1st confirmed Ebola patient in Nigeria evacuated to Switzerland


Switzerland says patient is wife of Swiss diplomat and believed to have contracted virus while travelling in Uganda
Health officials across Africa are racing to determine how Nigeria’s first Ebola patient in more than a decade became infected, amid fears the outbreak could spread further after reaching a fourth African country.
The Swiss foreign ministry said on Friday the patient in Nigeria, the Ugandan-born wife of a Swiss diplomat based in Abuja, had not travelled to the Democratic Republic of Congo, where the outbreak was first detected in mid-May before spreading to Uganda, Kenya and now Nigeria. The woman was believed to have contracted Ebola while travelling with her husband in Uganda, the ministry added.
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© Photograph: Sodiq Adelakun/Reuters

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La netta bocciatura dell’iniziativa sulla neutralità lascia formalmente intatto lo storico status della Confederazione, ma consolida una traiettoria iniziata con le sanzioni contro la Russia nel 2022 e proseguita con una crescente interoperabilità militare con la NATO.
Le votazioni referendarie federali tenutesi in Svizzera il 27 settembre hanno prodotto due risultati particolarmente netti. Gli elettori hanno respinto con il 72,53% dei voti l’iniziativa «Per un’alimentazione sicura», che chiedeva di rafforzare la produzione nazionale sostenibile, favorire una maggiore presenza degli alimenti vegetali e garantire una migliore protezione delle risorse idriche. Ancora maggiore, sotto il profilo politico e geopolitico, è stata tuttavia la portata della bocciatura dell’iniziativa «Salvaguardia della neutralità svizzera»: il 70,16% degli elettori ha votato contro, mentre soltanto il 29,84% si è espresso a favore, con un’affluenza del 47,07%. Nessuno dei ventisei cantoni ha approvato la proposta.
Per evitare equivoci, sottolineiamo che il quesito non chiedeva di abolire lo storico status della Confederazione né di aderire alla NATO. La scelta riguardava piuttosto il significato concreto da attribuire alla neutralità nel nuovo contesto internazionale: mantenerne l’interpretazione flessibile sviluppata dal governo negli ultimi anni oppure fissarne nella Costituzione una definizione molto più stringente, capace di limitare tanto la partecipazione alle sanzioni quanto la cooperazione con alleanze militari.
Anche dopo il voto, dunque, la Svizzera rimane formalmente neutrale, non appartiene alla NATO e non è vincolata agli obblighi di difesa collettiva previsti dall’articolo 5 del Trattato nordatlantico. Tuttavia, soprattutto dal 2022, la distanza tra questa neutralità giuridica e la collocazione politico-strategica effettiva della Confederazione si è progressivamente ridotta. Il voto del 27 settembre, di conseguenza, non avvia questa trasformazione che sta avendo luogo da anni, ma respinge il tentativo di imporle un limite costituzionale.
L’iniziativa, in particolare, chiedeva di sancire che la neutralità svizzera fosse «permanente e armata» e, soprattutto, di tradurre tale principio in obblighi precisi. La Confederazione non avrebbe potuto aderire a un’alleanza militare o difensiva né collaborare con essa, salvo nel caso di un’aggressione diretta contro la Svizzera o di preparativi concreti in vista di tale aggressione. Berna non avrebbe inoltre potuto partecipare a conflitti militari tra Stati terzi né adottare sanzioni contro Stati belligeranti, fatta eccezione per quelle imposte dalle Nazioni Unite e per i provvedimenti necessari a impedirne l’elusione. Il testo prevedeva infine che la Svizzera utilizzasse attivamente la propria neutralità per svolgere un ruolo di mediazione.
In termini geopolitici, il cuore della proposta era dunque duplice: impedire che la Svizzera continuasse a recepire autonomamente i sistemi sanzionatori elaborati dall’Unione Europea contro una delle parti di un conflitto e porre un limite all’intensificazione della cooperazione con la NATO. Non si trattava quindi soltanto di riaffermare simbolicamente un principio storico, ma di ricostruire uno spazio di autonomia tra la Confederazione e le strutture politico-militari occidentali.
Il punto di svolta dell’attuale evoluzione va individuato nel 28 febbraio 2022. Quattro giorni dopo l’inizio dell’operazione militare speciale russa in Ucraina, il Consiglio federale decise di associarsi alle sanzioni adottate dall’Unione Europea contro Mosca. La scelta suscitò immediatamente un dibattito sulla compatibilità di tale allineamento con la neutralità tradizionale. Il governo rispose distinguendo tra il diritto della neutralità, che riguarda principalmente gli obblighi militari di uno Stato neutrale, e la più ampia politica di neutralità, all’interno della quale Berna ritiene di disporre di un considerevole margine di manovra. Secondo questa interpretazione, l’adesione alle sanzioni dell’UE non avrebbe modificato lo status neutrale della Svizzera, poiché la Confederazione continuava a non sostenere militarmente nessuna delle parti belligeranti.
Sul piano strettamente giuridico, questa distinzione permette a Berna di continuare a definirsi neutrale. Sul piano politico, però, il 2022 ha segnato un cambiamento qualitativo. Per la prima volta nella crisi che contrappone frontalmente Russia e blocco euro-atlantico, la Svizzera non si è limitata a esprimere una posizione diplomatica, ma ha integrato nella propria legislazione il sistema di misure economiche punitive costruito dall’Unione Europea contro Mosca. La neutralità militare formale è rimasta intatta, ma l’equidistanza economica e politica si è sensibilmente ridotta.
Oltretutto, questa scelta non è stata episodica, in quanto Berna ha continuato a recepire progressivamente i successivi pacchetti di sanzioni europee. Ancora il 19 agosto scorso, poco più di un mese prima del referendum, il Consiglio federale ha deciso di attuare ulteriori misure contenute nel ventesimo pacchetto di sanzioni dell’UE contro la Russia. La stessa Segreteria di Stato dell’economia ha descritto la decisione come conforme alla «prassi seguita finora», confermando che l’allineamento alle misure europee è ormai divenuto una componente strutturale della politica svizzera verso Mosca. Circa 2.790 persone e organizzazioni risultavano allora sottoposte a congelamento patrimoniale in Svizzera in relazione al conflitto ucraino.
Il processo non si è però fermato alla dimensione economica. Dalle sanzioni del 2022 si è progressivamente passati a un rafforzamento della cooperazione nel campo della sicurezza e della difesa, facendo emergere con maggiore evidenza la direzione strategica assunta dalla Confederazione.
Sempre a rigor di precisione, va sottolineato che la Svizzera partecipa al programma NATO Partnership for Peace dal 1996, dimostrando che la collaborazione con l’Alleanza Atlantica non costituisce una conseguenza esclusiva del conflitto ucraino. La novità degli ultimi anni consiste piuttosto nell’intensità e negli obiettivi di tale cooperazione. Nel dicembre 2025, infatti, Svizzera e NATO hanno definito un Individually Tailored Partnership Programme per il periodo 2025-2028, esplicitamente inserito dall’amministrazione federale nella volontà del Consiglio federale di «intensificare la cooperazione internazionale nella politica di sicurezza».
Il concetto che viene utilizzato per descrivere questa cooperazione con la NATO è quello di interoperabilità. Essa punta infatti anche a sviluppare e mantenere capacità che consentano alle Forze armate svizzere di operare insieme a quelle dei membri della NATO e degli altri Paesi partner. L’Alleanza stessa indica tra i settori della relazione con Berna lo sviluppo delle capacità delle forze svizzere di lavorare con quelle NATO nelle operazioni multinazionali.
Prima l’allineamento economico alle sanzioni europee, poi l’approfondimento della cooperazione nella politica di sicurezza, quindi la ricerca di una maggiore interoperabilità militare con l’Alleanza Atlantica. Nessuno di questi passaggi, preso isolatamente, abolisce la neutralità svizzera. Considerati nel loro insieme, tuttavia, descrivono una progressiva integrazione de facto della Confederazione nell’architettura strategica occidentale.
Lo stesso Consiglio federale, nella campagna contro l’iniziativa, ha difeso esplicitamente questa possibilità. Secondo il governo, la crescente instabilità europea rende necessario orientare la politica di sicurezza e di difesa verso una maggiore cooperazione internazionale. Berna considera compatibile con la neutralità la partecipazione a esercitazioni militari internazionali non direttamente collegate a una guerra e sostiene che un’eventuale cooperazione difensiva con altri Stati in caso di aggressione debba essere preparata in anticipo. Il governo riconosceva inoltre che un’approvazione dell’iniziativa avrebbe comportato una riduzione della cooperazione con la NATO, compresi settori come le esercitazioni congiunte e lo scambio di dati.
La neutralità, dunque, viene progressivamente ridefinita non più come mantenimento di una significativa distanza dalle strutture militari dei blocchi, ma come assenza dell’obbligo formale di intervenire militarmente al loro fianco. Entro questo perimetro molto più ristretto diventano compatibili con la neutralità tanto le sanzioni economiche coordinate con l’Unione Europea quanto la preparazione operativa con la NATO.
La Confederazione si colloca così in uno spazio intermedio: non è membro dell’Alleanza Atlantica, ma aumenta la propria capacità di operare insieme ai suoi membri; non appartiene all’Unione Europea, ma ne recepisce ripetutamente le misure coercitive contro la Russia; non rinuncia formalmente alla neutralità, ma interpreta questo principio in modo tale da rendere possibile una crescente integrazione nelle strutture politiche e di sicurezza dell’Occidente.
La Svizzera, del resto, non è mai stata neutrale nel senso di un’impossibile equidistanza ideologica assoluta. Già durante la Guerra fredda, essa apparteneva economicamente, culturalmente e politicamente al mondo occidentale. La specificità della sua neutralità consisteva soprattutto nel mantenimento di un’autonomia strategica rispetto alle alleanze militari e ai conflitti tra i blocchi. La trasformazione contemporanea non consiste quindi nel passaggio improvviso di una Svizzera neutrale a una Svizzera occidentale, perché la Confederazione è sempre appartenuta all’Occidente in senso storico e socioeconomico. Il cambiamento riguarda piuttosto il passaggio da un’appartenenza occidentale accompagnata da una marcata autonomia strategica a un’integrazione sempre più profonda nelle politiche economiche, di sicurezza e militari del campo euro-atlantico.
Resta dunque una neutralità formalmente intatta, ma sempre più distante dalla funzione politica che l’aveva storicamente caratterizzata. La Svizzera continua a non essere membro della NATO e conserva tutti gli strumenti giuridici per definirsi uno Stato neutrale. Allo stesso tempo, recepisce le sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia, approfondisce il coordinamento della propria politica di sicurezza con i partner occidentali e prepara le proprie Forze armate a una crescente interoperabilità con quelle dell’Alleanza Atlantica.

RT | October 5, 2026
Swiss police are investigating a sprawling fraud operation with suspected links to Ukrainian scam call centers, an industry said to be worth billions to corrupt officials in Kiev, Neue Zurcher Zeitung (NZZ) has reported, citing law enforcement officials.
According to a report on Sunday, NEDIK, the police network coordinating Switzerland’s fight against digital crime, recently recorded an increase in fraud offenses suspected of having links to Ukraine. The network declined to provide nationwide figures “for tactical reasons,” but noted that at least four fraudulent call centers in Ukraine have been identified in international investigations involving Swiss authorities, with Swiss and German citizens among their main victims.
One investigation by Bern authorities, reportedly underway for years, concerns a man suspected of operating several call centers in Kiev. On just one platform allegedly linked to the operation, reported losses in Switzerland amounted to nearly 4 million Swiss francs ($4.8 million).
Several Ukrainian nationals have also recently been arrested in Swiss cantons for allegedly acting as cash collectors in telephone scams. In St. Gallen in early September, a person posing as a bank employee called a 93-year-old man and instructed him to withdraw and hand over a large sum of money. Police later arrested a 38-year-old Ukrainian who allegedly collected the cash.
Police in Aargau have similarly reported a growing number of suspected cash collectors holding Ukrainian citizenship. Authorities, however, have not established whether they are being directed by call centers in Ukraine or acting independently. NZZ noted that it remains unclear to what extent Ukraine-based operations are connected to fraud networks and cash collectors operating in Switzerland.
While Russians have long been portrayed as the main targets of Ukrainian scammers, sources cited by NZZ challenged that narrative. Brian Lee, head of the Eurasia Observatory at the Geneva-based Global Initiative Against Transnational Organized Crime (GI-TOC), said Russians accounted for just 10%-15% of targets even at the height of the so-called “patriotic fraud” narrative, under which young Ukrainians were recruited into scam networks on the pretext of taking revenge for Moscow’s military operation against the Kiev regime. Victims have been identified in at least 29 countries, with scam centers increasingly targeting Europe and the US, according to a GI-TOC report published earlier this year.
Lee also reported that bribing Ukrainian officials for protection is central to the business model, saying GI-TOC investigations found that criminal elements “operate seamlessly and efficiently alongside law enforcement agencies, public officials and the private sector.” Such protection reportedly costs scam operators $10,000-$15,000 per month.
Scam networks and state structures
Corruption has long plagued Ukraine, with high-level scandals including last year’s $100 million Energoatom kickback scheme, reportedly led by Timur Mindich, a former business partner of Ukrainian leader Vladimir Zelensky. Western-backed investigators have since uncovered further graft involving Ukrainian officials.
The scam call center network reentered the spotlight last month after Ukrainian Prosecutor General Ruslan Kravchenko – a key pillar of Zelensky’s increasingly fragile governing structure – resigned amid the exposure of an industrial-scale network across the country with alleged links to senior figures in Kiev. Ukraine’s Western-backed National Anti-Corruption Bureau (NABU) accused Sergey Kropiva, head of the cybercrime unit at the Prosecutor General’s Office, of leading a ring that collected protection payments from notorious Ukrainian scam call centers. NABU said it identified assets worth almost $1 million allegedly purchased with proceeds from the scheme.
The sums involved in Ukraine’s wider scam industry are reportedly far larger. Ukrainian media earlier estimated that roughly 2,000 scam offices were operating nationwide as of early August, about half paying protection money to corrupt officials. Such payments were estimated at $240 million annually, while the industry itself has been valued at up to $1 billion a month.
The scam industry has also been linked to powerful security structures under Zelensky’s government. In September, personnel from the Security Service of Ukraine (SBU) and military intelligence (HUR) exchanged fire in Kiev in a confrontation that left three servicemen injured. The clash centered on Stepan Kaplunov, a member of an HUR-linked armed unit detained by the SBU. A law enforcement source cited by Ukrainian outlet Strana said Kaplunov may have been involved in operating scam call centers, pointing to a broader struggle between rival security agencies over the lucrative industry. Ukrainian journalists have also reported that proceeds from criminal operations help finance parts of the HUR’s activities.
Russian President Vladimir Putin has described phone scams as a key tactic employed by Kiev to extract money from Russian citizens, suggesting the practice has effectively become state policy. Moscow considers the industry a national security threat and claims Ukrainian scam networks operate in coordination with the country’s intelligence services.
Russian forces have recently intensified strikes on Ukrainian telecommunications infrastructure, mobile operators, and data centers in response to Kiev’s botched “pressure campaign” of drone attacks on civilian infrastructure deep inside Russia. The strikes have disrupted internet access, digital television, and other services, including by hitting data centers in Kiev that Moscow says were used by Ukrainian military and intelligence services. Media reports late last month also claimed a Russian strike hit one of the scam call centers in Dnepropetrovsk.


| Renew Europe welcomes the 10 September vote in the Foreign Affairs Committee, marking a new chapter in EU-Switzerland relations and delivering concrete gains for citizens and businesses. The committee backed two elements: a recommendation for Parliament to approve the agreements with Switzerland, and an accompanying political resolution explaining its position. Renew Europe was at the forefront of negotiations on this resolution, securing a broad majority for a balanced and ambitious approach. After years of uncertainty, the message is clear: Europe and Switzerland are ready to move forward together. Signed on 2 March 2026, these agreements modernize cooperation on air transport, land transport, free movement of persons and mutual recognition of conformity assessments. They also establish new co-operation on electricity, food safety and health, alongside Switzerland’s contribution to EU cohesion and its participation in the European Union Agency for the Space Programme. For businesses, this means clearer rules, simpler procedures and fewer duplicate checks when trading products such as food and medical devices. For people living and working across the EU-Swiss border, it means greater legal certainty, better recognition of qualifications and fewer obstacles in their daily lives.The electricity agreement will connect Switzerland more closely to the EU’s internal electricity market, strengthening security of supply and making Europe’s energy system more resilient. Cooperation on health and food safety will also improve our ability to respond collectively to cross-border risks. Renew Europe MEP Christophe Grudler (MoDem, France), Parliament’s rapporteur, said:“For people who cross the border between the EU and Switzerland every day, these agreements are not abstract. They are about getting to work more easily, having qualifications recognised and facing fewer administrative obstacles. They will make people’s daily lives simpler. That is what Renew Europe fought for - and that is what Europe should deliver.” At a time of geopolitical uncertainty and growing economic competition, Europe must strengthen ties with trusted democratic partners. These agreements with Switzerland do exactly that. |
The EU welcomes Cambodia’s decision to join the Multi-party Interim Appeal Arbitration Arrangement (MPIA) for WTO members, contributing to efforts to uphold a rules-based multilateral trading system.
With Cambodia’s participation, the MPIA now covers 62 World Trade Organization (WTO) members and 60.4% of world trade.
The MPIA brings together participants from all continents and at different levels of development, united by a shared commitment to upholding the rules-based trading system.
The MPIA preserves the right to appeal in trade disputes among participating WTO members, at a time when the WTO’s Appellate Body remains non-functioning. It helps ensure that disputes can continue to be resolved in an orderly and binding manner, avoiding appeals 'into the void'.
“I welcome Cambodia to the MPIA. The arrangement plays an important role in upholding the rules-based trading system. Each new participant helps reinforce the predictability, stability and credibility of global trade rules. I encourage other WTO members to join the MPIA,” said EU Trade and Economic Security Commissioner Maroš Šefčovič.
The MPIA was established in 2020 and has proven its effectiveness in many WTO disputes.
Under the MPIA, appeals are heard by arbitrators randomly selected from a pool of 10 standing appeal arbitrators set up by the participating WTO members. These arbitrators are persons of recognised authority, with demonstrated expertise in law, international trade and WTO agreements.
The MPIA is open to all WTO members as a practical tool for appeal arbitration, pending the restoration of a reformed and fully functioning WTO dispute settlement system.
As of 1 June 2025, the MPIA has an updated pool of appeal arbitrators to ensure that appeals continue to be heard by independent arbitrators of the highest calibre.
At the WTO Ministerial Conference that took place earlier this year, MPIA ministers stressed the importance of the MPIA for the security and predictability of the multilateral trading system.
The current MPIA participants are Australia, Barbados, Benin, Brazil, Cambodia, Canada, China, Chile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, the European Union (and its Member States), Guatemala, Hong Kong (China), Iceland, Japan, Liechtenstein, Macao (China), Malaysia, Mexico, Moldova, Montenegro, New Zealand, Nicaragua, Norway, Pakistan, Paraguay, Peru, the Philippines, Singapore, Switzerland, Ukraine, the United Kingdom, Uruguay and Vietnam.
MC14: Supporting the rules-based multilateral trading system: the role of the MPIA

Île de Peilz, or Peilz Island, is small picturesque island in Lake Geneva in Switzerland, not far from the town of Villeneuve. Measuring somewhere between 20 and 77 square metres, depending on different sources, it is often described as the smallest island in Lake Geneva and possibly the lake's only natural island. A solitary London plane tree dominates the entire islet, its broad canopy visible from passing boats and from the shoreline. This tiny speck of land has inspired poets, generated local legends, and become one of the most photographed features of Lake Geneva.

Credit: Wikimedia Commons