Dalle primarie alle piazze, quando la politica non parla più alla società. L’analisi di Valbruzzi
C’è una politica che discute di leadership, candidature e assetti interni, mentre una parte della società manifesta un malcontento che fatica a trovare rappresentanza. È in questa frattura che si incrociano alcune delle principali questioni del dibattito pubblico: il campo largo alle prese con le primarie, la Lega che si avvicina al congresso senza aver sciolto il nodo della propria identità, le proteste che attraversano il Paese e un governo costretto a fare i conti con margini di bilancio sempre più stretti. Per Marco Valbruzzi, politologo che insegna Scienza politica all’Università Federico II di Napoli, il problema non riguarda soltanto la tenuta degli attuali equilibri politici, ma la capacità stessa dei partiti di interpretare trasformazioni sociali che procedono a velocità differenti. Un’analisi che si intreccia con il suo ultimo libro, Democrazie e no, appena uscito nelle librerie per Utet. Con una distinzione decisiva: il dissenso non è una patologia della democrazia, mentre lo è l’incapacità della rappresentanza di costruire un dialogo con chi protesta.
Professore, partiamo dal centrosinistra. Le primarie del campo largo potrebbero allargarsi oltre Elly Schlein e Giuseppe Conte. Il pluralismo delle candidature è una risorsa o rischia di trasformare la competizione in una resa dei conti tra leader?
Il campo largo ha di fronte a sé un’occasione irripetibile: proprio mentre il governo attraversa una fase critica sul piano del consenso, dovrebbe essere in grado di proporre un’alternativa credibile a Giorgia Meloni e alle sue politiche. Invece, si sta attorcigliando su se stesso, discutendo dei propri problemi anziché di quelli degli italiani. Se ormai le primarie non si possono evitare, devono diventare l’inizio della campagna elettorale del centrosinistra, non la conclusione della competizione interna tra Conte e Schlein. Si facciano, dunque, bene e in fretta, garantendo agli elettori una scelta autentica e il pluralismo delle candidature. Altrimenti, sarà l’ennesima occasione persa.
Le piazze, intanto, raccontano un malessere che assume forme differenti. Quanto pesa la radicalizzazione del dissenso e quanto l’incapacità dei partiti di intercettarlo?
In questo momento esistono due proteste molto diverse, anche nelle modalità, al Nord e al Sud. Le mobilitazioni studentesche nelle grandi metropoli post-industriali del Nord si muovono in una dimensione distante da quella dei partiti e dei loro rappresentanti. I giovani vivono nel digitale e seguono comportamenti che rispondono alla logica degli algoritmi; i partiti sono ancora immersi nell’analogico e nei ritmi della politica organizzata. Sono due mondi che non comunicano. Non basteranno decreti o misure di ordine pubblico a risolvere il problema. Al Sud, invece, le proteste seguono ritmi più vicini a quelli della politica partitica, ma il contrasto con il governo è netto. Qui è in gioco anche la lunga luna di miele di Meloni con gli italiani. Le risposte non possono arrivare attraverso annunci anticipati sui social, ma richiedono provvedimenti economici che, in questa fase, il governo fatica a permettersi.
Passiamo alla Lega. L’ipotesi di una candidatura di Garavaglia al congresso può rappresentare un’alternativa a Salvini oppure siamo davanti soprattutto a una partita sulle liste elettorali?
Più che un congresso fondato su mozioni e visioni alternative della Lega, mi sembra una conta in vista della composizione delle liste per le prossime elezioni politiche. Il ruolo di Garavaglia è quello di garantire a sé e alla minoranza interna una quota di candidature per il prossimo Parlamento, evitando che Salvini e i salviniani esercitino un controllo pieno. Nel frattempo, il partito continuerà a vivere in una sorta di limbo, senza risolvere la propria crisi d’identità e, di conseguenza, quella della leadership. Il congresso, insomma, rischia di regolare i rapporti di forza interni senza affrontare le ragioni profonde della difficoltà politica della Lega.
Se il Carroccio dovesse cambiare pelle, quali conseguenze ci sarebbero per gli equilibri del centrodestra e per i rapporti tra Salvini, Meloni e Tajani?
In vista del 2027, il centrodestra resterà congelato nella sua composizione storica, quella proposta e imposta per la prima volta da Berlusconi. Ma se la coalizione dovesse uscire sconfitta dalle urne, potremmo assistere alla fine del centrodestra nella sua versione della Seconda Repubblica. Si aprirebbe allora una fase di rimescolamento, che imporrebbe da un lato una ridefinizione interna alla Lega e dall’altro un rapporto meno conflittuale con Futuro Nazionale. Il punto è che gli equilibri attuali possono reggere finché la coalizione mantiene la prospettiva di governare. Una sconfitta elettorale, invece, rimetterebbe in discussione non soltanto i rapporti tra i leader, ma anche il modello politico sul quale il centrodestra si è retto negli ultimi decenni.
Primarie, proteste e leadership in discussione: siamo davanti a una fisiologica ridefinizione degli equilibri democratici o a una crisi più profonda della rappresentanza?
Le proteste, anche quelle smodate e incontrollate delle ultime settimane, fanno parte della democrazia. La sua forza sta proprio nella capacità di assorbire, con tempi e strumenti diversi, le forme radicali di dissenso e opposizione che attraversano la società. Ce lo insegna la storia delle democrazie, compresa quella italiana. L’elemento nuovo di questa fase è però l’incapacità strutturale della rappresentanza partitica di costruire ponti stabili con il mondo nel quale vivono le nuove generazioni. Negli anni Sessanta e Settanta, partiti e movimenti, pur entrando spesso in conflitto, condividevano linguaggi e una grammatica politica comune. Oggi quei mondi sembrano vivere su pianeti diversi. È questa distanza, più ancora della radicalità delle singole proteste, a porre un problema alla democrazia italiana.
L’ultima questione riguarda la manovra economica. Quanto spazio ha il governo per tenere insieme taglio delle tasse, sostegno alle famiglie e crescita, senza compromettere gli obiettivi di bilancio?
Le manovre del ministro Giorgetti sono sempre state orientate alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, ma mai come quest’anno il governo deve fare i conti con proteste sociali e di piazza che potrebbero essere arginate più efficacemente attraverso stanziamenti incisivi. Meloni ha provato a forzare la mano nella trattativa con l’Europa per ampliare i margini di manovra, ottenendo risultati limitati, al netto della flessibilità sulle spese energetiche e di difesa, che consentirà comunque al Paese di respirare. L’impossibilità di costruire una manovra pienamente elettorale, orientata ad allargare il consenso in vista delle prossime politiche, è uno dei fattori che potrebbero spingere il governo a rinviare al prossimo autunno l’appuntamento elettorale, nella speranza che le proteste, soprattutto al Sud, si attenuino. Il problema è che i vincoli finanziari restringono lo spazio delle risposte economiche proprio nel momento in cui la pressione sociale richiederebbe interventi più consistenti.
Due sabati fa siamo partiti dal volo Flydubai e dall’«11 settembre sventato» evocato da Netanyahu: come si scrive un copione prima dei fatti. Sabato scorso siamo scesi nella mente: perché crediamo anche a ciò che non è vero, e chi decide la «gabbia di realtà» dentro cui discutiamo. Stasera facciamo il passo successivo, quello che ci eravamo promessi: quando la cronaca somiglia a un brutto film di fantascienza, dove finisce la realtà e dove comincia la sceneggiatura? Ne parliamo con Stefano Re, esperto di comunicazione e metacomunicazione, e Roberto Quaglia, scrittore e commentatore culturale e geopolitico. Intervista a cura di Jeff Hoffman
Realtà e fantascienza: quando la distopia smette di essere un genere letterario
La gabbia di realtà: chi la costruisce, e perché ci discutiamo dentro anche quando non ci crediamo
Il potere dei media: crederci più di quanto crediamo ai nostri occhi
Hollywoodismo: l’ideologia invisibile che arriva prima dei telegiornali
Censura delle piattaforme: account sospesi, reportage cancellati, Parlamento che non parla..
Sovranità rovesciata
Autodifesa cognitiva: diffidare soprattutto delle storie che ci piacciono
I libri degli ospiti
Mindfucking. Dai manuali segreti della CIA al marketing, le tecniche di condizionamento mentale (Arianna Editrice)
Iscriviti al canale e attiva la campanella 
Scrivi nei commenti: qual è la narrazione che secondo te va smontata per prima?
SOSTIENI CASA DEL SOLE TV
Analista Multipolare €5/mese
Di cosa parliamo:
Il volo Flydubai FZ1073: lite tra piloti, pista iraniana, radicalizzazione, lupo solitario. Quattro generi narrativi in 48 ore.
Eroi, cattivi e “11 settembre sventato”: la grammatica hollywoodiana applicata alla cronaca.
Più armi e più sanzioni per arrivare alla pace: come si costruisce una contraddizione che nessuno nota.
Qualcuno seguirà l’esempio di Kubrick e dei grandi registi italiani di una volta? George Orwell lo chiamava bipensiero: credere contemporaneamente a due cose opposte senza avvertire il conflitto. Oggi non serve più un Ministero della Verità. Basta un buon montaggio.
LIBRI DELL’OSPITE
Enigma Kubrick. Cosa raccontano davvero i suoi film?
LE PRECEDENTI INTERVISTE A FEDERICO POVOLERI
Come ti fabbricano il consenso
CASA DEL SOLE TV: informazione libera e indipendente Casa del Sole TV non ha editori forti né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti da voi, il nostro pubblico. Se credi nel valore di un’informazione che non tace, aiutaci a continuare.
Bonifico: IBAN IT63P0326822300052392596590 Intestato a: LA CASA DEL SOLE EDIZIONI. Causale: Donazione Casa del Sole TV
PayPal: paypal.me/casadelsoletv
Sostegno ricorrente: casadelsole.tv/sostienici
Membership YouTube
L’ impegno iniziato da Giulietto Chiesa per l’uscita dell’Italia dalla NATO trova seguito in questo ottobre 2026 dopo una raccolta firme promossa da Moni Ovadia, Alberto Bradanini, Margherita Furlan, Moreno Pasquinelli e tanti altri. L’appuntamento è a Roma il 24 ottobre. Ne parliamo con due dei promotori, Moreno Pasquinelli del Fronte del Dissenso e Filippo Dellepiane. Intervista a cura di Jeff Hoffman
No al riarmo, no all’esercito europeo, no alla guerra sotto le bandiere NATO e UE.
Articolo 11: l’Italia ripudia la guerra. Lo ricordiamo , visto che chi governa sembra averlo dimenticato da molto tempo
Basi USA-NATO, sovranità limitata, strategia della tensione, caso Moro: la lunga storia di un Paese a cui non è mai stato permesso di scegliere.
Iscriviti al canale e attiva le notifiche
Ci vediamo in piazza? Scrivilo nei commenti!
SOSTIENI CASA DEL SOLE TV
Analista Multipolare €5/mese
Nello stretto di Hormuz si torna a colpire le navi e il Brent risale oltre i 100 dollari.
La BCE alza i tassi e il decennale italiano tocca i rendimenti più alti del 2026.
Le statonote: come funzionerebbero davvero e chi si opporrebbe
Moneta fiscale, crediti d’imposta e debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese
La rinascita delle piccole e medie imprese italiane: credito, energia, filiere
I risparmi degli italiani: come tenerli in Italia prima che li drenino i grandi fondi
Sanzioni, guerre e Hormuz: quanto costano all’economia reale
Quali margini di sovranità restano davvero all’Italia
NINO GALLONI: LA FINE DEL SISTEMA INFINI…
Il superamento del capitalismo. Il mondo post-angloamericano. Oltre l’economia della moneta a debito, Arianna Editrice, 2025 (postfazione di Roberta Lasi)
Ripetere per convincere: l’effetto verità illusoria
Perché le smentite non cancellano la prima versione
Dissonanza cognitiva: quando i fatti contraddicono ciò in cui crediamo
Credere per appartenere: conformismo e spirale del silenzio
Il paradosso della memoria distorta 
Banche centrali e creazione di moneta: quanto può durare ancora?
Carburanti, bollette e inflazione: chi incassa mentre noi paghiamo
Dollaro, oro e debito americano: il tramonto di una valuta di riserva
La chiusura del Ministero del Bilancio: quando l’Italia ha smesso di programmare
NINO GALLONI DEDOLLARIZZAZIONE CONTROLLATA
L’11 settembre come unità di misura di ogni minaccia, venticinque anni dopo
Il dirottamento come genere cinematografico: eroi, cattivi e lieto fine già scritti
Falsa bandiera: i casi documentati della storia e il confine con il sospetto automatico
Realtà ritoccata: fotografie ufficiali, video virali, immagini sintetiche
Profilo criminologico: attentato pianificato, gesto suicida o ancora nessuna delle due cose