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Diesel a 1,16 euro senza le accise, in Italia le tasse sono tra le più alte d’Europa

Il prezzo di diesel e benzina continua a rimanere sopra la media, con la benzina che tocca anche i 2,042 euro al litro e il diesel a 2,302 euro al litro in autostrada. Da mesi il prezzo riusciva a mantenersi sotto la soglia dei due euro o a superarla leggermente grazie agli interventi del governo Meloni, prima con il taglio delle accise, poi con il tetto ai prezzi.

Da febbraio, da quando è scoppiata la crisi di Hormuz, il prezzo del petrolio è aumentato di circa due terzi (66% circa) e, sebbene il valore del greggio non corrisponda esattamente a quello di benzina e diesel, ne influenza il prezzo. Parte del costo è condizionata da altri fattori, come le tasse. Quanto ci costerebbe il carburante senza di esse?

Le tasse sul gasolio più alte d’Europa

Secondo gli ultimi dati della Commissione Europea, in Italia si pagano tasse sul gasolio più alte che in tutto il resto d’Europa. La somma di accise e IVA fa spendere circa 1,08 euro al litro solo di imposte, ovvero il 48% del prezzo.

Guardando al prezzo medio del diesel in Italia, ovvero 2,261 euro al litro sulla rete nazionale, risulta essere il settimo prezzo più alto in assoluto.

Il prezzo italiano viene superato da quello (in ordine crescente) di:

  • Germania;
  • Francia;
  • Belgio;
  • Paesi Bassi;
  • Danimarca;
  • Finlandia.

Come sarebbero i prezzi senza tasse?

Il risultato però cambia se si guarda ai prezzi senza le tasse. In questa ipotesi, anche se la testa della classifica rimane simile, il fondo cambia molto. In Italia il diesel costerebbe appena 1,166 euro al litro. Il prezzo più basso resterebbe solo a Malta, dove c’è un regime speciale di prezzi e il gasolio senza imposte costerebbe quindi appena 0,55 euro al litro.

Ricordiamo infatti che l’importo delle tasse sul diesel in Italia pesa per 1,077 euro per ogni litro. La media della zona euro è di 85,6 centesimi al litro di tasse. La media europea è quindi di circa 0,22 euro in meno rispetto all’Italia.

Dove ci sono le tasse più basse?

Secondo quanto registrato nell’Unione Europea, il livello più alto di tasse si registra in:

  • Italia con 1,077 euro al litro;
  • Danimarca con 1,070 euro al litro;
  • Finlandia con 1,024 euro al litro;
  • Belgio con 1,008 euro al litro;
  • Francia con 0,998 euro al litro.

Tasse più basse si riscontrano invece in:

  • Polonia con 45,6 centesimi al litro;
  • Spagna con 50,7 centesimi al litro.

Al momento, per fare un confronto, in Spagna il diesel si paga 1,888 euro, mentre in Italia il prezzo medio oscilla in queste settimane sui 2,244 euro. In Spagna senza le tasse il gasolio costerebbe 1,382 euro al litro, mentre in Italia 1,166 euro al litro.

In Italia le tasse sul diesel valgono il 48% del prezzo finale, il secondo dato più alto in Europa (la media è del 39,1%).

Quali tasse si pagano su benzina e diesel?

In Italia esistono due tipi di tasse: le accise, ovvero l’imposta fissa, e l’IVA, ovvero l’imposta sul valore aggiunto.

Il prezzo esposto al distributore è formato però da tre componenti principali:

  • il prezzo industriale, che si suddivide in costo del prodotto (valore di mercato che risente della quotazione del greggio e del cambio euro-dollaro), costo della logistica e della distribuzione e margine di guadagno;
  • l’accisa, l’imposta fissa per l’idrocarburo stabilita per legge;
  • l’IVA, aliquota del 22% calcolata sull’intero importo.

Si parla spesso delle 19 accise storiche, una serie di tasse su eventi come la guerra d’Etiopia, l’alluvione di Firenze e il terremoto dell’Irpinia. In realtà alcune sono state revocate già da quasi 100 anni, mentre altre sono state accorpate con il Testo Unico delle Accise.

È vero, però, che alcuni eventi hanno portato all’aumento dell’aliquota complessiva, che ad oggi non rappresenta più voci separate; tra questi risultano la ricostruzione post disastro del Vajont, l’alluvione di Firenze, il terremoto del Belice, ma anche la missione di pace in Libano, il decreto Salva Italia e l‘emergenza terremoti in Emilia-Romagna del 2012.

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Dove si vive meglio in Italia, la classifica delle regioni: 2 eccezioni al Sud

In alcune regioni ci sono più servizi, in altre la vita costa meno e in altre ancora c’è maggiore possibilità di trovare un lavoro. L’Italia presenta caratteristiche specifiche che variano a seconda della geografia. L’ultimo report, la 13ª edizione del “Rapporto sul benessere equo e sostenibile” dell’Istat, racconta proprio le tendenze delle disuguaglianze di benessere che si possono osservare sul territorio. In altri termini, l’Istat classifica le regioni in base a dove si vive meglio per accesso alla sanità, istruzione e formazione, lavoro, benessere economico, relazioni sociali, sicurezza, ambiente, innovazione, qualità dei servizi e diverse altre voci.

La mappa del benessere conferma la spaccatura tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Infatti, mentre tutte le regioni del Nord e del Centro, con l’eccezione del Lazio, registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori, nel Mezzogiorno, con la sola eccezione dell’Abruzzo, la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media. Quindi dove si vive meglio in Italia? L’Istat ha trovato la risposta.

Dove si vive meglio in Italia?

Per rispondere alla domanda su dove si viva meglio in Italia basterebbe dire in tutte le regioni del Nord e del Centro, a eccezione del Lazio. Di conseguenza si potrebbe dire che in tutte le regioni del Mezzogiorno, fatta eccezione per l’Abruzzo, si vive peggio.

Ma oltre a quello che dice la media dei risultati dell’analisi del Rapporto sul benessere equo e sostenibile, si può scendere nei dettagli e rispondere caso per caso.

Per esempio, la distanza tra Nord e Mezzogiorno è evidente in alcuni domini del benessere, come lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico e relazioni sociali.

Ma il quadro non è omogeneo:

  • sul tema del lavoro, Abruzzo e Sardegna si distinguono dal contesto meridionale;
  • sul tema innovazione, ricerca e creatività Valle d’Aosta e Liguria sono sotto la media nazionale.

Il tema della Sicurezza

Sorprende il valore della sicurezza in determinate regioni. Infatti, rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare, la contrapposizione Nord-Sud sul tema della sicurezza non è così netta. Secondo l’Istat le regioni meridionali registrano risultati migliori rispetto alla media nazionale.

Tranne la Campania, le grandi aree metropolitane del Centro e del Nord risultano penalizzate da una maggiore incidenza di reati predatori e violenze.

Le criticità più marcate si registrano nel Lazio, seguito da Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. Un risultato che spinge a ragionare sugli stereotipi territoriali, ma soprattutto a non confondere il benessere economico con una maggiore sicurezza o una minore esposizione a determinati reati.

Le migliori regioni dove vivere

Il Friuli-Venezia Giulia e le due Province autonome di Trento e Bolzano sono le uniche realtà territoriali che hanno raggiunto valori medi superiori al valore dell’Italia in 10 dei 12 domini di benessere calcolati. Si può quindi dire che sono questi i territori dove si vive meglio.

All’opposto ci sono le regioni dove i valori di almeno 10 dei 12 domini sono peggiori rispetto al riferimento medio nazionale. Ciò accade in:

  • Campania;
  • Puglia;
  • Calabria.

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