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Il sorpasso del tennis deve far riflettere i signori del pallone: da sempre litigiosi, inaffidabili e assetati di potere – Il commento

Fantozzi/Villaggio aveva capito tutto mezzo secolo fa, quando, nel primo film della serie (1975), raccontò la partita scapoli ammogliati giocata sotto un diluvio e poi descrisse quella di tennis all’alba, tra il mitico ragionier Ugo e il collega Filini: sono gli sport italiani per eccellenza, fortemente intrecciati con la cultura pop, dallo Scolapasta del torneo di Ugo Tognazzi alle serate di calcetto di milioni di over 20, fino al nostro cinema. Le ultime statistiche raccontano però un sorpasso epocale, emerso in uno studio relativo al 2024 e visionato in anteprima da Il Sole 24 ore: «Monitoraggio Coni-Fns-Dsa», ovvero il censimento delle associazioni affiliate e dei soggetti aderenti alle 48 Federazioni sportive, alle 15 Discipline associate e ai 14 Enti di promozione. Tradotto: la Federazione italiana tennis e padel ha raggiunto quota 1.162.477 tesserati (il 20,2% del totale), contro 1.123.054 di quella calcistica (19,5%). Uno scarto di circa 40 mila unità, ma che nel 2025 potrebbe essere aumentato: il tennis continua infatti a crescere.

Angelo Binaghi, dal 2001 presidente del tennis, ha festeggiato a ostriche e champagne: non solo per il primato inseguito da tempo, ma anche perché questa notizia arriva nei giorni in cui l’eterno nemico Giovanni Malagò, commissario del calcio, deve fare i conti con la rivolta di alcuni club di Serie A che, con un colpo di mano, dopo averlo sostenuto nelle elezioni del 22 giugno 2026 (vinte da Giovannino con il 68,58% dei consensi), vorrebbero rimuovere la sua candidatura per il voto–bis del 14 dicembre. I “rivoltosi” hanno deciso di puntare sull’ex senatore di Forza Italia Adriano Galliani, 82 anni, 38 dei quali trascorsi nel mondo del pallone, tra Milan, Monza e presidenza della Lega. Galliani, a completare il quadro, è fresco di tesseramento come dirigente accompagnatore per l’Enotria 1908, società in orbita Inter (uno degli ispiratori della manovra-Galliani è il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta).

Ma proprio il sorpasso del tennis dovrebbe far riflettere i signori del pallone, da sempre litigiosi, inaffidabili – basta vedere quello che sta succedendo nella questione-Malagò -, miopi, conservatori e assetati di potere. Quello personale, naturalmente. Premesso che nel sorpasso del tennis ha dato un discreto contributo il padel e che i successi della miglior generazione di sempre (Sinner, Cobolli, Musetti, Berrettini, Darderi, Arnaldi, Paolini, Errani, Schiavone, Pennetta, Vinci) hanno avuto un formidabile effetto-trascinante, resta il fatto che il sistema tennis si è evoluto, mentre quello calcistico è sprofondato. Se solo consideriamo la piramide, siamo stati esclusi da tre edizioni del mondiale di fila. Tra i primi trenta del Pallone d’Oro 2026, non c’è un giocatore italiano. L’unico rappresentante della serie A nella classifica del premio di France Football è l’interista argentino Lautaro Martinez: 22° posto. Non vinciamo la Champions dal 2010.

In una situazione del genere, sarebbe doveroso e intelligente avviare seri programmi di ristrutturazione partendo dal basso, affidare i settori vitali a persone competenti, tenere alla larga la politica e mettere da parte le battaglie personali. Invece, l’esatto contrario: la rappresentanza della serie A, il cui esito nella lotta Malagò–Galliani per effetto domino determinerà il voto delle altre leghe e delle associazioni di categoria, continua a offrire, nonostante la crisi, il panorama desolante dell’ultimo quarto di secolo.

Calcio e tennis sono sempre stati mondi vicini. Il calcetto, per dire, nacque grazie alle partitelle sulla terra rossa di Nicola Pietrangeli e di un gruppo di pionieri. I giocatori, d’estate, si sfidavano in tornei con la racchetta. Alcuni tennisti di oggi, vedi il caso di Cobolli, sono partiti dal calcio prima di approdare alla disciplina dove si sono affermati. Il romanista Adriano Panatta e il milanista Paolo Bertolucci seguono da sempre il football, con passione e competenza. Il calcio era però la forza dominante. Oggi, grazie anche alla seduzione del padel, diventato una fabbrica di denaro con la proliferazione degli impianti, il tennis ha celebrato un sorpasso che spezza un primato ultrasecolare.

Questi numeri sono un avvertimento per il calcio. Dovrebbero essere il punto di partenza per riformare il settore in profondità. L’aria che tira è però pessima. Di questo passo, non ci sarà da sorprendersi se altri sport dovessero riuscire in futuro a appassionare i giovani e a sottrarre risorse importanti. Del resto, anche in questo caso Fantozzi/Villaggio potrebbe rivelarsi profetico: “Sono stato azzurro di sci”. Ecco, appunto.

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Rocchi si dimette dall’AIA per andare in tv a Dazn, poi ci ripensa. L’associazione però lo scarica: “Troppo tardi”

Mollo, anzi no, forse ci ripenso. Il lungo e travagliato addio di Gianluca Rocchi all’AIA, di cui per anni è stato uno degli esponenti più illustri, si chiude nel modo più incredibile. Avevamo rivelato sul Fatto il caso della partecipazione dell’ex designatore della Serie A a Dazn: annunciato come ospite fisso dalla pay-tv, la sua presenza aveva suscitato grandi malumori e resistente all’interno dell’associazione arbitrale, di cui lui è – o era? – ancora tesserato. Il regolamento interno parla chiaro, tutti i contratti commerciali e le dichiarazioni devono essere autorizzate. E Rocchi aveva ricevuto in realtà soltanto una deroga temporanea, domenica per domenica, dal reggente e nuovo presidente dei fischietti, Massini.

Questo perché le sue ospitate in tv sono viste con estrema diffidenza dai suoi colleghi. Lui non è un ex arbitro qualunque, è stato designatore, e non qualche anno fa ma fino a ieri: è ancora viva l’eco degli episodi controversi che hanno attraversato il suo mandato, e soprattutto dell’inchiesta che lo ha anche immeritatamente travolto, prima di uscirne senza alcun addebito. Mezza Italia del calcio lo detesta, l’altra metà lo rimpiange, soprattutto adesso che la linea di Orsato comincia a scricchiolare, visti i ripetuti episodi di mancate chiamate del Var.

È proprio questo il punto: in AIA più di qualcuno teme che Dazn si trasformi in un pulpito da cui l’ex designatore desideroso di rivalsa, cominci a picconare in diretta tv il nuovo corso, nei cui confronti ci sono ancora resistenze, in un movimento spaccato a metà come certificato anche dalle ultime elezioni. E a poco sono servite le rassicurazioni fornite dal diretto interessato, che ha promesso di non commentare gli episodi e non attaccare gli arbitri e nelle prime uscite si è mostrato prudente, fin troppo per i gusti della pay-tv: un opinionista che non è completamente libero di esprimere la propria opinione serve a poco. Di qui l’aut aut.

Avevamo anticipato che Rocchi probabilmente sarebbe stato costretto a lasciare l’AIA, per rimanere a Dazn, e così è stato: stamattina era ufficiale la notizia del suo addio all’associazione. Ma ecco il colpo di scena: le dimissioni presentate prima del weekend, in tempo per andare in onda domenica sera a “Fuoriclasse” (lo show dopo il posticipo, di cui è testimonial persino nella locandina), sono state ritirate dopo. Rocchi ha mandato un’ulteriore comunicazione all’AIA, in cui spiegava di volerci pensare ancora su.

Comprensibile che l’ex designatore sia tormentato da una scelta così sofferta e anche delicata per il suo futuro: da una parte c’è l’associazione a cui ha dedicato una vita e di cui si sente ancora parte, dall’altra l’opportunità di una carriera forse più redditizia in tv. Però nemmeno è pensabile rimanere in questo limbo. Così in AIA hanno deciso di tagliare la testa al toro: il presidente di sezione ha comunicato a Rocchi che le sue dimissioni, pur non essendo ancora state tecnicamente ratificate, erano comunque state già accettate. Quindi non ci sono margini per ripensamenti. Alla fine Rocchi si è dimesso, ma è l’AIA che l’ha accompagnato alla porta.

X: @lVendemiale

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“Stamattina ho deciso di rinunciare al ricorso. Non si sa mai, magari invece di 2 ne prendo 4”: così Allegri

“C’è poco da dire, tanto ormai è successa. Stamattina ho deciso di rinunciare al ricorso, non si sa mai, magari invece di 2 ne prendo 4″. A parlare è Massimiliano Allegri, allenatore del Napoli, alla vigilia della sfida contro il Monza in programma domani, mercoledì 28 ottobre, alle 20:45. Il riferimento è all’espulsione ricevuta nella partita di domenica contro il Napoli, pareggiata per 3-3. Allegri aveva contestato il cartellino rosso ricevuto, arrivato per le proteste dopo il gol 3 a 3 della Roma: Beukema era rimasto a terra, anche se le immagini hanno successivamente mostrato che il difensore del Napoli ha simulato. “Il quarto uomo ha richiamato l’arbitro, che mi ha cacciato fuori. Non avevo detto nulla, ormai è andata e dispiace”, aveva spiegato Allegri a Dazn nell’immediato post gara. “Ogni volta che mi muovo vengo buttato fuori, l’anno scorso mi hanno anche dato 80mila euro di multa“.

Allegri non sarà presente né domani, 28 ottobre, per la trasferta in casa del Monza e soprattutto domenica 1 novembre quando gli azzurri affronteranno la Juventus all’Allianz Stadium. “Il dispiacere più grosso non è la squalifica ma che non abbiamo portato a casa i tre punti dopo una buona partita, il resto sono tutte chiacchiere“, ha spiegato Allegri che ha poi voluto mettere un punto alla questione. “Gasperini? Non ho sentito quello che ha detto, poi le frasi riportate possono essere sbagliate. Voglio che questa cosa sia chiusa. Non si cambiano squalifiche e risultato. C’è un dato di fatto, siamo indietro in classifica. Dobbiamo migliorare in alcune fasi della partita dove pecchiamo“, ha concluso Allegri.

Allegri si è poi concentrato sull’analisi della partita: “I giocatori stanno migliorando la condizione, diversi sono stati fermi per due mesi, McTominay, Anguissa, Alisson fra dentro e fuori, Neres s’è fermato, ora anche Badiashile. Dobbiamo recuperare chi è fuori e migliorare la condizione di chi ha giocato meno“, ha aggiunto. E ancora: “De Bruyne è straordinariamente bravo a giocare a 50 metri, ma non può giocare tutte le partite, come le altre, poi i cambi diventano fondamentali“.

Parlando del prossimo avversario. “Il Monza ha fatto 15 gol, noi dobbiamo migliorare dei dati, nei primi tempi abbiamo subito solo due reti e nel secondo tempo otto. Quindi quelli sono dati su cui migliorare e capire che in certi momenti bisogna essere più bravi, ci sono i momenti in cui le cose ti vanno meno bene e devi alzare l’asticella“, ha detto Allegri. “Con la Roma abbiamo fatto una buona gara, bisogna fare meglio nella distribuzione del gioco, soprattutto in certi momenti“, ha aggiunto. Nelle ultime due gare Allegri ha cambiato tatticamente la squadra. “Se davanti alla difesa gioca Lobotka ha delle caratteristiche da sfruttare, è un ottimo giocatore, se ci gioca Gilmour è già diverso, con De Bruyne è più verticale, cambia il campo in un attimo, ma è questione di caratteristiche“, ha concluso Allegri.

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FIGC, è duello Malagò-Galliani: Serie A divisa, dieci club possono decidere tutto

La corsa alla presidenza della FIGC divide i club della Serie A. Giovanni Malagò e Adriano Galliani cercano gli 11 voti necessari per ottenere la candidatura della Lega, ma nessuno dei due può ancora contare sulla maggioranza. Dieci società potrebbero spostare gli equilibri e la sfida potrebbe proseguire anche dopo la presentazione delle candidature, fino alle elezioni federali del 14 dicembre.

Napoli e Roma con Malagò, Inter e Milan con Galliani: i voti dei club ancora in bilico

Giovanni Malagò e Adriano Galliani si contendono la presidenza della FIGC e la Lega Serie A si ritrova divisa tra due candidature. Secondo quanto ricostruito dall’Adnkronos, nessuno dei due avrebbe attualmente la certezza di raggiungere gli 11 voti necessari per essere il candidato espresso dai venti club del massimo campionato.

Malagò, già eletto presidente federale a giugno e attuale commissario della FIGC, può contare sul sostegno di Napoli, Roma, Lecce, Bologna e Monza. Dall’altra parte, Galliani avrebbe dalla sua Inter, Atalanta, Milan, Como e Genoa. Le vere indecise, tuttavia, sarebbero soltanto cinque o sei. Le trattative tra i presidenti proseguono in vista del termine per la presentazione delle candidature, fissato alle 23:59 del 4 novembre. Il voto per eleggere il presidente federale si terrà invece il 14 dicembre, quando saranno chiamate a esprimersi anche le altre componenti del calcio italiano.

Perché la Serie A si è divisa: Mancini, Bianchedi e i rapporti politici

A giugno, la Lega Serie A aveva sostenuto in maniera sostanzialmente compatta Giovanni Malagò, poi eletto alla guida della Federcalcio. A pochi mesi di distanza, però, una parte delle società starebbe valutando di cambiare candidato. Tra le ragioni del malcontento ci sarebbero alcune decisioni assunte da Malagò senza un sufficiente coinvolgimento dei club. In particolare, la nomina di Roberto Mancini a commissario tecnico della Nazionale, mentre diversi presidenti avrebbero preferito Antonio Conte, e quella di Diana Bianchedi come capo delegazione.

Accanto alle questioni sportive, l’agenzia ipotizza anche motivazioni politiche. La candidatura di Adriano Galliani, senatore di Forza Italia ed ex amministratore delegato del Milan, sarebbe considerata da alcune società più solida sotto questo profilo. Sono valutazioni che emergono dai retroscena sulle trattative, senza che sia stata ufficializzata una posizione comune dei club contrari a Malagò. La possibilità di esprimere direttamente il presidente federale rappresenterebbe per la Serie A anche un risultato significativo sul piano degli equilibri istituzionali. Escludendo l’elezione di Malagò dello scorso giugno, l’ultimo presidente FIGC espresso dalla massima serie era stato Franco Carraro, rieletto nel 2001.

Galliani si tessera con l’Enotria, ma può arrivare alla candidatura anche dai dilettanti

Galliani ha già compiuto un primo passo formale per partecipare alla corsa. L’ex dirigente rossonero si è tesserato come dirigente accompagnatore dell’Enotria 1908, società dilettantistica di Milano che, gravita nell’orbita dell’Inter. Un dettaglio curioso, considerando il passato milanista del candidato.

Galliani ha ricevuto contatti da diversi presidenti di Serie A e ha accettato di partecipare alla competizione per la guida della Federcalcio. La sua candidatura, però, potrebbe essere sostenuta anche da una componente diversa dalla Lega Serie A. Qualora i club del massimo campionato decidessero di confermare il loro appoggio a Malagò, Galliani potrebbe essere proposto dalla Lega Nazionale Dilettanti, guidata da Giancarlo Abete, sconfitto proprio da Malagò nell’ultima elezione federale.

Nella scelta del futuro presidente avranno un ruolo anche l’AIC e l’AIAC, le associazioni dei calciatori e degli allenatori. Secondo le valutazioni raccolte dall’Adnkronos, la Lega Dilettanti, una parte della Serie B e la Lega Pro sarebbero potenzialmente contrarie a una nuova presidenza Malagò. Rimane possibile anche l’emergere di un terzo candidato, capace di raccogliere consensi tra le diverse componenti federali. Per questo la designazione della Lega Serie A potrebbe non essere sufficiente a chiudere la corsa alla presidenza. Anche chi dovesse perdere il confronto tra i venti club potrebbe presentarsi alle elezioni del 14 dicembre con il sostegno di un’altra componente.

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“Nel canalino è più facile fare gli eroi e i nerd che sanno tutto, quando c’è da fare le domande si trema”: l’attacco di Adani

Volano gli stracci tra gli opinionisti televisivi di pallone. Una sfida fra trasmissioni tv e podcast sui social, ormai sempre più seguiti. L’affondo è firmato da Lele Adani, che nell’ultima puntata di Viva el Futbol ha dichiarato: “Quando siamo nel canalino è più facile fare gli eroi che sanno tutto o i nerd che sanno a memoria tutti gli incastri dei risultati del 1852. Quando c’è da fargli le domande si trema, più difficile, eh? È diverso fare il lavoro così. Ma lo dovete a chi paga e anche per rispetto a chi ascolta, dovete un contraddittorio più credibile, più coraggioso, che non vi fa la bua. Al massimo vi manda a fan***o”.

A cosa fa riferimento Adani? L’ex difensore, oggi opinionista alla Domenica Sportiva e commentatore tecnico della Rai, fa riferimento a quanto accaduto su Dazn nel post-partita di Napoli-Roma, quando a suo dire nessuno ha posto delle domande ficcanti a Max Allegri. Nel mirino c’è in particolare la trasmissione Vamos! e Giuseppe Pastore. Adani non lo cita mai, ma è chiaro il riferimento: Pastore è diventato famoso appunto nei podcast di Cronache di Spogliatoio per la sua conoscenza mnemonica dei risultati delle partite di Serie A del passato.

Da questa stagione, Pastore è entrato appunto anche nella squadra di Dazn e deve quindi anche porre le domande a tecnici e allenatori dopo le gare del sabato. Nell’occasione citata da Adani, Allegri era particolarmente teso per l’espulsione rimediata in Napoli-Roma e per il risultato finale: la sua squadra era stata in vantaggio prima 2 a 0 e poi 3 a 2, ma è stata ripresa dai giallorossi grazie alla doppietta di Balerdi. “Non sono lucido”, ha detto il tecnico. Oggi il Napoli è decimo in classifica con appena 11 punti, la metà rispetto alle capolista Inter e Lazio. Secondo Adani, lo studio di Dazn avrebbe dovuto chiedere conto ad Allegri di un rendimento così deficitario per una squadra che ha chiuso l’ultimo campionato al secondo posto.

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Calendario Serie A, oggi parte il turno infrasettimanale: in campo Roma, Lazio e Como | Programma, partite e orari

La Serie A è già di nuovo in campo: oggi comincia il turno infrasettimanale, valido per la nona giornata del campionato 2026/27. Ad aprire il programma delle partite è la capolista Lazio, che gioca a Sassuolo. Martedì sera tocca invece alla Roma sfidare il Cagliari, mentre in contemporanea si gioca anche Torino–Como. Mercoledì 27 ottobre alle 18.30 sono impegnate invece Milan e Inter, rispettivamente contro il Bologna e a Venezia. Poi scenderanno in campo Juventus e Napoli, mentre a chiudere il turno giovedì sera sarà un tesissimo Fiorentina–Atalanta.

La Lazio di Gattuso cerca di restare in vetta e mantenere l’imbattibilità, ma il Sassuolo in casa ha bisogno di fare risultato per invertire un brutto trend (un punto nelle ultime quattro). Anche la Roma all’Olimpico ospita un Cagliari ferito dai 6 gol incassati nelle ultime due giornate. Per il Como invece una trasferta complessa a Torino: i granata sono in grande forma e vengono da tre successi consecutivi.

Calendario Serie A, le partite e il programma della nona giornata

Oggi, martedì 27 ottobre

Sassuolo-Lazio (ore 18.30, diretta Dazn)
Roma-Cagliari (ore 20.45, diretta Dazn)
Torino-Como (ore 20.45, diretta Dazn e Sky)

Mercoledì 28 ottobre

Milan-Bologna (ore 18.30, diretta Dazn)
Parma-Udinese (ore 18.30, diretta Dazn)
Venezia-Inter (ore 18.30, diretta Dazn e Sky)
Genoa-Juventus (ore 20.45, diretta Dazn)
Monza-Napoli (ore 20.45, diretta Dazn e Sky)

Giovedì 29 ottobre

Frosinone-Lecce (ore 18.30, diretta Dazn)
Fiorentina-Atalanta (ore 20.45, diretta Dazn)

La classifica di Serie A

1. Inter — 22 punti
2. Lazio — 22 punti
3. Roma — 18 punti
4. Milan — 18 punti
5. Como — 17 punti
6. Frosinone — 14 punti
7. Juventus — 14 punti
8. Torino — 13 punti
9. Cagliari — 13 punti
10. Napoli — 11 punti
11. Atalanta — 10 punti
12. Lecce — 9 punti
13. Bologna — 8 punti
14. Sassuolo — 8 punti
15. Monza — 7 punti
16. Genoa — 7 punti
17. Udinese — 4 punti
18. Fiorentina — 4 punti
19. Parma — 4 punti
20. Venezia — 3 punti

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“Mi ha tradito con prostitute. Chiedeva il numero anche alle ragazze in fila per il bagno, quando beve non ha autocontrollo”: la moglie Amanda Martins mette nei guai Wesley

“Chiedeva il numero ad altre ragazze mentre erano in fila per il bagno. Quando beve non ha autocontrollo”. È uno degli episodi raccontati da Amanda Martins, moglie separata di Wesley Franca, calciatore brasiliano della Roma, che ha deciso di rompere il silenzio sulla fine del loro matrimonio. Attraverso una serie di storie pubblicate su Instagram, la donna ha ricostruito alcuni momenti della relazione, accusando il giocatore di averla tradita ripetutamente, anche con prostitute. I due, che hanno avuto una figlia, da tempo non vivono più insieme.

La donna ha spiegato di aver scelto di raccontare pubblicamente la propria versione dei fatti dopo aver letto numerosi commenti e indiscrezioni sulla loro separazione. Una decisione maturata nonostante la riservatezza che, come ha sottolineato, ha sempre cercato di mantenere sulla propria vita privata. “Non avrei mai pensato di arrivare qui sul mio Instagram e di aprirmi su una parte molto importante della mia vita – esordisce Martin -. Parlo del mio matrimonio, anche perché sono sempre stata molto riservata. Ma, davanti ai pettegolezzi che leggo sui social e sui siti di gossip, sono venuta a parlarvi e a spiegarvi un po’ di quello che è successo”.

Amanda Martins ha voluto raccontare tutto ciò che sarebbe accaduto durante il matrimonio, ritenendo di essere stata più volte tradita. “Io e lui oggi siamo separati e quindi può fare quello vuole, non mi interessa se si diverte oppure no. E non che questo faccia la differenza, perché quando lui mi doveva qualcosa comunque mi ha mancato di rispetto. Non mi ha tradito una, non sono state due, non sono state tre volte, sono state varie. E non è stato con una, non sono state con due, non sono state tre ragazze, sono state varie, incluse delle prostitute”.

Rivelazioni che arrivano in un momento in cui di Wesley – che intanto continua a sfrecciare sulla fascia nella Roma di Gasperini – si parla tanto anche e soprattutto per robe extra campo. Perché oltre alle rivelazioni di tradimento della moglie, il calcatore giallorosso è molto chiacchierato su Tik Tok per aver postato una serie di immagini in cui si vedono tantissimi soldi (banconote da 50 euro), orologi di lusso e automobili. La particolarità? Le automobili non hanno nemmeno la targa oscurata. Gli utenti sui social così si lasciando andare a commenti abbastanza espliciti: “Fossi un ladro, starei già organizzando una rapina. Veramente stupido“.

Martins ha sostenuto di non basare le proprie accuse su semplici indiscrezioni, ma su quanto avrebbe scoperto personalmente. Secondo la sua versione, avrebbe avuto accesso al telefono del calciatore, trovando immagini e video relativi agli incontri che ritiene dimostrino i tradimenti. “Lo so non per voci o confidenze ma perché l’ho visto coi miei occhi. Ho avuto accesso al suo telefono. In quegli incontri ha fatto foto, ha filmato, quindi ho passato tutto sul mio telefono. Persino in quei momenti mostrava la fede nunziale al dito, senza rispetto”.

La donna ha raccontato anche di aver chiesto più volte al marito di ammettere quanto sarebbe successo. “Quando mi accorgevo di certe cose, lui giurava su Dio e sulla figlia. Non avevo prove all’inizio, era la sua parola contro la mia. Io ho già pianto tutto quello che avevo da piangere e oggi è persino strano pensarci, io che lo amavo tanto, no? Che dormivo con una persona che che amavo tutti i giorni della mia vita. Per me è stato uno shock. Io neanche so se altre donne avrebbero lo stomaco che ho avuto io di vedere tutto e essere fredda, di parlare nel momento giusto. Io ho dato varie opportunità a lui di confessare quello che lui aveva fatto e lui non ha mai confessato”.

Nel suo sfogo, Amanda ha fatto riferimento anche al periodo della gravidanza, sostenendo di aver attraversato momenti difficili senza rendere pubblica la situazione. Ha raccontato di aver provato a salvare il matrimonio, perdonando e concedendo nuove possibilità al marito, con l’obiettivo di costruire una famiglia stabile. “Anche durante la gravidanza sono stata tradita e abbandonata. Ma non sono mai andata su Internet a rendere pubblica nessuna di queste cose. Ho accettato tutto in silenzio, ho perdonato, ho cercato davvero di costruire una famiglia, di avere un matrimonio solido. Ma non ha funzionato. E non è stata nemmeno colpa mia. Perché penso che quando una persona è fatta così, non ci sia nessuno che possa farla cambiare. Qualsiasi relazione avrà, sarà sempre così. La persona che starà con lui passerà quello che ho passato io, o anche peggio”.

Secondo il suo racconto, i presunti tradimenti si sarebbero verificati anche durante uscite pubbliche, nei ristoranti e nei locali, al punto da farle perdere la serenità persino nelle occasioni più comuni. “Vi sto raccontando solo una piccolissima parte di tutto quello che è successo. Perché ero arrivata al punto di non sentirmi più a mio agio nemmeno a uscire di casa. Quando andavamo al ristorante, mi è capitato di assistere a scene in cui lui chiedeva il numero di telefono alla cameriera. Oppure chiedeva il numero ad altre ragazze mentre erano in fila per il bagno. Perché quando beve non ha autocontrollo“.

Le dichiarazioni arrivano mentre la separazione tra i due continua a far parlare sui social: “Ho cominciato a soffrire di crisi d’ansia, una cosa che non mi era mai successa prima. Sono arrivata persino a darmi la colpa, alcune volte. Sono arrivata a pensare che avrei dovuto prendermi più cura di me stessa, per fare in modo che lui non sentisse nemmeno il bisogno di guardare altre persone per strada. Ma quando un uomo è un poco di buono, non importa“.

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Stangata per Allegri: due giornate di squalifica, salta anche la Juve. Le motivazioni del giudice sportivo, il Napoli fa ricorso

Costa caro a Max Allegri l’espulsione rimediata nel finale di Napoli-Roma, il big match di sabato scorso al Maradona: il tecnico infatti ha ricevuto dal giudice sportivo di Serie A due giornate di squalifica, oltre a una ammenda di 10mila euro. Allegri non potrà sedere in panchina mercoledì 28 per la trasferta in casa del Monza e soprattutto domenica 1 novembre quando gli azzurri affronteranno la Juventus all’Allianz Stadium. Tornerà regolarmente al suo posto per l’altro big match dell’8 novembre, che vedrà il Napoli ospitare la Lazio di Gattuso allo stadio Maradona alle 12.30. Il Napoli però ha annunciato ricorso.

Allegri aveva fortemente contestato il cartellino rosso, arrivato per le proteste dopo il 3 a 3 della Roma: Beukema era rimasto a terra, anche se le immagini hanno successivamente chiarito che il difensore del Napoli ha simulato. “Il quarto uomo ha richiamato l’arbitro, che mi ha cacciato fuori. Non avevo detto nulla, ormai è andata e dispiace”, aveva spiegato Allegri a Dazn. “Ogni volta che mi muovo vengo buttato fuori, l’anno scorso mi hanno anche dato 80mila euro di multa“: il conto ora va aggiornato con la nuova ammenda.

Le motivazioni della squalifica

Nel comunicato del giudice sportivo viene fornita una ricostruzione diversa. La squalifica del tecnico è arrivata “per avere, al 45° del secondo tempo, rivolto un’espressione ingiuriosa nei confronti degli Ufficiali di gara, per avere, inoltre, negli spogliatoi, rivolto ai medesimi un’espressione gravemente irrispettosa e assunto un atteggiamento aggressivo nei confronti di un dirigente della squadra avversaria; infrazioni rilevate dal Quarto Ufficiale e dal Direttore di gara e l’ultima dai collaboratori della Procura federale“, scrive il giudice sportivo.

Non si fa quindi riferimento alla famosa frase che Allegri – stando a quanto riportato da molti testimoni – avrebbe pronunciato nei corridoi del Maradona: “Vi hanno messo la Champions in tasca ed ho pagato io con il Milan”. Su questo punto potrebbero esserci ulteriori indagini da parte della Procura federale. Nel frattempo Gian Piero Gasperini in conferenza stampa oggi ha commentato: “Ci sono i numeri, le testimonianze, i dati, nostri e delle altre squadre. Non ho letto un commento a favore di questa constatazione che mi sembra veramente infelice. Non c’è bisogno che io aggiunga altro“, ha chiuso il tecnico della Roma.

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Serie A, Douvikas è l’MVP di Affaritaliani dell’ottava giornata: doppietta al Sassuolo e 8 gol tra campionato e Champions

Due gol in undici minuti, il Sassuolo mandato al tappeto e un Como che continua a volare. Anastasios Douvikas si prende l’ottava giornata di Serie A con una doppietta nel 2-0 del Sinigaglia. Il centravanti greco sale a cinque reti in campionato, alle quali si aggiungono le tre già realizzate in Champions League. Per Affaritaliani l’MVP è lui.

Due gol in undici minuti e un palo: Douvikas si prende il Sinigaglia e manda ko il Sassuolo

Cesc Fabregas lascia Nico Paz in panchina dopo le fatiche di Champions League, ma il suo Como non perde il vizio di vincere. Ci pensa Anastasios Douvikas, che nel giro di undici minuti nella ripresa stende il Sassuolo e regala ai lariani il terzo successo consecutivo tra campionato ed Europa. Dopo un primo tempo chiuso senza reti, nonostante un gol annullato a Da Cunha e uno a Bakola, il centravanti greco decide di prendersi tutta la scena.

Al 49′ si fa trovare pronto sul pallone servito dalla sinistra da Maxence Caqueret e lo spinge in rete da due passi. Il Sassuolo prova a riorganizzarsi, ma all’60′ il numero 9 colpisce ancora. Kaiki anticipa gli avversari, recupera palla e mette in mezzo un assist perfetto per Douvikas, che in scivolata batte nuovamente Turati. Due movimenti da centravanti puro, due gol e tre punti che portano il Como a 17 punti in classifica. E pensare che il greco aveva già sfiorato il vantaggio nel primo tempo, quando una sua conclusione si era stampata sull’incrocio dei pali. Chiude la gara con quattro tiri, tre nello specchio, tre duelli vinti su quattro e appena 23 palloni toccati. Numeri che raccontano il suo modo di stare in campo: pochi fronzoli, movimenti intelligenti e una capacità di farsi trovare nel posto giusto quando il Como arriva dalle parti della porta avversaria.

Il Sassuolo di Alberto Aquilani chiude inquadrare mai lo specchio della porta, mentre Fabregas si gode un attaccante che ha trasformato due occasioni ravvicinate nei gol della vittoria. Per Affaritaliani Douvikas è l’MVP dell’ottava giornata e il Como può continuare a sognare in grande.

Cinque reti in Serie A, tre in Champions: dal Manchester United al Sassuolo il greco segna sempre

La doppietta contro il Sassuolo porta Douvikas a quota cinque gol nelle prime otto giornate di Serie A. Il conto diventa ancora più interessante aggiungendo la Champions League, dove il greco ha già segnato tre reti in tre presenze. Otto gol complessivi nelle due competizioni, tutti realizzati su azione. In campionato aveva aperto il conto personale contro l’Udinese, per poi ripetersi nella vittoria sul Napoli e nel 3-1 contro la Fiorentina. In Europa ha colpito contro RB Lipsia, Feyenoord e Manchester United, trovando una rete in tutte le prime tre giornate della fase campionato. Proprio contro i Red Devils, nel clamoroso 4-1 del Como al Sinigaglia, Douvikas aveva realizzato il secondo gol dei lariani su assist di Nico Paz, contribuendo a una delle vittorie più prestigiose della storia recente del club.

La cosa impressionante è soprattutto la continuità delle ultime settimane. Cinque gol nelle ultime quattro partite disputate, tra Champions e Serie A, sempre a segno contro Feyenoord, Fiorentina, Manchester United e Sassuolo. Per un attaccante che vive di palloni in area, questa regolarità può fare tutta la differenza.

Capocannoniere in Olanda, 14 milioni dal Celta: Fabregas ha trovato il suo centravanti

Anastasios Douvikas, conosciuto anche come Tasos, è nato ad Atene il 2 agosto 1999. Ventisette anni, 186 centimetri d’altezza e piede destro, è un centravanti che ama attaccare la profondità, giocare sul filo del fuorigioco e soprattutto farsi trovare pronto negli ultimi metri. La doppietta al Sassuolo racconta bene le sue caratteristiche, con due reti arrivate sfruttando il movimento in area e la rapidità nell’anticipare i difensori. Cresciuto nell’Asteras Tripolis, dove debutta tra i professionisti, si mette in mostra in Grecia con la maglia del Volos prima di trasferirsi in Olanda all’Utrecht. È proprio in Eredivisie che arriva la sua prima grande esplosione. Nella stagione 2022/23 segna 19 gol, conquistando il titolo di capocannoniere del campionato olandese a pari merito con Xavi Simons, allora al PSV.

Le sue prestazioni attirano l’attenzione del Celta Vigo, che lo porta in Spagna nell’estate del 2023. In Galizia, però, fatica a conquistare una maglia da titolare con continuità. In Liga trova spazio soprattutto a partita in corso, mentre in Coppa del Re mostra tutto il suo fiuto per il gol, chiudendo l’edizione 2023/24 con sei reti, miglior marcatore della competizione insieme ad Abdón Prats e Asier Villalibre. Nel febbraio 2025 arriva la chiamata del Como, che decide di investire su di lui per una cifra intorno ai 14 milioni di euro di parte fissa, più 2 milioni di bonus e una percentuale del 10% sull’eventuale plusvalenza di una futura rivendita a favore del Celta Vigo. Il greco firma inizialmente fino al 2029 e raggiunge Cesc Fabregas, che lo inserisce gradualmente nei meccanismi offensivi della squadra. Dopo la doppietta al Sassuolo, arriva il regalo: il Como annuncia il rinnovo fino al 2031, blindando un attaccante che ha già segnato 27 gol in 68 presenze complessive con i lariani.

Il primo impatto con la Serie A porta appena due gol in 13 presenze, ma nella stagione successiva Douvikas cambia marcia. Chiude il campionato 2025/26 con 14 reti in 38 partite, diventando uno dei protagonisti della qualificazione del Como alla Champions League.

Nell’estate 2026 i lariani aggiungono al reparto offensivo anche Moise Kean, arrivato dalla Fiorentina in prestito con obbligo di riscatto. Una concorrenza di alto livello che, almeno per il momento, sembra aver stimolato ulteriormente il centravanti greco. Fabregas continua a dargli fiducia e Douvikas risponde segnando sia in campionato sia in Europa. A 27 anni, dopo aver già vinto una classifica cannonieri in Olanda e aver trovato la doppia cifra in Serie A, Douvikas sta vivendo probabilmente uno dei momenti migliori della carriera. Gli otto gol nelle prime undici presenze tra campionato e Champions League raccontano un attaccante capace di incidere contro avversari molto diversi, dal Sassuolo al Manchester United.

Il Como si coccola un centravanti che nella scorsa stagione ha segnato 14 gol in campionato. Quest’anno Douvikas ne ha già realizzati cinque in Serie A e tre in Champions. Con Kean a contendersi una maglia e Fabregas che può contare su entrambi, il greco ha tutte le carte in regola per migliorare il proprio primato realizzativo e trascinare ancora più in alto i lariani.

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Serie A, McTominay non basta, Balerdi rovina la festa. Allegri, ancora con ‘sta giacca? I top e flop dell’ottava giornata

Tre assist per Ghedjemis, doppiette per Balerdi, McTominay, Schmid, Krstovic e Douvikas. La Juventus ritrova Douglas Luiz, il Milan vince con Pulisic e Hutchinson. Male Allegri, Valdepeñas e Diego Carlos. Tutti i promossi e bocciati dell’ottava giornata.

L’ottava giornata regala gol a raffica, rimonte e partite pazze: Inter e Lazio continuano a volare

Otto gol a Bergamo, sei a Napoli, due rimonte della Roma e l’ennesima vittoria dell’Inter arrivata allo scadere. La Serie A continua a regalare spettacolo e qualche partita vietata ai deboli di cuore. Ghedjemis distribuisce assist come fossero caramelle, Balerdi si inventa bomber al Maradona e McTominay segna due volte senza riuscire a regalare i tre punti ad Allegri. Nel frattempo la Lazio di Gattuso non si ferma, Douglas Luiz e McKennie riportano il sorriso alla Juventus e il Milan trova in Pulisic e Hutchinson le firme della vittoria di Udine. Fabregas, invece, può persino permettersi di lasciare Nico Paz in panchina. Ci pensa Douvikas.

Dall’altra parte ci sono quelli che si mangiano le mani. La Fiorentina passa in vantaggio a San Siro, resiste fino al novantesimo e poi combina il disastro. Il Parma fa praticamente tutto da solo contro la Lazio, il Cagliari continua a perdere la magia e Allegri torna a togliersi la giacca, prima di farsi espellere. Ma siamo sicuri che basti arrabbiarsi per risolvere i problemi del Napoli?

I top della giornata: Ghedjemis fa il fenomeno, Balerdi salva la Roma e Douvikas non perdona

Ghedjemis: un, deux, trois… chapeau, monsieur!

Il Frosinone ci sta prendendo gusto. E anche noi, a dire il vero, a ritrovare sempre più spesso i giocatori ciociari tra i Top. Stavolta, però, Fares Ghedjemis decide di esagerare. A Bergamo l’Atalanta segna quattro gol, il Frosinone risponde con altri quattro e il francese mette lo zampino su tre reti. Tre assist, signori. Tre.

Prima serve Schmid per il momentaneo 2-1, poi apparecchia per il destro di Calò che vale il 3-3. Quando l’Atalanta torna avanti e la partita sembra chiusa, Ghedjemis si inventa un’altra giocata sulla destra e consegna a Terzic il pallone del definitivo 4-4. Nel frattempo punta chiunque gli capiti davanti, mette in difficoltà la difesa di Sarri e sfiora anche la soddisfazione personale del gol. I nerazzurri provano a fermarlo, ma dalle sue parti c’è poco da fare. Otto gol a Bergamo e Ghedjemis non ne segna nemmeno uno. Eppure riesce a essere uno dei grandi protagonisti della partita. Schmid, Calò e Terzic finiscono sul tabellino dei marcatori, ma la firma sulle loro reti è quella del francese. E se Sarri sta ancora cercando un modo per fermarlo, gli conviene riguardare la partita. Un, deux, trois. Au revoir!

Balerdi: Max, festa rimandata (due volte)

Allegri pensava di averla portata a casa. E invece Leonardo Balerdi aveva altri programmi. La Roma è sotto 2-0 al Maradona, Gasperini manda in campo l’argentino e al Napoli cominciano a venire i primi mal di testa. Al 74′ Balerdi si avventa su un pallone vagante nell’area piccola e firma il 2-2. Tutto da rifare. Poi McTominay segna il 3-2 all’83’ e gli azzurri possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Finalmente? Macché. Passano sei minuti, Wesley mette il pallone in mezzo e chi spunta a colpire di testa? Sempre lui. Tre a tre. Una doppietta al Maradona, entrando dalla panchina, per riprendere due volte una partita che sembrava ormai persa. Gasperini se la ride, Allegri perde la pazienza e viene espulso. E pensare che il Napoli aveva segnato tre gol in casa e si preparava a festeggiare. Una volta può essere un caso. Due volte è accanimento. Leonardo, ma proprio con Allegri ce l’avevi?

Douglas Luiz: Juve, chi non muore si rivede

A Lecce la Juventus ritrova la vittoria e, soprattutto, ritrova un Douglas Luiz che finalmente fa la differenza. Il brasiliano impiega dodici minuti per decidere una partita che fino alla mezz’ora sembrava piuttosto bloccata. Al 29′ batte una punizione con i tempi giusti, pesca l’inserimento di McKennie e confeziona l’assist per lo 0-1. Al 41′ decide di mettersi in proprio: destro dal limite, pallone che tocca il palo interno e finisce in rete. Gol e assist. En plein. Spalletti aveva bisogno di risposte dal centrocampo, soprattutto dopo le difficoltà delle ultime giornate. La Juventus continua ad aspettare i gol dei centravanti, ma intanto vince grazie ai centrocampisti. E quando anche Douglas Luiz torna a fare il Douglas Luiz, qualche speranza in più comincia a esserci.

McTominay: due gol, zero vittorie. Scott, che altro devi fare?

Il Napoli passa in vantaggio contro la Roma con una rovesciata di Anguissa, ma nella ripresa ci pensa Scott McTominay a prendersi la scena. Al 48′ si inserisce sul secondo palo e di testa firma il 2-0. La Roma rimonta, arriva il 2-2 e lo scozzese decide che è arrivato il momento di sistemare nuovamente le cose. All’83’ riceve da Olivera, prende la mira e lascia partire una rasoiata che batte Gollini. Doppietta e Napoli avanti 3-2. Una partita che, a quel punto, McTominay pensa di aver risolto. Poi arriva Balerdi, pareggia di nuovo e rimanda tutti a casa con un punto. Lo scozzese corre, si inserisce, segna e continua a essere uno degli uomini più affidabili di Allegri. Stavolta, però, nemmeno due gol bastano. Scott, sinceramente, che altro dovevi fare? Metterti anche in porta?

Schmid: nemmeno mezzo minuto per presentarsi, diciassette minuti per esagerare

Romano Schmid non ha nessuna intenzione di perdere tempo. Atalanta-Frosinone comincia, Ederson combina il pasticcio e dopo meno di mezzo minuto l’austriaco ha già portato avanti i ciociari. L’Atalanta pareggia con Krstovic, ma al 17′ Ghedjemis scappa sulla destra e mette in mezzo. Schmid arriva puntuale, calcia e firma la doppietta. Due gol in meno di venti minuti alla squadra di Sarri. Il Frosinone continua a sorprendere. Certo, segnare subito grazie a un regalo dell’avversario aiuta. Ma segnare ancora poco dopo significa anche sapersi trovare sempre nel posto giusto. Romano, almeno il tempo di sederci e accendere la televisione potevi concedercelo.

Douvikas: Nico Paz si riposa? Tranquilli, ci pensa Tasos

Il Como affronta il Sassuolo e Fabregas lascia Nico Paz in panchina per tutti i novanta minuti. Una scelta che in altri momenti avrebbe fatto preoccupare più di qualcuno. Ma quest’anno i lariani hanno imparato a vincere in tanti modi.

Contro i neroverdi ci pensa Anastasios Douvikas. Nel primo tempo colpisce un legno e trova un Turati attento, poi nella ripresa decide che è arrivato il momento di fare sul serio. Al 49′ sfrutta il pallone di Caqueret e sblocca il risultato. Undici minuti più tardi Kaiki gli mette in mezzo un altro traversone e il greco, in spaccata, firma il 2-0. Doppietta, tre punti e Como che continua a guardare la classifica dall’alto. Fabregas può permettersi di far riposare il suo giocatore più talentuoso e ritrovarsi comunque due gol del centravanti. Nico Paz, buon riposo. Al gol ci pensa Tasos.

Krstovic: ci ha preso gusto, adesso chi lo ferma?

Dopo le prime giornate complicate lo avevamo spedito tra i Flop. Poi è arrivata la doppietta contro il Venezia. E adesso Nikola Krstovic decide di concedere il bis anche contro il Frosinone. Al 14′ riceve da De Ketelaere, prende la mira e batte Palmisani. Alla fine del primo tempo è ancora lì, pronto ad anticipare tutti sul pallone di Zappacosta per il momentaneo 3-2. Nella ripresa serve anche a Elmas l’assist del 4-3. Due gol e un assist, esattamente come una settimana fa. Quattro reti e due passaggi vincenti in due giornate. Non male per uno che sembrava aver smarrito la strada della porta. L’Atalanta, però, si fa rimontare e deve accontentarsi del 4-4. Sarri avrà parecchio da rimproverare alla difesa, decisamente meno al suo centravanti. Nikola, adesso basta scherzare. Ci eravamo quasi abituati a trovarti nei Flop e ci stai rovinando tutte le battute.

Calò: sempre lui, ancora lui. E che gol!

L’Atalanta torna negli spogliatoi avanti 3-2. Il Frosinone rientra in campo e dopo tre minuti Giacomo Calò decide di rimettere tutto in discussione. Ghedjemis lo serve, lui prende la mira e trova un destro a giro che lascia Carnesecchi senza possibilità di intervento. Tre a tre. Un gol bellissimo, arrivato nel momento in cui il Frosinone aveva bisogno di dimostrare di non essere venuto a Bergamo soltanto per assistere allo spettacolo. Calò continua a essere uno dei riferimenti della squadra di Alvini. Gestisce il pallone, aiuta i compagni e quando trova lo spazio giusto sa anche rendersi pericoloso. In una partita nella quale saltano praticamente tutti gli schemi, il centrocampista ciociaro trova il modo di mettere ordine. E di disegnare una traiettoria che meriterebbe di essere incorniciata. Otto gol a Bergamo, ma quello di Calò merita decisamente un replay.

De Gea: David contro Golia

La Fiorentina arriva a San Siro contro la capolista Inter e per novanta minuti può ringraziare soprattutto un uomo. David De Gea. Prima chiude la porta a Thuram, poi si inventa una parata straordinaria sul colpo di testa ravvicinato di Pio Esposito. Nella ripresa continua a respingere tutto quello che gli capita davanti e quando Jimenez porta avanti la Fiorentina sembra quasi che i viola possano davvero portarsi via tre punti. Poi arriva il recupero. Thuram trova il pareggio al 91′, Valdepeñas commette il fallo da rigore e Zielinski firma il sorpasso dal dischetto.

Due gol subiti, ma almeno quattro interventi che avrebbero potuto cambiare completamente il risultato. De Gea prova a trascinare la Fiorentina da solo, ma neanche l’ex portiere del Manchester United può fare miracoli all’infinito. David, tu il tuo lo hai fatto. Il problema è che davanti avevi undici nerazzurri e, a quanto pare, un cronometro che non voleva proprio fermarsi.

Pulisic: Capitan America colpisce ancora

Il Milan arriva a Udine dopo la brutta sconfitta europea contro il Bournemouth. Amorim cerca risposte immediate e Christian Pulisic decide di dargliele dopo appena sei minuti. Modric vede uno spazio, batte rapidamente una punizione e pesca l’americano che taglia alle spalle della difesa. Controllo delizioso, conclusione e pallone alle spalle di Okoye. Semplice. Almeno per lui. Pulisic continua poi a muoversi tra le linee, dialoga con Bartesaghi e mette ripetutamente in difficoltà i friulani. Nel secondo tempo il Milan trova anche il raddoppio e porta a casa una vittoria importante. La squadra di Amorim resta imbattuta in campionato e aggancia la Roma al terzo posto. Quando Capitan America decide di partire in missione, il Milan comincia sempre con un gol di vantaggio.

Hutchinson: primo gol rossonero, buona la prima!

Omari Hutchinson aveva bisogno di una serata così. Contro l’Udinese parte titolare, si muove molto, cerca di accompagnare Pulisic e soprattutto non smette di attaccare gli spazi. Al 65′ Jashari lascia partire un sinistro violento dal limite. Okoye respinge corto e l’inglese arriva prima di tutti. Pallone in porta, primo gol con la maglia del Milan e partita praticamente chiusa. Non sarà una rete da cineteca, ma per un giocatore che cerca spazio e fiducia anche questi palloni valgono oro. Hutchinson se lo va a prendere con convinzione e ripaga la scelta di Amorim. Pulisic apre, Omari chiude. Il Milan vince 2-0 e trova un altro protagonista offensivo. Il primo gol non si scorda mai. E farlo con la maglia rossonera, in una vittoria che serve a rilanciare la squadra dopo una batosta europea, ha un sapore ancora migliore.

Bartesaghi: il ragazzo si prende la fascia

Contro l’Udinese Davide Bartesaghi parte titolare e gioca una partita di grande personalità. Spinge, accompagna le azioni e soprattutto dimostra di avere il coraggio di cercare la giocata. Dopo dodici minuti Pulisic lo pesca con un pallone interessante sulla sinistra. Bartesaghi entra in area e calcia, senza trovare la porta. Più avanti si inserisce ancora e costringe la difesa friulana a un recupero provvidenziale. Il ragazzo continua a farsi vedere, offre una soluzione ai compagni e aiuta il Milan a controllare il match. Amorim lo tiene in campo fino all’85’, quando lascia spazio a Cisse. E pensare che sulla fascia sinistra del Milan, in questo avvio di stagione, ne abbiamo viste parecchie. Estupinan titolare e puntualmente sostituito, dubbi, esperimenti e discussioni. Poi arriva Bartesaghi, uno cresciuto in casa, e comincia a far venire qualche dubbio anche all’allenatore. Davide non avrà ancora l’esperienza dei grandi nomi, ma intanto gioca con personalità e soprattutto senza paura. Amorim, siamo sicuri che la soluzione non fosse già a Milanello?

McKennie: lo schema funziona. Stavolta davvero

La Juventus fatica a Lecce, il risultato rimane bloccato e Spalletti ha bisogno di qualcuno che rompa l’equilibrio. Weston McKennie capisce che è il momento di fare quello che gli riesce meglio: infilarsi dove gli avversari non lo aspettano. Al 29′ Douglas Luiz batte una punizione, lo statunitense legge la traiettoria prima dei difensori salentini e anticipa Falcone. Gol dello 0-1, partita sbloccata e strada spianata verso una vittoria importantissima dopo giorni di polemiche.

E qui arriva il bello. Quella punizione la Juventus l’aveva già provata contro il Rennes in Europa League. Koopmeiners e Douglas Luiz sul pallone, finta dell’olandese e battuta a sorpresa del brasiliano. In Francia lo schema aveva procurato un rigore, a Lecce produce direttamente un gol. Stessa idea, risultato ancora migliore. McKennie scatta al momento giusto e si fa trovare esattamente dove serve. Come detto sopra, Spalletti aspetta i gol degli attaccanti. Intanto segna Weston. E quando persino uno schema provato in allenamento comincia a funzionare alla perfezione, forse significa che qualcosa in casa Juventus sta finalmente girando.

Kaiki: Berardi si ferma, lui mette il turbo

Fabregas ha lasciato Nico Paz in panchina, ma il Como continua a creare occasioni. Dalla sinistra arriva una delle migliori sorprese della giornata, Kaiki Bruno. Il brasiliano accompagna l’azione, spinge e soprattutto trova il pallone giusto per mandare Douvikas a segnare il raddoppio. Al 60′ attacca lo spazio, mette in mezzo un traversone basso e il greco deve soltanto farsi trovare pronto.

Un assist che premia una prestazione di grande qualità, nella quale Kaiki riesce a dare ampiezza, creare problemi alla difesa del Sassuolo e accompagnare continuamente i compagni. E il confronto con Berardi, uno che di solito sulla fascia fa venire il mal di testa agli avversari, è piuttosto curioso. Il capitano neroverde lascia il campo al 74′ senza essere riuscito a incidere. Kaiki, invece, ha già messo la firma sul risultato.

A Como Fabregas può fare a meno di Nico Paz e continuare a vincere. E se cominciano a fare la differenza anche i terzini, per gli avversari il pomeriggio rischia di diventare piuttosto lungo.

Belghali: settimana scorsa due assist, stavolta fa da solo

Sette giorni fa lo avevamo premiato per i due assist a Simeone. Contro il Monza Rafik Belghali decide che servire i compagni è bello, ma segnare personalmente deve essere ancora meglio. Il Torino è sull’1-1 quando il belga riceve da Gineitis, converge verso il centro e lascia partire un tiro a giro che batte Törnqvist. Gol del 2-1 e granata nuovamente avanti. Non contento, continua a spingere e partecipa anche all’azione del gol di Vlasic, con un traversone deviato che arriva sui piedi del croato. Il Torino di Abate centra la terza vittoria consecutiva e Belghali continua a essere una delle armi migliori della squadra. Due assist una settimana fa, un gol e una partecipazione al tris questa volta. Rafik, ma a questo punto perché non fai direttamente tutto tu?

Ellertsson: il gol dell’ex. E che gol!

Il Genoa affronta il Venezia, reduce dalla prima vittoria stagionale, e trova un protagonista che la Laguna la conosce piuttosto bene. Mikael Ellertsson, tre stagioni con la maglia arancioneroverde, decide di fare uno scherzetto alla sua ex squadra. Al 25′ prende la mira dalla distanza e lascia partire un sinistro violentissimo che si infila all’incrocio dei pali. Un gol bellissimo, che vale il secondo successo consecutivo del Genoa e regala a De Rossi altri tre punti fondamentali. I rossoblù soffrono nella ripresa, Bijlow deve intervenire per salvare il risultato e il Venezia prova in tutti i modi a pareggiare. Ma il gol dell’islandese basta. Tre stagioni in Laguna, poi basta un sinistro da fuori area per rovinare il pomeriggio alla sua vecchia squadra. Mikael, almeno potevi evitare l’incrocio dei pali. Già segnare contro gli ex compagni non è il massimo della delicatezza. Farlo in quel modo è proprio voler esagerare.

Taylor: Kenneth, il primo posto ti dona

La Lazio di Gattuso continua a correre, ma contro il Parma per un tempo non riesce a trovare il gol. Ci pensa Kenneth Taylor a rompere l’equilibrio. Al 50′ il pallone di Belahyane viene deviato dalla difesa e l’olandese si inserisce con i tempi giusti. Sinistro preciso, Corvi battuto e Olimpico in festa. Un gol che mancava da marzo, dopo tredici partite senza segnare. La Lazio acquista fiducia, raddoppia poco dopo grazie all’autorete di Diego Carlos e conquista altri tre punti. Ventidue punti in otto giornate, miglior partenza della storia biancoceleste. Taylor segna, Gattuso ringhia e la Lazio continua a guardare tutti dall’alto insieme all’Inter. Kenneth, quale occasione migliore per tornare a segnare? La Lazio corre verso la vetta, il suo centrocampista ritrova la porta. E dalle parti dell’Olimpico, al momento, non sembrano esserci molti motivi per lamentarsi.

Casale: a Cagliari ci pensa il difensore

Il Bologna cerca una vittoria per allontanarsi dalle ultime posizioni, ma a Cagliari il primo tempo finisce senza gol. Palladino ha bisogno di una giocata e a trovarla è Nicolò Casale. Al 57′ Miranda batte un calcio d’angolo dalla sinistra, il difensore salta più in alto di tutti e schiaccia il pallone nell’angolo. Caprile non può arrivarci e il Bologna passa in vantaggio. Casale continua poi a guidare la difesa rossoblù, lasciando pochissime occasioni a un Cagliari che nelle prime giornate aveva fatto parlare di sé soprattutto per i gol di Maldini. Gol e porta inviolata. Il Bologna porta a casa tre punti che servivano disperatamente e Palladino può finalmente sorridere. Per una domenica, a fare il bomber ci pensa Casale.

Vlasic: il Torino ingrana la terza. Nikola mette la firma

Il Torino vince ancora, la terza partita consecutiva, e Nikola Vlasic trova finalmente il primo gol del suo campionato. Contro il Monza Belghali ha appena riportato avanti i granata, ma Abate vuole chiudere la partita. Al 72′ arriva un pallone dalla destra, il croato si fa trovare pronto in area e lo scaraventa sotto la traversa. Tre a uno. Il Monza accorcia nel recupero grazie a un’autorete di Patterson, ma ormai i tre punti sono in cassaforte. Vlasic accompagna le azioni, lavora per la squadra e trova un gol che mancava. Il Torino, intanto, continua a salire. Terza vittoria consecutiva e primo gol stagionale per il croato. Fino a qualche settimana fa Abate doveva preoccuparsi soprattutto di non perdere, adesso comincia a vincere con una certa regolarità. E Vlasic, che finora aveva lasciato il lavoro sporco e i gol agli altri, decide finalmente di partecipare anche alla festa. Nikola, meglio tardi che mai. Il Toro aveva cominciato a correre, mancava soltanto la tua firma.

I flop della giornata: Allegri perde la giacca, Diego Carlos fa autogol e la Fiorentina si fa male da sola

Ederson: meno di mezzo minuto per combinare il pasticcio

Atalanta-Frosinone comincia e Ederson decide di lasciare subito il proprio biglietto da visita. Peccato che lo consegni alla persona sbagliata. Dopo meno di mezzo minuto il brasiliano perde malamente il pallone in fase di costruzione e lo regala a Schmid. L’austriaco ringrazia, si presenta davanti a Carnesecchi e porta avanti il Frosinone. Nemmeno il tempo di sistemarsi sul divano. Ederson prova a rimediare. Al 33′ si presenta dal dischetto e trasforma il rigore del 2-2, mostrando anche una bella dose di sangue freddo. Il problema è che segnare non cancella automaticamente quello che hai combinato prima. L’Atalanta realizza quattro gol, ne subisce altrettanti e rimane con un solo punto. Il brasiliano finisce a metà strada tra Top e Flop, ma regalare un gol dopo pochi secondi è un’impresa difficile da ignorare. Ederson, il riscaldamento era finito. Qualcuno avrebbe dovuto avvisarti.

Allegri: Max, la giacca non può risolvere tutti i problemi

Il Napoli è avanti 2-0 contro la Roma. Poi si fa rimontare, torna avanti 3-2 grazie a McTominay e all’89’ incassa un’altra volta il pareggio. Massimiliano Allegri non la prende benissimo. Protesta, viene espulso e torna a togliersi la giacca. Ormai un grande classico. Questa volta, almeno, evita di lanciarla. Ma davvero possiamo continuare a parlare soltanto della giacca? Il Napoli ha segnato tre gol in casa e non ha vinto. Ha perso due volte il vantaggio e si è fatto rimontare da un difensore entrato dalla panchina che ha realizzato una doppietta. E non è nemmeno un episodio isolato. La settimana scorsa gli azzurri avevano perso contro un Venezia che fino a quel momento non aveva conquistato un punto. Allegri ha una squadra costruita per stare ai vertici, con giocatori di livello internazionale, eppure continua a perdere terreno. Poi certo, c’è l’arbitro, c’è il quarto uomo, c’è il contatto tra Beukema e Balerdi. Tutto quello che vogliamo. Ma Max, prima di toglierti la giacca, forse sarebbe il caso di capire perché la tua squadra continua a buttare via punti. Perché il campionato non si vince a colpi di sceneggiate.

Valdepeñas: novanta minuti di sacrifici, cinque secondi di follia

La Fiorentina sta per compiere l’impresa a San Siro. David De Gea ha parato praticamente tutto, Jimenez ha portato avanti i viola e l’Inter sembra avviata verso la prima sconfitta in campionato. Poi Thuram pareggia al 91′. E quando ormai il punto sembra comunque alla portata, Víctor Valdepeñas decide di regalare ai nerazzurri l’occasione per vincere. Minuto 95, cross di Akanji e il difensore viola trattiene Thuram in area. Rigore. Zielinski va sul dischetto, segna e l’Inter completa la rimonta. Novanta minuti passati a resistere alla capolista, vanificati da una trattenuta evitabilissima. Il difensore perde il riferimento del pallone e pensa soltanto a fermare l’attaccante.

Valdepeñas, ma proprio adesso? De Gea aveva fatto gli straordinari per portare a casa almeno un punto. E alla fine deve arrendersi per un fallo che si poteva tranquillamente evitare. La Fiorentina torna a casa con zero punti e un rimpianto grande quanto San Siro.

Diego Carlos: il Parma non segna? Ci pensa lui. Nella porta sbagliata

Una settimana fa era finito tra i Flop dopo la sconfitta contro il Torino. Evidentemente Diego Carlos ci ha preso gusto, perché contro la Lazio riesce a fare anche peggio. Il Parma regge per un tempo, poi Taylor trova il vantaggio e i ducali cominciano a perdere lucidità. Al 58′ arriva l’azione che chiude praticamente la partita. Errore in costruzione del Parma, Nuno Tavares recupera e mette il pallone in mezzo. Diego Carlos prova ad anticipare tutti in spaccata e finisce per infilare la palla alle spalle del proprio portiere. Autogol, 2-0 Lazio e Parma che si ritrova a inseguire anche sé stesso. Certo, la responsabilità dell’azione è condivisa con chi perde il pallone, ma il brasiliano completa il disastro. Nel finale Lontani accorcia, troppo tardi per riaprire la partita. Diego Carlos, due presenze consecutive nei nostri Flop. La prossima volta, magari, proviamo almeno a segnare nella porta giusta.

Gonçalo Ramos: quasi 80 milioni di motivi per preoccuparsi

Una settimana fa lo avevamo premiato per il ritorno al gol contro l’Atalanta. Stavolta, però, Gonçalo Ramos deve tornare dalla parte dei bocciati. E comincia a essere un problema.

Contro l’Udinese il Milan vince 2-0, Pulisic segna, Hutchinson si sblocca e il portoghese rimane ancora a secco. Ci prova, questo va riconosciuto. Nella ripresa trova prima una conclusione alta di poco, poi Okoye gli nega il gol con una parata straordinaria e devia il pallone sulla traversa. Poco dopo un altro tentativo finisce fuori. Ma il centravanti del Milan, acquistato per un’operazione valutata intorno ai 75 milioni di euro, deve fare molto di più. Ramos fatica a trovare continuità, non riesce a trasformare le occasioni e spesso sembra muoversi poco rispetto a quello che richiede il gioco di Amorim.

Il Milan vince anche senza i gol del suo numero 9. Bello, certo. Ma fino a quando? Gonçalo, non possiamo continuare a premiarti soltanto perché ogni tanto ritrovi la porta. Quando spendi certe cifre, i gol devono diventare un’abitudine. E per il momento non lo sono affatto.

Davis: Modric batte, Pulisic segna. Ma Keinan dov’era?

Minuto sei di Udinese-Milan. Luka Modric guadagna una punizione, vede Pulisic partire e decide di batterla immediatamente. L’americano scappa alle spalle della difesa e segna lo 0-1. Tutto molto bello per il Milan. Decisamente meno per Keinan Davis, che non si mette davanti al pallone e permette al croato di giocarlo velocemente.

Va bene la classe di Modric, va bene l’intelligenza di Pulisic, ma quando un avversario si prepara a battere una punizione così vicino alla propria area, forse bisognerebbe prestare un minimo di attenzione. Davis prova poi a rendersi pericoloso in attacco, ma nel finale spreca anche una buona occasione centrando Maignan.

Keinan, la prossima volta magari prova a metterti davanti al pallone. Perché Modric avrà pure quarant’anni, ma il cervello continua a viaggiare molto più veloce di quello degli avversari.

Gaspar: profondo rosso

Il Lecce perde 2-0 contro la Juventus e Kialonda Gaspar decide di aggiungere una bella dose di nervosismo a una domenica già complicata.

Al 76′ si prende il primo cartellino giallo per una trattenuta su Woltemade, poi nel recupero protesta troppo vivacemente contro Maresca e arriva il secondo. Espulsione. Al 94′, quando la partita è praticamente finita. Di Francesco deve già fare i conti con una sconfitta e si ritrova anche un difensore squalificato per il prossimo turno. Il tutto per delle proteste che, francamente, non avrebbero cambiato il risultato.

Una settimana fa Gaspar era finito tra i Top per il gol e la prestazione contro l’Udinese. Stavolta cambia completamente reparto nella nostra rubrica. Diciamo che farsi cacciare quando sei già sotto di due gol e manca pochissimo alla fine è un capolavoro al contrario.

Berardi: Mimmo, stavamo giocando?

Il Sassuolo va a Como e Domenico Berardi dovrebbe essere uno degli uomini in grado di mettere in difficoltà la squadra di Fabregas. Dovrebbe, appunto. Perché il capitano neroverde passa buona parte del pomeriggio lontano dalle zone che contano. Pochi spunti, poche occasioni e soprattutto un errore che contribuisce al secondo gol dei padroni di casa. Berardi perde il pallone, il Como riparte e poco dopo Douvikas completa la propria doppietta. Aquilani prova a cambiare qualcosa, ma la partita ormai è compromessa. Al 74′ anche Mimmo lascia il campo. Da un giocatore della sua esperienza e della sua qualità ci si aspetta molto di più, soprattutto quando il Sassuolo ha bisogno di qualcuno che si prenda delle responsabilità.

Berardi, il talento non si discute. Ma a Como, fino alla sostituzione al 74′, è rimasto praticamente inutilizzato. E senza il suo capitano il Sassuolo diventa una squadra decisamente più prevedibile.

Pellegrino: cercasi centravanti a Firenze. Ancora

La Fiorentina sfiora l’impresa contro l’Inter, ma tra le tante cose che non funzionano nella squadra viola ce n’è una che continua a ripetersi. Mateo Pellegrino fatica tremendamente a rendersi pericoloso. Contro i nerazzurri passa buona parte della partita spalle alla porta, prova a proteggere qualche pallone e cerca di dare una mano ai compagni. Almeno una conclusione riesce a trovarla, ma Bisseck la mura. Il problema è tutto quello che manca dalle parti di Provedel. Un centravanti che gioca contro la capolista e non costringe praticamente mai il portiere avversario a sporcarsi i guanti. La Fiorentina riesce perfino ad andare in vantaggio con Jimenez. Pellegrino, invece, continua a lottare lontano dalla porta e quando Vanoli decide di sostituirlo con Beto, nel finale, il tabellino è ancora fermo a zero.

La Fiorentina ha segnato, ha sfiorato una vittoria incredibile e alla fine ha perso. Ma mentre De Gea faceva gli straordinari dall’altra parte, Pellegrino non è riuscito a dare una sola vera preoccupazione a Provedel. Giocare spalle alla porta va benissimo. Ogni tanto, però, bisognerebbe anche girarsi.

Kristensen: otto gol a Bergamo. La difesa non era invitata

Atalanta-Frosinone finisce 4-4 e ci sarebbe quasi da chiedersi se i difensori abbiano partecipato alla partita oppure abbiano deciso di concedersi un pomeriggio di libertà. Thomas Kristensen non fa eccezione, anche se il pasticcio iniziale di Ederson e gli altri errori individuali non possono essere scaricati tutti sulle sue spalle. Il Frosinone trova continuamente spazio per attaccare e la difesa dell’Atalanta fatica a tenere insieme le distanze. Schmid si inserisce due volte e segna, Calò trova il 3-3 dalla distanza e Terzic completa la rimonta quando i nerazzurri pensavano di averla finalmente chiusa.

Kristensen prova a tenere insieme il reparto, ma con l’Atalanta avanti 4-3 la linea difensiva continua a concedere troppo. Da uno dei centrali più esperti in campo ci si aspetterebbe anche la capacità di mettere ordine quando la partita diventa una specie di flipper. Certo, non c’è una papera clamorosa da attribuirgli. Ma quattro gol subiti in casa e l’ennesimo vantaggio buttato via impongono qualche riflessione anche a chi dovrebbe guidare la retroguardia. A Bergamo lo spettacolo non è mancato. I difensori, a quanto pare, avevano comprato il biglietto in tribuna.

Cittadini: il rigore che rimette in corsa l’Atalanta

Il Frosinone parte fortissimo a Bergamo, segna con Schmid dopo pochi secondi e torna avanti 2-1 dopo il momentaneo pareggio di Krstovic. Sembra una giornata perfetta. Poi Giorgio Cittadini decide di complicare le cose.

Alla mezz’ora allarga il braccio mentre De Ketelaere prova a colpire di testa e concede il rigore per l’Atalanta. Ederson va sul dischetto, trasforma e rimette la partita sul 2-2. Il difensore ciociaro prova a rimettersi in carreggiata, ma fatica soprattutto quando i nerazzurri attaccano con più uomini. Era già stato sorpreso da Krstovic sul gol dell’1-1, perdendo l’attaccante sul pallone di De Ketelaere. Due errori che permettono all’Atalanta di rimontare due volte.

Cittadini lascia il campo nella ripresa, quando la squadra di Alvini è ancora sotto 4-3. Poi arriverà il pareggio di Terzic. Due volte in vantaggio, due volte raggiunti. E in entrambe le occasioni Cittadini ci mette lo zampino. Il Frosinone riesce comunque a portare a casa un punto, ma Giorgio, stavolta non è proprio il caso di presentarsi a Bergamo per chiedere gli applausi.

Maldini: Daniel, magia finita anche per te?

Quattro reti consecutive, il Cagliari dei miracoli e un ragazzo che sembrava finalmente essersi preso la scena. Poi, improvvisamente, Daniel Maldini si ferma. Contro il Bologna l’ex Milan gioca una partita nella quale fatica a trovare gli spazi, riceve pochi palloni utili e soprattutto non riesce mai a creare un vero pericolo. Pisacane prova a cambiare qualcosa, ma al 67′ decide di richiamarlo in panchina. Al suo posto entra Kevin Carlos, quando il Bologna ha appena trovato il vantaggio con Casale. Il Cagliari perde 2-0 e incassa la seconda sconfitta consecutiva. Dopo i quattro gol di Monza, ne arrivano altri due in casa.

Daniel, nessuno pretende un gol ogni domenica. Ma quando ti abitui a segnare sempre e poi sparisci proprio nel momento in cui la squadra ha bisogno di te, qualche domanda viene spontanea. Sei gol subiti e nessuno segnato nelle ultime due giornate. Il Cagliari che faceva paura a tutti sembra essersi dimenticato come si fa. E Maldini, che fino a due settimane fa trasformava praticamente ogni pallone in una buona notizia, adesso fatica perfino a trovare un’occasione. Daniel, che fine ha fatto quella magia? Perché a Cagliari ne avrebbero un disperato bisogno.

Bowie: a Como il gol era fuori programma

Il Sassuolo va a Como con l’ambizione di mettere in difficoltà una squadra che sta sorprendendo tutti. Davanti c’è Kieron Bowie, chiamato a tenere impegnata la difesa di Fabregas.

Lo scozzese lotta, prova a proteggere il pallone e cerca di offrire una soluzione ai compagni. Ma quando si tratta di rendersi realmente pericoloso, dalle parti di Butez arriva davvero poco. E il confronto con Douvikas è piuttosto impietoso. Il greco colpisce un legno, trova Turati pronto in più occasioni e nella ripresa segna due gol. Bowie, dall’altra parte, passa novanta minuti a cercare un pallone buono senza mai riuscire a mettere davvero in difficoltà i centrali lariani. Nemmeno quando Fabregas cambia uomini all’intervallo.

Il Sassuolo ha bisogno anche dei gol dei propri attaccanti, soprattutto quando Berardi non gira. E Bowie, stavolta, ha fatto soprattutto una cosa: guardare il collega dell’altra squadra spiegargli come si fa.

Foe Ondoa: una settimana da re, quella dopo da comparsa

Sette giorni fa lo avevamo celebrato tra i Top. Vent’anni, origini camerunesi, un’esperienza in Portogallo e una scalata nelle gerarchie del Monza che aveva convinto Juric a preferirlo persino a Folorunsho. Contro il Cagliari Manga Foe Ondoa aveva giocato una partita straordinaria, con tanto di assist per Varela.

A Torino, invece, sembra un altro giocatore. Al 39′ perde un pallone sanguinoso in mezzo al campo e il Torino ne approfitta per costruire l’azione del vantaggio di Fitz-Jim. Un errore che compromette una partita fino a quel momento equilibrata. Il Monza riesce anche a pareggiare con Varela, ma nella ripresa Foe Ondoa continua a faticare. Juric lo sostituisce al 63′ con Folorunsho. Proprio lui, l’uomo che una settimana prima aveva scavalcato nelle gerarchie.

Dal Top al Flop in sette giorni. E il bello, o forse il brutto per Foe Ondoa, è che la panchina gliela restituisce proprio il compagno al quale aveva sottratto il posto. Una settimana fa Folorunsho guardava Foe Ondoa giocare, stavolta succede esattamente il contrario. Occhio. Perché nel calcio le gerarchie cambiano in fretta. E qualche volta basta un passaggio sbagliato per tornare al punto di partenza.

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Serie A, l’Inter la ribalta al 98′, Lazio da record: Napoli-Roma e Atalanta-Frosinone da applausi. Il punto sull’ottava giornata

Inter e Lazio comandano con 22 punti dopo otto giornate. I nerazzurri ribaltano la Fiorentina nel recupero, la squadra di Gattuso batte il Parma. Il Milan raggiunge la Roma al terzo posto, il Como sale a 17. Spettacolo a Napoli e Bergamo, con 14 gol complessivi nelle due partite.

Inter e Lazio a quota 22, rimonta folle a San Siro: sei gol tra Napoli e Roma, otto a Bergamo

La Serie A continua a regalare gol e spettacolo, con 34 reti nell’ottava giornata e due squadre che provano a scappare. Inter e Lazio hanno conquistato 22 punti sui 24 disponibili, sette vittorie e un pareggio a testa, restando ancora imbattute. La squadra di Chivu completa una rimonta incredibile contro la Fiorentina, segnando due volte nel recupero, mentre i biancocelesti di Gattuso superano il Parma e confermano il miglior avvio della propria storia. Alle loro spalle la Roma si fa raggiungere dal Milan a quota 18. I giallorossi pareggiano 3-3 a Napoli con una doppietta di Balerdi, i rossoneri vincono 2-0 a Udine grazie a Pulisic e Hutchinson. Il Como di Fabregas continua la sua scalata e si prende il quinto posto, a una sola lunghezza dalle due inseguitrici.

La partita più folle arriva però da Bergamo, dove Atalanta e Frosinone danno vita a un incredibile 4-4. Doppiette di Krstovic e Schmid, tre assist di Ghedjemis e continui ribaltamenti di risultato. La Juventus si rialza dopo la batosta contro la Lazio, il Torino continua a vincere, mentre Cagliari, Fiorentina e Udinese confermano le difficoltà delle ultime settimane.

Serie A, tutti i risultati dell’ottava giornata

Torino-Monza 3-2

Cagliari-Bologna 0-2

Como-Sassuolo 2-0

Napoli-Roma 3-3

Lazio-Parma 2-1

Inter-Fiorentina 2-1

Atalanta-Frosinone 4-4

Genoa-Venezia 1-0

Lecce-Juventus 0-2

Udinese-Milan 0-2

Torino-Monza 3-2, Belghali e Vlasic trascinano Abate: terza vittoria consecutiva per i granata

Il Torino di Abate continua a correre e conquista la terza vittoria consecutiva, superando un Monza mai domo. Fitz-Jim sblocca la partita al 39′ con il suo primo gol in Serie A, ma a inizio ripresa un errore di Comuzzo regala a Varela il pallone del pareggio. L’attaccante brianzolo raggiunge quota 7 gol in campionato, gli stessi del capocannoniere Raimondo. A riportare avanti i granata ci pensa Belghali con uno splendido tiro a giro, prima del tris firmato da Vlasic. Nel recupero l’autorete di Patterson rende meno amaro il risultato per il Monza. Il Torino sale a 13 punti, agganciando il Cagliari, mentre la squadra di Juric resta a quota 7.

Cagliari-Bologna 0-2, Casale e Bernardeschi affondano Pisacane: i sardi non sanno più vincere

Il Cagliari dei miracoli sembra aver smarrito la magia delle prime giornate. Dopo i quattro gol incassati a Monza, arriva un’altra sconfitta, questa volta in casa contro il Bologna. A decidere la partita sono Casale, che sblocca il risultato nella ripresa con un colpo di testa su calcio d’angolo, e Bernardeschi, freddo dal dischetto per il definitivo 2-0. La squadra di Palladino conquista così la seconda vittoria esterna consecutiva e sale a 8 punti, allontanandosi dalla zona retrocessione. Per Pisacane è invece il secondo ko di fila, con sei gol subiti e nessuno segnato nelle ultime due partite. I sardi restano a quota 13, ma scivolano al nono posto.

Como-Sassuolo 2-0, Douvikas fa doppietta: Fabregas si prende il quinto posto

Il Como continua a fare sul serio e questa volta a trascinarlo è Anastasios Douvikas, autore di una doppietta nella ripresa contro il Sassuolo. Fabregas lascia Nico Paz in panchina per tutti i novanta minuti, ma i lariani riescono comunque a dominare la gara. Nel primo tempo arrivano due gol annullati per fuorigioco e un palo dello stesso attaccante greco, oltre alle parate di Turati. Poi Douvikas si scatena, prima sfruttando un traversone di Caqueret e successivamente un cross di Kaiki. Il Como vince 2-0, sale a 17 punti e conquista il quinto posto, a una sola lunghezza da Roma e Milan. Per il Sassuolo di Aquilani arriva invece la seconda sconfitta consecutiva.

Napoli-Roma 3-3, McTominay e Balerdi fanno doppietta: sei gol e spettacolo al Maradona

Una partita da applausi, con Napoli e Roma che si dividono la posta dopo sei gol e continui colpi di scena. Gli azzurri passano nel primo tempo grazie a una splendida rovesciata di Anguissa, tornato in campo dopo un lungo infortunio, e trovano il raddoppio a inizio ripresa con McTominay. Gasperini cambia la partita dalla panchina: Soulé accorcia con un tiro dalla distanza, poi Balerdi firma il 2-2. Il Napoli torna avanti ancora con McTominay, ma all’89’ è nuovamente Balerdi, questa volta di testa, a fissare il definitivo 3-3. In mezzo anche un palo di Cristante e diversi interventi decisivi di Gollini. La Roma resta imbattuta e sale a 18 punti, mentre il Napoli raggiunge quota 11. Per Allegri il rimpianto di aver sprecato due gol di vantaggio.

Lazio-Parma 2-1, Taylor e un’autorete lanciano Gattuso: sette vittorie nelle prime otto

La Lazio di Gattuso non vuole proprio fermarsi e conquista la settima vittoria nelle prime otto giornate, confermando il miglior avvio di sempre della storia biancoceleste. Il Parma prova a rendere la vita difficile ai padroni di casa, soprattutto con Touré e Romero, ma trova un Mandas attento. Dall’altra parte Isaksen colpisce una traversa e si vede annullare un gol per fuorigioco. A sbloccare la gara ci pensa Taylor al 50′, poi otto minuti più tardi Diego Carlos devia nella propria porta un cross di Nuno Tavares. Nel recupero Lontani accorcia le distanze, troppo tardi per completare la rimonta. La Lazio sale a 22 punti insieme all’Inter, mentre il Parma resta penultimo a quota 4.

Inter-Fiorentina 2-1, Thuram e Zielinski la ribaltano nel recupero: Chivu vince una partita folle

La pazza Inter colpisce ancora e questa volta lo fa nel modo più incredibile, ribaltando la Fiorentina con due gol nel recupero. Per buona parte della partita i nerazzurri sbattono contro un grande De Gea, mentre Carlos Augusto colpisce addirittura due traverse. Al 65′ arriva la beffa, con Jimenez che porta avanti la Viola con uno splendido destro dalla distanza. La squadra di Chivu continua però a spingere e al 91′ trova il pareggio con Thuram. Quando il risultato sembra ormai scritto, è ancora il francese a conquistare il calcio di rigore che Zielinski trasforma al 98′, facendo esplodere San Siro. L’Inter sale a 22 punti e resta in vetta insieme alla Lazio, mentre la Fiorentina incassa la terza sconfitta consecutiva e rimane terzultima con appena 4 punti. Una vittoria da pazza Inter, una sconfitta che fa malissimo alla squadra di Vanoli.

Atalanta-Frosinone 4-4, Krstovic e Schmid fanno doppietta: otto gol, tre assist di Ghedjemis. Che spettacolo!

Otto gol, due doppiette e una partita assolutamente folle a Bergamo. Atalanta e Frosinone danno vita al match più spettacolare dell’ottava giornata, con continui ribaltamenti di risultato e difese decisamente rivedibili. I ciociari passano dopo appena 26 secondi grazie a Schmid, che approfitta di un clamoroso errore di Ederson. Krstovic pareggia, ma è ancora Schmid a riportare avanti la squadra di Alvini. Il brasiliano dell’Atalanta si riscatta dal dischetto e Krstovic firma il 3-2 prima dell’intervallo. Nella ripresa Calò trova subito il pareggio, Elmas riporta avanti la Dea e all’82’ Terzic firma il definitivo 4-4. Da applausi anche Ghedjemis, autore di tre assist. Il Frosinone sale a 14 punti, gli stessi della Juventus, mentre l’Atalanta resta undicesima a quota 10. Sarri si gode il solito Krstovic, ma deve fare i conti con una difesa che ha già subito 15 gol in otto partite.

Genoa-Venezia 1-0, Ellertsson punisce la sua ex squadra: Bijlow salva De Rossi

Il Genoa conquista tre punti preziosi per allontanarsi dalla zona retrocessione e lo fa grazie a un ex. A decidere la partita è Ellertsson, che al 25′ trova uno splendido sinistro dalla distanza e batte il Venezia, squadra nella quale aveva giocato per tre stagioni. I lagunari provano a reagire e sfiorano più volte il pareggio, ma devono fare i conti con un Bijlow decisivo, prima su Yeboah e poi nel recupero su Adams. La squadra di De Rossi conquista così la seconda vittoria casalinga consecutiva e sale a 7 punti, raggiungendo il Monza. Per il Venezia, dopo l’impresa contro il Napoli, arriva invece la settima sconfitta in otto giornate. Nicola resta ultimo con appena 3 punti.

Lecce-Juventus 0-2, Douglas Luiz fa gol e assist: Spalletti si rialza dopo la batosta con la Lazio

La Juventus reagisce alla pesante sconfitta contro la Lazio e torna a vincere, superando 2-0 il Lecce al Via del Mare. A trascinare i bianconeri è Douglas Luiz, protagonista con un assist e un gol. Il brasiliano serve McKennie su calcio di punizione per il vantaggio alla mezz’ora, poi al 41′ trova personalmente il raddoppio con una conclusione precisa nell’angolo basso. Spalletti schiera per la prima volta dall’inizio la coppia Woltemade-Kolo Muani, ma a decidere sono ancora i centrocampisti. Nella ripresa il Lecce prova a reagire senza però creare grandi problemi a Vicario, che conquista il quarto clean sheet stagionale. La Juventus sale a 14 punti, agganciando il Frosinone al sesto posto, mentre i salentini restano fermi a quota 9.

Udinese-Milan 0-2, Pulisic e Hutchinson regalano il terzo posto ad Amorim: friulani sempre più in crisi

Il Milan risponde alle vittorie di Inter e Lazio e passa 2-0 a Udine, raggiungendo la Roma al terzo posto. A sbloccare subito la gara è Pulisic, che dopo pochi minuti sfrutta una punizione battuta rapidamente da Modric e supera Okoye. I rossoneri controllano la partita senza concedere quasi nulla, poi nella ripresa arriva il raddoppio di Hutchinson, alla sua prima rete in Serie A, dopo una corta respinta del portiere friulano. Ramos sfiora anche il tris, ma Okoye devia il suo tiro sulla traversa, mentre Maignan evita il gol di Davis nel finale. La squadra di Amorim resta imbattuta in campionato, sale a 18 punti e si porta a quattro lunghezze dalle capolista. Situazione sempre più nera per l’Udinese di Runjaic, che incassa la sesta sconfitta consecutiva e resta a quota 4.

La Classifica Serie A dopo l’8ª giornata

  1. Inter – 22 punti | GF 23 | GS 10 | DR +13
  2. Lazio – 22 punti | GF 16 | GS 5 | DR +11
  3. Roma – 18 punti | GF 19 | GS 6 | DR +13
  4. Milan – 18 punti | GF 16 | GS 7 | DR +9
  5. Como – 17 punti | GF 14 | GS 7 | DR +7
  6. Frosinone – 14 punti | GF 17 | GS 13 | DR +4
  7. Juventus – 14 punti | GF 11 | GS 8 | DR +3
  8. Torino – 13 punti | GF 13 | GS 11 | DR +2
  9. Cagliari – 13 punti | GF 6 | GS 9 | DR -3
  10. Napoli – 11 punti | GF 13 | GS 10 | DR +3
  11. Atalanta – 10 punti | GF 14 | GS 15 | DR -1
  12. Lecce – 9 punti | GF 9 | GS 14 | DR -5
  13. Bologna – 8 punti | GF 8 | GS 10 | DR -2
  14. Sassuolo – 8 punti | GF 12 | GS 16 | DR -4
  15. Monza – 7 punti | GF 15 | GS 18 | DR -3
  16. Genoa – 7 punti | GF 6 | GS 13 | DR -7
  17. Udinese – 4 punti | GF 9 | GS 18 | DR -9
  18. Fiorentina – 4 punti | GF 9 | GS 19 | DR -10
  19. Parma – 4 punti | GF 5 | GS 15 | DR -10
  20. Venezia – 3 punti | GF 6 | GS 17 | DR -11

Inter e Lazio provano la fuga, il Como sogna in grande: Napoli e Atalanta lontane dalla vetta

Dopo otto giornate, Inter e Lazio comandano con 22 punti, quattro in più di Roma e Milan e cinque sul Como. La squadra di Chivu può vantare il miglior attacco della Serie A con 23 gol segnati, mentre quella di Gattuso ha la miglior difesa con appena 5 reti subite. Numeri che spiegano perché le due capolista, ancora imbattute, stiano iniziando a prendere il largo. L’Inter continua a vincere anche soffrendo, la Lazio ha ormai trasformato quella che sembrava una partenza sorprendente in una vera e propria candidatura per le prime posizioni.

Il Milan di Amorim resta una delle quattro squadre ancora imbattute insieme a Inter, Lazio e Roma, ma con cinque vittorie e tre pareggi ha già lasciato sei punti per strada. La Roma di Gasperini, dopo il pareggio spettacolare di Napoli, mantiene il terzo posto per la miglior differenza reti. Alle loro spalle continua la favola del Como di Fabregas, quinto con 17 punti e appena una sconfitta stagionale. Il Frosinone resta la grande sorpresa tra le neopromosse, sesto a quota 14 insieme alla Juventus e capace di segnare 17 gol nelle prime otto giornate. A preoccupare sono soprattutto Napoli e Atalanta, rispettivamente decima e undicesima. Gli azzurri di Allegri hanno appena 11 punti, già undici in meno delle capolista, mentre la squadra di Sarri resta a quota 10 con quattro sconfitte e una difesa che concede troppo. La Juventus prova a risalire dopo il successo a Lecce, mentre il Torino di Abate, con tre vittorie consecutive, ha raggiunto quota 13 e scavalcato il Cagliari, reduce da due pesanti sconfitte.

Nella parte bassa, il Bologna sale a 8 punti e il Genoa raggiunge il Monza a quota 7. Restano invece in grande difficoltà Udinese, Fiorentina e Parma, tutte ferme a 4 punti. I friulani hanno perso sei partite consecutive, i viola hanno conquistato una sola vittoria nelle prime otto giornate e i ducali hanno già incassato sei sconfitte. Ultimo il Venezia con 3 punti, che dopo aver battuto clamorosamente il Napoli è tornato a perdere contro il Genoa.

Il campionato riparte subito con il turno infrasettimanale della nona giornata, in programma da martedì 27 a giovedì 29 ottobre. La Lazio sarà impegnata a Sassuolo, l’Inter farà visita al Venezia, mentre Roma e Milan affronteranno rispettivamente Cagliari e Bologna. Per le due capolista un’altra occasione per provare ad allungare sulle inseguitrici.

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Thuram punge dopo il rigore negato: “Gli arbitri pensano che simulo”. Chivu: “Non voglio vedere chi piange per gli errori arbitrali”

Sette minuti di pazza Inter a San Siro bastano per ribaltare la Fiorentina. I gol di Marcus Thuram e Piotr Zielinski salvano l’Inter ma anche il designatore Orsato: come accaduto sabato sera con il rigore solare negato a Frattesi (ma senza polemiche per via della vittoria della Lazio), anche oggi i tre punti nerazzurri attutiscono il rumore intorno a un episodio che altrimenti avrebbe fatto molto discutere. Al 69esimo, infatti, quando la Fiorentina era avanti 1 a 0, Thuram reclama un calcio di rigore per un contatto con Vieri, ma per l’arbitro Mariani non ci sono gli estremi per la concessione del penalty. Le immagini mostrano chiaramente il fallo del difensore viola, ma il VAR Fabbri decide di non intervenire.

Tutti i moviolisti, da Marelli a Calvarese, concordano sul fatto che fosse rigore. E a fine partita lo stesso Thuram è tornato sull’episodio: “Ogni volta l’arbitro pensa che ho simulato, ho preso giallo a Bologna e hanno detto che era rigore. Oggi ancora, l’errore ci sta, io devo continuare a puntare l’avversario, poi fischieranno il rigore come è successo oggi”. Il primo riferimento è a Bologna-Inter, altro rigore negato ai nerazzurri dopo il fallo di Darmian, con la beffa del cartellino al francese per simulazione. Il secondo riferimento è al rigore poi assegnato da Mariani nel recupero, quello che ha consentito a Zielinski di completare la rimonta.

“Alla fine siamo stati premiati perché nonostante lo svantaggio abbiamo mantenuto la calma e la lucidità. Faccio i complimenti ai miei, hanno creato e cercato di portare a casa la vittoria. Sono partite che non sono semplici per me e per loro. Oggi meritavamo, lo avrei detto anche se perdevamo”, ha commentato Cristian Chivu, tecnico dell’Inter, a Dazn al termine del match. Chivu ha chiuso così riguardo le proteste per il rigore negato: “Ho sempre detto che le gare durano 90 minuti, non voglio vedere gente che si piange addosso o si lamenta per le decisioni arbitrali. Voglio vedere gente che ci crede e reagisce”. È la ricetta delle rimonte.

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Lazio prima e imbattuta, Gattuso ha ragione? La difesa è da scudetto, ora resta un solo grande dubbio

Chissà se ha ragione Gennaro Gattuso, quando dice la sua Lazio lassù non c’entra niente. “C’è stata grande mentalità”, ha dichiarato nel post-partita della gara contro il Parma, finita 2-1 ma dominata in lungo e in largo dalla sua squadra che, in otto partite, ha totalizzato 22 punti senza perderne manco una. “È una questione di mentalità”, ha continuato, “e il nostro step siamo riusciti a farlo dopo la partita contro la Juventus”. Cosa vuol dire? Che quel 3-0 all’Allianz Stadium ha dato una consapevolezza tutta diversa a Zaccagni e compagni. E una solidità che a questa squadra mancava davvero da tanto tempo.

A proposito di solidità, serve subito un numero: 5, i gol subiti finora. La Lazio è la miglior difesa del campionato e non lo è solo perché ha ritrovato un Mandas quasi incommentabile per la sua efficacia. I numeri raccontano di una solidità difensiva che si può misurare con un dato: gli expected goal concessi, appena 0.76 a partita. È un numero impressionante, che dopo otto partite non può essere più casuale: la Lazio concede poco, quasi nulla, ed è da qui che è partita la sua forza nel costruire un primato che sembra, gioco di parole incluso, in realtà molto solido.

Vero, la squadra è meno brillante quando si tratta di costruire occasioni. Con 1,35 expected goal prodotti a partita, il gruppo di Gattuso è soltanto undicesimo, lontano soprattutto dall’Inter, che raggiunge quota 2,76, e dalla Roma, a 2,01. Anche il possesso palla, al 50,7%, colloca la squadra a metà classifica. Il dato suggerisce che il primato non sia frutto di una superiorità costante nel gioco, ma della capacità di massimizzare le occasioni create e difendere il vantaggio. Tradotto: poche azioni, ma molto buone.

Gli altri aspetti? Il dominio del campo. È solida, la Lazio, ma non è del tutto dominante: è ultima per percentuale di duelli vinti, appena il 45,1%, e per recuperi alti, soltanto 12. Non brilla neppure nei duelli aerei e nella precisione dei cross. Anche la difesa sulle palle inattive avversarie rappresenta un punto debole: gli xG concessi in queste situazioni sono 0,54 a partita, un dato che la colloca al diciassettesimo posto.

Se c’è da migliorare, e Gattuso sembra averlo ben chiaro in testa, è su questo che si dovrà insistere: la Lazio sa difendere l’area e limitare le occasioni avversarie, ma deve ancora riuscire a essere efficace soprattutto in fase di creazione. Perché è vero che segna, ma potrebbe farlo di più se riuscisse a creare un numero quantitativamente superiore di occasioni. Il vero punto interrogativo è questo: quanto reggerà? La solidità è un dato di fatto, ed è anche una questione strutturale. Che sembra molto buona. La produzione offensiva è il vero limite. E forse su questo Gattuso ha ragione, magari anche esagerando un po’: “La Lazio là in testa non c’entra nulla”. Ma per molti altri aspetti, invece sì. E la fortuna, in questo caso, non è protagonista.

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L’Inter ribalta la Fiorentina nel recupero e torna in testa: è la quinta rimonta stagionale | La nuova classifica

Prima Thuram al 91esimo, poi Zielinski al 97esimo: l’Inter rimonta (ancora) in Serie A e ribalta la Fiorentina dopo esser stata sotto per gran parte del secondo tempo. I nerazzurri che ai punti meritavano di più sullo 0-1 per la formazione viola, hanno vinto per 2-1 grazie alle reti del solito attaccante francese e del polacco su calcio di rigore fischiato dall’arbitro, proprio per fallo su Thuram. A portare in vantaggio la Fiorentina era stato un super gol di Alex Jimenez al 65esimo, con una botta da fuori all’incrocio dei pali.

Dopo un tempo e mezzo di pressione e un De Gea in versione paratutto, i viola erano riusciti a passare in vantaggio con una grande conclusione da fuori del suo terzino. Poi al 91esimo Thuram ha riaperto tutto con un diagonale velenoso dopo una giocata in solitaria. Al 97esimo Mariani concede il rigore ai nerazzurri per una trattenuta di Valdepenas su Thuram. Dagli 11 metri si presenta appunto Zielinski che non sbaglia con una botta precisa sotto l’incrocio. L’Inter aggancia la Lazio al primo posto in classifica e allunga sulla Roma, la Fiorentina è 18esima a quattro punti, in piena zona retrocessione.

Per i nerazzurri è la terza partita vinta in rimonta a San Siro dopo quelle contro l’Udinese e il Napoli, ma in quel caso la squadra di Chivu era sotto addirittura 0-2. Un successo importantissimo, che arriva al termine di una settimana che ha vinto i nerazzurri vincere in rimonta a Bologna prima in campionato, poi in 10 uomini contro lo Shakhtar e adesso appunto contro la Fiorentina. Morale alto per la formazione di Cristian Chivu, che mercoledì torna in campo nell’infrasettimanale contro il Venezia in trasferta. Intanto Chivu si gode la quinta rimonta stagionale dopo quelle contro Udinese, Napoli, Bologna e Roma (unica partita in cui la rimonta da 0-2 si è fermata sul 2-2).

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“Per la prima volta in 25 anni non sono lucido”: la furia di Allegri e quella frase contro la Roma. A Trigoria ora si aspettano provvedimenti

“Ditelo voi se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto, io stasera non sono nelle condizioni per la prima volta di elargire delucidazioni sulla partita”. Quando Max Allegri si presenta ai microfoni di Dazn per analizzare lo spettacolare 3 a 3 tra il suo Napoli e la Roma, la rabbia e la tensione sono tutt’altro che smaltiti. Il tecnico è furioso, tenta quasi di abbandonare l’intervista e dice: “Non sarò molto lucido nell’analisi della gara per questo. In 25 anni posso fare un errore anch’io“. Il suo nervosismo è dovuto certamente all’ennesima vittoria mancata: il Napoli era avanti 2 a 0, si è fatto rimontare, poi ha segnato con McTominay il gol del 3 a 2 e ha subito da Balerdi la rete del definitivo pareggio. Ma dietro la furia di Allegri c’è anche altro: il rosso ricevuto proprio a fine gara, ma anche un dente avvelenato nei confronti della Roma, stando ai retroscena sulle sue parole lontano dai microfoni.

Davanti alle telecamere, Allegri si è sfogato soprattutto per l’espulsione: “Il quarto uomo ha richiamato l’arbitro, che mi ha cacciato fuori. Non avevo detto nulla, ormai è andata e dispiace. La prossima volta mi siedo in panchina e non mi muovo più. Ogni volta che mi muovo vengo buttato fuori, l’anno scorso mi hanno anche dato 80mila euro di multa“. Il rosso è arrivato subito dopo il gol del pareggio giallorosso, ma Allegri nega di aver detto qualcosa contro l’arbitro: “Gli altri fanno di tutto. Ringrazio Saccani (ma era Sacchi il quarto uomo, ndr). Per il resto, tanti complimenti ai ragazzi per questa partita, giocando con questo spirito sicuramente risaliremo la classifica“.

La classifica dice però che oggi il Napoli è fermo a quota 11 punti, esattamente la metà rispetto alla testa della Serie A. La rabbia di Allegri però sedimenta sopra al risentimento per come è finita la passata stagione: “L’anno scorso vi hanno messo la Champions in tasca ed ho pagato io con il Milan“. Sarebbe questa la frase urlata dal tecnico nei corridoi del Maradona, stando a quanto riportato da diversi quotidiani sportivi. Le sue parole infatti si sarebbero sentite anche in sala stampa.

Allegri fa ovviamente riferimento all’epilogo del precedente campionato, quando era sulla panchina del Milan e si fece recuperare 8 punti in 5 giornate dalla Roma di Gasperini, fallendo l’accesso alla Champions. Ci fu qualche polemica arbitrale – in primis per la rimonta dei giallorossi contro il Parma, viziata da un rigore alquanto generoso – ma nulla che lasciasse presagire a distanza di mesi uno sfogo così importante. Anche a Trigoria sono rimasti stupiti e irritati. Secondo quanto fatto trapelare, sia Gasperini sia i Friedkin ritengono inaccettabili le accuse di Allegri su presunti favori arbitrali. Per questo, il club ora si attende dei provvedimenti da parte della giustizia federale.

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Milan decimato: si fermano per infortunio anche Gila, Rabiot e Moreira. Amorim in emergenza

Cattive notizie per il Milan che parte per la trasferta di Udine senza Mario Gila, Adrien Rabiot e Diego Moreira. Un’ecatombe che costringe il tecnico Ruben Amorim a stravolgere l’undici titolare che aveva in mente per la sfida contro l’Udinese. Per i rossoneri in teoria è una trasferta abbordabile, vista la crisi dei friuliani di Kosta Runjaić. Le assenze però potrebbero complicare i piani.

Il difensore spagnolo ha riportato un’infiammazione da sovraccarico alla caviglia sinistra, mentre Rabiot e Moreira sono alle prese con un affaticamento, rispettivamente, al polpaccio destro e al flessore sinistro. Oltre a loro tre, sono fermi per un infortunio anche Gabbia, Chukwueze e Saelemaekers. Inoltre, sono in dubbio pure Pavlovic e Loftus-Cheek.

Il serbo dovrebbe stringere i denti, per giocare in coppia con De Winter e lasciare Tomori a sinistra al posto di Gila. A completare la difesa sarà Bartesaghi. In mezzo scelte quasi obbligate: Musah e Modric con Jashari. In attacco il tridente resta potenzialmente il migliore a disposizione di Amorim: Pulisic e Cisse dietro a Ramos. Le alternative a gara in corso sono però limitate all’osso: Hutchinson e Camarda.

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Voto Figc, in Serie A spunta l’ipotesi Galliani per sfidare Malagò. Lui replica: “Sto chiamando tutti i presidenti uno per uno, ne ho sentiti già tredici”

Giovanni Malagò candidato unico e di conseguenza ri-eletto alla presidenza della Figc non è più così scontato. Dopo il commissariamento della Federazione, con lo stesso Malagò commissario, le prossime date cerchiate sul calendario sono il 4 novembre – termine ultimo per le candidature – e il 14 dicembre, quando si ri-voterà per il presidente della Federazione italiana giuoco calcio. La rielezione di Malagò è ovviamente l’ipotesi più probabile, ma nelle stanze della Serie A – come riportato da La Gazzetta dello Sport – a sorpresa potrebbero sostenere un altro nome: Adriano Galliani, dirigente che non ha bisogno di presentazioni visti i risultati ottenuti con il Milan da direttore sportivo e con il Monza da amministratore delegato. Ed è stato anche nella “politica del pallone”, visto che è stato anche presidente della Lega di A dal 2002 al 2006, vice dal 2013 al 2017. E stesso ruolo nella Lega di B da gennaio 2021 a giugno 2022. Tutto perché i club hanno lamentato una scarsa condivisione delle scelte: dal commissario tecnico (volevano Antonio Conte e non Mancini) al capo delegazione, con Diana Bianchedi che fu scelta autonomamente da Malagò. Candidatura di Galliani di cui però Giovanni Malagò non sembra essere preoccupato, come spiegato nell’intervista a Repubblica.

“Non mi sento abbandonato dalla maggioranza“, ha spiegato Malagò. “Né mi abbatto se ci sono rumors su questo, che sono anche magari corrispondenti alla verità. Prendo atto che ci siano delle resistenze, da parte di soggetti che hanno storie importanti alle spalle, ma con il dialogo si può creare persino condivisione“. E a proposito di Galliani, Malagò ha deviato il discorso, facendo leva sul sostegno di diversi club di Serie A: “Candidato unico? Non lo so. Però l’auspicio è che la mia candidatura continui a compattare, come è stato a giugno, un mondo che per anni ha vissuto di divisioni, anche molto forti”. A giugno ha avuto il sostegno di 19 club su 20 di Serie A (tutti, tranne la Lazio di Lotito).

Ora le cose potrebbero cambiare perché man mano il sostegno dei club di massima serie è diminuito, soprattutto dopo la scelta del commissario tecnico, con le squadre di Serie A che avrebbero voluto appunto Antonio Conte e non Roberto Mancini: “Sarebbe bello ripartire da quel numero. Sto chiamando tutti i presidenti uno per uno, ne ho sentiti già tredici e tutti mi garantiscono il loro sostegno“, ha proseguito l’attuale commissario della Figc, che però per tutti continua a essere il “presidente”. Sciolto intanto il nodo tesseramento, che è ciò che ha portato al commissariamento della federazione: “Sarò dirigente accompagnatore dell’Aniene in Serie D di calcio a 5. Mi dimetterò se sarò eletto”.

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Arbitri, la Figc prova a chiudere il caso: sarà Messina a far da ponte con i club. Ma rimane la grana De Marco

Sette giornate sono già trascorse, con questo weekend diventeranno otto. Praticamente un quinto di campionato senza una figura cruciale per la serenità e l’equilibrio del torneo: il responsabile dei rapporti tra la CAN (Commissione Arbitri Nazionale) e i club di Serie A (e B), cioè l’unica figura con cui le squadre possono parlare di arbitri. Che ancora non c’è, o meglio ci sarebbe (Andrea De Marco è stato nominato da settimane), ma non può lavorare perché non gradito al designatore Orsato. Adesso, forse, la querelle è arrivata alla conclusione.

Come raccontato dal Fatto a inizio settembre, la nomina era diventata un vero e proprio caso, l’ennesimo di questo travagliato avvio della Figc targata Malagò. Orsato per il nuovo corso voleva (e vuole tutt’ora) Eugenio Abbattista, con cui ha lavorato l’anno scorso in Serie C. Ma Abbattista, che negli anni scorsi è stato autore di una serie di denunce contro il sistema (tra gli accusatori dell’ex designatore Rocchi) non piace alla Serie A. Così la FederCalcio aveva indetto un irrituale “sondaggio” tra le società, che aveva sollevato diverse perplessità, tanto da ricevere più schede bianche che preferenze valide, queste quasi tutte per l’uscente De Marco. Mentre Abbattista aveva incassato zero voti, anche se molte delle astensioni rimettevano semplicemente la decisione al designatore. Così, forte di questa indicazione, la Figc aveva forzato la mano, annunciando la nomina di De Marco, espressione della continuità, perché vicino a Rocchi.

Caso chiuso? Neanche per sogno. Repubblica in settimana ha confermato quanto le parti siano rimaste sulle proprie posizioni, al punto che De Marco, pur avendo firmato il contratto e iniziato a percepire lo stipendio, non ha mai preso servizio, visto il divieto di Orsato a parlare coi club. Che la Figc abbia agito in buona fede (per favorire il dialogo con la Serie A) o meno (note le ingerenza sugli arbitri negli ultimi anni), era evidente che imporre al designatore un candidato a lui non gradito per un ruolo fiduciario non fosse una buona idea. Forse pensavano che Orsato alla lunga si sarebbe convinto, ma il designatore è intransigente almeno quanto il nuovo corso che ha avviato: pretende di lavorare con un uomo di sua totale fiducia, cioè Abbattista. Di qui lo stallo, totale e anche un po’ imbarazzante.

La soluzione sarebbe un compromesso che è stato faticosamente trovato nelle ultime ore: a fare da ponte tra CAN e club di Serie A sarà Domenico Messina, attuale direttore tecnico dell’AIA, che assumerà temporaneamente anche questa delega. Abbattista, invece, inizierà a lavorare con la Serie B. L’idea è che dal prossimo anno poi sia lui a prendere in mano entrambi i campionati, ma su questo ci sono ancora resistenze: Abbattista per le sue denunce passate non è particolarmente popolare (sconta il veto soprattutto di 2-3 club importanti), e considerato che lo stipendio del coordinatore lo paga la Lega è comprensibile che le società vogliano avere voce in capitolo. Se ne riparlerà in futuro. Intanto, forse, si parte così. Rimane un dettaglio: il “povero” De Marco, che non sembra proprio entusiasta di fare un passo indietro. Toccherà a chi ha fatto il pasticcio (cioè alla Figc) convincerlo e trovargli un’alternativa.

X: @lVendemiale

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Atlético-GO recebe Novorizontino após quitar salários atrasados

O Atlético-GO volta a jogar diante da torcida neste sábado (24), às 16h30, com a missão de manter sua posição na zona de playoffs de acesso à Série A do Campeonato Brasileiro. O Dragão recebe o Novorizontino no Estádio Antônio Accioly, em Goiânia, pela 35ª rodada, depois de regularizar pendências financeiras com os jogadores em meio à reta final da competição.

O time goiano ocupa a 6ª colocação, com 54 pontos, enquanto o adversário paulista aparece em 2º lugar, com 61. A diferença de sete pontos torna o confronto importante para as pretensões Rubro-Negras de brigar pelo acesso à Série A 2027.

Na rodada anterior, o Atlético-GO empatou por 1 a 1 com a lanterna e rebaixada Ponte Preta, fora de casa. Agora, terá pela frente um concorrente que está na vice-liderança e colado no Vila Nova. A partida será transmitida pela RedeTV!, na televisão aberta, pela ESPN, na TV por assinatura, pelo Canal GOAT, no YouTube, e pelo Disney+.

O técnico Roger Silva terá de modificar a defesa para o compromisso. O zagueiro paraguaio Junior Barreto recebeu o terceiro cartão amarelo e está suspenso. Tito aparece como opção para ocupar a vaga, enquanto Adriano Martins deve seguir na formação defensiva.

Roger volta a comandar a equipe à beira do campo depois de cumprir suspensão na rodada passada. A presença de Marrony, porém, ainda é incerta. O meia-atacante sente dores no púbis e ficou fora dos dois últimos jogos do Dragão.

Além da preparação para enfrentar o Novorizontino, o clube conseguiu resolver as pendências salariais que provocaram insatisfação entre os jogadores nas últimas semanas. O presidente Adson Batista confirmou nesta quinta-feira (22) o pagamento de duas folhas salariais registradas em carteira, de duas parcelas de direitos de imagem e a regularização do FGTS.

O atraso havia levado o elenco a divulgar uma nota pública cobrando os valores devidos. A situação preocupava o clube justamente durante a reta decisiva da Série B, quando a equipe ainda busca melhorar sua posição na tabela.

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Segundo Adson, foi necessário recorrer a um empréstimo bancário para quitar praticamente todas as pendências com os atletas. O dirigente afirmou que o clube levantou mais de R$ 6 milhões para realizar os pagamentos. “Não é fácil resolver um problema como esse. Fazer um empréstimo bancário não é simples”, declarou.

Adson também apontou a perda do patrocinador máster como um fator que agravou a situação financeira. De acordo com o presidente, o clube deixou de receber R$ 8 milhões após a saída do patrocinador, em meio às mudanças nas regras federais que atingiram empresas de apostas esportivas.

Com os pagamentos regularizados, o Atlético-GO tenta concentrar seus esforços na reta final do campeonato. O confronto direto com o Novorizontino é importante para o Dragão defender sua posição no G-6 e seguir na zona de classificação para os playoffs de acesso à Série A.

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