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Manovra 2027, dalla flat tax ai bonus per le famiglie: tutte le misure sul tavolo

La legge di Bilancio 2027 è ormai alle porte. In attesa del testo, l’incontro tra Giorgia Meloni, il ministro dell’Economia Giorgetti, Tajani, Salvini e Lupi ha permesso di fare un sunto delle priorità di spesa. Sarà una manovra ancora prudente, come ci ha insegnato questo governo, resa necessaria anche dal proseguimento dell’interlocuzione con Bruxelles sui margini di flessibilità per i costi energetici.

Ci sono diverse certezze e alcune ipotesi sul tavolo. Al centro della manovra sanità, famiglie, ceto medio e sostegno alle imprese, energia, giovani e sostegno agli anziani. Le risorse sono limitate, ma ogni forza di maggioranza ha potuto portare avanti il proprio cavallo di battaglia.

Cosa ci sarà nella Manovra 2027

Il consiglio dei Ministri dovrebbe riunirsi mercoledì alle 12:00 per dare il via libera al testo definitivo della manovra 2027. Non sono ancora noti tutti i dettagli della legge di bilancio da 23,5 miliardi di euro, sono tante infatti le misure ancora in bilico a cui il vertice di maggioranza tenutosi lunedì 26 ottobre non ha apertamente risposto.

Con al centro famiglia, giovani, sanità ed energia, vediamo cosa ci sarà e cosa potrebbe esserci nella nuova legge di bilancio.

Flat tax under 30-35

Tra le ipotesi sul tavolo c’è la flat tax al 5% per gli under 30-35 con redditi fino a 20-30.000 euro. Dal lato giovani lavoratori si intende rendere le retribuzioni italiane più competitive e quindi frenare l’uscita verso altri Paesi.

Per le imprese invece si punta a maxi deduzioni per le assunzioni, suddivise in:

  • dal 130 al 140% per i giovani;
  • al 180% per le giovani madri.

Detassazione

È allo studio anche una tassazione agevolata al 5% sugli aumenti per rinnovi contrattuali e del 15% sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo.

Taglio dell’Irpef

Forza Italia continua a premere per l’estensione dell’aliquota al 33% fino a 55.000 euro. Il costo sarebbe di circa 1,2 miliardi di euro.

Altra proposta che incontra diversi ostacoli (parere della Commissione europea) è l’estensione della flat tax per le partite Iva dagli attuali 85.000 euro fino a 100.000 euro.

Famiglie

Per quanto riguarda il tema famiglie, si punta sul rafforzamento dei congedi parentali, bonus nuovi nati e bonus mamme soprattutto in presenza di tre o più figli.

C’è, inoltre, la proposta di prorogare il bonus per le scuole paritarie fino a 1500 euro per studente.

Aiuti per gli anziani

Forza Italia, invece, ha proposto un aiuto per gli anziani. Si tratta di una carta da 300 a 500 euro per le spese sanitarie degli over 75. Potrebbe esserci una soglia Isee oppure un sistema di rimborsi cashback.

Sanità

Restando sul tema aiuti per la sanità, si stanno studiando risorse per il Fondo sanitario nazionale e l’innalzamento del tetto di spesa per i dispositivi medici per alleggerire il peso del payback sulle imprese.

Pensioni

Lato pensioni la Lega ha rilanciato il pensionamento anticipato a 64 anni con il ricalcolo contributivo dell’assegno.

Sul tavolo però c’è anche la rivalutazione delle pensioni per il recupero dell’inflazione, ma il costo è piuttosto elevato.

Energia e casa

Altro capitolo è quello dedicato all’energia. È previsto il rafforzamento dell’iperammortamento per le imprese e si valutano sconti sull’energia per nuovi impianti da fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda il lato casa, le detrazioni potrebbero restare al 50%, mentre l’ecobonus potrebbe arrivare fino al 65%.

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Sciopero generale il 30 ottobre, l’Usb mobilita il Paese contro carovita e riarmo: dai trasporti alla sanità, oltre 50 manifestazioni. La mappa in aggiornamento

“Contro l’economia di guerra imposta dal Governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che protestano per i loro diritti”. Venerdì 30 ottobre sarà una grande giornata di protesta in tutto il Paese: lo sciopero generale, proclamato dall’Unione sindacale di base, coinvolgerà tutte le categorie del lavoro pubblico e privato. Dalla sanità alla scuola, passando per i trasporti (nonostante la precettazione) e i servizi portuali. Cortei e presìdi sono stati indetti in decine di città, per dare continuità allo sciame di manifestazioni che ha attraversato l’Italia, e non solo, nelle ultime settimane. I sindacati chiamano a raccolta tutti. Gli autotrasportatori e gli agricoltori che hanno bloccato il Paese contro il carogasolio. I lavoratori che chiedono salari più alti e condizioni di vita migliori. Le centinaia di migliaia di studenti che il 16 ottobre sono scesi in piazza per il No Meloni Day. I movimenti per la casa, per l’ambiente e i centri sociali. Più in generale, tutti i cittadini che, di fronte alla crescita dell’inflazione e all’erosione dei loro diritti sociali, osservano la politica rispondere alle crisi investendo miliardi in armi. “In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo – ha dichiarato l’Usb, lanciando lo sciopero -. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale di tutte le categorie sociali e del lavoro, per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi”.

Usb: “Saldiamo tutte le lotte”

Lo sciopero generale avverrà nella stessa giornata in cui, a livello internazionale, incroceranno le braccia i lavoratori portuali contro la guerra e il traffico di armi. Secondo Usb, saranno oltre 100 i porti coinvolti nella mobilitazione, distribuiti su quattro continenti. Anche per questo il sindacato di base ha scelto il 30 ottobre come data. La volontà è di unire le istanze di tutte le proteste, per saldare le lotte contro la guerra, il riarmo e i loro effetti, come il carovita. Numerose le richieste portate in piazza: salari più alti, il ripristino della scala mobile, lo stop alla crescita dei prezzi, la riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità, il no alle politiche di riarmo, la difesa del lavoro e dell’industria, l’opposizione alla speculazione immobiliare e finanziaria.

“Il 30 ottobre scioperiamo e blocchiamo tutto, ancora una volta, per dire chiaramente che i soldi vanno investiti nell’istruzione, nella sanità, nei salari, nelle pensioni e non nella guerra – si legge in una nota di Usb -. Per garantire alle future generazioni un futuro di diritti e di pace e non di guerra e di morte come carne da cannone. Contro l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche“. Nel mirino anche le politiche industriali dell’esecutivo, accusato di smantellare ciò che resta dell’industria italiana, “dall’Ilva all’automotive“. Ma l’Usb critica anche le altre grandi organizzazioni sindacali, accusate di “restare a guardare”, mentre in diversi Paesi europei si moltiplicano le proteste.

Fermi scuola, trasporti e sanità

Lo sciopero generale coinvolgerà anche il settore dei trasporti (come confermato da Usb, nonostante la precettazione del ministro Matteo Salvini), con possibili cancellazioni e modifiche ai servizi ferroviari, aerei, marittimi e del trasporto pubblico locale. Per le ferrovie, lo stop inizierà alle 21 di giovedì 29 ottobre e durerà 24 ore. Trenitalia garantirà i servizi essenziali previsti nei giorni feriali, mentre non sono previste fasce di garanzia per i collegamenti FrecciaLink. Possibili variazioni anche prima e dopo gli orari dello sciopero. Anche nel trasporto aereo, la mobilitazione durerà dalle 24 ore, a partire dalla mezzanotte del 30 ottobre. Negli aeroporti di Firenze e Pisa si fermerà anche il personale delle società Consulta, GH Toscana e Toscana Aeroporti. Lo sciopero interesserà inoltre i lavoratori portuali e il trasporto marittimo, mentre per autobus, tram e metropolitane gli orari e le fasce di garanzia saranno definiti a livello locale. Nel comparto autostradale, la protesta inizierà alle 22 del 29 ottobre. Anche il servizio taxi sarà coinvolto per tutta la giornata del 30 ottobre.

Possibili ripercussioni anche sui servizi di scuola e sanità. Alla mobilitazione proclamata dall’Usb, si aggiunge lo sciopero generale indetto da Usi-Cit, con l’adesione di Cub Scuola Università Ricerca, Cub Sanità, Fisi e Flmuniti-Cub. Per quanto riguarda il mondo dell’istruzione, la protesta potrò coinvolgere tutto il personale scolastico, con possibili interruzioni delle attività didattiche. Ripercussioni sono attese anche nel sistema sanitario, sia pubblico che privato, dove lo sciopero potrebbe rallentare alcune prestazioni ambulatoriali, visite già programmate e attività non urgenti. Rimane comunque garantita la tutela dei servizi essenziali, comprese le prestazioni di pronto soccorso. La partecipazione non è automatica per tutti gli addetti e l’indizione dello sciopero non comporta necessariamente la chiusura totale dei servizi. L’entità delle ripercussioni dipenderà dalle adesioni registrate

La mappa delle proteste (in aggiornamento)

Sono previste manifestazioni in almeno 50 città, distribuite in 18 regioni, con un calendario ancora in aggiornamento. In Friuli Venezia Giulia, appuntamento a Trieste, alle 9 al Varco 4 del Punto Franco Nuovo. In Veneto si manifesta a Padova, alle 8 alla stazione, Vicenza, alle 8 in piazza Castello, a Verona alle 7.30 in piazzale 25 Aprile, Venezia alle 9, Campo Santa Margherita. Gli appuntamenti in Piemonte: a Torino, alle 9.30 in piazza Palazzo di Città, a Novara, alle 9.30 in piazza Cavour, a Verbania, alle 17 in piazza Ranzoni, ad Alba, alle 8.30, piazza Garibaldi, Cuneo alle 9, piazza Europa. In Lombardia mobilitazioni a Milano, alle 10 in piazza Duca d’Aosta, a Brescia, alle 9 alla stazione della metropolitana San Faustino, e a Bergamo, alle 17 in piazza Gaza, a Porta Nuova.

In Emilia-Romagna appuntamenti a Piacenza, alle 8 al parcheggio Cheope (Facsal), a Bologna, alle 9.30 in piazza Maggiore, e a Rimini, alle 9 all’Arco d’Augusto. A Ravenna la mobilitazione prevede diverse tappe: preconcentramento alle 9 in piazza del Popolo, concentramento alle 10 in Darsena e partenza del corteo alle 11 verso Marina di Porto. Alle 12.30 è previsto un pranzo sociale in piazzale della Marina, da dove partirà un secondo corteo alle 14. In Liguria si manifesta a Imperia, alle 9.30 in piazza Ulisse Calvi, e a La Spezia, alle 9.30 davanti alla Prefettura. A Genova sono previsti due appuntamenti: alle 9.30 al Varco Albertazzi e alle 10 alla stazione Principe.

Le città coinvolte in Toscana: a Massa appuntamento alle 17 in piazza Garibaldi, a Carrara alle 6 al porto, a Pisa alle 9 in piazza Gaza (piazza XX Settembre), a Firenze alle 10 in piazza Bambine e Bambini di Beslan, alla Fortezza da Basso, a Siena alle 9 al terminal bus di Pescaia, a Piombino alle 16 in piazzale Premuda, al porto, a Grosseto 9.30, piazza Rosselli. A Livorno due appuntamenti: alle 6 alla rotatoria Ponte Penova e alle 9 in piazza Cavour. Nelle Marche si manifesta ad Ancona, alle 10.30 in corso Carlo Alberto, sul lato di piazza Ugo Bassi. In Umbria appuntamento a Perugia, alle 8.30 in piazza Partigiani. Le mobilitazioni nel Lazio: a Civitavecchia, alle 9 in corso Centocelle, davanti al Teatro Traiano, a Roma, alle 10.30 in piazza dei Cinquecento, a Latina 9, piazza del Popolo.

In Abruzzo appuntamento a Pescara, alle 10 in piazza Italia, mentre in Molise si manifesta a Campobasso, alle 9 in piazza San Francesco, a Termoli 8.30, piazza Donatori di Sangue. Due le mobilitazioni in Campania: a Napoli, alle 9.30 in piazza Mancini, e a Benevento, alla stessa ora in piazza Vittoria Colonna. In Basilicata appuntamento a Potenza, alle 9 in piazza Cagliari. In Puglia si scende in piazza a Bari, alle 9.30 in piazza Prefettura, e a Lecce, alle 9 a Porta Napoli. Due le manifestazioni anche in Calabria: a Cosenza, alle 9 in piazza Loreto, e a Reggio Calabria, alle 9 in piazza De Nava.

In Sicilia sono previsti tre appuntamenti: a Palermo, alle 9 in piazza Politeama, a Catania, alle 9.30 al porto, ad Alcamo 8.30, quartiere Maria Ausiliatrice, e a Pozzallo (Ragusa), alle 17 in piazza dei Marinai. Infine, in Sardegna, si manifesta a Sassari, alle 9.30 in piazza San Vincenzo, a Nuoro, alle 9 in via Dante, e a Cagliari, alle 9.30 in piazza Garibaldi, da dove partirà un corteo diretto al porto.

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Sanità, 12enne cresciuta senza polmone destro torna a respirare grazie a una protesi al Niguarda

Sanità, raro intervento al Niguarda di Milano: protesi nel torace per riallineare gli organi e liberare il bronco

Era cresciuta senza il polmone destro, asportato completamente nelle prime ore di vita a causa di una grave malformazione congenita, riuscendo per anni a mantenere un equilibrio e a condurre una vita vicina alla normalità. Intorno ai 12 anni, però, respirare era diventato sempre più difficile e anche salire pochi gradini senza fermarsi rappresentava ormai uno sforzo importante. Oggi, grazie a un intervento altamente complesso eseguito all’ospedale Niguarda di Milano, che ha richiesto l’inserimento di protesi e il lavoro congiunto di diversi specialisti, la ragazza ha ritrovato il respiro e una buona qualità di vita.

“E a un mese dall’operazione – racconta Francesco Macchini, direttore della Chirurgia pediatrica del Niguarda che ha seguito il suo caso – è riuscita persino ad andare al concerto della sua band americana preferita”. La storia della giovane paziente comincia proprio al Niguarda, dove nasce 12 anni fa. Le difficoltà respiratorie manifestate subito dopo il parto portano gli specialisti ad approfondire il quadro clinico, fino alla diagnosi di una grave malformazione congenita che interessava tutto il polmone destro.

Il progressivo peggioramento delle sue condizioni rende necessaria la completa asportazione del polmone, una scelta impegnativa ma indispensabile per salvaguardarne la sopravvivenza. Negli anni successivi la bambina cresce conducendo una vita compatibile con la propria condizione, fino alla comparsa di nuovi problemi respiratori. Nell’ultimo periodo comincia ad affaticarsi facilmente, presenta frequenti infezioni e incontra difficoltà anche nello svolgimento delle attività quotidiane più semplici.

Gli accertamenti permettono di individuare una rara complicanza, conosciuta come sindrome post-pneumonectomia. Dopo la rimozione di un polmone, soprattutto quello destro, gli organi presenti nel torace possono infatti spostarsi progressivamente verso lo spazio rimasto vuoto.

Nel caso della ragazza, il polmone sinistro aveva occupato parte di quello spazio, mentre cuore, trachea e bronco si erano dislocati. Questo aveva determinato una progressiva compressione e deformazione dell’unica via aerea attraverso cui l’aria raggiungeva il polmone rimasto, riducendo sempre più la capacità respiratoria e compromettendo la possibilità di svolgere una vita normale.

Per affrontare il caso, gli specialisti del Niguarda hanno seguito un percorso multidisciplinare, coinvolgendo diversi professionisti e radiologi per studiare la situazione e individuare la strategia più adatta. Un approccio reso possibile anche dall’esperienza del Kites Center dell’ospedale, dedicato allo studio delle patologie congenite dell’apparato digerente e delle vie aeree nei bambini.

Le esperienze descritte nella letteratura scientifica internazionale sono pochissime: secondo gli specialisti che hanno seguito la giovane paziente, si contano circa 50 casi in tutto il mondo. L’obiettivo dell’intervento era quello di riportare il più possibile in asse gli organi del torace, liberando il bronco e ripristinando condizioni più favorevoli alla respirazione.

Per raggiungere il risultato, nello spazio toracico rimasto libero dopo l’asportazione del polmone destro sono state inserite delle protesi adattate alle specifiche esigenze della paziente. In particolare è stata utilizzata una protesi mammaria, dal momento che non esistono dispositivi progettati appositamente per questa rara complicanza. Fondamentale, sottolineano gli specialisti, è stato il contributo del chirurgo plastico, insieme a quello dei chirurghi toracici, degli anestesisti e degli altri professionisti coinvolti nell’assistenza.

L’intervento è riuscito e la ragazza è stata dimessa dopo pochi giorni. I risultati sono comparsi rapidamente: già a un mese dall’operazione era tornata a salire le scale di casa e aveva potuto partecipare al concerto della sua band preferita. Anche i successivi controlli hanno confermato un decorso regolare e stabile.

“La soddisfazione più grande – conclude Macchini – è stata riuscire a dimetterla dopo pochi giorni e vedere che, a un mese dall’intervento, aveva ripreso a fare le scale ed era andata al concerto. I controlli stanno dando risultati positivi e vedere la felicità della ragazza e dei suoi genitori è la soddisfazione più grande per noi”.

L’esperienza maturata al Niguarda può rappresentare inoltre una risorsa per la comunità scientifica internazionale. La condivisione del percorso seguito potrebbe infatti aiutare altri specialisti chiamati ad affrontare casi analoghi, offrendo nuove prospettive terapeutiche per pazienti colpiti da una patologia rara e invalidante.

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Tumori, in Italia e in Europa si muore di meno: cure innovative e prevenzione fanno la differenza

Ogni anno, in Europa, sono 2,7 milioni i nuovi casi di cancro, pari a 5 ogni minuto. Dall’altro lato, grazie alle campagne di prevenzione e a cure sempre più efficaci, dal 1988 a oggi sono stati evitati circa 7,3 milioni di decessi oncologici nell’Unione Europea. Nel 2026 sono stimate circa 1.230.000 morti per tumore, con una diminuzione del 7,8% per gli uomini e del 5,9% per le donne rispetto al periodo 2020-2022.
Lo ricordano gli esperti dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), in occasione del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), segnalando come la strada da fare sia ancora lunga.

Si stima che in Europa il 5% della popolazione abbia affrontato una diagnosi di tumore, per un totale di 23,7 milioni di persone. In Italia vivono 4 milioni di cittadini dopo la diagnosi di cancro. Nel 2025, nel nostro Paese, sono stati stimati circa 390.000 nuovi casi. In numerose neoplasie i tassi di sopravvivenza e guarigione sono in aumento. Il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Per migliorare ulteriormente questi risultati, è fondamentale investire nella ricerca e nei programmi di prevenzione.

I numeri che fanno sperare e riflettere

Il carcinoma polmonare nei maschi fa registrare la diminuzione più consistente (-22,5%). L’innovazione non si traduce solo in vite salvate, ma anche nella possibilità di reinserire nel tessuto sociale e produttivo le persone che hanno vissuto l’esperienza del cancro. In Europa infatti, i costi indiretti, legati soprattutto alla perdita di produttività determinata dalla malattia, sono diminuiti del 16% in circa 30 anni, da 97 miliardi di euro nel 1995 a 82 miliardi nel 2023. Per quanto riguarda il calo dei decessi per cause oncologiche nella popolazione maschile, il merito va soprattutto alla diminuzione dell’abitudine tabagica negli uomini.

Viste le buone notizie, con margini di miglioramento ancora da esplorare, restano però criticità nell’accesso alle terapie innovative. Nel Vecchio Continente, in media, viene reso disponibile solo il 51% dei nuovi farmaci approvati dall’ente regolatorio europeo (EMA) e servono 655 giorni per accedervi (nel 2025).

Il nostro Paese presenta dati migliori, anche se i tempi sono ancora troppo lunghi. L’Italia, infatti, garantisce l’accesso all’89% dei farmaci anticancro approvati da EMA e, in questa classifica, è seconda in Europa dopo la Germania (91%) (Austria 86%; Spagna 73%; Francia 68%). Nel nostro Paese, però, devono trascorrere 470 giorni, cioè circa 15 mesi, per la disponibilità delle nuove cure.
Come segnala Massimo Di Maio, Presidente AIOM,

“le terapie innovative non migliorano solo la sopravvivenza, ma favoriscono anche il ritorno al lavoro e alla vita sociale. La riduzione dei costi indiretti del cancro è un risultato molto importante, determinato da cure sempre più efficaci, che devono essere disponibili per tutti i pazienti, perché si possa parlare di equità nell’innovazione. In un anno si sono allungati di oltre 2 mesi in Europa e di circa un mese in Italia i tempi per disporre dei nuovi farmaci anticancro. Nel 2024 in Europa servivano in media 586 giorni, nel nostro Paese 441. In Italia restano ancora criticità legate alle procedure burocratiche e amministrative perché, dopo l’approvazione della rimborsabilità da parte dell’Agenzia Italiana del Farmaco, in alcune Regioni è necessario attendere l’inserimento nei Prontuari Terapeutici Regionali. E ulteriori ritardi possono essere causati dalle gare regionali e dalla necessità di inclusione anche nei Prontuari Terapeutici Ospedalieri”.

L’impatto della politica

In 10 anni (2014 – 2023), in Europa, la spesa per i farmaci anticancro è aumentata da 24,9 miliardi di euro a 64,3 miliardi. Questa crescita è stata trainata da una combinazione di effetti legati ai prezzi e all’incremento del numero di casi di tumore. L’Italia sostiene il 14% della spesa europea per i farmaci oncologici e si colloca al terzo posto dopo Germania (19%) e Francia (19%). Ma per il futuro potrebbero esserci impatti anche dalle scelte di macroeconomia e di politica che potrebbero giocare un ruolo importante.

I tempi per accedere alle nuove cure potrebbero essere ulteriormente dilazionati a causa della clausola della “nazione più favorita” (MFN, Most Favored Nation), stabilita dall’amministrazione statunitense, che prevede di ridurre i prezzi dei farmaci americani allineandoli a quelli più bassi di altri Paesi, compresa l’Italia. Il provvedimento rischia di dilatare ulteriormente i tempi e di generare pesanti ripercussioni sull’assistenza oncologica nel nostro Paese. Le aziende farmaceutiche, infatti, potrebbero decidere di ritardare il lancio di nuove terapie oncologiche innovative in Europa e in Italia o di non renderle del tutto disponibili, per evitare che un prezzo basso locale condizioni o abbassi i ricavi sul più redditizio mercato statunitense.

Meno chemioterapia

Ma come siamo messi sul fronte delle cure? I progressi si vedono, eccome.

“In Europa, la quota della chemioterapia sulla spesa totale di farmaci oncologici è diminuita dal 22% nel 2014 al 6% nel 2023, superata dalle terapie mirate e dalle immunoterapie. Le sole immunoterapie rappresentano oggi il 29% delle uscite. Questi cambiamenti riflettono il crescente impatto dell’oncologia di precisione, che permette di selezionare la cura adatta per il singolo paziente. Il numero di approvazioni da parte di EMA è aumentato significativamente, passando da una media di un nuovo farmaco all’anno nel periodo 1995-2000 a circa 14 all’anno nel 2021-2024. I Paesi dell’Europa occidentale tendono a rimborsare un maggior numero di terapie e a farlo più rapidamente rispetto all’Europa centrale e orientale. Ad esempio, la Germania ha reso disponibile il 91% dei farmaci oncologici approvati dall’EMA nel periodo 2021-2024 entro poco più di 100 giorni, mentre Romania, Estonia, Malta, Slovacchia e Lettonia si fermano a percentuali pari o inferiori al 20% e il tempo di rimborso si attesta intorno ai 1.000 giorni in Lituania, Romania ed Estonia, determinando forti disuguaglianze, che devono essere superate quanto prima”

ricorda Giuseppe Curigliano, Presidente eletto ESMO.

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Caregiver familiari, sì della Camera al contributo fino a 400 euro al mese: requisiti e a chi spetta

La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge Locatelli sulla riforma dei vantaggi garantiti ai cosiddetti caregiver, cioè alle persone che si prendono cura di familiari con disabilità o non autosufficienti. La legge prevede un allargamento dei diritti di queste persone e un bonus da 400 euro al mese.

Le risorse però sono limitate e soltanto poche decine di migliaia dei milioni di caregiver italiani potranno accedere ai fondi. La legge non è inoltre ancora ufficialmente in vigore. Dovrà prima essere approvata al Senato e, se ci saranno modifiche, superare un ulteriore passaggio alla Camera.

La nuova legge sui caregiver è stata approvata alla Camera

Sono diversi anni che il Parlamento tenta di riformare i vantaggi che la legge offre ai caregiver. Tra il 2013 e il 2025 sono state presentate una trentina di proposte di legge sull’argomento, tutte finite nel nulla.

La riforma è necessaria perché la Legge 104, che regola buona parte dei benefici delle persone che assistono i propri familiari con disabilità, risale al 1992 e sta mostrando alcune inadeguatezze. Oggi le persone che richiedono assistenza sono moltissime e si calcola che i loro caregiver siano tra i 7 e gli 8,5 milioni.

Chi sono i caregiver secondo la nuova legge

La definizione base di caregiver rimane quella della legge di bilancio per il 2018: una persona che assiste un familiare con disabilità o non autosufficiente in maniera gratuita e non professionale. Il familiare in questione deve essere titolare:

  • o dei benefici della legge 104;
  • o dell’indennità di accompagnamento.

La nuova legge introduce però anche le cosiddette tutele differenziate. Un modo per allargare la platea dei caregiver, riconoscendo il loro ruolo in base alle ore di assistenza. Oltre a coloro che assistono un familiare per più di 91 ore a settimana, già considerati caregiver, saranno inclusi anche:

  • coloro che assistono un familiare tra 30 e 90 ore alla settimana;
  • coloro che assistono un familiare tra 10 e 29 ore alla settimana;
  • i caregiver non conviventi, con almeno 30 ore alla settimana di assistenza.

Verranno introdotti inoltre nuovi vantaggi per queste categorie:

  • i permessi solidali per i dipendenti;
  • l’esonero dalle tasse universitarie per gli studenti caregiver;
  • i permessi per i giovani che svolgono il servizio civile.

Chi potrà avere bonus da 400 euro al mese

La misura centrale della nuova legge è un bonus da 400 euro al mese esentasse che l’Inps elargirà ad alcuni caregiver. Le rate saranno trimestrali, quindi ogni tre mesi il caregiver riceverà 1.200 euro. Ci son operò requisiti molto stringenti per accedere a questo bonus:

  • Isee di massimo 25.000 euro;
  • almeno 91 ore di assistenza settimanali da parte del caregiver;
  • un reddito non superiore a 3.000 euro l’anno.

I fondi stanziati per questo bonus sono di circa 260 milioni di euro all’anno. La misura partirà dal 2027.

Le critiche alla nuova legge sui caregiver

Le opposizioni hanno votato contro al testo, criticando soprattutto la platea molto ristretta del bonus da 400 euro, che fondamentalmente potrà essere ottenuto da chi vive della pensione di invalidità del familiare assistito. “Misure povere per chi è già povero” le ha definite Alleanza Verdi Sinistra, sottolineando che i 400 euro arriveranno a circa 52mila persone degli almeno 7 milioni di caregiver italiani.

Le associazioni che si occupano dei caregiver sottolineano la mancanza di garanzie sui contributi figurativi per la pensione, che è tra le principali richieste della categoria.

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Farmaci di automedicazione, valgono un risparmio di quasi tre miliardi l’anno

Automedicazione responsabile. Si può tradurre in moltissimi modi questo termine, ma comunque esprime il valore della conoscenza per scegliere assieme al farmacista i farmaci per i piccoli disturbi di ogni giorno, dai fastidi di stomaco ed intestino fino ai malanni virali, alla circolazione, al mal di testa passeggero, a qualche linea di febbre. Come si coniuga questa disposizione con i costi della sanità, ovviamente in chiave di riduzione di questi? Una risposta viene da una ricerca dal titolo “Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese”, realizzata da TEHA Group per Federchimica Assosalute.

Secondo lo studio, l’automedicazione libera tempo per i medici di famiglia equivalente a circa 91 milioni di visite l’anno. Un ricorso appropriato potrebbe inoltre evitare quasi un milione di accessi al Pronto Soccorso per disturbi a bassa complessità. Il tutto, con un beneficio per il comparto. Si parla di 1,35 miliardi di euro di valore aggiunto complessivo, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti lungo la filiera.

Insomma: I risultati sono chiari: ogni euro di valore aggiunto generato dalle imprese del settore ne attiva quasi altri tre nel resto dell’economia, mentre un ricorso appropriato ai farmaci di automedicazione libera capacità assistenziale per i professionisti e contribuisce a vivere in buona salute più a lungo.

L’impatto su Servizio Sanitario Nazionale, cittadini e filiera

In un contesto in cui i medici di medicina generale sono passati da 44.270 a 36.812 tra il 2016 e il 2024 (-16,8%) e gli accessi al Pronto Soccorso sono tornati a sfiorare i 19 milioni nel 2024, l’automedicazione responsabile, complementare e non alternativa all’assistenza professionale, contribuisce a orientare ogni bisogno di salute verso il livello di risposta più appropriato.

Secondo lo studio, i farmaci di automedicazione – pari al 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale – liberano tempo per il medico per un valore stimato in circa 1,9 miliardi di euro, tempo che può essere dedicato ai pazienti cronici, fragili e con bisogni più complessi; a questo si aggiungono circa 600 milioni di euro di tempo restituito ai cittadini. Sul fronte dell’emergenza-urgenza, un ricorso appropriato all’automedicazione potrebbe evitare quasi 1 milione di accessi l’anno per disturbi a bassa complessità, con un costo associato di circa 306 milioni di euro, di cui 281 a carico del SSN.

Nel complesso, i benefici economici e organizzativi generati dall’automedicazione sono stimati in quasi 3 miliardi di euro l’anno. Si tratta di stime di capacità assistenziale e di tempo liberati. Sul piano della salute, l’automedicazione interviene sul 10,7% del carico di cattiva salute degli italiani, legato a disturbi lievi e molto diffusi: senza di essa, secondo le stime, nell’arco della vita si trascorrerebbero in media 4,8 mesi in meno in buona salute.

Le aziende associate ad Assosalute, che rappresentano oltre il 70% del mercato, hanno generato nel 2025 ricavi per 1.383 milioni di euro (+1,3%) e un valore della produzione di 1.270 milioni. Il valore aggiunto diretto è di circa 350 milioni di euro; considerando gli effetti indiretti e indotti lungo l’intera filiera, il contributo complessivo sale a 1,35 miliardi di euro, con un moltiplicatore economico di 3,9 (contro il 3,2 della manifattura). Il valore aggiunto per addetto, circa 156.000 euro, è quasi il doppio di quello della manifattura (82.000 euro).

Il peso della conoscenza

Va detto tuttavia che il potenziale del settore dei farmaci di automedicazione resta in parte inespresso. In Italia la spesa pro capite per medicinali da banco è di 54,3 euro l’anno, tra le più basse tra i principali Paesi europei, e meno di 1 italiano su 5 dichiara di averne fatto uso nelle due settimane precedenti l’indagine contro il 37% della Germania e il 70% della Finlandia. Incide soprattutto l’ampiezza dell’offerta: tra il 2015 e il 2025 l’Italia ha registrato 6 switch, cioè riclassificazioni da farmaco con obbligo di ricetta a farmaco senza obbligo di prescrizione, contro i 15della Germania e i 26 del Regno Unito.
A questo si aggiunge un tema culturale: sebbene l’Italia parta da una base più solida sull’automedicazione, con medici e farmacisti che restano i primi riferimenti per quanto riguarda i disturbi più comuni, l’obiettivo resta rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria generale (il 58% degli adulti ha con competenze sanitarie inadeguate o problematiche contro il 46% della media europea).

L’obiettivo è reso ancora più rilevante da uno scenario in cui l’informazione sanitaria passa sempre più da internet, social e intelligenza artificiale. Medico di famiglia e farmacista restano, nel modello italiano di automedicazione, i principali riferimenti per i disturbi lievi (48,2% e 47,9%), ma cresce il peso delle fonti digitali. Per questo è fondamentale, secondo lo studio, saper riconoscere i disturbi gestibili con l’automedicazione, verificare le fonti e sapere quando rivolgersi al medico o al farmacista. Lo studio segnala inoltre l’opportunità di modernizzare le regole sulla comunicazione al pubblico dei farmaci senza obbligo di prescrizione, definite prima della diffusione di social e intelligenza artificiale.

“Questo studio evidenzia che l’automedicazione rappresenta un asset strategico per il Paese: restituisce tempo ai medici di famiglia, aiuta a dare a ogni bisogno di salute la risposta più appropriata e sostiene una filiera ad alta produttività, con benefici stimati in quasi 3 miliardi di euro l’anno”

segnala Michele Albero, Presidente di Federchimica Assosalute .

“L’automedicazione responsabile non significa lasciare solo il cittadino, al contrario, vuol dire metterlo nelle condizioni di fare bene ciò che può fare, sapendo quando e a chi rivolgersi. Per esprimerne a pieno il potenziale servono due passi concreti: più Health Literacy, con campagne di alfabetizzazione sanitaria, educazione alla corretta automedicazione e un dialogo più stretto tra farmacisti e medici – anche grazie alla piena operatività del dossier farmaceutico del Fascicolo Sanitario – e un’offerta più ampia, con procedure di switch più snelle. Ci auguriamo che questo lavoro sia il punto di partenza per costruire una alleanza stabile con Istituzioni, professionisti sanitari e cittadini per valorizzare il ruolo del comparto nella governance farmaceutica nazionale”.

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Lista attesa sanità in miglioramento, più prenotazioni: le regioni migliori e peggiori

Agenas, l’ente che si occupa anche di monitorare le liste d’attesa, ha pubblicato il bollettino trimestrale. Nei primi nove mesi del 2026 si registra un miglioramento rispetto al 2025. Continuano a esserci “margini di miglioramento”, si legge, ma soprattutto sono elevate le differenze territoriali.

Dal monitoraggio è possibile scoprire quali sono le visite più difficili da prenotare, gli esami che hanno liste d’attesa più lunghe e le regioni peggiori sui tempi.

Liste d’attesa in miglioramento

Dal bollettino periodico sull’andamento delle liste d’attesa emerge un generale miglioramento. Oltre 2 milioni le prenotazioni in più nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 e un miglioramento si è visto proprio sui tempi massimi di attesa per le visite specialistiche e gli esami diagnostici.

Il bollettino evidenzia quindi una tendenza positiva già riscontrata nel primo semestre dell’anno. Secondo il monitoraggio, aggiornato al 30 settembre 2026, nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni complessive sono passate da 19,7 milioni del 2025 a 21,8 milioni (+10%).

Crescono soprattutto:

  • le prime visite specialistiche, da 11,3 a 12,3 milioni;
  • gli esami diagnostici, da 8,4 a 9,5 milioni.

In termini assoluti le prime visite prenotate entro i tempi previsti passano da 8,7 a 9,6 milioni, con circa 935.000 prestazioni in più, mentre gli esami diagnostici aumentano da 7 a 8,1 milioni, pari a circa 1,1 milioni di accertamenti aggiuntivi nei tempi di garanzia.

Le visite più facili da prenotare

Il bollettino segnala le visite e prestazioni più facili da prenotare. Tra queste risultano le visite urgenti, quelle garantite entro tre giorni, che rispettano i tempi nell’81,7% dei casi, mentre le visite in classe breve, quelle da effettuare entro 10 giorni, aumentano dal 78,2 all’80,6%.

Si registra un miglioramento anche negli esami diagnostici, dove le prestazioni urgenti garantite entro tre giorni passano al 77,3%, mentre quelle in classe breve aumentano al 78,2%.

Nel quadro di miglioramento diffuso, le prestazioni che recuperano di più sono:

  • prime visite oncologiche;
  • visita fisiatrica;
  • visita gastroenterologica;
  • visita pneumologica;
  • visita dermatologica (che resta tra le prestazioni con maggiori criticità).

Tra gli esami diagnostici in miglioramento troviamo:

  • colonscopia;
  • gastroscopia;
  • ecografia della mammella;
  • ecografia dell’addome.

Le regioni peggiori

Dal bollettino inoltre è possibile scoprire quali sono le differenze tra le regioni. L’andamento generale è positivo, ma ci sono delle differenze da sottolineare. Alcune regioni viaggiano sopra il 90%, mentre altre scendono sotto il 70% sia per quanto riguarda le prime visite, sia per quanto riguarda gli esami diagnostici.

Tra le migliori in entrambi i campi di analisi ci sono:

  • Basilicata;
  • Lazio;
  • Marche;
  • Veneto.

Tra le peggiori, quindi con performance sotto il 70%, troviamo sotto entrambi i dati:

  • Puglia;
  • Umbria.

Queste due regioni in particolare sono caratterizzate da difficoltà in entrambe le tipologie di prestazioni, anche se si sono segnalati progressi rispetto ai dati precedenti. Una regione invece da tenere sotto controllo, proprio per il peggioramento rispetto ai dati precedenti, è la Sardegna.

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Influenza in Italia, i numeri della nuova ondata: bambini i più colpiti e incidenza ancora alta

Influenza in Italia, andamento e casi settimanali per regione e età

Nella settimana dal 29 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute (ARI) in Italia è pari a 14,07 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 14,85 della settimana precedente. I bambini fino a quattro anni continuano a registrare i valori più elevati. Le ARI comprendono infezioni causate da diversi virus respiratori e non coincidono con i soli casi di influenza.

Riassunto della settimana: casi totali

I casi di infezione respiratoria acuta stimati nella popolazione italiana sono 802.879 nella settimana, rispetto agli 840.005 della precedente. Dall’inizio della stagione, il totale stimato raggiunge 7.556.424 casi.
La diminuzione va interpretata con cautela: durante le festività natalizie si sono ridotti sia le visite sia i dati trasmessi dai medici sentinella. Anche la chiusura delle scuole contribuisce a limitare la trasmissione nelle fasce d’età con maggiore circolazione virale. Questi fattori non consentono di considerare il calo come una conferma del superamento del picco stagionale.
Nella settimana hanno trasmesso dati 1.009 medici sentinella, con una popolazione osservata di 1.354.048 assistiti e 19.058 casi di ARI rilevati. Questi casi osservati sono distinti dalle stime riferite all’intera popolazione italiana.
Per l’influenza, la positività dei campioni è del 17% nella comunità e del 40,5% nel flusso ospedaliero. Considerando insieme i diversi flussi della sorveglianza virologica, sono stati identificati 1.357 campioni positivi all’influenza su 3.472 campioni segnalati, pari al 39,1%, tutti di tipo A. Le percentuali si riferiscono ai campioni analizzati e non alla popolazione generale.

Distribuzione per fascia d’età

La fascia 0-4 anni presenta l’incidenza più elevata, con 36,85 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 39,37 della settimana precedente. La distribuzione delle ARI per età è la seguente:

  • 0-4 anni: 2.612 casi osservati, incidenza di 36,85 per 1.000 assistiti.
  • 5-14 anni: 2.573 casi osservati, incidenza di 14,82 per 1.000.
  • 15-24 anni: 2.011 casi osservati, incidenza di 16,10 per 1.000.
  • 25-44 anni: 4.072 casi osservati, incidenza di 14,84 per 1.000.
  • 45-64 anni: 4.696 casi osservati, incidenza di 12,22 per 1.000.
  • 65 anni e oltre: 3.094 casi osservati, incidenza di 9,49 per 1.000.

Rispetto alla settimana precedente, l’incidenza diminuisce nelle fasce sotto i 45 anni, mentre aumenta tra i 45-64 anni, da 12,00 a 12,22, e tra le persone di almeno 65 anni, da 8,93 a 9,49. I confronti risentono della partecipazione variabile dei medici durante le festività.

Influenza: casi per regione

I dati regionali descrivono le infezioni respiratorie acute complessive, non esclusivamente l’influenza. Tra le regioni con dati disponibili, le incidenze più elevate si registrano in Campania, con 20,53 casi per 1.000 assistiti, Sicilia, con 19,41, e Marche, con 18,52. Seguono Abruzzo con 17,37 e Puglia con 17,26.
I valori più contenuti si osservano in Valle d’Aosta, con 8,90 casi per 1.000 assistiti, Friuli-Venezia Giulia, con 9,20, e Liguria, con 9,77. Per Calabria e Molise non sono disponibili dati settimanali: l’assenza di rilevazioni non indica assenza di infezioni.
In termini di casi osservati dai medici sentinella, i numeri maggiori riguardano Lombardia, con 3.477 casi, Lazio, con 3.453, e Puglia, con 2.561. Questi conteggi dipendono anche dalla popolazione coperta dalla sorveglianza e non rappresentano stime del totale dei casi regionali. Le differenze nella copertura richiedono cautela anche nel confronto delle incidenze, soprattutto dove partecipano pochi medici.

Confronto con gli anni precedenti

Il confronto diretto con le stagioni precedenti è limitato dal passaggio dalla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali (ILI) a quella delle infezioni respiratorie acute (ARI). Anche le soglie di intensità, calcolate sui dati storici delle ILI, devono essere interpretate tenendo conto di questo cambiamento.
All’interno della stagione in corso, l’incidenza è salita da 7,15 casi per 1.000 assistiti nella settimana 42 del 2025 a 17,45 nella settimana 51, per poi scendere a 14,85 nella settimana 52 e a 14,07 nella prima settimana del 2026. Le rilevazioni successive alle festività saranno importanti per valutare l’evoluzione della circolazione virale.
Per gli accessi al pronto soccorso, i dati disponibili fino alla settimana 52 del 2025 nelle nove regioni monitorate indicano un numero di accessi per sindromi respiratorie inferiore alla stessa settimana della stagione precedente. Le forme gravi e complicate di influenza risultano invece numericamente simili; il sottotipo più frequente tra queste è A(H1N1)pdm09 e la maggior parte dei casi riguarda persone non vaccinate.
Nel complesso della stagione, tra i virus influenzali A sottotipizzati prevale A(H3N2), con il 65,8%, mentre A(H1N1)pdm09 rappresenta il 34,2%. Tra i ceppi A(H3N2) sequenziati prevale il subclade K.

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Sciopero generale 30 ottobre 2026: treni, scuola, sanità e uffici pubblici si fermano

Si preannuncia un venerdì nero quello del prossimo 30 ottobre 2026, con lo sciopero generale nazionale proclamato da USB, l’Unione Sindacale di Base, che coinvolge i lavoratori delle categorie pubbliche e private. Alla mobilitazione si affianca quella indetta da USI-CIT, con l’adesione di USI Educazione e USIS e modalità differenti per alcuni settori. La giornata di protesta porterà al centro del dibattito temi come il potere d’acquisto dei salari, l’aumento del costo della vita e le condizioni di lavoro, ma potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione dei servizi pubblici e sugli spostamenti.

Tra i comparti interessati figurano scuola, sanità e trasporto ferroviario, mentre per gli altri servizi occorre distinguere le singole proclamazioni e verificare le disposizioni applicabili. Non è infatti detto che tutti i lavoratori di un settore aderiscano allo sciopero né che le attività vengano sospese integralmente.

Sciopero 30 ottobre 2026, le differenze tra USB e USI-CIT

La mobilitazione di USB è proclamata per l’intera giornata di venerdì 30 ottobre e riguarda, secondo le modalità previste per ciascun comparto, il personale delle categorie pubbliche e private. All’iniziativa si aggiunge quella di USI-CIT, alla quale aderiscono USI Educazione e USIS, anch’essa prevista per l’intera giornata lavorativa.

La distinzione tra le due iniziative è importante soprattutto per comprendere quali servizi potrebbero essere coinvolti. La proclamazione USI-CIT esclude il trasporto pubblico locale, quello ferroviario, aereo e marittimo. Lo sciopero USB, invece, interessa anche il comparto ferroviario, con una fascia oraria che comincia la sera precedente. Le due mobilitazioni devono quindi essere considerate separatamente, senza estendere automaticamente le esclusioni previste da una proclamazione all’altra. Per conoscere le conseguenze concrete occorrerà fare riferimento agli avvisi delle singole amministrazioni e aziende, oltre che alle comunicazioni delle autorità competenti.

Perché si sciopera: salari, inflazione e povertà

Al centro delle rivendicazioni di USB c’è la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. Nel comunicato diffuso in vista della mobilitazione, il sindacato denuncia un progressivo impoverimento delle famiglie, legato alla crescita dei prezzi e alla difficoltà delle retribuzioni di tenere il passo con il costo della vita.

Tra le spese che pesano maggiormente sui bilanci familiari figurano energia, carburanti, alimentari e affitti. Quando queste voci aumentano più rapidamente degli stipendi, diminuisce la quota di reddito disponibile per risparmiare, affrontare spese impreviste o sostenere altri consumi.

USB richiama i dati sulla povertà assoluta, indicando 5,4 milioni di persone in questa condizione e sottolineando la particolare esposizione delle famiglie con un operaio come persona di riferimento. Nel messaggio sindacale viene citata anche una perdita del 9,4% del potere d’acquisto delle retribuzioni reali dal 2021. Secondo il sindacato, questi numeri mostrano come avere un’occupazione non sia sempre sufficiente a garantire condizioni economiche adeguate. La questione riguarda non soltanto i lavoratori con redditi più bassi, ma anche chi dispone di un impiego stabile e deve destinare una quota crescente dello stipendio alle spese essenziali.

Per USB, la protesta del 30 ottobre serve a riportare al centro del confronto pubblico la distribuzione della ricchezza e il valore economico e sociale del lavoro. Il sindacato critica inoltre le priorità della spesa pubblica, chiedendo di destinare maggiori risorse al recupero dei salari e al miglioramento delle condizioni di vita.

Le richieste di USB: aumenti salariali e riduzione del costo della vita

Tra le principali rivendicazioni della mobilitazione figurano aumenti salariali, ripristino della scala mobile, blocco dei prezzi dei beni essenziali e riduzione dell’Iva sui consumi fondamentali. La scala mobile era un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione, progressivamente superato attraverso gli interventi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. La richiesta di ripristinarla riapre il confronto sugli strumenti con cui proteggere i salari dalla perdita di potere d’acquisto.

Le altre proposte puntano a intervenire sia sulle entrate sia sulle spese delle famiglie. Da una parte, aumentare le retribuzioni dovrebbe rafforzare il reddito disponibile; dall’altra, contenere il prezzo dei beni essenziali e ridurre l’Iva potrebbe alleggerire il costo dei consumi quotidiani. L’eventuale applicazione di queste misure richiederebbe comunque valutazioni sugli effetti per i conti pubblici, le imprese e i prezzi. Si tratta di proposte avanzate dal sindacato nell’ambito di un confronto più ampio sulle politiche salariali e sulla distribuzione del reddito.

Sciopero treni 29 e 30 ottobre, gli orari e i collegamenti a rischio

Una delle principali conseguenze pratiche della mobilitazione riguarda il trasporto ferroviario. Nell’ambito dello sciopero USB, l’astensione del personale è programmata dalle 21:00 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre 2026.

La fascia comprende i collegamenti notturni e gran parte dei servizi del venerdì. In caso di adesione, potrebbero verificarsi cancellazioni, ritardi e variazioni alla circolazione, con conseguenze per pendolari e viaggiatori a media e lunga percorrenza.

Per il trasporto ferroviario regionale, nei giorni feriali sono previste fasce di garanzia generalmente comprese tra le 6:00 e le 9:00 e tra le 18:00 e le 21:00. La presenza di queste finestre, tuttavia, non significa che tutti i treni programmati debbano necessariamente circolare: i collegamenti effettivamente garantiti sono individuati dalle imprese ferroviarie secondo la normativa applicabile.

Per i servizi a lunga percorrenza valgono inoltre specifiche disposizioni sui collegamenti da assicurare. Prima di partire sarà quindi opportuno controllare gli aggiornamenti di Trenitalia, Italo e degli altri operatori interessati, verificando il numero del treno e l’eventuale presenza negli elenchi ufficiali dei servizi garantiti.

Autobus, metropolitane e voli: attenzione alle singole proclamazioni

Per il trasporto pubblico locale non è possibile indicare un unico orario valido su tutto il territorio nazionale. Le fasce di garanzia di autobus, tram e metropolitane dipendono dalle disposizioni applicabili alle singole aziende e dai rispettivi accordi territoriali.

Inoltre, l’esclusione del trasporto pubblico locale prevista dalla proclamazione USI-CIT non può essere automaticamente estesa allo sciopero USB. Per sapere se i mezzi urbani saranno interessati occorre quindi consultare le comunicazioni delle aziende locali e verificare eventuali aggiornamenti. Anche per il trasporto aereo è necessario distinguere tra le diverse iniziative sindacali. La presenza di una proclamazione relativa a una categoria aeroportuale non implica necessariamente una sospensione generalizzata dei voli. L’operatività dei collegamenti dipenderà dalle regole applicabili, dalle eventuali franchigie previste e dalle comunicazioni di ENAC e delle compagnie aeree.

Per le autostrade, la proclamazione USB indica l’inizio dell’astensione alle 22:00 del 29 ottobre. Anche in questo comparto devono essere rispettate le disposizioni previste per garantire le attività indispensabili.

Scuola e sanità, quali disagi aspettarsi

Il comparto dell’istruzione rientra tra quelli interessati dalla mobilitazione. L’eventuale adesione di insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario potrebbe comportare cambiamenti nell’organizzazione delle lezioni, nell’accoglienza degli alunni e nello svolgimento delle attività scolastiche. Non è prevista automaticamente la chiusura di tutte le scuole italiane. Le conseguenze dipenderanno dal numero di adesioni e dalla possibilità di garantire i servizi necessari. Le famiglie dovranno quindi fare riferimento agli avvisi pubblicati dai singoli istituti.

Anche la sanità pubblica è coinvolta. La protesta potrebbe incidere sulle prestazioni programmate, sugli ambulatori e su alcune attività non urgenti. Restano comunque in vigore le disposizioni che tutelano i servizi essenziali, comprese le prestazioni di emergenza e urgenza. Per gli appuntamenti già fissati, il consiglio è verificare eventuali comunicazioni dell’azienda sanitaria o della struttura ospedaliera di riferimento prima di recarsi sul posto.

Uffici pubblici, Comuni e Vigili del Fuoco

Lo sciopero potrebbe interessare anche le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, con possibili rallentamenti negli sportelli e nelle attività amministrative. Non è tuttavia possibile prevedere una chiusura generalizzata degli uffici: l’impatto dipenderà dalle adesioni e dalle disposizioni applicabili ai servizi essenziali.

Per i Vigili del Fuoco, le modalità indicate nelle diverse proclamazioni non coincidono necessariamente. Prima della pubblicazione delle indicazioni operative definitive è quindi importante verificare la scheda ufficiale relativa alla specifica iniziativa sindacale. Chi ha appuntamenti presso uffici pubblici o deve usufruire di servizi amministrativi dovrebbe consultare gli avvisi dell’ente interessato, così da conoscere eventuali variazioni di orario o modalità di accesso.

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