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"Un evento importante per la liberazione dell'intero Donbass": Putin celebra conquista di una città strategica

Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato che la conquista di Dobropolie da parte delle truppe russe rappresenta un importante sviluppo per la liberazione dell'intera regione del Donbass.

"Voglio sottolineare e mettere in evidenza proprio ora che la conquista di Dobropolie è, senza dubbio, un evento importante per la liberazione del Donbass nel suo complesso, nonché un chiaro successo per le Forze armate della Federazione Russa", ha affermato durante un incontro con i vertici dello Stato maggiore e i comandanti militari. Il leader ha sostenuto che la liberazione della città segna un progresso significativo, aprendo la strada verso i confini della Repubblica Popolare di Donetsk.

Come riferito durante l'incontro dal Capo di Stato Maggiore Generale, il generale Valerij Gerasimov, Dobropolie è stata liberata dal gruppo di forze "Centro" (Tsentr). Si è trattato di uno dei vari avanzamenti compiuti dalle forze russe nella zona di combattimento, di cui si è discusso nel corso della riunione. Putin ha osservato che poco più del 10% della Repubblica Popolare di Donetsk e il 16,5% della regione di Zaporozhye rimangono sotto il controllo del regime di Kiev, mentre la Repubblica Popolare di Lugansk è interamente sotto il controllo delle forze russe.

In precedenza, il Ministero della Difesa russo aveva indicato che Dobropolie riveste un'importanza fondamentale per l'avanzata delle truppe russe e per la completa liberazione del territorio della Repubblica Popolare di Donetsk. Il Ministero della Difesa ha inoltre descritto la città come un'importante area fortificata e un nodo di trasporto strategico per le forze ucraine, aggiungendo che una delle principali vie di rifornimento per le unità ucraine - proveniente dalla regione di Dnepropetrovsk - passa proprio attraverso tale centro abitato.

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La Colombia sposta l'ambasciata a Gerusalemme: protestano 19 Paesi

Non è solo un cambio di indirizzo, ma un vero e proprio terremoto diplomatico che conferma la sottomissione di Aberlado de la Espriella al sionismo e ai voleri di Trump. La decisione della Colombia di trasferire la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme dopo 46 anni, ha fatto scattare l'allarme presso la comunità internazionale. Come riporta il quotidiano Daily Sabah, ben 19 Paesi, tra cui Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Egitto e Giordania, hanno condannato fermamente la mossa di Bogotà, definendola una violazione del diritto internazionale e un duro colpo agli sforzi per la soluzione dei due Stati.

In una dichiarazione congiunta, i ministri degli Esteri delle 19 nazioni hanno espresso una forte opposizione all'apertura della nuova sede. Il documento cita le risoluzioni 476 e 478 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, adottate nel 1980, che respingono i tentativi di alterare lo status di Gerusalemme e invitano i Paesi a ritirare le proprie missioni diplomatiche dalla città. 
Israele occupò Gerusalemme Est durante la guerra del 1967, dichiarando unilateralmente l'intera città come sua capitale nel 1980, una mossa mai riconosciuta dalla maggior parte della comunità internazionale. I ministri firmatari hanno ribadito che qualsiasi decisione volta a modificare lo status legale o storico di Gerusalemme è "nulla e priva di effetti legali", esortando la Colombia a fare marcia indietro per non minare i diritti legittimi del popolo palestinese.

Il cambio di rotta della diplomazia colombiana ha radici profondamente politiche. Il nuovo presidente Abelardo de la Espriella, in carica dallo scorso agosto dopo aver vinto un'elezione molto dubbia e controversa, ha ripristinato le relazioni con Israele e un accordo di libero scambio, ribaltando la linea del suo predecessore Gustavo Petro.

Nel maggio 2024, infatti, Petro aveva troncato i rapporti diplomatici in segno di protesta per l'offensiva militare israeliana a Gaza. 

Il ministro degli Esteri colombiano, Omar Bula Escobar, ha partecipato all'inaugurazione della nuova ambasciata insieme al collega israeliano Gideon Saar. Quest'ultimo ha accolto con favore il cambiamento, lodando la nuova amministrazione colombiana per aver riparato i danni alle relazioni bilaterali in soli due mesi.

La tensione diplomatica si inserisce nel contesto di una crisi umanitaria devastante. Il trasferimento dell'ambasciata avviene mentre la situazione sul campo resta critica: dall'ottobre 2023, l'offensiva israeliana ha causato a Gaza la morte di oltre 74.000 palestinesi e il ferimento di più di 175.000, con il 90% delle infrastrutture dell'enclave distrutte o danneggiate. Parallelamente, le incursioni dell'esercito israeliano e gli attacchi contro i palestinesi e le loro proprietà si sono intensificati in Cisgiordania e a Gerusalemme Est.

Nonostante la mossa di Bogotà, la posizione internazionale rimane maggioritariamente contraria al trasferimento delle ambasciate. La stragrande maggioranza dei Paesi mantiene le proprie sedi a Tel Aviv, in attesa che lo status finale di Gerusalemme sia definito attraverso negoziati. Attualmente, solo una manciata di nazioni - tra cui Stati Uniti, Guatemala, Honduras, Kosovo, Paraguay, Papua Nuova Guinea e Figi - tiene le proprie ambasciate a Gerusalemme.

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Zelenskyy Says Ukraine Offered to Halt Strikes on Russian Refineries in Exchange for US Missile Defences

Ukraine was prepared to suspend attacks on Russian oil refineries if Washington supplied anti-ballistic missile systems to protect its energy infrastructure, President Volodymyr Zelenskyy has revealed. The proposed compromise was not accepted, despite American pressure on Kyiv to halt its strikes.

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy has disclosed that Kyiv offered to suspend attacks on Russian oil refineries in exchange for temporary American anti-ballistic missile protection for Ukraine’s energy infrastructure. Washington did not provide the requested systems, leaving Ukraine exposed to continued Russian missile strikes while the United States sought to restrict Ukrainian operations against Russia’s oil industry.

Speaking at a press conference in Brussels on Friday, 16 October, Zelenskyy said the proposal had been presented to Washington as a compromise following President Donald Trump’s agreement with Vladimir Putin on Russian diesel supplies and restrictions on attacks against energy facilities.

The Ukrainian president confirmed that Kyiv had not been consulted before Washington reached its understanding with Moscow. He described the diesel agreement as a surprise and objected to arrangements determining Ukraine’s military actions without its participation. Any agreement concerning Ukrainian strikes on Russian territory, he argued, required consultation with the Ukrainian government.

Nevertheless, Zelenskyy said Ukraine had been willing to accommodate American demands, even under an arrangement that did not require Russia to suspend its own attacks. Instead of insisting on reciprocal restrictions, Kyiv proposed receiving sufficient anti-ballistic missile systems to protect its electricity network for the duration of the requested suspension.

The proposal reflected Ukraine’s immediate security requirements. Russia has repeatedly targeted power stations, substations and other critical infrastructure, while Ukrainian forces have attacked Russian refineries to disrupt fuel production and reduce revenues available to Moscow. Halting the Ukrainian campaign without additional defensive capabilities would have left Kyiv surrendering one means of economic pressure while remaining vulnerable to Russian bombardment.

Zelenskyy said he had asked Washington for a limited number of systems, rather than a substantial new military commitment. The proposed deployment would have lasted only as long as the United States required Ukraine to refrain from attacking Russian refineries. However, according to the president, no such assistance was provided.

US diesel agreement deepens dispute

The disagreement follows the diesel arrangement announced by Trump on 9 October, under which Russia agreed to resume substantial petroleum product exports to American and international markets. Washington also authorised certain transactions involving Russian diesel, easing restrictions previously intended to reduce Moscow’s energy revenues.

The agreement created a direct conflict between American energy policy and Ukraine’s strategy of targeting Russian refining capacity. Washington wants additional diesel supplies to ease pressure on fuel markets, while Kyiv regards attacks on oil infrastructure as a means of weakening Russia’s ability to sustain its invasion.

That disagreement intensified after Ukraine resumed attacks on Russian refineries, including a strike against a facility in the Ryazan region. Trump criticised the operations, accusing Kyiv of contributing to higher global oil prices. Zelenskyy, meanwhile, argued that increased Russian diesel revenues would provide Moscow with additional resources to finance its military campaign.

The Ukrainian president’s proposal also exposed the limitations of the temporary energy ceasefire promoted by Washington. Russia continued attacks against Ukrainian civilian infrastructure, including electricity facilities, despite the American initiative. Kyiv’s proposed compromise would have addressed the resulting imbalance by providing defensive protection rather than relying on Russian restraint.

Russian strikes underline Ukraine’s defensive requirements

The urgency of Ukraine’s request was illustrated by renewed Russian attacks during Zelenskyy’s visit to Brussels. According to the Ukrainian presidency, strikes on 15 October damaged energy infrastructure in several regions, leaving almost 15,000 people without electricity in Volyn and disrupting supplies in parts of Kyiv and the surrounding region.

Ukraine continues to face shortages of the interceptors required to defend against ballistic missiles. Zelenskyy has identified anti-ballistic capabilities as an immediate priority, particularly as Russia intensifies attacks ahead of winter. During talks with NATO Secretary General Mark Rutte, he stressed the need for additional missile interceptors and other air defence equipment.

The president also raised these requirements during Friday’s meeting with European Commission President Ursula von der Leyen and European Council President António Costa. Discussions covered air defence, protection of energy infrastructure and financial assistance needed to sustain Ukraine’s resistance to Russian aggression.

European leaders support Kyiv’s position

Zelenskyy said European leaders had supported Ukraine’s position in the dispute with Washington. His remarks came as the EU reaffirmed its intention to maintain economic pressure on Moscow despite the Trump administration’s decision to facilitate Russian diesel exports.

As EU Today reported earlier on Friday, von der Leyen and Costa rejected any relaxation of European sanctions while Russia continues its war. The Commission is preparing a further sanctions package, maintaining a policy intended to restrict Moscow’s ability to finance its military operations.

The contrasting American and European positions have become increasingly significant for Kyiv. Washington is seeking to stabilise fuel markets through arrangements with Moscow, while European governments remain committed to reducing Russian energy revenues and strengthening Ukraine’s military and economic resilience.

For Zelenskyy, the unresolved question is whether Ukraine can be expected to limit attacks on Russian oil infrastructure while receiving neither reciprocal guarantees from Moscow nor additional protection against Russian ballistic missiles. His account of the unsuccessful American negotiations indicates that Kyiv was prepared to compromise, but only if its immediate defensive needs were addressed.

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Trump scarica Zelensky: basta armi gratis, è ora di cambiare leader

Donald Trump torna all’attacco di Volodymyr Zelensky e lo fa su più fronti: dalla gestione degli aiuti militari statunitensi agli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, fino alla possibilità che l’attuale leadership del regime di Kiev debba lasciare il potere. Le dichiarazioni rilasciate dal presidente USA a Newsmax confermano che il rapporto con il capo del regime ucraino è entrato in una fase di aperto conflitto politico. Trump ha innanzitutto accusato l’amministrazione di Joe Biden di aver consegnato gratuitamente all’Ucraina enormi quantità di armamenti, comprese munizioni per i sistemi Patriot e missili Tomahawk, senza pretendere alcun pagamento. Secondo il presidente, gli Stati Uniti avrebbero fornito all’Ucraina equipaggiamenti e denaro per 350 miliardi di dollari. «Dov’è il denaro che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature?», ha domandato, sostenendo che parte delle armi sarebbe stata rivenduta sul mercato internazionale dopo essere arrivata a destinazione. Il loro significato politico è inequivocabile: la Casa Bianca intende prendere le distanze dalla gestione degli aiuti della precedente amministrazione e trasformare il sostegno militare a Kiev in una transazione sottoposta a condizioni precise.

«Non darò loro nulla. Devono pagare», ha spiegato Trump riferendosi al meccanismo PURL della NATO, attraverso il quale i paesi europei acquistano armi statunitensi da trasferire alle forze ucraine. Una formula che permette a Washington di mantenere il controllo sulle forniture e, allo stesso tempo, di scaricarne una parte consistente dei costi sugli alleati europei. Ma il nodo centrale dello scontro riguarda la strategia militare di Kiev. Trump ha ripetutamente chiesto a Zelensky di interrompere gli attacchi contro le raffinerie russe, sostenendo che queste operazioni contribuiscono ad alimentare le tensioni sui mercati energetici e a far aumentare i prezzi dei carburanti. Le forze ucraine hanno però continuato a colpire le infrastrutture energetiche russe, compresi gli impianti nelle regioni di Saratov e Rjazan, oggetto di nuovi attacchi denunciati da Mosca. La questione è diventata ancora più delicata dopo l'accordo raggiunto il 9 ottobre tra Trump e Vladimir Putin per aumentare le forniture di diesel russo e allentare temporaneamente le restrizioni statunitensi. Mentre Washington cerca di contenere i prezzi e ristabilire margini di cooperazione economica con Mosca, Kiev continua a perseguire una strategia che rischia di compromettere questi obiettivi. Trump non ha nascosto la propria irritazione: «Gli abbiamo detto: non attaccate le raffinerie, perché questo crea un problema mondiale. E lui è andato ad attaccarle». Da qui la conclusione che Zelensky non sia un interlocutore affidabile. «Non è una brava persona con cui trattare», ha dichiarato, aggiungendo che un eventuale accordo per porre fine al conflitto difficilmente potrà essere raggiunto con l'attuale leader ucraino.

Il presidente statunitense ha inoltre rilanciato la richiesta di nuove elezioni in Ucraina, sostenendo che Zelensky sia al potere da troppo tempo e mettendo in dubbio la persistenza del consenso popolare nei suoi confronti. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è così», ha affermato. Secondo Trump, un cambiamento alla guida del paese potrebbe diventare necessario per aprire la strada a una soluzione negoziata. La crescente tensione ha alimentato anche le ipotesi sulle possibili conseguenze per il sostegno USA a Kiev. Sono emerse indiscrezioni sul rischio che l'Ucraina possa perdere l'accesso a informazioni d'intelligence statunitensi e al sistema satellitare Starlink, strumenti importanti per le comunicazioni e le operazioni militari. Una loro eventuale limitazione rappresenterebbe un duro colpo per le capacità operative ucraine.

In questo clima si inserisce la previsione di George Galloway, ex parlamentare britannico, che in un'intervista a RT ha ipotizzato addirittura un possibile arresto di Zelensky per corruzione. Galloway ha sostenuto che Trump potrebbe utilizzare le strutture anticorruzione presenti in Ucraina per organizzare un'operazione contro il leader di Kiev, accusandolo di appropriazione indebita su vasta scala. Galloway ha descritto il regime ucraino come un sistema in fase di collasso, ma ha anche avvertito che un semplice cambio di leadership non basterebbe a porre fine alla guerra. A suo giudizio, sarebbe necessario un ripensamento strategico più profondo, con l'abbandono delle ambizioni di adesione alla NATO e l'adozione di una politica di neutralità. L'ex parlamentare ha rivolto critiche anche alla Gran Bretagna, accusando la classe politica britannica di continuare a sostenere il regime di Kiev mentre trascura le difficoltà sociali interne, dai pensionati alle famiglie in povertà. Ha inoltre denunciato un'ostilità storica verso la Russia, riassunta nella provocazione secondo cui il paese sarebbe ancora governato da politici impegnati a combattere la guerra di Crimea. Il dato politico è che la distanza tra Washington e Kiev si sta allargando proprio mentre Trump dichiara di voler chiudere il conflitto. Il presidente USA non considera più il sostegno incondizionato all'Ucraina un obiettivo in sé, ma lo subordina a risultati concreti, alla riduzione dei costi per gli Stati Uniti e alla possibilità di raggiungere un'intesa con Mosca. Zelensky, invece, continua a opporsi a decisioni statunitensi che ritiene penalizzanti per Kiev e ha definito l'accordo sul diesel un segno di debolezza e un tradimento. Il rischio per il leader ucraino è che questa contrapposizione finisca per indebolire ulteriormente il sostegno occidentale, soprattutto se gli attacchi alle infrastrutture energetiche russe continueranno a ostacolare le priorità della Casa Bianca.


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Belgian Police Search Properties Linked to Tshisekedi Circle in Congo Mining Money-Laundering Inquiry

Belgian investigators have searched properties associated with relatives and associates of Congolese President Félix Tshisekedi in an inquiry into alleged laundering of mining revenues, bringing renewed scrutiny to financial links between the two countries.

Belgian police have conducted searches at several properties in Brussels and its surrounding areas as part of an investigation into allegations that money diverted from the Democratic Republic of Congo’s mining sector was laundered through Belgium.

The searches, carried out on 15th October, reportedly involved homes associated with relatives and individuals close to Congolese President Félix Tshisekedi. Belgian prosecutors confirmed that searches had taken place but did not publicly identify those concerned, while the Congolese presidency declined to comment.

The investigation follows a complaint lodged in Belgium in 2025 by civil society organisations from Katanga, the mineral-rich region of south-eastern Congo. Their lawyers, Bernard Maingain and Hervé Diakese, allege that mining revenues which should have benefited Congolese communities were instead diverted and channelled through financial arrangements involving individuals with connections to Belgium.

The allegations have not been established in court. The searches form part of an investigation, and their execution does not establish criminal responsibility on the part of the individuals or organisations whose premises were examined.

Mining revenues under scrutiny

Congo is one of the world’s most important suppliers of copper and cobalt, minerals essential to electric vehicles, batteries, electronics and other advanced industrial products. Its mineral resources also occupy an increasingly important position in the European Union’s effort to diversify strategic supply chains.

Yet the financial arrangements surrounding mineral extraction have repeatedly generated controversy over public accountability, the distribution of revenues and the relationship between political authorities and commercial interests.

The Belgian inquiry concerns an especially sensitive question: whether funds originating from Congo’s mining economy were transferred into the European financial system under circumstances that could constitute money laundering.

According to the details of the investigation published on Thursday, the original complainants maintain that money linked to mining operations was diverted from its intended beneficiaries and used to benefit people connected to the Congolese leadership.

The proceedings are particularly significant because Belgian courts can investigate alleged laundering through Belgian financial structures even when the suspected underlying misconduct occurred abroad, subject to the applicable jurisdictional requirements.

Investigators will need to establish the origin of the funds, the route they allegedly followed and whether those involved knew or should have known that the money represented proceeds of criminal activity.

Belgium’s relationship with Congo

The investigation also has a diplomatic dimension. Belgium ruled Congo until independence in 1960, and the countries retain extensive commercial, political and personal connections.

Brussels remains an important centre for Congolese political and business networks, making Belgium a potentially relevant jurisdiction when investigators examine suspected financial movements connected to the country.

At European level, the inquiry comes as the EU attempts to strengthen relationships with mineral-producing countries while reducing its dependence on concentrated supply chains.

The European Commission’s cooperation programme with the Democratic Republic of Congo specifically identifies responsible sourcing, transparency, due diligence and action against illegal trafficking in raw materials as areas for cooperation.

These commitments have practical consequences for European businesses seeking greater access to copper and cobalt. Investment and supply arrangements depend not only on access to mineral deposits but also on the reliability of commercial records, ownership structures and the institutions responsible for supervising mining revenues.

A money-laundering investigation involving politically connected individuals therefore raises questions extending beyond Congo’s internal affairs.

Implications for European financial supervision

Belgium has recently joined other EU member states in adopting additional measures intended to recover criminal assets and strengthen cross-border cooperation against illicit financial activity.

As EU Today reported on 14th October, European governments have endorsed new international arrangements designed to improve their ability to trace and recover assets associated with serious crime.

The Congo investigation concerns an existing criminal inquiry rather than the application of those newly agreed arrangements. Nevertheless, both developments illustrate the importance of financial intelligence, access to ownership records and cooperation between prosecutors when suspected proceeds move across jurisdictions.

For investigators, the central task will be tracing the alleged flow of money and determining whether financial transactions in Belgium conceal proceeds unlawfully obtained elsewhere.

For Congo, the proceedings arrive during a period of serious domestic instability, including renewed armed confrontation in the east of the country and growing political uncertainty surrounding its leadership.

Former president Joseph Kabila’s involvement in a new opposition alliance has intensified that confrontation, complicating Tshisekedi’s political position as his administration faces continuing security and economic pressures.

The Belgian authorities have not announced any findings establishing that President Tshisekedi personally participated in wrongdoing. The next important developments will be whether investigators identify specific transactions, bring charges or expand the inquiry to additional individuals or corporate structures.

Main Image: Kremlin, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=84821955

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British food and drink exports to EU collapse by more than a third since Brexit

NFU analysis of official data shows falls in exports to UK’s largest trading partner since 2019 include 70% for sugar and 74% for egg products

Exports of British food and drink to the EU have collapsed by more than a third since Brexit with eggs, chicken and potato producers badly hit, new figures show.

Analysis by the National Farmers’ Union (NFU) of HMRC data shows a sharp fall in exports in the year to July compared with the same period in 2019, with sugar dropping the most, down 70%.

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© Photograph: David Levene/The Guardian

© Photograph: David Levene/The Guardian

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