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Egyptian Parliament Authorizes Troops to Defend Saudi Arabia

The Egyptian Parliament on Monday voted to give President Abdel Fattah el-Sisi the authority to deploy troops to Saudi Arabia, where they would help the kingdom repel attacks from the Iran-backed Houthi insurgents of Yemen.

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La Russa: “La signora Ponzani ha fatto marcia indietro. Ritirare la querela? Ci penso”

Lasciando l’assemblea di Sud Chiama Nord, ‘l’Italia dei territori’, il presidente del Senato Ignazio La Russa è tornato sulla vicenda della querela nei confronti della storica Michela Ponzani a seguito della polemica sulla sua ricostruzione relativa alla presenza di La Russa in scontri di piazza a Milano nel 1973: “Ho visto che ha fatto marcia indietro la Ponzani. Io non ho nemmeno partecipato alla manifestazione non autorizzata ammesso che tale fosse”.

”Ci penserò”, ha poi aggiunto il presidente La Russa, rispondendo ancora a chi gli chiedeva se avesse intenzione di ritirare la querela. “A dire il vero è professoressa a contratto, per questo non l’ho chiamata professoressa, altrimenti avrei dovuto dire professoressa a contratto… e poi l’ho chiamata signora, non mi sembra offensivo, ha detto che non vuole che io ritiro“.

“Noi capimmo subito essere quella una giornata trappola per creare incidenti, che l’Msi cercò di evitare in tutti i modi. E non potete neanche immaginare cosa rappresentò per l’Msi la morte di un agente di polizia, a margine di una sua manifestazione. Quelle foto che si vedono sono state fatte in Corso Monforte, non dove avvennero ahimè i contatti con quelle conseguenze drammatiche” della morte del poliziotto, ha sottolineato La Russa.

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French-flagged vessel in Crete to start surveys for GSI power cables

Turkey may raise as many objections as it wants, but Greece is determined to proceed with the submarine cables for the Crete-Cyprus electricity interconnector, known as the Great Sea Interconnector (GSI) as scheduled. On Tuesday morning, the French-flagged offshore support vessel “Abeille Marengo” arrived at the port of Heraklion in Crete. From there it will […]

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Perché il posto di Italia ed Europa è al fianco di Taiwan. Parla Menia (da Taipei)

A fronte dell’espandersi dell’autoritarismo e di minacce ibride sempre più complesse, la stretta collaborazione tra Europa e Taiwan è di fondamentale importanza, non solo per rafforzare la resilienza democratica, ma anche per salvaguardare i valori condivisi e affrontare le sfide emergenti in ambito di sicurezza. Sono le conclusioni della dichiarazione finale della Conferenza annuale del Formosa Club 2026, tenutasi a Taipei, forum giunto al secondo anno di vita, alla presenza di 49 parlamentari europei e 19 parlamenti nazionali europei, a dimostrazione del loro sostegno a Taiwan.

Si tratta di una piattaforma fondamentale per promuovere la libertà, lo Stato di diritto, la resilienza democratica e un ordine internazionale basato su regole, in un contesto caratterizzato da crescenti pressioni autoritarie e minacce ibride (tra virgolette, la Cina). Perché l’Ue ha tutto l’interesse a spingere verso tale partnership? “Taiwan è un presidio di modernità, valori comuni di diritti e democrazia, resistenza e resilienza, straordinaria capacità produttiva globale nei semiconduttori, impegnata nelle grandi sfide dell’IA, ma soprattutto frontiera della libertà. L’Italia non può che esserle al fianco”, dice a Formiche.net il vicepresidente della commissione Esteri/Difesa del Senato, Roberto Menia (FdI), raggiunto telefonicamente a Taipei, dove partecipa all’annuale conferenza.

Il riferimento è ad una cooperazione, quella tra Europa e Taiwan, che si sta focalizzando su settori nevralgici come le catene di approvvigionamento resilienti, l’innovazione democratica, l’uso dell’intelligenza artificiale, dei droni, dei sistemi a pilotaggio remoto, fino ad un ambito ormai imprescindibile come i semiconduttori avanzati. In questa direzione l’appuntamento di Taipei ha ribadito alcuni punti fissi.

Primo, l’Europa sostiene Taiwan per la gestione dei rischi relativi ai cavi sottomarini internazionali, lanciata dal ministro degli Esteri Lin Chia-lung. “Si tratta, come è noto, di arterie vitali per Nazioni ed economie digitali – aggiunge Menia – ragion per cui la cooperazione tra Europa e Taiwan va allargata ad una serie di micro settori interconnessi, come condivisione delle informazioni, riforme sistemiche, sviluppo delle conoscenze e consapevolezza del dominio marittimo. Abbiamo l’obbligo di far procedere questa alleanza su un binario preferenziale, anche a causa del diffondersi di minacce ibride sempre più complesse”.

Il Forum ha acceso un fascio di luce, a tal proposito, su un provvedimento legislativo adottato dalla Cina, ovvero la “Legge sulla promozione dell’unità e del progresso etnico”, su cui ci sono state due risoluzioni del Parlamento europeo (il 30 aprile 2026 e il 7 ottobre) che hanno condannato le disposizioni extraterritoriali di tale legge, definendole una forma di repressione transnazionale. Secondo, le attività condotte contro Taiwan nella cosiddetta “zona grigia” abbracciano svariate forme di interferenza ibrida, come la disinformazione e le pressioni di carattere militare fatte nello Stretto di Taiwan. Terzo, la Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite non definisce lo status di Taiwan e non preclude la partecipazione significativa di Taiwan a organizzazioni e meccanismi internazionali, per cui il Forum sostiene che la partecipazione internazionale di Taiwan, laddove le sue competenze possano offrire un contributo alla comunità internazionale, sia da perseguire in maniera decisa.

“L’Italia – conclude il senatore di FdI – è consapevole del ruolo di Taiwan nello scacchiere economico e geopolitico, d’altronde siamo dinanzi ad una fase caratterizzata da policrisi, come ripetuto spesso dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Roma sta tessendo con Taipei una tela fatta di amicizia, rispetto e condivisione di progetti industriali e obiettivi politici, così come il governo ha fatto sin dal suo insediamento con la grande attenzione verso l’Indopacifico”.

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L'ANALISI DEL MESE - Corea del Nord: come un paese sotto assedio ha riscritto le regole della geopolitica


di Fabrizio Verde

 

Per anni è stato ripetuto a reti unificate che la Corea del Nord fosse un paese a fine corsa, ormai sull'orlo del collasso. Una sorta di anomalia storica destinata a svanire non appena le sanzioni avessero stretto irrimediabilmente il cappio al collo di Pyongyang. Eppure, la Corea popolare è ancora a testa alta. Non solo è ancora in piedi, ma sta dettando i suoi tempi di crescita e ritorno sulla ribalta internazionale.

Mentre le capitali occidentali si affannavano a prevederne la fine, Pyongyang ha lavorato in silenzio, trasformando l'assedio in una forma di sovranità assoluta. La narrazione dominante parla di isolamento, ma la realtà dei fatti ci mostra una storia diversa. Una storia di alleanze strategiche ridefinite, di un'economia che ha imparato a respirare nonostante i blocchi e di una presenza sulla scena globale che oggi non può più essere ignorata o liquidata come una semplice eccentricità.

La Repubblica Popolare Democratica di Corea ha capito per prima una verità che l'Occidente si ostina a non accettare: il mondo unipolare è finito. E in questo nuovo scenario multipolare, chi possiede la propria autonomia energetica, alimentare e militare non è un reietto, ma un interlocutore necessario.

Questa analisi vuole andare oltre la superficie delle parate militari e dei titoli sensazionalistici. L’obiettivo è quello di osservare e provare a descrivere con occhi liberi da pregiudizi come un paese abbia saputo riscrivere il proprio destino, trasformando le proprie vulnerabilità in leve di potere e candidandosi a pieno titolo tra i protagonisti del mondo in ascesa a trazione eurasiatica. Non c'è bisogno di cercare scuse o aggiustare il tiro con moralismi di facciata. Basta guardare i fatti. La Corea del Nord ha scelto la propria strada e, contro ogni previsione, quella strada la sta portando dritta al centro della nuova geografia multipolare.


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Proteggere la filiera per frenare l’arrivo di auto cinesi

L’Europa cerca di proteggersi dalle auto cinesi con dazi e accordi. Ma se manca una strategia industriale, ridurre le importazioni non ne fermerà l’avanzata. Sarà solo una difesa dei margini dei costruttori, a scapito di occupazione e consumatori.

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Preso a mazzate in testa dopo la partita Puteolana-Portici, arrestate otto persone per l’aggressione al tifoso 34enne. Tre sono minori

Sono otto in tutto le persone arrestate per l’aggressione al 34enne Mario Spedaliere avvenuta domenica, al termine della partita tra Puteolana e Portici, valida per il campionato di Eccellenza Campania. Cinque sono maggiorenni e tre minori. A tutti viene contestato il reato di rissa aggravata. Tra gli arrestati in flagranza differita c’è anche un 19enne ritenuto colui il quale, con una mazza di legno, ha sferrato un colpo alla testa che ha ferito gravemente il 34enne tifoso del Portici. Il giovane ha confessato: deve rispondere anche di lesioni gravissime.

All’individuazione del 19enne si è giunti grazie alle testimonianze rese dai tifosi del Portici e alle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Il giovane ha anche indicato il luogo dove dopo il raid ha nascosto il bastone adoperato per colpire il 34enne che è stato trovato e sequestrato dai carabinieri. Tra gli arrestati c’è anche un tifoso del Portici, amico di Spedaliere. Le indagini coordinate dalla Procura di Napoli e dalla Procura dei minorenni di Napoli sono state condotte dal commissariato e dai carabinieri di Pozzuoli. Gli arresti in flagranza differita nei confronti dei tre minorenni coinvolti nella rissa sono i primi dopo il decreto sicurezza del 23 ottobre scorso, che prevede la flagranza differita sui minori.

La vittima è ricoverata in rianimazione all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico. La prognosi è strettamente riservata. Gli scontri sono avvenuti all’esterno dello stadio Domenico Conte, dopo il match vinto per 2-0 dalla squadra ospite. Secondo quanto si apprende, il 34enne sarebbe stato aggredito nei pressi degli imbocchi della Tangenziale, mentre stava facendo rientro a casa. “I medici non ci hanno dato speranze, non si può rischiare la vita per una partita di pallone”, ha dichiarato la sorella di Spedaliere in un video diffuso sui social anche dalla squadra del Portici.

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Brasile, Lula rieletto: chi paga il crollo di Borsa e real

La vittoria elettorale è arrivata domenica, il conto finanziario il giorno successivo. In Brasile, la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva ha provocato una violenta reazione dei mercati: la Borsa di San Paolo ha perso quasi il 14% e il real ha subito una delle peggiori svalutazioni degli ultimi decenni.

Dietro questi numeri non c’è soltanto la delusione degli investitori che avevano scommesso su un cambio di governo. C’è una questione più profonda: come finanziare la spesa pubblica, sostenere la crescita e contenere il debito senza soffocare famiglie e imprese con interessi elevati?

È la sfida economica del quarto mandato di Lula, ma anche il motivo per cui il risultato delle elezioni brasiliane interessa chi investe nei mercati emergenti e le aziende europee che operano in Sud America.

Elezioni Brasile 2026, perché la vittoria di Lula ha sorpreso i mercati

Il ballottaggio del 25 ottobre ha consegnato a Lula il 51,79% dei voti, contro il 48,21% di Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair. Il risultato è stato confermato dal Tribunale superiore elettorale brasiliano.

La sorpresa nasce dal primo turno, quando Bolsonaro aveva preceduto Lula, alimentando sui mercati aspettative di politiche più favorevoli al contenimento della spesa. Si era aperto anche il dibattito sulle conseguenze di una possibile vittoria di Bolsonaro sull’accordo tra Unione europea e Mercosur.

Gli investitori avevano acquistato azioni brasiliane e real anticipando quello scenario. La vittoria di Lula li ha costretti a rivedere rapidamente le proprie posizioni.

Il crollo non rappresenta necessariamente una bocciatura definitiva dell’economia brasiliana: riflette anche lo smontaggio delle scommesse finanziarie costruite nelle settimane precedenti.

Borsa brasiliana in caduta, il real perde oltre l’8%

La seduta di lunedì 26 ottobre è stata particolarmente turbolenta.

L’indice Ibovespa, principale riferimento della Borsa brasiliana di San Paolo (B3), che misura l’andamento delle azioni più rappresentative e liquide del mercato, ha chiuso in ribasso del 13,9%, dopo che le contrattazioni erano state temporaneamente sospese al raggiungimento della soglia di perdita del 10%.

Il real ha ceduto circa l’8,1% nei confronti del dollaro, con il cambio arrivato intorno a 5,415 real per dollaro. Durante gli scambi aveva superato anche quota 5,60.

Le vendite hanno interessato, inoltre, i titoli di Stato brasiliani, soprattutto quelli a lunga scadenza.

La reazione ha coinvolto anche il Tesoro brasiliano, che ha annullato le aste ordinarie di titoli indicizzati all’inflazione e a tasso fisso previste per il 27 e il 29 ottobre.

Debito pubblico e tassi: il vero problema del Brasile

Per comprendere le preoccupazioni degli investitori bisogna guardare ai conti pubblici.

Secondo l’analisi di J.P. Morgan Private Bank, ad agosto il debito pubblico lordo brasiliano aveva raggiunto l’82,9% del PIL.

La banca centrale brasiliana mantiene, inoltre, il tasso Selic, il principale tasso di interesse di riferimento del Paese, utilizzato per orientare il costo del denaro e controllare l’inflazione, al 13,75% annuo: un livello elevato, che rende particolarmente oneroso finanziare investimenti e consumi.

Lula intende preservare i programmi sociali e sostenere la domanda interna. Il problema consiste nel conciliare questi obiettivi con la necessità di stabilizzare il debito.

Se gli investitori percepiscono un rischio maggiore, chiedono rendimenti più elevati per acquistare obbligazioni brasiliane.

Più alti sono gli interessi sul debito, maggiori diventano le risorse pubbliche necessarie per pagarli. Si restringe così lo spazio disponibile per infrastrutture, istruzione e servizi.

Chi perde e chi può guadagnare dalla svalutazione del real

La svalutazione del real brasiliano non produce gli stessi effetti su tutta l’economia. Per alcune imprese può rappresentare un vantaggio competitivo, mentre per altre si traduce in maggiori costi e margini di guadagno più ridotti.

Le famiglie rischiano di pagare di più i prodotti importati, con possibili ripercussioni sull’inflazione. La situazione è particolarmente delicata per le aziende indebitate in valuta estera: se il real perde valore, servono più reais per rimborsare lo stesso debito in dollari, salvo adeguate coperture valutarie.

Al contrario, gli esportatori possono beneficiare di un cambio più favorevole, soprattutto quando incassano in dollari e sostengono parte dei costi in valuta locale.

Per chi investe dall’Italia, il rischio valutario merita particolare attenzione. Un’azione brasiliana può mantenere invariato il proprio prezzo in real e generare, comunque, una perdita quando il capitale viene riconvertito in euro.

È un rischio che riguarda anche chi investe attraverso fondi indicizzati. QuiFinanza ha già approfondito che cosa rischiano gli ETF durante le fughe di capitali dai mercati emergenti.

Lula tra Washington, Pechino e un Congresso conservatore

La crisi finanziaria si inserisce in un quadro geopolitico complesso.

Lula governerà con un Congresso orientato prevalentemente a destra, che potrà limitare o modificare diversi interventi economici.

Sul piano internazionale, il Brasile deve preservare i rapporti commerciali con la Cina, principale acquirente delle sue esportazioni, e gestire le tensioni con gli Stati Uniti.

La vittoria di Lula rappresenta, inoltre, una discontinuità rispetto alla recente avanzata delle destre latinoamericane.

Per l’Italia, il rischio riguarda, soprattutto, l’esposizione valutaria delle imprese che operano sul mercato brasiliano e gli investimenti finanziari denominati in real. Per gli investitori conta anche la fiscalità: dal 2026 sono cambiate le regole sulla tassazione dei dividendi provenienti dal Brasile.

Non significa che gli scambi commerciali debbano necessariamente diminuire. Molto dipenderà dalla durata della svalutazione e dalle future decisioni economiche.

Cosa succede adesso e quali segnali osservare

Il primo vero banco di prova per Lula sarà la scelta dei responsabili della politica economica e la definizione del bilancio pubblico per il 2027.
Due passaggi decisivi per capire se il nuovo governo riuscirà a conciliare le promesse sociali con la necessità di tenere sotto controllo il debito e riconquistare la fiducia degli investitori.

Il Brasile non è improvvisamente diventato un’economia senza prospettive. Resta una grande potenza agricola, mineraria ed energetica, con un mercato interno di dimensioni rilevanti.

La rielezione di Lula, però, ha riportato al centro una domanda decisiva: chi sosterrà il costo dell’equilibrio tra protezione sociale, crescita economica e sostenibilità del debito?

Per famiglie, imprese e investitori, la risposta conterà molto più del risultato di una singola seduta di Borsa.

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OE2027: RSI chega a menos de 4% dos cidadãos estrangeiros em Portugal

Os cidadãos estrangeiros representam menos de 4% do total de beneficiários do Rendimento Social de Inserção (RSI), disse hoje a secretária de Estado da Segurança Social, negando que estas pessoas sejam um problema para o sistema de apoio.

“Vale a pena recordar que o peso dos estrangeiros enquanto beneficiários do RSI é de menos de 4%. Em cada 100 beneficiários do RSI, 96 são cidadãos portugueses”, afirmou Filipa Lima, ao ser ouvida no âmbito da apreciação, na generalidade, da proposta de lei do Orçamento do Estado para 2027 (OE2027), juntamente com a restante equipa do Ministério do Trabalho, Solidariedade e Segurança Social.

Em resposta a perguntas da bancada do partido Chega, a secretária de Estado adiantou que há atualmente 6.500 pessoas estrangeiras a receber o RSI, em cerca de 190 mil beneficiários.

Segundo a governante, do conjunto de pessoas estrangeiras que recebe o RSI, uma em cada três são cidadãos ucranianos que chegaram em Portugal em 2022.

Filipa Lima referiu que nesse ano chegaram a Portugal cerca de 10 mil pessoas, e que atualmente esse número desceu para “pouco mais de 2.400” cidadãos ucranianos.

“Portanto, não, senhores deputados, os cidadãos estrangeiros não são um problema no caso do RSI e também não o serão no caso da PSU [Prestação Social Única] ”, afirmou a secretária de Estado, referindo-se ao facto de o RSI ser uma das prestações que será agregada na nova prestação social.

Segundo Filipa Lima, os deputados “misturaram uma série de ideias que não correspondem totalmente à verdade” e aproveitou para “clarificar” que o RSI é uma prestação do regime não contributivo e que, por isso, “não faz qualquer sentido exigir contribuição para a segurança social para este tipo de apoio”,

“Aquilo que nós já fazemos é exigir, para os cidadãos estrangeiros, residência [no país] superior a um ano”, apontou.

Já no que diz respeito ao regime contributivo, a secretária de Estado aproveitou para adiantar que entre janeiro e junho de 2026, com base nos dados do Instituto da Segurança Social, há uma média de 914 mil contribuintes estrangeiros por mês, registando-se mensalmente 15 mil novos inscritos, que contribuem, em média, com cerca de 412 euros mensais.

“Relativamente às prestações, estamos a falar de cerca de 205 mil beneficiários por mês, com uma prestação mensal média de 349 euros. Em termos acumulados, temos para as contribuições, até agosto, mais de 3 mil milhões de euros de contribuições pagas à Segurança Social, um crescimento de 13,7% e do lado das prestações, 563 milhões de euros, um crescimento de 2,3%”, referiu Filipa Lima.

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Messi recebe camisa do Palmeiras de JP Sampaio, coordenador da base

Lionel Messi recebeu um presente especial das mãos de João Paulo Sampaio, coordenador da base do Palmeiras.

Nesta segunda-feira (26), em meio a disputa da Messi Cup, torneio sub-16 que está sendo realizado em Miami, o dirigente entregou uma camisa do Palmeiras. Trata-se da edição especial em homenagem a Itália, campeã do mundo em 2006.

Coordenador das categorias de base do Verdão, João Paulo Sampaio presenteou Lionel Messi com nosso manto, em Miami (EUA), onde está sendo disputada a Messi Cup! 🇦🇷💚 https://t.co/Am7SCEylrQ

— SE Palmeiras (@Palmeiras) October 26, 2026

A disputa da Messi Cup segue a todo vapor, e o Palmeiras já venceu na primeira rodada. E não foi qualquer adversário, nada mais, nada menos que o Barcelona. Agora, restam duelos com Newell’s Old Boys e Arsenal para definir quem avança à semifinal.

A Messi Cup também tem o Flamengo como representante brasileiro.

Veja quais são e quantos títulos têm os campeões da Champions League

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