Marine Le Pen lanzará su candidatura en un congreso ultraderechista blindado por las protestas
Quasi 800mila persone hanno partecipato oggi alle manifestazioni organizzate in tutta la Francia contro il caro-vita. Lo ha reso noto il sindacato Cgt, secondo cui nella sola capitale sono scese in piazza 250mila manifestanti. Una cifra superiore a quella comunicata dalla prefettura di polizia di Parigi, che ha stimato la partecipazione al corteo nella capitale in 110mila manifestanti. Secondo il ministero dell’Interno, sono stati complessivamente 410mila i manifestanti in tutto il Paese. Oggi erano oltre 70mila gli agenti schierati in tutto il Paese, 700 le forme di protesta annunciate. E non solo: oltre 30mila persone hanno manifestato a Orlèans, dove si teneva il congresso del Rassemblement National. Finora 135 persone sono state fermate.
A Parigi, dopo un corteo pacifico, si sono registrati scontri tra forze dell’ordine e manifestanti quando gran parte del corteo è arrivato a destinazione, alla Porte de Vincennes. Gas lacrimogeni e un idrante in azione per tentare di disperdere la folla, mentre i manifestanti, la maggior parte con il volto coperto da una maschera, gridano slogan ostili alla polizia. Fino all’arrivo del corteo, tutto si era svolto nella calma. Tensioni si sono registrate anche a Lione, dove 10.000 persone si sono riunite per manifestare nonostante il divieto della polizia in un ampio perimetro della città. Tafferugli anche a Marsiglia e Rennes, dove a fine manifestazione la polizia ha fatto uso di gas lacrimogeni. A Nantes gli agenti sono ricorsi agli idranti per disperdere raduni non autorizzati.
I gilet gialli hanno organizzato 700 forme di protesta oggi in Francia. Secondo una mappa pubblicata sul loro sito Internet, hanno previsto azioni in 86 rotatorie, 21 aree di servizio, due depositi di carburante, 33 stazioni ferroviarie, tre porti, 17 ponti e 17 caselli autostradali. I principali musei di Parigi sono rimasti chiusi e le autorità hanno schierato un ingente contingente di polizia in vista di una nuova ondata di proteste previste per oggi in tutta la Francia, nella speranza di evitare il ripetersi dei violenti disordini della scorsa settimana, che hanno sconvolto il Paese. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che saranno dispiegati in tutto il Paese fino a 70mila agenti, affiancati da elicotteri, veicoli blindati e cannoni ad acqua. Si prevede nuovamente una partecipazione massiccia, dopo che la scorsa settimana oltre mezzo milione di persone sono scese in piazza.
Intanto si sono radunanti 11mila manifestanti (29mila per gli organizzatori) ad Orléans, nel centro della Francia, contro il congresso del Rassemblement National che si svolge in città oggi e domani, stando ai dati della Prefettura. Presenti anche Olivier Faure (Ps), Bally Bagayoko (Lfi) e Sophie Binet (Cgt). La prefettura precisa che la stima “può ancora cambiare”, dal momento che molte persone sono ancora in viaggio.
Il sindaco Serge Grouard ha annunciato stamattina l’instaurazione di un coprifuoco in tutto il comune le prossime due notti per i minorenni. “Questo provvedimento preventivo – ha dichiarato il sindaco – deriva dalla volontà di prevenire qualsiasi violazione dell’ordine pubblico, limitare i rischi di disordini e garantire la sicurezza delle persone in un contesto di raduni annunciati”.
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Un paziente infettato da Shamonda è deceduto in ospedale a Lione. È il primo caso documentato documentato: fino a ora, questo virus era considerato non trasmissibile all’uomo. A darne notizia sono le autorità francesi. Il ministero della Salute ha reso noto che il paziente presentava una “grave immunodepressione” ed è deceduto all’inizio di ottobre. Sulla base delle attuali conoscenze su questo virus, proseguono, ad oggi non è stato identificato alcun rischio per la popolazione generale. L’ipotesi è quella di una contaminazione vettoriale del caso, tramite la puntura di un moscerino del genere Culicoides nella Francia orientale, territorio in cui è stata segnalata la circolazione del virus negli animali nella primavera ed estate del 2026.
La Commissione Europea sta “monitorando attentamente la situazione”, ha dichiarato la portavoce dell’esecutivo Ue per la Salute Eva Hrncirova. “Siamo in stretto contatto – continua – con l’Ecdc, l’Efsa e le autorità nazionali competenti per comprendere le potenziali implicazioni per la salute umana e animale. Il Laboratorio di riferimento dell’Ue (Eurl) per la salute pubblica è stato attivato ed è pronto a supportare gli Stati membri con analisi di laboratorio, qualora necessario”. “Le autorità francesi stanno indagando sulla questione in via prioritaria, con il supporto delle agenzie dell’Ue”, conclude. Anche l’infettivologo Matteo Bassetti ha commentato la notizia su X: “La scoperta apre una nuova fase delle indagini su un virus conosciuto da decenni negli animali. Shamonda, abbreviato in Shav. Nessun allarme, ma dovrà essere cercato questo virus quando ci si imbatte in sintomi compatibili”, ha commentato su X l’infettivologo Matteo Bassetti.
Il virus Shamonda è un orthobunyavirus trasmesso agli animali da moscerini ematofagi del genere Culicoides. È stato individuato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni ’60 ed è stato segnalato sporadicamente nei bovini in Africa occidentale, orientale e meridionale, nonché in Giappone. Nell’estate del 2026 è stato identificato per la prima volta in Europa in allevamenti bovini. I bovini sono considerati l’ospite primario tra le specie animali che possono essere infettate. Casi sporadici di infezione in piccoli ruminanti ed equini sono stati identificati anche quest’estate in Francia. Le autorità sanitarie francesi hanno inoltre informato gli organismi sanitari internazionali, l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.
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Francia e Germania sono sempre state come cane e gatto. Per almeno un secolo e mezzo, la politica europea è stata attraversata dalla loro rivalità. Oggi a riavvicinarle è il timore verso la sovraccapacità industriale cinese, anche perché il deficit commerciale dell’Unione europea con la Cina ammonta a un miliardo di euro al giorno. Il 5 ottobre Friedrich Merz ed Emmanuel Macron hanno scritto congiuntamente a Ursula von der Leyen chiedendo uno strumento per escludere un Paese terzo dal mercato unico. Obiettivo tacito, la Cina. Fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginarlo, soprattutto da parte tedesca, poiché la Germania è legata a doppio filo alle imprese cinesi.
Non che Parigi e Berlino siano improvvisamente del tutto d’accordo su come proteggere l’industria europea. La posta in gioco riguarda l’intera base industriale, dall’acciaio alle tecnologie pulite. Proprio sull’automotive si erano trovate su fronti opposti. Sulle emissioni delle nuove auto al 2035, Berlino voleva obiettivi più leggeri mentre Parigi resisteva. Sull’Industrial Accelerator Act (Iaa), la proposta con cui Bruxelles vuole usare appalti e incentivi pubblici per sostenere la produzione europea, i ruoli erano invertiti. Parigi voleva un “Made in Europe” rigido, Berlino temeva di escludere partner importanti e di spezzare le catene di fornitura della sua industria. Il 16 ottobre, l’armistizio. La Francia ha accettato un obiettivo di riduzione delle emissioni delle nuove auto del 90% entro il 2035; la Germania ha accettato un criterio “Made in Europe” per l’auto nell’Iaa. Entrambi i dossier sono ingabbiati nel trilogo, e il compromesso politico rimane tutto da tradurre in realtà.
È stata la Cina a spingere Francia e Germania verso l’intesa. A metà giugno i leader europei avevano chiesto alla Commissione di provare la strada del dialogo con Pechino per riequilibrare il deficit commerciale, preparandosi a intervenire se entro l’autunno non fossero arrivati risultati. Il 29 giugno Maroš Šefčovič, Commissario europeo al Commercio, e il ministro cinese del Commercio Wang Wentao hanno così inaugurato le Eu-China Trade and Investment Consultations. Il primo banco di prova è stato l’automotive. Nel 2024 l’Ue aveva imposto dazi sulle auto elettriche cinesi ma non sulle ibride, e i produttori cinesi hanno sfruttato la falla. Quando Pechino ha rifiutato di limitare le esportazioni, la Commissione ha iniziato a preparare una reazione, un cosiddetto “strumento di salvaguardia”. Lo strumento è rapido ma ha un difetto. Le regole dell’Omc impongono di applicarlo a tutti, senza discriminazioni. Per fermare la Cina, Bruxelles avrebbe colpito anche Regno Unito, Giappone, Corea del Sud e gli altri partner. È l’obiezione che si sente spesso a porte chiuse a Bruxelles: le salvaguardie colpirebbero soprattutto i paesi like-minded.
È qui che si situa l’iniziativa Macron-Merz. La loro lettera del 5 ottobre propone un nuovo strumento, diverso da quello di salvaguardia, per reagire in maniera rapida alle distorsioni commerciali, fino a interrompere l’accesso al mercato interno. La minaccia è bastata, e il 9 ottobre Pechino ha accettato un tetto di trecentocinquantamila auto ibride nel primo anno: meno della metà di quelli attesi, ma comunque più di quelli importati nel 2025. In cambio, Pechino ha accettato anche di continuare a facilitare le licenze per l’esportazione verso l’Europa di terre rare e magneti permanenti.
È un compromesso che mostra insieme la forza e i limiti dell’Unione europea. L’accesso a un mercato di quattrocentocinquanta milioni di consumatori offre a Bruxelles una leva che Pechino non può ignorare. Ma colpire in maniera mirata un singolo concorrente sleale senza coinvolgere gli alleati è piuttosto difficile. È il problema che l’Europa sta cercando di risolvere con l’Iaa. In Parlamento sono stati depositati circa cinquemila emendamenti e anche i grandi gruppi come il Partito Popolare sono divisi tra due impostazioni: partire da un numero ristretto di Paesi e ammettere progressivamente i partner che rispettano determinate condizioni, oppure partire da un perimetro più ampio e lasciare alla Commissione il compito di escludere chi non garantisce reciprocità. Anche gli Stati stanno cercando un compromesso: la presidenza irlandese del Consiglio ha proposto di valutare l’accesso prodotto per prodotto e Paese per Paese, sulla base degli impegni commerciali assunti dall’Ue. È in questo negoziato che acquista peso l’armistizio del 16 ottobre. Francia e Germania propongono una possibile via di mezzo: un “Made in Europe” aperto anche ad alcuni partner europei esterni all’Unione, a condizione di reciprocità e di allineamento alle regole europee. Che questo diventi un paradigma per tutti i settori non è scontato, considerando che ognuno ha interessi divergenti. Ad esempio, chi produce acciaio chiede definizioni strette, mentre i settori più integrati nelle catene globali temono di perdere fornitori e mercati.
Dopo anni passati a discutere se l’Europa debba proteggere più attivamente la propria industria, qualcosa si muove. Quali prodotti considerare europei, quali partner ammettere nel “Made in Europe” e quali condizioni chiedere in cambio? Il compromesso Macron-Merz non risolve ancora queste domande. Ma il fatto che Parigi e Berlino abbiano cominciato a formularle insieme è una novità importante.
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Le proteste contro il caro vita e le condizioni delle scuole francesi sono degenerate nei disordini più gravi degli ultimi anni. Sabato 17 ottobre, centinaia di migliaia di persone sono scese in piazza in tutto il Paese. In diverse città, gruppi di manifestanti incappucciati hanno saccheggiato negozi, incendiato edifici e affrontato la polizia. Le prime stime – qui riportate dal Financial Times – parlano di circa millecinquecento attività commerciali saccheggiate. Il bilancio della giornata ha aperto una nuova crisi per il presidente Emmanuel Macron e il premier Sébastien Lecornu, a sei mesi dalle elezioni presidenziali.
La mobilitazione era nata dall’incontro tra le proteste degli studenti, che da settimane contestano le condizioni degli istituti scolastici, e la rabbia per l’aumento del costo della vita. Ma la violenza ha rapidamente oscurato le rivendicazioni iniziali. Nella capitale, racconta Le Monde, il giorno dopo i disordini erano ancora visibili vetrine distrutte, veicoli bruciati e negozi saccheggiati. Molti cittadini intervistati dal quotidiano distinguono le richieste dei manifestanti dalle azioni dei gruppi violenti. «La gente è esasperata, c’è molta rabbia accumulata», racconta una donna, che spera che le proteste degli studenti vengano ascoltate nonostante chi cerca di sfruttare la situazione.
Il governo è finito sotto accusa per non aver previsto l’ampiezza dei disordini. Secondo il Financial Times, i servizi d’intelligence si aspettavano circa centomila partecipanti, mentre le presenze effettive sarebbero state circa cinque volte superiori. Le opposizioni contestano la gestione dell’ordine pubblico e la preparazione delle forze di sicurezza. Alcuni esperti citati dal quotidiano britannico sostengono che le autorità non abbiano valutato adeguatamente gli avvertimenti sulla possibilità di violenze. Anche la pianificazione del corteo parigino, definita soltanto alla vigilia, avrebbe reso più difficile controllare la folla.
Domenica Macron è intervenuto in televisione promettendo «piena trasparenza» sulle ragioni che hanno portato all’escalation. «Chi ha distrutto deve pagare, chi ha saccheggiato deve risarcire», ha dichiarato, annunciando che il governo lavorerà a misure concrete insieme a studenti, sindacati e parlamentari. Il ministro per le piccole imprese, Serge Papin, incontrerà i rappresentanti delle attività danneggiate per valutare gli aiuti necessari. Secondo gli ultimi dati del ministero dell’Interno, circa duemila persone sono state arrestate durante i disordini.
Lo scontro è già diventato politico. Lecornu ha accusato i gruppi dell’estrema sinistra di fomentare la violenza e ha indicato La France insoumise, il movimento di Jean-Luc Mélenchon, tra gli attori che avrebbero contribuito ad alimentare la mobilitazione. Mélenchon ha respinto le accuse e ha sostenuto che il governo abbia lasciato peggiorare la situazione, senza affrontare le cause della protesta. La destra, intanto, denuncia la perdita di controllo delle strade e chiede il ripristino dell’ordine.
La principale beneficiaria politica potrebbe essere Marine Le Pen. Il Financial Times ricorda che la leader del Rassemblement National è già in testa ai sondaggi per le presidenziali, mentre il consenso di Macron è vicino ai minimi dalla sua prima elezione. Le Pen ha descritto la situazione come una crisi di fiducia e autorità e ha promesso di riportare la calma nel Paese. Anche il suo partito ha utilizzato le immagini dei disordini per attaccare insieme il governo e la sinistra radicale.
Ma, come mostrano le testimonianze raccolte da Le Monde, la rabbia sociale non è scomparsa dietro le immagini delle devastazioni. Alcuni commercianti, pur condannando i saccheggi, riconoscono le disuguaglianze economiche e il malcontento che hanno alimentato la protesta. È questo il problema più urgente per Macron e Lecornu: ristabilire la sicurezza senza lasciare irrisolte le ragioni che hanno portato centinaia di migliaia di persone in piazza.
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Una riforma della professione riconosce agli infermieri di Francia competenze e possibilità di prescrivere alcuni farmaci. Diversi paesi europei hanno già ampliato l’autonomia decisionale di questi professionisti. Si potrebbe farlo anche in Italia.
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