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La Russia sta raggiungendo gli obiettivi strategici dell’Operazione Militare Speciale?

Nel dicembre 2021, la Russia presentò agli Stati Uniti e alla NATO due bozze di accordi formali per ottenere garanzie di sicurezza legalmente vincolanti, facendo intendere che se non fossero state accolte ci sarebbero state delle conseguenze.

Segue nostro Telegram.

In effetti, dopo il rifiuto di Washington di prenderle in considerazione, il 24 febbraio 2022 la Federazione Russa intraprese l’Operazione Militare Speciale in Ucraina, ancora in corso.

Tra le richieste avanzate allora da Mosca sottolineiamo:

  • Blocco dell’allargamento della NATO: l’impegno formale a impedire ulteriori espansioni dell’Alleanza Atlantica, escludendo esplicitamente l’adesione dell’Ucraina.
  • Limitazioni alle Forze Militari: il divieto per la NATO di dispiegare truppe o armamenti nei Paesi entrati a far parte dell’Alleanza Atlantica dopo il maggio 1997.
  • Basi negli ex Stati sovietici: il divieto per gli Stati Uniti di stabilire basi militari o sviluppare cooperazione bilaterale nei Paesi dell’ex URSS che non fanno parte della NATO.
  • Missili a raggio intermedio e corto: il divieto reciproco di dispiegare missili a raggio intermedio e corto in aree da cui possano colpire il territorio dell’altra parte.
  • Attività militari: la limitazione delle esercitazioni e delle attività militari della NATO in Europa orientale, nel Caucaso e in Asia centrale.

Stati Uniti e NATO nel 2021 rifiutarono le richieste principali (in particolare il veto sull’allargamento della NATO e il ritiro delle infrastrutture militari ai confini del 1997), offrendo invece di negoziare su temi specifici come il controllo degli armamenti e la trasparenza delle esercitazioni.

Perciò, il 17 febbraio 2022 Mosca consegnò una contro-risposta formale agli Stati Uniti, lamentando la mancanza di disponibilità a fornire garanzie vincolanti e preannunciando la necessità di adottare misure ‘tecnico-militari’: pochi giorni dopo ci fu l’invasione dell’Ucraina.

La Russia aveva fondati motivi per ritenere che Kiev stesse per entrare nella NATO e uno dei bersagli inziali dei suoi missili balistici (13 marzo e 17 maggio 2022) furono proprio i centri di addestramento ucraini di Yavoriv (nella zona di Leopoli, vicino al confine polacco ma all’interno dei confini ucraini), a tutti gli effetti infrastrutture della NATO, come visibile nelle mappe della stessa Alleanza Atlantica (1).

Tralasciando le questioni diplomatiche e l’auspicata volontà comune di riaffermare i principi delle Nazioni Unite che venivano espressi nel documento presentato da Mosca e sui quali l’Amministrazione Trump ha tirato oggi una riga definitiva, è interessante capire se siano stati compiuti dei passi da parte dell’attuale presidenza statunitense per venire incontro alle richieste russe (2).

All’art. 1: Russia e U.S.A. non intraprenderanno azioni né parteciperanno o sosterranno attività che pregiudichino la sicurezza dell’altra Parte; non attueranno misure di sicurezza – adottate da ciascuna Parte individualmente o nell’ambito di un’organizzazione internazionale, di un’alleanza militare o di una coalizione – che possano compromettere gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Sul supporto decisivo dell’intelligence USA e dei grandi gruppi tecnologici statunitensi (da Starlink a Palantir, entrambi vicini all’Amministrazione Trump) all’Ucraina al fine di colpire il territorio della Federazione Russa ho già ampiamente scritto in precedenza e perciò non mi soffermo (3).

Articolo 2

Le Parti si adopereranno affinché tutte le organizzazioni internazionali, le alleanze militari e le coalizioni a cui partecipa almeno una delle Parti si attengano ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite.

Abbiamo assistito recentemente alla doppia aggressione condotta dalla “Coalizione Epstein” all’Iran, senza alcun fondamento nel diritto internazionale e senza alcuna considerazione dei “principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite”. Per non parlare del supporto statunitense ai bombardamenti israeliani su Siria, Libano e Yemen (aggressione alla quale contribuisce in gran parte l’Arabia Saudita) o del rapimento illegittimo del Presidente venezuelano Maduro.

Articolo 3

Le Parti non utilizzeranno i territori di altri Stati allo scopo di preparare o compiere un attacco armato contro l’altra Parte o altre azioni che pregiudichino gli interessi fondamentali di sicurezza dell’altra Parte.

Naturalmente, la violazione di questo articolo non avviene solo utilizzando il territorio ucraino per colpire la Russia; recentemente, sul sito del Ministero della Difesa di Mosca è comparso un elenco di venti aziende europee accusate di essere parte integrante dell’apparato militare-industriale ucraino. Quattro hanno sede in Italia, tre in Germania, due in Gran Bretagna, due in Polonia, due in Turchia, due in Repubblica Ceca, poi sono rappresentate anche imprese con basi in Israele, Spagna, Paesi Bassi, Lituania e Lettonia. Tutto ciò avviene con il consenso implicito degli Stati Uniti. Anche le infrastrutture della NATO e le basi militari statunitensi in Europa (Sigonella ad esempio in Italia nel 2022) contribuiscono così ad alimentare questo conflitto (4).

Articolo 4

Gli Stati Uniti d’America si impegneranno a impedire un’ulteriore espansione verso Est dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico e a negare l’adesione all’Alleanza agli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Gli Stati Uniti d’America non stabiliranno basi militari nel territorio degli Stati dell’ex Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche che non siano membri dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico, né utilizzeranno le loro infrastrutture per attività militari di alcun tipo, né svilupperanno con essi una cooperazione militare bilaterale.

Senza trascurare l’immediato ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO all’inizio dell’Operazione Militare Speciale, l’attuale Amministrazione a Washington ha annunciato l’invio di ulteriori 5.000 soldati statunitensi in Polonia e l’istituzione di una nuova base militare permanente nel Paese (ridenominata “Fort Trump”). Ma gli U.S.A. non si sono fermati qui; in Armenia, nazione che fa ancora formalmente parte dell’Organizzazione per il Trattato di Sicurezza Collettiva e dell’Unione Economica Eurasiatica, lo scorso settembre Washington e Erevan hanno tenuto un nuovo ciclo di consultazioni bilaterali sulla difesa e firmato un verbale congiunto d’intesa (jointly agreed minutes) per dare seguito alla Charter on Comprehensive Strategic Partnership sottoscritta nel maggio 2026. Gli accordi discussi riguardano:

Supporto alla trasformazione e riforma delle Forze Armate armene.

Addestramento di sottufficiali (NCO), istruttori, comandanti junior e personale per il mantenimento della pace (peacekeeping).

Istruzione militare ed esercitazioni congiunte.

Sviluppo delle capacità industriali della difesa e potenziale fornitura di equipaggiamenti tramite il programma Foreign Military Sales (FMS) e programmi educativi come l’IMET, orientando l’Armenia verso una progressiva modernizzazione degli standard militari occidentali.

Articolo 5

Le Parti si asterranno dallo schierare le proprie Forze Armate e i propri armamenti – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree in cui tale schieramento potrebbe essere percepito dall’altra Parte come una minaccia alla propria sicurezza nazionale, fatta eccezione per lo schieramento all’interno dei territori nazionali delle Parti stesse. Le Parti si asterranno dal far volare bombardieri pesanti equipaggiati con armamenti nucleari o non nucleari, o dallo schierare navi da guerra di superficie di qualsiasi tipo – anche nell’ambito di organizzazioni internazionali, alleanze militari o coalizioni – in aree situate rispettivamente al di fuori dello spazio aereo nazionale e delle acque territoriali nazionali, dalle quali sia possibile colpire obiettivi nel territorio dell’altra Parte.

Poco più di un mese fa, si è tenuta un’esercitazione aerea della NATO nel nord-est della Polonia, nelle vicinanze di Kaliningrad con alcune decine di velivoli. All’esercitazione hanno partecipato caccia statunitensi e norvegesi, un aereo di sorveglianza NATO E-3A Sentry AWACS, velivoli per il rifornimento in volo e un aereo statunitense EA-37B per la guerra elettronica: Mosca teme che si tratti di manovre preparatorie all’isolamento dell’enclave russa dal resto della Federazione e ha risposto duramente ma soltanto sul piano diplomatico.  Inoltre, la NATO Ballistic Missile Defence (BMD), la difesa antimissile balistica dell’Alleanza Atlantica, è una rete costituita da sensori e da sistemi missilistici che i Paesi Membri offrono quale contributo nazionale alla struttura, i cui punti di riferimento in Europa sono lo European Phased Adaptive Approach (EPAA), statunitense, con il sistema americano Aegis Ashore schierato in Romania e Polonia e le navi Aegis per la BMD, stazionate nelle acque spagnole. Il sistema radar della IAMD si trova in Turchia, mentre l’infrastruttura di comando e controllo in Germania (5). Nel 2016 (grazie all’annullamento del Trattato ABM deciso da Trump) gli Stati Uniti hanno prima messo in funzione una base ABM in Romania, un sistema che utilizza lanciamissili Aegis potenzialmente in grado di lanciare Tomahawk con testata nucleare ad oltre 2400 chilometri di distanza, successivamente nel 2022 hanno costruito un sito Aegis in Polonia, ancora più vicino ai confini russi. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto che i siti ABM hanno lo scopo di fermare le testate puntate sull’Europa dall’Iran o dalla Corea del Nord. Mosca ovviamente non la pensa così; François Geleznikoff, direttore delle applicazioni militari presso la Commissione per l’energia atomica e le energie alternative, intervenne nel marzo 2019 in audizione presso l’Assemblea Nazionale francese sull’argomento contraddicendo Washington: “Negli Stati Uniti, la Nuclear Posture Review (NPR) non si rivolge realmente alla Corea del Nord (gli americani hanno armi che permetterebbero loro di vetrificare il Paese più volte) ma piuttosto alla Russia, in risposta alle dichiarazioni del presidente Putin” (6).

Articolo 6

Le Parti si impegnano a non dislocare missili a raggio intermedio e a corto raggio lanciabili da terra al di fuori dei propri territori nazionali, né in aree dei propri territori nazionali dalle quali tali armi possano colpire obiettivi situati nel territorio nazionale dell’altra Parte.

Il 22 settembre 2026, Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato a New York un accordo di sicurezza trilaterale che prevede l’apertura e la gestione di due nuove basi militari americane e la modernizzazione di quella esistente. Gli Stati Uniti ottengono ampie libertà di movimento (aria, terra e mare) per collegare le basi e la possibilità di utilizzare l’isola per il sistema di difesa missilistica (la Pituffik Space Base – ex Thule Air Base – nel nord-ovest dell’isola, ospita sistemi radar d’allerta precoce per i missili balistici). Il sistema difensivo pensato dagli Stati Uniti si evolverà da una presenza concentrata in un unico punto a una rete di strutture distribuite su tutta l’isola. Anche perché le due nuove basi non saranno le uniche installazioni militari che si insedieranno sull’isola (7).

Articolo 7

Le Parti si asterranno dal dislocare armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali e riporteranno nei propri territori nazionali le armi già dislocate all’estero al momento dell’entrata in vigore del Trattato. Le Parti elimineranno tutte le infrastrutture esistenti per il dislocamento di armi nucleari al di fuori dei propri territori nazionali. Le Parti non addestreranno personale militare o civile proveniente da Paesi non dotati di armi nucleari all’uso di tali armi. Le Parti non condurranno esercitazioni o attività di addestramento per forze convenzionali che prevedano scenari di impiego di armi nucleari.

A partire dal 13 ottobre 2026, si svolgerà in Italia Steadfast Noon, ‘Mezzogiorno risoluto’, l’esercitazione che l’Alleanza atlantica svolge ogni anno e che coinvolgerà le basi aeree di Aviano, in provincia di Pordenone, e Ghedi, nel Bresciano, oltre a diverse località in tutta l’area di responsabilità ben oltre il Nord del Paese. “È necessario il contributo congiunto di tutti gli Alleati: si tratta di un’iniziativa che non può limitarsi a un singolo Paese”, ha riferito il colonnello David Bull, capo delle operazioni nucleari della Nato, facendo riferimento al fatto che anche lo spazio aereo dei Paesi limitrofi potrebbe essere coinvolto. Vi parteciperanno velivoli in grado di svolgere missioni convenzionali e nucleari, anche se l’esercitazione non prevede l’impiego di armi atomiche. “Ma siamo in sintonia con Roma sul fatto che si tratti di un’esercitazione nucleare”, ha poi precisato Barrows. Gli Stati Uniti saranno presenti con equipaggi di volo e personale addetto alla manutenzione. Secondo gli stessi documenti del Pentagono, in Italia sarebbero dislocate circa 80 ordigni nucleari sotto controllo statunitense nelle basi militare italiane a Ghedi e Aviano (8).

Conclusioni

Il sintetico panorama offerto da questo articolo vuole dimostrare che la Russia non potrà cantare vittoria nemmeno dopo aver completato la conquista del Donbass, perché l’inizio dell’Operazione Militare Speciale in Ucraina è legato a considerazioni di sicurezza geopolitica tuttora irrisolte se non addirittura aggravatesi rispetto al 2022.

Se qualcuno al Cremlino crede che dopo un eventuale accordo con l’attuale Amministrazione U.S.A., la Russia verrà lasciata stare si sbaglia di grosso, perché l’Occidente collettivo si sta già preparando non solo al dopo Putin ma anche al dopo Trump.

L’obiettivo degli Stati Uniti non è altro che prendere tempo in attesa del verificarsi di almeno una delle due condizioni: l’allontanamento di Mosca dalla partnership strategica con Pechino e il conseguente rallentamento della dedollarizzazione – gli Stati Uniti non pagheranno di certo il diesel russo in rubli – e la fine della preparazione da parte della NATO ad un conflitto diretto contro la Russia – termine individuato nel 2030, quando sicuramente Trump non sarà più alla Casa Bianca.

Dal punto di vista occidentale la considerazione della Russia non è cambiata molto da quando il direttore della rivista “Foreign Policy”, l’israelo-statunitense John Feffer, la definì una “Nigeria con le armi nucleari”; secondo questa visione, Mosca deve tornare ad essere una sorta di ‘colonia estrattiva’ o ‘appendice di materie prime’ a esclusivo vantaggio delle industrie euro-statunitensi. A maggior ragione nel momento in cui la competizione tecnologica con la Cina necessita da parte degli Stati Uniti di quelle risorse strategiche di cui la Federazione Russa è ricca.

Pochi giorni fa, i 32 membri del Comitato Militare della NATO (quello statunitense in primis), erano a Kiev per ribadire il loro sostegno incondizionato all’Ucraina “rimasta costantemente al centro delle valutazioni, delle decisioni e della pianificazione futura dell’Alleanza”. Prima di fare qualsiasi altra concessione a Washington, Vladimir Putin dovrebbe pensarci bene: passare da una vittoria tattica ad una sconfitta strategica potrebbe essere più semplice di quanto sembra.

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(1) https://www.nato.int/structur/nmlo/links/yavoriv-training-centre.pdf. Il sito internet è oggi irraggiungibile (forse per mascherare le prove?), ma la sua presenza come infrastruttura dell’Alleanza Atlantica era rintracciabile ancora nel giugno 2024. Come ammise anche il “Corriere della Sera”, i morti furono più di 300 e tra di essi numerosi soldati e addestratori della NATO: Giulia Fasano, Nella base militare di Yavoriv i morti sono stati trecento, 26 marzo 2022. Anche secondo il quotidiano “Repubblica”: “Il ‘Centro internazionale per la pace e la sicurezza’ di Yavoriv ospitava istruttori occidentali, come conferma il Ministro della Difesa di Kiev”.

(2) Il documento completo è stato pubblicato sul sito internet del Ministero degli Esteri della Federazione Russa: Treaty between The United States of America and the Russian Federation on security guarantees, 17 dicembre 2021.

(3) Ad esempio, cfr. Le basi della CIA in Ucraina: chiave del contenimento anti-russo in Europa, “Strategic Culture Foundation”, 11 aprile 2026.

(4) Nel contesto del conflitto in Ucraina e della postura di deterrenza della NATO, le basi militari presenti sul territorio italiano (gestite sia dalle Forze Armate italiane che dagli Stati Uniti) svolgono funzioni chiave di sorveglianza aerea, intelligence, logistica e comando, cfr. ad esempio Federico Petrangeli, Supporting Kyiv: Italy’s Military Assistance between Strategic Continuity and Political Division, IAI, 11 giugno 2026.

(5) Senato della Repubblica italiana, Schema di decreto ministeriale di approvazione del programma pluriennale di A/R n. SMD 32/2025, relativo all’ammodernamento, al rinnovamento e al potenziamento della capacità nazionale di difesa aerea e missilistica a protezione del territorio nazionale e dell’Alleanza Atlantica, alla protezione di teatro delle forze schierate in aree di operazione, inclusa la componente navale (n. 377), Resoconto sommario del 4 febbraio 2026.

(6) Stefano Vernole, La forza di dissuasione nucleare francese, Focus CeSEM, 3 maggio 2022.

(7) Stefano Vernole, Gli Stati Uniti hanno messo le mani sulla Groenlandia dimostrando la totale irrilevanza dell’Unione Europea, “Strategic Culture Foundation”, 5 ottobre 2026.

(8) Redazione Peacelink, L’esercitazione nucleare della NATO Steadfast Noon 2026 comincerà sui cieli italiani il 13 ottobre.

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The American Conservative: How Trump Made the World Go Nuclear

Trump has attacked Iran twice, both times amid nuclear negotiations and alongside Israel. The war has made it more likely that Iran will acquire nuclear weapons, and has undermined the cause of nuclear nonproliferation across the Middle East and beyond.

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Meet the US generals and admirals advancing Israeli policy

The Jewish Institute for National Security of America (JINSA) has taken credit for a number of recent legislative efforts on behalf of Israel, including NDAA Section 219

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Kimberly Guilfoyle forced to resign as US Ambassador to Greece

Stormy developments at the US Embassy in Athens: Ambassador, Kimberly Guilfoyle, resigned from her post as US Ambassador to Greece on Tuesday afternoon Prior to the resignation of the controversial ambassador, there was a public statement by the new White House Press Secretary, Katie Zakaria, who said on Tuesday morning (US time): “We have asked […]

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Low pay and stress forcing Europe’s care workers to quit jobs, unions warn

Almost half of workers helping families care for children, older people, and people with disabilities, who provide vital domestic support in Europe, have considered quitting due to low pay and bad working conditions, a labour-union report found on Tuesday (13 October).

The 2026 personal and household services (PHS) employment monitor drew on more than 8,000 responses from workers, service users, and employers in 36 countries.

Around one in four respondents worked between 35 and 40 hours per week.

Meanwhile, six in 10 workers reported work-related musculoskeletal disorders, including back pain and tendon inflammation.

One in four also said they had experienced or witnessed verbal abuse, while nearly 15 percent had experienced either sexual harassment, physical, and/or sexual violence.

Care poviders’ mental health is impacted, with around six out of 10 reporting sleeping issues.

But these same workers play “an essential role in providing a dignified life for everybody in our ageing European societies,” Oliver Roethig, regional secretary of UNI Europa said in a statement. 

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The Israeli witch hunt of Sami Abu Shehadeh exposes the lie of the ‘Jewish and democratic’ state

The Supreme Court’s decision to force Palestinian politician Sami Abu Shehadeh out of the upcoming Israeli elections is the latest sign that there is no place for Palestinian citizens of Israel in the ‘Jewish and democratic’ state.

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‘They may be surprised if we block the budget’ – Poland threatens to block new EU budget

Poland could veto the European Union’s next long-term budget if the European Commission proceeds with plans to divert a share of national proceeds from carbon-emission allowances into the EU’s common budget, according to Polish officials.

“If Brussels does not yet understand our opposition, they may be surprised if we block the budget,” one Polish government representative told RMF FM.

Under the Commission’s proposal for the EU budget for the 2028-2034 period, Poland may lose out.

Of the EU’s new “own resources” (the dedicated revenue streams that finance the EU budget), 30 percent of the proceeds from auctioning allowances under the existing Emissions Trading System (ETS) would go to Brussels rather than remaining with member states. The Commission estimates this would generate an average of €9.6 billion a year for the EU over the seven-year period. For Poland, which currently receives roughly €3.8 billion annually from the auctions, the shift would mean transferring about €1.14 billion a year to the EU budget.

The Irish presidency has suggested phasing in the new rate for countries that benefit from the Modernisation Fund, which aids the energy transition in lower-income member states. Polish officials have rejected the concession as inadequate.

Poland’s stance reflects the country’s still-heavy reliance on coal and the cost of the energy transition. Officials argue that the Emissions Trading System already drives up power prices and accounts for roughly 16 percent of a typical household electricity bill.

Any new source of EU revenue requires unanimous approval by member states and subsequent national ratification. In Poland, that process would need parliamentary consent and the signature of President Karol Nawrocki, who has criticized the ETS and called for its abolition.

The Commission’s proposal remains under discussion among member states. No final decision has been reached.

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J.D. Vance in Athens for the 1st Breitbart Europe Summit

US Vice President J.D. Vance is scheduled to visit Athens in upcoming February in order to attend the 1st Breitbart Europe Summit. Athens is reportedly set to host the inaugural Breitbart Europe Summit in February, focusing on Europe-US relations. J.D. Vance is expected to be the keynote guest, alongside other senior U.S. officials. The American […]

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Gap Between Ruling Elites and the People in the West Is Growing

This phenomenon has been described by political scientists long ago. A recognition of this fact by someone who was close to former president Joe Biden is quite impressive. White House Press Secretary from 2022 to 2025, Karine Jean-Pierre, published an article in The New York Times on October 2 in which she acknowledges that many […]
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European Parliament calls for tougher scrutiny of Muslim Brotherhood networks and EU funding

 

The European Parliament has called for a coordinated EU response to the influence of Muslim Brotherhood networks, backing tighter funding controls, greater scrutiny of institutional partnerships and an assessment of whether individuals and organisations linked to the movement meet the criteria for inclusion on the EU’s terrorist list.

The resolution was adopted in Strasbourg on Thursday, 8th October, by 381 votes to 167, with 15 abstentions.

The vote followed a debate on Wednesday over what Parliament describes as “Islamist entryism”: a strategy of gaining influence within public institutions and civil society while presenting an outward commitment to democratic values. Parliament’s briefing identified the Muslim Brotherhood and affiliated associations as frequently cited examples of this approach. 

The resolution increases political pressure on member states, the European Commission and the Council of the European Union to investigate networks, examine funding and consider restrictive measures where the applicable legal criteria are met.

Concerns over democratic institutions and fundamental freedoms

At the centre of Parliament’s position is concern that organisations associated with the Brotherhood may use access to democratic institutions to advance objectives incompatible with those institutions’ underlying principles. The resolution expresses “deep concern at the strategies of influence” pursued by the movement and its supporters. It describes the Brotherhood as “a political project based on the primacy of religious norms over common law, which is incompatible with democratic principles, the rule of law and equality between citizens”. 

MEPs’ concerns extend beyond security in the narrow sense. The resolution condemns entryism strategies directed against democratic institutions, public order, social cohesion, the rule of law and equality between women and men. It calls for stronger institutional vigilance, combining financial checks with scrutiny of organisational networks and cross-border cooperation. 

The underlying concern is that public authorities could inadvertently provide resources and legitimacy to organisations whose political objectives conflict with the democratic values those authorities are supposed to uphold. Parliament argues that European institutions should not fund, consult or legitimise networks that use their procedures and language to weaken fundamental freedoms. 

Commission asked to account for EU funding

One of the resolution’s most concrete demands concerns the destination of European public money. MEPs want the Commission to produce a comprehensive overview of EU funding awarded to individuals or entities suspected of links to the Muslim Brotherhood or political Islam. This is a request for investigation and disclosure, rather than a finding that every organisation under scrutiny has misused EU funds.

Parliament also calls for full traceability of EU funding, stronger due diligence and greater use of the exclusion mechanisms available under the EU’s Financial Regulation. The proposed checks would cover beneficiaries and partnerships, alongside closer scrutiny of foreign funding and transnational relationships. 

These demands reflect concern about the structure of influence networks, not simply the conduct of individual grant recipients. MEPs want an EU methodology capable of identifying indicators such as opaque financing, recurring partnerships, links to established networks, contradictory institutional messaging and organisations reappearing under new forms. 

Scrutiny of youth organisations and institutional partnerships

The resolution calls for examination beyond formally constituted Brotherhood organisations. Its proposed scope includes alleged front organisations, financial networks, youth groups, ideological platforms and individuals occupying leadership or coordination roles.

It also urges EU institutions to strengthen checks before engaging with organisations that could be involved in entryism strategies, specifically naming the Forum of European Muslim Youth and Student Organisations, or FEMYSO. The reference is a call for closer scrutiny; it should not be confused with a terrorist designation or treated as proof that every allegation about the organisation has been established. 

The broader issue is whom European institutions recognise as an interlocutor. Parliament warns against treating organised Islamist networks as representative voices for Muslim citizens and argues that anti-discrimination policies must not become a means of legitimising those networks. It calls instead for support for civil society actors and Muslim representatives who defend democratic values and resist Islamist pressure. 

Terrorist listings would require a separate assessment

The resolution asks member states to provide information enabling an assessment of Brotherhood-linked leaders and structures for possible inclusion on the EU terrorist list. It also calls for restrictive measures against relevant entities and individuals whenever the applicable criteria are satisfied.

That qualification is important. Thursday’s vote is a political demand for further action, not a completed legal designation of the Muslim Brotherhood as a whole. Decisions on listings would require a separate assessment by the competent authorities; Parliament’s resolution does not automatically impose sanctions or prohibit organisations from operating.

French MEP Céline Imart, a member of the centre-right European People’s Party (EPP), set out that position explicitly: “Where rules allow, the Council [of the European Union] should list individuals and organisations linked to the Muslim Brotherhood as terrorist entities.” The EPP also said that the EU “must never fund Islamists”. 

Distinguishing political Islam from religious freedom

Alongside its demands for tougher controls, Parliament emphasises that protecting Muslim citizens from discrimination remains a democratic obligation. Its position draws a distinction between religious belief and organised political activity that it considers incompatible with democratic principles. 

“Islam as a faith and political Islam as an ideology must not be conflated. We must protect both democracy and religious freedom,” Imart said.

The next test will be whether the Commission, Council and national governments translate Parliament’s demands into funding reviews, stronger partnership safeguards and evidence-based assessments of particular organisations and individuals. The resolution supplies political impetus, but implementation—and any eventual terrorist listings—remains a separate task for the EU institutions and member states.

Main Image: Philippe STIRNWEISS: © European Union 2026 – Source : EP Usage terms: Identification of origin mandatory
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Poll shows public revulsion on caged hens ahead of EU-ban deadline

More than half of Europeans believe hens should no longer be caged, according to new data released on Tuesday (13 October). 

And 75 percent of Europeans wanted the last hen in the EU out of its cage by 2035 at the latest, according to a poll conducted by Savanta on behalf of Humánny pokrok, an animal rights non-profit.

Pollsters asked 25,080 adults across 25 member states for their views on keeping hens in cages.

The results show that 16 percent of people were not sure when or if putting hens in cages should be banned, while 7 percent of Europeans supported hen-caging until at least 2045.

The survey comes five years after 1.4 million citizens signed the European Citizens’ Initiative (ECI) to ‘End the Cage Age’ and the European Parliament voted to endorse it.

‘Now is the time’

“This data shows millions of Europeans care about animal welfare,” said Barry Andrews, an Irish Renew MEP.

“Over 1.4 million signed the ECI, which was also supported by MEPs. Now is the time for the Commission to finally make a legislative proposal,” he added.

The delay in tabling legislation came after Copa Cogeca, a farming lobby group, insisted that banning hen cages could take up to 15 years.

But the new data says 52 percent of Europeans wish a hen cage ban was already in place.

The country most supportive of a hen cage ban was Austria, where 65 percent of people believed the last hen should have already left its cage, and 2 percent said cages for hens should never be banned.

Thomas Waitz, an Austrian Greens-group MEP, said an EU ban on animal cages is “long overdue” and urged Olivér Várhelyi, commissioner for health and animal welfare, to deliver an “ambitious timeline”.

“This long period of indecision is not just an affront to the European consumers who want better Animal Welfare, it also harms European farmers and producers who need reliable information for their investments,” Waitz said.

In Bulgaria, the member state which polled as least supportive, 33 percent of people believed the last hen should have already left its cage whereas 9 percent said cages should never be banned.

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Dr. Vernon Coleman: Food Shortages Are Coming. Prices Will Soar. HUNDREDS OF MILLIONS WILL DIE. Here’s Why.

by Lioness of Judah Ministry, Exposing The Darkness: From deliberate farm closures to manufactured energy and fertilizer crises, globalist elites are engineering a starvation agenda. Here is how they are doing it. In this excerpt from The Horrors of the Great Reset, Dr. Vernon Coleman outlines ten deliberate tactics being deployed worldwide, including forced farm […]
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2 years Ex Google Officer says. That’s it.

by Lawyerlisa, LawyerLisa’s Substack: The data centres and robotics to run the elite corporations. UNTIL THEY GET DESELETIONED OUT. What do you think. First get rid of the small businesses through the covid operation. Then buy out all the small farms and small businneses. Then build new highways that by pass all the small towns, […]
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The SEALs Deep Dive into Disgrace

by Jeffrey Prather, Jeffrey Prather: And since Slab, Szymanski, Hall, Redman, and all the rest of lying, slanderous, SEAL-6 syndicate, refuse to speak the truth, we must demand it. The public has long gushed over SEALS and Six. This SEAL fandom is due to a deliberately manufactured celebrity. But inside the community we have always […]
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5 Angels Appeared To A Famous Christian Minister On The Island Of Patmos And Showed Him Apocalyptic Events That Are In Our Future

by Michael Snyder, End Of The American Dream: What I am about to share with you is extremely shocking information. I realize that not everyone will believe it, and that is okay. A lot of people are determined to believe that supernatural events do not happen in our day and time, and if that is […]
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Digital ID is the foundation for citizen access, participation in the New World Order: UN panel

by Tim Hinchliffe, Activist Post: If power-hungry globalists get their way, every single event, interaction & transaction in your life will be tracked, traced & catalogued; all that’s required is your silent, mandatory & obedient compliance: perspective Digital identity in the New World Order isn’t just about identifying who someone is, but is rather the […]
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