Roma, 30 oct (Prensa Latina) La confirmación definitiva del cierre del área de producción en caliente de la antigua siderúrgica Ilva, en la ciudad italiana de Taranto, provoca hoy preocupación entre organizaciones sindicales, fuerzas políticas y representantes empresariales.
Roma, 30 oct (Prensa Latina) La confirmación definitiva del cierre del área de producción en caliente de la antigua siderúrgica Ilva, en la ciudad italiana de Taranto, provoca hoy preocupación entre organizaciones sindicales, fuerzas políticas y representantes empresariales.
“Domani il Cdm esaminerà il Ddl di Bilancio, ma vi è certamente l’impegno del governo per interventi di incentivazione all’esodo e agli investimenti nell’area di Taranto“. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano durante l’incontro con i sindacati sull’ex Ilva. Mantovano ha evidenziato inoltre che il governo è al lavoro, “nel quadro delle compatibilità finanziarie da individuare nell’ambito della prossima manovra, per un’estensione delle misure di sostegno al reddito e all’occupazione, anche attraverso interventi di incentivazione all’esodo e di accesso anticipato alla pensione e si è impegnato a fornire dettagli sul contenuto e i requisiti delle singole misure non appena saranno definiti i saldi di finanza pubblica e, conseguentemente, le risorse destinate allo scopo”.
“Tale impegno – ha aggiunto Mantovano, secondo quanto si apprende -, si fonda anche sulla disponibilità, allo stato e in prospettiva, delle risorse finanziarie occorrenti per portare a compimento il processo di decarbonizzazione. Ma questo incontro si svolge con delle variabili che ancora permangono. La prima riguarda gli esiti della procedura di vendita dei complessi aziendali facenti capo al Gruppo Ilva in amministrazione straordinaria e al Gruppo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, nell’ambito della quale è stato fissato all’8 novembre 2026 il termine ultimo per la presentazione di offerte vincolanti, al momento mancano piano finanziario e industriale e questo impedisce di avere un quadro definitivo e specifico. La seconda variabile riguarda la decisione che vorranno assumere le Sezioni Unite della Corte di Cassazione e, più in generale, la conclusione del procedimento giurisdizionale che riguarda l’area a caldo dello stabilimento ex Ilva di Taranto“.
“Nel frattempo – ha precisato, sempre secondo quanto si apprende -, prosegue l’impegno dei commissari straordinari per garantire la continuità operativa degli stabilimenti del gruppo, nei termini consentiti dalle condizioni date. A tale proposito, il commissario Quaranta ha consegnato al tavolo uno schema di attività per i prossimi mesi riferito a ciascuno dei poli di Taranto, Genova e Novi Ligure. Resta fermo che: sono in corso iniziative per la ricerca di ulteriori commesse in grado di ridurre i periodi di inattività degli impianti; la domanda di esame congiunto per la cassa integrazione dei lavoratori del gruppo recentemente presentata dai Commissari, da un lato, si riferisce, per fornire garanzie, a un numero massimo di unità che non necessariamente corrisponde al numero di lavoratori che effettivamente saranno interessati dal trattamento e, dall’altro, presuppone in ogni caso il meccanismo di rotazione tra i lavoratori coinvolti dalla riduzione dell’orario di lavoro”.
“Sono fiero del fatto che questo governo abbia estromesso il socio Mittal tre anni prima dei recenti sviluppi giudiziari, tenendo conto delle anomalie che hanno concorso a determinare i guai successivi”. Lo ha detto, secondo quanto si apprende, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano durante l’incontro sull’ex Ilva. “Voglio ribadire – ha aggiunto – che in questo tavolo non mi sento come una parte contrapposta all’altra. Questo era certamente la precedente gestione dell’ex Ilva, la cui fotografia, ferma restando la presunzione di non colpevolezza, è stata resa giudiziariamente nella giornata di ieri”.
La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, nell’ambito dell’inchiesta sul presunto inquinamento prodotto dalle emissioni dell’ex Ilva tra il 2019 e il 2024 e sulle presunte irregolarità nella gestione delle quote di anidride carbonica. La richiesta riguarda anche Alessandro Labile, dirigente dello stabilimento, e Francesco Astorri, capo del Nucleo ispettivo di Ispra.
Il gip Francesco Maccagnano ha fissato per il 3 novembre gli interrogatori preventivi dei tre indagati, prima di decidere sull’eventuale applicazione delle misure cautelari. Al centro dell’indagine ci sono le emissioni dello stabilimento siderurgico di Taranto e la gestione delle quote Ets, il sistema europeo che regola lo scambio dei diritti di emissione di CO2.
Ex Ilva, dai picchi di benzene alla presunta truffa sulle quote CO2
L’inchiesta affonda le radici nelle verifiche sulle emissioni dell’acciaieria. Già nel marzo 2024 Morselli aveva ricevuto un avviso di proroga delle indagini avviate dopo un esposto relativo ai picchi di benzene registrati nello stabilimento. Nel luglio dello stesso anno erano poi scattati perquisizioni e sequestri nell’ambito degli accertamenti su una presunta truffa ai danni dello Stato legata alle quote di CO2. Successivamente erano arrivati gli avvisi di garanzia per l’ex amministratrice delegata e altri dirigenti, consulenti e dipendenti.
Tra le ipotesi di reato contestate figurano associazione a delinquere finalizzata all’inquinamento, disastro ambientale e truffa ai danni dello Stato. Secondo la ricostruzione della Procura, una manutenzione carente degli impianti avrebbe contribuito a provocare emissioni potenzialmente dannose per la salute dei lavoratori e dei cittadini.
Morselli, anche Milano indaga sull’ex amministratrice delegata
Per Lucia Morselli il procedimento tarantino non è l’unico fronte giudiziario aperto. L’ex amministratrice delegata è coinvolta anche in un’inchiesta per bancarotta fraudolenta della Procura di Milano, avviata dopo una relazione presentata dai commissari straordinari dell’ex Ilva. Le due indagini riguardano profili differenti della gestione di Acciaierie d’Italia: da una parte le presunte responsabilità ambientali e le irregolarità sulle quote di emissione, dall’altra gli aspetti economico-finanziari oggetto degli accertamenti milanesi.
La prossima tappa dell’inchiesta di Taranto è dunque fissata per il 3 novembre, quando Morselli, Labile e Astorri saranno ascoltati dal gip. Solo successivamente il giudice si pronuncerà sulla richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura. Per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza.
Emissioni di CO2 e benzene truccate, da una parte, i controlli addomesticati e le manutenzioni non fatte dall’altra. Sono le due direttrici lungo le quali si muove l’ultima inchiesta della procura di Taranto sull’Ilva. A finire sotto accusa è la gestione di ArcelorMittal e, quindi, l’intera catena di comando scelta dalla proprietà. A iniziare dall’ex amministratrice delegata di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli che rischia di finire ai domiciliari e, come lei, anche l’ex direttore dello stabilimento Ilva di Taranto Alessandro Labile e Francesco Astorri, ex responsabile di Ispra per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale.
A richiedere gli arresti per i tre sono stati i sostituti procuratori Mariano Buccoliero, Francesco Sansobrino e Francesco Ciardo, nel frattempo passato alla procura di Lecce, nell’ambito di un’indagine aperta tempo fa, relativa alle quote di Co2 che avrebbe provocato un ingiusto profitto di 342 milioni di euro ai danni dell’Ue e per le manutenzioni mai fatte all’interno dell’impianto pugliese, arrivata a un punto di svolta. I pubblici ministeri hanno chiesto anche dieci interdittive per tre diversi motivi e l’inchiesta conta, in totale, 28 persone indagate e 5 società. Il giudice per le indagini preliminari Francesco Maccagnano ha disposto gli interrogatori preventivi per il 3 novembre.
A carico di otto persone, la procura contesta l’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione. Tra le ipotesi contestate, a vario titolo, c’è anche quella di disastro ambientale. Le accuse coprono un periodo temporale che va dal 2019 e al 2024. Astorri, ex capo del nucleo ispettivo di Ispra, è accusato di aver falsato gli esiti dei controlli in fabbrica per favorire l’impresa.