Longevidade, espumas e tremoços, com Carlos Vaz Marques, Ricardo Araújo Pereira, Pedro Mexia e João Miguel Tavares


En este episodio de Hoy en EL PAÍS, Ana Fuentes conversa con un maquinista de mercancías, un antiguo trabajador de Renfe vinculado durante años a la alta velocidad y un exdirector de calidad de Adif, para intentar entender qué ocurrió en el choque de trenes de Urda. Los tres repasan cómo funcionan las comunicaciones entre maquinistas y centros de control, el papel de los sistemas de seguridad y los cambios que ha vivido la red ferroviaria en las últimas décadas. ¿Qué ocurrió en los minutos previos al choque? ¿Por qué los profesionales del sector consideran tan excepcional este accidente? ¿Qué cambios creen necesarios para evitar que vuelva a repetirse?
Production: By Europod, in co-production with Sphera Network.
EUobserver is proud to have an editorial partnership with Europod to co-publish the podcast series “Briefed” hosted by Léa Marchal. The podcast is available on all major platforms.
Find the full transcript below:
The EU-Canada summit opens today in Montreal and runs until tomorrow (30 October). One idea is overshadowing the meeting: making Canada an “associate member” of the EU. However, the 27 member states are far from agreed on it.
So, what can we actually expect from this summit?
Canada is, let’s say, one of the EU’s favourite partners. And it went as far as this: Ursula von der Leyen proposing to make Canada an associate member of the EU.
This came as a surprise, because the idea had not been discussed with the 27 member states. And now that we are getting into the details, it has become a real issue.
So much so that the EU is scrambling at the last minute to agree on the wording to use during the summit with Ottawa.
As an illustration, as recently as yesterday, the EU still didn’t know what to do with the term “associate member” in the joint EU-Canada declaration. Council officials had suggested mentioning the status, while making clear it was the Commission’s idea. But even in that form, Germany, France, Italy and Greece objected.
Why? First, because no decision was ever taken through the proper channels.
And above all, because the status simply doesn’t exist.
The word “member” is already a problem, because it implies some form of participation in the EU. And the treaties limit that to a certain geographical area, which, as you can imagine, doesn’t stretch across the Atlantic.
So what does the Commission actually have in mind? According to an EU official, associate member status would mean consulting each other even more on a number of policies: climate, energy, AI, security and so on.
Canada could also join some EU programmes more automatically. Although in reality, it already takes part in several of them, such as Horizon, the research programme, or SAFE, the defence loan instrument. The same official says there would also be more regular meetings to coordinate positions.
But all of this remains very vague. For many observers, von der Leyen’s proposal was above all a way to show the friendship between the EU and Canada, at a time when the United States is behaving in a threatening way.
Now, what does Canada think of this? When von der Leyen made her proposal in her speech, Canadian Prime Minister Mark Carney welcomed it, as diplomacy and politeness require.
Since then, according to Canadian media, he has avoided using the expression “associate member”. And in any case, Canada has no intention of joining the EU. It simply isn’t something it is interested in.
So whether there are ways to deepen cooperation is, once again, still to be seen.
The summit, will surely not bring answers or decisions on such a relationship.
More time will be needed to discuss a new status, or leave it completely.
In the meantime, the two blocs will sign what they call an “alliance for the future”. It is less binding and more consensual.
That’s what bilateral summits like this are for: reminding everyone of existing alliances, or clarifying them in some cases. Both sides adopt a joint declaration, a document in which they try to announce shared projects and take common positions on major international issues.
But as for associate membership, that will have to wait.

Pode uma pasta de grão unir os povos do Médio Oriente? Ricardo Dias Felner parte à descoberta do húmus neste episódio do podcast O Homem Que Comia Tudo


De passagem por Portugal, no âmbito do projeto GirlMove Academy, Yara Benedito Chidiamassamba conversou com “O Tal Podcast”. Ouça aqui o episódio

De passagem por Portugal, no âmbito do projeto GirlMove Academy, Yara Benedito Chidiamassamba conversou com “O Tal Podcast”. Ouça aqui o episódio


“We assume that our enemies, like the Chinese or the Iranians, want to undermine our elections,” says investigative journalist Peter Schweizer. “But a lot of the resistance has actually come from some of the states.”
The post Peter Schweizer: Inside Homeland Security’s Push to Clean Up Voter Rolls Before Election Day appeared first on Breitbart.
La subdirectora de LA RAZÓN analiza la situación del ministro de Transportes Óscar Puente, tras producirse una nueva catástrofe ferroviaria bajo su mandato. "Cuando se producen dos tragedias en menos un año, no basta con buscar al responsable", sino que "hay que preguntarse qué ha fallado en el sistema y quién debe asumir las consecuencias".
Por otra parte, las víctima de Adamuz siguen denunciando que se sienten abandonadas y que todavía no han recibido explicaciones, atención ni respuestas. Las víctimas de este nuevo accidente de trenes "merecen algo más que condolencias", y merecen "un gobierno que no les mienta".

Se oggi si chiede a qualsiasi appassionato sportivo chi sia Franco Bragagna, c’è chi lo identificherà come la voce dei successi di Jacobs e Tamberi, chi come la voce più importante della Rai sportiva, chi come la voce delle ultime edizioni delle Olimpiadi (esclusa Milano–Cortina). Se però 35 anni fa lo si fosse chiesto a lui, probabilmente non avrebbe saputo rispondere. Il motivo? Il 5 gennaio 1991 Franco Bragagna, allora poco più che trentenne e giornalista della Rai, rimase vittima di un incidente nella sede di Bolzano, dove cadde dalle scale. Dopo il ricovero in ospedale, si ritrovò con una grave perdita di memoria: non ricordava diversi anni della propria vita, compreso il fatto di essere sposato e di avere un figlio. Anche la morte del padre, avvenuta quando lui aveva 16 anni, era uscita dai suoi ricordi. A distanza di anni, Bragagna ha raccontato le conseguenze di quell’esperienza, descrivendo una condizione nella quale si sentiva tornato bambino, pur avendo già costruito una vita professionale e familiare. Lo ha fatto nel corso del podcast Jeantoneria, di Antonio Giorgino.
“Provvisoriamente la memoria non c’è più, non c’è più. Io mi ritrovo cerebralmente bambino, avevo poco più di 30 anni, 32. Per uno come me sarebbe potuta essere devastante: ricordi molto, molto sfumati, inizialmente terribili perché sono all’ospedale in pronto soccorso e mi ricordo che mio padre faceva l’infermiere all’ospedale di Bolzano. Non mi ero ricordato che era morto quando io avevo 16 anni e lui 42, una cosa che mi segna ancora. Avevo la percezione che io da grande avrei voluto fare il giornalista, cioè uno che raccontasse il mondo, e mi si dice che io faccio il giornalista“, ha esordito Bragagna.
Tra gli episodi che meglio descrivono la perdita di memoria c’è l’incontro in ospedale con Gabriella, sua moglie, che non riconobbe come tale. Bragagna ricordava alcuni aspetti della propria personalità, ma non il rapporto che lo legava alla donna. “Arriva questa persona a conoscermi, lei non sa che io l’ho dimenticata e ho completamente dimenticato… Le dicono: ‘È un po’ confuso‘, e io so che sta arrivando una persona che teoricamente almeno mi è cara e faccio questo ragionamento: non porta il tacco, ma comunque sentivo il tacco che arrivava nel silenzio, rapidissimamente mi sono domandato: ‘Chi arriva adesso? Se non mi piace… Io non sono mai stato con una che non mi piacesse, ma se fosse stato per i soldi?’, Arriva e parte il sollievo perché la guardo e dico: ‘Sei bella‘”, ha proseguito, precisando che ha riconosciuto fosse la moglie.
Un altro episodio significativo avvenne durante la notte, quando ricevette la visita di Ezio Zermiani, collega della Rai. Bragagna sapeva chi fosse, ma non ricordava di avere con lui un rapporto professionale. “Quella notte un episodio scatenante che mi dice: ‘Forse sono arrivato’. Tre di notte, arriva Ezio Zermiani. Sapevo chi era Ezio Zermiani. Viene al mio capezzale, gli do ovviamente, dal mio punto di vista del ‘lei’: ‘Mi prendi per il culo?’, lui a me. ‘No, mi scusi Zermiani‘, ‘Ah, te mi dai anche del lei?’, proseguì. Io non lo conoscevo, non immagino di conoscerlo“.
Per recuperare i ricordi, Bragagna seguì un percorso con una psicologa dell’ospedale di Bolzano, che gli consigliò di non sforzarsi di ricostruire artificialmente gli episodi dimenticati. La memoria riemerse gradualmente, senza però tornare del tutto. “Quando ho cominciato a capire cosa avevo fatto, chi ero, chi non ero, quale fosse il mio mestiere e tutto il resto, con una psicologa dell’ospedale di Bolzano abbiamo fatto un tragitto e lei mi ha raccomandato – altrimenti l’avrei fatto – non si sforzi di provare a ricordare assolutamente una situazione quell’altra, quell’altra, perché in questo caso rischia di rimanere una cefalea cronica che rischia di portarsela avanti per tutta la vita. Io ho eseguito, non sono mai stato lì. E allora piano piano non è tornato tutto, però riaffiorano ricordi, momenti, persone che poi ovviamente ho conosciuto. Si aggiunge materia, cioè…”. Dopo l’incidente, Bragagna proseguì la sua carriera giornalistica, diventando una delle voci più note dello sport italiano, soprattutto per le telecronache di atletica leggera. Ora lavora per Sky Sport, dopo aver terminato il suo rapporto con la Rai a fine 2025.
L'articolo “Persi la memoria e mi ritrovai cerebralmente bambino. Ero al pronto soccorso e ricordavo che papà facesse l’infermiere, ma era morto quando avevo 16 anni”: così Bragagna proviene da Il Fatto Quotidiano.
È in arrivo un’importante novità per Instagram, che si appresta a introdurre una funzionalità che consentirà di caricare video della durata massima di 90 minuti. La nuova funzionalità, che si chiamerà “Features“, potrà essere sfrutatta per portare sulla piattaforma di Meta tutti quei contenuti che al momento potevano essere fruiti solo al di fuori di essa. Molti podcast, ad esempio, potevano solo essere promossi tramite alcune brevi clip su Instagram, mentre ora intere puntate – purché la durata non superi l’ora e mezza – potranno essere caricate.
Per ora questa funzionalità è ancora in fase di sperimentazione: si sta, infatti, testando negli Stati Uniti, dove è disponibile per un piccolo gruppo di utenti, e con alcuni creator in Brasile, secondo quanto riferito da Megan Buckley, portavoce di Instagram. Ad annunciare questa novità è stato lo stesso capo di Instagram Adam Mosseri, che insieme Tessa Lyons, vicepresidente della sezione prodotti di Instagram, ne ha spiegato le ragioni.
“Reels rimarrà una parte fondamentale di Instagram. Ma quando si desidera approfondire la conoscenza dei creator preferiti e dei contenuti che creano, la possibilità di farlo dovrebbe essere disponibile su Instagram” ha spiegato Lyons. Mosseri ha anche raccontato di essere stato a lungo contrario sulla possibilità di introdurre su Instagram contenuti più lunghi dei venti minuti fino a oggi consentiti.
Ora il vero interrogativo rimane se questa operazione si rivelerà vincente. Al momento, infatti, Instagram non garantisce la possibilità di monetizzare in maniera diretta tramite i contenuti che si caricano sulla piattaforma, a differenza di quanto avviene ad esempio su YouTube dove i guadagni sono garantiti sia dalla pubblicità che dal numero di abbonati a un canale. Anche su Instagram esisterebbe la possibilità di abbonarsi al canale di un creator, ma al momento è un’ipotesi che viene quasi totalmente trascurata.
“È troppo presto per condividere un modello di monetizzazione a lungo termine, ma stiamo esplorando diverse modalità per consentire ai creatori di guadagnare da brand, fan e Instagram, inclusi incentivi basati sulle prestazioni” ha spiegato un portavoce di Instagram alla rivista TechCrunch.
L'articolo In arrivo i video da 90 minuti su Instagram: ecco cos’è e come funziona la nuova “Features” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Neste episódio do Vamos a contas, Pedro Andersson responde à dúvida de uma jovem ouvinte e explica por que razão uma percentagem de ganho mais baixa num investimento não significa perder dinheiro

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The European Commission has unveiled its plan to help Europe adapt to climate change. But as extreme heat and climate disasters become the norm, the plan offers very few binding commitments.
So what does it actually change? Let’s start with what’s on the table. The commission is proposing a law that would require all 27 member states to work from the same reference scenario for rising temperatures. And, based on that, to adopt national adaptation plans.
The idea is to stop countries from redoing their own analyses and justifying what their actions are based on. From now on, the shared assumption would be: 1.5 degrees of warming by 2030, 2 degrees by 2050, and 3 degrees by 2100.
There is already something notable here: this scenario is more pessimistic than the Paris Agreement, which aims to keep global warming well below 2 degrees.
The European commissioner for climate, Wopke Hoekstra, gave an explanation ot that:
“It would be unwise not to prepare for the scenarios science puts on the agenda: so scientists are saying 1,5 might do more or less for now, but by 2050 you’re looking at 2 degrees. And by 2100, you’re looking at 3. so I would argue we need to do 2 things: one is staying close to 1,5 and make sure if there is an overshoot, we bring things down, and at the same time, let’s not contemplate and wait but let’s prepare also for a hollow future, that is also the logic of the proposal.”
Now, this assumption is also at the source of another criticism: the EU isn’t doing enough to cut greenhouse gas emissions in the first place.
At yesterday’s press conference, a journalist asked the commissioner how he could defend the Paris Agreement while the EU was lowering climate ambitions at the same time. Because in recent years, the EU has watered down several key measures of the Green Deal.
Think of the rollback on the end of combustion-engine cars, the suspension of the regulation on methane emissions, or the one on imported deforestation.
In parallel, the commission is no longer proposing new legislation to cut emissions.
Now, moving to the proposition in itself, will they really help countries to prepare for climate events to come, starting by with the next summer?
Not immediately. The package will make it easier to share useful data with national authorities, notably thanks to Copernicus, the EU’s Earth observation programme.
The commission will also publish a catalogue of adaptation solutions, available to everyone.
So overall, the package is mostly about exchanging information and ideas, and about commitments to implement national adaptation plans. It also streamlines some existing work, which is always useful.
But what the commission does not do is force member states to take concrete action, or let’s say, to show tangible results.
The Climate Law already requires countries to have adaptation plans. But those plans don’t come with quantified targets. Whether it’s about adapting soils, making buildings more resilient to heat, or protecting vulnerable people.
This is something the Greens in the European Parliament regret. German MEP Kai Tegethoff warns that the risk is to end up with plenty of information about the risks, and then do nothing about them. He is calling for binding targets.
And then, there’s one last thing: money. The commission hasn’t announced any new funding for adaptation.
So: technical tools and encouragement, but no obligations and no cash.
Commissioner Hoekstra even highlighted the amounts already allocated in the current budget, and in the proposal for the next one.
But as we know, negotiations on the next long-term EU budget are heading towards cuts. So it is unlikely that there would be an increase in the budget for climate measures.
This transcript was updated on 29 October to correct MEP Kai Tegethoff’s nationality to German.
A quasi vent’anni dal finale di “Settimo Cielo”, Jessica Biel, interprete dell’iconica Mary Camden, ha annunciato ufficialmente la produzione del reboot della celebre serie televisiva. Il longevo show, andato in onda per undici stagioni fino al 2007, tornerà in una veste rinnovata: l’attrice ha infatti confermato che il nuovo progetto non sarà una semplice replica dell’originale, pur mantenendo al centro della narrazione i valori dell’amore e dei legami familiari che hanno reso la serie un cult per milioni di spettatori.
“Ciò che vogliamo creare, il modo in cui vogliamo modernizzare la serie, riguarda le esperienze che vivono oggi gli adolescenti e le famiglie con figli di ogni età, dai più grandi ai più piccoli“, ha spiegato la Biel nell’episodio del 22 ottobre del podcast “Ladies Night” di Collider, citando temi come “questioni legate alla tecnologia, dinamiche scolastiche, bullismo, droga e alcol”.
“Vogliamo affrontare tutte queste tematiche in modo molto realistico, aspetti che l’originale sfiorava soltanto con delicatezza – ha continuato – ma all’epoca dovevamo tenere molto conto delle aspettative del nostro pubblico e avevamo parecchi vincoli. Oggi, invece, abbiamo molte meno limitazioni”.
Inoltre, la Biel, madre di due figli, Silas di 11 anni e Phineas di 6, nati dalla relazione con il marito Justin Timberlake, ritiene che una nuova versione dello show “potrebbe colmare una lacuna nell’attuale panorama televisivo”.
L'articolo Jessica Biel conferma l’arrivo di un reboot della serie tv “Settimo cielo”: “Racconteremo le esperienze che vivono oggi gli adolescenti e le famiglie” proviene da Il Fatto Quotidiano.
