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Lo spread torna a crescere, rendimenti al 4,52%, i risultati dell’asta dei Btp

Lo spread tra Btp e Bund e tornato a crescere a 117 punti base, con i rendimenti dei titoli decennali che sono arrivati al 4,52%. È una battuta d’arresto rispetto alle ultime tendenze, che vedevano il differenziale in calo rispetto ai picchi della scorsa settimana. A far crescere lo spread ha contribuito anche il petrolio, tornato a 102 dollari al barile.

Nella giornata di ieri si è conclusa l’asta dei titoli di Stato a medio e lungo termine, l’ultima di ottobre. I rendimenti lordi dei prodotti emessi hanno raggiunto il 4,49%, rimanendo sotto la media di quelli sul mercato.

Perché lo spread è tornato a crescere

Dietro al nuovo aumento dello spread, che è tornato a crescere dopo una settimana in cui la tendenza sembrava al ribasso, ci sono vari fattori. Un riguarda soprattutto la Banca centrale europea, che ieri ha annunciato che avrebbe mantenuto stabili i tassi di interesse. Nella comunicazione successiva, però, la Bce ha anche fatto capire che, se l’inflazione dovesse continuare a crescere, non sono esclusi nuovi interventi per aumentare il costo del denaro.

Questo porterebbe inevitabilmente anche a un aumento degli interessi sui titoli di Stato, oltre che a un rallentamento dell’economia che potrebbe penalizzare l’Italia. Una situazione riflessa anche dai rendimenti dei Btp decennali, che sono arrivati al 4,52%.

Il petrolio continua a influire negativamente

Non ha aiutato, in mattinata, anche il prezzo del petrolio, che è tornato a crescere arrivando a 102 dollari al barile. Questo nonostante 10 Paesi dell’Ue abbiano annunciato un importante rilascio delle riserve di greggio e di carburante entro gennaio. Per alleviare le tensioni sul mercato petrolifero, in oltre, alcuni Stati hanno sospeso l’obbligo, per le aziende petrolifere, di ripristinare a breve termine le riserve svuotate.

Lo spread torna a salire anche in Europa

Anche nel resto d’Europa gli spread con i Btp tedeschi sono tornati a crescere. La Spagna ha visto i Bonos andare a 63 punti base di differenziale, pur mantenendo i rendimenti sotto il 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 30 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,35% –
Btp italiani 4,52% 117
Oat francesi 4,95% 160
Bonos spagnoli 3,98% 63

Il Paese più in difficoltà rimane la Francia. Gli Oat sono arrivati a 160 punti base di spread, anche se i rendimenti sono rimasti al 4,96%.

Le prossime aste dei titoli di Stato

Nella giornata di ieri si sono concluse le aste dei titoli di Stato a medio e lungo termine. I rendimenti hanno toccato il 4,49% per i Btp decennali, che sono rimasti quindi sotto al benchmark. Le prossime aste si terranno a inizio novembre. Le date da segnarsi sono:

  • l’11 novembre per l’asta dei Bot;
  • il 12 novembre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine;
  • il 25 novembre per l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • il 26 novembre per la seconda asta dei Bot;
  • il 27 novembre per la seconda asta dei titoli a medio e lungo termine.

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Spread ancora in calo a 114 punti base, rendimenti a 4,50% dopo l’asta dei Bot

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a calare in apertura il 29 ottobre. Il differenziale è sceso a 114 punti base, mentre i rendimenti sono tornati al 4,50%, dopo essersi allontanati da questa soglia nella giornata di ieri. I segnali dai mercati continuano a indicare una stabilizzazione delle obbligazioni.

Nella giornata di ieri si è conclusa l’asta dei Bot, da cui il Tesoro ha ricavato 4,5 miliardi di euro a breve termine. Oggi ci saranno invece le emissioni di quattro titoli a medio e lungo termine, con l’ultima asta di ottobre.

Lo spread continua a calare, ma lentamente

Un’altra apertura in leggero calo per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. La normalizzazione dei mercati obbligazionari, dopo la speculazione che aveva colpito soprattutto gli Oat francesi nelle ultime settimane, continua. L’intoppo di ieri in apertura, dopo i risultati incerti delle elezioni in Israele, sembra essere stato superato.

I rendimenti dei Btp decennali lo confermano, rientrando al 4,50%. Si tratta comunque di rendite alte, sia rispetto al recente passato, sia rispetto alla media degli ultimi 25 anni, da quando è stato introdotto l’euro, ed è un punto percentuale in più dei risultati che i Btp ottenevano anche solo pochi mesi fa.

Oggi arriva la decisione di politica monetaria della Bce

Non dovrebbe cambiare molto nemmeno dopo la comunicazione della decisione di politica monetaria della Bce. I mercati si aspettano che l’Eurotower lasci i tassi di interesse invariati, rimandando a dicembre ogni possibile ulteriore stretta monetaria. Sull’Europa pesa ancora un’inflazione più alta del previsto, ma le ragioni sono contingenti e non strutturali. La Bce teme che, aumentando ancora i tassi, si finisca per rallentare eccessivamente l’economia.

Il lento calo degli spread europei

Anche nel resto d’Europa è in corso un lento rientri degli spread su livelli più bassi rispetto al picco della scorsa settimana. In Spagna, i Bonos si sono assestati a 62 punti base, ma i rendimenti sono scesi sotto la soglia del 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 29 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,35% –
Btp italiani 4,50% 115
Oat francesi 4,90% 155
Bonos spagnoli 4,38% 62

Recupera lentamente anche la Francia, presa di mira dalla speculazione nelle scorse settimane. Lo spread tra Oat e Bund è a 115 punti base, mentre i rendimenti sono calati al 4,90%.

Oggi si concludono le aste dei titoli di Stato

Nella giornata di ieri si sono concluse le emissioni di due Bot, con vita residua di 4 e 1 mese, per un totale di 4,5 miliardi di euro raccolti dal Tesoro e rendimenti tra il 2,6 e il 2,8%. Nella giornata di oggi, invece, si terrà l’ultima asta di ottobre dei titoli di Stato italiani, con quelli a medio e lungo termine, che metteranno a disposizione:

  • un Btp in scadenza a febbraio 2031 con cedola annua lorda del 3,50%;
  • un Btp in scadenza a febbraio 2032 con cedola annua lorda del 3,95%;
  • un Btp in scadenza a ottobre 2036 con cedola annua lorda del 4,00%;
  • un CctEu in scadenza ad aprile 2936 con tasso annualizzato corrente al 3,70%.

Le aste riprenderanno poi a novembre. Le date da segnarsi sono:

  • l’11 novembre per l’asta dei Bot;
  • il 12 novembre per l’asta dei titoli a medio e lungo termine;
  • il 25 novembre per l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • il 26 novembre per la seconda asta dei Bot;
  • il 27 novembre per la seconda asta dei titoli a medio e lungo termine.

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Spread stabile a 116 punti base, rendimenti a 4,54% in crescita: pesa il prezzo del petrolio

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è rimasto sostanzialmente stabile rispetto all’apertura di ieri, a 116 punti base. I rendimenti sono leggermente cresciuti, arrivando al 4,54%. I mercati sono incerti per via delle elezioni in Israele, che non hanno restituito un chiaro vincitore e che fanno quindi temere per una nuova escalation con l’Iran.

Nella giornata di ieri si è conclusa la prima delle aste di fine mese dei titoli di Stato, con i Btp Short e i Btp€i che hanno raccolto 3,5 miliardi di euro.

Spread stabile ma rendimenti in aumento per “colpa” delle elezioni in Israele

La normalizzazione dei mercati obbligazionari statali europei ha subito un rallentamento dopo i progressi di ieri, per via dei risultati delle elezioni in Israele.

Con più del 60% dei voti conteggiati il partito del premier uscente Benjamin Netanyahu è il più votato, ma ha perso un quinto dei suoi seggi in Parlamento. Soprattutto, né la sua coalizione, né quella dell’opposizione hanno la maggioranza, a causa dell’ottimo risultato dei partiti arabi, che hanno quasi raddoppiato i loro seggi.

Perché il petrolio e i rendimenti sono in crescita

La conseguenza di questi risultati è stato un aumento del prezzo del petrolio. I mercati temono un ritorno alle ostilità con l’Iran in un momento di instabilità per Israele, che avrebbe come conseguenza nuove difficoltà nelle esportazioni di petrolio dal Golfo Persico. Per questa ragione i rendimenti dei titoli di Stato sono tornati ad aumentare, al 4,54% per i Btp decennali italiani. Lo spread è però rimasto stabile a 116 punti base.

Anche nel resto d’Europa lo spread è fermo

Anche in Spagna lo spread è rimasto fermo ai livelli di ieri. I Bonos distano 64 punti base dai Bund, con rendimenti solo leggermente superiori rispetto a quelli di ieri, al 4,02%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 28 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,37% –
Btp italiani 4,53% 116
Oat francesi 4,95% 158
Bonos spagnoli 4,02% 65

Stabile anche la situazione in Francia. Una novità per gli Oat, che nelle ultime settimane hanno subito fortissimi rialzi a causa della speculazione. I rendimenti sono rimasti lontani dalla soglia del 5%, con lo spread di fatto stabile a 158 punti base.

Oggi le aste dei Bot, concluse con successo quelle dei Btp Short

Ieri si sono concluse le aste dei Btp Short Term e dei Btp€i:

  • i Btp Short Term a 2 anni con scadenza a ottobre 2028 hanno raggiunto un rendimento del 3,55%;
  • i Btp€i in scadenza nel 2032 hanno raggiunto un rendimento dell’1,69%;
  • i Btp€i in scadenza nel 2035 hanno raggiunto un rendimento del 2,10%.

Oggi si terranno invece le aste dei Bot, i titoli di Stato a più breve termine. Saranno emessi:

  • un Bot con 4 mesi di vita residua (ISIN IT0005699340);
  • un Bot con 1 mese di vita residua (ISIN IT0005684888).

L’ultima asta, quella dei titoli a medio e lungo termine, si terrà invece domani 29 ottobre e comprenderà:

  • un Btp in scadenza a febbraio 2031 con cedola annua lorda del 3,50%;
  • un Btp in scadenza a febbraio 2032 con cedola annua lorda del 3,95%;
  • un Btp in scadenza a ottobre 2036 con cedola annua lorda del 4,00%.

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Lo Spread crolla a 115 punti base, cosa sta succedendo sui mercati

Secondo giorno consecutivo di netto calo per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. Nell’apertura del 27 ottobre il differenziale dà seguito all’ottima giornata di ieri, portandosi a 115 punti base. I rendimenti dei titoli di Stato italiani si sono assestati al 4,50%, lontani quasi due decimi dai picchi della scorsa settimana.

Nella giornata di oggi si terrà inoltre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i, con tre prodotti diversi che verranno emessi dal Tesoro nei prossimi giorni.

Lo spread sta continuando a calare insieme ai rendimenti

Rispetto all’apertura di ieri, lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è arretrato di altri 7 punti base. I rendimenti hanno subito un calo di quasi 20 centesimi di punto percentuale rispetto ai picchi della scorsa settimana, tornando al 4,50%. Sono le conseguenze della riduzione della pressione dei mercati sui titoli di debito.

Perché rendimenti e spread stanno calando

Il motivo per cui lo spread e i rendimenti si stanno riducendo così rapidamente non è intuitivo. Le cause del recente aumento di questi parametri sono ancora lì: il prezzo del petrolio è alto, l’inflazione continua a essere una preoccupazione seria, la Fed e la Bce sembrano intenzionate ad aumentare i tassi di interesse.

A ridursi è stata però la speculazione attorno a queste circostanze. La riduzione della pressione l’ha avviato Moody’s, ieri, quando ha confermato il rating Aa3 per i titoli di Stato francesi. Gli Oat erano particolarmente soggetti alla speculazione, per ragioni che si ricollegano alle difficoltà economiche e politiche della Francia, ma che non giustificavano comunque i rendimenti più alti della storia dei titoli francesi dall’introduzione dell’euro.

La decisione dell’agenzia di rating ha rassicurato i mercati e indebolito la speculazione che, per il momento, ha rinunciato ad aggredire la Francia. Non è detto, però, che in un prossimo futuro, non possa esserci un’altra offensiva, soprattutto con le elezioni del 2027 che promettono uno scontro tra due candidati non particolarmente graditi ai mercati: Marine Le Pen, di estrema destra, e Jean-Luc Mélenchon, di estrema sinistra.

La situazione dei titoli di Stato europei sta migliorando

Gli effetti di questo allentamento della speculazione si stanno vedendo in tutta Europa. In Spagna i Bonos sono tornati al 4% di rendimento, con uno spread di 65 punti base.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 27 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,35% –
Btp italiani 4,50% 115
Oat francesi 4,93% 158
Bonos spagnoli 4,00% 65

Gli Oat francesi, protagonisti in negativo delle ultime settimane, si sono ulteriormente allontanati dal 5% di rendimento, record degli ultimi 25 anni, tonando al 4,93%.

Oggi l’asta del Btp Short Term e dei Btp€i

Nella giornata di oggi si tiene l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i. I titoli che verranno emessi sono:

  • un Btp Short Term a 2 anni con cedola annuale del 3%;
  • un Btp€i a 15 anni con cedola annuale all’1,25%;
  • un Btp€i a 30 anni con cedola annuale all’2,35%.

Le prossime aste, invece, si terranno:

  • mercoledì 28 ottobre, l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre, l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

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Spread a 122 punti ma i rendimenti calano, cosa sta succedendo ai titoli italiani

Lo spread tra Btp e Bund ha aperto in leggero calo il 26 ottobre. Non è però sceso sotto la soglia dei 120 punti base, rimanendo a 122, soltanto un punto sotto la chiusura di venerdì. A scendere sensibilmente sono i rendimenti, calati sotto quota 4,60%, dopo i picchi della scorsa settimana.

Dopo la conclusione dell’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore insieme, domani riprenderanno le aste regolari, con quella dei Btp Short Term e dei Btp€i.

Lo spread non cala ma i rendimenti sì

L’apertura dei mercati obbligazionari ha portato a un calo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani ma a una sostanziale stabilità dello spread, la differenza di rendimento tra Btp e Bund tedeschi. Si tratta di un classico segnale di allentamento delle tensioni, almeno parziale, sui mercati delle obbligazioni in generale.

I rendimenti di Bund e Btp stanno calando con lo stesso ritmo, mantenendo quindi grosso modo costante il differenziale. Il dato importante è però proprio la riduzione dei rendimenti, sia per via dei preoccupanti picchi della scorsa settimana, sia per l’avvicinamento delle aste di fine mese.

Il prezzo del petrolio aiuta lo spread

Il calo dei rendimenti è contestuale a una riduzione del prezzo del petrolio. Il Wti ha aperto la settimana poco sopra i 101 dollari al Barile, mentre il Brent poco sopra i 112. Valori in senso assoluto alti, ma in riduzione rispetto alla chiusura della scorsa settimana e quindi visti come positivi dai mercati.

Cala la pressione anche sui titoli europei

Anche gli altri Paesi europei stanno beneficiando della riduzione della tensione sui mercati obbligazionari internazionali. La Spagna ha visto il suo spread calare sotto 70 punti base.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 26 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,36% –
Btp italiani 4,58% 122
Oat francesi 4,98% 162
Bonos spagnoli 4,05% 69

La Francia, che in questo momento è il Paese con i titoli di Stato maggiormente sotto pressione, è riuscita a riportare gli Oat sotto il 5% di rendimento dopo i record della scorsa settimana.

Le prossime aste dei titoli di Stato

Nella giornata di domani si terrà la prima asta dei titoli di Stato tra quelle che concluderanno il mese di ottobre. Si tratta di un asta di Btp Short Term e di Btp€i, che proporrà diversi prodotti:

  • un Btp Short Term a 2 anni con cedola annuale del 3%;
  • un Btp€i a 15 anni con cedola annuale all’1,25%;
  • un Btp€i a 30 anni con cedola annuale all’2,35%.

Le aste successive si terranno:

  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

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Scioperi della settimana dal 26 ottobre al 1° novembre, Italia bloccata dalle proteste

L’ultima settimana di ottobre, quella che andrà dal 26 al 1° novembre, sarà caratterizzata da un grande sciopero, quello generale nazionale del 30 ottobre. Una mobilitazione dei sindacati di base che, in teoria, non potrebbe toccare i trasporti, ma che rischia di bloccare comunque treni, autobus, metro e tram.

Nei giorni precedenti ci saranno comunque altri scioperi più piccioli, che si svolgeranno a livello locale ma che potrebbero comunque causare problemi e disagi.

Gli scioperi tra il 27 e il 29 ottobre

Prima del grande sciopero del 30 ottobre ci saranno alcune mobilitazioni locali, come:

  • lo sciopero dei lavoratori della società Gsa addetti al pronto intervento antincendio e primo soccorso impiegato nella tratta Incisa/Sasso Marconi (autostrada A1), il 27 ottobre;
  • lo sciopero dei dipendenti della Ecoce di Ottaviano il 28 ottobre;
  • lo sciopero dei dipendenti di Air Campania azienda che collega tramite autobus l’aeroporto di Napoli con le principali stazioni della Campania, tra le 8 e le 16 del 28 ottobre;
  • lo sciopero dei dipendenti Trenitalia in Emilia Romagna, per la Divisione Costumer Operations di Bologna, Reggio Emilia e Rimini.

Tutti gli scioperi del 30 ottobre

La giornata più complessa dal punto di vista degli scioperi sarà però quella del 30 ottobre, venerdì. Si terrà un grande sciopero generale dei sindacati di base, unito ad altre mobilitazioni locali, che sarà però articolato in diverse proteste.

Lo sciopero generale dei Cobas

Ci sono due mobilitazioni organizzate da diverse sigle legate ai Cobas, sindacati autonomi di base, che saranno generali e nazionali, ma escluderanno il settore dei trasporti. Questo è quello che hanno in comune, ma ogni sciopero ha caratteristiche leggermente diverse.

Il primo, organizzato da Adl Cobas, Clap, Conferedazione Cobas e Sial Cobas, esclude oltre ai trasporti anche la polizia locale, i servizi funerari e alcune aziende specifiche. Polizia locale e servizi funerari sono esclusi dallo sciopero per la stessa ragione per cui sono esclusi i trasporti: la legge non permette a queste categorie di scioperare nei giorni attorno alla festività di Ognissanti.

Il secondo, organizzato da Cib Unicobas, specifica soltanto che, oltre ai trasporti, soltanto i vigili del fuoco sciopereranno in maniera differente: dalle 9 alle 13 invece che per tutta la giornata.

Lo sciopero generale di Usb, che include i trasporti

Poi c’è lo sciopero generale organizzato da Usb, altro sindacato di base, a cui aderiscono Cobas Pt Usb, Sindacato Sociale Di Base, Sudd Cobas, Fi-si. Questo sciopero include anche il settore dei trasporti, con specifici orari:

  • per le ferrovie dalle 21 del 29 ottobre alle 20:59 del 30 ottobre;
  • per le autostrade dalle 22 del 29 ottobre per 24 ore.

Questo nonostante la Commissione Garanzia Sciopero abbia diffuso una circolare in cui sottolineava che, dal 30 ottobre al 5 novembre, i trasporti non possono scioperare per via della festività di Ognissanti.

Lo sciopero dei portuali, della scuola e della sanità

Il 30 ottobre ci saranno altri due scioperi, nazionali ma non generali. Il primo lo organizza Usb Lavoro Privato e coinvolgerà i lavoratori portuali per tutta la giornata.

L’altro invece è stato proclamato da Usi Cit e vi hanno aderito Cub Scuola Università e Ricerca, Cub Sanità, Fisi e Flm Uniti Cub. Come si può intuire dai nomi dei sindacati, si tratta di una mobilitazione della scuola e della sanità, pubblica e privata. Durerà tutta la giornata.

Gli altri scioperi del 30 ottobre

Infine, il 30 ottobre ci saranno anche alcuni scioperi locali:

  • Usb Lavoro Privato organizza uno sciopero dei dipendenti delle società che gestiscono gli aeroporti di Firenze e Pisa per tutta la giornata;
  • Cobas Scuola organizza uno sciopero della scuola in Sardegna e in Emilia-Romagna per tutta la giornata;
  • scioperano i dipendenti della società Italy Ecology System.

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Caregiver familiari, sì della Camera al contributo fino a 400 euro al mese: requisiti e a chi spetta

La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge Locatelli sulla riforma dei vantaggi garantiti ai cosiddetti caregiver, cioè alle persone che si prendono cura di familiari con disabilità o non autosufficienti. La legge prevede un allargamento dei diritti di queste persone e un bonus da 400 euro al mese.

Le risorse però sono limitate e soltanto poche decine di migliaia dei milioni di caregiver italiani potranno accedere ai fondi. La legge non è inoltre ancora ufficialmente in vigore. Dovrà prima essere approvata al Senato e, se ci saranno modifiche, superare un ulteriore passaggio alla Camera.

La nuova legge sui caregiver è stata approvata alla Camera

Sono diversi anni che il Parlamento tenta di riformare i vantaggi che la legge offre ai caregiver. Tra il 2013 e il 2025 sono state presentate una trentina di proposte di legge sull’argomento, tutte finite nel nulla.

La riforma è necessaria perché la Legge 104, che regola buona parte dei benefici delle persone che assistono i propri familiari con disabilità, risale al 1992 e sta mostrando alcune inadeguatezze. Oggi le persone che richiedono assistenza sono moltissime e si calcola che i loro caregiver siano tra i 7 e gli 8,5 milioni.

Chi sono i caregiver secondo la nuova legge

La definizione base di caregiver rimane quella della legge di bilancio per il 2018: una persona che assiste un familiare con disabilità o non autosufficiente in maniera gratuita e non professionale. Il familiare in questione deve essere titolare:

  • o dei benefici della legge 104;
  • o dell’indennità di accompagnamento.

La nuova legge introduce però anche le cosiddette tutele differenziate. Un modo per allargare la platea dei caregiver, riconoscendo il loro ruolo in base alle ore di assistenza. Oltre a coloro che assistono un familiare per più di 91 ore a settimana, già considerati caregiver, saranno inclusi anche:

  • coloro che assistono un familiare tra 30 e 90 ore alla settimana;
  • coloro che assistono un familiare tra 10 e 29 ore alla settimana;
  • i caregiver non conviventi, con almeno 30 ore alla settimana di assistenza.

Verranno introdotti inoltre nuovi vantaggi per queste categorie:

  • i permessi solidali per i dipendenti;
  • l’esonero dalle tasse universitarie per gli studenti caregiver;
  • i permessi per i giovani che svolgono il servizio civile.

Chi potrà avere bonus da 400 euro al mese

La misura centrale della nuova legge è un bonus da 400 euro al mese esentasse che l’Inps elargirà ad alcuni caregiver. Le rate saranno trimestrali, quindi ogni tre mesi il caregiver riceverà 1.200 euro. Ci son operò requisiti molto stringenti per accedere a questo bonus:

  • Isee di massimo 25.000 euro;
  • almeno 91 ore di assistenza settimanali da parte del caregiver;
  • un reddito non superiore a 3.000 euro l’anno.

I fondi stanziati per questo bonus sono di circa 260 milioni di euro all’anno. La misura partirà dal 2027.

Le critiche alla nuova legge sui caregiver

Le opposizioni hanno votato contro al testo, criticando soprattutto la platea molto ristretta del bonus da 400 euro, che fondamentalmente potrà essere ottenuto da chi vive della pensione di invalidità del familiare assistito. “Misure povere per chi è già povero” le ha definite Alleanza Verdi Sinistra, sottolineando che i 400 euro arriveranno a circa 52mila persone degli almeno 7 milioni di caregiver italiani.

Le associazioni che si occupano dei caregiver sottolineano la mancanza di garanzie sui contributi figurativi per la pensione, che è tra le principali richieste della categoria.

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Manovra, aiuti agli under 30 al primo impiego: Irpef ridotta, sconto in busta paga o bonus a dicembre

Il Governo vorrebbe introdurre in Manovra una misura per favorire l’assunzione dei giovani sotto i 30 anni e aumentarne gli stipendi. L’idea è quella di intervenire sulla tassazione degli stipendi, ma l’Esecutivo non avrebbe ancora deciso tra quattro possibili opzioni.

Al momento i tecnici dei ministeri starebbero eseguendo le simulazioni di spesa. Il problema rimane quello dei fondi. Fuori dalla flessibilità europea, che potrà essere utilizzata solo per energia e difesa, ci sono in tutto 9 miliardi di euro a disposizione. È una delle Manovre più modeste della storia.

Le quattro idee del Governo per gli stipendi dei giovani

Il quotidiano La Repubblica ha riportato che il Governo starebbe valutando quattro diverse opzioni per intervenire sugli stipendi dei giovani. Sono misure una alternativa all’altra: in Manovra ne finirà soltanto una.

L’Irpef agevolato per i redditi bassi

La prima idea è quella di ridurre l’aliquota Irpef più bassa per chi ha meno di 30 anni, quindi quella al 23% fino a 28mila euro di reddito. I pro di questa misura sarebbero:

  • una platea piuttosto ampia di beneficiari, visto che includerebbe tutti i nuovi assunti under 30;
  • un riscontro diretto in busta paga per i beneficiari.

Dall’altra parte, però, ci sono anche dei contro:

  • rischio di incentivare paghe lorde più basse a parità di netto;
  • costi piuttosto alti per lo Stato.

Lo sconto fiscale in busta paga

Un’altra opzione è uno sconto fiscale diretto applicato dal datore di lavoro direttamente in busta paga. Questo non sarebbe però legato alla fascia più bassa di reddito e quindi potrebbe avere una platea più ridotta. Interverrebbe però sul cuneo fiscale, avvantaggiando quindi i giovani nel mercato del lavoro.

La quattordicesima a dicembre

Una terza idea interverrebbe invece in maniera diretta con un bonus. Il Governo vorrebbe introdurre una sorta di “quattordicesima a dicembre“, che verrebbe però elargita dallo Stato ai nuovi assunti sotto i 30 anni, in base a quante tasse hanno pagato durante l’anno.

Una sorta di rimborso delle tasse per i giovani, che avrebbe sicuramente un impatto psicologico più alto delle altre misure. Anche in questo caso, però, il problema principale è quello dei costi.

La rimodulazione delle agevolazioni sugli aumenti

Infine, l’intervento più indiretto, che però avrebbe più possibilità di diventare strutturale, sarebbe una ulteriore agevolazione per gli aumenti di stipendi dei giovani. Il Governo ha introdotto, nella scorsa Manovra, una tassa sostitutiva al 5% sugli importi degli aumenti contrattuali sugli stipendi fino a 33mila euro lordi annui.

Per i giovani, questa tassa potrebbe essere ulteriormente abbassata, permettendo loro quindi di ricevere aumenti contrattuali più alti. Il lato negativo sarebbe quello di percezione, visto che i benefici si vedrebbero soltanto nel tempo, con i vari rinnovi dei contratti collettivi nazionali.

Ci sono pochissimi fondi in Manovra per i giovani

Il principale problema del Governo, che determinerà probabilmente quale di queste quattro misure finirà in Manovra, sono i soldi. Se si escludono i fondi che l’Unione europea ha concesso all’Italia di sfruttare facendo deficit, la legge di bilancio per il 2027 sposterà soltanto 9 miliardi di euro. In questa cifra andranno inclusi interventi:

  • per la sanità;
  • per riformare il fisco;
  • per gli enti territoriali.

Le risorse per i giovani sono quindi poche, come dimostra il fatto che la proposta avanzata da Antonio Tajani di una no tax area per gli under 35 di nuova assunzione sarebbe stata già accantonata.

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Carburanti, Eni proroga il tetto ai prezzi fino a fine 2026: diesel a 2,25 euro e benzina a 1,99

Durante la call con gli azionisti, il Chief Transition & Financial Officer di Eni Francesco Gattei ha annunciato che la società manterrà fino a fine anno il tetto al prezzo dei carburanti, prolungandolo quindi di due mesi. La benzina costerà 1,99 euro al litro, il diesel 2,25 euro al litro.

Eni può permettersi un’iniziativa del genere anche alla luce degli ottimi risultati del terzo trimestre, in cui l’azienda ha registrato una crescita del 125% degli utili. Dall’inizio dell’anno i guadagni di Eni sono aumentati del 70%, soprattutto a causa della guerra in Iran e del conseguente aumento del prezzo del petrolio.

Prolungato il tetto del prezzo del carburante di Eni

Eni aveva annunciato il tetto al prezzo del carburante dopo che il Governo aveva deciso di non rinnovare, a partire dall’inizio di ottobre, gli sconti sulle accise. Eni è una cosiddetta azienda partecipata, controllata dal Ministero dell’Economia. Il rinnovo del tetto bloccherà i prezzi massimi dei carburanti:

  • a 1,990 euro al litro per la benzina contro un prezzo medio di 2,025 euro al litro;
  • a 2,25 euro al litro per il gasolio contro un prezzo medio di 2,261 euro al litro.

Gli sconti ammontano quindi in media a 2,5 centesimi sulla benzina e a 1,1 centesimi sul diesel. La nuova data di scadenza del tetto al prezzo del carburante di Eni è il 31 dicembre 2026. Non è chiaro se anche le altre società che avevano seguito Eni in questa iniziativa prolungheranno i propri sconti.

Le dichiarazioni di Gattei

Ad annunciare il prolungamento dello sconto è stato il Cfo di Eni, Francesco Gattei, durante la call con gli azionisti che ha illustrato i risultati trimestrali della società. Gattei ha dichiarato:

Per noi fare impresa significa gestire una strategia volta a perseguire un valore sostenibile e a lungo termine. Crediamo che le aziende abbiano una responsabilità sociale, non possiamo vivere in una sorta di bolla al di fuori del mondo reale. Quindi vogliamo e dobbiamo essere realistici e pensare che sostenere i clienti sia una priorità per un’azienda che si occupa di un bisogno fondamentale com’è l’energia. Per questo abbiamo deciso di introdurre un tetto massimo alle nostre vendite di benzina e diesel.

L’impatto del tetto a diesel e benzina sui bilanci di Eni

Nella call non è stato illustrato con esattezza quanto questa iniziativa impatterà sui bilanci di Eni per i prossimi mesi, ma Gattei ha comunque proposto una stima:

In termini di stime, riteniamo che, nelle attuali condizioni di mercato e ipotizzando il livello osservato finora, l’impatto in un trimestre si attesterà nell’ordine di alcune centinaia di milioni.

Eni, però, non dovrebbe risentire troppo di questa spesa.

Eni può permettersi il tetto a diesel e benzina

Venerdì 23 ottobre Eni ha presentato i risultati operativi del terzo trimestre del 2026:

  • l’utile netto rettificato è stato di 2,8 miliardi di euro, il 125% in più rispetto al terzo trimestre del 2025;
  • nei primi 9 mesi dell’anno l’utile netto rettificato è stato di 6,44 miliardi di euro, il 70% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’azienda ha spiegato questi risultati con “condizioni di mercato favorevoli” vale a dire con l’aumento del prezzo del petrolio dovuto alla guerra in Iran. La dirigenza ha annunciato anche un dividendo straordinario per gli azionisti e il titolo è cresciuto in Borsa di oltre il 5%.

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I Btp Valore gemelli raccolgono 16,6 miliardi di euro: i rendimenti a emissione conclusa

L’emissione dei Btp Valore si è conclusa con ottimi risultati per il Tesoro. Lo Stato ha raccolto 16,6 miliardi di euro dai titoli di Stato retail. I rendimenti sono più alti rispetto a quelli dei Btp regolari con durate simili. Per i titoli a cedola trimestrale arrivano al 4,75%, mentre per quelli a cedola unica al 22,70%.

Nonostante interessi così alti, per lo Stato si tratta comunque di titoli convenienti. I privati, infatti, tendono a non vendere i propri titoli di Stato e a portarli a scadenza nella stragrande maggioranza dei casi. In questo modo, il Tesoro può consolidare una parte del debito pubblico, che diventa meno esposto alle variazioni dei mercati.

Come è andata l’emissione dei Btp Valore

I dati pubblicati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze sull’emissione dei Btp Valore “gemelli” sono piuttosto positivi:

  • sono stati raccolti 16.622,518 milioni di euro;
  • sono stati registrati 560.029 contratti.

Questo significa che l’importo medio acquistato da ogni privato è stato di poco meno di 30.000 euro. La conclusione dell’emissione, che è terminata alle 13 di venerdì 23 ottobre, ha anche permesso di avere dati certi sui rendimenti definitivi.

I dati dei Btp Valore

Per quanto riguarda i Btp Valore a cedole trimestrali crescenti, i rendimenti sono stati:

  • 3,75% per il 1° e 2° anno;
  • 4,20% per il 3° e 4° anno;
  • 4,75% per il 5° anno.

Questo prodotto è stato il preferito degli investitori, che ne hanno acquistato 12.071,383 milioni di euro attraverso 385.962 contratti. Questo Btp Valore era più conveniente rispetto al suo gemello, il Btp Valore Insieme, solo se chi lo ha acquistato prevede di reinvestire le cedole trimestrali.

I dati dei Btp Valore Insieme

Il Btp Valore Insieme ha attratto i restanti 4.551,135 milioni di euro di investimenti, attraverso 174.067 contratti. Questo prodotto era più conveniente solo se non si pensa di reinvestire le cedole. Ha infatti un rendimento del 22,70% in cinque anni, ma stacca la cedola soltanto al momento del rimborso finale.

I Btp Valore sono convenienti per gli investitori?

Entrambi i Btp Valore scadono tra 5 anni, nel 2031. Se li si confronta con i Btp sul mercato con scadenze simili, si può notare che i rendimenti di questi ultimi sono poco superiori al 4%. Per i Btp Valore, invece, i rendimenti medi sono:

  • del 4,13% per i titoli a cedole trimestrali;
  • del 4,54% per i titoli a cedola unica.

I Btp Valore sono quindi convenienti per gli investitori, che possono essere solo cittadini privati. Questo però non vuol dire che non siano convenienti anche per lo Stato.

Perché questi titoli “convengono” anche allo Stato

Quando lo Stato emette titoli dedicati al mercato retail, spesso è molto “generoso” con i rendimenti. Questo dovrebbe rappresentare un costo in più per il Tesoro, che aumento gli interessi che ogni anno lo Stato deve pagare sul proprio debito pubblico. Si tratta però di un prezzo che il Governo accetta di pagare per ottenere un risultato: aumentare la percentuale di debito pubblico in mano ai privati italiani.

Storicamente, gli italiani non vendono i propri Btp. Li portano a scadenza, perché sono poco propensi alle operazioni finanziarie e perché spesso, per le cifre che ogni singolo privato investe, la differenza tra la vendita e il rimborso a scadenza non è mai significativa.

In questo senso, i privati sono un fattore di stabilizzazione per il debito pubblico. Quando i titoli di Stato sono sotto pressione, i grandi investitori istituzionali, come le banche e i fondi, li vendono. Questo ne fa calare il valore e, quindi, ne fa aumentare il rendimento. È quello che sta succedendo in questi giorni, con i Btp che hanno sfiorato il 4,70% di rendimento a 10 anni. I privati contrastano questo fenomeno, non vendendo e quindi stabilizzando il mercato.

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Spread Btp-Bund a 124 punti base, calano i rendimenti: oggi ultimo giorno per i Btp Valore

L’apertura del 23 ottobre ha visto lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi raggiungere un nuovo record recente a 124 punti base. Il differenziale non apriva la giornata a questi livelli dal 2024, ma si tratta comunque di un miglioramento rispetto ai picchi raggiunti nella giornata di ieri.

Anche i rendimenti sono migliorati, rientrando al 4,60% dopo che ieri avevano sfiorato il 4,70%. Oggi è l’ultimo giorno per acquistare i Btp Valore e i Btp Valore Insieme. Dopo le 13, orario in cui terminerà l’emissione si sapranno i tassi definitivi.

Lo spread continua ad aumentare

Nonostante la situazione dello spread tra Btp e Bund sembri simile a quella che ieri aveva portato il differenziale a raggiungere i 122 punti base in apertura, nelle prime ore del 23 ottobre si sono verificati movimenti più complessi e in un certo senso opposti. Ieri la pressione sui debiti pubblici europei, determinata da vari fattori, aveva portato i rendimenti a nuovi record recenti, lasciando invece invariati quelli dei Bund.

Oggi, invece, tutti i rendimenti sono in calo. Quelli dei Bund si sono però ridotti più rapidamente di quelli degli altri Paesi europei, determinando l’allargamento dello spread.

Perché i rendimenti di Bund calano quando le cose vanno male

Sembra controintuitivo, ma nei momenti di crisi i rendimenti dei titoli di Stato tedeschi tendono a calare. Tradizionalmente, la Germania è vista come uno dei Paesi con il debito pubblico più solido e maggiormente sotto controllo. Gli investitori trattano quindi i suo Bund come un bene rifugio.

Questo status è al momento incrinato sia dalle difficoltà economiche del Paese, che appaiono però in via di risoluzione, sia dalla maggiore spesa pubblica degli ultimi governi tedeschi. Ciononostante, nei momenti di crisi, si può ancora notare una maggiore stabilità dei rendimenti tedeschi rispetto a quelli degli altri Paesi europei.

Francia oltre ogni record, continua la pressione sui titoli europei

Nonostante il calo dei rendimenti, la pressione sui titoli europei non si è allentata. I Bonos spagnoli hanno raggiunto 70 punti base di spread, ma è in Francia che la situazione è critica.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 22 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,36% –
Btp italiani 4,60% 124
Oat francesi 5,06% 170
Bonos spagnoli 4,06% 70

Gli Oat sono a 170 punti dai Bund, con rendimenti del 5,06%, il livello più alto da quando è stato introdotto l’euro. È il risultato di una combinazione di fattori, che vanno dalle difficoltà economiche del Paese a un debito pubblico fuori controllo, fino a un certo livello di speculazione sui titoli di Parigi e all’instabilità politica che potrebbe compromettere anche la prossima manovra finanziaria.

Ultimo giorno dell’emissione dei Btp Valore, poi le aste regolari

Oggi alle 13 so concluderà l’asta dei Btp Valore dedicati agli investitori retail. Il Tesoro ha già raccolto più di 14 miliardi di euro da questa iniziativa. In pomeriggio verranno resi pubblici i rendimenti definitivi. Dalla prossima settimana ricominceranno invece le aste regolari. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

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Lo spread sale a 122 punti base, rendimenti a 4,62%: mai così alti dal 2023

Lo spread tra Btp e Bund ha toccato 122 punti base in apertura del 22 ottobre. Si tratta del livello più alto del differenziale da quasi due anni, ma a preoccupare sono soprattutto i rendimenti dei titoli decennali. Nelle prime battute dell’avvio delle contrattazioni, i Btp decennali benchmark hanno toccato il 4,62%.

Il dato è a pochi decimali dai picchi del 2023, il record recente. Per trovare interessi più alti sui titoli di Stato italiani bisogna andare alla crisi del debito del 2008-2012, quando il Paese era a rischio bancarotta.

Cosa sta succedendo ai rendimenti e allo spread

C’è stato un balzo dello spread, dovuto a un aumento improvviso dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. Non si tratta però di un problema italiano, ma globale e, in parte minore, europeo. Lo testimonia il fatto che con i rendimenti che, da quando esiste l’euro, sono stati così alti solo una manciata di volte, il differenziale con i Bund tedeschi è comunque relativamente basso, a 122 punti base.

I fattori che stanno spingendo i rendimenti così in alto sono diversi e c’entrano poco con il debito pubblico italiano:

  • tante aziende e tanti Stati tanno prendendo molti soldi in prestito in un periodo in cui le banche centrali stanno limitando la circolazione di denaro;
  • l’inflazione continua ad aumentare, così come il prezzo del petrolio, oggi tornato sopra 110 dollari al barile;
  • gli Oat francesi hanno superato il record storico di rendimento da quando esiste l’euro.

Si tratta di un misto di circostanze provenienti dall’economia, dalla finanza e dall’opinione pubblica, che stanno contemporaneamente mettendo sotto pressione l’intero mercato delle obbligazioni, statali e non.

I rendimenti al 4,62% in prospettiva

L’ultima volta che i rendimenti erano stati più alti del 4,62% era il 2023, tra settembre e ottobre. L’inflazione era al 5,7%, la Bce aveva alzato i tassi al 4,5%, l’Europa si avviava verso il suo secondo inverno senza gas russo e Trump verso il suo secondo mandato alla Casa Bianca.

Se si vuole trovare la volta precedente in cui i rendimenti sono stati più alti di quelli odierni, bisogna tornare all’inizio del 2013. L’Italia stava ancora uscendo dalla più grave crisi finanziaria del secolo, quella del 2011, in cui il debito pubblico del Paese era andato sotto attacco speculativo mentre l’Europa subiva le conseguenze della crisi economica innescata dal crollo di Wall Street nel 2008.

Francia oltre ogni record di rendimento, regge la Spagna

Che la crisi sia internazionale lo si vede dai dati degli altri Paesi europei. La Spagna, che continua a essere la più stabile, fa segnare un differenziale vicino a 70 punti base e rendimenti al 4,10%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 22 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,40% –
Btp italiani 4,62% 122
Oat francesi 5,05% 165
Bonos spagnoli 4,10% 70

La pressione è più forte sulla Francia, indebolita da un debito fuori controllo e da un’instabilità politica che dura da anni. I rendimenti degli Oat hanno superato il livelli della crisi del 2011, arrivando al 5,05%, con lo spread a 165 punti base.

Altra giornata positiva per i Btp Valore, le prossime aste

Ieri si è conclusa la terza giornata dell’emissione dei Btp Valore, con una raccolta che ha portato il totale vicino a 12 miliardi di euro per il Tesoro. Le prossime aste regolari saranno invece:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

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Lo spread torna ad aumentare a 116 punti base: altri 4,1 miliardi dai Btp Valore

Lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi è tornato a crescere in apertura, dopo una giornata instabile ieri. Il differenziale è arrivato a 116 punti base con rendimenti che hanno toccato il 4,58%, vicini al record di inizio ottobre e ai picchi dell’autunno del 2023.

Continua nel frattempo l’emissione dei Btp Valore e dei Btp Valore insieme, che registra un’altra ottima giornata. Il Tesoro ha raccolto 4,1 miliardi di euro in titoli di Stato dedicati ai risparmiatori, portando il totale a 8,6 miliardi.

Altro picco per lo spread, il debito italiano soffre la crisi energetica

Già dalla giornata di ieri lo spread aveva dato segni di instabilità, dopo alcuni giorni in cui il differenziale si era attestato attorno ai 110 punti base. In apertura, la differenza di rendimenti tra i Btp italiani e i Bund tedeschi si è ampliata, arrivando a 116 punti base, a due punti dal picco recente di inizio mese.

I rendimenti sono vicini al record

Anche i rendimenti danno segni di avvicinamento ai livelli massimi recenti, toccando il 4,58%. Si tratta di un problema significativo per il Governo. I dati preliminari sulla legge di bilancio hanno dimostrato che lo Stato non ha risorse in più da spendere, tanche che anche la richiesta di adeguamento degli stipendi dei magistrati, da 1 miliardo di euro di spesa, potrebbe essere rimandata.

Ulteriori interessi sul debito, soprattutto in sostituzione di titoli a basso costo come quelli emessi prima del 2020, rischiano di peggiorare la situazione.

Il petrolio fa paura

La pressione sul debito pubblico italiano continua a essere determinata dall’aumento del prezzo del petrolio. In mattinata del 21 ottobre il Wti ha sfiorato i 100 dollari al barile. Questo nonostante i Paesi del Golfo stiano esportando più petrolio rispetto all’inizio della guerra.

I costi però rimangono alti. Tra le mine iraniane nello Stretto di Hormuz, che hanno mandato a fuoco una petroliera proprio ieri, e gli attacchi degli Houthi alle infrastrutture saudite, il mercato continua a non essere tranquillo e le assicurazioni pesano sui trasporti del greggio.

Continua la pressione sui titoli europei

Le conseguenze della crisi petrolifera si sentono in tutta Europa. I Bonos sono arrivati a 64 punti base di spread, con rendimenti ben superiori al 4%.

Spread e rendimenti dei titoli di Stato europei all’apertura del 21 ottobre 2026
Titoli di Stato Rendimenti Spread
Bund tedeschi 3,42% –
Btp italiani 4,58% 116
Oat francesi 4,96% 154
Bonos spagnoli 4,06% 64

A essere maggiormente sotto pressione è però il debito francese. Gli Oat distano 154 punti base dai Bund, con rendimenti medi che sfiorano ormai il 5%.

Come stanno andando i Btp Valore

Anche ieri è stata una giornata di raccolta positiva per i Btp Valore. Il Tesoro ha piazzato più di 4 miliardi di euro di titoli riservati agli investitori retail sul mercato. Il totale è così arrivato a 8,6 miliardi. L’emissione si concluderà il 23 ottobre. Le prossime aste regolari, invece, saranno:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

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Lo spread si mantiene stabile a 111 punti base, ma sui Btp c’è ancora pressione

Apertura stabile i 20 ottobre per i Btp, che si sono mantenuti su rendimenti e spread del tutto simili a quelli di ieri. Si tratta comunque di risultati critici, 111 punti di differenziale e rendimenti oltre il 4,55%, che testimoniano una certa pressione dei mercati finanziari verso i titoli di Stato.

Ieri si è conclusa la prima giornata dell’emissione dei Btp Valore, i nuovi titoli di Stato destinati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto 4,5 miliardi, grazie a cedole molto generose che lo Stato può permettersi per la tendenza dei privati italiani a non vendere i propri titoli di Stato prima della scadenza.

Spread stabile, ma i rendimenti rimangono alti

Giornata di stabilità per lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi. L’apertura ha confermato i livelli di ieri, con il differenziale che per tutta la giornata è rimasto attorno a quota 111 punti base. I rendimenti sono però ancora piuttosto alti, al 4,55%, a confermare che c’è ancora molta pressione sui titoli di Stato.

Petrolio i gas mantengono alti i rendimenti

Negli ultimi gironi prezzi di petrolio e gas hanno ricominciato ad aumentare. Per quanto riguarda il greggio, il problema rimane il Medio Oriente. La situazione tesa a Hormuz e gli attacchi sempre più frequenti degli Houthi contro l’Arabia Saudita agitano i mercati e fanno alzare i prezzi.

Per quanto riguarda il gas invece, l’aumento dei prezzi è dovuto a una crescita della domanda. Molti Paesi europei sono rimasti indietro sulle scorte e stanno correndo ai ripari proprio nei mesi prima del periodo invernale. L’Italia ha riempito gli stoccaggi all’88%, un buon risultato ma più basso rispetto al passato.

L’aumento dei prezzi dell’energia è una delle cause principali dell’inflazione, che a sua volta è una delle metriche più osservate per determinare l’andamento dei tassi di interesse e dei titoli di Stato. Questa situazione, quindi, impedisce ai Btp di tornare ai rendimenti di qualche mese fa.

Buona partenza per i Btp Valore

Nella giornata di ieri si è tenuta la prima parte dell’emissione dei Btp Valore, dedicati agli investitori retail. Il Tesoro ha raccolto circa 4,5 miliardi di euro. Gli strumenti a disposizione sono due:

  • un Btp Valore con cedole trimestrali step-up;
  • un Btp Valore Insieme, con cedola unica alla scadenza.

I rendimenti di questi Btp, che durano 7 anni, sono tendenzialmente più alti della media dei titoli di durata simile sul mercato. Il Tesoro può permettersi questo tipo di offerta perché, tendenzialmente, i privati non vendono i propri titoli di Stato se non in rare occasioni. Il debito pubblico di proprietà dei cittadini tende quindi a essere più stabile. L’emissione dei Btp Valore continuerà fino al 23 ottobre.

A fine mese si terranno invece le aste dei titoli di Stato regolari. Le date da segnarsi sono:

  • martedì 27 ottobre l’asta dei Btp Short Term e dei Btp€i;
  • mercoledì 28 ottobre l’asta dei Bot;
  • giovedì 29 ottobre l’asta dei titoli a medio e lungo termine.

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