Ghosting, benching, situationship: perché le relazioni sentimentali sono diventate così complicate? La psicoterapeuta avverte: “Si spendono troppe energie a decifrare l’altro”
Sparire improvvisamente da una relazione oppure tenere in “panchina” una persona come possibile alternativa. Nell’epoca delle relazioni sentimentali fluide, si moltiplicano ormai termini per definire queste situazioni: ghosting, breadcrumbing, situationship, love bombing, benching, orbiting e zombing. Ma di cosa si parla esattamente? Una recente ricerca di Unobravo, servizio di psicologia online e piattaforma italiana di supporto psicologico, realizzata su 1.670 adulti italiani, ha fotografato questo fenomeno. Ed è emerso per esempio che il 66% degli intervistati considera ormai comuni fenomeni come il ghosting, interrompere improvvisamente ogni comunicazione senza spiegazioni; oppure il benching, ossia tenere una persona “in panchina”, come possibile alternativa, senza investire davvero nel rapporto. E non finisce qui.
Nella lista di ciò che viene vissuta come possibilità ci sono anche situazioni come l’orbiting, interrompere la relazione ma continuare a essere presenti sui social dell’altro, visualizzando storie o mettendo like; o il zombing, caratterizzato dal ricomparire dopo essere spariti, spesso senza spiegare il precedente allontanamento.
Per complicare ulteriormente il quadro generale delle relazioni affettive, dalla ricerca emerge che ci esistono ancora altre tipologie. Come la situationship, cioè una relazione affettiva o sessuale senza una definizione condivisa (20%); lo slow fading, l’allontanamento progressivo senza una vera comunicazione (19%); i mixed signals, i segnali contraddittori (18%). Seguono il love bombing, caratterizzato da un’intensa fase iniziale di attenzioni che può essere seguita da un brusco cambiamento (16%); il breadcrumbing, mantenere l’interesse verso l’altro/a attraverso piccoli segnali senza un reale investimento nella relazione (14%).
Le conseguenze di tutto questo non sono soltanto sentimentali: il 24% dice di essere diventato più prudente nei confronti dei nuovi partner e il 19% di avere maggiore difficoltà a fidarsi; mentre il 13% arriva a chiedersi se abbia fatto qualcosa di sbagliato.
Di fatto, nei giovani tra i 18 e 24 anni queste esperienze risultano ancora più frequenti: il ghosting arriva al 35% e la situationship al 32%.
Un quadro generale che porta a domandarsi se siamo davvero diventati più incapaci di costruire relazioni o forse, stiamo trovando nuovi nomi per comportamenti che sono sempre esistiti. In realtà, “Questi dati non dimostrano che sappiamo amare meno – spiega al FattoQuotidiano.it Sabina Fasoli, psicoterapeuta e sessuologa – I nuovi nomi descrivono anche dinamiche già note, oggi presenti nei contatti digitali. Se il digitale offre nuovi modi per entrare in contatto, può spingere anche a sottrarsi al confronto. Portiamo nelle relazioni ciò che abbiamo imparato nella nostra storia, dentro un contesto che cambia. L’intimità richiede di esporsi e sentirsi ascoltati: il punto è come si costruisce reciprocità”.
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