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Oleshky, iniziata l’evacuazione dei 2 mila abitanti della città martire: 25 autobus per sfollare 750 persone. “Chi resterà riceverà sostegno umanitario”

E’ cominciata l’evacuazione umanitaria a Oleshky. Sotto una pioggia battente, centinaia di civili rimasti intrappolati da mesi nella città sulla linea del fronte nel sud dell’Ucraina, minacciati dalla fame e sottoposti a bombardamenti incessanti, si sono radunati nei pressi dell’ospedale cittadino in attesa di salire sui pullman. I coordinatori principali dell’operazione, la russa Yana Lantratova e l’ucraino Dmytro Lubinets, hanno annunciato che l’operazione ha avuto inizio dopo lo sminamento delle strade locali. Lantratova ha dichiarato in un video diffuso dall’agenzia di stampa statale russa Tass che le persone disposte a lasciare Oleshky stanno salendo sugli autobus, mentre coloro che rimangono riceveranno aiuti. Secondo le autorità, nella città vivono ancora circa 2mila persone. Una tregua localizzata nella regione meridionale ucraina di Kherson è in vigore da 4 giorni e dovrebbe protrarsi fino a domenica sera. “Chiunque desideri lasciare Oleshky avrà l’opportunità di farlo in sicurezza”, hanno affermato Mosca e Kiev in dichiarazioni identiche. “Chi sceglierà di restare potrà farlo e riceverà tutto il sostegno umanitario di cui ha bisogno”, hanno aggiunto.

Lo sminamento dei percorsi designati per l’accesso alla città è stato completato nella tarda serata di giovedì, hanno affermato i funzionari, aggiungendo che due persone sono rimaste uccise durante i lavori. Lubinets ha dichiarato che l’evacuazione sarebbe proseguita fino alle 14:00 ora locale e che la distribuzione degli aiuti sarebbe iniziata 30 minuti dopo. Non è chiaro se si riferisse all’ora ucraina o all’ora della Russia occidentale, che è un’ora avanti. Il percorso che gli sfollati avrebbero seguito non è stato reso noto. Una volontaria di Oleshky, Ksenia Arkhipova, ha dichiarato giovedì ad Associated Press che circa mille residenti le avevano comunicato di voler lasciare la città. Ha aggiunto che era importante che la delegazione ucraina fosse presente a Oleshky perché molti residenti temono che le autorità russe possano interrogarli o arrestarli.

La drammatica situazione di Oleshky ha attirato l’attenzione internazionale. La first lady americana, Melania Trump, ha annunciato venerdì scorso la tregua locale. Una settimana prima, papa Leone XIV, appena tre giorni dopo l’intervento chirurgico per un tumore ai polmoni, aveva parlato con Vladimir Putin, chiedendo un cessate il fuoco che consentisse di evacuare la città. La tregua locale è entrata in vigore martedì e funzionari russi e ucraini si sono recati insieme, per la prima missione del genere, in una città sulla linea del fronte per evacuare i civili. L’esercito russo ha impiegato due giorni per sminare le strade di accesso. Successivamente, giovedì sera, Lubinets e Lantratova sono partiti con una flotta di 25 autobus, in grado di trasportare 750 persone, ambulanze per i malati e le persone con difficoltà motorie e camion carichi di aiuti umanitari.

I preparativi per l’evacuazione erano in corso da maggio, ha scritto giovedì su Telegram Lantratova, mentre si metteva in viaggio verso Oleshky. “La partenza di oggi è il risultato di mesi di negoziati e di un duro lavoro, senza i quali questa missione non sarebbe stata possibile”. Lubinets è il primo funzionario ucraino a visitare la Russia e i territori ucraini occupati dai russi dall’inizio dell’invasione su vasta scala del 2022. «È importante capire che cosa sta succedendo sul terreno e fare tutto il possibile affinché l’accordo raggiunto venga attuato», ha scritto il parlamentare ucraino su X.

Oleshky si trova sulla riva sud-orientale del fiume Dnipro, nell’Ucraina meridionale, dove il corso d’acqua segna la linea del fronte tra i due eserciti in guerra. La città è sotto occupazione russa dall’invasione su vasta scala del 2022. Sulla riva opposta del fiume si trova Kherson, centro molto più grande, presa dalla Russia e successivamente riconquistata dalle forze ucraine. Al momento dell’invasione, Oleshky contava circa 24.000 abitanti, ma la maggior parte di loro era fuggita nelle prime fasi della guerra. Con il crescente predominio dei droni in questa guerra, Oleshky si trova proprio all’interno della cosiddetta «kill zone», la zona di morte che si sta progressivamente estendendo tra le due parti: un’area in gran parte abbandonata dai civili, nella quale qualsiasi cosa si muova sul terreno può essere individuata dall’alto e diventare un bersaglio.

Un cessate il fuoco è in vigore da martedì. Le forze russe, che controllano la città e la regione circostante, hanno iniziato a sminare le strade di accesso e a organizzare il trasporto su camion degli aiuti umanitari, compresi medicinali e generi alimentari. Agli abitanti è stato comunicato di prepararsi a partire in autobus venerdì. Il percorso concordato per l’evacuazione attraversa territori controllati dalla Russia, pertanto sono state coinvolte soltanto le forze russe. Gli ucraini hanno avvertito che i civili temono che l’evacuazione possa comportare il loro arresto o subire vessazioni da parte dei russi, oppure che la Russia possa rendere difficile il loro ritorno in Ucraina.

La Russia stava dando una sistemata a Oleshky in vista dell’arrivo, venerdì, di persone non russe e delle loro videocamere, ha scritto su X Mariam Lambert, ex diplomatica e direttrice della Emile Foundation, un’organizzazione benefica che lavora per aiutare i bambini separati dalle loro famiglie a causa della guerra. Lambert ha riferito che un abitante di Oleshky le aveva raccontato che i russi stavano pulendo le strade, ridipingendo gli edifici e “cercando di creare una bella immagine nel mezzo dell’inferno”.

Roman Kostenko, parlamentare e presidente della commissione per la Difesa e l’intelligence del Parlamento ucraino, ha dichiarato che esistono preoccupazioni sul fatto che il cessate il fuoco possa consentire all’esercito russo di rifornire e avvicendare le proprie truppe nella zona, comprese quelle schierate sulle isole del delta del Dnipro. “Sappiamo che il nemico sfrutterà questa situazione a proprio vantaggio”, ha dichiarato Kostenko. “Credo che cercheranno di effettuare un avvicendamento delle truppe, portare altre forze, riorganizzarsi e occupare posizioni migliori. Perciò dovremo tenerli d’occhio”.

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Maxi rissa nel Parlamento armeno: è la terza questo mese. Emorragia nasale per un deputato

Maxi rissa tra esponenti del governo e dell’opposizione nel Parlamento armeno. In particolare, secondo i media locali, il deputato filogovernativo Taron Chakhoyan di “Patto Civico” ha preso in giro la famiglia del leader dell’opposizione Narek Karapetyan (Armenia Forte) e da questo episodio è nato lo scontro. Il presidente dell’Assemblea Nazionale Ruben Rubinyan ha tentato in un primo momento di non sospendere la seduta, ma quando la tensione è esplosa lo stop è stato inevitabile. I giornali armeni parlano di un’emorragia nasale per un deputato dell’opposizione e di abiti strappati per un altro. Questa è la terza rissa in Parlamento che avviene in questo mese.

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Trump annulla i comizi in Kansas e Iowa, roccaforti repubblicane oggi contendibili per i dem

Niente comizio in Kansas. E neppure in Iowa. A pochi giorni dalle elezioni di metà mandato, Donald Trump dà forfait in due stati da decenni solidamente repubblicani, ma che per queste midterm sono ritenuti contendibili e non più sicuri per il Gop. Le ragioni dietro l’annullamento degli appuntamenti non sono state rese note, ma al loro posto il presidente ha in programma fino a 20 comizi telefonici (o virtuali), una mossa che segna un cambio di strategia a pochi giorni dal 3 novembre. Per il momento, l’unico evento in presenza previsto da Trump è un comizio in Florida, in programma oggi, riferisce Cnn.

Il presidente ha dichiarato che la decisione di cancellare l’evento in Kansas non ha nulla a che fare con le prospettive elettorali dei candidati repubblicani né con la sua stessa resistenza fisica, arrivando a rimproverare un giornalista della Reuters che gli aveva chiesto informazioni sul suo stato di salute. In Kansas e in Iowa il tycoon rischia di pagare gli effetti della sua guerra in Iran, che ha fatto aumentare il prezzo dei carburanti, un’impennata che pesa sugli agricoltori dei due stati. Il presidente rischia di pagare dazio anche in South Carolina, altro stato fortemente repubblicano, per aver imposto come successore ad interim del defunto senatore Lindsey Graham con la sorella Darline, che non ha alcuna esperienza politica.

Intanto, il Texas resta lo Stato su cui puntano maggiormente i democratici, nella speranza di conquistare un seggio al Senato che manca loro da 33 anni. È quanto emerge, secondo Axios, da un briefing riservato del Senate Majority Pac, il principale comitato di finanziamento elettorale democratico impegnato nella corsa per il Senato, con alcuni dei suoi maggiori finanziatori. Il presidente dell’organizzazione, Jb Poersch, avrebbe espresso fiducia nella possibilità di riconquistare la maggioranza alla Camera alta, indicando proprio il Texas come lo Stato in cui i democratici avrebbero le maggiori possibilità di strappare un seggio ai repubblicani, seguito dall’Ohio. Anche Iowa e Alaska vengono considerati alla portata, mentre persino il Kansas, tradizionale roccaforte repubblicana, sarebbe diventato contendibile.

Per riconquistare il controllo del Senato, i democratici dovrebbero conquistare almeno due dei quattro seggi in palio in Texas, Ohio, Iowa e Alaska, vincere anche in North Carolina e Maine e difendere il seggio del Michigan. Una sfida tutt’altro che semplice, considerando che Donald Trump aveva vinto tutti e quattro gli Stati nel 2024 con margini superiori ai dieci punti percentuali. In Texas, dove l’ultimo democratico eletto al Senato fu Lloyd Bentsen nel 1988, per i sondaggi il candidato James Talarico risulta in leggero vantaggio sul repubblicano Ken Paxton. “Ci sono segnali di ottimismo in Texas, ma la corsa resta incerta, così come in Iowa, Ohio e Alaska”, ha dichiarato Lauren French, portavoce del Senate Majority Pac.

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“Ero convinta che l’Europa fosse migliore della mia città natale. Mi ci sono trasferita ma dopo cinque anni sono tornata indietro anche perché, per lo stesso lavoro, guadagnavo molto meno”: la storia di Maria Polansky

“Ero convinta che l’Europa fosse migliore della mia città natale, Vancouver: più bella dal punto di vista estetico, più interessante. Mi ero ripromessa di tornarci il più spesso possibile”. Sono le parole che Maria Polansky scrive su Business Insider, in un articolo nel quale racconta la sua decisione di lasciare il Canada per trasferirsi in Europa. Un sogno coltivato per anni, che però, una volta diventato realtà, si è rivelato diverso da come lo aveva immaginato.

Tutto comincia con un viaggio tra Mosca e Londra insieme alla madre. Da quel momento, per Maria l’Europa diventa una vera passione e ogni estate raggiunge la sorella, trasferitasi in Francia: “Andavo a trovarla a Parigi e, successivamente, a Tolosa, approfittandone anche per visitare altre destinazioni, come la Spagna e l’Italia”. La possibilità di vivere in un luogo “dove lo stile di vita era complessivamente più sano, il cibo più buono e tutto più bello” arriva grazie all’amore, quando ha 26 anni: “Ho conosciuto un ragazzo britannico che viveva a Vancouver e me ne sono innamorata. Quando il suo visto canadese per vacanza-lavoro è scaduto, abbiamo iniziato una relazione a distanza. Così ho richiesto un visto per il Regno Unito, per poter stare insieme a lui”.

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Maxi cyber-attacco a Binance: 6,3 miliardi di dollari spostati in 20 minuti. Analisti Usa: “Opera di hacker della Nord Corea”

Un “attacco complesso” il cui “impatto totale stimato si attesta intorno ai 6,3 miliardi di dollari”. Binance, la più grande piattaforma di scambio di criptovalute al mondo per volume di transazioni giornaliere, ha reso noto un problema di sicurezza causato da un attacco hacker. “È il più grande attacco informatico della storia”, ha commentato Aravind Srinivasan del market maker GSR.

In un primo momento, la piattaforma aveva comunicato che l’incidente era legato “al computer di un ingegnere DevOps, che sarebbe stato compromesso, consentendo a un attaccante di accedere a un container di servizio ed eseguire transazioni di prelievo non autorizzate”, aveva scritto l’azienda giovedì nel dare la notizia del breach. Oggi le indagini hanno “rivelato ulteriori punti di violazione“: “Si è trattato di un attacco complesso e stiamo facendo tutto il possibile, in coordinamento con le forze dell’ordine, per risolvere la situazione”. L’azienda non ha confermato esplicitamente che dei fondi siano stati sottratti: “Potete stare certi che i fondi degli utenti sono assolutamente al sicuro”, ha dichiarato un portavoce in un comunicato.

Secondo la società di analisi blockchain statunitense TRM Labs, dietro l’attacco ci sarebbero hacker nordcoreani: “Un hacker ha spostato circa 6,36 miliardi di dollari dai portafogli di Binance su dieci blockchain, la maggior parte dei quali in circa 20 minuti“, ha dichiarato l’azienda in un post sul suo blog. “TRM attribuisce l’attacco a TraderTraitor, l’unità di hacker d’élite nordcoreana, sulla base di solide informazioni on-chain e off-chain”, si legge ancora. Secondo le autorità statunitensi e sudcoreane, nonché gli esperti di sicurezza informatica, Pyongyang utilizza da anni unità informatiche statali per lo spionaggio, il furto di denaro e la generazione di entrate illecite.

“Binance ha già accantonato oltre 6,34 miliardi di dollari di fondi aziendali per coprire questo incidente – ha scritto Binance questa mattina su X -. 5 miliardi di questi fondi sono già detenuti negli asset token esatti che sono stati colpiti. Stiamo completando l’acquisto dell’importo rimanente acquistando asset token attraverso canali di mercato e canali OTC. Lo stiamo facendo per corrispondere al formato degli asset token rimanenti e affrontare eventuali carenze di asset. Questo passaggio può richiedere più tempo perché alcuni token potrebbero avere bassa liquidità e il regolamento OTC richiede anch’esso tempo”.

“Queste cifre – si legge ancora – non includono asset congelati o protetti, che rimangono soggetti a recupero e verifica in corso. Attualmente, 3 miliardi di dollari sono stati congelati, grazie ai nostri partner del settore. Stiamo lavorando con i partner e le forze dell’ordine per recuperare gli asset congelati. Continueremo a utilizzare risorse aziendali per coprire le carenze confermate e forniremo ulteriori aggiornamenti verificati man mano che i sforzi di recupero procedono. In definitiva, tutti i fondi degli utenti saranno verificati pubblicamente attraverso la nostra Proof of Reserves. Supereremo questa tempesta”.

Binance ha dichiarato di prevedere la ripresa dei prelievi entro 45 ore, dopo aver annunciato in precedenza la “sospensione temporanea” di tutti i depositi e prelievi. “I depositi non hanno subito ripercussioni”, ha precisato la società. Non abbiamo riscontrato alcuna prova di fuga di chiavi private dai wallet”, ha affermato la società, promettendo di diffondere un’analisi tecnica dettagliata una volta concluse le indagini.

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Elezioni in Israele, ecco come le opposizioni e i partiti arabi possono già impedire a Netanyahu di rimanere premier

Nell’attesa dell’inizio delle consultazioni tra il presidente della repubblica Herzog e i leader dei partiti israeliani per tentare di formare una coalizione di governo, il blocco di opposizione – guidato da Gadi Eisenkot – intende sfruttare i propri voti, assieme a quelli dei partiti arabi, per nominare un nuovo presidente della Knesset, il parlamento israeliano. L’incarico è attualmente ricoperto da Amir Ohana, esponente di spicco del Likud nonchè fedelissimo del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. Ma con un cambio alla presidenza le opposizioni potrebbero avviare il processo per l’approvazione della legge che impedisce a un candidato primo ministro sotto processo di venire rieletto, oppure far nascere la tanto ostacolata commissione parlamentare d’inchiesta sul 7 ottobre. Clausola che escluderebbe definitivamente Benjamin Netanyahu.

A sostenere che questa sia la carta nascosta degli avversari di Netanyahu per assicurarsi subito una delle figure cardine delle istituzioni è l’emittente Channel 12. Secondo quanto riportato, non sarebbe stato ancora individuato un candidato condiviso, sebbene siano stati fatti i nomi di Oded Forer, deputato del partito della destra nazionalista Yisrael Beytenu, ed Elazar Stern, della lista Yashar. Stern, neo deputato di Yashar, ovvero il partito di Eisenkot che è arrivato secondo, con 48 seggi, dopo il Likud, ha più chance perché potrebbe trovare l’appoggio anche delle due liste arabe che, assieme, hanno raggiunto per la prima volta ben 19 seggi. Sommando gli scranni raggiunti dalle opposizioni, oltrepasserebbero dunque i 61 richiesti sia per formare il governo sia per eleggere un nuovo presidente della Knesset. Si tratta di due operazioni che, va sottolineato, sono disgiunte e possono seguire tempi diversi. Se questa mossa andasse in porto, potrebbe inoltre essere il banco di prova di un appoggio esterno delle liste arabe a un governo di minoranza del blocco per il Cambiamento.

La conseguenza principale sarebbe il controllo di una posizione istituzionale strategica anche in assenza di un nuovo governo o con un futuro governo guidato ancora dal Likud, leggasi Bibi Netanyahu. Qualora i parlamentari del blocco di Eisenkot e dei partiti arabi lo individuassero e quindi eleggessero, questo potrebbe, per esempio, proporre all’assemblea parlamentare una legge che vieta a un candidato primo ministro sotto processo (come Netanyahu) di venire eletto o rieletto. In ogni caso, la condizione sine qua non per eleggere il nuovo presidente della Knesset, anche se i partiti arabi rimanessero fuori dal governo, è la capacità di riunire un numero sufficiente di deputati attorno a un candidato comune. La sua funzione è paragonabile, per certi aspetti, a quella del presidente della Camera dei Deputati italiana, ma esistono differenze importanti, soprattutto per quanto riguarda la supplenza del capo dello Stato. Tra i suoi numerosi poteri c’è la decisione su quando discutere determinate questioni. Incide pertanto attivamente sull’agenda politica. Di conseguenza, se l’opposizione volesse portare rapidamente in Parlamento una questione politicamente imbarazzante per il governo, la presidenza può influire sui tempi e sulle modalità del dibattito.

Un ruolo che dal 2022 viene esercitato dal falco del Likud Amir Ohana. È stato colui che ha promosso nel 2023 la controversa riforma della Giustizia a vantaggio dell’esecutivo contro cui si scatenarono le piazze con manifestazioni durate mesi, prima che venisse sospesa. E Ohana fu anche uno dei principali artefici dell’approvazione della Legge fondamentale del 2018 che declassò l’arabo da lingua ufficiale a lingua con uno status speciale. Anche per questo i partiti arabi israeliani – forti dei loro 19 seggi – vorrebbero sostituirlo. E questa volta contribuirebbero con i propri seggi, dirimenti, a far sì che avvenga. Se non ci fossero ancora esclusioni a priori nei loro confronti da parte di membri di Yashar, che però è il primo partito del blocco del Cambiamento e pesa. Sarebbe però un’occasione positiva per chi sperava nell’apertura di una commissione d’inchiesta per investigare sulle falle negli organismi preposti alla sicurezza che hanno portato al 7 ottobre. Il presidente del Parlamento svolge infatti un ruolo concreto nell’istituzione di una commissione d’inchiesta.

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Cinque attivisti italiani fermati in Cisgiordania durante la raccolta delle olive: la Farnesina chiede il rilascio immediato

Erano insieme ad alcuni cittadini palestinesi e li affiancavano mentre erano impegnati nella raccolta delle olive, uno dei più rilevanti fattori di sostentamento per chi abita in Cisgiordania. Ma cinque attivisti italiani sono stati fermati dalle autorità israeliane nei pressi del villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye nell’ambito di un’operazione che ha coinvolto anche altri cittadini stranieri, e trasferiti in una stazione di polizia. La Farnesina, da Roma, ne ha chiesto il rilascio immediato, mentre sul posto si sono attivati l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme per ottenere chiarimenti sulle circostanze del fermo e garantire loro assistenza consolare.

La stagione della raccolta delle olive è un momento ad altissimo rischio di incidenti con i coloni, e sono tanti gli attivisti che arrivano nei Territori da tutto il mondo per portare sostegno e aiuto, ma anche a fare da scudo, agli agricoltori locali. La scorsa settimana due italiani – Alberto e Manuel Tartarotti, un padre e un figlio arrivati da Bolzano per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi – erano stati trattenuti per oltre un giorno dalla polizia israeliana con l’accusa di terrorismo, e poi formalmente espulsi. Il giorno successivo, un’altra stretta contro i volontari impegnati a difesa dei raccoglitori di olive aveva portato al fermo di un gruppo di attivisti del quale facevano parte anche cinque cittadine italiane: anche loro, trattenute per ore in una stazione di polizia e interrogate, sono state espulse il giorno successivo.

Sempre la scorsa settimana in una maxiretata dell’Idf erano finiti una novantina di volontari, tra cui anche il candidato ebreo democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander. “Stavo solo raccogliendo olive in Cisgiordania – aveva scritto sui social in quell’occasione -. L’occupazione è un crimine secondo il diritto internazionale. Raccogliere olive non è un reato secondo nessuna legge che io conosca”. Lander, insieme a decine di altri, è stato successivamente rilasciato sotto severe restrizioni di movimento.

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