❌

Reading view

Conselho Nacional de Direitos Humanos pede suspensão do Smart Sampa

Logo Agência Brasil

O Conselho Nacional de Direitos Humanos (CNDH) pediu que o programa de câmeras de vigilância Smart Sampa, da prefeitura de São Paulo, seja suspenso após falhas de segurança permitirem que terceiros não autorizados tivessem acesso ao sistema de videomonitoramento.

O problema foi revelado pelo portal UOL, no dia 20 de outubro. De acordo com a reportagem, 181 logins e senhas de usuários, dados cadastrais de mais de 6 mil agentes de segurança e orientações para replicar a interface da plataforma ficaram expostos em um repositório público por aproximadamente 11 meses.

Notícias relacionadas:

Esse material permitiu o acesso de terceiros a imagens de mais de 58 mil câmeras, incluindo as de creches, escolas, hospitais, unidades básicas de saúde e centros de atenção psicossocial. Também era possível consultar cadastros de pessoas físicas (CPF), nomes e placas de veículos, além da inserção de dados no sistema.

O CNDH argumenta que a falta de medidas de segurança, como autenticação de duas etapas e senhas dedutíveis, colocou em risco dados sigilosos de agentes de segurança e imagens das câmeras de espaços públicos.

Além disso, o conselho diz que “durante 11 meses, quem tivesse as credenciais poderia observar a cidade e localizar pessoas determinadas”.

“Podem ter sido rastreados o trajeto de policiais, guardas civis e policiais penais entre suas bases e residências; a rotina de militares das Forças Armadas; o trabalho de advogados e jornalistas, com risco ao sigilo profissional e da fonte. Todas essas pessoas ficaram sujeitas ao risco de serem identificadas, acompanhadas e perseguidas por terceiros desconhecidos, sem qualquer possibilidade de saber que eram observadas. O dano tem, portanto, natureza transindividual”, informou o conselho.

Para além do risco de perseguição, o programa Smart Sampa estaria violando regras estabelecidas pelo próprio conselho, na Resolução CNDH nº 17/2025, que dispõe sobre o uso de tecnologias de reconhecimento facial em espaços públicos dos estados e do Distrito Federal

A manutenção de credenciais de acesso ativas, vulneráveis e sem mecanismos de autenticação em dois fatores ao longo de 11 meses afronta diretamente a obrigação de segurança prevista no artigo 3º, parágrafo 1º.

A utilização de credenciais previsíveis e compartilhadas compromete a integridade dos registros de auditoria, impossibilitando a identificação individualizada dos acessos e violando o artigo 4º, inciso V.

Também houve violação do art. 4º, VIII. O fato de que a exposição foi descoberta pela imprensa, e não pelos controles do sistema, revela a ausência da supervisão exigida pelo artigo.

O CNDH informou que comunicará o ocorrido ao Ministério Público do Estado de São Paulo e ao Ministério Público Federal, recomendando a instauração de inquérito civil e o ajuizamento de ação civil pública contra o município.

O conselho emitiu ainda uma notificação para o MPSP, solicitando a suspensão do uso do sistema, a preservação dos registros e a reparação dos danos morais coletivos causados aos direitos difusos e coletivos.

A Agência Brasil procurou a prefeitura de São Paulo para um posicionamento, mas até a publicação deste texto não houve resposta.

*Estagiário da Agência Brasil sob supervisão de Odair Braz Junior.

  •  

Da “ayatollah dei maranza” a “ideologo eversore”. Youssef Siher, così i giornali hanno sbattuto il mostro in prima pagina

Eccolo lì, il mostro sbattuto in prima pagina. Gli occhiali da studioso, il baffetto, lo sguardo serio. Figlio di una coppia marocchina, istruito e di religione islamica, Youssef Siher è il perfetto capro espiatorio per il governo nei giorni dei disordini nelle piazze italiane, ma anche il volto che i giornali aspettavano per aprire le proprie edizioni. E allora il 30enne, tornato libero oggi, dopo quattro giorni in carcere, viene definito dai quotidiani, a partire da domenica 25 ottobre, nei modi più disparati (e talvolta offensivi): “L’ayatollah dei maranza” (il Giornale), “l’ideologo eversore” (ancora il Giornale), “la mente delle rivolte” (Libero), “potenziale terrorista” (di nuovo Libero), “il laureato mente del 17 ottobre” (la Repubblica), “il capo del branco” e “il burattinaio degli scontri” (la Verità), “il regista del movimento” e anche “l’ideologo” (il Corriere della Sera).

Al di là dei vari epiteti, Siher per tutti è “la mente” della rivolta. Quando viene fermato sabato 24 ottobre, il ministro Matteo Piantedosi parla proprio di “presunta mente” del Movimento 17 ottobre. Il collega di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, si affretta a fargli i complimenti su X “per aver individuato l’ideatore” dei disordini. Le accuse, per il giovane, sono istigazione a delinquere aggravata dal terrorismo e violenza organizzata. Reato, quest’ultimo, introdotto attraverso l’ultimo decreto Sicurezza del governo, in vigore poche ore prima del fermo.

Guerra al 30enne (e all’Islam) da sbattere in prima pagina

I giornali tradizionalmente di destra – e i loro direttori – non dovevano credere ai loro occhi quando Siher è stato portato in Questura a Milano e da lì al carcere di San Vittore. E infatti, col tipico garantismo a convenienza, si sono affrettati a condannarlo. E, intorno alla condanna, a costruire la propria narrazione. Partiamo da il Giornale diretto da Tommaso Cerno. L’apertura a caratteri cubitali del 25 è “L’ayatollah dei maranza”. Il sottotitolo: “Fermato il fondatore del gruppo 17 ottobre”. La doppia pagina, 2-3, è “Regia islamica” (dietro gli scontri, ovviamente). Tra i “deliri” e le “ossessioni ” di Siher – così li definiscono nella redazione milanese del quotidiano fondato da Indro Montanelli – aver appoggiato un’interrogazione di Nicola Fratoianni, essere un attivista pro Pal, parlare di genocidio e di libertà “dal fiume al mare”. Il giorno dopo, attenzione, ecco a tutta pagina “Tutti i legami di Youssef”, reo di aver partecipato a un convegno con l’ex Avs Aboubakar Soumahoro e di essere sceso in piazza con Mohammad Hannoun. Già che ci siamo, poiché nel calderone di questi giorni fa comodo, il 27 l’apertura è sull’intervista a Matteo Salvini. Titolata così: “Islam pericolo per l’Italia. Ecco la mia nuova Lega”. Accostamenti suggestionanti stabilirebbe una storica sentenza della Cassazione sui limiti del diritto di cronaca. Dopo le pagine 2-3 col leader del Carroccio che dice che le moschee vanno chiuse, a pagina 4 ecco Siher, definito “l’ideologo eversore”. Poi si parla di Fratelli musulmani, di Piantedosi che indica di “valutare legami con Hamas” e della presunta intenzione del giovane ricercatore – tutta da dimostrare – di volere “una primavera araba” a Milano.

Gli attacchi al Fatto e alla politica “nemica”

Per Libero, il giornale diretto da Alessandro Sallusti, la prima pagina del 25 ottobre diventa il pretesto per una doppia operazione: screditare le rivendicazioni socio-economiche di chi protesta, incolpando l’Islam, e attaccare il Fatto Quotidiano (poiché Siher ha svolto uno stage nella redazione di Milano). Ecco l’apertura: “Non è disagio, è Islam”. Il sottotitolo: “Presa la mente delle rivolte: è un ex collaboratore di Travaglio”. Per Sallusti è l’uomo perfetto: “Altro che emarginazione”. Nell’editoriale parla persino di un “progetto politico di matrice islamica per destabilizzare l’Italia”. Poi, con l’immancabile paternalismo, dà del “cretino” a Siher e a chi “gli ha dato spago e credibilità”. A pagina 2 un titolo che è già una sentenza: “La mente del Movimento voleva il partito islamico per dare l’Italia ai maranza”. A pagina 3, visto che ci siamo, un attacco – così viene inteso dai lettori del quotidiano fondato da Vittorio Feltri – ai 5 stelle. Siher viene descritto, nella titolazione, come “l’intellettuale musulmano autore del ‘Fatto’ e amico del M5s“. Il giorno dopo, il 26, in prima pagina compare un titolo che dire allusivo è poco: “Tutte le donne del capo islamico“. Il pretesto è l’indagine a carico della moglie. L’apertura in prima pagina del 27 ottobre, invece, è dedicata al Partito democratico: “Il Pd arruola il capo islamico”. A Sallusti non devono essere piaciute le prese di posizione di chi ha espresso più di un dubbio sul fermo del 30enne e sulle relative accuse.

Siher è già colpevole: la verità de la Verità

Anche per la Verità, il giornale fondato e diretto da Maurizio Belpietro, il fermo di Siher è l’assist perfetto per cancellare con un colpo di spugna il disagio sociale. L’occhiello dell’apertura, domenica 25 ottobre, recita: “Ma quale disagio economico: ecco chi muove le rivolte dei maranza”. Siher è già il responsabile. E infatti il titolo è “Preso il capo del branco”. Nell’editoriale Belpietro snocciola il curriculum del giovane, definendolo “l’ideatore del Movimento 17 ottobre, quello che minacciava di scatenare la rivolta in tutte le città d’Italia fino a che non fosse caduto il governo”. Povero governo, viene da dire: che scarsa stima da parte dei suoi sostenitori. Naturalmente per la Verità è importante sottolineare che Siher sia un italiano di “seconda generazione”, figlio di immigrati marocchini, e che sia istruito. Ecco l’apertura a pagina 2: “Altro che maranza. Il capo del 17 ottobre è un italomarocchino con laurea e master”. Il titolo dell’editoriale di Belpietro? È a pagina 3: “La storia di Siher è la dimostrazione che l’unico errore è stato integrare“. Insomma, il 30enne residente in provincia di Brescia è già ampiamente colpevole. Il giorno dopo, il 26, l’apertura del quotidiano dà per certo che i disordini siano stati favoriti da finanziamenti pubblici. Eccola: “C’è un giro di soldi pubblici dietro le menti della rivolta”. Anche qui il pretesto che spinge un titolo così roboante è poca cosa: la moglie di Siher lavora per un’associazione che ha ricevuto denaro dal Comune di Milano e da altri enti pubblici.

Seppur con toni più contenuti, anche il Corriere della Sera ha cavalcato la vicenda. Nel titolo d’apertura del 25 Siher è “il regista del movimento”. Nel colonnino di pagina 2 vengono estrapolate alcune frasi dagli articoli scritti dal 30enne: da ilFattoQuotidiano.it, da il Foglio e da Ispi, l’istituto di geopolitica per cui collaborava. Nel colonnino di pagina 3, invece, vengono pubblicate le foto con tanto di indirizzo delle sedi milanesi dei due giornali e dello stesso Ispi. Il giorno successivo il sottotitolo dell’apertura cita l’accusa di eversione e le parole della Procura: “Voleva terrorizzare la popolazione”. Il 27, di nuovo, la versione dei pm, con la richiesta del carcere: “Da Youssef dichiarazioni di guerra. Può sviluppare una strategia rivoluzionaria”. Oggi, come anticipato, la scarcerazione: la giudice per le indagini preliminari ha rigettato la richiesta di convalida del fermo.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
Instagram

L'articolo Da “ayatollah dei maranza” a “ideologo eversore”. Youssef Siher, così i giornali hanno sbattuto il mostro in prima pagina proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

I giornalisti di una tv serba si scusano per il lavoro svolto negli ultimi anni: “Rimasti in silenzio, fornito informazioni di parte e non posto le domande giuste”

“Per molti anni il servizio pubblico non ha svolto la sua funzione, è rimasto in silenzio, ha chiuso un occhio, ha fornito informazioni di parte e ha riportato i fatti in modo acritico. Non sono state poste le domande giuste o non sono state poste affatto”. Esordisce così il giornalista Goran Eror dell’emittente serba RTV nel discorso in cui la redazione si scusa con i propri telespettatori per il lavoro svolto negli ultimi anni di governo Vucic. “È l’inizio di un percorso per riconquistare la fiducia del pubblico” ha aggiunto prima di cominciare il telegiornale.

Nei giorni scorsi, tra l’altro, alcune persone avevano fatto irruzione nella redazione di Informer, un’altra tv filo-governativa, per dire al direttore di “chiedere scusa ai cittadini” per le “menzogne” raccontate negli anni. Nonostante l’ex presidente serbo Vucic abbia additato i sostenitori della Lista Studentesca come responsabili dell’irruzione, non è chiaro se siano stati effettivamente loro ad aver compiuto l’intrusione nella televisione.

L'articolo I giornalisti di una tv serba si scusano per il lavoro svolto negli ultimi anni: “Rimasti in silenzio, fornito informazioni di parte e non posto le domande giuste” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Energia solar residencial amplia participação e chega a 81% da potência instalada em Pernambuco

A classe residencial ampliou em 6,9% sua participação na potência instalada de energia solar por geração distribuída em Pernambuco em 2026, considerando a potência instalada entre janeiro e agosto, na comparação com o mesmo período de 2025, segundo dados da Agência Nacional de Energia Elétrica (ANEEL).

As residências passaram a responder por 81,25% dos 175.947,39 quilowatts (kW) de potência solar instalada no estado até agosto, com 142.949,09 kW. Considerando todas as classes de consumo — residencial, comercial, industrial, rural e serviço público —, a potência solar instalada alcançou 175.947,39 kW nos oito primeiros meses do ano.

Para Artur da Silva Figueiredo, assessor de Ciclo de Crédito da Central Sicredi Nordeste, o avanço está relacionado à combinação entre a maior acessibilidade da tecnologia e a percepção dos consumidores sobre os benefícios do sistema.

“A energia solar deixou de ser vista apenas como uma alternativa tecnológica e passou a ser considerada por muitas famílias como uma forma de reduzir despesas recorrentes. A queda no custo dos equipamentos, o acesso ao financiamento e a possibilidade de gerar parte da própria energia contribuem para tornar esse investimento mais atrativo”, afirma.

A predominância residencial também aparece na quantidade de centrais de geração distribuída. Até agosto, Pernambuco tinha 21.552 centrais na classe residencial, o equivalente a 92,49% das 23.303 unidades registradas no estado. O crescimento mostra que a expansão da energia solar não ocorre apenas pelo aumento da potência dos sistemas já instalados, mas também pela entrada de novos consumidores no mercado.

A expansão ocorre em diferentes regiões do estado. Entre os municípios pernambucanos, Petrolina lidera o ranking de potência instalada em 2026, com 22.696,95 kW. Em seguida aparecem Recife, com 14.010,30 kW; Caruaru, com 9.369,10 kW; Jaboatão dos Guararapes, com 6.160,85 kW; e Olinda, com 4.275,28 kW.

Para Artur, a ampliação da base de consumidores também tende a fortalecer o mercado de equipamentos e serviços relacionados à instalação e manutenção dos sistemas. “À medida que mais famílias adotam a geração solar, aumenta também a familiaridade da população com a tecnologia, o que reduz a percepção de complexidade da instalação e favorece novas adesões. É um processo em que a experiência de quem já utiliza o sistema passa a influenciar outros consumidores”, afirma.

Crédito para energia solar

A procura por financiamento também faz parte do mercado de geração própria. A carteira de crédito do Sicredi destinada à aquisição de sistemas de energia solar em Pernambuco alcançou R$ 42,6 milhões em agosto de 2026. A linha contempla consumidores residenciais e empresas que buscam instalar sistemas fotovoltaicos para reduzir os gastos com energia elétrica e ampliar a previsibilidade das despesas.

Segundo Artur da Silva Figueiredo, a decisão de investir em um sistema solar está cada vez mais relacionada à avaliação do custo da energia no longo prazo. “Quando o consumidor analisa o investimento, ele não considera apenas o valor de instalação do sistema, mas também a economia que poderá obter ao longo dos anos. O financiamento permite distribuir esse investimento no tempo e, dependendo do projeto, conciliar as parcelas com a redução esperada na conta de energia”, explica.

O especialista aponta que a escolha do sistema precisa levar em conta o perfil de consumo, o espaço disponível e a capacidade de geração necessária para cada imóvel. “É importante que o consumidor tenha orientação adequada desde a elaboração do projeto até a contratação do financiamento. Esse planejamento ajuda a garantir que o investimento seja compatível com a realidade financeira e com a necessidade de cada família ou negócio”, conclui Figueiredo.

© Guga Matos/JC Imagem

Energia solar residencial amplia participação e chega a 81% da potência instalada em Pernambuco
  •  

MPSP passa a usar SmartSampa para combate ao crime organizado

Logo Agência Brasil

O Ministério Público de São Paulo formalizou parceria com a Prefeitura de São Paulo para usar o sistema de monitoramento por câmeras em operação na cidade, o Smart Sampa, para investigações de combate ao crime organizado e em ações focadas no combate à violência contra as mulheres.

A assinatura de dois acordos técnicos permitirá que o Grupo de Atuação Especial de Combate ao Crime Organizado (GAECO) use o sistema no apoio a investigações e ações de prevenção e repressão. O acordo terá vigência de 12 meses, contados a partir da data de assinatura, e poderá ser prorrogado.

Notícias relacionadas:

“Desde que visitamos o Smart Sampa pela primeira vez, vimos o grande potencial da estrutura que a Prefeitura de São Paulo tem implementado cada dia mais, não só na identificação de criminosos. O policiamento preventivo, o monitoramento e os deslocamentos de determinados alvos têm um potencial muito grande para aprimorar as nossas investigações”, declarou o promotor de Justiça do Gaeco, Luiz Fernando Bugiga Rebellato, em coletiva na tarde desta terça-feira (27).

Contra a violência de gênero, o Núcleo de Gênero do Centro de Apoio Operacional Criminal (CAOCrim) utilizará o sistema para notificar os homens que está proibidos, por medidas protetivas, de se aproximarem de suas companheiras ou ex-companheiras. A ação será realizada por uma equipe da Guarda Civil Metropolitana (GCM). Segundo o MPSP, cerca de 40% dos alvos deste tipo de medida não são encontrados para tomar ciência. Este convênio tem duração de 60 meses, igualmente prorrogáveis.

De acordo coma a prefeitura, há uma rede de 58 mil câmeras na cidade e em breve haverá expansão de mais 20 mil equipamentos.

Na semana passada, foi noticiado vazamento de informações do sistema por um acesso indevido de um dos operadores. A prefeitura afirma que o caso foi isolado e não constitui uma falha de segurança.

  •  
❌