“Me chiamo Giorgia. Irriverente biografia non autorizzata”, il nuovo libro di Carlo Cornaglia che fa un ritratto satirico della presidente del Consiglio – L’ESTRATTO IN ESCLUSIVA
È in uscita in libreria per Aliberti editore, il prossimo 30 ottobre, Me chiamo Giorgia. Irriverente biografia non autorizzata di Carlo Cornaglia, abile e fantasioso scrittore in rima, già cimentatosi con le imprese e le vane glorie dei politici del nostro Belpaese.
Da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, da Matteo Salvini a Giorgio Napolitano, è ora il turno della premier Giorgia Meloni, ritratta satiricamente come colei che «s’impone sul proscenio come una piccola donna combattiva che comanda su un contorno di maschi giuggioloni».
Sono parole del giornalista Filippo Ceccarelli, autore della prefazione a un testo che, attraverso il classico endecasillabo, ci porta per mano fin sulla scena pubblica, non disdegnando comunque le segrete stanze della politica.
Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un estratto della prefazione di Filippo Ceccarelli e un estratto del Proemio:
Raccontata in versi, ma non solo, la vita del potere ha parecchio a che fare con la metrica. Un po’ come il respiro, la prosodia rispecchia infatti l’andatura del comando, la sua stessa genesi, il peso, il ritmo, l’accelerazione o l’affaticarsi della leadership, per non dire la monotonia di sottofondo che a lungo andare finisce per trasmettere la politica con i suoi frenetici protagonisti.
Carlo Cornaglia però continua a non stancarsi; con invidiabile verve, dall’inizio del secolo studia i soggetti della scena pubblica, s’addentra nella loro storia e nella psicologia, ne canta le imprese e le magagne con puntuale e beffarda intonazione, per cui con quest’ultimo volume si può dire che non c’è presidente della Seconda Repubblica rimasto indenne dai suoi strali in rima. Non tutti, c’è da dire, li ha misurati, ricreati e raccontati in poesia allo stesso modo. Da buon ingegnere piemontese, con pennarello multicolore di punta fine, a ciascuno ha concesso un tempo, una sequenza, un accento e un palpito diversificati o, se si vuole, su misura. Giambi spumeggianti di dileggio per Salvini, ottonari di eroicomica risonanza per il Cavaliere, baldanzose sequenze dedicate a Renzi e così via.
In un Paese che ride di tutto, però, o magari proprio per questo, è più difficile ridere di Giorgia Meloni. Forse perché, dagli e dagli, siamo stanchi di ridere. O forse perché, per la prima volta, il bersaglio è una donna e un istintivo ritegno trattiene gli addetti alla satira. Forse anche perché Giorgia (“Gioggia” secondo alcuni temerari) possiede un indubbio temperamento istrionico e trasmette un’empatica disinvoltura professionale che si basa su una spiccata dose di auto-ironia; un tratto caratteriale che pure alterna a momenti di accesa possessione comiziante e risentita aggressività, a volte superflua, a volte sguaiata e gratuita, ma quasi mai di pronto e limpido effetto comico.
Più che da rime satiriche, considerata la minuscola complessione fisica e l’accentuata mobilità, Meloni sembra un personaggio da fumetto o da cartone animato. Grosso modo, e naturalmente a prescindere da ciò in cui crede e dall’azione di governo, s’impone sul proscenio come una piccola donna combattiva che comanda su un contorno di maschi giuggioloni. Il fatto che abbia accanto una sorella, quasi un clone, raddoppia e disorienta lo sguardo beffardo; il quale in compenso trova il meglio allorché si concentra sulla cerchia di diversi ministri-cognati, goffi e innamorati, che mai avrebbero sperato di trovarsi al potere e che per tante comprensibili ragioni la adorano, ma le combinano anche un sacco di guai.
[…]
Proemio
Dopo aver raccontato Berlusconi,
Renzi grande campion dei fanfaroni
e quel verde buffone di Salvini
scrivo di Giorgia, erede dei missini,
utilizzando l’autobiografia
che ho letto nonostante un’allergia.
Il meloniano parto letterario
è il racconto di un mondo identitario
in cerca di riscatto e di vendetta,
i target che persegue da bimbetta.
Chi legge l’opera Io sono Giorgia
con un mondo nostalgico si forgia.
Io l’ho letto e riletto, ho meditato
e con Me chiamo Giorgia ho replicato
che di uno scherzo ha la finalità.
Di lei racconto gioie e avversità,
la famiglia, la scuola, la carriera,
il partito, l’amor per la bandiera
che al sommo del poter l’hanno portata.
Del Quirinale manca la scalata.
Narro il suo amore per Giorgio Almirante
l’inventor della fiamma sfavillante,
narro la militante Calimera
e il lavoretto da guardarobiera.
[…]
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