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Approvato nel silenzio l’atto che spacca l’Italia: così Sud e aree fragili perdono miliardi

Nel totale silenzio mediatico è stato approvato in Commissione Federalismo un provvedimento destinato a sottrarre diversi miliardi al Mezzogiorno e alle aree fragili nei prossimi anni. L’aspetto più grave è che i meridionali non lo sanno e pochi addetti ai lavori lo hanno capito per un semplice motivo: il testo su cui sono stati chiamati a votare i parlamentari è abbastanza tecnico, infarcito di formule statistiche, tecnicismi economici e il solito meccanismo di “scrivere difficile per far capire poco”. Eppure l’Atto Governo 449 rischia di spaccare definitivamente l’Italia e mettere in seria difficoltà i comuni più fragili, un dettaglio non di poco conto che l’ANCI ha sottovalutato, emettendo un parere favorevole al testo “ringraziando per i miglioramenti metodologici apportati”.

Il documento – che assume la spesa storica corrente del 2023 come variabile di riferimento per stimare i fabbisogni dei territori – parte da un assunto già di per sé critico: chi in passato ha speso poco, spesso non per disinteresse, ma per la strutturale mancanza di risorse, si vede oggi riconoscere un fabbisogno inferiore di risorse. E come vengono determinati i fabbisogni delle varie funzioni dei territori? Adottando variabile e metriche che penalizzano in modo drammatico il Sud.

Per la “Funzione Territorio”, ad esempio, il provvedimento quantifica il fabbisogno di risorse a cui avranno diritto i comuni sulla base dell’intensità del servizio effettivamente erogato in passato, prendendo in considerazione parametri come i chilometri di strade asfaltate negli ultimi tre anni o l’estensione delle piste ciclabili. Così, i territori che non hanno disposto dei fondi necessari per la manutenzione ordinaria negli anni precedenti, riceveranno un riconoscimento economico ridotto, alimentando un circolo vizioso.

A questo si aggiunge l’introduzione di variabili premiali legate alla percentuale di territorio oltre i 1.500 metri d’altitudine o alla presenza di gallerie superiori ai 500 metri. Un’impostazione che avvantaggia l’arco alpino e le grandi arterie del Nord, tagliando fuori le complesse aree collinari, costiere e appenniniche del Sud, drammaticamente esposte al dissesto idrogeologico ma prive dei requisiti altimetrici o infrastrutturali previsti dal modello.

La medesima distorsione caratterizza la “Funzione Ambiente”, la cui determinazione del fabbisogno poggia su un indicatore sintetico dei rifiuti (elaborato su dati ISPRA) che pesa il numero di impianti provinciali già esistenti, quali discariche o impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Un modello che anziché dotare le province del Sud delle risorse necessarie per superare lo storico gap infrastrutturale nella gestione dei rifiuti, finisce per penalizzarle proprio per la carenza di impianti sul territorio.

E, ancora, per la “Funzione Istruzione”, le determinanti del fabbisogno per l’edilizia scolastica includono la percentuale di superficie degli edifici situati in zone climatiche fredde, tralasciando completamente le classi esposte al caldo estivo, una scelta che favorisce nettamente le regioni settentrionali e montane, ignorando la calura estiva che affligge d’estate i territori meridionali.

E per la “Funzione Trasporti e Polizia Provinciale”? La variabile principale per calcolare i fabbisogni dei territori, da ora in poi, sarà quella del numero di veicoli circolanti, il che penalizza ancora una volta il Meridione: commisurare i trasferimenti alla densità di veicoli immatricolati significa premiare i territori a più alto reddito e a maggiore concentrazione industriale, riducendo le risorse laddove la mobilità è compressa da contesti socio-economici fragili.

Per la cronaca, il Pd si è astenuto sul provvedimento mentre il M5S ha votato contro, registrandosi un durissimo intervento della Senatrice Vincenza Aloisio che, riferendosi al testo lo ha definito “un documento che sotto mentite spoglie penalizza il Sud”. L’Atto Governo 449 rischia, così, di abbandonare la sua natura perequativa per trasformarsi in una barriera invisibile ma insormontabile, destinata a formalizzare e rendere definitiva la divisione dell’Italia in due velocità.

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La Tor Vergata di Ultimo diventa un disco: 250mila voci da portare a casa

Il concerto record del 4 luglio a Roma arriva in versione live il 13 novembre. Nel cofanetto foto e una lettera ai fan; poi il tour 2027

A Tor Vergata c’erano 250mila persone. Chi non è riuscito a entrare, e chi c’era ma vorrebbe riavvolgere il tempo, potrà almeno alzare il volume. Ultimo trasforma il concerto romano del 4 luglio in un album dal vivo: si intitola Ultimo live Tor Vergata e sarà pubblicato il 13 novembre da Ultimo Records, in formato fisico e digitale. Un modo per conservare la colonna sonora di una serata che ha trasformato un’area della periferia della Capitale in una città temporanea di cori, telefonini accesi ed emozioni.

Dalla folla di Roma al cofanetto con una confessione

Non sarà soltanto una registrazione del palco. La confezione comprenderà un booklet fotografico e la lettera che Niccolò Moriconi aveva indirizzato al pubblico prima del «Raduno degli Ultimi». Tra quelle righe il cantante abbandona i numeri da primato e torna alle proprie fragilità: il legame con i fan, la timidezza dell’infanzia, la promessa di proteggere quel bambino che ancora riconosce dentro di sé.

È il terzo disco live dell’artista romano, dopo quelli dedicati ai tour negli stadi del 2024 e del 2025. Stavolta, però, il protagonista non è un itinerario di date: è una sola notte, con un pubblico sterminato a fare da secondo cantante.

«Tutto», la canzone nata a riflettori spenti

Ad aprire l’ascolto sarà Tutto, scritto all’alba, dopo la maratona musicale a Tor Vergata. Ultimo l’ha definita «la canzone più importante della mia vita»: un brano nato quando la folla era ormai lontana e il silenzio tornava a occupare lo spazio.

L’album segue l’operazione cinematografica: il film-concerto diretto da Giorgio Testi, Ultimo – Tutto. Live a Tor Vergata, ha portato sul grande schermo l’evento romano, registrando un primato al botteghino per questo genere di spettacolo.

Nel 2027 gli stadi, ma Roma resta fuori dal calendario

Ultimo ripartirà il 10 giugno 2027 da Lignano Sabbiadoro con La favola continua…. In programma 17 concerti, con tappe a Bologna, Padova, Milano, Napoli, Messina, Reggio Calabria, Bari, Firenze e Torino, fino alla chiusura del 24 luglio a Olbia. Nessuna nuova data romana figura nel calendario: dopo aver chiamato un quarto di milione di persone nella sua città, sarà il cantautore ad attraversare l’Italia per incontrarle. Intanto Roma resta impressa in un disco: non riprodurrà l’immensità di quella folla, ma potrà restituirne almeno la voce.

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