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“Diritto di manifestare sotto attacco. Nordio vuole ampliare le carceri minorili? Fa il gioco della criminalità”. La denuncia della rete HubForDefenders

“Il governo Meloni e le forze di maggioranza hanno un problema con i giovani, reagiscono al dissenso soltanto in modo securitario e repressivo, dagli otto decreti Sicurezza, alle circolari del ministro Giuseppe Valditara nelle scuole, fino al ddl Antisemitismo in via di approvazione definitiva”. Alla vigilia delle nuove manifestazioni di sabato, anticipate da un clima di tensione e perquisizioni domiciliari e personali in 18 città italiane a carico di circa 100 persone di cui 51 minorenni, identificati nel corso delle manifestazioni del 17 e del 18 ottobre, a bocciare l’ultimo provvedimento dell’esecutivo e la nuova stretta sui minori è la rete Hub For Defenders, che riunisce 22 organizzazioni della società civile. Tra queste Arci, Un ponte per, Amnesty International Italia, Giuristi democratici, A Sud e Legal team Italia, che nel corso di una conferenza stampa a Roma hanno segnalato come la rete, che offre protezione e assistenza legale a livello nazionale, abbia raccolto oltre 34 segnalazioni su fermi e trattenimenti, anche di minorenni, dopo i fatti di Milano.

Osservatori esterni autorizzati dalla Questura saranno presenti questo weekend nelle manifestazioni per monitorare e offrire assistenza, dopo i casi denunciati. Tra cui quelli di un cittadino polacco che ha riferito di essere stato trattenuto e ammanettato senza interprete e poi rilasciato senza accuse, un minorenne fermato il 17 ottobre e rilasciato alle 4 del mattino, tre quattordicenni trattenute senza che le famiglie fossero avvisate, ma non solo: “Se il dissenso viene trattato come questione di ordine pubblico, la conseguenza è un restringimento preoccupante della partecipazione democratica”, ha attaccato Marica Di Pierri, di A Sud.

“Sapevamo che la maggioranza avesse una visione carcerocentrica della giustizia, ma le dichiarazioni del ministro Carlo Nordio sono un controsenso”, ha denunciato Alfio Nicotra (Un ponte per), contestando il Guardasigilli che vorrebbe ampliare le carceri giovanili e destinare pure spazi degli istituti penitenziari ora riservati agli adulti. “Ogni minore in carcere è una sconfitta per la società. Mentre con lui la popolazione carceraria minorile è aumentata del 40%, anche a causa dell’aumento indiscriminato delle pene. Spesso le carceri sono un’università del malaffare. Mettere nuove generazioni con elementi di fragilità insieme a degli adulti significa fare il gioco della criminalità, non quello della Costituzione che punta al recupero dei detenuti, soprattutto se minori, e al loro reinserimento nella società”.

Laura Renzi, di Amnesty International Italia, ha denunciato come la compressione del diritto di manifestazione sia ormai un fattore comune in tutta l’Unione europea: “Chiediamo alle forze di polizia di applicare tecniche di de-escalation. Invece assistiamo a un aumento, anche ingiustificato, dell’uso di gas lacrimogeni e idranti“, ha denunciato, rilanciando la richiesta di introdurre codici identificativi per le forze di sicurezza.

“Chi l’avrebbe mai detto che nel 2026 il nostro Paese avrebbe avuto bisogno di osservatori neutrali nelle piazze, come nei regimi o dove le elezioni sono a rischio?”, ha attaccato pure Walter Massa, presidente di Arci, contestando l’ipotesi di impiegare “500 militari addestrati a fare la guerra per 500 ragazzini minorenni a Milano”: “In un Paese normale questa cosa farebbe ridere, dovrebbe interrogare le stesse forze dell’ordine sul loro ruolo. Oggi sotto attacco c’è anche il diritto di associarsi, per questo oltre 4 anni fa abbiamo pensato a questa iniziativa”.

Critico anche Cesare Antetomaso, dei Giuristi Democratici, che ha contestato il “clima criminogeno” generato dall’incertezza normativa e dal restringimento degli spazi di libertà: “Ben svegliati i nostri colleghi che pensavano che Nordio fosse un campione di garantismo. Certo non saremmo arrivati a pensare che la soluzione prospettata fosse più carcere per tutti, anche per i minorenni”.

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Ampliare le carceri minorili, dopo Nordio rilancia Salvini: “Toglierei anche tutti i bonus ai genitori dei delinquenti, anche la casa popolare”

Il congresso del Carroccio si avvicina e Matteo Salvini decide di alzare la posta. E lo fa rilanciando sulle dichiarazioni di Carlo Nordio. Il leader della Lega è tornato sulle parole di giovedì del ministro della Giustizia, che a meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, aveva annunciato l’intenzione “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani”. Frasi, quelle del Guardasigilli, che sono state condannate da più fronti, a partire dalle opposizioni, passando per associazioni come Libera. Ma non da Salvini, che anzi le ha persino cavalcate. La proposta del ministro dei Trasporti e vicepremier è che vengano puniti i genitori dei minorenni “delinquenti”, togliendo loro tutti i tipi di bonus. Persino la casa popolare, se ce l’hanno.

“Ho visto che Nordio” dopo i disordini che si sono verificati in diverse città italiane “ha detto che vuol costruire più carceri minorili. Io andrei anche oltre e guarderei ai genitori di questi tredicenni, quattordicenni, quindicenni che si macchiano di delitti pesanti del genere e che prendono bonus pubblici, prendono la casa popolare, prendono il bonus affitto, il bonus luce, il bonus gas, il bonus scuola, il bonus libri, la dote sport, la carta ‘Dedicata a te’. Ecco come Lega su questo stiamo lavorando: togliere, eliminare, tagliare tutti i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno dei minorenni delinquenti in casa che commettono reati gravi. Questo è qualcosa su cui stiamo lavorando”, ha dichiarato Salvini, parlando a TeleLombardia.

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Più carceri minorili dopo le violenze? La studio: la detenzione può aggravare i problemi, compromette la salute mentale e aumenta il rischio di recidiva

Il governo vuole ampliare le carceri minorili per rispondere all’ondata di violenze che ha attraversato Milano e altre città italiane. Ma la detenzione degli adolescenti può aggravare i problemi che dovrebbe risolvere, compromettendone la salute mentale e aumentando il rischio di recidiva. È la tesi sostenuta da un gruppo internazionale di medici e ricercatori in un articolo pubblicato su The Lancet Child & Adolescent Health, che mette sotto accusa la svolta repressiva della giustizia minorile europea, con particolare attenzione all’Italia. Dove, tra il 2023 e il 2024, i detenuti negli istituti minorili sono aumentati dell’80% e il consumo di psicofarmaci nelle principali strutture è cresciuto mediamente del 41%. Dopo i disordini dei giorni scorsi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha annunciato l’intenzione di aumentare i posti disponibili negli istituti penali per minorenni. “Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti”, ha dichiarato il 22 ottobre a Sky Tg24. Il sistema penitenziario minorile, ha aggiunto, è “in sofferenza”. Per questo il ministero valuta di “ampliare la capienza delle carceri giovanili” e destinare ai minorenni alcuni settori degli istituti per adulti. Il Guardasigilli non esclude in linea teorica neppure di abbassare l’età dell’imputabilità sotto i 14 anni, precisando però che il governo non intende farlo nell’immediato.

Una prospettiva opposta a quella delineata nell’articolo The pathogenic illusion of youth incarceration: a call for abolition medicine in Europe, pubblicato il 10 settembre 2026 e firmato da Nicola Cocco, Emma Plugge, Edoardo Corsi Decenti, Fadi Meroueh, Lara Tavoschi, Michele Umbrello e altri ricercatori. Non si tratta di uno studio sperimentale, ma di un contributo scientifico che richiama dieci pubblicazioni e documenti per sostenere che gli ambienti carcerari sono “intrinsecamente patogeni e strutturalmente incompatibili con uno sviluppo neurologico positivo degli adolescenti”. Gli autori denunciano una tendenza europea a sostituire la protezione dei minori con misure punitive. Citano la Svezia, che ha previsto il trasferimento di quindicenni in strutture gestite dall’amministrazione penitenziaria per adulti, la Francia e l’Italia, dove il decreto Caivano del 2023 ha ampliato il ricorso alla custodia cautelare. Tra il 2023 e il 2024, riferisce la pubblicazione, i detenuti negli istituti minorili sono aumentati dell’80% in Italia, del 50% in Germania e di quasi il 20% in Francia. Il problema, secondo i ricercatori, è che il carcere concentra adolescenti già vulnerabili, spesso con disturbi psichiatrici, dipendenze o precedenti esperienze traumatiche. Sovraffollamento, violenze, isolamento e contenzioni possono aggravare queste condizioni, aumentando il rischio di depressione grave, disturbo post-traumatico da stress e abuso di sostanze. Viene citato il caso dell’istituto minorile Cesare Beccaria di Milano, dove tredici agenti sono stati arrestati per presunti abusi sistematici.

Particolarmente significativo il dato sugli psicofarmaci: nei principali istituti penali minorili italiani, nel 2024, la loro somministrazione è aumentata mediamente del 41%, misurata in dosi giornaliere definite. Gli autori distinguono le terapie necessarie dall’impiego di sedativi per mantenere l’ordine, denunciando il rischio che la sofferenza prodotta dalla detenzione venga trattata farmacologicamente anziché affrontata nelle sue cause. Richiamano anche il suicidio del diciassettenne Danilo Rihai nel carcere minorile di Treviso. Un capitolo riguarda i minori stranieri non accompagnati, esposti in misura sproporzionata alla detenzione anche per la carenza di strutture di accoglienza. I ricercatori criticano inoltre gli accertamenti dell’età fondati su radiografie del polso e dati biometrici, considerati soggetti a elevati margini d’errore. La conclusione mette in discussione l’efficacia stessa della risposta carceraria. “Lungi dal fungere da deterrente”, scrivono gli autori, la detenzione favorisce il coinvolgimento nel sistema penale anche in età adulta, con tassi di recidiva superiori rispetto ai programmi alternativi territoriali. La proposta è quella dell’abolition medicine: trasferire le risorse destinate all’espansione delle carceri verso servizi di salute mentale, istruzione, assistenza sociale e percorsi educativi. Fino a chiedere la chiusura degli istituti penali minorili europei. Perché, concludono i ricercatori, “incarcerare i bambini non è un antidoto ai mali sociali, ma la loro manifestazione più estrema e patogena”.

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Gratteri: “Infiltrazioni camorra della protesta dei Tir? Se Nordio ha notizie le denunci alla polizia giudiziaria oltre che ai giornali”

“Evidentemente ha notizie di prima mano, conviene che ne parli con il suo omologo il ministro degli Interni e che avverta la polizia giudiziaria per fare le indagini”. Nicola Gratteri così sulle affermazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio che ha ipotizzato infiltrazioni criminali all’interno dei blocchi stradali degli autotrasportatori che protestano per il caro gasolio. “Io non parlo mai di fatti in corso, non parlo mai di indagini o di cose che da qui a poco magari possono diventare procedimenti penali, quindi – conclude Gratteri – se lui ha notizie fa bene a denunciarle oltre che ai giornali anche alla polizia giudiziaria”.

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Conte: “Parole Nordio sui minori non da politico, vada a casa”

“Se vogliamo consentire all’Italia di rialzarsi, dopo quattro anni in cui ci siamo inginocchiati, nonostante poderose risorse che l’Europa ci ha messo a disposizione, adesso i nodi stanno venendo al pettine”. Così Giuseppe Conte, intervenendo nell’aula dei gruppi parlamentari a Montecitorio a conclusione all’evento ‘Eccellenze 2026. Focus su aree interne e territori fragili di tutto il Paese’.

Per l’ex presidente del Consiglio “oggi c’è un grande disagio da Nord a Sud” e il governo risponde a quello dei giovani “in termini securitari. Il ministro Nordio ha dichiarato che la risposta per le violenze, giustamente, ognuno deve rispondere di comportamenti violenti e reati, ma sentir parlare un ministro la cui risposta è “massicci arresti dei giovani, dobbiamo adesso dedicarci ad ampliare le carceri minorili”, vuol dire che non sei un politico, devi andare a casa”.

Il leader del M5s ha insistito: “Oggi parlando con tanti giovani hanno perso la speranza di poter migliorare la loro condizione familiare, di raggiungere sogni e garanzie di cui hanno beneficiato i loro genitori. Uccidere la speranza dei giovani è la responsabilità più grossa di una politica che oggi offre risposte in termini securitari”.

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