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Business e price cup, cosa porta a casa Meloni dal bilaterale in Kuwait

Non solo accordi e memorandum, l’Emiro del Kuwait dice sì a prorogare il price cap su benzina e gasolio, già applicato da Q8 nelle scorse settimane in risposta all’appello del governo italiano per contenere i costi dell’energia e tutelare famiglie e imprese. Il bilaterale tra il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e Misha’al Al-Ahmad Al-Jaber Al Sabah al Bayan Palace di Kuwait City è stato ricco di spunti.

Da un lato sono stati siglati cinque accordi: il Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo della promozione degli investimenti diretti tra Agenzia Ice e l’Autorità del Kuwait per la promozione degli investimenti diretti; la lettera di intenti tra Leonardo Spa e il ministero della Difesa dello Stato del Kuwait relativa allo sviluppo delle capacità di difesa e alla cooperazione industriale; il protocollo d’intesa tra l’Arma dei Carabinieri e la Guardia Nazionale dello Stato del Kuwait sulla cooperazione militare nei settori della consulenza e della formazione; la dichiarazione dell’adozione dell’Action Plan 2027-2030 tra la Repubblica Italiana e lo Stato del Kuwait sul rafforzamento della cooperazione bilaterale; infine il memorandum d’intesa tra i Carabinieri e la Guardia Nazionale kuwaitiana.

Dall’altro con la visita in Kuwait del 23 ottobre, la tredicesima nelle Nazioni del Golfo, Giorgia Meloni diventa il primo presidente del Consiglio italiano ad avere visitato tutte e sei le Nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo nel corso di un mandato di governo. Numeri che raccontano il peso specifico delle relazioni tra Palazzo Chigi e il Golfo, come confermato tra le altre cose anche dall’invito a partecipare al Vertice del GCC di Manama del dicembre 2025. Inoltre a proposito del price cap su benzina e gasolio, fonti di Palazzo Chigi spiegano che la disponibilità dell’Emiro rappresenta “un segnale concreto della solidità delle relazioni tra Italia e Kuwait e della capacità del Governo italiano di promuovere un dialogo costruttivo con i partner strategici, traducendo il confronto diplomatico in misure di rilievo per cittadini e sistema produttivo”.

Non va dimenticato che tra Italia e Kuwait ci sono una serie di interlocuzioni molto intense, come la partecipazione dell’Italia alla liberazione del Kuwait dopo l’invasione dell’Iraq di Saddam Hussein, le relazioni da quel momento intrecciate in ambiti nevralgici, come il turismo, l’immobiliare, l’alta tecnologia, l’energia, dove Q8 rappresenta la presenza più riconoscibile con un portafoglio che comprende una rete di distribuzione di 3.000 punti vendita e investimenti nella raffinazione e nella produzione di biocarburanti, anche in partnership con Eni. Le intese siglate hanno lo scopo di cementare ulteriormente questa relazione bidirezionale, come dimostra l’accordo tra Ice e Kuwait Direct Investment Promotion Authority.

Non solo business, la geopolitica è stata al centro del bilaterale con una serie di valutazioni che il premier italiano e l’emiro hanno effettuato su temi sensibili, come le infrastrutture critiche più resilienti, le catene di approvvigionamento e distribuzione alternative, i grandi corridoi regionali e intercontinentali. Ambiti nei quali capitali kuwaitiani e capacità industriali italiane possono concorrere a ridurre le vulnerabilità comuni e creare nuove opportunità di crescita. La difesa resta un pilastro del rapporto bilaterale, spiegano fonti italiane. La visita “segue” il passo da gigante compiuto nelle relazioni bilaterali grazie all’accordo di cooperazione nel settore della difesa entrato in vigore lo scorso 12 ottobre. Sul versante della sicurezza, verrà inoltre definito un memorandum d’intesa tra i Carabinieri e la Guardia Nazionale kuwaitiana.

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Galp entrou em Bolsa há 20 anos: "Era um patinho feio e transformou-se numa joia da coroa”

Em 2006 a Galp não tinha a produção de petróleo que tem hoje. Num quadro de transformação do sector energético em Portugal, há 20 anos a empresa entrava em Bolsa, atraindo mais de 100 mil investidores. A operação trouxe “responsabilidade acrescida perante os acionistas”, diz Paula Amorim ao Expresso. E “permitiu ao Estado um tremendo encaixe financeiro”, lembra Manuel Pinho

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Dal Tap alle terre rare, Roma e Baku rafforzano la partnership industriale

Cooperazione industriale, export rafforzato, nuove strade di investimenti e ulteriori partnership nei settori strategici, come le materie critiche. Italia e Azerbaigian viaggiano spedite verso una nuova stagione di relazioni, fondate su business, cultura e geopolitica, in vista del Business Forum di Baku. Gli ultimi accordi siglati a Roma alla presenza di istituzioni e imprese raccontano tutta la bontà dell’iniziativa “Italy-Azerbaijan: Strengthening Economic and Industrial Cooperation”, organizzata da Confindustria, in collaborazione con il ministero delle Imprese e del Made in Italy, il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e il ministero dell’Economia della Repubblica dell’Azerbaigian.

Gli accordi

La presenza del ministro dell’Economia azero Mikayil Jabbarov, in visita in Italia, racconta i concreti passi in avanti nel rafforzamento delle relazioni bilaterali, anche in vista del Business Forum Italia-Azerbaigian, in programma a Baku entro la fine dell’anno. Primo punto affrontato le prospettive di collaborazione tra i sistemi produttivi dei due Paesi in settori nevralgici, come energia, materie prime critiche, industria mineraria e metallurgica, intelligenza artificiale, infrastrutture digitali. Dal momento che l’Italia è il primo mercato di destinazione delle esportazioni azere, con un interscambio bilaterale che nel 2025 ha raggiunto gli 8 miliardi di euro, ecco che il futuro delle relazioni tra i due Paesi può essere costruito su una base già ampiamente solida, che è cartina di tornasole per individuare nuove partnership.

Come è noto, la cooperazione energetica è stato uno dei pilastri del partenariato bilaterale, grazie al gasdotto TAP, che ha permesso di inviare in Italia quasi 48 miliardi di metri cubi di gas tra il 2021 e il 2025. Si tratta di un’infrastruttura decisamente strategica per la diversificazione degli approvvigionamenti energetici italiani ed europei, per cui Baku e Roma intendono mettere a frutto questa buona relazione al fine di lavorare per nuove filiere industriali e tecnologiche. L’incontro, aperto dal vicepresidente di Confindustria per l’Energia, Aurelio Regina, ha approfondito le opportunità di cooperazione tra i due Paesi. Le imprese azere hanno presentato progetti e possibili ambiti di collaborazione, seguiti da incontri B2B con le aziende italiane.

Le voci

“Il partenariato strategico tra Italia e Azerbaigian si rafforza con una nuova prospettiva: affiancare alla consolidata collaborazione energetica tra i nostri Paesi nuovi investimenti azeri nel nostro sistema produttivo”, ha affermato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “Vogliamo costruire con l’Azerbaigian una partnership tecnologica e industriale che valorizzi le eccellenze italiane nei settori più innovativi, dall’intelligenza artificiale applicata ai processi produttivi, fino alla robotica avanzata. La dichiarazione congiunta sulle materie prime critiche firmata oggi va in questa direzione: unire risorse azere e competenze italiane per diversificare gli approvvigionamenti e promuovere investimenti lungo l’intera filiera, anche con il possibile sostegno del Fondo Nazionale del Made in Italy”, ha aggiunto. “L’Azerbaigian può essere un partner importante anche per il progetto di deposito strategico di materie prime critiche che l’Italia si candida a realizzare a Porto Marghera: un primo sito pilota europeo per proteggere le industrie italiane ed europee dagli shock nelle forniture e rafforzare la nostra autonomia strategica”.

“La cooperazione energetica è un pilastro delle relazioni tra Italia e Azerbaigian, ma oggi abbiamo l’opportunità di rafforzare e ampliare questa partnership a nuovi settori strategici, dalle materie prime critiche alla metallurgia, dall’intelligenza artificiale alle tecnologie digitali. Il nostro export verso l’Azerbaigian ha raggiunto i 432 milioni di euro nel 2025, ma possiamo fare molto di più: secondo le stime del nostro Centro Studi esiste un potenziale aggiuntivo di oltre 110 milioni di euro”, ha dichiarato il Presidente di Confindustria Emanuele Orsini. “L’obiettivo è trasformare queste opportunità in progetti industriali, investimenti e collaborazioni di lungo periodo, valorizzando le competenze e le tecnologie delle nostre imprese e contribuendo alla diversificazione produttiva dell’Azerbaigian. Confindustria è pronta a sostenere questo percorso e a favorire nuove sinergie tra i due sistemi produttivi, anche in vista del prossimo Business Forum di Baku”.

“L’Azerbaigian è un partner strategico per l’Italia, sia sul piano economico che su quello politico e vogliamo rafforzare ulteriormente le opportunità di cooperazione industriale, anche nel settore delle materie prime critiche. La Dichiarazione congiunta sulla cooperazione strategica offrirà una cornice per integrare le competenze italiane con il potenziale minerario azero, lungo l’intera filiera, dall’estrazione alla trasformazione e al riciclo”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Le prospettive

La capacità di intercettare le nuove rotte geopolitiche a cavallo tra Caucaso e Mare Nostrum è all’origine dell’intensificarsi delle relazioni tra Italia e Azerbaigian, convinzione che il Governo Meloni ha da subito avuta ben chiara nelle priorità internazionali. Baku rappresenta un peculiare partner che si inserisce alla perfezione nel concetto di Mediterraneo Globale, da dove Roma può tessere nuove relazioni e imprimere un’accelerazione alle proprie priorità. Se in principio il nesso era essenzialmente circoscritto al dossier energetico coagulatosi attorno al TAP, progressivamente le interlocuzioni del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli e di quello delle Imprese e del Made in Italy Urso hanno rafforzato anche le relazioni personali, oltre che di sistema tra i due Paesi. Molto lavoro negli ultimi anni si deve anche all’ambasciatore Rashad Aslanov, che ha da poco lasciato Roma per la nuova destinazione in Turchia.

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Dalle piazze alle minacce esterne. La tempesta perfetta sull’Europa raccontata dall’amb. Mattiolo

Dalla Francia all’Italia, fermo restando che il diritto di manifestare è assolutamente sacrosanto nelle democrazie liberali, la dimensione di queste manifestazioni ormai coinvolge studenti, famiglie, lavoratori dei settori più diversi colpiti dal caro energia, dalla globalizzazione e da tutta una serie di fattori: sono il sintomo di un disagio sociale che nell’Europa esiste perché l’Europa non vive più una crescita economica. Vede attaccate le fondamenta, ovvero la sua capacità manifatturiera, la sua capacità di innovazione tecnologica, e la sua competitività è messa a rischio. Tutto questo degenera in forme di violenza che sembrano avere l’unico scopo di destabilizzare le democrazie occidentali che noi rappresentiamo. È legittimo quindi interrogarsi su chi stia soffiando sul fuoco. Lo dice a Formiche.net l’ambasciatore Luigi Mattiolo, presidente italiano di Villa Vigoni, Centro italo-tedesco per il dialogo europeo, già Primo Consigliere alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Onu, ambasciatore a Tel Aviv, ad Ankara, a Berlino oltre che Consigliere Diplomatico del governo del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi.

Caro energia, black bloc, non solo a Parigi, ma purtroppo anche a Milano, ed elezioni alle porte in mezza Europa: è la tempesta perfetta? E come potrà difendersi l’Unione europea?

Innanzitutto concordo con questa definizione di tempesta perfetta, perché effettivamente siamo in una fase in cui ci sono tre fattori esogeni che colpiscono in pieno l’Europa. Il primo, ovviamente, è l’atteggiamento dell’attuale amministrazione americana con riguardo alla difesa euro-atlantica e agli evidenti tentativi di trovare un accordo sull’Ucraina con la Russia, sulla testa dell’Ucraina e sulla testa dell’Europa. Il secondo è la minaccia russa sia che sia ibrida, sia che sia inafferrabile, o anche retorica, ma comunque è sicuramente una minaccia, ed è sicuramente un fattore profondo di destabilizzazione in Europa, visto che ha portato un conflitto che non intende interrompere, evidentemente, nel cuore del continente. Il terzo è la Cina che comunque continua ad agire abbastanza spudoratamente sulle catene di valore di materiali critici e mette in difficoltà profonda l’industria e la capacità manifatturiera europea, con una esportazione direi massiccia se non selvaggia e di beni di consumo a prezzi assolutamente stracciati.

Su tutto questo poi impatta la crisi ucraina…

L’intervento di Zelensky al Consiglio europeo è stato particolarmente preoccupante, non solo perché ha coinciso con una fase in cui l’Ucraina è colpita al cuore nelle sue infrastrutture energetiche e nei suoi obiettivi, che ormai di militare non hanno nulla, ma sono semplicemente legati all’evidente disegno di scoraggiare e demoralizzare e terrorizzare la popolazione civile. Bensì c’è un’Ucraina che lamenta un appoggio strategico americano a dir poco a intermittenza, malgrado i 90 miliardi stanziati l’anno scorso dall’Unione Europea, che ormai, è bene ricordarlo, è l’unica che si fa carico dei costi della difesa ucraina in questa fase. Per cui Zelensky ha denunciato un buco l’anno prossimo di 30-35 miliardi: al momento non si vede dove l’Unione europea potrebbe andare a prendere quel denaro, a meno di non mettere mano alle riserve valutarie russe.

Con quali inconvenienti?

Si aprirebbe un autentico vaso di Pandora e personalmente capisco le perplessità del Belgio che, attraverso il meccanismo di Euroclear, finisce per essere quello giuridicamente responsabile in prima battuta della gestione e della protezione di quelle riserve. Ci sarebbe inoltre un discorso di credibilità dell’Europa come rifugio e detentore di riserve valutarie di qualunque Paese al mondo: ciò potrebbe avere delle ripercussioni gravissime e sarebbe per certi versi senza precedenti. In passato le riserve valutarie di un Paese sono state utilizzate molto spesso, ma si trattava di Paesi sconfitti, dopo un accordo di pace inevitabilmente penalizzante nei loro confronti. Ma non è questo ancora lo scenario, come sappiamo. E in più poi mi ha anche colpito questa annotazione che non voglio chiamare minaccia, perché non lo è, ma diciamo una pesante annotazione di Zelensky che ha detto chiaramente che in caso di sconfitta l’Unione europea dovrebbe far fronte a un’ondata migratoria di profughi. Francamente non penso che sarebbe altrimenti, perché dopo quattro anni di guerra e di martirio non so quanto i cittadini ucraini siano così pronti a cadere sotto il giogo della Russia vincitrice: quindi è chiaro che questo fenomeno andrebbe affrontato.

Come arriva l’Europa?

Nello scorso Consiglio europeo non sono stati fatti grossi passi avanti. Ha affrontato innanzitutto una situazione polarizzata, basta guardare alle violenze che hanno caratterizzato purtroppo le manifestazioni. Dalla Francia all’Italia, fermo restando che il diritto di manifestare è assolutamente sacrosanto nelle democrazie liberali, la dimensione di queste manifestazioni ormai coinvolge studenti, famiglie, lavoratori dei settori più diversi colpiti dal caro energia, dalla globalizzazione e da tutta una serie di fattori: sono il sintomo di un disagio sociale che nell’Europa esiste perché l’Europa non vive più una crescita economica. Vede attaccate le fondamenta, ovvero la sua capacità manifatturiera, la sua capacità di innovazione tecnologica, e la sua competitività è messa a rischio. Tutto questo degenera in forme di violenza che sembrano avere l’unico scopo di destabilizzare le democrazie occidentali che noi rappresentiamo. È legittimo quindi interrogarsi su chi stia soffiando sul fuoco. Ma non è tutto.

Ovvero?

Se non si risolverà il terzo fattore di crisi, il bilancio dei prossimi sette anni, sarà credo sempre peggio. A seconda di quanto si troverà un compromesso tra questi grandi Paesi, potrebbe essere ancor più difficile trovare un compromesso, fare delle rinunce, “vendere” alle proprie opinioni pubbliche l’accordo trovato. Se ci fossero dei cambi di coalizione di governo in grandi Paesi europei come Francia e Spagna potrebbero trovarsi al potere delle forze politiche che viceversa hanno tutto l’interesse a mortificare ulteriormente il bilancio comunitario, mettendo assolutamente a repentaglio tutti quelli che sono gli obiettivi di cui parliamo da anni, come l’innovazione, la transizione e la difesa e quant’altro.

Ritiene che proprio in un momento simile, caratterizzato dalle policrisi, così come le ha definite l’altro giorno la Presidente del Consiglio, ci sia l’opportunità per l’Ue di crescere, magari sanando le proprie deficienze. E in che modo visto che si trova con le spalle al muro?

Questa volta sì, l’Ue è proprio messa con le spalle al muro. Ma essere messi con le spalle al muro può significare soccombere oppure tirarsi fuori dall’angolo e quindi fare scelte che solo fino a un momento prima sembravano impensabili. Come? Penso al caro energia, che pesa di più ed è quello che è alla base del disagio sociale che, al di là delle violenze terribili e delle strumentalizzazioni nelle piazze, è un dato di fatto. Io mi auguro, leggendo le conclusioni del Consiglio europeo, che si prenda di petto la questione calmierando i prezzi, tornando su quello che è un cavallo di battaglia dell’Italia da molti anni cioè il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas. Perché in questa fase il primo kilowatt di energia elettrica prodotto con le rinnovabili, nel nostro caso con l’idroelettrico, con l’eolico e soprattutto con il solare, lo paghiamo al prezzo dell’ultimo kilowatt prodotto con il gas: nelle conclusioni del Consiglio europeo si insiste perché la Commissione proponga delle soluzioni su questo fronte. In realtà non è che la Commissione le soluzioni non ce le abbia, è che manca la volontà politica di tutti gli Stati membri perché non tutti sono nelle medesime condizioni. Alcuni hanno una quota di rinnovabili molto maggiore della nostra e quindi non hanno poi questo grande interesse al disaccoppiamento, ma è arrivato il momento di studiare dei meccanismi comuni: uno potrebbe essere quello di restituire al bilanci nazionali gli extraprofitti fatti sui primi kilowatt, visto che sono stati venduti tutti al prezzo dell’ultimo kilowatt. Però è necessario anche lavorare sulla domanda, cioè fare una domanda aggregata fra Stati membri, come l’Unione europea è stata capace di fare nel caso dei vaccini per la pandemia che rimangono un esempio unico, devo dire finora anche non ripetuto, ma sicuramente replicabile sul fronte dell’energia. Infine non va dimenticata la capacità di accumulo.

Come procedere?

Attraverso batterie dieci o venti volte superiori a quelle che esistono sul continente europeo, saremmo finalmente in grado di immagazzinare l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili in surplus e utilizzarla banalmente nelle fasce orarie in cui viceversa produciamo energia elettrica con il gas.

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L’Italia scotta, la politica resta fredda su clima ed energia

Dopo l’estate 2026 che cosa deve ancora succedere perché il cambiamento climatico diventi una priorità della politica? In Italia ci sono vari piani relativi a energia e clima, ma non sono finanziati. E anche l’Europa ha smesso di dare il buon esempio.

L'articolo L’Italia scotta, la politica resta fredda su clima ed energia proviene da Lavoce.info.

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Gas, PSV in calo ma vicino ai massimi del mese: tutelato in rialzo a 0,843 €/Smc il 31 Ottobre 2026

Quanto costa oggi un metro cubo di gas? Il prezzo aggiornato quotidianamente del mercato all’ingrosso è un indicatore utile per capire la direzione delle tariffe, ma non coincide con il costo finale in bolletta. Per sapere quanto potresti pagare occorre considerare anche consumi, trasporto, oneri e imposte, oltre alle condizioni applicate dal tuo fornitore.

Nel mercato tutelato, il prezzo della sola materia prima gas più aggiornato disponibile per oggi 31 Ottobre 2026 è quello di Settembre 2026: ARERA lo ha fissato a 0,843182 €/Smc. Il valore viene aggiornato mensilmente, non ogni giorno. A questo si aggiungono costi di trasporto, oneri e imposte, che variano in base alle caratteristiche dell’utenza e ai consumi. Nel mercato libero, invece, il prezzo della materia gas è definito dalle singole società.

Prezzo della materia prima in €/Smc

Tutelato: prezzo definito mensilmente da ARERA. Il valore più recente disponibile è 0,843182 €/Smc per Settembre 2026.

Libero: varia da fornitore a fornitore; può essere legato al PSV oppure bloccato per 12 o 24 mesi.

Il costo del gas per i clienti del servizio di tutela della vulnerabilità

Per i clienti del servizio di tutela della vulnerabilità, il prezzo ARERA della materia prima è pari a 0,843182 €/Smc per Settembre 2026, ultimo mese disponibile nei dati. Rispetto ad Agosto 2026, quando era pari a 0,686448 €/Smc, è aumentato del 22,8%. Questo valore riguarda soltanto la componente di approvvigionamento: non rappresenta il prezzo complessivo di ogni Smc in bolletta.

Il PSV, riferimento del mercato all’ingrosso, il 30 Ottobre 2026 si è attestato a 102,57 €/MWh, in calo del 2,7% rispetto al giorno precedente. Resta però vicino al massimo degli ultimi 30 giorni, pari a 105,43 €/MWh, ed è superiore del 17,3% alla media del periodo. Le quotazioni giornaliere del PSV e il prezzo mensile ARERA hanno frequenze e modalità di calcolo diverse, quindi non sono direttamente sovrapponibili.

Il costo del gas nel mercato libero

Nel mercato libero il prezzo della materia gas può essere:

Fisso: non cambia per il periodo previsto dal contratto, spesso 12 o 24 mesi, fatta salva l’applicazione delle altre condizioni contrattuali.

Indicizzato: segue un indice di mercato, spesso il PSV, a cui il fornitore può aggiungere uno spread e altri corrispettivi stabiliti nell’offerta.

Le offerte cambiano da un operatore all’altro e possono includere sconti, bonus o servizi aggiuntivi. Per confrontarle è importante verificare il prezzo della materia prima, eventuali quote fisse, la durata delle condizioni economiche e le modalità di aggiornamento, oltre alla spesa annua stimata.

Come si compone il prezzo in bolletta

La bolletta del gas comprende le stesse principali voci in entrambi i mercati: materia prima, trasporto e gestione del contatore, oneri di sistema e imposte. Il peso di ciascuna componente dipende anche dai consumi e dalle caratteristiche dell’utenza.

Nel servizio di tutela della vulnerabilità le componenti sono regolate secondo le condizioni stabilite dall’autorità. Nel mercato libero, trasporto, oneri e imposte restano regolati, mentre il prezzo della materia gas è definito dal fornitore in base all’offerta sottoscritta.

Quanto spenderai in bolletta

La tabella propone una stima puramente indicativa della sola materia prima, usando il valore ARERA più recente disponibile di 0,843182 €/Smc. Per rendere possibile il confronto, sono ipotizzati consumi annui esemplificativi di 700 Smc per una famiglia di 2 persone, 1.000 Smc per 3 persone e 1.400 Smc per 4 persone. I consumi reali possono essere molto diversi in base a zona climatica, riscaldamento, isolamento dell’abitazione e abitudini. Gli importi non includono trasporto, oneri e imposte.

Famiglia Consumo annuo ipotizzato Tutelato: sola materia prima Mercato libero
2 persone 700 Smc 590,23 € Variabile secondo l’offerta
3 persone 1.000 Smc 843,18 € Variabile secondo l’offerta
4 persone 1.400 Smc 1.180,45 € Variabile secondo l’offerta

Nel tutelato il calcolo della sola materia prima è semplice perché si applica il prezzo unitario ARERA del periodo, moltiplicato per i consumi. Nel mercato libero la spesa dipende dall’offerta attiva: per questo le cifre sono più indicative e il confronto corretto va fatto considerando tutte le voci della bolletta, non soltanto il prezzo per Smc.

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PUN in calo: energia elettrica a 0,258 €/kWh il 31 Ottobre 2026

PUN (Prezzo Unico Nazionale) – prezzo base all’ingrosso

Il 31 Ottobre 2026 il PUN si attesta a 0,258 €/kWh, pari a 258,00 €/MWh. Il dato è in calo del 5,9% rispetto al giorno precedente, quando il prezzo era di circa 0,274 €/kWh. Il ribasso giornaliero, tuttavia, non annulla il livello relativamente elevato: il valore odierno è superiore dello 0,8% alla media degli ultimi sette giorni, pari a 0,256 €/kWh, e dell’11,4% alla media degli ultimi 30 giorni, pari a 0,232 €/kWh.

Negli ultimi 30 giorni il PUN ha oscillato tra 0,181 €/kWh e 0,278 €/kWh. Il prezzo odierno non risulta vicino né al massimo né al minimo del periodo.

Arera – Tariffa tutelata: Monoraria e Bioraria (F1 / F2–F3)

I valori ARERA riportati per settembre 2026 sono prezzi delle fasce in €/MWh; convertiti in €/kWh corrispondono a 0,20482 €/kWh per la tariffa monoraria F0, 0,242 €/kWh in fascia F1, 0,174 €/kWh in F2 e 0,304 €/kWh in F3. Nella tariffa bioraria, le fasce F2 e F3 si applicano rispettivamente alle ore intermedie e a quelle fuori punta, secondo le condizioni previste dall’offerta.

Costo energia elettrica nel mercato libero

Nel mercato libero il PUN costituisce un riferimento per le offerte indicizzate, ma non coincide con il prezzo finale pagato in bolletta. Il costo effettivo dipende dal contratto: possono aggiungersi spread o altri corrispettivi del venditore, oltre a trasporto, gestione del contatore, oneri di sistema, imposte e IVA. Le offerte a prezzo fisso, invece, seguono le condizioni contrattuali e non necessariamente le oscillazioni quotidiane del PUN.

Cosa significa per le famiglie

In sintesi: 0,258 €/kWh è il prezzo all’ingrosso del PUN di oggi, non un costo completo comprensivo di tasse e oneri. Non è quindi possibile ricavare un importo finale unico in bolletta senza conoscere tariffa, consumi e componenti applicate dal fornitore.

Per una famiglia tipo che consuma 2.700 kWh all’anno, ovvero circa 225 kWh al mese, moltiplicare i consumi per il PUN odierno dà un valore indicativo della sola componente energia all’ingrosso di circa 58,05 € al mese. Il conto reale sarà diverso perché include le altre voci della bolletta e le condizioni commerciali sottoscritte.

Cartello riassuntivo
PUN del 31 Ottobre 2026: 0,258 €/kWh
Variazione giornaliera: −5,9%
Media ultimi 7 giorni: 0,256 €/kWh
Media ultimi 30 giorni: 0,232 €/kWh
Stima della sola energia all’ingrosso per 225 kWh: 58,05 € al mese

Andamento storico dei prezzi dell’energia

La serie giornaliera mostra un andamento crescente nel corso del 2026: dai valori di circa 0,10–0,15 €/kWh registrati nei primi mesi, il PUN è salito progressivamente durante l’estate e l’autunno. A ottobre il prezzo ha raggiunto un massimo di 0,278 €/kWh il 29 Ottobre 2026, seguito da due giornate di flessione. Il dato del 31 Ottobre resta comunque sopra la media mensile recente e molto più alto rispetto ai livelli osservati all’inizio dell’anno.

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L’andamento del PUN energia elettrica – Prezzo aggiornato al 31 Ottobre 2026

Il PUN del 31 Ottobre 2026 è pari a 0,258003 €/kWh. Nell’ultima giornata di osservazione i prezzi orari sono oscillati tra un minimo di 0,223098 €/kWh, registrato alle 12, e un massimo di 0,300000 €/kWh, raggiunto alle 19 e alle 21. L’ora più economica è stata quindi le 12; le più costose le 19 e le 21. Il dato giornaliero è in calo rispetto al giorno precedente.

Andamento giornaliero del PUN

Giorno Valore medio nel giorno (€/kWh) Variazione sul giorno precedente (€/kWh)
31/10/2026 0,258003 -0,016041
30/10/2026 0,274044 -0,004424
29/10/2026 0,278468 +0,010090
28/10/2026 0,268378 +0,021707
27/10/2026 0,246672 +0,005134
26/10/2026 0,241538 +0,017314
25/10/2026 0,224224 -0,007648
24/10/2026 0,231871 -0,008568
23/10/2026 0,240440 +0,015073
22/10/2026 0,225366 -0,027034
21/10/2026 0,252400 -0,006491
20/10/2026 0,258892 -0,003739
19/10/2026 0,262630 +0,037560
18/10/2026 0,225071 -0,007327
17/10/2026 0,232398 -0,002579
16/10/2026 0,234977 +0,005577
15/10/2026 0,229399 +0,018549
14/10/2026 0,210850 -0,000588
13/10/2026 0,211438 -0,020905
12/10/2026 0,232343 +0,050033
11/10/2026 0,182310 -0,036963
10/10/2026 0,219274 -0,013717
09/10/2026 0,232991 +0,014156
08/10/2026 0,218835 -0,001438
07/10/2026 0,220273 -0,012994
06/10/2026 0,233267 +0,023175
05/10/2026 0,210091 +0,018149
04/10/2026 0,191943 +0,010846
03/10/2026 0,181097 -0,035076
02/10/2026 0,216173 +0,006224

Andamento mensile del PUN

Mese Valore medio nel mese (€/kWh)
Ottobre 2026 0,230817
Settembre 2026 0,207542
Agosto 2026 0,179999
Luglio 2026 0,157038
Giugno 2026 0,132505
Maggio 2026 0,119351
Aprile 2026 0,119466
Marzo 2026 0,143400
Febbraio 2026 0,114405
Gennaio 2026 0,132665
Dicembre 2025 0,115490
Novembre 2025 0,117085
Ottobre 2025 0,124532

Andamento del PUN

Nel breve periodo, il dato giornaliero mostra oscillazioni marcate. Dopo aver raggiunto 0,278468 €/kWh il 29 Ottobre 2026, il prezzo è sceso per due giorni consecutivi, attestandosi a 0,258003 €/kWh il 31 Ottobre. Nel corso degli ultimi trenta giorni si sono alternati rialzi e ribassi, con valori giornalieri compresi tra 0,181097 €/kWh e 0,278468 €/kWh.

La tendenza di fondo resta però crescente se si osservano i dati mensili. La media è passata da 0,124532 €/kWh nell’Ottobre 2025 a 0,230817 €/kWh nell’Ottobre 2026. L’aumento è stato particolarmente evidente negli ultimi mesi: da 0,179999 €/kWh in Agosto 2026 a 0,207542 €/kWh in Settembre e 0,230817 €/kWh in Ottobre. I valori mensili descrivono una crescita nel periodo, pur con alcune flessioni intermedie, come quelle registrate in Febbraio e tra Marzo e Aprile 2026.

Cos’è il PUN

Il PUN, o Prezzo Unico Nazionale, è il prezzo di riferimento dell’energia elettrica scambiata sul mercato all’ingrosso in Italia. I valori orari rispecchiano l’equilibrio tra domanda e offerta nelle diverse fasce della giornata; le medie giornaliere e mensili sintetizzano invece l’andamento dei prezzi nel rispettivo periodo.

Impatto su offerte indicizzate

Per le offerte luce indicizzate, l’andamento del PUN può influire sulla componente energia della bolletta, secondo la formula prevista dal contratto. Un aumento dei prezzi di mercato può quindi tradursi in una spesa maggiore, mentre una loro diminuzione può alleggerire la componente variabile. Il prezzo finale dipende anche da eventuali spread e dagli altri corrispettivi, oltre che da imposte e oneri applicabili.

Implicazioni per la gestione della domanda

Quando il contratto e le abitudini lo consentono, conoscere le differenze tra le fasce orarie può aiutare a programmare alcuni consumi nelle ore meno costose. Nell’ultima giornata osservata, per esempio, il minimo si è registrato alle 12, mentre i massimi sono stati rilevati alle 19 e alle 21. La convenienza concreta dipende tuttavia dalle condizioni della propria offerta e dai consumi effettivi.

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