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Manovra, Misiani (Pd): “Un minestrone di bonus dal sapore elettoralistico, daremo battaglia. Energia, lavoro e sanità le nostre priorità”

Manovra, Misiani (Pd): “Un minestrone di bonus dal sapore elettoralistico, daremo battaglia”

Una manovra “di fine legislatura”, finanziata per metà in deficit e piena di bonus dal sapore elettorale, con “cambiali” per miliardi lasciate in eredità al prossimo governo. È il giudizio di Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, che parlando ad Affaritaliani boccia la legge di bilancio dell’esecutivo Meloni: poca crescita, quasi niente per la sanità, nessun sostegno vero contro il caro energia, mentre le spese militari registrano il maggiore aumento mai visto. Il Pd si prepara a dare battaglia in Parlamento, con emendamenti ai punti chiave e il timore di una manovra blindata.

Il governo parla di una manovra “prudente” e “targettizzata”. Qual è il suo giudizio complessivo, e cosa manca secondo lei?

Il giudizio è molto negativo. È una manovrina di fine legislatura, finanziata per metà in deficit. Un minestrone di bonus dal sapore elettoralistico, molti dei quali coperti solo per il 2027. Di fatto sono cambiali per miliardi di euro, scaricate sul prossimo governo, che dovrà decidere se prorogare o meno misure su cui gli elettori avranno maturato aspettative di continuità. Manca una strategia per rilanciare la crescita, ormai quasi a zero. Mancano le risorse per la sanità che chiedevano il ministro Schillaci e le regioni. Mancano sostegni veri contro il caro energia, che sta massacrando famiglie e imprese. In compenso, la manovra prevede il più grande aumento delle spese militari mai visto, pari a circa il doppio delle risorse destinate alla sanità. Uno schiaffo in faccia ai cittadini che non riescono a curarsi.

È l’ultima manovra della legislatura. C’è una logica elettorale nelle scelte su flat tax per i giovani, bollo auto e aliquota sugli aumenti contrattuali?

La flat tax per i giovani è una misura poco più che simbolica: un’imposta sostitutiva applicata solo agli incrementi del reddito da lavoro dipendente, entro specifici limiti di reddito e di importo. L’abolizione parziale del bollo auto voleva essere una risposta forte alla crisi energetica, ma l’effetto mediatico si è già esaurito, a un costo di oltre 2 miliardi l’anno. Diverso è il caso dell’aliquota piatta sugli aumenti contrattuali. La questione salariale è un problema gigantesco che il governo si rifiuta di affrontare con ciò che servirebbe davvero: una legge sul salario minimo, la generalizzazione dei meccanismi di adeguamento dei salari all’inflazione previsti da alcuni contratti, il rafforzamento della contrattazione nazionale più rappresentativa. Detto questo, piuttosto che niente, meglio la detassazione dei rinnovi contrattuali.

Su sanità, scuola e salari il Pd ha sempre chiesto più risorse. Quali sono le due o tre priorità su cui chiederete modifiche in Parlamento?

Il primo punto sono l’energia e le politiche per la crescita. Valuteremo con attenzione come il governo intende usare la clausola di flessibilità per la sicurezza energetica. Le nostre proposte le abbiamo presentate due mesi fa, ma da Palazzo Chigi non è mai arrivata una risposta. Giorgia Meloni si è di fatto affidata al buon cuore di Eni e di altre compagnie petrolifere, ma così non andiamo lontano.

Nella manovra non si intravvede il cambio di passo necessario sulle rinnovabili, né interventi per ridurre le distorsioni e le rendite che penalizzano i consumatori e gonfiano gli utili delle società energetiche. Incalzeremo il governo in Parlamento anche sul rilancio della crescita, su cui la manovra non propone nulla di significativo. Pochi giorni fa l’OCSE ci ha detto che nel 2027 l’Italia sarà ultima tra i paesi del G20 per crescita economica. A pari (de)merito con la Federazione Russa… Il PNRR è terminato quest’anno ma Meloni e Giorgetti non hanno la più pallida idea di come rimettere in moto l’economia. È un problema molto serio.

Il lavoro e il fisco sono la seconda, grande priorità: una legge sul salario minimo e la contrattazione collettiva nazionale più rappresentativa, norme contro la precarietà, la tutela delle partite IVA più fragili, la sterilizzazione del fiscal drag, che tra il 2026 e il 2029 rischia di sottrarre ai contribuenti IRPEF oltre 35 miliardi di euro secondo i dati del governo. Se i redditi reali delle famiglie continuano a ristagnare e le disuguaglianze a peggiorare, la situazione è destinata a deteriorarsi sotto il profilo sia della crescita che della coesione sociale.

La terza questione riguarda i servizi pubblici essenziali, a partire da sanità e scuola. Per il SSN ci sono solo le briciole, ma così la crisi della sanità pubblica si aggraverà. Oggi quasi 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa nel pubblico sono troppo lunghe e i soldi per rivolgersi ai privati non ce li hanno. Servirebbe una strategia di rilancio della sanità pubblica, ma il governo ancora una volta ha voltato la testa dall’altra parte. Quanto a scuola, università e ricerca, sono tra i grandi assenti di questa manovra. Non pervenute.

Il percorso parlamentare sarà molto stretto, con approvazione entro il 31 dicembre. Teme una manovra blindata senza spazio per gli emendamenti?

Sarebbe una mortificazione inaccettabile del Parlamento. Purtroppo le avvisaglie vanno tutte in questa direzione. Noi presenteremo emendamenti sui nodi più importanti, lavorando insieme alle altre forze di opposizione. Pochi giorni fa abbiamo presentato una risoluzione unitaria in 21 punti sui principali nodi di politica economica e sociale: ripartiremo da quel documento, traducendolo in proposte emendative. Sarà il primo tempo della battaglia in vista delle prossime elezioni politiche.

Ceto medio: Meloni è intervenuta sullo scaglione fino a 55mila euro, voi cosa avreste fatto?

L’intervento del governo è molto modesto. Noi avremmo rimesso mano all’IRPEF in modo strutturale, allargando la base imponibile e passando a un sistema ad aliquota continua, per alleggerire davvero il carico sul ceto medio. Una riforma complessiva è l’unica strada per rimettere ordine nel sistema tributario. In questi anni la destra ha ridotto a brandelli l’imposta sui redditi, moltiplicando i regimi di privilegio a favore delle corporazioni politicamente più vicine al governo. Il risultato è che oggi l’IRPEF è pagata quasi interamente da lavoratori dipendenti e pensionati a reddito medio-alto. Una situazione squilibrata e insostenibile.

Flat tax fino a 100mila euro: cosa ne pensate?

Ne pensiamo molto male. Bisognava sostenere il ceto medio e le partite IVA più fragili. Il governo ha invece esteso l’aliquota flat ad autonomi e professionisti con ricavi tra 85 e 100 mila euro: in media oltre diecimila euro di sgravio per qualche decina di migliaia di contribuenti, che beneficeranno di un livello di tassazione enormemente inferiore rispetto a chi rimarrà in IRPEF. Uno sconto fiscale del tutto ingiustificato, se pensiamo che milioni di famiglie a reddito basso o medio sono costrette a scegliere se pagare la spesa o le bollette, e da questa legge di bilancio non avranno niente di niente. Anzi, una cosa sì, a dire il vero: la possibilità di personalizzare, a pagamento, le targhe delle loro automobili…

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Manovra, cedolare secca all’1% per gli under 35: Gioventù Nazionale rivendica la proposta sugli affitti lanciata a La Piazza di Affaritaliani

Gioventù Nazionale Bari rivendica il taglio della cedolare secca previsto nella Manovra 2027. Il movimento giovanile di Fratelli d’Italia richiama la proposta presentata durante La Piazza di Affaritaliani a Ceglie Messapica, quando aveva chiesto di ridurre le tasse per chi affitta agli studenti fuorisede.

A La Piazza Gioventù Nazionale aveva proposto un taglio delle tasse sugli affitti agli studenti

Una proposta presentata al primo raduno nazionale delle forze politiche giovanili, organizzato nell’ambito de La Piazza 2026 di Affaritaliani, torna d’attualità dopo l’approvazione della Manovra da parte del Consiglio dei ministri. A rivendicare il risultato è Gioventù Nazionale Bari, che riconosce nelle nuove agevolazioni fiscali sugli affitti una risposta alla battaglia portata avanti durante la kermesse di Ceglie Messapica.

A illustrare la proposta era stato Davide Picci, dirigente provinciale del movimento giovanile di Fratelli d’Italia, che nell’intervista rilasciata ad Affaritaliani aveva chiesto di ridurre dal 21% al 10% la cedolare secca ordinaria per chi affitta immobili agli studenti universitari. L’intervento fiscale era accompagnato dalla proposta di rivedere i criteri comunali per la determinazione dei canoni, tenendo conto della zona dell’immobile, dei servizi offerti e dell’ISEE degli studenti.

Un’iniziativa che durante il confronto tra i giovani dei partiti aveva ottenuto anche il voto favorevole del Partito Democratico. Al raduno aveva partecipato anche la ministra del Lavoro Marina Calderone.

Nella Manovra 2027 il Governo ha previsto una riduzione della cedolare secca dal 10% al 5% per gli affitti a canone concordato, con un’aliquota che scenderebbe ulteriormente all’1% per i contratti, sempre a canone concordato, con inquilini fino a 35 anni. Una misura accolta con soddisfazione da Gioventù Nazionale Bari, che rivendica la proposta presentata durante La Piazza 2026 di Affaritaliani.

Il comunicato di Gioventù Nazionale Bari

Gioventù Nazionale Bari rivendica il risultato: “Dalla nostra proposta ad Affari Italiani alla Manovra, la battaglia sugli affitti diventa realtà”

La proposta avanzata al Forum delle Forze Politiche giovanili nell’ambito de “La Piazza 2026”, organizzata da Affari Italiani, dalla delegazione nazionale di Gioventù Nazionale, composta interamente da baresi, trova una risposta nella Manovra.

Il Consiglio dei Ministri annuncia: cedolare secca al 5% e all’1% per gli under 35 negli affitti a canone concordato.

Durante il Raduno la delegazione nazionale di Gioventù Nazionale, aveva proposto di ridurre dal 21% al 10% la cedolare secca per chi affitta agli studenti, accompagnando l’intervento fiscale con una revisione dei criteri di determinazione delle tabelle comunali.

“Avevamo avanzato una proposta concreta che andasse ad incentivare le locazioni e aiutare gli studenti fuorisede e i giovani tutti senza che questo poi andasse a penalizzare e demonizzare i locatari degli immobili. Oggi il Governo va oltre quanto avevamo proposto, con un’agevolazione fiscale ancora più forte e noi non possiamo che accogliere positivamente questo intervento e rivendichiamo con orgoglio di aver contribuito a portare il tema al centro del dibattito nazionale quando ancora non “andava di moda”.

Ricordiamo, tra l’altro, che la proposta aveva riscosso in quella sede l’apprezzamento di Edoardo Vernazza, Presidente Nazionale di ANCE Giovani”, La misura assume un significato particolare per la città di Bari dove i canoni di locazione sono aumentati del 52,9% dal 2020, registrando la crescita più elevata tra le principali città italiane.

“Bari conosce bene il problema: studenti fuorisede, giovani lavoratori e famiglie devono affrontare un mercato degli affitti sempre più oneroso. Per noi non è una battaglia astratta che si affronta con proteste spesso violente o sterili polemiche, ma una questione che riguarda il diritto allo studio e la possibilità di costruire il proprio futuro senza essere costretti a partire”, prosegue la nota del movimento giovanile di Fratelli d’Italia La proposta nasceva proprio dalla necessità di trasformare le difficoltà delle nuove generazioni in soluzioni concrete.

La delegazione era nazionale, ma composta interamente da ragazzi della Provincia di Bari, quasi tutti studenti universitari, che hanno portato all’attenzione del confronto politico nazionale un problema vissuto quotidianamente sul proprio territorio.

Manovra, cedolare secca all’1% per gli under 35: Gioventù Nazionale rivendica la proposta sugli affitti lanciata a La Piazza di Affaritaliani
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Manovra, Giorgetti “prudente” per uscire dalla procedura d’infrazione a maggio e avere più risorse nel 2027

Il governo ha varato la Manovra, si tratta di una legge di bilancio da 26 miliardi complessivi, circa 13 di questi saranno in deficit grazie alla concessione dell’Ue. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti definisce la misura “seria” e il motivo è legato ai conti pubblici. La sua mossa politico-economica infatti ha un significato preciso in vista di una possibile uscita dell’Italia dalla procedura per deficit eccessivo a Bruxelles in primavera e della campagna elettorale subito dopo. Il governo guarda quindi alle nuove elezioni con il doppio obiettivo di mostrare i conti in ordine agli elettori per ottenere la riconferma e poi poter mettere più soldi nella manovra del 2027.

Giorgetti ha dovuto fare i conti anche con una crisi energetica globale che sta mettendo in difficoltà tutto il mondo. Con i suoi collaboratori però il ministro – riporta Il Corriere della Sera – sottolinea un’altra convinzione: senza la guerra del Golfo — dice il ministro — l’Italia avrebbe incassato nuovi miglioramenti del rating delle agenzie di notazione; ciò poi avrebbe innescato nuove riduzioni del costo in interessi per lo Stato, più spazio di bilancio e credito più accessibile anche per famiglie e imprese, dunque più crescita. Invece le tensioni internazionali hanno generato l’opposto: due miliardi di euro in più di interessi sul debito quest’anno — rispetto alle stime di aprile — e tre miliardi e mezzo in più sul prossimo.

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Cedolare secca sugli affitti al 5%, che cosa cambia con la Manovra 2027 e chi ci guadagna

La Manovra 2027 approvata dal Consiglio dei ministri (qui tutte le novità del disegno di legge) dimezza dal 10% al 5% la cedolare secca sui contratti abitativi a canone concordato. Se l’abitazione viene affittata con la stessa formula a un giovane fino a 35 anni, l’aliquota scende ulteriormente all’1%. Il beneficio fiscale spetta al proprietario dell’immobile, non direttamente all’inquilino. L’obiettivo del governo è rendere più conveniente per i locatori proporre contratti con canoni calmierati e aumentare così il numero di abitazioni disponibili sul mercato.

Cedolare secca sugli affitti: chi paga il 5% invece del 10%

La nuova aliquota riguarda i proprietari che scelgono il regime della cedolare secca e stipulano un contratto a canone concordato. Sono i accordi nei quali il prezzo non viene deciso liberamente da chi possiede l’abitazione, ma viene calcolato sulla base degli accordi territoriali tra organizzazioni dei proprietari e degli inquilini.

Leggi anche: Affitti 2027, cedolare secca al 5%: chi potrebbe risparmiare

Oggi, quando ricorrono i requisiti previsti dalla legge, la cedolare su questi contratti è al 10%. Dal 2027 il disegno di legge approvato dal governo la porta al 5%. Non cambia invece, in base alle misure annunciate, la cedolare ordinaria al 21% applicabile ai normali contratti a canone libero.

Cedolare secca sugli affitti: quanto si risparmia con un affitto da 800 euro

Prendiamo un proprietario che affitta un appartamento a 800 euro al mese con contratto a canone concordato. Il canone annuale è di 9.600 euro. Con l’aliquota attuale del 10% paga 960 euro di cedolare secca. Con il nuovo 5% pagherebbe 480 euro. Il risparmio fiscale sarebbe quindi di 480 euro l’anno.

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Con un affitto da 1.000 euro al mese, pari a 12mila euro annui, l’imposta passerebbe invece da 1.200 a 600 euro, con un risparmio di 600 euro. Sono calcoli matematici che isolano esclusivamente l’effetto della nuova aliquota.

Cedolare secca sugli affitti: se l’inquilino ha meno di 35 anni si scende all’1%

La riduzione diventa molto più forte quando il proprietario affitta a canone concordato a un giovane fino a 35 anni. In questo caso la cedolare dovrebbe essere soltanto dell’1%. Riprendendo l’esempio dei 9.600 euro annui, l’imposta sarebbe pari ad appena 96 euro. Rispetto ai 960 euro attuali il risparmio sarebbe quindi di 864 euro l’anno.

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È importante però non invertire i soggetti: il requisito anagrafico riguarda l’inquilino, mentre è il proprietario a beneficiare dell’aliquota fiscale ridotta. Il giovane non riceve quindi direttamente lo sconto fiscale, anche se la misura punta a incentivare i proprietari ad affittargli la casa a un prezzo concordato.

Cedolare secca sugli affitti: novità anche per negozi e locali commerciali

La Manovra apre anche alla cedolare secca sulle locazioni commerciali. Per gli immobili commerciali l’aliquota indicata è del 21%, introducendo un regime sostitutivo oggi non disponibile in via generale per questo tipo di contratto. Si tratta di una misura distinta dal 5% sulle abitazioni a canone concordato.

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sulla Manovra 2027 il 28 ottobre. Ora il testo passa al Parlamento e potrà essere modificato prima della votazione definitiva entro la fine dell’anno.

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