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Kompany lascia l’ospedale: “È una malattia, non ha niente a che vedere con lo stress”. Cos’ha avuto

Il Bayern Monaco può guardare con maggiore serenità ai prossimi giorni: Vincent Kompany ha lasciato l’ospedale dopo quasi una settimana di ricovero, seguita al malore che lo aveva colpito il 23 ottobre durante un’attività al centro sportivo del club tedesco. L’allenatore belga era stato trasportato d’urgenza in clinica dopo un collasso accompagnato da convulsioni, un episodio che aveva immediatamente destato preoccupazione sulle sue condizioni di salute.

Il problema, secondo quanto ricostruito nelle ore successive all’accaduto, si era manifestato in un periodo in cui il tecnico non appariva al meglio della forma. La necessità di sottoporlo ad accertamenti approfonditi aveva spinto i medici a trattenerlo in ospedale per monitorare il quadro clinico e individuare la causa del malore. A fornire aggiornamenti rassicuranti è stato Max Eberl, direttore generale del Bayern Monaco, intervenuto dopo la partita di Coppa di Germania contro il Magdeburgo, vinta dalla formazione bavarese. Il dirigente ha chiarito la natura del problema, escludendo un collegamento con le pressioni legate al lavoro e alla gestione della squadra: “È stato individuato il problema. Si tratta di una irritazione delle meningi, che ha causato questo incidente proprio la scorsa settimana. È una malattia, non ha niente a che vedere con la pressione che viviamo. Siamo contenti del fatto che recupererà al 100%”.

La spiegazione ha permesso di fare maggiore chiarezza su quanto accaduto, riconducendo l’episodio a una causa medica e non alle tensioni dell’attività in panchina. Eberl ha inoltre espresso la soddisfazione della società per il ritorno a casa dell’allenatore: “La notizia più grande e più bella per tutti noi. Ora è potuto tornare a casa e può riposare lì. Sono molto, molto sicuro che presto sarà di nuovo al 100% in panchina“.

L’uscita dalla struttura ospedaliera rappresenta un passaggio importante nel percorso di recupero del tecnico, che però non tornerà immediatamente alla normale attività. Dopo gli accertamenti effettuati durante la degenza, Kompany dovrà concentrarsi sulla convalescenza e attenersi alle indicazioni dei medici prima di riprendere pienamente gli impegni con la squadra. L’irritazione delle meningi riguarda le membrane che proteggono il cervello e il midollo spinale e può essere associata a diverse condizioni, comprese alcune infezioni. Per il Bayern, intanto, la priorità resta il recupero completo del proprio allenatore. Le dichiarazioni di Eberl hanno contribuito a rassicurare l’ambiente dopo giorni di incertezza. Ora Kompany potrà proseguire a casa il periodo di riposo necessario per tornare al lavoro nelle migliori condizioni possibili.

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“Stiamo provando a prendere un certo ‘Kanne’”: quando Harry Kane stava per finire al Livorno. Al suo posto poi fu preso Emeghara

Oggi si chiama Pallone d’Oro. Tredici anni fa, invece, per Aldo Spinelli era semplicemente “Kanne” o forse “Kenna”. Harry Kane ha conquistato il premio individuale più prestigioso del calcio mondiale, coronando una carriera trascorsa a segnare gol tra Tottenham, Bayern Monaco e nazionale inglese. Ma nel 2013 il suo futuro avrebbe potuto prendere una direzione completamente diversa: quella di Livorno.

“Stiamo provando a prendere un certo ‘Kanne’, o ‘Kenna’… una roba così. Ha vent’anni e gioca in Inghilterra”, disse all’epoca Spinelli ad alcuni giornalisti. Non era ancora il centravanti capace di arrivare sul tetto del mondo, ma un giovane attaccante di proprietà del Tottenham che cercava spazio attraverso una serie di prestiti. E il Livorno allenato all’epoca da Davide Nicola, oggi al Venezia, provò davvero a portarlo in Italia.

“Parlando con Franco Baldini venne fuori il suo nome, ma non nacque una vera e propria trattativa. Furono solo chiacchiere“, raccontò successivamente l’allora presidente amaranto. Qualcosa, però, si era mosso. “Avevamo intuito qualcosa anche all’epoca, aveva ottimi numeri…”, ha spiegato un anno fa Stefano Capozucca, a quei tempi direttore sportivo del Livorno. Kane era stato proposto da un agente dopo aver segnato un paio di gol con il Leicester in Championship. Spinelli diede il suo assenso e Capozucca provò a impostare l’operazione sulla base di un prestito con diritto di riscatto: circa mezzo milione di euro.

L’affare non decollò e il Livorno cambiò obiettivo, puntando su Innocent Emeghara. Il nigeriano aveva già segnato contro l’Inter con il Siena il 3 febbraio 2013, nel 3-1 di San Siro, e avrebbe colpito ancora i nerazzurri il 31 marzo 2014, firmando con la maglia amaranto uno dei gol del 2-2 contro la squadra allora allenata da Mazzarri. Ma di certo Emeghara non ha avuto la stessa carriera di Kane. Che nel frattempo, tredici anni dopo quel tentativo rimasto a metà, è arrivato a conquistare il Pallone d’Oro. E rende ancora più sorprendente rileggere oggi quelle parole di Spinelli: il miglior calciatore del 2026, per qualche settimana, a Livorno era soltanto “un certo Kanne”.

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“Non hanno imparato nulla da Crans-Montana”: bottiglie con candele scintillanti alla festa di Kane per il pallone d’oro

L’emozione quando è stato pronunciato il suo nome, il discorso con la voce rotta e le foto di rito con il trofeo in mano. Harry Kane ce l’ha fatta e a 33 anni ha vinto il suo primo pallone d’oro. Motivo per cui – dopo la lunga ed emozionante cerimonia al Palladium Theatre di Londra – l’attaccante del Bayern Monaco si è concesso una festa con amici e parenti in un locale esclusivo, al club Cirque le Soir. E presto i video girano sui social e in questo caso fanno anche discutere. Il motivo? Il ritorno delle bottiglie con le candele scintillanti che inevitabilmente riporta la mente al 2 gennaio 2026, quando in un incendio a Crans-Montana morirono 40 persone e altre 116 rimasero ferite.

Un video che ha fatto il giro d’Europa ed è arrivato anche in Italia, commentato dalla giornalista del Corriere della Sera, Lia Capizzi. “Il Pallone d’Oro a Harry Kane, per me meritatissimo.
Nei festeggiamenti c’è però una nota che stride, a maggior ragione in un video che farà il giro del mondo“, scrive la giornalista italiana. “In questo club londinese avranno di sicuro rispettato tutte le norme di sicurezza (materiali ignifughi &Co), non lo metto in dubbio. E ovviamente Kane non c’entra nulla. Ma il dolore per la tragedia di Crans–Montana è ancora enorme, soprattutto per noi italiani. Vedere che si continuano ad usare bottiglie con candele scintillanti, in locali minuscoli dal tetto basso, con tale nonchalance mette i brividi”, ha concluso Lia Capizzi.

E in effetti, guardando il video, la mente riporta a quel giorno. Locale basso in stile bunker, bottiglie scintillanti che scorrono per tutta la sala. Anche se i tetti e la pareti del locale in cui Harry Kane ha festeggiato non sono rivestiti di materiale infiammabile. Una polemica che ha preso piede anche in Germania, dove su X si leggono commenti critici nei confronti del calciatore: “Non hanno imparato niente?”, “Non voglio dire qual è stato l’ultimo video in cui ho visto uno spettacolo pirotecnico del genere”. Oppure: “Perché non impariamo nulla da quello che è successo? Nessuno ha bisogno di questi razzi”. Su Instagram, qualcuno commenta: “Pensavo che dopo il tragico incidente in Svizzera, cose del genere sarebbero state vietate! Guardando il video, non ho potuto fare a meno di pensare all’incidente, anche se sono molto felice per Harry“.

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E’ morto a 29 anni Antoine de Massy, il cugino del principe Alberto di Monaco: la scoperta perché non c’era al pranzo della domenica, fermato un sospettato. La “maledizione” dei Grimaldi colpisce ancora

È morto a 29 anni Antoine de Massy, nipote della principessa Antoinette (sorella maggiore del defunto principe Ranieri III) e cugino di secondo grado del principe Alberto II di Monaco. Il suo corpo senza vita è stato ritrovato domenica sera in un parco del Principato, avvolgendo nuovamente la famiglia reale in un lutto improvviso che in molti non hanno esitato a etichettare come l’ennesimo colpo della famigerata “maledizione dei Grimaldi”. Un dramma che si tinge di giallo: lunedì mattina la polizia monegasca ha infatti posto in stato di fermo un uomo, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza proprio nei pressi del luogo del ritrovamento.

L’allarme è scattato domenica a mezzogiorno, quando Antoine de Massy, figlio del barone Christian de Massy e di Cécile Gelabale, non si è presentato al tradizionale pranzo di famiglia. Preoccupati per l’insolita assenza, i parenti hanno allertato la polizia, dando il via alle ricerche. Poche ore dopo, la scoperta: il cadavere del ventinovenne giaceva in un giardino pubblico lungo il boulevard du Larvotto, dietro Villa Sauber. L’area è stata immediatamente transennata per consentire i rilievi scientifici.

“Un’inchiesta è stata aperta per ricercare le cause della morte”, ha confermato il Procuratore generale di Monaco al quotidiano locale Monaco-Matin. E proprio analizzando le registrazioni delle videocamere, gli inquirenti hanno individuato e successivamente fermato un uomo. “Abbiamo dovuto trasformare la cornice procedurale del caso per avere la possibilità di identificare e poi porre in stato di fermo questa persona, per tentare di chiarire le circostanze della morte”, ha precisato il procuratore. Al momento, la Procura non esclude alcuna pista: dalla caduta accidentale all’intervento letale di una terza persona, fino all’omissione di soccorso o a cause naturali. L’uomo fermato è sotto interrogatorio e non è ancora chiaro se sia considerato un sospettato o un semplice testimone chiave. La coppia regnante, il principe Alberto II e la principessa Charlène, ha espresso profonda tristezza attraverso un comunicato ufficiale: “Appassionato di tennis, Antoine era parte di una storia familiare strettamente legata a questo sport nel Principato”.

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Harry Kane vince il pallone d’oro 2026: l’attaccante “noioso” e poco appariscente sempre in prima linea contro le discriminazioni

Bomber e gentiluomo. Il Pallone d’Oro assegnato al centravanti inglese Harry Kane premia non solo uno degli uomini gol più prolifici dell’ultimo decennio, ma anche un campione che sfugge agli stereotipi del football moderno. Nella patria dei tabloid e di una certa informazione scandalistica, Kane non ha mai regalato titoli a effetto. Al contrario: se c’è una critica nei suoi confronti, è quella di essere un po’ noioso, poco appariscente. Non si ubriaca. Non si tatua. Non fa scappatelle. Non coltiva hobby particolari, tranne il golf, che, come scrisse una volta Oscar Wilde “è il sistema migliore per rovinare una passeggiata sui prati”.

Le ragioni del trionfo nel Pallone d’Oro di Kane, quinto giocatore del football inglese a riceverlo – l’ultimo, nel 2001, era stato Michael Owen – sono però di natura calcistica. La stagione 2025-2026 è stata la migliore di questo attaccante nato il 28 luglio 1993 a Walthamstow – area a Est di Londra -, entrato a sei anni nella scuola calcio dei Ridgeway Rovers e a otto trasferito all’accademia dell’Arsenal, dove fu presto rilasciato perché “un po’ paffuto”: Harry ha firmato 61 gol con la maglia del Bayern Monaco e 12 con la nazionale. Kane è ripartito in quella attuale a passo di carica: 10 reti in 12 gare, per un totale di 156 in 159 presenze con i bavaresi. L’uragano Harry è a quota 543 in carriera: 452 con i club (280 con il Tottenham, 16 nei prestiti con Leyton Orient, Millwall, Norwich e Leicester, 156 con il Bayern) e 91 con l’Inghilterra, di cui è il King di tutti i tempi. Ma Kane non è solo uno spietato killer dell’area: ha la visione di un trequartista e la capacità di mandare a segno i suoi compagni. Un attaccante moderno, versatile, abile con i piedi e bravissimo in acrobazia.

Cresciuto con il mito di David Beckham, Kane nel 2009 fu arruolato dal Tottenham. Dopo una serie di prestiti (Leyton Orient, Millwall, Norwich e Leicester), nel 2013 avvenne finalmente il decollo in prima squadra. La data storica del gol numero uno in Premier (il totale è di 213) è il 2 novembre 2014, avversario l’Aston Villa. Kane non consuma alcol, segue una dieta curata da uno chef privato, è il primo ad arrivare al centro tecnico e l’ultimo a uscire. “Desidero chiudere la carriera senza rimpianti. Non vorrei mai guardarmi indietro e pensare che avrei dovuto rispettare le regole per fare meglio”.

La gestione di Kane è un affare di famiglia. Il fratello Charlie è l’agente. Il padre Patrick si occupa della parte finanziaria. Il profilo basso e il senso della misura sono riconducibili alle origini e all’educazione ricevuta. I genitori di Kane sono nati a Galway, città della costa occidentale irlandese. Il fratello maggiore Charlie è stato a lungo il supereroe di Harry e affidare a lui la gestione degli affari è stato un fatto naturale. In un articolo per “Players’ Tribune”, Harry ha ricordato di andare spesso in un parco dietro casa per giocare a calcio con suo padre e il fratello. “Niente porte. Niente campo da gioco vero e proprio – il racconto -. Bastava un po’ d’erba, due alberi ed eravamo felici. Devo ringraziare mio fratello Charlie per avermi sfidato uno contro uno per migliaia di ore e di avermi permesso di essere qualche volta Teddy Sheringham, uno dei miei idoli. Mio padre mi aiutò dopo la bocciatura dell’Arsenal. Era piccolo, avevo solo otto anni e mi disse le parole giuste ‘Non preoccuparti, Harry. Lavoreremo di più e troveremo un’altra squadra, va bene? E così è stato”.

Una famiglia “open mind”, di mentalità aperta. Non c’è quindi da sorprendersi che abbia prodotto un campione attento alle questioni sociali. Kane è da sempre in prima linea nella battaglia contro le discriminazioni e uno dei portavoce nel calcio della comunità LGBTQ+. È un figlio dell’Inghilterra blairiana, di una nazione che, alla fine degli anni Novanta, si aprì al mondo, salvo poi fare marcia indietro con la Brexit. È stato uno dei sostenitori del Black Live Matter (traduzione: le vite nere contano), il gesto dell’inginocchiamento rispettato a lungo in Premier League per ricordare la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia americana a Minneapolis il 25 maggio 2020.

“Non esageriamo, non sono un asceta – le parole di Kane al magazine del Times nel 2019 -. In estate qualche mojito me lo concedo. E se stiamo in vacanza, la sera qualche volta si fa tardi. Durante l’annata calcistica però non sgarro mai. Ho una routine che rispetto con scrupolo. Sarò noioso, ma lo sport non è solo divertimento”. Meglio, durante la stagione, una tazza di tè. Una volta, dopo una tripletta, Kane telefonò alla moglie per esprimere la sua felicità e Kate, conosciuta ai tempi della scuola e sposata nel 2018, rispose: “Well done, you can make a cup of tea when you get home”. Una tazza di tè quando torni a casa, dove ti aspettano la compagna della vita e quattro figli (Ivy, Vivienne, Louis e Henry): c’è tutta la sottile ironia britannica in questa frase.

Dal 2023, Kane vive a Monaco di Baviera. I tre anni con il Bayern hanno colmato una lacuna importante della carriera. Nelle stagioni inglesi, nessun titolo. Neppure lo straccio di un trofeo da sollevare, a parte quelli individuali. In Germania, due campionati, due supercoppe e una coppa nazionale: i sogni, legittimi, sono la Champions e l’europeo 2028 con l’Inghilterra. Kane si è inserito senza problemi nello stile di vita tedesco, partecipando anche all’Oktoberfest, vestito alla bavarese. “È diverso da Londra – le sue parole -, ma le persone a Monaco di Baviera sono state davvero accoglienti. C’è molto spazio per vivere all’aria aperta ed è fantastico per la mia famiglia. È stata una scelta positiva. Siamo davvero felici qui”. A casa, ora, c’è un nuovo trofeo da accarezzare con orgoglio: il Pallone d’Oro. Meritatissimo.

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Monaco sotto choc, trovato morto il cugino 29enne di Alberto II: c’è un fermo

Dramma nel Principato di Monaco, trovato morto il cugino di Alberto II

Giallo nel Principato di Monaco: il 29enne Antoine de Massy, parente del principe Alberto II, è stato rinvenuto privo di vita ieri sera all’interno di un parco locale. La polizia ha fermato una persona, come rivelato dalla testata Monaco-Matin, anche se non è ancora chiaro se si tratti di un indagato o di un semplice testimone.

Figlio del barone Christian de Massy e di Cécile Gelabale, Antoine era pronipote della principessa Antonietta (la sorella maggiore di Ranieri III) e cugino di secondo grado dell’attuale sovrano. L’allarme era scattato domenica a pranzo quando il giovane non si era presentato all’appuntamento con i parenti; le ricerche delle forze dell’ordine hanno poi portato alla scoperta del cadavere in un giardino sul boulevard du Larvotto, proprio alle spalle di Villa Sauber.

La magistratura ha aperto un fascicolo per fare luce sul decesso. Guardando i filmati delle telecamere di sicurezza della zona, gli investigatori sono risaliti a un individuo che si trovava nei pressi del luogo del ritrovamento, ma per il momento non si esclude nemmeno l’ipotesi di un tragico incidente.

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Excessive wealth, extreme emissions – and ecocide: what I learned at Europe’s big superyacht show

These yachts are highly popular with the ‘super-bourgeoisie’ – and getting bigger. Can anything be done to stop them destroying our seas?

Who knew? Apparently everyone did, apart from me: you don’t wear shoes on a superyacht. Now, about to step on to my first teak deck at the Monaco Yacht Show, I’ve got to take my trainers off, and I’m having a sock panic. Have they got holes? Do they even match? Do they smell?

To be honest, I’ve come dressed all wrong for Europe’s big annual superyacht trade exhibition. The code for men seems to be crisp and tucked in, blazers and chinos, navy and white, sculpted hair and designer sunnies. (I went colourful, loose, casual). For women, it’s something like Riviera elegance. Everyone – whether they’re Italian, French, English, German, American, exhibitors, buyers, brokers, charterers – seems to know each other. The international superyacht community seems to be a close-knit one, and I’m not part of it. Yet.

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© Photograph: Sam Wollaston/The Guardian

© Photograph: Sam Wollaston/The Guardian

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