;
  • Barolo Villero 2022 – Cavallotto/Tenuta Bricco Boschis;
  • Barolo Zinzasco 2022 – Diego Morra.

Altre denominazioni e vitigni piemontesi:

  • Boca 2022 – Davide Carlone;
  • Canelli Sant’Ilario 2025 – Cadgal;
  • Carema Etichetta Bianca Riserva 2021 – Cantina dei Produttori Nebbiolo di Carema;
  • Colli Tortonesi Timorasso Derthona Lacrime del Bricco 2023 – Giacomo Boveri;
  • Colli Tortonesi Timorasso Derthona Pitasso 2024 – Claudio Mariotto;
  • Colli Tortonesi Timorasso Derthona Santa Croce 2024 – La Colombera;
  • Diano d’Alba Comitatus Dianensis 2024 – Abrigo Fratelli;
  • Dogliani Papà Celso 2025 – Marziano Abbona;
  • Dogliani Superiore Vigne Dolci 2024 – San Fereolo;
  • Erbaluce di Caluso Le Chiusure 2024 – Benito Favaro;
  • Erbaluce di Caluso Rustìa 2025 – Orsolani;
  • Gattinara Osso San Grato Riserva 2020 – Antoniolo;
  • Gattinara Riserva 2020 – Torraccia del Piantavigna;
  • Gavi del Comune di Gavi Bruno Broglia 2022 – Broglia/Tenuta La Meirana;
  • Gavi del Comune di Gavi Rolona 2025 – Castellari Bergaglio;
  • Gavi del Comune di Gavi Rovereto Minaia 2025 – Nicola Bergaglio;
  • Gavi del Comune di Gavi Vigne Rade 2025 – La Toledana;
  • Ghemme Cantalupo Anno Primo 2019 – Antichi Vigneti di Cantalupo;
  • Grignolino d’Asti Monferace 2021 – Tenuta Santa Caterina;
  • Langhe Nebbiolo Ester Canale Rosso 2023 – Giovanni Rosso;
  • Langhe Riesling Hérzu 2024 – Ettore Germano;
  • Nebbiolo d’Alba Superiore San Sebastiano 2024 – Cascina Penna/Currado;
  • Nizza Cremosina 2023 – Bersano;
  • Nizza Montemareto 2023 – Michele Chiarlo;
  • Nizza San Luigi 2022 – Aresca;
  • Piemonte Pinot Nero Bricco del Falco 2022 – Isolabella della Croce;
  • Roero Arneis 2025 – Cascina Lanzarotti;
  • Roero Arneis Alteno della Fontana Riserva 2021 – Tenuta Carretta;
  • Roero Arneis Renesio Incisa Riserva 2021 – Monchiero Carbone;
  • Roero Arneis San Quirico 2025 – Giacomo Costa;
  • Roero Arneis Sette Anni Riserva 2019 – Angelo Negro;
  • Roero Valmaggiore Audinaggio 2024 – Cascina Ca’ Rossa;
  • Roero Vigna di Lino 2023 – Cascina Val del Prete;
  • Ruchè di Castagnole Monferrato Vigna del Parroco 2024 – Ferraris Agricola;
  • Valli Ossolane Nebbiolo Prünent Vigna La Fornace 2024 – Cantine Garrone.

Il risultato è un Piemonte più sfaccettato, nel quale i grandi rossi da invecchiamento convivono con bianchi sapidi, bollicine metodo classico e vini più immediati, senza che una tipologia debba necessariamente imitare l’altra. È proprio questa pluralità a rendere la selezione dei Tre Bicchieri 2027 particolarmente significativa per comprendere la direzione dell’enologia regionale.

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I migliori vini siciliani premiati da Gambero Rosso, la guida 2027

Dalle pendici dell’Etna alle isole minori, passando per le province occidentali e sud-orientali, Gambero Rosso nella sua guida Vini d’Italia 2027 ha inserito ben 31 vini siciliani, premiati con il riconoscimento “Tre Bicchieri”. A dominare la scena quest’anno non sono soltanto i rossi: tra le etichette premiate, i bianchi e i vini dolci o fortificati sono più numerosi, 20 contro 11.

I migliori vini siciliani del 2027, secondo Gambero Rosso

La selezione siciliana del 2027 mostra come il valore del vino regionale non sia più legato a una sola tipologia o a un ristretto gruppo di denominazioni. Le migliori etichette scelte da Gambero Rosso infatti comprendono vini dell’Etna, denominazioni storiche, vitigni autoctoni e produzioni delle isole minori.

Di seguito, l’elenco completo dei vini siciliani che hanno ottenuto il massimo riconoscimento:

  • Biancoviola 2024 – Aldo Viola;
  • Cerasuolo di Vittoria 2024 – Feudi del Pisciotto;
  • Etna Bianco A’ Puddara 2024 – Tenuta di Fessina;
  • Etna Bianco Anthemis 2024 – Monteleone;
  • Etna Bianco Arrigo 2023 – Alta Mora;
  • Etna Bianco Contrada Arcuria 2024 – Restivo;
  • Etna Bianco Contrada Cottanera 2022 – Cottanera;
  • Etna Bianco Contrada Pietrarizzo 2024 – Francesco Tornatore;
  • Etna Bianco Muganazzi 2024 – Graci;
  • Etna Bianco Superiore Contrada Volpare Frontebosco 2025 – Maugeri;
  • Etna Rosso Calderara Sottana 2024 – Girolamo Russo;
  • Etna Rosso Cavanera Rovo delle Coturnie Contrada Marchesa 2022 – Firriato;
  • Etna Rosso Contrada Vigna Monte Gorna Vecchie Vigne Riserva 2020 – Cantine Nicosia;
  • Etna Rosso Vigna Barbagalli 2023 – Pietradolce;
  • Faro 2024 – Le Casematte;
  • Faro Palari 2021 – Palari;
  • Grotta dell’Oro 2025 – Hibiscus;
  • Infatata 2025 – Caravaglio;
  • Magaggiaro Mandrarossa 2025 – Cantine Settesoli/Mandrarossa;
  • Marsala Superiore Secco 2016 – Francesco Intorcia Heritage;
  • Passito di Pantelleria Ben Ryé 2023 – Donnafugata;
  • Sicilia Acini di Grillo 2025 – Possente;
  • Sicilia Grillo Firma del Tempo Riserva 2024 – Cantine Fina;
  • Sicilia Grillo Tasca d’Almerita Whitaker Mozia 2025 – Tasca d’Almerita;
  • Sicilia Grillo Trisole 2025 – Cantine Birgi/Feudo Stagnone;
  • Sicilia Kheirè Grillo Riserva 2024 – Tenuta Gorghi Tondi;
  • Sicilia Nerello Mascalese 2023 – Feudo Arancio;
  • Sicilia Nero d’Avola Duca Enrico 2022 – Duca di Salaparuta;
  • Sicilia Nero d’Avola Saia 2024 – Feudo Maccari;
  • Sicilia Noto Santa Cecilia 2023 – Planeta;
  • Zibibbo 2025 – Barraco.

Anche se i vini rossi continuano a rappresentare una componente fondamentale dell’identità enologica regionale, il peso di bianchi, vini dolci e fortificati nella selezione dimostra che la Sicilia può competere non soltanto attraverso vini potenti e strutturati, ma anche con etichette caratterizzate da freschezza e precisione.

Come i vini siciliani stanno cambiando

La Sicilia è uno dei territori vitivinicoli più articolati d’Italia. L’estensione dei vigneti, la varietà dei paesaggi e la presenza di numerosi microclimi rendono difficile descrivere la produzione regionale attraverso poche caratteristiche comuni. Le condizioni che si incontrano nelle aree costiere di Trapani, nei territori collinari dell’entroterra agrigentino, nelle zone sud-orientali e sui versanti dell’Etna possono essere profondamente diverse.

Questa eterogeneità costituisce una risorsa economica e produttiva importante perché permette alle aziende di lavorare su vitigni differenti, sviluppare identità territoriali riconoscibili e raggiungere segmenti di mercato che cercano prodotti con caratteristiche specifiche. La qualità, però, non dipende soltanto dalla varietà coltivata, ma anche dall’altitudine, dall’esposizione dei vigneti, dalla composizione dei suoli e dalle scelte adottate in cantina.

Il Grillo è uno dei protagonisti di questa evoluzione. Storicamente legato anche alla produzione del Marsala, oggi viene interpretato in modo sempre più articolato, dando origine a vini fermi capaci di esprimere freschezza, struttura e carattere territoriale. Anche il Carricante contribuisce a definire il nuovo volto della viticoltura isolana, trovando sull’Etna condizioni particolarmente favorevoli per esprimere acidità e tensione gustativa. Un vitigno in crescita è infine il Catarratto, che sta progressivamente superando la reputazione di uva destinata prevalentemente alle produzioni di grandi volumi, anche se quest’anno non figura tra le etichette premiate.

Non a caso, l’Etna occupa una posizione centrale nella selezione dei Tre Bicchieri 2027. Le sue condizioni pedoclimatiche, la presenza di vigneti in quota e la diversità dei suoli contribuiscono a creare vini con caratteristiche differenti rispetto a quelli prodotti in altre aree dell’Isola. Questo è un valore aggiunto per le aziende, che oltre alla quantità venduta, devono puntare a costruire un’identità riconoscibile e posizionare le proprie bottiglie in fasce di prezzo coerenti con la qualità espressa, così da differenziare l’offerta siciliana in un mercato internazionale competitivo.

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I migliori vini del Trentino Alto Adige premiati da Gambero Rosso, chi ha ottenuto i Tre Bicchieri 2027

La selezione della guida Vini d’Italia 2027 comprende numerose espressioni della produzione enologica del Trentino Alto Adige.

Dai Pinot Bianco e Chardonnay ai Pinot Nero, Lagrein e Gewürztraminer, fino ai vini delle valli alpine, i migliori vini della regione premiati con i Tre Bicchieri da Gambero Rosso raccontano una viticoltura capace di valorizzare territori, altitudini e vitigni differenti, con etichette che si distinguono per qualità e identità.

I migliori vini del Trentino Alto Adige premiati da Gambero Rosso

Gambero Rosso nella sua guida ha dedicato due sezioni alle produzioni vitivinicole di questa regione, pubblicando due elenchi distinti per il Trentino e l’Alto Adige.

La scelta rispecchia la diversa identità dei due territori vitivinicoli, caratterizzati da tradizioni produttive, denominazioni, vitigni e condizioni pedoclimatiche specifiche:

  • il Trentino esprime una tradizione che comprende, tra gli altri, il Trentodoc, i vini di montagna e le varietà autoctone;
  • l’Alto Adige, o Südtirol, si distingue per la specializzazione territoriale, la varietà dei vitigni internazionali e locali e il ruolo delle cooperative nella valorizzazione delle singole zone.

Tre Bicchieri 2027 del Trentino: l’elenco completo dei vini premiati

Il Trentino si presenta alla selezione 2027 con 14 etichette. Il riconoscimento valorizza soprattutto il Trentodoc, espressione del metodo classico di montagna, ma non si limita alle bollicine. In questo elenco dei migliori trovano spazio anche vini fermi bianchi e rossi.

Ecco la lista completa dei vini trentini che hanno ottenuto i Tre Bicchieri nella guida Vini d’Italia 2027 di Gambero Rosso:

  • Pinot Grigio Giatl 2024 – Cantina Sociale Roverè della Luna/Aichholz;
  • San Leonardo 2021 – San Leonardo;
  • Teroldego Rotaliano Superiore Sangue di Drago Riserva 2023 – Marco Donati;
  • Trentino Riesling 2025 – Pojer & Sandri;
  • Trentino Vino Santo Arèle 2015 – Pravis;
  • Trento Brut Rosé +4 Riserva 2016 – Letrari;
  • Trento Brut Rosé Piancastello Riserva 2020 – Endrizzi;
  • Trento Dosaggio Zero Oro Rosso Riserva 2020 – Cantina La-Vis/Cembra Cantina di Montagna;
  • Trento Extra Brut 1673 Riserva 2018 – Cesarini Sforza Spumanti;
  • Trento Extra Brut AlpeRegis 2020 – Rotari;
  • Trento Extra Brut Blauen Blanc de Noirs 2019 – Moser;
  • Trento Extra Brut Perlé Nero Riserva 2019 – Ferrari;
  • Trento Extra Brut Re di Revì Gli Eroi Riserva 2016 – Revì;
  • Trento Pas Dosé Salìsa Zero 2020 – Villa Corniole.

Tre Bicchieri 2027 dell’Alto Adige: l’elenco completo dei vini premiati

L’Alto Adige conta invece 26 etichette premiate con i Tre Bicchieri 2027. La lista comprende vini bianchi, rossi, spumanti e interpretazioni di vitigni aromatici, mettendo in evidenza la capacità del territorio di valorizzare le caratteristiche di singole zone e vigneti.

Questi sono i vini altoatesini premiati nella guida, con le rispettive annate e cantine produttrici:

  • Bianco Aichberg Riserva 2023 – Tenuta Kornell;
  • Bianco LR Riserva 2022 – Cantina Colterenzio;
  • Chardonnay Kreuzweg Family Reserve Riserva 2022 – Castelfeder;
  • Chardonnay Marei 2023 – Castel Sallegg;
  • Chardonnay Troy Riserva 2023 – Cantina Tramin;
  • Gewürztraminer Frauenrigl Riserva 2024 – Cantina Kurtatsch;
  • Gewürztraminer Vigna Kastelaz 2024 – Elena Walch;
  • Lagrein Taber Riserva 2024 – Cantina Bozen;
  • Lagrein Vigna Klosteranger Riserva 2022 – Muri-Gries;
  • Müller Thurgau Vigna Feldmarschall von Fenner 2023 – Tiefenbrunner/Schlosskellerei Turmhof;
  • Pinot Bianco Itos Riserva 2023 – Ansitz Waldgries;
  • Pinot Bianco Kalkberg Riserva 2024 – Kellerei Sankt Pauls;
  • Pinot Bianco Sirmian 2024 – Nals Margreid;
  • Pinot Grigio 2025 – Peter Zemmer;
  • Pinot Grigio Sanct Valentin 2024 – Cantina Produttori San Michele Appiano;
  • Pinot Nero Renaissance Riserva 2022 – Gump Hof / Markus Prackwieser;
  • Pinot Nero Schweizer 2022 – Franz Haas;
  • Pinot Nero Trattmann Riserva 2023 – Cantina Girlan;
  • Pinot Nero Vigna Herbsthöfl Barthenau Riserva 2023 – Tenuta Hofstätter;
  • Santa Maddalena Classico 2025 – Pfannenstielhof/Johannes Pfeifer;
  • Spumante Pas Dosé Metodo Classico 2021 – Kettmeir;
  • Terlano Pinot Bianco Vorberg Riserva 2023 – Cantina Terlano;
  • Valle Isarco Grüner Veltliner 2025 – Tenuta Ebner/Florian Unterthiner;
  • Valle Isarco Kerner Aristos 2025 – Cantina Valle Isarco;
  • Valle Isarco Riesling R 2024 – Köfererhof/Günther Kerschbaumer;
  • Terlano Pinot Bianco Eichhorn 2024 – Manincor.

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Al Sud scoppia anche la rivolta del pane, cosa c’è dietro la protesta di cui in pochi stanno parlando

Mentre l’attenzione pubblica è concentrata sulle vetrine rotte di Milano, nel Sud Italia si allargano le proteste che, in questi giorni, hanno visto mobilitarsi il comparto della panificazione artigianale. Anche in questo caso c’entra il caro prezzi, che sta aggravando la situazione di chi già denuncia da tempo i rapporti sempre più complicati con la grande distribuzione organizzata.

Le contestazioni arrivano dalla Calabria e, anche se diverse, si intrecciano con quelle degli autotrasportatori, poiché riportano al centro il tema del costo del cibo e della sostenibilità economica delle piccole imprese.

La rivolta del pane prende piede al Sud: cosa sta succedendo in Calabria

La mobilitazione dei panificatori è iniziata il 16 ottobre 2026 a Cosenza, quando 31 artigiani dell’Alto Ionio cosentino hanno deciso di unirsi alla protesta degli autotrasportatori lungo la statale 106, nella piana di Sibari. Dopo una prima serrata di due giorni, la manifestazione è proseguita fino a martedì 20 ottobre, per far luce sulle difficoltà di un settore composto in larga parte da piccole imprese familiari.

A preoccupare è stato soprattutto l’annuncio relativo a possibili aumenti dei listini all’ingrosso che, se confermato, renderebbe impossibile mantenere in equilibrio i conti senza trasferire integralmente sui consumatori l’aumento delle spese. Il prezzo del pane potrebbe infatti passare da 3 a 3,80 euro al chilo a partire dal prossimo novembre in alcuni esercizi.

L’aumento ipotizzato è pari a 80 centesimi al chilo, ovvero circa il 26,7% in più rispetto al prezzo iniziale. Se applicato, significherebbe spendere 4 euro in più per acquistare cinque chili di pane rispetto a quanto si pagherebbe con il listino precedente.

Secondo quanto riferito da Monti al Corriere della Sera, tra le voci che stanno incidendo maggiormente sui bilanci c’è la farina, il cui prezzo sarebbe aumentato di 10 euro al quintale dalla metà di settembre, ma anche i rincari del gas e dell’elettricità, indispensabili per alimentare i forni e mantenere operativi i laboratori.

Un ulteriore elemento riguarda i materiali per il confezionamento. Per carta e plastica, gli aumenti segnalati arriverebbero fino al 50%, con un impatto significativo sulle attività che devono preparare e consegnare quotidianamente il pane a negozi e supermercati.

I bonus richiesti

Accanto al caro materie prime, c’è poi il problema del costo del lavoro. La panificazione artigianale richiede spesso turni notturni o nelle prime ore del mattino, perché il pane deve essere pronto per la vendita quando i clienti iniziano la giornata. Questo comporta spese maggiori per la gestione del personale, che si vanno ad aggiungere ai rincari del periodo, e che rendono insostenibile il proseguimento di molte attività.

Pino Cesarini, panificatore che lavora insieme a tre familiari e due dipendenti, ha richiamato l’attenzione proprio sulla necessità di agevolazioni contributive per le assunzioni. A lui si è unito anche Eugenio Bettarini Briatico, panificatore di Francavilla Marittima, che ha evidenziato le difficoltà di sostenere salari e spese crescenti. Questo perché per le imprese di dimensioni ridotte, mantenere un organico sufficiente è essenziale, ma può diventare economicamente difficile quando aumentano le spese e i ricavi non crescono allo stesso ritmo.

Il nodo della grande distribuzione

Tra le ragioni della protesta c’è infine il rapporto con la grande distribuzione organizzata. Produttori e panificatori che riforniscono supermercati e che sono coinvolti nella mobilitazione hanno denunciato pressioni sui listini di vendita e una gestione penalizzante dei margini commerciali. Nello specifico, secondo le testimonianze degli operatori, alcuni supermercati avrebbero preteso di trattenere per sé fino al 50% dei rincari applicati al prezzo del pane al pubblico, lasciando ai panificatori una quota insufficiente a coprire gli effettivi aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia.

È anche per questo che i panificatori chiedono di rivedere i rapporti lungo la filiera, affinché la distribuzione del rischio commerciale non finisca per gravare soprattutto sui produttori più piccoli.

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Caro gasolio, arriva il contributo a fondo perduto per gli agricoltori: come funziona

Il governo ha approvato un nuovo decreto legge che riconosce contributi a fondo perduto ai comparti agricoltura e pesca, destinati a far fronte al fenomeno del caro gasolio. Dopo giorni di proteste, il Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2026 ha stanziato 70 milioni di euro.

Alle imprese agricole, in particolare, sono destinati 60 milioni di euro, con un aiuto calcolato sulle spese sostenute per l’acquisto di carburante.

Come funziona il contributo a fondo perduto per gli agricoltori

La misura destinata al settore agricolo consiste in un bonus pari al 20% delle spese sostenute per il carburante, entro il limite massimo indicato di 45 centesimi per litro, nel periodo indicato dal decreto.

L’importo effettivamente riconosciuto dipenderà quindi dalle spese documentate, non sarà automatico e non concorrerà alla formazione del reddito imponibile. La misura, infatti, è esente da imposte sul reddito.

Quali spese rientrano nell’agevolazione

Potranno essere restituite, nei limiti individuati dall’esecutivo, le spese per il carburante sostenute nel periodo che va dal 1° giugno al 15 ottobre 2026. Gli acquisti effettuati al di fuori di queste date sono esclusi. Di conseguenza, per gli operatori agricoli sarà fondamentale conservare e verificare la documentazione relativa agli acquisti di carburante, in modo da poter dimostrare gli importi sostenuti e la loro riferibilità al periodo agevolato.

L’esecutivo, al momento, ha comunque stanziato solo le risorse per i contributi. Per l’attivazione degli stessi e l’effettiva entrata in vigore si dovrà attendere apposito decreto attuativo, con il quale dovranno essere definite le disposizioni operative applicabili.

Chi eroga il contributo e come avviene il pagamento

Il Consiglio dei ministri ha individuato l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) come soggetto incaricato a erogare il contributo alle imprese agricole in possesso dei requisiti richiesti. Il pagamento è previsto mediante accredito diretto sul conto corrente del beneficiario.

Anche in questo caso, per conoscere i termini di presentazione delle domande, la documentazione necessaria e gli eventuali criteri di priorità in caso di richieste superiori alle risorse disponibili, sarà necessario fare riferimento alle istruzioni attuative.

Gli aiuti per l’autotrasporto

A seguito delle proteste che hanno interessato diverse regioni in tutta Italia e dopo lo stop di diversi importanti impianti produttivi, il decreto legge approvato il 22 ottobre 2026 ha previsto anche altre misure per l’autotrasporto, per contenere l’impatto dei rincari e garantire la continuità dei servizi.

Nel dettaglio, per le imprese di trasporto merci sono state sbloccate ulteriori risorse per i crediti d’imposta relativi all’acquisto di gasolio. Si tratta di:

  • 45,2 milioni di euro aggiuntivi per le spese sostenute tra marzo e agosto 2026;
  • altri 60 milioni di euro per quelle effettuate dal 1° settembre al 5 ottobre 2026.

Il provvedimento introduce inoltre la possibilità, per le imprese di autotrasporto di merci per conto terzi iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori, di chiedere la sospensione dei canoni di leasing relativi ai veicoli impiegati nell’attività fino al 31 marzo 2027, con una proroga del termine finale del contratto per un periodo corrispondente a quello della sospensione.

Poiché la misura è orientata alla gestione della liquidità, le operazioni interessate non possono essere revocate fino alla stessa data, così da consentire alle aziende di liberare risorse da destinare alle spese correnti, compreso il carburante, in una fase di particolare pressione sui margini.

Il decreto interviene infine sui contratti di autotrasporto di durata superiore a trenta giorni, prevedendo la pubblicazione e l’aggiornamento trimestrale, da parte del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei valori percentuali relativi all’incidenza del costo del carburante. Per i contratti non stipulati in forma scritta, i valori minimi diventano un parametro obbligatorio per il calcolo delle fatture.

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Vendemmia 2026, crollano i listini delle uve: le denominazioni più colpite dal Nord al Sud

La vendemmia 2026 si chiude, almeno sul fronte dei prezzi delle uve da vino, con un quadro complesso per la filiera vitivinicola italiana. Nonostante le previsioni indichino una produzione inferiore rispetto allo scorso anno, le quotazioni della materia prima tendono al ribasso in diversi territori, coinvolgendo alcune delle denominazioni più importanti del made in Italy enologico.

A fotografare la situazione sono le prime rilevazioni della Borsa merci telematica italiana (Bmti) sulla campagna 2026/27, diffuse il 15 ottobre 2026: dal Veneto alla Puglia, numerose denominazioni registrano cali a doppia cifra rispetto alla scorsa campagna, mentre le cantine devono ancora smaltire le giacenze accumulate.

Come è andata la vendemmia in Italia

Secondo le stime della Commissione europea, la produzione di vino in Italia dovrebbe attestarsi a poco più di 41 milioni di ettolitri, registrando una diminuzione del 7,1% nel 2026 rispetto al 2025. Questa contrazione è una diretta conseguenza delle difficoltà incontrate dai vigneti in seguito a condizioni climatiche estreme, temperature elevate e periodi di siccità durante la primavera e l’estate. Queste condizioni infatti hanno portato a un anticipo della vendemmia in numerose aree del Paese, modificando i calendari di raccolta e incidendo sulle quantità disponibili.

Di contro, le cantine devono ancora smaltire ingenti quantità di vino e, proprio mentre devono fare i conti con la necessità di mantenere bassi i costi, questa eccedenza sta già spingendo verso il basso le quotazioni di quest’anno. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la disponibilità di uva, ma l’equilibrio complessivo tra produzione, scorte, domanda e vendite.

Di quanto sono scesi i prezzi dell’uva

Dai dati rilevati dalle Camere di commercio ed elaborati dalla Borsa merci telematica italiana (Bmti), in anteprima per il settimanale Tre Bicchieri del Gambero Rosso il 15 ottobre 2026, le prime rilevazioni sulla campagna vitivinicola 2026/27 restituiscono un andamento dei prezzi al ribasso. Numerose denominazioni registrano quotazioni inferiori rispetto alla campagna precedente, con diminuzioni che in alcuni casi superano il 20%. Il fenomeno interessa diverse aree produttive, dal Veneto alla Toscana, fino all’Abruzzo e alla Puglia.

Solo poche denominazioni, accanto alle flessioni a doppia cifra, mantengono quotazioni stabili: tra queste il Brunello di Montalcino e il Conegliano Valdobbiadene Prosecco.

Le denominazioni più colpite

Tra le denominazioni che hanno registrato le diminuzioni più consistenti rispetto al 2025 ci sono:

  • il Lugana Doc, tra Lombardia e Veneto (province di Brescia e Verona), con un ribasso del 23% e quotazioni scese a 158,5 euro al quintale;
  • il Montepulciano d’Abruzzo Doc, le cui uve perdono il 21%, fermandosi a 46,5 euro al quintale;
  • la Vernaccia di San Gimignano Docg, in Toscana, che registra una flessione del 19%, con prezzi pari a 65 euro al quintale;
  • l’Abruzzo Pecorino Doc, in calo del 17% a 47,5 euro al quintale;
  • le uve destinate alla produzione di Recioto e Amarone della Valpolicella Docg, che perdono il 16%, attestandosi a 152,5 euro al quintale.

La tendenza negativa coinvolge inoltre:

  • il Chianti Classico Docg e il Vino Nobile di Montepulciano Docg, entrambi in diminuzione dell’8%, rispettivamente a 161,25 e 117,5 euro al quintale;
  • le uve destinate al Primitivo in Puglia, che scendono del 9%, raggiungendo 40 euro al quintale;
  • il Pinot Grigio Valdadige, con una flessione più contenuta, pari al 6%, e con quotazioni di 75 euro al quintale.

Fanno eccezione le uve destinate al Brunello di Montalcino Docg, che restano stabili a 250 euro al quintale, così come quelle per il Soave Doc, il Custoza Doc e le principali produzioni del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg.

Cosa si rischia

Le conseguenze non sono necessariamente identiche per tutte le aziende. I produttori che dispongono di contratti consolidati, maggiore capacità commerciale o prodotti destinati a segmenti di mercato più remunerativi possono trovarsi in una posizione differente rispetto alle imprese più esposte alle oscillazioni dei listini. Tuttavia, la diffusione dei ribassi rende il quadro complessivo particolarmente delicato.

L’evoluzione dei prezzi nei prossimi mesi dipenderà dalla capacità del mercato di assorbire le giacenze e dalla velocità con cui le vendite riusciranno a riportare equilibrio tra domanda e offerta. Sarà quindi importante osservare l’andamento delle vendite di vino, l’evoluzione dell’export e le prossime rilevazioni dei listini camerali.

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Perché la mozzarella di bufala è a rischio, cosa sta succedendo nei caseifici

La mozzarella di bufala, eccellenza simbolo del made in Italy agroalimentare e pilastro dell’economia del Mezzogiorno, si trova ad affrontare una delle fasi più complesse della sua storia recente. Tra le pareti dei caseifici e lungo i pascoli delle zone di produzione d’origine, l’equilibrio di un’intera filiera appare infatti oggi fortemente compromesso.

Mentre in tutta Italia i consumatori temono ripercussioni sulla reperibilità e sui prezzi del prodotto finale, numerosi caseifici hanno dovuto sospendere la lavorazione perché il latte non arriva, a causa del fermo degli autotrasportatori. Il risultato è uno stop della produzione che rischia di avere delle conseguenze molto spiacevoli.

Cosa c’è dietro lo stop alla produzione di mozzarella di bufala in Italia

A mettere in difficoltà la filiera della mozzarella di bufala campana Dop è lo sciopero degli autotrasportatori. In Campania, soprattutto nelle province di Caserta e Salerno, numerosi caseifici hanno dovuto sospendere le attività per la mancata consegna del latte proveniente dagli allevamenti.

La mobilitazione, partita nel Mezzogiorno per protestare contro il caro carburante, sta provocando conseguenze che vanno ben oltre il settore della logistica. Infatti, anche se le bufale continuano a essere munte, senza trasporti regolari la materia prima rischia di non poter essere lavorata entro i tempi stabiliti. Le difficoltà partono già negli allevamenti, dove il latte si accumula, e si estendono ai punti vendita, con una disponibilità della mozzarella sempre più incerta.

La situazione nei supermercati

Uno degli effetti più visibili del blocco riguarda la disponibilità della mozzarella di bufala campana Dop nei punti vendita. La riduzione dell’offerta è già visibile. Gli scaffali dei supermercati sono meno forniti e c’è maggiore difficoltà nel reperire il prodotto, soprattutto nelle aree in cui la domanda è elevata. La continuità delle forniture sta mettendo in difficoltà anche pizzerie, ristoranti, gastronomie e rivenditori specializzati, che devono programmare gli acquisti sulla base della disponibilità effettiva.

Non è però possibile stabilire, sulla base delle sole chiusure segnalate, quanto dureranno le eventuali carenze o quali saranno gli effetti sui prezzi al dettaglio. Questi dipenderanno dalla durata della mobilitazione, dalle scorte già presenti nei punti vendita e dalla velocità con cui allevamenti, caseifici e distributori riusciranno a riprendere le normali attività.

Cosa si rischia ora

A parlare per primo di allarme è stato il Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana Dop, che il 21 ottobre 2026 ha denunciato la chiusura di numerosi stabilimenti e chiesto un intervento urgente del governo. Oltre alla temporanea scarsità del prodotto sugli scaffali, le perdite economiche potrebbero colpire l’intero settore, per poi estendersi ad altri comparti, dall’agroalimentare all’export.

Secondo quanto riferito dal direttore, Pier Maria Saccani, non è sufficiente avere allevamenti in attività e impianti pronti a lavorare. La mozzarella di bufala è un prodotto fresco, la cui produzione dipende dalla disponibilità regolare di latte. Il latte destinato alla Dop deve essere lavorato entro 60 ore dalla mungitura, quindi occorre che arrivi a destinazione nelle condizioni e nei tempi necessari per essere trasformato.

Questo non significa necessariamente che ogni quantitativo di latte rimasto fermo debba essere automaticamente buttato. Può essere utilizzato per produrre mozzarella, ma questa non avrà la certificazione Dop. E questo si traduce in un danno economico superiore a quello provocato da una semplice interruzione temporanea:

  • per gli allevatori, il danno può tradursi in costi aggiuntivi, difficoltà organizzative e possibili perdite di materia prima;
  • per i caseifici, invece, la sospensione dell’attività comporta una riduzione dei volumi lavorati e maggiori difficoltà nel rispettare gli ordini già ricevuti.

Inoltre, tutto sta succedendo in un momento già delicato, per via dell’aumento dei costi di produzione denunciato da tempo dagli operatori di settore. Adesso quindi, se la protesta dovesse continuare, la situazione finanziaria già complicata potrebbe ulteriormente aggravarsi.

Intanto, il governo ha annunciato nuovi aiuti per gli autotrasportatori, ma alcuni manifestanti avevano prospettato la possibilità di proseguire la mobilitazione almeno fino al 27 ottobre.

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Stop a produzione di pasta a causa del blocco dei Tir, si ferma il primo stabilimento italiano

Il blocco degli autotrasportatori contro il caro carburanti colpisce anche l’industria della pasta italiana. Il pastificio Rummo ha sospeso la produzione da lunedì 19 ottobre 2026.

Ad annunciare lo stop è stato Cosimo Rummo, presidente e amministratore delegato dell’azienda, in un’intervista a Repubblica. Anche La Molisana, con sede a Campobasso, ha ridotto drasticamente l’attività a causa dei problemi nei rifornimenti.

Cosa è successo a Rummo

Il pastificio Rummo ha dovuto interrompere la produzione dopo aver esaurito le scorte di materie prime disponibili nello stabilimento di Benevento. La sospensione è arrivata dopo circa una settimana di difficoltà nei rifornimenti, provocate dal blocco dei trasporti e dall’impossibilità di garantire le normali consegne.

Anche con gli impianti operativi e con gli ordini commerciali che continuano ad arrivare, le attività sono state sospese perché senza un flusso costante di ingredienti e materiali indispensabili è impossibile andare avanti. Nel caso della pasta, in particolare, se i camion che trasportano la semola di grano duro non raggiungono lo stabilimento, le scorte interne possono garantire la continuità soltanto per un periodo limitato. Una volta esaurite, l’alternativa è ridurre i ritmi produttivi oppure fermare temporaneamente le linee. E così è successo.

Perché anche La Molisana ha ridotto la produzione

Altri pastifici del Sud Italia stanno affrontando difficoltà analoghe a Rummo. Tra questi c’è La Molisana, a Campobasso, che non si è fermata ma ha dovuto ridurre drasticamente la produzione.

Coltivazione del grano duro, molitura, lavorazione industriale, confezionamento e distribuzione devono funzionare in modo coordinato, mentre un rallentamento anche in una sola fase può ripercuotersi sulle successive, soprattutto quando le imprese dispongono di scorte limitate. Se l’interruzione si protrae, le conseguenze possono estendersi anche ai rapporti con la grande distribuzione organizzata, con i distributori e con gli operatori dei mercati esteri.

La disponibilità di grano duro, dunque, non è sufficiente da sola a garantire la continuità produttiva. Il cereale deve essere raccolto, movimentato e trasformato in semola, che deve poi raggiungere i pastifici nei tempi richiesti dai rispettivi programmi di lavorazione.

Scorte di magazzino e costi logistici: cosa si rischia ora

C’è poi un altro problema con il quale le imprese di settore devono fare i conti in questi giorni di forte stress logistico. Le scorte rappresentano una delle principali difese contro le interruzioni delle forniture, è vero. Disporre di una riserva di semola permette a un pastificio di proseguire la produzione anche quando una consegna subisce un ritardo. Tuttavia, mantenere grandi quantità di materie prime in magazzino comporta costi e richiede spazi adeguati.

Le conseguenze economiche possono quindi manifestarsi sia nell’immediato, attraverso le ore di produzione perse e i ritardi nelle consegne, sia nel medio periodo, qualora le aziende debbano riorganizzare i contratti, sostenere spese aggiuntive o modificare la gestione delle scorte.

Le misure del governo

Intanto, il governo ha messo sul piatto un pacchetto di interventi finanziari. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha sbloccato 480 milioni di euro e misure di ristoro contro il caro gasolio. Il Consiglio dei ministri è stato inoltre convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto.

L’annuncio delle risorse ha aperto i primi spiragli, portando alla revoca dei blocchi regionali in Sicilia. Nella serata di mercoledì 21 ottobre anche in Calabria Fedralog, la federazione regionale della logistica, ha sospeso il fermo, in attesa dell’incontro con il ministro Matteo Salvini del 27 ottobre. Tuttavia, la mobilitazione di varie sigle e presidi spontanei di autotrasportatori sta proseguendo in diverse aree, tra cui Campania, Puglia e Lazio.

Di conseguenza, per il comparto pastario e per l’intera filiera agroalimentare la situazione resta complessa. La ripresa delle consegne di semola di grano duro verso i pastifici del Centro-Sud avviene ancora a rilento, impedendo il ritorno ai normali ritmi produttivi.

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