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Justiça condena caseiro por morte de idosa achada em poço no interior de SP

A Justiça de São Paulo condenou o caseiro Paulo Henrique Vieira, acusado pelo latrocínio e ocultação de cadáver da idosa Dagmar Grimm Streger, de 76 anos, a 26 anos de reclusão em regime inicial fechado. A sentença foi proferida na última sexta-feira (23), pela 3ª Vara Criminal da Comarca de Bauru.

O corpo da vítima foi encontrado em um poço desativado dentro de uma propriedade na Estrada Municipal Murilo Vilaça Maringoni, em Bauru, no interior do estado.

Segundo a decisão, obtida pela CNN Brasil, Paulo aproveitou a proximidade com Dagmar –– que lhe oferecia trabalho, moradia e ajuda financeira ––, para roubar os bens da vítima, incluindo uma caminhonete, televisor e um botijão de gás.

A investigação aponta que, após a morte, o réu escondeu o corpo em um poço com profundidade estimada entre 25 e 30 metros e fugiu do local com a caminhonete roubada. O cadáver só foi localizado após mais de 20 dias de escavações, em janeiro deste ano.

Condenação

Ao longo do processo, o caseiro confessou ter matado Dagmar e jogado o corpo no poço. De acordo com o réu, ele matou a vítima após um suposto tapa desferido por ela em seu rosto.

O juiz, no entanto, afastou a alegação da defesa de que a reação decorreu de uma suposta agressão ou lesão corporal acidental, destacando a ausência de provas para essa versão e a clara motivação de subtração e busca de impunidade.

A esposa de Paulo, Daniela Aparecida dos Santos, também ré no processo, foi absolvida das acusações de latrocínio e ocultação de cadáver.

Para o magistrado, não havia provas de que ela tivesse participado do ataque à vítima ou combinado previamente com o marido a prática do crime.

A sentença considerou que a participação de Daniela nas trocas de veículos ocorreu depois da morte e não demonstrou envolvimento no roubo seguido de morte.

Relembre o caso

O corpo da idosa Dagmar Grimm Streger, de 76 anos, foi encontrado em 21 de janeiro, dentro de um poço desativado localizado em uma propriedade na Estrada Municipal Murilo Vilaça Maringoni, em Bauru, no interior de São Paulo. Ela estava desaparecida desde dezembro de 2025.

No local, os investigadores apreenderam um documento de identificação e um cartão bancário em nome da vítima.

Local onde Corpo de idosa desaparecida desde dezembro foi encontrado • Cássia Peres

O laudo necrocoscópico apontou que a morte foi provocada por traumatismo cranioencefálico decorrente de trauma no polo cefálico, produzido por agente contundente. A perícia constatou ainda uma lesão na cabeça, possívelmente ocasionada por um forte golpe no crânio.

Foram identificadas diversas fraturas na costela, o que indica que a vítima ainda se encontrava viva quando sofreu o segundo trauma.

Por fim, o perito médico-legal registrou expressamente no laudo a constatação do emprego de meio cruel.

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Milano, uccide il padre malato di demenza senile: arrestata. “Lo tenevo imbavagliato al letto per evitare problemi con i vicini”

Ha ucciso il padre perché “non ne potevo più, i vicini si lamentavano delle sue urla“. Davanti al gip che la sentirà domani, Giovanna Jacob probabilmente ripeterà la sua drammatica confessione di domenica pomeriggio: “Forse ho ucciso mio padre, lo contenevo a letto perché non ne potevo più e i vicini si lamentavano delle sue urla“. 56 anni, è stata arrestata a Milano dai carabinieri con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela per la morte del padre Carlo, 87 anni, ex ingegnere elettronico e critico cinematografico affetto da una grave forma di demenza senile. Il teatro di quella che si configura come l’ennesima tragedia di padre e figlia in preda da tempo alla solitudine è stato un appartamento, alla periferia del capoluogo lombardo dove entrambi vivevano.

Il pm Guido Schininà ha già chiesto per Giovanna Jacob la convalida dell’arresto e che rimanga in carcere. La donna comparirà davanti al giudice Sonia Mancini nella giornata di domani e presumibilmente ripeterà che non era sua intenzione uccidere l’anziano padre ma che, ormai da qualche settimana, era costretta a legarlo al letto. Era sfiancata dalle cure che da sola doveva prestare quotidianamente al genitore ormai da oltre un anno. Poi erano arrivate le lamentele dei vicini per le urla e lei, non sapendo più che fare, da alcune settimane aveva cominciato a tappargli anche la bocca con dell’ovatta. Il padre Carlo si dibatteva infatti da tempo in preda alla demenza senile e urlava e lei aveva iniziato a contenerlo con ogni mezzo.

A chiamare i carabinieri del Nucleo radiomobile e della Compagnia Monforte domenica scorsa è stata proprio Giovanna Jacob, appassionata di cinema come il padre e autrice anche lei di articoli su alcune riviste: “Fate presto, venite, forse ho ucciso mio padre“. Ma quando sono arrivate le forze dell’ordine, per l’uomo non c’era più niente da fare. La donna ha ammesso davanti al suo letto di averlo imbavagliato e legato al letto “per evitare problemi con i condomini“. Domani ribadirà la sua verità e il giudice in base anche agli accertamenti tecnici e medico legali stabilirà la volontarietà del gesto o se invece sia sia trattato di una tragedia involontaria, maturata nella solitudine di un padre e di una figlia lasciati a se stessi. Senza che nessuno abbia mai segnalato problemi provenienti da quel trilocale.

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Femminicidio Ilaria Sula, Samson condannato all’ergastolo. Il padre della vittima: “Giustizia è stata fatta”

È stato condannato all’ergastolo Mark Antony Samson, reo confesso dell’omicidio della sua ex fidanzata Ilaria Sula, uccisa il 25 marzo dello scorso anno nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano a Roma, con tre coltellate al collo e abbandonata in una valigia in fondo a un dirupo nella zona di Capranica Prenestina. È la decisione dei giudici della Terza Corte di Assise di Roma al termine della camera di consiglio durata tre ore. I giudici, come chiesto dalla procura di Roma, oltre alle accuse di omicidio volontario e occultamento di cadavere, hanno riconosciuto le aggravanti della premeditazione, dei futili motivi e della relazione affettiva con la vittima.

“Questo non è stato un delitto di impeto” e “Samson (non presente in aula) non si è mai pentito per quanto compiuto continuando a pensare che Ilaria Sula meritasse quella fine“, ha detto in sede di repliche il pm Maria Perna. “Ho ancora presente quel cadavere nel dirupo e le condizioni in cui era. Samson non ha mai detto la verità e ha continuato a mentire per non ammettere la premeditazione del delitto“, ha aggiunto la rappresentante dell’accusa. In aula tanti i parenti, gli amici con indosso una maglietta con il volto di Ilaria.

“È stata fatta giustizia ma l’ergastolo vero ce lo abbiamo noi, io e mia moglie. Lui ancora respira, mia figlia non respira più. È un momento importante per la giustizia, io ho sempre avuto fiducia nella giustizia e non sono stato abbandonato“, ha affermato Flamur Sula, il padre di Ilaria, dopo la lettura della sentenza nell’aula bunker di Rebibbia con la condanna all’ergastolo per Mark Samson. “Agli amici di Ilaria e in generale ai ragazzi dico di rispettarvi l’uno con l’altro, di parlare con i genitori, non state zitti”, ha aggiunto poco dopo la madre, visibilmente provata, che ha rivolto un appello ai giovani: “Rispettate le donne, amatele”. Più tardi, sorretta dal marito e in lacrime, ha detto: “Ora lei è in pace”.

Dall’analisi del cellulare dell’indagato sono emersi una serie di elementi che fanno supporre che l’aggressione a colpi di coltello fosse frutto di un’azione premeditata. “O torna con me o la uccido”, scriveva ad un amico Samson: un chiaro progetto di femminicidio. La versione fornita dal ragazzo, nel corso della sua confessione fiume dopo il fermo, non ha convinto chi indaga. Il giovane ha spiegato di avere aggredito la sua ex la mattina del 26 marzo, dopo che la ragazza era rimasta a dormire da lui. “Siamo rimasti a parlare, si era fatto tardi – ha sostanzialmente detto il giovane agli inquirenti – e Ilaria ha deciso di rimanere a dormire da me perché non c’erano più bus che la riportassero a casa“. Samnson ha sostenuto di avere portato la colazione in camera a Ilaria la mattina successiva e di averla colpita dopo aver letto sul cellulare della ragazza alcuni messaggi di un altro giovane.

Dopo il brutale delitto, il giovane ha ripulito la scena del crimine, aiutato dalla madre Nors Man Lapaz, accusata poi di concorso nell’occultamento di cadavere. Per il pm, l’imputato è un soggetto “abituato a mentire, manipolatore, ipocrita. Aveva intrappolato Sula in una relazione, aveva il controllo della sua vita”. Nel corso della requisitoria la Procura ha affermato che “Ilaria è stata stordita a pugni e poi accoltellata“, l’imputato “non ha avuto pietà di lei quando l’ha buttata via come un rifiuto. Non ha avuto pietà di Ilaria perché dopo averla uccisa l’ha denigrata e offesa. Non ha avuto pietà quando dopo l’omicidio è andato a mangiare una piadina come se nulla fosse“. A seguire l’udienza finale anche gli studenti della Sapienza che hanno inviato una missiva ai genitori di Ilaria. “Il dolore che avete provato non si può spiegare, vedersi portare via l’unica cosa per cui vale la pena vivere: una figlia. Ma tutto questo dolore non è vano, è una forza che deve essere trasformata in giustizia, che deve far ricordare il nome di Ilaria, che risuona nei vostri e nostri cuori ogni giorno”, si legge nella lettera.

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Condenado por tentativa de homicídio é preso em Senador Camará (RJ)

Um homem condenado por tentativa de homicídio qualificado foi preso na manhã desta terça-feira (27), em Senador Camará, na zona Oeste do Rio de Janeiro. Mateus Simas Gomes Morais foi encontrado por volta das 6h17, na rua do Registro, durante uma ação da Polícia Civil para localizar foragidos da Justiça.

A condenação está relacionada a um ataque a tiros ocorrido em janeiro de 2018, em Unamar, distrito de Cabo Frio, na Região dos Lagos. Segundo a denúncia, Mateus e outros homens dispararam diversas vezes contra um policial militar reformado.

Ainda de acordo com o relato do caso, a vítima reagiu e atingiu os envolvidos. Posteriormente, o policial reconheceu os denunciados.

A ordem de prisão foi expedida pela 2ª Vara Criminal de Cabo Frio, após a condenação definitiva. Mateus deverá cumprir o restante da pena, de oito anos de reclusão, em regime fechado.

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