Encuentran en Dakota del Norte el primer rastro de huellas fosilizadas de un T. rex adulto que permite reconstruir su paso hace 66,5 millones de años








No âmbito do Loulé Festival Animal, que irá acontecer ao longo do mês de outubro, a Câmara Municipal de Loulé lança à comunidade o desafio de encontrar o cão mais idoso do concelho de Loulé.
A 1 de outubro, assinala-se o Dia do Cão Idoso, data que coincide propositadamente com o Dia Internacional do Idoso, sendo esta uma efeméride que pretende consciencializar para a importância de dar carinho, atenção e cuidados de saúde específicos aos cães seniores, além de incentivar a adoção responsável de animais mais velhos que se encontram em abrigos.
Assim, a Autarquia de Loulé lança, nas suas redes sociais, um concurso através do qual quer identificar o cão com idade mais avançada registado no concelho.
Para concorrer, os participantes deverão enviar uma fotografia do seu animal e uma fotografia do respetivo Boletim Sanitário (para comprovar a data de nascimento), até ao dia 25 de setembro, para o email bemestaranimal@cm-loule.pt. Deverão colocar como assunto “O meu cão é o mais idoso do concelho”.
Os nomes dos três cães mais idosos serão divulgados no dia 1 de outubro, Dia do Cão Idoso. Aos participantes serão entregues os seguintes prémios: 1º prémio – uma sessão fotográfica do vencedor com o seu tutor e um saco de ração com quilos equivalentes à idade do vencedor; 2º prémio – um saco de ração com quilos equivalentes à idade do vencedor; 3º Prémio – um saco de ração com quilos equivalentes à idade do vencedor.
Assim como os humanos, os cães também enfrentam mudanças significativas à medida que envelhecem. Por isso, é fundamental que os tutores estejam atentos às necessidades específicas dessa fase da vida e, nesse sentido, é este o objetivo desta ação: sensibilizar para a importância de promover um envelhecimento digno e saudável a estes amigos de quatro patas.




Em setembro assinala-se o Mês da Sensibilização para os Cancros do Sangue. A Câmara Municipal de Loulé junta-se oficialmente à Associação Portuguesa Contra a Leucemia (APCL) como parceiro institucional no relançamento da campanha “O sangue que há em mim”, este ano sob o mote “Se eu mandasse”, e desafia as pessoas a usarem o poder da sua voz.
Com o objetivo de amplificar a consciencialização sobre as doenças hemato-oncológicas, a campanha deste ano foca-se na transição da identificação de problemas para a procura de soluções concretas, partindo da experiência direta de quem vive a doença e dos profissionais do Serviço Nacional de Saúde.
O mote desafia-nos a refletir sobre tudo o que pode contribuir para cuidados mais humanos, mais próximos e mais equitativos. A campanha pretende, assim, promover uma comunicação mais positiva e estimular uma intervenção cívica empática e informada, capaz de transformar a experiência de quem vive com doença hemato-oncológica.
Para estruturar estas propostas, a APCL desafiou 9 profissionais de saúde e 11 doentes a responderem a questões divididas em quatro eixos estratégicos: diagnóstico e acesso aos cuidados, humanização, organização dos serviços do SNS e apoio ao doente durante e após os tratamentos. As respostas revelam uma forte sintonia e serão divulgadas progressivamente ao longo de todo o mês de setembro.
Em Portugal, os cancros do sangue representam cerca de 7,8% de todos os tumores diagnosticados. O Município de Loulé reforça, através deste apoio institucional, o seu compromisso com a promoção da literacia em saúde, a equidade no acesso aos cuidados e a construção de uma comunidade mais informada e empática para com os doentes e cuidadores.
A nível nacional, a campanha arranca oficialmente no dia 3 de setembro, em Lisboa, e assinalará várias datas específicas ao longo do mês, como o Dia Mundial da Leucemia (4/09) e o Dia Mundial do Linfoma (15/09). Toda a informação e conteúdos serão partilhados nos canais digitais da APCL e das entidades parceiras, entre as quais a Autarquia de Loulé.
Fundada em 2002 por sobreviventes e médicos do IPO de Lisboa, a Associação Portuguesa Contra a Leucemia tem como missão apoiar doentes e famílias, financiar a investigação científica e aumentar a literacia em saúde. Em 2023, inaugurou a Casa Porto Seguro para acolher doentes deslocados em tratamento.
di Matteo Forlani
Quando entrarono alla corte di Susa, Spertia e Buli non chiesero un’alleanza, denaro o la liberazione di qualche prigioniero. Chiesero di essere uccisi. Le guardie ordinarono loro di gettarsi a terra davanti a Serse, ma i due rimasero in piedi, pronti a subire con la forza l’umiliazione che si rifiutavano di compiere volontariamente. Erano arrivati da Sparta per consegnare le proprie vite al posto di due araldi persiani assassinati anni prima. Il re avrebbe potuto accettare quell’offerta e trasformarla in una vendetta esemplare. Scelse invece di rimandarli a casa.
La vicenda occupa poche pagine del settimo libro delle Storie di Erodoto, fra il passaggio dell’esercito di Serse in Macedonia e l’invasione della Grecia. È rimasta nell’ombra di avvenimenti più celebri, dalle Termopili a Salamina, eppure contiene una delle scene più sorprendenti delle guerre persiane. I due Spartani — indicati anche come Sperthias e Bulis nelle traslitterazioni moderne — sembrano uscire dallo stesso mondo che avrebbe reso celebri i guerrieri di Leonida. Il passaggio più inatteso appartiene però al loro nemico. Serse, il sovrano che si preparava a invadere la Grecia, rifiutò di violare una legge che Sparta aveva già calpestato.
Tutto era cominciato intorno al 491 a.C., quando Dario inviò messaggeri in diverse città greche per domandare «terra e acqua». Consegnare quei due elementi significava riconoscere la superiorità del Gran Re e accettare di entrare nel sistema politico dell’Impero achemenide. Gli obblighi concreti potevano essere stabiliti in seguito; il gesto iniziale dichiarava chi occupasse la posizione dominante. Il significato preciso del rituale è ancora discusso dagli studiosi, anche perché lo conosciamo soprattutto attraverso fonti greche, ma Erodoto non lascia dubbi su come venisse percepito dalle comunità alle quali era rivolto: era una richiesta di sottomissione.
Molti accolsero gli araldi e consegnarono ciò che Dario chiedeva. Atene e Sparta reagirono in modo diverso. Gli Ateniesi gettarono i messaggeri persiani nel barathron, la cavità nella quale venivano precipitati alcuni condannati a morte. Gli Spartani spinsero i loro in un pozzo, invitandoli a prendere da lì la terra e l’acqua da portare al re. La risposta aveva l’efficacia brutale di una battuta destinata a essere ricordata. Dei Persiani uccisi non ci sono rimasti neppure i nomi. Nella cultura greca, tuttavia, l’araldo godeva di una protezione che sopravviveva perfino allo stato di guerra. Poteva recare una minaccia, intimare la resa o parlare per conto di un nemico, ma colpirlo significava distruggere il canale attraverso il quale anche i combattimenti potevano essere sospesi, i morti recuperati e una pace negoziata.
Anni dopo, quando Serse rinnovò la richiesta di terra e acqua alle città greche, escluse deliberatamente Atene e Sparta. L’assenza degli araldi ricordava che con quelle due comunità la diplomazia era già fallita nel modo più irreparabile. Per gli Spartani il silenzio persiano non cancellava comunque l’offesa. Il problema non dipendeva soltanto dalla reazione del Gran Re: riguardava gli dèi, i rituali pubblici e la possibilità stessa di prendere decisioni con il loro consenso.
Dopo l’uccisione, racconta Erodoto, i sacrifici cessarono di offrire presagi favorevoli. Prima di una decisione pubblica o di una spedizione militare, le vittime sacrificali dovevano mostrare che gli dèi approvavano ciò che la città stava per compiere. Quando i segni continuavano a risultare negativi, l’intera comunità si trovava davanti a un ordine del mondo che sembrava essersi inceppato.
A provocare la sciagura sarebbe stata l’ira di Taltibio, l’araldo di Agamennone nell’Iliade. A Sparta l’eroe possedeva un santuario e i Taltibiadi, che si proclamavano suoi discendenti, conservavano il privilegio ereditario di svolgere le ambascerie della città. Non era quindi una figura remota confinata alla guerra di Troia. Il suo culto proteggeva una funzione ancora viva, indispensabile perfino a una società educata al combattimento. Uccidendo gli inviati di Dario, Sparta aveva offeso insieme una consuetudine condivisa e il custode divino di quella consuetudine.
La devozione sopravvisse a lungo. Nel II secolo d.C. il viaggiatore Pausania ricordò a Sparta un tumulo attribuito a Taltibio e scrisse che gli venivano ancora offerti sacrifici come a un eroe. La tradizione registrata da Erodoto non poggiava quindi sul nome occasionale di un personaggio omerico: richiamava un culto radicato nella memoria della città.
Le assemblee si susseguirono senza trovare una soluzione. Alla fine fu fatto proclamare un appello: esisteva un Lacedemone disposto a morire per la città? Si offrirono Spertia, figlio di Aneristo, e Buli, figlio di Nicolao. Erodoto ricorda che appartenevano a famiglie nobili ed erano fra gli uomini più ricchi di Sparta. Non è un particolare ornamentale. A offrirsi non furono due uomini senza peso, scelti perché più facili da perdere, ma due membri della ristretta comunità degli Spartiati. Avevano prestigio, ricchezze e figli che sarebbero riapparsi molti anni dopo nella stessa storia.
La loro missione aveva una logica che oggi può apparire estranea. Non partivano come colpevoli materiali dell’assassinio e neppure come negoziatori incaricati di ottenere il perdono. Rappresentavano Sparta anche con il proprio corpo: due morti persiani sarebbero state compensate da due morti spartane. Nel mondo raccontato da Erodoto, la responsabilità poteva oltrepassare l’individuo, aderire a una famiglia o ricadere su una comunità intera. L’offerta di Spertia e Buli cercava di ricomporre un equilibrio, non di dimostrare che la città non aveva sbagliato.
La destinazione era Susa, nell’attuale Iran sud-occidentale, una delle capitali nelle quali il sovrano achemenide riceveva funzionari e delegazioni provenienti dall’impero. Durante il viaggio i due furono accolti da Idarne, un alto comandante persiano responsabile delle coste dell’Asia Minore. Li fece sedere alla propria tavola e provò a mostrare loro i vantaggi del servizio imperiale. Il Gran Re sapeva riconoscere gli uomini valorosi; se gli Spartani avessero accettato la sua amicizia, avrebbero potuto ricevere onori e il governo di terre greche. Idarne poteva fare una simile offerta: apparteneva all’élite di un impero abituato a premiare la lealtà e a servirsi delle aristocrazie locali.
Spertia e Buli gli risposero che il consiglio nasceva da un’esperienza incompleta. Idarne conosceva bene il servizio al re, ma non aveva mai assaggiato la libertà; se l’avesse conosciuta, avrebbe combattuto per difenderla «non soltanto con le lance, ma anche con le scuri». La frase è diventata la parte più famosa dell’episodio. Erodoto scriveva molti decenni dopo, perciò non sappiamo se quelle parole siano state davvero pronunciate a tavola. I discorsi delle Storie servono anche a mostrare il carattere dei protagonisti e le idee che attraversano l’opera. Chiamare Idarne “schiavo”, d’altra parte, non descrive la sua condizione giuridica: era un dignitario potente. La risposta spartana trasforma la dipendenza da un sovrano nel contrario della libertà politica e anticipa il modo in cui i Greci vincitori avrebbero ricordato lo scontro con la Persia.
Idarne li aveva accolti come ospiti e aveva offerto loro una via d’uscita. Alla corte di Susa fu Serse a spostare ancora una volta il significato dell’incontro. Le guardie pretesero la proskynesis, il gesto di deferenza previsto dal cerimoniale achemenide. La sua forma variava secondo il rango e poteva comprendere un inchino o una prosternazione. Per i Persiani esprimeva la gerarchia della corte; agli occhi di molti Greci assomigliava invece a un atto riservato agli dèi. Spertia e Buli rifiutarono di compierlo davanti a un uomo, pur sapendo che quella resistenza poteva anticipare la loro esecuzione di pochi istanti.
Quando furono ammessi alla presenza di Serse, spiegarono la ragione del viaggio. Sparta li aveva inviati affinché pagassero la pena dovuta per gli araldi di Dario. Gli Spartani, rispose il re, avevano infranto una legge riconosciuta da tutti uccidendo dei messaggeri. Lui non avrebbe imitato la condotta che condannava e, mettendo a morte i due volontari, non avrebbe liberato la loro città dalla colpa. Spertia e Buli avevano offerto la propria vita; Serse rifiutò che fossero loro a stabilire il prezzo.
Il rifiuto poteva servire anche alla politica regale. Risparmiare due aristocratici nemici consentiva a Serse di presentarsi come un sovrano capace di dominare la propria ira e di rispettare una norma universale. Nel racconto di Erodoto, però, il valore del gesto non viene ridotto a calcolo. Lo storico parla apertamente di magnanimità. È un dettaglio importante, perché incrina l’immagine di un’opera costruita soltanto per celebrare la superiorità morale dei Greci. Proprio mentre Spertia e Buli pronunciano una fiera difesa della libertà, il Gran Re mostra una forma di autocontrollo che Sparta non aveva saputo esercitare.
Spertia e Buli tornarono vivi. Erodoto osserva che l’ira di Taltibio cessò comunque per qualche tempo: il viaggio non aveva prodotto le due morti previste, ma aveva mostrato che Sparta riconosceva la gravità dell’offesa. Lo storico, tuttavia, non chiude qui la storia. Compie un salto di circa mezzo secolo e segue il debito fino alla generazione successiva.
Nel 430 a.C., all’inizio della guerra del Peloponneso, Nicolao figlio di Buli e Aneristo figlio di Spertia partirono a loro volta come ambasciatori. Sparta cercava l’appoggio e il denaro della Persia contro Atene. La delegazione fu intercettata in Tracia, consegnata agli Ateniesi e condotta in città. Tucidide racconta che gli uomini vennero uccisi nello stesso giorno, senza processo, e che i loro corpi furono gettati in una fossa. Per Atene si trattava di impedire a emissari pericolosi di raggiungere il Gran Re e di rispondere alle esecuzioni compiute dagli Spartani ai danni di mercanti e marinai. Erodoto guardò allo stesso avvenimento con occhi diversi: la collera di Taltibio, scrisse, aveva infine raggiunto i figli di coloro che avevano tentato di placarla.
Al di fuori delle Storie non possediamo un racconto indipendente dell’incontro con Serse. Le parole scambiate con Idarne e con il re appartengono alla forma letteraria scelta da Erodoto; anche il legame fra il sacrilegio dei padri e la morte dei figli rivela il suo bisogno di riconoscere un ordine negli avvenimenti. È proprio questo intreccio a rendere la vicenda più interessante di una semplice curiosità sul coraggio spartano. Vi convivono la memoria di un delitto diplomatico, il bisogno collettivo di espiazione, due concezioni della libertà e una riflessione sul limite del potere.
Spertia e Buli erano partiti convinti che Sparta potesse liberarsi dalla colpa soltanto attraverso la loro morte. Serse rifiutò di trasformare due innocenti nella moneta con cui saldare il sangue versato. Quando, molti anni dopo, i loro figli ripresero la strada della Persia e furono uccisi prima di raggiungerla, Erodoto riconobbe nella coincidenza il ritorno di un debito mai estinto. Era il modo antico di chiudere una storia che la clemenza del re aveva lasciato in sospeso.
L'articolo Spertia e Buli: i due Spartani che andarono da Serse su Vanilla Magazine scritto da Matteo Forlani



Las vacaciones de verano están llegando a su fin y los estudiantes gallegos volverán a las aulas en las próximas semanas. La Consellería de Educación ha publicado en el Diario Oficial de Galicia (DOG) el calendario escolar para el curso 2026-2027, que fija la fecha de inicio de las clases el 9 de septiembre. Pero no será para todos los estudiantes igual.
Ese miércoles será la 'vuelta al cole' de los alumnos de Infantil, Primaria, Secundaria, Bachillerato y Formación Profesional, así como los de cursos de especialización y enseñanzas de régimen especial. Estos últimos tendrán flexibilidad para el inicio, pero tendrá que ser como máximo el 16 de septiembre. Los niños que se incorporen a cuarto de Infantil contarán con un periodo de adaptación gradual hasta el día 15 de septiembre.
El curso terminará con carácter general el lunes 21 de junio de 2027. Sin embargo, los segundos cursos de FP básica, media y superior finalizarán antes, el 15 de junio. Los de segundo de Bachillerato dependerán del calendario de la Prueba de Acceso a la Universidad (PAU). La evaluación ordinaria tendrá que realizarse a partir del 12 de mayo de 2027, mientras que la extraordinaria deberá celebrarse a partir del 9 de junio.
Educación también establece tres periodos de vacaciones durante el curso. Las primeras serán las de Navidad, que tendrán lugar del 21 de septiembre de 2026 al 6 de enero de 2027, ambos incluidos. El descanso de Carnaval se fija para el 8, 9 y 10 de febrero. Las últimas serán las de Semana Santa, que se desarrollarán entre el 22 y el 29 de marzo.
Más allá de los periodos de vacaciones, el calendario incluye otros días sin actividad lectiva. El 7 de diciembre de 2026 se celebrará el Día do Ensino, por lo que los estudiantes no tendrán clase. A estos se suman las fiestas estatales, autonómicas y locales, como el lunes 12 de octubre, por la Hispanidad, o el martes 8 de diciembre, por la Inmaculada.
El calendario recoge que las pruebas de evaluación de diagnóstico del próximo curso, fijadas por el Gobierno del Estado a través de la ley educativa LOMLOE, tendrán lugar entre el 19 y el 23 de abril para segundo de la ESO y entre el 26 y el 30 de abril para cuarto de Primaria.


