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Affrontare e sconfiggere il fascismo globale di Trump e amici: così il Brasile ha dato il via

Destano una triste ilarità i penosi tentativi di motivare in modo astruso e complottista la dilagante opposizione del popolo italiano, con in testa i giovani, a un governo di incapaci attenti solo ai loro interessi personali e a quelli dei loro mandanti.

Dopo un per la verità alquanto timido tentativo di dare la colpa a Putin o alla “guerra ibrida” in genere, hanno sbattuto in prima pagina Youssef Siher, un giovane giornalista e ricercatore, per giunta di origini marocchine, che, secondo gli Sherlock Holmes del Viminale, sarebbe lo stratega degli scontri e dei saccheggi. A parte l’intrinseca ridicolaggine di tale ipotesi dato che fra l’altro l’apertura della pagina web incriminata è successiva agli incidenti, colpisce molto negativamente il teorema accusatorio sviluppato dalla dottoressa Crupi, tutto basato sulla natura “rivoluzionaria” dell’azione propagandistica progettata da Siher. La rivoluzione, anche solo vagheggiata o menzionata, diventa reato grave.

Gongola Nordio, garantista coi ricchi e potenti, inflessibile coi poveri, specie se animati da idee “sovversive” per quanto confuse, e pronto a seguire il luminoso esempio israeliano mettendo in galera i minorenni.

La realtà è molto più semplice delle teorie complottiste. Il popolo italiano si è rotto definitivamente le scatole di Meloni & C. Lo sta dimostrando nelle piazze, prossimamente nello sciopero del 30 ottobre e anche in quello del 20 novembre. Occorre manifestare in modo determinato ma pacifico incanalando nei canali costituzionalmente previsti la giusta rabbia e tenendo presente che, come non mi stancherò di ripetere a costo di irritare qualche cretino, non sono certo gli appartenenti alle Forze dell’ordine a essere i veri nemici.

Il popolo dimostrerebbe senz’altro anche nelle urne i propri sentimenti, sempre che i leader del campo largo non siano talmente gonzi da imbarcare Renzi e altri loschi figuri, e mettano al centro del loro programma il no alla guerra, al riarmo, al genocidio e alle diseguaglianze e il sì a un miglioramento effettivo della condizione di vita delle masse popolari e dei servizi sociali in genere.

A queste condizioni potremmo finalmente liberarci di Meloni & C. Ma perché ciò avvenga occorre segnare una netta e decisa discontinuità rispetto alle politiche guerrafondaie e antipopolari ispirate alla ricetta Draghi che hanno caratterizzato sia il governo Meloni sia quelli che lo hanno preceduto.

Uscendo dagli angusti confini della nostra oscura provincia italica, possiamo facilmente renderci conto della portata globale della partita in corso. Ci troviamo infatti di fronte, sul piano planetario, a una belva imperialista ferita e proprio per questo ancora più pericolosa, il cui innegabile declino di fronte all’ascesa della Cina e dei Brics sprigiona i miasmi pestilenziali e micidiali della guerra e del fascismo.

Tale fase dell’imperialismo si regge d’altronde sulla base materiale costituita dallo strapotere di pochissime aziende tecnologicamente avanzate, guidate da iper miliardari che da tempo hanno perduto ogni sentimento di umanità. Sono queste potenti forze economiche che stanno dietro a Trump e Netanyahu e ai vari governi ad essi vergognosamente asserviti, compreso quello italiano. La strategia è il ricorso alla violenza brutale contro i popoli, a partire dagli eroici palestinesi e cubani, vittime entrambi di strategie imperniate, sia pure con mezzi e intensità al momento differenti, sul genocidio.

È in effetti indispensabile, in questi perigliosi frangenti, riprendere il battagliero spirito antifascista che ha vittoriosamente contraddistinto i nostri bisnonni, padri e nonni, spingendoli fra l’altro a dar vita a documenti giuridici di fondamentale importanza come la Costituzione italiana e la Carta delle Nazioni Unite, oggi attaccate frontalmente da chi odia ogni diritto e ogni legge che non sia quella della giungla.

Particolarmente significativo è il richiamo agli anni Trenta, vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Oggi come allora siamo di fronte a una vera e propria Internazionale Nera. Ieri Hitler, Mussolini, Franco. Sono stati sconfitti ma al prezzo di decine di milioni di morti. Oggi Trump, Netanyahu, Milei. Dobbiamo sconfiggerli prima che provochino danni ancora più irreparabili, anche perché già ne hanno fatti a sufficienza.

In questa prospettiva assumono speciale importanza anche i prossimi appuntamenti elettorali, compreso quello italiano. La grande e inaspettata vittoria di Lula in Brasile ci infonde nuove speranze. Ma ancora più importante è la lotta sociale e politica per la costruzione di un fronte internazionale antifascista e progressista. Come negli Anni Trenta l’Europa è un campo di battaglia fondamentale. Occorre liberarsi delle tre emme (Macron, Meloni, Merz) e al tempo stesso respingere la crescita delle destre fasciste che si nutrono delle disastrose politiche neoliberiste e guerrafondaie delle élites europee e dell’afasia della sinistra.

Quest’ultima deve fare piazza pulita dei seguaci di Tony Blair e rilanciare un proprio progetto che sia totalmente alternativo alle élites occidentali sterministe che propugnano e organizzano guerre e genocidi per puntellare il proprio dominio oggi più che mai malfermo. Tempi duri ma entusiasmanti ci attendono. Vediamo di prepararci adeguatamente.

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L’Europa in rivolta ha le sue ragioni. Perché stupirsi?

“Ribellarsi è giusto”, diceva il grande Maozedong. E ci aveva visto lungo, dato che la Cina rappresenta oggi di gran lunga lo Stato più evoluto del mondo, scientificamente e tecnologicamente avanzato e al tempo stesso attento alla qualità della vita e ai diritti umani del suo popolo. La rivoluzione vittoriosa con la quale il popolo cinese si è liberato di imperialisti esterni e parassiti interni, è stato un passaggio fondamentale verso la conquista dell’attuale benessere.

Qualcosa di analogo, mutatis mutandis, dovrebbe avvenire con l’Europa. Il nostro continente è stato per oltre cinque secoli l’epicentro dell’espansione del colonialismo occidentale che ha soggiogato e depredato il resto del pianeta, insediando dove possibile, dagli Stati Uniti dei secoli successivi alla. Conquista, al Sudafrica tra le due guerre e ad Israele nell’ultimo dopoguerra, insediamenti di gente culturalmente ad essa simile e quindi affetta dal virus del suprematismo e del razzismo.

Nell’Europa di oggi viviamo una situazione per certi versi rovesciata rispetto a quella appena descritta. Le nuove generazioni meticce che la affollano in misura sempre maggiore costituiscono una vera e propria nemesi storica del colonialismo e hanno ragioni anche specifiche, ad esempio la proterva e immotivata negazione della cittadinanza, per ribellarsi. Ma il malessere riguarda tutti i giovani e la popolazione nel suo complesso. I pazzoidi guerrafondai, von der Leyen in testa, installati a Bruxelles, Parigi, Berlino, Roma, come a suo tempo lo furono Luigi Quattordicesimo e Maria Antonietta a Versailles, non sanno più cosa inventarsi per ottenere la propria riconferma al malfermo timone di un barcone ormai da tempo alla deriva meno controllabile.

Si inventano, letteralmente, che la Russia ci attaccherà nel 2029, nella folle illusione di ottenere in tal modo la rilegittimazione del loro potere in via di esaurimento definitivo, mentre non sanno neanche far fronte in modo adeguato alle disastrose conseguenze delle guerre in essere, quella in Ucraina, scatenata sotto l’egida della Nato a partire dal 2014, ben prima dell’intervento russo, e oggi continuata in proprio, nella velleitaria speranza di approfittarne trovando nell’odio antirusso un collante ideologico. Ovvero quella contro l’Iran, frutto della criminale aggressione di Trump e Netanyahu, nutrita anche qui dall’inesistente prospettiva del cambiamento di regime.

Queste guerre ingiuste e infami, direttamente alimentate dall’Europa con l’invio di armi ovvero con l’esagerato servilismo nei confronti di Trump e Netanyahu, stanno determinando il drastico peggioramento, in tutta Europa, delle condizioni di vita del proletariato e delle classi medie. E potrebbe aprirsi, da un giorno all’altro, il baratro della guerra nucleare, mentre le condizioni dell’ambiente continuano a peggiorare e nuove estati sempre più torride ed ardenti ci aspettano e i benefici dell’economia sono sempre più riservati a ristrette minoranze dí parassiti e speculatori. Ogni giorno, in media, almeno tre lavoratori o lavoratrici vengono macellati sull’altare del profitto (www.operaicidio.it).

Si aggiunga l’inaccettabilità etica e morale del genocidio in atto del popolo palestinese, cui i governanti europei, Italia e Germania in testa, stanno fattivamente contribuendo con l’invio di armi micidiali e la solidarietà politica più piena a Netanyahu e agli altri terroristi e criminali che lo accompagnano.

Perché stupirsi quindi, se i giovani si ribellano? Certo, in assenza di un partito rivoluzionario in grado di indicare e organizzare le più giuste ed opportune forme di lotta, la rivolta può prendere strade sbagliate: dai saccheggi indiscriminati all’ostilità tout-court alle forze dell’ordine, in una logica più da insensata jacquerie sottoproletaria che da rivoluzione sociale organizzata. Per inciso, ai fratelli e sorelle in divisa va come sempre la mia comprensione e solidarietà per dover rischiare la propria incolumità fisica per difendere un governo di servi e incapaci e un sistema disumano, basato sullo sfruttamento e l’ingiustizia strutturale.

Ma le tristi ricette demagogicamente invocate da Meloni, Vannacci & C., dall’indurimento delle sanzioni all’impraticabile baggianata della “remigrazione”, all’uso anticostituzionale delle Forze Armate in ordine pubblico, faranno solo esarcebare ulteriormente la situazione, anche se i “governanti” della destra stentano a capirlo, anche per propri evidenti e insuperabili limiti si ordine antropologico, culturale e intellettuale. L’opposizione, dal canto suo, nonostante il mio vibrante appello ai “gonzi” della settimana scorsa, è ancora a quanto pare ostaggio di Renzi, Gentiloni & C., e non ha ancora formulato un proprio convincente programma di trasformazione sociale che metta al centro le istanze e i desideri di chi, soprattutto i giovani, sta soffrendo oggi in modo sempre più acuto le contraddizioni del sistema che produce privilegi assurdi per pochi, morte e infelicità per la stragrande maggioranza.

Mettere a punto un soggetto politico collettivo in grado di assolvere a questo compito nel fuoco dello scontro politico e sociale costituisce oggi il compito davvero prioritario. Occorre costruire la nuova civiltà dei popoli contro la barbarie del potere. Fondamentale è il ruolo dei lavoratori e lo sciopero dei porti del 30 ottobre costituisce un primo segnale importante contro la guerra e il genocidio, per l’umanità. Altri ne seguiranno.

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