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Lavoro, natalità e welfare. La ricetta di Bellucci per la sostenibilità dell’Italia

29 October 2026 at 08:27

Questo governo è stato il primo a inserire il welfare aziendale tra le priorità della sua azione: quelle parole sono diventate fatti, per la prima volta nella storia della Repubblica. Ha scelto la platea dell’evento romano di Cateno De Luca la viceministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, per mettere a confronto una scelta politica, quella fatta da Giorgia Meloni e dal suo esecutivo, alla voce “società più lavoro”, e il paniere di conseguenze che verrano stimolate nel breve-medio periodo. Il nodo è come inserire quelle “riforme che mancavano da decenni” all’interno di un sistema-Paese che deve guardare al futuro con uno spirito di programmazione. E farlo in un evento politico come quello di Sud chiama Nord, con moltissimi amministratori meridionali assume un significato particolare. Punto di partenza del ragionamento fatto dalla viceministra Bellucci è nel legame tra anziani, giovani e tasse. Perché se non si mettono i più giovani nella condizione di lavorare senza una pressione fiscale controproducente, allora non si possono garantire i servizi necessari ai più fragili. Il sistema va messo in sicurezza, dunque. Ma come?

Bellucci spiega che insieme alla riforma fiscale il governo ne ha fatta un’altra, quella in favore della terza età con la prima legge, che prima di oggi in 80 anni di Repubblica italiana non c’era mai stata, che si è occupata di questa stagione della vita. “Noi avevamo moltissime leggi che si occupavano dell’infanzia e dell’adolescenza, con il diritto all’istruzione. Avevamo leggi che si sono occupate dell’altra parte dell’esistenza umana, trentennale più o meno, che riguarda il lavoro. Non avevamo una riforma che si occupasse di quest’altro tempo. Sembra quasi che le politiche in favore di una stagione della vita siano contro quelle di un’altra. Quando noi parliamo di protezione degli anziani, degli over 65, sembra quasi che poi creiamo un danno ai più giovani nello stanziamento delle risorse economiche, e in particolare al diritto al lavoro”. Non è stato così, dal momento che ha rivendicato l’attenzione alla vita, dal concepimento fino alla morte. Per cui si va dal miliardo e mezzo di euro stanziato per il Piano nazionale non autosufficienza anziani, fino al superamento ideale di quell’idea che il welfare debba essere meramente assistenzialista.

“Oggi noi abbiamo voluto superare quest’ottica. Le politiche sociali, lo dirò chiaramente, si fondano soprattutto su lavoro – aggiunge la viceministra – e non è vero che il lavoro riguarda qualcuno e non riguarda altri, che il lavoro riguarda chi sta bene, chi è in forze, chi ha tutte le condizioni per poter fare da sé e bastare a sé stesso. Il lavoro è qualcosa che riguarda tutti, anche le persone in stato di fragilità. Anche chi ha superato i 55, 60 anni, anche una persona che ha delle disabilità”.

Per questa ragione rivendica che le politiche sociali devono soprattutto puntare sul lavoro, al fine di rompere quei compartimenti stagni in voga fino a ieri, ovvero politiche del lavoro da un lato e welfare dall’altro. La sostenibilità del welfare secondo l’esponente del governo si può reggere se non le si vive come un unico asset della sostenibilità dell’Italia e del welfare, ma se si intrecciano con tematiche demografiche come la denatalità e l’invecchiamento della popolazione. I dati in questo senso lo dimostrano. Bellucci cita il record di occupazione, superando il 63%, il record di occupazione femminile, superando il 54%: “Non si può dire che la prima presidente del Consiglio donna si sia distratta dal protagonismo femminile, perché questo non è vero. Lo dicono i dati, lo dicono le risorse stanziate, lo dicono gli strumenti inseriti, come il congedo parentale all’80% per i primi tre mesi, e anche il welfare aziendale”. E rivendica che Giorgia Meloni quando si è insediata, nel primo discorso del 2022, è stata la prima presidente del Consiglio a inserire il welfare aziendale tra le priorità della sua azione di governo. “Siamo noi che abbiamo aumentato il welfare aziendale, lo abbiamo aumentato con i benefit, arrivando fino a 5.000 euro per chi si sposta dal proprio luogo di nascita o di residenza. L’abbiamo fatto anche con altre iniziative, come i premi di produttività, detassando fino all’1%. Perché se voglio aumentare la produttività devo premiare di più chi partecipa attivamente a quella produttività. E questo significa anche cambiare un paradigma del welfare”.

Infine il nesso con la cooperazione, il terzo settore e i servizi pubblici. Il welfare aveva una patologia, spiega, quella di credere che fosse materia di esclusiva pertinenza dello Stato. “Sì, il Terzo settore, l’associazionismo, la cooperazione potevano intervenire, ma soltanto per dare servizi a basso costo e con precarietà del lavoro”. E invece il jolly è da ritrovare nell’alleanza tra pubblico, privato e privato sociale, anche al fine di superare contesti di serie A e contesti di serie B.

“Essere cittadini di pari dignità si misura nella capacità di soddisfare i bisogni delle persone, non dal ruolo che si occupa in un contesto piuttosto che in un altro. Anche qui abbiamo rivoluzionato il welfare. L’abbiamo fatto inserendo nel Codice degli appalti pubblici l’amministrazione condivisa, e quindi quell’azione che passa per la co-programmazione e la co-progettazione. Metto intorno a un tavolo le persone di buona volontà e di competenza, che appartengano al settore privato o al settore pubblico, e insieme cerchiamo di capire quali sono i bisogni del territorio e di costruire politiche che non sono proprietà dello Stato, ma devono essere proprietà dei cittadini”.

Una rete di sindaci per contare in Parlamento. La scommessa di De Luca per il centrodestra

27 October 2026 at 16:13

La ‘Catena’ di De Luca per portare i sindaci in Parlamento (e il centrodestra di nuovo al governo). Questa l’intenzione del movimento promosso dal sindaco di Taormina assieme alla lista Sindaci d’Italia, la cui convention è stata aperta a Roma dal Presidente del Senato Ignazio La Russa, alla presenza dello stesso De Luca e di Laura Castelli, già viceministra dell’Economia e delle Finanze, e attuale presidente del partito Sud chiama Nord (oltre che vicesindaco di Messina).

Non un nuovo tentativo sudista o frammentario, ha spiegato la seconda carica dello Stato, ma la volontà di dialogare con i territori al fine di comporre un quadro nazionale. La Russa sgombra il campo dagli equivoci: “Conosco Cateno da anni, è una persona libera ed è con estrema libertà che ha deciso di approcciarsi a questa sfida: ovvero sostenere le nostre battaglie e farlo dal pulpito dei sindaci, i veri eroi di questi tempi”. Non è questa una risposta a Vannacci, aggiunge La Russa, dal momento che quando Cateno De Luca faceva il suo movimento, il generale era sconosciuto. Piuttosto, il tentativo di dare voce ai territori all’interno di una visione nazionale. E non mancano le prese di posizione da parte di De Luca nel merito dei dossier. Come quando il leader di Sud chiama Nord e sindaco di Taormina spiega che Meloni “si è trovata nella prima fase a gestire buffi e disastri del governo precedente”, o quando ricorda che grazie al nucleare il Meridione potrà diventare un hub energetico, o quando ammette di sentirsi spesso con la premier, a cui ha detto di essere pronto anche al voto anticipato.

C’è spazio anche per la polemica per così dire civica, quando De Luca definisce quello di Onorato “un partito di civici fatto in provetta”, mentre di contro la sua strategia non è finalizzata a creare una “correntina per qualche posto in Parlamento, ma a consentire ai sindaci di arrivare direttamente”. Ed è quella traccia seguita nei dibattiti tematici a cui hanno preso parte molteplici esponenti centristi, come Luigi Marattin segretario del partito Liberaldemocratico, Ettore Rosato vicesegretario di Azione, Domenico Carbone coordinatore nazionale Anci giovani e Marco Di Stefano responsabile enti locali di Noi Moderati.

Ad aprire la tre-giorni di congresso era stato in mattinata il ministro dell’energia Gilberto Pichetto Fratin, favorevole al contributo di Sud Chiama Nord al centrodestra perché “porta realismo alla coalizione”. In sala molti sindaci e anche molti volti territoriali, ovvero ex amministratori e soggetti che conoscono le dinamiche delle preferenze, come il sindaco di Scalea Mario Russo, il sindaco di Messina Federico Basile, il pugliese Ninni Borzillo.

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