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Así será el nuevo 'skatepark' y 'pumptrack' que tendrá Majadahonda

Una nueva zona para montar en 'skate' o hacer BMX. La Junta de Gobierno Local (JGL) del Ayuntamiento de Majadahonda aprobó el pasado viernes el proyecto de ejecución de obras para la construcción de un 'skatepark' y un 'pumptrack' en la ciudad. Este tendrá un presupuesto total superior a los 438.000 euros, según el consistorio del municipio de la zona noroeste.

El proyecto se va a ejecutar sobre la esquina sureste de la Avenida Rey Juan Carlos I, en dirección hacia la Avenida Príncipe de Asturias y en una superficie de aproximadamente 5.500 metros cuadrados al aire libre. Además, el plazo de ejecución estimado va a ser de seis meses desde el inicio de las obras, las cuales todavía no tienen una fecha prevista.

Las labores van a permitir crear un espacio deportivo público dedicado a la práctica de deportes urbanos como el skate, BMX o el scooter como "respuesta a una demanda creciente a raíz de la consolidación de algunas de estas disciplinas a nivel olímpico", según afirma el consistorio. Cabe destacar que tanto la bici de cross como el monopatinaje son deportes olímpicos que formarán parte de la programación de los Juegos Olímpicos de Los Ángeles 2028.

Una zona para avanzados y otra para novatos

El recinto va a aprovechar las pendientes naturales de la parcela y se va a dividir en dos zonas. La primera es un 'skatepark', con un 'bowl', el cual es una estructura cóncava diseñada para patinar sobre curvas e impulsarse sin necesidad de tocar el suelo con los pies, y estará orientado principalmente a la disciplina del BMX.

Por otra parte, habrá un espacio dedicado especialmente a los novatos, puesto que está pensado para usuarios principiantes con un circuito de modalidad 'street' y obstáculos de baja dificultad. Además, este tendrá un 'pumptrack', que es un circuito cerrado de asfalto con dos rectas perimetrales y una zona central con curvas, sumadas al acceso desde las rampas en los extremos, que será utilizado por los niños de 12 años. Estas instalaciones estarán interrelacionadas entre sí, generando líneas de patinaje fluidas.

El perímetro se va a completar con un vallado perimetral metálico para el control de accesos, una zona común y una entrada principal, así como con un aparcamiento para bicicletas y una zona de vegetación con arbustos, césped o árboles. De acuerdo a las palabras del Ayuntamiento, el proyecto "cumple de forma estricta con las correspondientes normativas de seguridad nacionales e internacionales, así como las exigencias de accesibilidad para espacios públicos".

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Gaza, la mostra Be My Voice e la voce del fotoreporter Alhassan Selmi

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La Casa della Solidarietà “Alexander Dubček”, sede di varie associazioni di volontariato, si trova nell’edificio che ospitava l’Istituto Salvemini di Casalecchio di Reno (BO). Il 6 dicembre 1990, un aereo militare si schiantò contro l’edificio, causando la morte di dodici studenti e il ferimento di ottantotto persone tra studenti e personale scolastico. È qui che si tiene la mostra Be my voice, dedicata al genocidio della popolazione palestinese di Gaza.

Il fotoreporter e videomaker di Gaza Alhassan Selmi e l’illustratrice Marcella Brancaforte sono gli autori di un’opera unica nel suo genere, che rappresenta la tragedia di Gaza attraverso versi e disegni. L’opera, che sta girando l’Italia soprattutto nelle periferie, è il risultato di un dialogo continuo tra Alhassan e Marcella cominciato nel giugno 2024. Il giovane giornalista, che ha collaborato con diverse testate e reti televisive in Italia e in Europa, ha raccontato lo stillicidio quotidiano a cui è sottoposta da tre anni una popolazione, colpevole solo di vivere in un luogo che Israele ha deciso di distruggere fino alle fondamenta. Un folle disegno iniziato con la giustificazione di rispondere al massacro di israeliani del 7 ottobre 2023, ma portato avanti con la criminale determinazione di estinguere un’intera popolazione.

Alhassan è un sopravvissuto: a 33 anni, con una laurea e un lavoro da giornalista che ama, ha vissuto esclusivamente a Gaza. Eppure, parlando con lui, non si può che rimanere sorpresi dalla sua visione lucidamente aperta, universalistica e cosmopolita.

A Gaza si muore ogni giorno e la morte è la cosa più consueta con cui convivere; perfino i bambini ne sono consapevoli. A lui è capitato più e più volte, in questi anni, di assistere agli ultimi istanti di vita di decine di colleghi uccisi, perché l’informazione da Gaza non deve arrivare nel resto del mondo e per questo motivo sono stati sistematicamente assassinati oltre 250 giornalisti. Alhassan chiama Israele machine war, un’entità quasi impersonale (in questo si coglie anche un raffinato spirito umanistico) che uccide scientificamente, distruggendo case, scuole, ospedali, luoghi di culto e di cultura, ma anche con la fame e la privazione di farmaci e beni essenziali, perché nulla di Gaza deve restare in piedi e in vita.

Ma Alhassan crede anche nel valore della capacità di resistenza e resilienza del suo popolo, sempre pronto a ricominciare e a ricostruirsi da zero, anche da sottozero dice. È convinto che, anche se Israele riuscisse a ucciderli tutti, loro rinascerebbero e ricomincerebbero. Questa è la sua convinzione e la sua profonda speranza.

Colpisce che dalle sue parole non traspaia alcun odio verso l’oppressore: la sua visione è che la Palestina, che chiama Terrasanta, sia un luogo in cui musulmani, ebrei, cristiani e ogni tipo di umanità possano convivere in pace, nel rispetto degli human rights che sono il suo mantra. Ma sa che per ottenere questo risultato sarà necessario ancora lottare.

Marcella, affermata professionista del disegno per ragazzi, ha trasformato il racconto tragico di quelle giornate in splendidi disegni, quadri in cui flash di brevi frasi e poesie si uniscono ai suoi disegni, tragici ma allo stesso tempo dolci, con un tratto naif che rende emotivamente sopportabile il terribile contenuto della narrazione. Marcella condivide quotidianamente il vissuto raccontato da Hassan e il risultato è un film per disegni, ormai circa mille, che raccontano in modo unico, realistico ed emozionante la tragedia infinita di un popolo.

Ad Alhassan e Marcella si è unito Raffaele Oriani, firma prestigiosa del giornalismo italiano, che coraggiosamente si dimise da Repubblica per la linea editoriale del quotidiano sulla Palestina. Oriani ha realizzato due libri con Alhassan: Hassan e il genocidio e Il popolo meraviglioso, editi da People e illustrati da Marcella.

Tutti e tre hanno partecipato all’incontro promosso da Assopace Palestina, Percorsi di Pace, Teatri di Vita, Casa della Solidarietà e con il patrocinio del Comune di Casalecchio di Reno. In una sala affollata, circondati dai quadri della splendida mostra, introdotti dall’infaticabile attivista di Assopace Daniela Boldarino, Alhassan ha snocciolato, con sobria gentilezza e un inglese fluente, i tratti principali del genocidio del suo popolo che l’Occidente stenta a riconoscere, nonostante le inchieste, le prove e le sentenze della Corte penale internazionale, compreso il mandato di arresto nei confronti di Netanyahu.

Il pubblico ha partecipato con grande emozione all’incontro e ha posto molte domande, perché, come stiamo osservando da tempo e soprattutto in questi giorni, la tragedia palestinese è nella mente e nel cuore della maggior parte delle persone che credono nella pace, nei diritti umani e nell’uguaglianza, e che lottano contro l’ingiustizia. Questo è ciò che stanno manifestando soprattutto i giovani nelle piazze d’Italia e d’Europa, nonostante l’elusiva indifferenza dei nostri governi. Una mostra e un evento che meritano di essere replicati ovunque.

L'articolo Gaza, la mostra Be My Voice e la voce del fotoreporter Alhassan Selmi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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