❌

Reading view

Un lector: “Lo que en un coche parece un adelantamiento rápido, para el ciclista es un veloz latigazo de aire”

Cientos de ciclistas salimos a entrenar a diario y lo que debería ser solo deporte a menudo nos resulta un riesgo. La ley exige guardar 1,5 metros de distancia lateral al adelantar y permite invadir el sentido contrario. Sin embargo, muchos conductores ignoran estas normas. Lo que en un coche parece un adelantamiento rápido, para el ciclista es recibir un latigazo de aire a alta velocidad. Sin más protección que la ropa, ese golpe desestabiliza la bici y puede ser mortal, algo que se agrava con viento o lluvia. En lugar de imponer nuevas normativas, como las medidas de la Dirección General de Tráfico (DGT) de este 1 de octubre, es más urgente destinar recursos a vigilar y sancionar estas conductas temerarias. De nada sirven nuevas leyes si quienes deben cumplirlas ignoran que los ciclistas somos vulnerables ante ellos. Ese metro y medio salva vidas.

Seguir leyendo

© fcafotodigital (Getty Images)

Un ciclista circula por una carretera rural con tráfico en Valencia.
  •  

Sciopero generale 30 ottobre, 22mila persone preparano le proteste su 3 chat Telegram: “Vietato incitare alla violenza”

Su Telegram procede l’organizzazione delle proteste, mentre Youssef Siher è agli arresti con l’accusa di terrorismo e il gruppo Movimento 17 ottobre ha chiuso i battenti. Prossimo appuntamento: lo sciopero generale del 30 ottobre contro il carovita. La linea emersa dalla chat Italia in piazza è chiara: nessuna violenza, aggregarsi alle proteste delle sigle e delle organizzazioni promotrici della piazza, seguire le loro istruzioni, nessuna contestazione autonoma. La via del saccheggio, dell’assalto alla proprietà privata di banche e negozi di lusso, è bocciata senza appello. Il primo messaggio di benvenuto in cima alla chat, fissato il 20 ottobre alle 19,10, è inequivocabile: “Purtroppo ci hanno ‘bannato’ tra mille virgolette i gruppi di Telegram, per questo abbiamo deciso di crearne un altro ‘questo qua’. Per questo però vorrei annunciarvi un punto critico. – NON bisogna ASSOLUTAMENTE INCITARE alla VIOLENZA, che sia verbale o altro”.

Luoghi, date delle contestazioni e imprevisti al corteo

Non è l’unico gruppo attivo sulla piattaforma di Pavel Durov. La pagina Piazze piene conta circa 16.224 iscritti (2308 nel gruppo di discussione a portata di link), quella di Mappa della rivolta 3.734. Italia in piazza, con 2.359 partecipanti, è erede della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre: la data non è un accessorio. Quel giorno sono esplose le guerriglie urbane durante le manifestazioni contro il carovita nelle principali città italiane. 24 ore dopo è nata la comunità virtuale Movimento 17 ottobre, su Telegram, “spenta” dagli amministratori il 23 ottobre, alla viglia delle contestazioni di sabato 24. Ma la piazza covava da mesi in altri luoghi del cyberspazio. Ora oltre 22 mila persone, sparse su 3 chat Telegram, seguono l’organizzazione delle manifestazioni di sabato 30 ottobre. Anche Piazze piene e Mappa della rivolta (con una grafica interattiva dei luoghi delle proteste) indicano una linea non violenta e di servizio. I partecipanti prima condividono luoghi e date delle manifestazioni in tutta Italia. Poi, il giorno delle proteste, in presa diretta scambiano dettagli sui cortei: l’orario e il punto del raduno, la direzione del corteo, indirizzi precisi, contrassegnando tutto con l’hashtag della città, per reperire le informazioni locali nell’oceano della pagina nazionale. Durante le contestazioni, ogni imprevisto è segnalato in diretta, in chat: ad esempio, i fermi delle forze dell’ordine. Sabato 24 ottobre, diversi manifestanti hanno messo in guardia gli altri con un messaggio di questo tenore: attenzione, autorità di sicurezza hanno voluto scattare una foto del volto accostato al documento di identità.

Il confronto tra le chat e la discussione su assalti ai negozi

Il tema della violenza è quasi totalmente estraneo alle 3 chat Piazze piene, Mappa della rivolta e Italia in piazza. Scarseggiano discussioni sull’opportunità di spaccare vetrine, assaltare negozi, occupare palazzi delle istituzioni e simboli del potere, banche in primis. Temi dibattuti nella chat Movimento 17 ottobre, spenta dalle autorità. Quest’ultima suggeriva strumenti tecnologici dove organizzare contestazioni al riparo dallo sguardo dallo Stato: Signal, app bluetooth come Briar e Session, GrapheneOS per cancellare ogni dato sullo smartphone. Nulla di tutto ciò appare nelle chat Telegram ancora attive, dove corre la protesta in vista del 30 ottobre. Per distinguere le due galassie della contestazione online, si possono contare i messaggi che contengono un invito alla violenza. Sono lo 0,14% (10 su 7140 messaggi) nelle chat Italia in piazza, salgono all’1,7 per cento nella pagina del Movimento 17 ottobre. “Sembrano percentuali irrisorie, ma sono circa 30 in media al giorno, dal 18 al 23 ottobre, 170 in tutto”, dice il Lorenzo Alvisi, dottorando dell’Imt di Lucca. Il ricercatore ha mappato le comunità online per una ricerca scientifica. E cita un altro numero: “Gli utenti che hanno invitato almeno una volta alla violenza sono il 12,1% per il Movimento 17 ottobre, contro l’1.7% del gruppo di Italia in piazza”, prosegue Alvisi.

“Italia in piazza”, restyling in corso: sparito sito e “fondatore”

La chat Telegram Piazze Piene è attiva da mesi, già al tempo delle proteste Pro Pal nel 2025. Mappa della rivolta da poche settimane. Italia in piazza è sbarcata sulla piattaforma di Durov il 7 ottobre scorso, erede della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre, battezzata i primi giorni del mese. Qui ha covato la protesta, per settimane, senza che nessuno fuori dalla bolla ne avesse sentore. Ad eccezione di pochissimi, allertati dai partecipanti: ad esempio, centri sociali e collettivi studenteschi milanesi. Ora la galassia Italia in piazza è in corso di restyling: il 20 ottobre, 19 chat telegram hanno lasciato il posto ad una sola pagina nazionale, dove sono confluite le “edizioni” locali. Venerdì 23 ottobre (tra le 12 e le 15) un altro cambiamento: sparito l’admin con il profilo Andrea, insieme al sito internet piazza-italia-hub.lovable.app, 24 ore prima dell’arresto di Siher. Nelle chat di Italia in Piazza Andrea si presentava come fondatore e TechDev, ovvero lo sviluppatore tecnologico. Firmava gran parte dei comunicati, non sappiamo se sia l’autentico creatore del gruppo. Degli altri 5 admin, ne restano in servizio solo tre. Due profili amministratori hanno abbandonato la discussione, per traslocare nella chat Movimento 17 ottobre tra il 18 e il 23 ottobre.

L’identikit: 40 per cento apolitico, in cerca di rappresentanza

Lorenzo Alvisi, con il supporto dell’Intelligenza artificiale Claude, ha tracciato l’identikit ideologico di Italia in Piazza. La gran parte degli iscritti non sa a che santo votarsi, non aderisce a partiti politici e non si sente rappresentato da nessuno. Ma è incline ad attivarsi politicamente, anzi lo desidera, attende solo la chiamata giusta. Nella ricerca sono classificati come antisistema: circa il 40 per cento. La sinistra, incluse le posizioni estreme, raduna un altro 40 per cento circa. Il 15 per cento è di centro. Di destra la quota del 5 con lo 0,5 di estrema destra. Oltre le idee, conta la tecnica: in Italia è il primo caso di proteste supportate dall’Intelligenza artificiale. “L’IA compare in più punti della mobilitazione – sostiene l’esperto – nelle chat i partecipanti discutono le locandine generate con l’IA, e tra gli strumenti diffusi nei gruppi c’è la ‘Mappa della Rivolta’, un sito il cui codice pubblico mostra che è stato costruito in larga parte con Claude e che prevede perfino un amministratore AI”. Un’architettura sofisticata e complessa: un sito ufficiale, circa 40 pagine connessi tra Telegram, Instagram e TikTok. Con migliaia di persone in cerca di rappresentanza.

L'articolo Sciopero generale 30 ottobre, 22mila persone preparano le proteste su 3 chat Telegram: “Vietato incitare alla violenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Às vésperas do 2º turno, canais no Telegram espalham fake news sobre segurança de urnas

Na sexta-feira, o irmão do candidato Flávio Bolsonaro (PL), Eduardo Bolsonaro, sugeriu em uma entrevista nos EUA que pode haver fraude nas urnas e o irmão pode ter que sair do país se perder. Embora pareça estar falando outra língua em relação à campanha oficial, Eduardo está reforçando uma narrativa mentirosa que segue circulando entre grupos de apoiadores do bolsonarismo. 

Um levantamento da Agência Pública identificou 418 publicações questionando a confiabilidade das urnas eletrônicas em uma rede de 60 canais do Telegram. Desses canais, 58 compartilham mensagens de apoio a Flávio Bolsonaro. Embora o levantamento tenha identificado publicações desde 2022, a maior parte dos registros (245) se concentrou entre maio e outubro de 2026. O maior volume de publicações (91) ocorreu nas semanas anteriores e posteriores ao primeiro turno.

Em abril de 2017, a jornalista Mariana Godoy viajou até a Suíça para entrevistar o ex-delegado da Polícia Federal (PF) e ex-deputado federal Protógenes Queiroz, que alegava estar em situação de asilo político em decorrência de uma condenação no Supremo Tribunal Federal (STF). Em um trecho da entrevista, Queiroz afirmou que houve fraude nas urnas durante as eleições de 2014, o que é uma mentira desbancada inúmeras vezes por checadores de fatos, autoridades e o TSE. Ainda assim, dois trechos desta entrevista voltaram a circular recentemente, em 32 publicações de 18 canais do Telegram, que, juntos, somam quase 286 mil inscritos.

No primeiro turno das eleições, dez canais do Telegram compartilharam, entre 20h11 e 20h46, a seguinte mensagem: “INTRA TSE: Estranhamente às 19:16 as urnas modelos UE2013 e UE2015 geram erro e a contagem ficou travada!🇧🇷”. Somados, esses canais têm mais de 279 mil inscritos.

A alegação de que erros nas urnas eletrônicas teriam travado a contagem dos votos já foi desmentida pela Justiça Eleitoral. Mesmo assim, o conteúdo continuou circulando no Telegram. Um exemplo é o canal “Eleições 2026 Memes”, que reproduziu a mensagem em 12 de outubro, seis dias depois da publicação do desmentido oficial. A antropóloga e pesquisadora Letícia Cesarino explica que o Telegram é uma plataforma avessa à regulação e que não tem uma tradição de moderação de conteúdo. “Esse plano de conformidade, na verdade, não significa nada. Não tem força de lei. É mais uma declaração de compromisso. Se a plataforma vai ser sancionada ou não, a Justiça Eleitoral não tem muitos meios para forçar a se adequar à legislação eleitoral”, completa.

Print de um dos grupos no telegram que postou conteúdo falso que indicava erro nas urnas eletrônicas
Print de um dos grupos no telegram que postou conteúdo falso que indicava erro nas urnas eletrônicas

Em setembro de 2026, o Telegram apresentou ao Tribunal Superior Eleitoral (TSE) um plano para combater a desinformação na plataforma. O item 2.1 das Medidas de conformidade, dedicado aos conteúdos político-eleitorais, estabelece que “A moderação aplica-se a conteúdos, contas, grupos, bots e canais, por meio das seguintes medidas de fiscalização: remoção de conteúdo, restrição ou remoção de contas e canais e aplicação de rótulos visíveis de advertência — os marcadores “SCAM” e “FAKE”, atribuídos proativamente em vermelho para alertar a comunidade sobre riscos.”

Apesar das medidas previstas no documento, entre as 418 publicações identificadas no levantamento, apenas uma apresentava um aviso indicando que o conteúdo poderia ser falso. A postagem foi feita em 10 de outubro de 2024, no canal “FreedomNews 🇺🇸🇧🇷”.

Print da única publicação com indicação de que pode ser conteúdo não confiável
Print da única publicação com indicação de que pode ser conteúdo não confiável

Por que se trata de uma rede?

Das 418 publicações identificadas, 176 apresentam texto idêntico a pelo menos mais  uma postagem. Mas, ao examinar todos os conteúdos dos canais, 3.189.642 mensagens, a Pública identificou 1.259 conexões entre os canais, estabelecidas por meio de 249.464 encaminhamentos internos de mensagens na rede.

A análise das publicações que questionam as urnas eletrônicas identificou três eixos discursivos principais: textos sobre possíveis falhas técnicas nos equipamentos, questionamentos sobre interferência externa no processo eleitoral e memes.

Grafo de conexão elaborado a partir das conexões entre os canais
Grafo de conexão elaborado a partir das conexões entre os canais
Número de publicações nos canais do Telegram por mês
Número de publicações nos canais do Telegram por mês

O vídeo de Protógenes Queiroz, mencionado no início da reportagem, circulou acompanhado de duas abordagens diferentes. Entre 2024 e abril de 2026, foram identificadas 14 publicações que começavam com as frases “Quem se lembra disso?” ou “Você se lembra disso?”.

Após o início das investigações envolvendo Lulinha e Roberta Luchsinger, o vídeo passou a circular com uma nova apresentação: “Esse aqui é o ex da Roberta Luchsinger, amiga do Lulinha”. Apesar da mudança na abordagem, o restante do texto permaneceu o mesmo. A narrativa apresentada nas publicações afirma que Protógenes Queiroz fugiu do Brasil após receber ameaças de morte por ter investigado as urnas eletrônicas e descoberto que o Partido dos Trabalhadores (PT) nunca venceu uma eleição de forma legítima no país.

Cinco publicações no Telegram que compartilham o vídeo de Queiroz incluem, ao final das legendas, links para duas postagens distintas na rede social X (antigo Twitter), que também apresentam o mesmo vídeo. Em três delas, o link direciona para uma publicação de 5 de agosto de 2025, feita pelo perfil “Miguel Diniz – Pátria amada Brasil”, que acumula mais de 574 mil visualizações. As outras duas direcionam para uma postagem do perfil “Brasil Conservador 🇧🇷🇺🇸🇮🇱”, publicada em 23 de janeiro de 2026, também no X, que ultrapassa 62 mil visualizações. 

Outro grupo de publicações compartilha um recorte de vídeo em que aparece uma pessoa usando uma máscara alusiva ao personagem da HQ “V de Vingança”. O conteúdo circulou em seis canais do Telegram: “ ANTVXXX”, “Brasil e o gás a 100 real”, “Direita FTB”, “Mandaloriano Conspiracy”, “Pela Vida e Liberdade” e “Rasgando o Verbo”. Todas as publicações foram feitas em 17 de fevereiro de 2026, acompanhadas do mesmo texto:

“Quem diria, as urnas foram fraudadas. Não se esqueçam da última eleição para presidente em que uma mulher foi votar e já tinham votado no lugar dela. E em 2018, várias urnas davam pane ao apertar o botão do então candidato Bolsonaro. Em outras palavras, as eleições são fraudadas a muito tempo e na última não foi diferente.”

A análise dos encaminhamentos indica que, dentro da rede de canais, o recorte do vídeo foi publicado inicialmente em “Rasgando o Verbo” e “Mandaloriano Conspiracy”. Posteriormente, o conteúdo foi encaminhado para os outros quatro canais: “ ANTVXXX”, “Brasil e o gás a 100 real”, “Direita FTB” e “Pela Vida e Liberdade”.

Print da comparação dos posts entre os dois canais diferentes
Print da comparação dos posts entre os dois canais diferentes

Ao todo, foram identificadas 176 publicações com textos idênticos aos de pelo menos outra postagem, distribuídas em 53 grupos de conteúdos repetidos. Essas publicações formam 274 pares, o que indica que parte do conteúdo compartilhado pelos canais pode ter uma origem comum.

Cada par representa duas publicações com o mesmo texto. Assim, quando três postagens apresentam conteúdo idêntico, são formados três pares de comparação; quando quatro publicações compartilham o mesmo texto, são formados seis pares. Isso ocorre porque uma mesma publicação pode integrar diferentes pares.

Os 274 pares identificados no levantamento podem ser consultados abaixo:

Jornalismo investigativo é antídoto contra a desinformação. Ajude a garantir informação acessível e gratuita para mais pessoas. Faça um Pix para contato@apublica.org ou doe em apoie.apublica.org.

Publicações duvidam do funcionamento das urnas eletrônicas

Os canais rejeitam explicações técnicas sobre o funcionamento das urnas eletrônicas, antes mesmo de conhecerem o sistema utilizado. Durante a primeira edição da Semana Nacional do Sistema Eletrônico de Votação, realizada entre 3 e 9 de agosto, as publicações dos canais da rede se concentraram em contestar as demonstrações feitas pelos técnicos do Tribunal Superior Eleitoral (TSE).

Uma das publicações replicadas pelos canais afirma que: “O hardware dessa bosta fabricada pela Positivo não influencia em absolutamente nada na falta de confiança nesse lixo de processo baseado “confie no estado”. Poderiam usar gabinete de acrílico com uns FANs RGB também, primeira urna gamer do mundo.”

A empresa brasileira de tecnologia Positivo não foi a única a ser alvo das críticas. Em outras publicações, os canais da rede comparam o procedimento de montagem e desmontagem das urnas eletrônicas, realizado pelos técnicos do TSE, ao de um Game Boy, videogame portátil lançado pela Nintendo em 1989.

Ao longo dos 30 anos de utilização das urnas eletrônicas no sistema eleitoral brasileiro, quatro empresas foram responsáveis pela fabricação dos equipamentos: Positivo Tecnologia, Diebold, Unisys Brasil e Procomp Indústria Eletrônica.

Publicação que acusam o processo eleitoral de interferência externa

Mesmo após a vitória de Flávio Bolsonaro no primeiro turno, publicações na rede afirmaram que Júlio Valente da Costa Júnior, secretário de Tecnologia da Informação do Tribunal Superior Eleitoral (TSE), seria “petista de carteirinha” e teria poderes para manipular os softwares das urnas eletrônicas e editar o código-fonte. A nomeação do secretário pelo ex-ministro do Supremo Tribunal Federal (STF) Luís Roberto Barroso, que ocupou o cargo entre 2013 e 2025, também foi alvo de ataques. A publicação termina depositando em Flávio Bolsonaro a esperança de eleições mais confiáveis.

O texto compartilhado pelos canais é o mesmo de uma publicação feita em 11 de outubro no X (antigo Twitter) pelo músico e militante bolsonarista Roger Moreira. A postagem também foi tema de um vídeo publicado em 12 de outubro no perfil da Revista Timeline, no Instagram, do influenciador Allan dos Santos. A legenda do vídeo começa com a frase: “Conheça Júlio Valente, o petista por trás da contagem de votos do TSE”. Tanto a publicação de Roger Moreira quanto o vídeo de Allan dos Santos não estão mais disponíveis no Brasil por determinação do Tribunal Superior Eleitoral.

Print de publicação de Roger Moreira
Print de publicação de Roger Moreira

As acusações contra os responsáveis pelo sistema eleitoral, no entanto, não seguem uma linha coerente. Em duas publicações, feitas nos dias 7 e 9 de outubro, os canais apontaram o coordenador de Logística do TSE como o responsável por uma suposta manipulação das urnas eletrônicas. Nessa versão, Júlio Valente e Giuseppe Janino, ex-secretário de Tecnologia da Informação do TSE e um dos criadores da urna eletrônica, seriam apenas marionetes.

Uma das publicações, feita em 8 de outubro, termina com a seguinte afirmação: “O corpo técnico do TSE responsável pela apuração dos votos das eleições deve todo ser impedido de trabalhar no 2⁰ turno. São incompetentes e suspeitos de manipular os dados das urnas eletrônicas.”

O mesmo canal, porém, havia acusado Júlio Valente de ser petista no dia anterior, utilizando exatamente o mesmo parágrafo final. Cesarino relembra que desde 2018, mesmo com a vitória de Jair Bolsonaro, apoiadores alegaram manipulação nas urnas. “O conteúdo desse tipo de conspiracionismo eleitoral vai variando ao longo dos anos. Porém,  para eles o importante é manter um nível de desestabilização global, com relação à possibilidade de estar contestando o resultado eleitoral”, afirma.

Para a antropóloga, a chance de Flávio Bolsonaro reconhecer uma eventual derrota para Lula é mínima. “A gente tem que pensar que caso o Lula vire haverá mais um ciclo de enfrentamento. E um ecossistema como o Telegram tem um papel central. Desde 2021, o Telegram é um espaço onde essa sensibilidade do negacionismo eleitoral, da conspiração sobre as urnas é gestada”, completa.

  •  

“19 chat Telegram controllate da sei admin”: chi c’è dietro “Italia in piazza”, la galassia social che organizza le proteste

“Mai vista una tecnologia così sofisticata per organizzare le proteste”, dice Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma Nazionale in Cybersecurity presso Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di un’analisi preliminare sul ruolo svolto dalle piattaforme digitali nell’organizzazione delle proteste esplose il 17 ottobre. Uno studio in attesa di pubblicazione, ma ilfattoquotidiano.it può già anticiparne i dettagli. Spicca un dato: “Cinque admin e un fondatore che controllano tutto”, dice l’esperto, illustrando un messaggio in chat. Appare in automatico, ogni volta che un utente porge domande sulla struttura di comando.

Il report traccia la mappa della galassia online marchiata “Italia in piazza”, tra i detonatori delle iniziative di protesta: un sito web e circa 40 gruppi, tra pagine TikTok e 19 chat Telegram. Instagram, secondo Alvisi, è solo la copertina e la costola meno importante. “Telegram ha compiti di coordinamento, ma il motore è TikTok”, dice il ricercatore. “È il social network della generazione Alfa, ragazzini delle superiori nati dopo il 2010”, aggiunge. Dunque minorenni intorno ai 16 anni. Mentre un piccolo nucleo di sei admin controlla la rete di 19 gruppi Telegram, sorti il 7 ottobre. Il motivo? La chat WhatsApp, battezzata Italia in piazza 17 ottobre all’inizio dello stesso mese, era frenata dal tetto per gli iscritti: massimo mille. Dunque, stando al report, l’8 ottobre chiude i battenti e trasloca su Telegram, senza vincoli al numero dei partecipanti. La chat nazionale copia il nome da WhatsApp: Italia in piazza, togliendo la data. Le 18 edizioni locali si distinguono adottando nomi di città e regioni.

“Sul gruppo nazionale, al 19 ottobre, si contavano 4.073 utenti”, dice Alvisi. In totale “saliamo a 9.010, ma la stragrande maggioranza degli utenti locali partecipa anche alla pagina nazionale”, prosegue il dottorando. Le 19 chat Telegram condividono lo stesso stemma: un megafono nero. E rimandano l’una all’altra: quando un utente chiede lumi sui vari gruppi, risponde un bot offrendo l’intera lista dei link. Quando si invocano informazioni sui capi, il bot firma un messaggio automatizzato con i nomi dei profili al comando delle chat: “Fondatore: Andrea, web developer. Vice-fondatore: Ludo, staff. Amministratore: Ily, staff. @Marco, staff. @nonbannato. @ssoqquadro, moderatrice”. Sei nomi inventati, nessun indizio sulle persone reali. Non sappiamo se il profilo Andrea sia il creatore delle 19 chat Telegram. “Ora il profilo è chiuso, ma nei messaggi appare come il fondatore”, dice Alvisi. Il nickname Andrea nasce contestualmente alla chat nazionale. Suo è il primo post, il 7 ottobre. Lui è il creatore dei topic, gli argomenti discussi dagli utenti. Il mare è l’immagine del suo emblema, “iltuoprefe2” come tag per essere trovato dagli altri utenti.

Alvisi delinea la struttura al comando della galassia Telegram: “Sei admin detengono il nucleo del potere, Andrea è tra gli amministratori di tutte le chat tranne due, dove non c’è lui è presente Marco”. Gli admin tengono le redini: escludono gli utenti con un ban, decidono chi accogliere, restringono o ampliano i poteri di centinaia di moderatori, mettono in evidenza i messaggi in chat orientando il dibattito. Poche persone, una struttura decentrata, per depistare l’identificazione. Se cade una delle 19 gambe Telegram, il corpo resta in piedi. Una pianeta in grado di calamitare infinite orbite delle proteste: “Se voglio organizzare una contestazione in una scuola, conviene spedire un link in quella rete, già ricca di migliaia di nodi”, dice Alvisi. L’esperto tira le somme della ricerca preliminare: “Mai prima d’ora le proteste avevano poggiato su un’infrastruttura tecnologica così complessa e coordinata”. Sito web con link a decine di gruppi, chat e comunità, bot automatici per gestire i collegamenti, sfuggendo a ogni radar, perché “nessuno aveva idea di cosa stava succedendo”. Sabato 24 ottobre si annunciano proteste nelle più importanti città d’Italia. Sarà il banco di prova, per capire se dalle chat si scende in piazza.

L'articolo “19 chat Telegram controllate da sei admin”: chi c’è dietro “Italia in piazza”, la galassia social che organizza le proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Russia’s Doppelgänger operation used fake Ukrainian channels to spread disinformation. Hacked files show who ran it

russia’s doppelgänger operation used fake ukrainian channels spread disinformation leaked files show ran · post sergei kiriyenko first deputy chief staff russian presidential administration kremlin video conference regional heads 8

Sergei Kiriyenko, first deputy chief of staff of the Russian Presidential Administration, set the goals for the Ukraine strand of the operation, launched in early 2023 under the codename "Uganda." Alexander Kharichev, now head of the Kremlin's Directorate for Monitoring and Analysis of Social Processes, oversaw it, according to hacked correspondence published by The Insider on 21 October.

Doppelgänger disguises Russian narratives as local news through cloned media sites, fake accounts, paid ads, and fabricated videos. The FBI named Kiriyenko among its orchestrators in 2024, and its contractor, the Social Design Agency (SDA), run by Ilya Gambashidze, is still expanding, now targeting AI chatbots. The new files go inside the Ukraine campaign and show the operation reporting even exposed fakes to the Kremlin as achievements.

Telegram channels posing as Ukrainian

An internal briefing on narratives says the project ran its Telegram channels on the principles of agent work and psychological operations, the Russian version of the investigation shows. Early on, the team decided to disguise all its outlets as Ukrainian and to run its campaigns without direct Russian propaganda. Every channel carried Ukrainian news to look unconnected to Russia. Dropping pro-Ukrainian themes, the briefing warned, would eventually expose the client and wreck the whole plan.

Collage by Euromaidan Press
Explore further

Russia-linked bot networks kept their weekly rhythm after drone strikes on three Yandex data centers—disinformation monitor LetsData

Four goals and a can of stew

Kiriyenko set four goals: discredit Ukraine's military and political leadership, split its elites, demoralize its army, and disorganize its population. The SDA prepared the project's pitch and carried out the work.

Political strategist Alexander Asafov proposed fakes of his own: in May 2023, that soldiers were bribing commanders to avoid the front, and in January 2024, that Ukraine was pulling air defenses back to Kyiv to protect the authorities.

After an Il-76 military transport crashed in Belgorod Oblast on 24 January 2024, Moscow claimed it had been carrying Ukrainian prisoners of war. Kharichev's subordinate Yevgeny Kazakov, chairing a meeting in his place, proposed sending a fake to the widows of Ukrainian soldiers: "They died for an expensive Il-76—the Russians have few of those." The idea was dropped.

The same meeting produced another fake, and three days later the team launched it: that recruitment centers had sent widows a can of stewed meat with a little flag as compensation. The same producers also oversaw letters falsely attributed to Deputy Defense Minister Nataliia Kalmykova, the Russian version says.

Debunks filed as results

The SDA collected coverage of its work in a folder for the Kremlin. It filed the "Zelensky's yacht" story, which JD Vance, then a US senator and now US Vice President, echoed, together with its debunk. The report also included a TikTok campaign about former Defense Minister Oleksii Reznikov's family that the BBC had already exposed.

The Insider concludes that the team has had more failures than successes. The US sanctioned Gambashidze and the SDA in March 2024, and the UK followed in October.

  •  

Data centers in the line of fire of Ukraine war

In recent days, a Ukrainian drone strike hit Russia’s largest data center, owned by bank and technology company Sberbank. The strike came after Ukraine hit three data centers belonging to the tech giant Yandex, which is often referred to as “Russia’s Google.” After those attacks, Yandex’s traffic dropped 94%. Its users experienced heavy disruption to […]

The post Data centers in the line of fire of Ukraine war appeared first on Asia Times.

  •  

Ukraine detains a gas station worker and a Telegram commenter suspected of scouting targets for Russian strikes

bomb-maker working russia's military intelligence zaporizhzhia loses freedom 15 years · post security service ukraine officers during operation sbu news ukrainian reports

Ukraine’s Security Service (SBU) detained two men suspected of scouting targets for Russian strikes on Sloviansk and Dnipro, the agency reported on 14 October. Catching both early let it secure Ukrainian reserve command posts and the gas stations the alleged agents had been hunting, the agency added.

Sloviansk anchors the northern end of the Fortress Belt, the chain of fortified cities that has held Ukraine’s defense of Donetsk Oblast since 2014. Russia is pushing to seize them, and its aircraft bombed a residential area of Sloviansk on 11 October. Where Ukrainian convoys stop and troops gather is exactly what Russian handlers allegedly asked these suspects to supply.

A gas station worker suspected of filming convoys

The first suspect worked at a gas station complex in Sloviansk, Donetsk Oblast. Russian intelligence allegedly reached him through a former classmate who left for Russia after the full-scale invasion and now works for its special services, the SBU said. He then allegedly used his phone to secretly film Ukrainian army convoys at or near gas stations. He was allegedly supposed to send the photos and videos to Russia to help it prepare a targeted strike. He also allegedly drove his own car around other gas stations and bridges that the Defense Forces use for logistics.

Spotted through Telegram comments

The second suspect, a former Pokrovsk resident, moved to Dnipro in 2024 and settled in a dormitory. Russian intelligence noticed him through pro-Kremlin comments he posted in Telegram chats, investigators say. A female handler in Russia allegedly tasked him with guiding missile and drone attacks on places in the city where Ukrainian troops and equipment were concentrated. He allegedly scouted on foot or took public transport to reach outlying districts.

An example of a fake summons
Explore further

Ukrainians think their own security service is calling—it’s Russia recruiting saboteurs

Officers seized computers and smartphones containing evidence of the men’s alleged work for Russia. Both are suspected of treason under martial law and of unauthorized dissemination of information on Ukrainian troop movements or deployment, under Articles 111(2) and 114-2(2) of the Criminal Code. They remain in custody without bail and face up to life imprisonment with confiscation of property. The SBU’s office for Donetsk and Luhansk oblasts ran the operation under the Donetsk Oblast Prosecutor’s Office.

  •  

Students recruited via Telegram, amateur saboteurs and hitmen: How Russia outsources its operations in Europe

On the night of March 20, 2024, unusually humid and mild in London, three people in their twenties pulled up at an industrial estate in the east of the city in a cherry-red Kia Picanto. They went inside, set fire to a warehouse, and filmed the blaze on a cellphone. The video of the flames consuming the premises ended up in the hands of another 20-year-old, Dylan Earl, who was reached via the Telegram messaging app by the Russian paramilitary organization Wagner, linked to the Kremlin, which had in turn recruited others to do the dirty work. One of the burned units contained humanitarian aid and Starlink satellite equipment destined for Ukraine. According to the British investigation, the three young men who lit the fuse did not know they were actually working for Russia.

Seguir leyendo

© Jens Schlueter (Getty Images)

German police on August 5 after the failed attack on Leipzig airport.
  •  
❌