❌

Reading view

L’account X di Bruno Vespa è stato hackerato? Ecco gli elementi che lo lasciano supporre. E Fiorello commenta ironico: “Signor Musk vattela a prendere…”

No, il profilo di Bruno Vespa su X non sarebbe stato sospeso, bensì hackerato. Questo è quello che sostiene Fanpage, dopo aver osservato che il profilo che contiene tutti i post attribuiti in passato al conduttore di “Porta a Porta” ora ha un nuovo nome utente e una nuova immagine di profilo, non riconducibile al giornalista.

A tradire l’identità del profilo è l’immagina di copertina, rimasta in questo caso identica. Ora il profilo si chiama USRO, acronimo utilizzato per indicare “United States Oil Reserve”, che dovrebbe proporre transizioni basate sul mercato petrolifero. Quello che avrebbe subito Vespa, quindi, non sarebbe altro che un hackeraggio del proprio profilo su X.

Il profilo mantiene, al momento, comunque la descrizione che era utilizzata dal conduttore di “Porta a Porta”, così come tutti i suoi post pubblicati in passato. “Giornalista, scrive libri, ama l’arte, la musica, il vino e l’Italia” sono le parole con cui Vespa si descriveva nel suo profilo X e che ancora oggi si possono leggere associate al profilo chiamato ora USRO, con il nome utente @USROEroject.

A Fanpage, il perito informatico forense Paolo Dal Checco ha spiegato come sarebbe possibile il fatto che cercando la handle @BrunoVespa venga fuori la scritta “account sospeso”: “È molto probabile che gli hacker abbiano operato una sostituzione o una triangolazione. Di norma, quando si modifica il nome di un profilo su X, la vecchia handle torna immediatamente libera. In questo caso, gli attaccanti potrebbero aver spostato il profilo originale di Bruno Vespa sul nuovo username e, contestualmente, occupato il vecchio indirizzo @brunovespa con un altro profilo, magari già sospeso o destinato a esserlo“.

L'articolo L’account X di Bruno Vespa è stato hackerato? Ecco gli elementi che lo lasciano supporre. E Fiorello commenta ironico: “Signor Musk vattela a prendere…” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Huyan de las redes sociales: propuesta de objeción de conciencia

Las redes sociales fueron recibidas hace 20 años como un gran espacio de libertad. Hoy en día ya sabemos que se han convertido en plataformas dedicadas a encubrir a delincuentes anónimos; en espacios que favorecen la mentira, la injuria y la calumnia, los mensajes de odio; que acogen los acosos sexuales y personales, la xenofobia, el machismo y el racismo, la pederastia, la pornografía infantil, los mensajes yihadistas; en lugares donde se permiten las suplantaciones de identidad (las últimas han sido las sufridas en cuentas del PP el pasado miércoles por los socialistas Begoña Gómez, José Luis Rodríguez Zapatero y José Luis Ábalos, entre otros). Por si fuera poco, su maquinaria utiliza algoritmos con sesgos polarizadores y sus directivos aplican ingenierías fiscales para evadir impuestos en los países donde obtienen los ingresos.

Seguir leyendo

© Noah Berger (AP Photo / Lapresse) (EL PAÍS)

Dawson Kelly sostiene una pancarta con nombres de jóvenes que murieron supuestamente por su uso de las redes sociales. En Oakland, California, el pasado mes de agosto.
  •  
❌