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“Fatico a prendere Meloni sul serio. Risponde alle proteste con botte e arresti”: così D’Alema su La7

“Fatico a prendere sul serio Meloni. Il capo di un governo che ha le autostrade bloccate dai camionisti, i contadini in rivolta, i ragazzi per strada, anche con atti violenti, è in grado di rispondere soltanto in termini di sicurezza, botte, arresti preventivi, criminalizzazione”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema, che stigmatizza duramente la presidente del Consiglio per le sue dichiarazioni contro la gip di Milano Tiziana Landoni, “rea” di non aver convalidato il fermo di Youssef Siher e di averne disposto la liberazione.

Per l’ex presidente del Consiglio la reazione di Meloni è il sintomo di un governo incapace di comprendere le proteste che attraversano il Paese: “Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose”.

D’Alema sottolinea anche la contraddizione tra l’attacco alla giudice e la riforma costituzionale della giustizia voluta dall’esecutivo: “Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri”.

Poi la stoccata: “Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista“. L’ex ministro degli Esteri denuncia quindi la scelta del governo di affrontare le tensioni sociali esclusivamente come un problema di ordine pubblico, individuando di volta in volta presunti responsabili delle mobilitazioni per evitare di confrontarsi con le ragioni della protesta: “Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini”.

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“Molti fenomeni dei social spiegano dove andrò e perché. Dietrologi al quadrato, senza un’esistenza fuori dal web”: le parole di Enrico Mentana

Lo ha detto lui stesso: dal prossimo 23 dicembre non sarà più alla conduzione del TgLa7. Enrico Mentana lascia il telegiornale che dirige dal 2010 e, a pochi giorni dall’annuncio arrivato dal palco del Premio giornalistico Franco Marchiaro di Alessandria, torna a parlare del proprio futuro con un post sui social.

“Leggo con grande divertimento che molti fenomeni dei social spiegano dove andrò dopo La7 e soprattutto perché, per poi biasimare la scelta che si sono inventati. Dietrologi al quadrato, senza un’esistenza fuori dal web, forti solo della loro faziosità: buona vita”, ha scritto il giornalista.

Per ora, dunque, nessuna conferma sulle molte ipotesi circolate in questi giorni. Di certo c’è che il contratto di Mentana con l’emittente scadrà alla fine dell’anno e non verrà rinnovato. Ad Alessandria era stato lui stesso a dare la notizia: “Il 23 dicembre saluterò i miei telespettatori, sarà il mio ultimo giorno alla conduzione del Tg de La7”.

Che il rapporto con la rete di Urbano Cairo fosse arrivato a un punto delicato, però, era emerso già da mesi. Lo scorso maggio, al Festival della Tv di Dogliani, Mentana aveva espresso in modo molto netto le proprie perplessità sull’identità editoriale di La7: “È evidente che si è voluto fare di La7 una nuova Rai3 senza però che esistano una nuova Rai2 e una nuova Rai1”. Aveva poi aggiunto che “un elettore del centrodestra non può guardare i programmi di La7 sentendosi a casa”, sostenendo che nei programmi della rete “uno si sente a casa e l’altro in trasferta, uno in poltrona e l’altro sui carboni ardenti”.

In quella stessa occasione Mentana aveva però distinto nettamente il proprio telegiornale dal resto dell’offerta della rete, rivendicandone l’autonomia: “Io non do pagelle, se Meloni ha ragione ce l’ha e basta. La mia missione è raccontare la realtà nel modo più rigoroso possibile”. E aveva criticato una televisione sempre più costruita secondo una logica “binaria”, nella quale il giornalismo rischia di trasformarsi in “una forma di tifoseria”.

Cairo, dal canto suo, aveva pubblicamente lasciato aperta la porta alla permanenza di Mentana, parlando di “grande stima” e di un rapporto amicale consolidato negli anni, ma precisando anche che per continuare sarebbe servita “la voglia da ambo le parti”. Il ripensamento, evidentemente, non è arrivato.

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Travaglio a La7 : “Confronto pubblico con Del Vecchio? Non siamo al Bagaglino o al circo Barnum. Il Fatto e i suoi giornalisti non sono in vendita”

“Non tutto si compra e non tutti si comprano. Noi non siamo in vendita, chi ci vuole comprare può dare 2 euro in edicola o sottoscrivere un abbonamento digitale, in offerta da oggi al 10 novembre“. Marco Travaglio, a Otto e mezzo (La7), ribadisce la posizione del Fatto Quotidiano di fronte al tentativo di scalata di Leonardo Maria Del Vecchio, che attraverso la sua società LMDV Media punta ad acquisire il controllo della società editrice del giornale, Seif.

Il direttore del Fatto sceglie inizialmente l’ironia per commentare l’improvviso interesse del 31enne, quartogenito del fondatore di Luxottica e socio di Delfin. E cita l’episodio Le vacanze intelligenti, con Alberto Sordi e Anna Longhi, del film Dove vai in vacanza?: “Mi sento come la moglie di Alberto Sordi alla Biennale di Venezia, la buzzicona che si sdraia su una sedia per riposarsi i piedi gonfi. Arrivano dei turisti americani, la scambiano per un’installazione e la valutano 18 milioni. Quando torna Alberto Sordi, lei gli dice che volevano comprarla per 18 milioni e lui risponde: ‘Ma non saranno troppi?'”.
Poi la battuta sul repentino cambio di atteggiamento di Del Vecchio: “Questo improvviso amore per il Fatto non lo sospettavo, perché fino a tre giorni fa ci definiva ‘ratti del giornalismo’ e ‘Falso Quotidiano’. Adesso ha cambiato idea. Evidentemente vuole cambiarci la testata e chiamarci ‘Ratto Quotidiano’“.

Travaglio ribadisce quanto dichiarato dai soci fondatori nei giorni scorsi: “Questa è l’unica risposta che conta: noi soci fondatori, cioè io, Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Peter Gomez, Marco Lillo, Luca D’Aprile e Francesco Aliberti, non siamo interessati a cedere le nostre quote. Quindi, il suo tentativo di prendere addirittura l’82% del Fatto, per cambiare lo statuto e togliere il tetto del 17% per ogni azionista, è destinato a naufragare. Se vuole – continua – può comprare azioni in Borsa, dove c’è il 38% delle nostre azioni. Comunque il Fatto non è in vendita, il direttore del Fatto non è in vendita, i giornalisti del Fatto non sono in vendita. Il Fatto lo può comprare soltanto il lettore, pagando 2 euro in edicola oppure abbonandosi“.

La conduttrice Lilli Gruber chiede allora al direttore perché Del Vecchio voglia acquistare proprio il Fatto. “Questo non te lo so dire – risponde Travaglio – io non faccio processi alle intenzioni. Non so se c’è un improvviso innamoramento oppure se lui, o qualcuno intorno a lui, decide di fare un’azione di disturbo nei nostri confronti, per destabilizzarci e screditarci. Mi giungono tante voci, le prendo per quelle che sono, cioè delle voci. L’importante è che noi abbiamo detto che non vendiamo il Fatto e quindi resterà uno dei pochissimi quotidiani senza un padrone, che ha come unici compratori i suoi lettori e i suoi abbonati”.

Del Vecchio, intanto, non ritira la proposta. Ha chiesto un incontro al consiglio di amministrazione di Seif e ha su X ha invitato formalmente Travaglio a un confronto pubblico sui rispettivi piani industriali. Gruber chiede al direttore se è disponibile, proponendo di ospitare entrambi a Otto e mezzo.
La risposta di Travaglio è negativa: “È una questione molto seria, qui c’è di mezzo la Borsa, ci sono di mezzo i risparmiatori. Ogni parola che si dice sposta il titolo. Se ci saranno incontri, avverranno ovviamente nelle sedi ufficiali, con i rappresentanti e i manager dell’azienda”.
E aggiunge: “Certamente questa storia non può trasformarsi in un Bagaglino, in un circo Barnum o in un talk dove si chiacchiera del più e del meno. Quindi, escludo che questo incontro possa avvenire da te, mi dispiace Lilli, ma non è uno spettacolino“.

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