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“Signora lo dice a sua sorella”. Lite furiosa tra Matone e Bruti Liberati su La7, tra urla, risate e minacce di abbandonare lo studio

Scontro al fulmicotone a L’aria che tira (La7) tra Simonetta Matone, deputata di Forza Italia, ex leghista ed ex magistrata, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore capo di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Tra urla, battibecchi, accuse reciproche e involontari siparietti comici, la discussione degenera fino all’ultimatum della parlamentare al conduttore David Parenzo: “O gli togliete l’audio o vado via. Deve stare zitto!”.
Il motivo del contendere è la scarcerazione di Youssef Siher, decisa dalla gip di Milano Tiziana Landoni. Bruti Liberati, in collegamento, contesta duramente l’attacco di Giorgia Meloni: “Le parole del presidente del Consiglio, con questo insulto a un giudice, sono incommentabili”. E aggiunge che il riferimento al terrorismo contenuto nel provvedimento della Procura di Milano era talmente infondato che la gip lo ha liquidato in pochissime pagine.
Matone comincia a borbottare e a interromperlo. L’ex procuratore la richiama: “No, signora, stia attenta alle parole”.

Apriti cielo: la parola “signora” scatena la prima crisi diplomatica della trasmissione.
“Lei mi deve chiamare onorevole o dottoressa – protesta Matone – perché sono una sua collega. Non signora, perché se ero maschio lei non mi chiamava signore, ma dottore onorevole”.
Bruti Liberati, per nulla impressionato dal protocollo parlamentare, replica: “No, io chiamo tutti signore o signori”.
Ma Matone insiste: “Non credo proprio, la conosco. Signora lo dice a sua sorella e non a me“.

L’ex procuratore tenta allora di tornare al tema della discussione e illustra le motivazioni con cui la giudice Landoni ha escluso la sussistenza dei presupposti per la misura cautelare richiesta nei confronti di Siher: “Il giudice non ha convalidato il fermo perché l’istigazione a delinquere non c’è stata. La gip ha applicato scrupolosamente i principi della Cassazione e della Corte costituzionale. Non c’è stata istigazione a delinquere neanche nella diffusione di quella parte del manuale egiziano, perché la parte che incitava alla violenza non è stata riportata”.

Matone riprende la parola e muove a Bruti Liberati un’accusa singolare: “Il dottor signor Bruti Liberati, in primis, non si dissocia dagli accadimenti del 17 dicembre“.
A intervenire è Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “Dissociarsi dal 17 dicembre è un po’ difficile”.
La deputata si corregge, ma Bruti Liberati sbotta: “Ma da cosa mi devo dissociare? Ma stiamo scherzando, onorevole? Ho fatto il procuratore capo di Milano per una vita!”.
“Lo ha fatto male, evidentemente!”, ribatte Matone.
“Ho mandato a giudizio terroristi dell’Isis – rilancia il magistrato – E sono stati condannati! Ma di cosa parliamo?”.

La deputata cambia bersaglio e gli rimprovera di avere definito “volgare” il capo di imputazione formulato dalla Procura di Milano, ricordandogli che l’ufficio giudiziario “non è esattamente il pizzicagnolo sotto casa”.
Bruti Liberati cerca di replicare: “No, no, signora! Ascolti!”. Ma è un’altra “signora” di troppo.
“Lei deve stare zitto! Io vado via! – esplode Matone – Perché la prepotenza di certa magistratura la sta dimostrando lui, che non sta zitto!”.
L’ex procuratore scoppia a ridere, Matone torna ancora una volta sulla mancata dissociazione dagli “accadimenti del 17 ottobre”.
“Mi dissocio anche dall’assassinio di Umberto I, se vuole“, ribatte ridendo Bruti Liberati.
Matone si rivolge direttamente a Parenzo e detta le condizioni per proseguire la trasmissione: “Ma lo vede? O gli togliete l’audio o vado via! Deve stare zitto!“.

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“Vaccini? Io credo nella scienza”: il ministro Schillaci sconfessa la maggioranza sul reintegro dei medici no vax

“Io sono uno che crede nella scienza”. Pausa. “Credo nella scienza e quindi anche nei vaccini”. Il ministro della Sanità Orazio Schillaci, arrivando al Senato per il question time, parlando col Fatto sconfessa la maggioranza di governo che mercoledì alla Camera ha votato per reintegrare i medici no vax nella legge delega sulle professioni sanitarie. Testo passato con uno scarto di 13 voti a Montecitorio, che ha provocato uno scontro nella maggioranza: Forza Italia ha fatto sapere che modificherà il testo al Senato.

Ora anche Schillaci, ex rettore dell’Università Roma Tre voluto come ministro della Sanità in quota Fratelli d’Italia, parla in quanto medico e professore universitario. La sua posizione è simile a quella del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che proprio mercoledì ha detto che si deve “contrastare chi avvelena l’opinione sui vaccini”. Schillaci dovrà dare un parere al Senato quando arriverà l’emendamento di Forza Italia.

Gli azzurri infatti in queste ore hanno annunciato modifiche nel secondo passaggio a Palazzo Madama: “La norma non ci convince e non può restare così com’è”, ha detto la capogruppo al Senato Stefania Craxi. La vicepresidente del Senato Licia Ronzulli ha rincarato la dose: “Si manda un messaggio sbagliato, a chi si è vaccinato e a chi no. Dal Covid siamo usciti grazie alla scienza e ai vaccini”.

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Siher manda in tilt Forza Italia. Craxi e Moratti contro Tajani: “No alla gogna mediatica”, “Scarcerato? E’ la forza della democrazia”

“Era come se fosse in flagranza“, “i reati erano comprovati“. Con tutto il governo impegnato a lanciarsi all’attacco della gip Tiziana Landoni che ha disposto la liberazione di Youssef Siher, Antonio Tajani, mercoledì, è riuscito a distinguersi arrivando a stabilire con queste parole la colpevolezza del 30enne accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Ma questa deriva giustizialista del leader di Forza Italia non è piaciuta ad alcune anime rilevanti del suo partito. Così, appena il giorno dopo, sui giornali e sui social, a prendere una posizione diversa sono due nomi come Letizia Moratti e Stefania Craxi.

Nella mattinata di giovedì, la senatrice forzista, figlia dell’ex leader socialista, pubblica sul suo profilo Instagram delle card per celebrare l’approvazione, proprio il giorno prima, della Legge Costa: ” Stop alla gogna, il sospetto non può sopravvivere alla verità giudiziaria – scrive la senatrice Craxi – Il testo Costa sulla pubblicità delle sentenze di assoluzione è legge. Una battaglia di Forza Italia, portata avanti con determinazione, che diventa una risposta concreta a una questione di civiltà giuridica”. È bastato il riferimento alla “gogna” per far associare a molti commentatori il tema al caso specifico di Siher. Ma è il contenuto delle card che segna la rottura più netta con le parole di Tajani: “Immagina di essere accusato di un reato che non hai mai commesso – si legge – Immagina di finire su tutti i giornali accusato di quel reato. Immagina di essere stato assolto e che nessuno dia la notizia, intanto la tua vita è stata stravolta. Stop alla gogna. Non si può consentire che il sospetto sopravviva alla verità giudiziaria“.

La verità giudiziaria, almeno per il momento, è che la giudice del Tribunale di Milano, nelle 37 pagine di ordinanza, ha stabilito non solo che non vi fossero gli estremi per convalidare il fermo di Siher in carcere, ma anche che non esistano gravi indizi di colpevolezza rispetto ai reati contestati, al contrario di quanto sostiene Tajani. “Le condotte poste in essere dall’indagato, così come risultanti dalle acquisizioni investigative dianzi richiamate, non sono, allo stato, sussumibili, nel delitto di istigazione a commettere reati”, scrive Landoni. Motivazioni sufficienti, dato che arrivano direttamente da un giudice, per Craxi e la sua battaglia.

Dalle pagine del Foglio, anche un altro nome di peso del partito ha assunto posizioni ben distanti da quelle scomposte del ministro Tajani: Letizia Moratti. La presidente della Consulta della segreteria nazionale di Forza Italia, nel suo intervento, precisa che, personalmente, nutre “forti perplessità sulla sua scarcerazione“, ma “rispetto naturalmente la decisione della magistratura, oltre ad esprimere solidarietà ed immutata stima alle forze dell’ordine. Le indagini proseguiranno e sarà la giustizia, nella sua autonomia, ad accertare eventuali responsabilità”.

Nessuna condanna delle decisioni della gip, come fatto invece da Tajani. Anzi, Moratti prende il caso di Siher ad esempio per evidenziare quello che sembra considerare un paradosso: “Un uomo che ha contestato radicalmente lo Stato e le sue istituzioni, che attraverso i social ha promosso una mobilitazione segnata da una durissima e violenta contrapposizione alle istituzioni, evocando una ‘guerra a questo presente’, oggi è libero per decisione di un giudice di quello stesso Stato. Proprio lo Stato rappresentato come un nemico da combattere e abbattere (anche se Siher non ha mai manifestato nei suoi messaggi intenzioni di questo genere, ndr) ha garantito a Siher un giudice indipendente. Gli ha garantito il diritto alla difesa. Gli ha garantito la presunzione di innocenza. Ha sottoposto l’azione della propria Procura al controllo di un’altra autorità giudiziaria. E quando quel giudice ha ritenuto che non vi fossero i presupposti per convalidare il fermo, lo Stato ha aperto la porta della sua cella. È difficile immaginare una dimostrazione più limpida della forza della democrazia“.

X: @GianniRosini

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