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What Does the Cheesecake Factory’s Designer Think of Obama and Trump’s Jabs at His Décor?

Long before its baroque décor and class identity became midterm talking points, this durable restaurant chain survived some withering critiques.

© Timothy Hiatt/Getty Images for The Cheesecake Factory

The Cheesecake Factory has defined the term “upscale casual dining,” and closely read the psyche and the appetite of the American diner.
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The bottomless depths of Donald Trump’s midterm rally bigotry

Both Obama and Trump are on the campaign trail, but only one of them appears to be descending into madness

Barack Obama versus Donald Trump. It is the presidential election that never happened but has come to define an era of US politics.

Obama is back on the campaign trail for the midterms, still electrifying crowds, earning shouts of “We love you!” and skewering his successor. “What’s up with the gold?” he asked a crowd in Detroit. “I mean, he’s got the White House looking like Saddam Hussein opened a Cheesecake Factory.” This has, predictably, set off a mini culture war involving questions of elitism and the tastefulness of chain restaurants.

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© Photograph: Brian Cahn/ZUMA Press Wire/Shutterstock

© Photograph: Brian Cahn/ZUMA Press Wire/Shutterstock

© Photograph: Brian Cahn/ZUMA Press Wire/Shutterstock

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How “Toxically Optimistic” Zainab Johnson Found a Fan (and Hype Woman) in Michelle Obama

The comedian and actress, back with a new Netflix special, talks Hollywood mean girls, how her recent gun jokes land abroad and passing a billboard for a new TV series so white that she almost got in a car accident.
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Cherry on top: Cheesecake Factory dishes out an earnings win from the center of the Obama-Trump controversy

The Cheesecake Factory restaurant exterior with illuminated signage and entrance at dusk.
The Cheesecake Factory delivered an earnings win amid a presidential feud.

Timothy Hiatt/Getty Images/The Cheesecake Factory

  • The Cheesecake Factory served up some sweet sales numbers in an earnings call Tuesday.
  • The chain had a lot on its plate: It's been at the center of a presidential feud for days.
  • The Cheesecake Factory has yet to comment on the Obama-Trump food fight.

The Cheesecake Factory's moment in the spotlight just got a little sweeter.

The California-based restaurant chain reported solid third-quarter earnings on Tuesday, a few days after getting dragged into a political feud that's become bigger than its famously large portion sizes.

It all started after former president Barack Obama stirred the pot on Saturday when he compared President Donald Trump's White House renovations to Saddam Hussein's take on a Cheesecake Factory, prompting Republicans to seize on the comments and defend the chain.

Amid the firestorm, The Cheesecake Factory reported quarterly revenue of $1.03 billion, up nearly 14% year-over-year, while comparable sales at its restaurants rose over 15% year-over-year.

CEO David Overton credited the chain's new menu items, rewards program, and social media engagement for the growth in sales.

"The Cheesecake Factory has long enjoyed tremendous brand affinity across generations, and its ability to attract younger guests reinforces the enduring appeal and relevance of our namesake concept," Overton said.

Executives did not address the feud during the earnings call Tuesday, and the company has not publicly commented on it.

The company's fiscal third quarter ended September 29, before Obama's comment, so any potential boost the chain gets from the current headlines may be icing on the cake.

Thanks, Obama

The food fight started after Obama invoked The Cheesecake Factory while mocking Trump at a campaign rally in Cleveland on Saturday.

"He's got the White House looking like Saddam Hussein opened a Cheesecake Factory. There's gold everywhere," Obama told the crowd, referring to the gold accents and furnishings Trump has added to the Oval Office. "He's clearly not focused on lowering prices for you."

The White House seized on the comment, while Republican commentators said it showed Obama was an elitist who's out of touch with most Americans.

Treasury Secretary Scott Bessent visited a Cheesecake Factory for lunch on Monday and said he got his usual: the French dip cheeseburger.

"I would tell the Martha's Vineyard set to give it a try," Bessent told Fox Business. He also took a jab at Obama's taste in design, comparing his newly opened presidential library to "Darth Vader's tomb."

Trump, of course, got a piece of the pie as well.

"The White House is now in the best shape it's been since 1792 when it was built," Trump told reporters on Monday, sprinkling in a direct message for Obama: "For you to say it's The Cheesecake Factory, that just shows why you were a lousy president."

Only time will tell if Obama and Trump go back in for seconds.

Read the original article on Business Insider

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Sophia Bush opens up on midterms, her new book — and why she won’t say Trump’s name

Don’t count Sophia Bush among the performers who plan on stepping back from making their voices heard in the political world. “What would I do? Silence myself? Take away one of my most important rights to be more palatable or more hirable to people I don’t know? That’s not something that I’m interested in,” Bush…

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Non date Trump per spacciato, all’americano medio piace la sua orrendezza

Obama in un comizio a favore dei candidati democratici ha preso in giro i gusti pacchiani di Trump, ma forse sottovaluta che l’elettore di oggi non si fida di chi arreda troppo fino, né di chi parla troppo bene

Ogni volta che leggo qualcuno spiegare, con una certa sicumera, che le elezioni di metà mandato, quelle che si svolgeranno tra una settimana negli Stati Uniti d’America, saranno un trionfo per i Democratici, perché gli elettori hanno capito, perché Trump è finito epperciò terrorizzato sta tentando di andare contro la volontà popolare, perché alla fine arrivano i nostri come quando esisteva il cinema, ogni volta io penso che martedì prossimo mancheranno ancora nove giorni al decennale della mia analisi politica di riferimento.

La mia analisi politica di riferimento andò in onda il 12 novembre del 2016, sulla Nbc, all’interno del “Saturday Night Live”, il programma comico del sabato notte. La mia analisi politica di riferimento è uno sketch di meno di sei minuti intitolato “Election night”. C’è una parte del cast fisso del programma, c’è Dave Chappelle, che conduceva quella puntata, e c’è Chris Rock, che arriva a sorpresa.

La scenetta è ambientata in un salotto qualunque di una casa di americani di sinistra cinque sere prima, la sera dello spoglio elettorale. Le ragazze dibattono di quanti punti vincerà Hillary – lo so che vi sembrano passati trecento anni, ma quelle del 2016 sono le elezioni in cui Hillary Clinton è candidata contro Donald Trump: devo ricordarvi come va a finire? – e continuano a ripetere che è una serata storica, avranno la prima presidente donna. «Certo, lei vincerà il collegio elettorale, ma c’è uno scenario da incubo in cui il voto popolare lo vince lui». Dave Chappelle fa una faccia alla Dave Chappelle: ah, è quello lo scenario da incubo?

Potrebbe, giura uno di quelli pieni di sicumera, non esserci mai più un presidente repubblicano in questo paese: la demografia sta cambiando. Chappelle continua a fare facce: ma tu hai mai dato un’occhiata a questo paese? (Quelli con la sicumera sono tutti bianchi, e man mano che lo spoglio procede dicono che evidentemente è un paese razzista, e Rock e Chappelle ridono fortissimo).

Quest’estate, quando l’algoritmo ripescava qualunque intervista di Matt Damon perché “L’Odissea” era il gusto del momento, ne ho vista una del 2008: Damon si diceva terrorizzato dalla possibile vittoria di McCain e di Sarah Palin, candidata come vicepresidente nelle elezioni che poi vinse Barack Obama.

Non ho mai più smesso di pensarci, perché io le interviste di diciott’anni fa non me le ricordo, ma mi ricordo quelle del 2016, mi ricordo che nel 2016 era davvero come in “Election night”: erano tutti convinti che avrebbe vinto Hillary, così come due anni fa erano convinti che avrebbe vinto Kamala. Che secondo alcune brillanti analiste politiche hanno poi perso perché io le chiamo senza cognome delegittimandole, ma ora non divaghiamo e restiamo a: com’è possibile che la capiscano sempre al contrario? È perché quando hai un candidato evidentemente forte – Barack Obama – diventi scaramantico?

È perché quando hai una candidata evidentemente debole devi tirarti su convincendoti che ce la farai di sicuro?

E l’altra domanda che mi faccio è: è stato Obama un caso irripetibile non di vittoria di uno di sinistra, non di vittoria di un nero, ma di vittoria di un figo? Nel weekend Obama ha fatto alcuni comizi di sostegno a candidati delle elezioni di metà mandato, e sappiamo tutti che è un oratore formidabile, ma leggendo le reazioni a quel suo discorso mi si è consolidato un sospetto: la forza di Trump sta nella sua orrendezza. Obama sarebbe stato un’ambizione, un secolo fa: quando i ricchi si prendevano degli istitutori per imparare ciò che non sapevano e non fare figuracce in pubblico. Adesso che i ricchi si instagrammano con voluttà con cinquantamila euro di vestiti addosso e quindici errori di ortografia a didascalia, Obama è una rottura di coglioni: l’insopportabile promemoria che c’è qualcuno fotogenico e anche con la parlantina.

A un certo punto del discorso di Obama c’era una battuta sulla quale vale la pena soffermarsi. Partiva dallo stesso rimprovero che fanno tutti a Trump: pensa più alla ristrutturazione della Casa Bianca che al paese. E poi diceva una cosa che pensiamo tutti da sempre, io la pensai entrando per la prima volta nella Trump Tower nel 1988: ma cos’è tutto quell’oro?

L’oro è una fissa di Trump, avrete visto le foto di prima della presidenza, quando si faceva scattare nell’appartamento appunto della Trump Tower, oro ovunque e soffitti tragicamente bassi. Non ha esattamente un gusto minimalista, che è un altro modo in cui piace alle masse. Se fossero ricche, anche le masse di elettori si farebbero fare un cesso d’oro, anche loro si farebbero portare cartocci di McDonald’s dal maggiordomo in livrea: cosa credevate avrebbe fatto il cittadino medio con gli eventuali profitti di un gratta e vinci, comprato il catalogo Adelphi?

Se dite – e lo state dicendo tutti, parlo a voi che scrivete sui giornali – che è normale che i ragazzi sfascino le boutique perché il desiderio della cosa costosa è bruciante e cogente e tale e quale a quello del tizio della “Locomotiva”, se dite che appropriarsi della cintura Vuitton senza pagarla è la versione 2026 di «pensava al magro giorno della sua gente attorno, pensava a un treno pieno di signori», beh, poi non potete meravigliarvi se all’elettorato piace il cesso d’oro del Donald più di quanto gli piaccia l’elenco di romanzi fighetti che il Barack condivide ogni anno.

Barack Obama prende l’osservazione sull’oro e la completa così: «Ma cos’è tutto quell’oro, sembra che Saddam Hussein abbia ristrutturato una Cheesecake Factory». Cheesecake Factory è una catena di ristoranti per famiglie assai popolare negli Stati Uniti, ci vanno quelli che se invece vogliono mangiare italiano vanno da Olive Garden (altra catena popolare), non esattamente gente sofisticata come d’altra parte non lo è la massa da nessuna parte, figuriamoci in America.

Mentre scrivo sono quarantott’ore da quando Obama ha fatto questa battuta, che non ci vuole Chris Rock per capire sia una battuta imperniata su «Saddam Hussein», non su «Cheesecake Factory», e sono quarantott’ore che leggo dibattiti lunari sul classismo di Barack Obama che secondo questi giganti del pensiero non capisce che all’americano medio la Cheesecake Factory piace.

Ho letto migliaia di commenti, e a stravolgermi non sono tanto quelli che dicono che Obama è elitario, che il suo disprezzo per il popolo è evidente, che tu a me la Cheesecake Factory non me la tocchi capitoooo, che è proprio alienandosi l’elettore medio che va alla Cheesecake Factory che i Democratici sono diventati irrilevanti. Quella potrebbe essere propaganda. Quelli potrebbero essere commentatori che travisano apposta, per poter criticare Obama. A stravolgermi sono quelli che lo difendono.

Quelli secondo i quali l’esempio era giusto, perché se vi piace la Cheesecake Factory e avete più di cinque anni avete un problema. Secondo i quali l’esempio era giusto, perché lo sappiamo tutti che la Cheesecake Factory è famosa per gli arredi kitsch, e un vero patriota americano mai vorrebbe che la Casa Bianca le somigliasse. Amici, compagni, concittadini, io non sono qui a seppellire le vostre licenze medie, ma non ci vuole un dottorato in costruzione delle battute per capire che, in quella similitudine lì, la Casa Bianca è già la Cheesecake Factory (cioè: un’istituzione americana che tutti conoscono e che a tutti va bene resti com’è), e Trump è il dittatore iracheno che la ristruttura stravolgendola, mettendoci troppo oro, facendola troppo pacchiana. Non c’è niente di più triste che spiegare le battute, e infatti in genere non si fa.

In genere, se sei un politico con una certa qual abilità oratoria, sai fare battute che non hanno bisogno di didascalie, che possono essere travisate solo per malafede e non perché si è estinto il pubblico non completamente stupido.

Un paio di settimane fa ho sentito un dibattito tra il sindaco di Torino e il presidente della regione Piemonte. Non so neanche chi dei due fosse quale, e chi dei due fosse quello di destra e chi dei due quello di sinistra, ma ne sono uscita stravolta da quanto fosse scarsa l’oratoria di entrambi. Forse è quello che vogliamo.

Forse lo stesso pubblico che vuole solo romanzi scarsi perché così non si complessa pensando che non li avrebbe saputi scrivere, e film scarsi perché così anche se si distrae gli ripetono venti volte qual è la legge di Zeus e all’uscita non deve chiedere a ChatGpt di spiegargli la trama, forse quel pubblico, che è pubblico ma anche elettorato, vuole anche politici scarsi. Non si fida di chi arreda troppo fino, né di chi parla troppo bene. Chissà chi c’è tra due sabati al “Saturday Night Live”. Chissà se torna Chris Rock a dire ma tu pensa, chi l’avrebbe mai detto che finiva così.

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Exclusive — White House: Trump’s Energy Infusing Republicans with Midterm Boost

Trump’s relentless campaign schedule in the home stretch before the midterm elections is something the White House says gives Republicans their best shot at emerging victorious.

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Candidates enter final week of campaigning with control of Congress at stake

It's crunch time for candidates across the country with Election Day just over a week away. On Monday, President Trump campaigned in ruby-red Mississippi, a state he won by almost 23 points two years ago. Over the weekend, the battleground state of Michigan saw a political heavyweight bout between Trump and former President Obama. Liz Landers reports.

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Whitmer pushes back on Michelle Obama: America is ready to elect a woman president

Michigan Gov. Gretchen Whitmer (D) pushed back on former first lady Michelle Obama’s remarks that the U.S. was not ready to elect a woman president. Appearing on NBC’s “Meet the Press,” about Obama’s past comments, Whitmer responded, saying, “Listen, I have got a lot of colleagues who I think are probably interested in running for…

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Obama, comizio-show in Michigan per tirare la volata al candidato dem Abdul el-Sayed: “Usano la tua fede per attaccarti, ma non funzionerà”

Si infiamma la battaglia politica per il seggio del Michigan, una delle sfide decisive per il controllo del Senato americano alle elezioni di midterm del 3 novembre. Ieri il candidato democratico al Senato Abdul El-Sayed ha avuto l’endorsement più importante, quello di Barack Obama. L’ex presidente degli Stati Uniti è salito sul palco di Detroit e ha abbracciato il 42enne, prima di dare il via a un comizio-show in cui ha più volte accostato la propria storia a quella del medico che potrebbe diventare il primo senatore musulmano degli Stati Uniti.

“Si respira aria di cambiamento” ha esordito Obama. Parlando dei quasi vent’anni trascorsi in politica, l’ex presidente ha scherzato dicendo di essere impegnato in campagne elettorali da troppo tempo. Poi ha aggiunto che proprio grazie a questa esperienza “riesco a capire quando arriva un’elezione che dà una sensazione un pò diversa“, in cui “le persone sono così pronte a qualcosa di nuovo, così desiderose di qualcosa di meglio, così stanche e sfinite da non poterne più, al punto che ovunque si vada si ha la sensazione che nell’aria ci sia un cambiamento. E in Michigan, è proprio questo che percepisco in questo momento”, ha affermato Obama. Che poi si è rivolto a El-Sayed, ricordando la sua esperienza. “Useranno il tuo nome o la tua fede per suggerire che sei in qualche modo pericoloso, meno affidabile o patriottico. Che sei meno americano. È un film che abbiamo già visto, ma questa roba- ha concluso – non ha funzionato con me e non funzionerà con te“. Davanti a migliaia di sostenitori Obama ha difeso il programma progressista del candidato democratico, che punta sulla lotta alla povertà e il sostegno alla sanità pubblica, presentandolo come il volto di un cambiamento autentico e respingendo gli attacchi alla sua identità musulmana. “Abdul si batte per il cambiamento, un cambiamento vero“, ha detto l’ex presidente, evocando lo spirito della campagna che nel 2008 lo portò alla Casa Bianca.

Dopo il comizio, Trump è tornato ad attaccare l’ex presidente, definendolo “gravemente incompetente“. “Ora sta facendo campagna per un jihadista dei Fratelli Musulmani che odia gli ebrei, i neri, gli americani e Trump, e perderà”, ha scritto nelle scorse ore su Truth. Oggi l’inquilino della Casa bianca è atteso a Port Huron, in Michigan, per sostenere il candidato repubblicano Mike Rogers. Il comizio è in programma alle 15 ora locale, le 20 in Italia, al McMorran Place Sports and; Entertainment Center. Sempre oggi Bernie Sanders parteciperà a un comizio con El Sayed a Grand Rapids.

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Obama, in Midwest, assails 'cruelty' and indecency from Trump and his allies in the midterm campaign

Obama remains the Democratic Party's best motivator nearly a decade after leaving the White House. And he's taking his star power on the road in the final days of the midterm elections, which will help determine the balance of power in American politics on Nov. 3.

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Obama on Trump White House: ‘Like Saddam Hussein opened a Cheesecake Factory’

Former President Obama poked fun at President Trump’s various Washington, D.C., renovation projects during a campaign stop in Cleveland, Ohio, where he was stumping for Democratic gubernatorial candidate Amy Acton and Senate candidate Sherrod Brown (D). In his speech, Obama zeroed in on the changes Trump has made to the White House during his second…

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Obama Issues Searing Attacks on Trump, Ramaswamy in Return to Campaign Trail

The 44th president sharply criticized Mr. Trump, who hit back later in the day. Mr. Obama also assailed Vivek Ramaswamy, the Republican nominee for governor of Ohio.

© Victor J. Blue for The New York Times

Former President Barack Obama sharply criticized President Trump on Saturday in Ohio.
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Obama endorses Nixon, Jolly in last-minute campaign boost

Former President Obama has endorsed the Democratic candidates in Florida’s Senate and gubernatorial races less than two weeks ahead of the midterm elections. Democratic gubernatorial nominee David Jolly and Democratic Senate candidate Angie Nixon both shared videos of Obama showing support for their campaigns Saturday morning on social platform X.   “Real change starts when…

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Cornell Case Highlights Shifting Federal Title IX Enforcement

From Barack Obama to Donald Trump, ideology has infused the interpretation of the federal law banning sex discrimination on college campuses.

© Lauren Petracca for The New York Times

An allegation of a gang rape at Cornell in 2024 has put renewed attention on the 54-year-old law known as Title IX.
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Abdul El‑Sayed, the Democrats’ riskiest bet for the midterms: ‘We will have to hold Trump accountable for all the harm he has done’

There is still over an hour before the protagonist appears, but the line already wraps around the block. Dozens of people wait patiently for their turn to see the man who has become the great hope of the Democratic left wing. When he begins to speak, pandemonium breaks out: “My name is Abdul El‑Sayed and I am going to be your next senator in Washington.” Over the next hour, the hundreds gathered in this venue will applaud, laugh, and cheer every word from the mouth of the new star of American politics, who has already made a fitted black T‑shirt and jeans his trademark look. We are in Lansing, Michigan’s capital, where one of the most gripping battles of the midterm elections — just over two weeks away — is being fought.

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© Paul Sancya (AP Photo/Paul Sancya)

Abdul El‑Sayed, Democratic candidate for U.S. senator from Michigan, last Thursday after debating Republican Mike Rogers in Grand Rapids, United States.
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