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FMI pide al ejecutivo argentino mantener el rumbo económico

30 October 2026 at 04:42

Buenos Aires, 30 oct (Prensa Latina) El FMI alertó a Argentina por el pobre crecimiento y el creciente riesgo país, aunque le pidió a la administración de Javier Milei mantener el rumbo económico, causante sin embargo de la crisis recesiva que sufre hoy el país, advirtieron economistas.

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La inversión en Argentina sigue sin despegar

30 October 2026 at 04:34

Buenos Aires, 30 oct (Prensa Latina) La inversión en Argentina se desplomó en septiembre 5,2 por ciento, lo cual obstaculiza hoy la reactivación económica que necesita aportes concretos de capital, advierte un nuevo informe Inversión Bruta Interna Mensual (IBIM-OJF).

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Mega-Sena não tem ganhador e prêmio sobe para R$ 6 milhões

30 October 2026 at 01:03

Nenhum apostador acertou as seis dezenas do Concurso 3.078 da Mega-Sena, sorteado nesta quinta-feira (29). O prêmio acumulou novamente e está estimado em R$ 6 milhões para a nova rodada.

Os números sorteados são: 05 - 07 - 12 - 29 - 34 - 36

A quina teve 31 apostas ganhadoras. Cada uma receberá R$ 20.770,47. A quadra saiu para 2.333 apostas, no valor de R$ 394,27 cada.

Apostas

O próximo concurso será nesta sexta-feira (30).

Durante esta semana, correram sorteios da Mega-Sena.  A ação especial teve sorteios (concursos 3075, 3076, 3077, 3078 e 3079) de segunda a sexta-feira, substituindo o calendário regular.   

As regras para aposta e prêmios não mudam. Os interessados devem apostar até as 20h e os sorteios serão realizados às 21h no horário de Brasília. A aposta simples, de seis números, custa R$ 6.

As apostas na Mega-Sena podem ser feitas nas casas lotéricas de todo o país, no site e no aplicativo Loterias CAIXA e no Internet Banking. 

Após a semana especial, a Mega-Sena retomará seu calendário regular de sorteios e abrirá as vendas da Mega da Virada 2026.

Il miracolo giapponese è stato fortemente sopravvalutato

30 October 2026 at 03:45

Tokyo Giappone

Le esportazioni giapponesi sono aumentate del 16,7 per cento a settembre, raggiungendo quota 10.972 miliardi di yen. Ma dietro il record nominale si nasconde una crescita assai più modesta: i volumi reali sono saliti appena dell’1,9 per cento. La differenza racconta molto più di un semplice scarto statistico. In un’economia fortemente integrata nelle catene globali del valore, il deprezzamento dello yen e il rincaro delle importazioni possono gonfiare il valore delle merci esportate senza tradursi in un aumento proporzionale della ricchezza prodotta o del potere d’acquisto delle famiglie. Per una visione rigorosa, liberale e riformista, occorre smontare la retorica dei record statistici per esaminare le profonde contraddizioni che attraversano il modello produttivo nipponico tra spinta tecnologica, vulnerabilità energetica e squilibri commerciali.

Il saldo della bilancia commerciale rimane strutturalmente in deficit: a settembre ha raggiunto i 536,6 miliardi di yen, aggravando un semestre fiscale che registra un passivo complessivo di oltre duemilaottocento miliardi di yen. Questo squilibrio non è casuale, ma riflette una duplice pressione: da un lato, il rincaro delle importazioni energetiche e delle materie prime; dall’altro, il forte deprezzamento dello yen, che viaggia stabilmente sopra quota 157 rispetto al dollaro. La svalutazione della moneta nazionale offre agli esportatori un vantaggio competitivo sui prezzi e accresce i ricavi nominali espressi in valuta estera, ma rende molto più costoso l’approvvigionamento di petrolio e gas naturale liquefatto. Il valore delle importazioni di greggio, per esempio, è aumentato del 51,1 per cento, a fronte di una crescita delle quantità di appena il 3,1 per cento. Il risultato è un’asimmetria che grava sull’intero sistema economico: i costi dell’energia ricadono sul Paese e sui consumatori interni, mentre i benefici dell’export non si traducono automaticamente in un aumento del potere d’acquisto delle famiglie.

A sostenere la performance commerciale giapponese è soprattutto il ciclo globale di investimenti nell’intelligenza artificiale e nelle apparecchiature per la produzione di semiconduttori. Le spedizioni di componenti elettronici e macchinari di precisione per la fabbricazione di chip hanno registrato aumenti vicini o superiori al 40-50 per cento, spiegando da sole circa il 45 per cento della crescita nominale complessiva delle esportazioni. Il Giappone si conferma così un attore fondamentale della filiera tecnologica avanzata, grazie a competenze industriali di primo piano nella litografia, nella chimica avanzata e nel controllo dei processi produttivi. Questa specializzazione, tuttavia, concentra i profitti lungo catene del valore internazionali e presso grandi gruppi multinazionali, senza garantire un aumento diffuso della produttività o dei salari reali nell’economia domestica. Il rischio è quello di un’economia a due velocità: da una parte, un comparto hi-tech altamente redditizio, ma esposto alle oscillazioni dei cicli globali d’investimento; dall’altra, un mercato interno frenato dai vincoli demografici, dalla debolezza dei consumi e dalla difficoltà di accrescere la produttività delle piccole e medie imprese.

Anche sul piano della geopolitica economica e delle risorse, la posizione di Tokyo rimane delicata. L’alleanza strategica e industriale con gli Stati Uniti rappresenta un pilastro della sicurezza economica nazionale, come dimostrano i recenti accordi di co-investimento manifatturiero nello Stato di New York nell’ambito della Strategic Investment Initiative. Questa integrazione contribuisce a rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento occidentali, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche crescenti e dalla necessità di ridurre i rischi legati alle dipendenze dai blocchi autoritari. Allo stesso tempo, Washington e Tokyo devono confrontarsi con un quadro tariffario complesso, fatto di dazi mirati e pronunce giudiziarie che impongono flessibilità e un costante monitoraggio normativo.

Il rapporto con la Cina, parallelamente, continua a essere segnato da una difficile combinazione di rivalità e interdipendenza. La competizione nel settore automobilistico si è intensificata con l’avanzata cinese nei veicoli elettrici, contribuendo a far crollare di quasi il sessanta per cento le esportazioni di auto giapponesi verso Pechino. Eppure, la Cina resta un mercato fondamentale per i beni strumentali, i macchinari e i componenti avanzati prodotti dal Giappone. Questa coesistenza tra competizione strategica e integrazione commerciale dimostra quanto sia difficile immaginare un disaccoppiamento totale tra le due economie. Per le classi dirigenti giapponesi, la sfida è quindi governare le interdipendenze con pragmatismo, evitando derive protezionistiche che finirebbero per danneggiare gli stessi interessi industriali nazionali.

La lezione che arriva da Tokyo è chiara: la potenza industriale non coincide necessariamente con il benessere diffuso. Perché i risultati dell’export si traducano in crescita e redditi più elevati servono politiche interne capaci di intervenire sulle debolezze strutturali del Paese. Il Giappone deve accelerare la transizione energetica per ridurre l’esposizione alla volatilità dei mercati dei combustibili fossili, diversificare le fonti di approvvigionamento e sostenere la domanda interna attraverso investimenti in innovazione e riforme fiscali favorevoli al lavoro. Senza una strategia in grado di trasformare il boom tecnologico globale in maggiore produttività, crescita reale e stabilità dei redditi, il «miracolo» dell’export giapponese rischia di restare soprattutto un record contabile.

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Adif presiona a los controladores para acelerar la recuperación del tráfico ferroviario pese al riesgo de seguridad para no indemnizar los retrasos

30 October 2026 at 02:00

Sillas calientes en los centros de control de Adif en la alta velocidad de Atocha y Chamartín, en las que apenas tienen nombre y dueño durante dos años de media, los que tarda un controlador «en quemarse por el estrés, la falta de valoración, las condiciones precarias de trabajo y la presión que ejercen sobre ellos los mandos superiores». En este clima enrarecido, que denuncian a LA RAZÓN tanto empleados de Adif como fuentes sindicales, tiene que trabajar algo más de un centenar de personas que deben cubrir el servicio las 24 horas del día, de los cuales alrededor de una veintena de profesionales trabaja de manera simultánea en cada turno. Una cantidad que apuntan «no es suficiente para cubrir todas las necesidades del servicio». No en vano, fuentes de CSIF denuncian que en el centro de control de Chamartín harían falta 18 operarios más para que la operatividad no se viera afectada, una cifra similar a la que se necesitaría en el centro de Atocha, al que todos los ojos apuntan tras el accidente de dos trenes de alta velocidad en Urda (Toledo). Una carencia «que la mayoría de las veces no se nota por la voluntad y profesionalidad de los trabajadores, que hacen sobreesfuerzos sin ninguna compensación, con unas condiciones de trabajo cada vez más difíciles de soportar», añaden estas fuentes.

El problema es generalizado, tanto en los servicios regionales y de Cercanías como en la alta velocidad, donde la puntualidad se ha convertido en una prioridad que, en determinadas circunstancias, llega a anteponerse a otros criterios esenciales, a la misma altura que la seguridad. Una circunstancia que se ha convertido en un arma de presión sobre las cabezas de los controladores, que muchas veces se ven empujados a forzar la marcha de los convoyes para que cumplan con el horario establecido y evitar el pago de indemnizaciones por retraso. Eso implica que en muchas ocasiones se fuerce incluso la salida de trenes parados en las vías por alguna incidencia –aunque sea en el modo conocido como «marcha a la vista»– con el fin de recuperar los horarios previstos, incluso cuando las circunstancias aconsejarían actuar con mayor cautela.

Esta presión no procede únicamente de las exigencias del propio servicio, sino de los mandos superiores, quienes han instaurado una dinámica que alimenta el malestar entre los trabajadores y plantea interrogantes sobre el equilibrio entre la puntualidad, la gestión de las incidencias y la toma de decisiones en un ámbito tan sensible como la circulación ferroviaria. «La prioridad debe ser garantizar una operación segura, sin que los objetivos económicos condicionen indebidamente las decisiones de los profesionales responsables del tráfico», inciden fuentes internas de Adif. Si a esto se unen las deficientes condiciones laborales, unos salarios no comparables con los controladores aéreos –prácticamente con las mismas atribuciones y responsabilidades– y la falta de reconocimiento acorde con la complejidad de sus funciones y la responsabilidad que asumen en una operativa en la que hay miles de vidas en juego, queda justificada la «huida» de los trabajadores de los centros de control en los últimos años. «La consecuencia es que cada vez es más difícil retener a profesionales con experiencia, lo que obliga a incorporar y formar todo el tiempo a nuevos efectivos sin experiencia», critican fuentes de CSIF.

En este contexto, también está en entredicho el modelo de formación, sobre todo porque los encargados de preparar a los nuevos controladores son la mayoría de las veces los que acaban de completar su propio periodo de prácticas. «La capacitación para una función de semejante responsabilidad requiere experiencia, supervisión y garantías suficientes, no soluciones improvisadas para cubrir las necesidades de personal», insisten desde esta organización.

Por eso, el Sindicato de Circulación Ferroviaria ha denunciado en diferentes ocasiones la falta de inversión en formación «para que las nuevas incorporaciones dispongan de las herramientas necesarias para actuar ante situaciones degradadas. Faltan protocolos actualizados y procedimientos adecuados que permitan prevenir los errores y evitar que toda la responsabilidad recaiga sobre el factor humano».

Medidas insuficientes

Estas son solo algunas de las reivindicaciones que todos los sindicatos llevan haciendo desde hace años ante las distintas direcciones de Adif por la falta de personal. «Solo después del accidente de Adamuz se consiguió ampliar las plazas ofertadas, pero estas incorporaciones tardarán al menos dos años en estar en condiciones de prestar servicio con todas las garantías», reiteran desde SCF.

En este sentido, CSIF ya alertó el pasado septiembre del «exceso en las jornadas de trabajo en Adif de hasta 12 horas diarias y cinco noches seguidas, lo que supone un desgaste extremo en empleados con tareas de alta responsabilidad». Para ello, han vuelto a reclamar «más inversión en el mantenimiento de las infraestructuras y los talleres ferroviarios, así como la revisión y actualización de los protocolos de seguridad y de circulación». También han defendido la necesidad de garantizar el correcto mantenimiento de los trenes y mejorar la red y la capacidad del sistema, y han responsabilizado al ministro de las continuas incidencias en la circulación, entre ellas las interrupciones de los trayectos y los retrasos, ante las que «la única medida de seguridad implementada ha sido la reducción de la velocidad. ¿O es que los trabajadores también son culpables de las incidencias en la circulación, de los parones en los trayectos, de los retrasos en los tiempos de llegada que sufren todos los que cogen un tren desde hace meses?», señala Pedro Poves, portavoz de CSIF.

Para el sindicato SFF-CGT, reforzar la seguridad exige «actuar sobre el conjunto del sistema, en plantillas, formación, mantenimiento, medios, organización del trabajo y coordinación entre todas las personas y empresas que intervienen diariamente en el ferrocarril». En el caso concreto del personal de circulación, recalca que los Centros de Regulación y Control son puestos «de enorme responsabilidad, donde las decisiones se adoptan en tiempo real y con situaciones muy degradadas», por lo que los procesos de relevo generacional y la formación práctica deben ser muy rigurosos, algo que ha quedado demostrado que no se hace.

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Puente comparece tras el accidente ferroviario en Urda (Toledo)

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MADRID.-Accidente.- Los institutos forenses de C-LM han recibido ya los 69 cuerpos y han practicado 48 autopsias

Escolas onde a pobreza mais pesa no sucesso escolar sofrem com falta de professores

30 October 2026 at 01:56

A maioria das escolas públicas consegue contrariar o impacto da pobreza no insucesso escolar, mas os estabelecimentos onde o contexto socioeconómico mais penaliza os alunos são também aqueles que mais sofrem com a falta de professores.

Ao longo da escolaridade obrigatória, e sobretudo até chegarem ao ensino secundário, são poucos os alunos que ficam para trás, mas concluir cada ciclo sem reprovar continua a ser mais difícil para os mais pobres.

Muitas escolas já conseguem contrariar essa relação, mas noutras o desempenho dos alunos carenciados fica muito aquém das expectativas, e as dificuldades não parecem estar alheadas do problema da falta de professores.

A conclusão resulta da análise feita pela Lusa ao indicador de equidade que acompanha os alunos com ASE e compara o seu sucesso escolar com a média nacional dos alunos com um perfil semelhante à entrada de cada ciclo de estudos.

No ano letivo 2023/2024, a que se referem os dados mais recentes disponibilizados pelo Ministério da Educação, Ciência e Inovação, a percentagem de alunos com ASE a concluir cada ciclo no tempo esperado superou a média nacional comparável em cerca de 53% das escolas, enquanto 40% registaram níveis negativos de equidade.

Olhando para o mapa, é possível perceber que as escolas que mais se destacam pela positiva situam-se, sobretudo, no norte do país.

No ensino secundário, por exemplo, 159 das 314 escolas analisadas conseguiram que os seus alunos carenciados superassem as expectativas, mas entre as 30 com níveis mais elevados de equidade, 22 pertencem a distritos da região Norte.

Pelo contrário, das 30 escolas que ocupam o fundo da tabela – onde a percentagem de alunos a concluir o secundário em três anos é mais baixa face à média nacional comprável – 15 encontram-se no distrito de Lisboa e outras cinco no distrito de Setúbal, os mais afetados pela falta de professores.

É o caso da Escola Secundária de Alves Redol, em Vila Franca de Xira. Dos 16 alunos com ASE, apenas três (19%) concluíram o ensino secundário sem chumbar, muito abaixo da média das escolas com um contexto socioeconómico idêntico (70%).

Nos últimos anos letivos, o quadro de zona pedagógica (QZP) em que a Alves Redol se insere foi classificado pelo Ministério da Educação como “carenciado” por se verificar uma insuficiência estrutural de docentes, mas o exemplo daquela escola em Vila Franca de Xira não é o único.

Além dessa, outras 23 das 30 escolas com níveis de equidade mais baixos no ensino secundário fazem igualmente parte de QZP carenciados, em contraste com as que mais se destacam pela positiva, nenhuma das quais com insuficiência de professores.

A relação entre a falta de docentes e a capacidade de as escolas superarem o impacto das condições socioeconómicas no sucesso dos alunos é mais evidente no ensino secundário, mas verifica-se igualmente nos restantes ciclos de ensino, em que metade das 30 escolas com níveis mais baixos de equidade pertencem a QZP carenciados.

Por regiões, o país divide-se claramente a meio no que respeita à equidade: independentemente do ciclo de ensino, só as regiões Norte e Centro registam valores positivos, enquanto a Grande Lisboa, Península de Setúbal e Algarve apresentam, em média, valores negativos do 1.º ciclo ao secundário.

Além das crianças e jovens provenientes de famílias mais desfavorecidas, ter um percurso escolar sem percalços também é mais difícil para os estudantes de nacionalidade estrangeira.

Entre os mais pequenos, as diferenças são menos acentuadas, mas o fosso aumenta à medida que os estudantes avançam nos estudos.

No 3.º ciclo, por exemplo, 89% dos alunos portugueses terminaram o 9.º ano sem chumbar naquele ou nos dois anos anteriores, em contraste com os 63% oriundos da Guiné-Bissau, ou os 61% de Cabo Verde e São Tomé e Príncipe.

Ao longo de toda a escolaridade obrigatória, os alunos chineses são os que mais conseguem aproximar-se dos colegas portugueses, sendo a distância maior no ensino secundário, em que 10 pontos percentuais separam as duas nacionalidades.

No topo do ‘ranking’ os exames são o espelho das notas internas

30 October 2026 at 01:49
exames nacionais

Nas escolas com notas mais altas nos exames, a avaliação externa espelha o desempenho dos alunos ao longo do ano e em muitas a diferença para a nota atribuída pelos professores não chega a um valor.

Para milhares de estudantes dos 11.º e 12.º anos, os exames nacionais do secundário marcam o fim de um ciclo e muitos esperam conseguir uma nota próxima da classificação interna, mas nem sempre é fácil alcançar esse objetivo.

Ainda assim, no ano passado, 21 escolas destacaram-se entre 567 públicas e privadas (com dados disponíveis) pela proximidade entre a média nos exames e as notas internas, com uma diferença inferior a um valor.

No Grande Colégio Universal, no Porto, a média dos exames nacionais – a mais alta no ‘ranking’ geral elaborado pela Lusa – foi o espelho quase perfeito das classificações atribuídas pelos professores ao longo do ano.

Com a média das classificações internas finais nos 16,89 valores (numa escala de zero a 20), a diferença para a média na avaliação externa foi de apenas 0,04 valores e, nesta escola, os alunos conseguiram um feito ainda mais “raro”: superar o seu desempenho ao longo do curso, alcançando uma média de 16,93 valores.

Num contexto em que os exames tendem a puxar as notas para baixo face à avaliação contínua, além do Grande Colégio Universal, apenas outras duas escolas conseguiram melhores resultados nas provas.

No Colégio Bartolomeu Dias, em Loures, a diferença entre a média do exame e a nota interna foi de 0,14 valores, e no Colégio de S. Tomás, em Lisboa, os alunos superaram a classificação atribuída pelos professores em 0,57 valores.

À semelhança do colégio do Porto, também estas duas escolas privadas estão entre as mais bem posicionadas no ‘ranking’ geral da Lusa, que ordenou as 570 escolas públicas e privadas com, pelo menos, 100 provas realizadas segundo as melhores médias.

Olhando para a lista das 21 escolas com diferenças inferiores a um valor entre a média dos exames e a média interna, conclui-se que é precisamente nas escolas com melhores resultados nos exames que a avaliação externa melhor reflete o desempenho dos alunos ao longo do curso.

São todas de privadas, 19 dessas escolas estão entre as 30 melhores médias nos exames do secundário realizados no verão de 2025, incluindo oito das escolas no ‘top’ 10 do ‘ranking’.

Pelo contrário, em 79 estabelecimentos de ensino o desfasamento ultrapassou os quatro valores, sendo que a maioria (59%) está entre as pior classificadas, com médias negativas nos exames nacionais.

No fundo da tabela está a Escola Portuguesa da Guiné-Bissau, onde os alunos foram a exame com uma média de 13,95 valores, mas tiveram apenas 6,66 valores nas provas realizadas (menos 7,28 valores).

Em casos semelhantes, o fosso entre a avaliação externa e a avaliação contínua coincide com o fraco desempenho nos exames, como nas escolas secundárias da Baixa da Banheira (Moita), de Odivelas, Gil Vicente (Lisboa), José Cardoso Pires (Loures), Jaime Cortesão (Coimbra), Professor António da Natividade (Mesão Frio), o Real Colégio de Portugal e a Escola Portuguesa do Lubango (Angola), todas entre as 10 médias mais baixas.

Em comparação com os colégios, a diferença entre as notas internas e as dos exames nacionais tende a ser maior nas escolas públicas.

Enquanto na maioria das escolas públicas (68%) as notas dadas pelos professores superaram em, pelo menos, três valores as notas dos exames, no caso dos privados o cenário é inverso e 73% registaram uma diferença abaixo desse valor.

Por outro lado, os dados disponibilizados pelo Ministério da Educação permitem ainda perceber que entre os colégios, só 2,22 valores separam a média interna da média dos exames, uma discrepância maior no universo das escolas públicas, onde a diferença sobe para 3,16 valores.

Primeira escola pública é 38ª num ranking dominado pelos colégios

30 October 2026 at 00:41

Os colégios privados continuam a destacar-se no ranking geral das escolas em Portugal. O Grande Colégio Universal, no Porto, lidera o ranking das notas mais altas com 16,93 valores, numa escala de zero a 20, entre as 231 provas realizadas às 16 disciplinas.

Fundado em 1910, pelos Padre Santos Brito, Padre Fonseca e Pinho e pelo advogado Morais de Almeida, o Grande Colégio Universal, com instalações na Avenida da Boavista, repete o desempenho do ano passado.

Os nomes seguintes também são habitués na lista. O Colégio Nossa Senhora do Rosário volta a garantir o 2.º lugar com 16,59 valores, e o Colégio Efanor, em Matosinhos, é novamente 3.º, com 16,32 valores.

A Academia de Música de Santa Cecília é a quarta na geral e a primeira escola da zona de Lisboa na lista, seguida do Colégio Novo da Maia, do Colégio D. Diogo de Sousa, em Braga, do Colégio de S. Tomás, em Lisboa, do Salesianos de Lisboa – Colégio Oficinas de São José, do Colégio Nova Encosta, em Paços de Ferreira, e do Colégio da Rainha Santa Isabel, em Coimbra.

Num universo de 479 escolas públicas e 91 privadas, é preciso descer até ao 38.º lugar para encontrar a escola pública com melhor média nacional: a Escola Artística do Conservatório de Música do Porto. Com 121 provas realizadas, os alunos desta escola conseguiram uma média de 14,01 valores, ligeiramente mais alta do que a melhor escola pública do ano anterior que, na altura, ocupava o 33.º lugar com 13,85 valores.

No top 10 das escolas públicas com melhores resultados há mais duas escolas artísticas bem conhecidas dos lugares cimeiros da rede pública: a Soares dos Reis, no Porto, em 8.º lugar, e a António Arroio, em Lisboa, em 9.º lugar.

Outra “repetente” é a Secundária D. Filipa de Lencastre, em Lisboa, este ano em 2.º lugar, seguida das secundárias de Monção, Alves Martins, em Viseu, Eça de Queirós, em Póvoa de Varzim, do Colégio Militar, em Lisboa, da secundária Pintor José de Brito, em Viana do Castelo, e, em 10.º lugar, a Martinho Árias, em Soure.

As escolas públicas do norte dominam os melhores resultados nos exames. Entre as 223 escolas com desempenhos acima da média nacional, a maioria (61,9%) situa-se nessa zona do país.

E o contrário também é verdadeiro. No grupo das 60 escolas públicas com médias abaixo dos 10 valores, uma percentagem idêntica (61,7%) localiza-se nos distritos de Lisboa e Setúbal.

O último lugar do ranking geral elaborado pela Lusa e que o Jornal Económico publica aqui é ocupado pela Escola Portuguesa da Guiné-Bissau (privada), onde a média das 121 provas foi 6,66 valores, mas em seguida surge a Escola Secundária da Baixa da Banheira, em Vale da Amoreira, Moita.

Naquela escola da margem sul do Tejo, onde a média foi 7,09 valores, a maioria dos alunos recebe apoio da Ação Social Escolar só metade consegue concluir o ensino secundário em três anos.

A Escola Secundária da Baixa da Banheira está integrada no programa Territórios Educativos de Intervenção Prioritária (TEIP) e inserida num quadro de zona pedagógica (QZP) considerado carenciado devido à insuficiência estrutural de professores, um contexto que é partilhado por outras três das 10 escolas com média mais baixa: as secundárias de Odivelas, Camarate (Loures), e Gil Vicente (Lisboa).

Nessa lista, estão também a secundária José Cardoso Pires, em Loures, igualmente inserida num QZP carenciado, a Professor António da Natividade (TEIP), em Mesão Frio, a Escola Portuguesa do Lubango (privada), em Angola, a secundária Jaime Cortesão, em Coimbra e o Real Colégio de Portugal (privada), em Lisboa.

No grupo das perto de seis centenas de estabelecimentos de ensino com mais de 100 provas realizadas nos exames nacionais em 2025, as notas subiram tanto no público como no privado.

Os rankings ordenam todas as escolas pela média obtida pelos alunos na 1.ª fase dos exames nacionais realizados em 2024/2025.

1o melhores

Distrito Escola Média Exame (Valor)                Média Exame (%)                         NºExames

Porto Grande Colégio Universal                                    16,93448276                              232

Porto Colégio Nossa Senhora do Rosário                     16,5855573                                 637

Porto Colégio Efanor                                                      16,32011494                              348

Lisboa Academia de Música de Santa Cecília              16,03391304                                115

Porto Colégio Novo da Maia                                          15,9248927                                466

Braga Colégio D. Diogo de Sousa                                   15,86436031                             766

Lisboa Colégio de S. Tomás                                            15,79511111                              450

Lisboa Salesianos – Colégio Oficinas de São José       15,69917864                                974

Porto Colégio Nova Encosta                                          15,62011834                             169

Coimbra Colégio da Rainha Stª Isabel                          15,41431579                              475

 

10 Piores

Lisboa Real Colégio de Portugal                                    8,727067669                                       266

Lisboa Escola Básica e Secundária Gil Vicente          8,709452736                                            201

Lisboa Escola Secundária de Odivelas                         8,609004739                                          844

Coimbra Escola Secundária Jaime Cortesão              8,457368421                                            190

Lisboa Escola Secundária de Camarate, Loures        8,391616766                                             167

Estrangeiro Escola Portuguesa do Lubango               7,766990291                                           103

Vila Real Escola BS Prof Ant. da Natividade, M Frio 7,741584158                                              101

Lisboa Escola Secundária José Cardoso Pires, Loures  7,72629108                                           213

Setúbal Escola S. Bx Banheira, V. Amoreira, Moita 7,086470588                                              170

Estrangeiro Escola Portuguesa da Guiné-Bissau       6,661983471                                            121

El Salvador y Perú suscriben acuerdos para fortalecer cooperación

30 October 2026 at 02:44

San Salvador, 29 oct (Prensa Latina) El Salvador y Perú suscribieron hoy varios instrumentos de cooperación bilateral en materia de seguridad, salud, educación, turismo y fortalecimiento institucional, durante la visita oficial de la presidenta peruana, Keiko Fujimori realza al país.

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Autarquias afetadas pelas tempestades vão ter mais tempo para concorrer a apoios

30 October 2026 at 02:23

O Governo vai prorrogar pelo menos até 31 de dezembro o prazo para os municípios se candidatarem a apoios do Fundo de Emergência Municipal para recuperar infraestruturas e equipamentos que foram danificados pelas tempestades Kristin

O concurso inicialmente estava aberto até 30 de novembro, mas vários municípios fizeram chegar ao Governo o alerta de que “o prazo era apertado”, explicou o o ministro da Economia. Por isso, “a ideia é prorrogar o prazo pelo menos até 31 de dezembro, ou vir a entrar nos primeiros dias de janeiro para facilitar as candidaturas dos município”, acrescentou na numa audição conjunta com as comissões parlamentares de Orçamento, Finanças e Administração Pública, Economia e Coesão Territorial, Reforma do Estado e Poder Local e Agricultura e Pescas, no âmbito da apreciação na especialidade da proposta do Orçamento do Estado para 2027 (OE2027).

“A comparticipação do Estado a atribuir aos municípios não pode exceder os 60% dos respetivos custos totais elegíveis”, explicava o Ministério da Economia em comunicado no arranque de agosto, quando anunciou a medida destinada a obras de reparação, reconstrução e reposição das infraestruturas e equipamentos afetados.

As candidaturas das autarquias devem ser apresentadas à Comissão de Coordenação e Desenvolvimento Regional (CCDR) territorialmente competente, podendo recorrer a este apoio os municípios, as freguesias e as entidades intermunicipais localizadas nos territórios abrangidos. As autarquias podem também recorrer a uma linha de crédito que “está a ser desenhada com o Banco Europeu de Investimento (BEI), para financiar os restantes 40% dos prejuízos efetivos derivados das tempestades”.

Em termos de tempestades, ao longo da audição no Parlamento, o ministro da Economia também anunciou que a recuperação de danos das tempestades do início do ano já absorveu 3.030 milhões de euros no âmbito do Portugal Transformação, Recuperação e Resiliência (PTRR) , entre financiamentos a fundo perdido e linhas de crédito do Estado

Castro Almeida precisou ainda que, no próximo ano, está previsto um investimento de 970 milhões de euros no âmbito do PTRR, sendo que 266 milhões estão inscritos no Orçamento do Estado – tal como avançou em primeira mão o presidente da Agência do PTRR no ECO dos fundos, o podcast quinzena do ECO sobre fundos europeus. Os restantes 502 milhões de euros são financiados pelo Fundo Ambiental e 200 milhões pelo Portugal 2030.

Nas zonas afetadas pelas tempestades do início do ano “já estão pagos os apoios às famílias que fizeram candidaturas para renovar as suas casas e, se tirarmos um município que está particularmente atrasado, o grau de processos resolvidos já passa os 99,4%, se for excluído um município”, disse o ministro. Esse município é Leiria onde se concentrou o maior número de estragos.

Gobierno de Colombia radicó en el Congreso ley de ajuste fiscal

30 October 2026 at 01:32

Bogotá, 29 oct (Prensa Latina) El Gobierno de Colombia presentó hoy ante el Congreso una propuesta legislativa de ajuste fiscal a la que denominó “Ley de Rescate” que plantea recortar el gasto estatal y reestructurar el sistema tributario nacional.

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Fábrica da Tupperware em Constância vendida por 4 milhões

30 October 2026 at 01:15
A fábrica em Constância foi vendida a uma empresa de cutelaria de Leiria, não identificada. A venda vai permitir pagar cerca de 50% dos créditos dos trabalhadores.

© PAULO CUNHA/LUSA

A fábrica foi colocada à venda por 10 milhões, mas foi vendida por apenas 4 milhões.

Transnordestina e 3 mil km de trilhos devolvidos: entenda o novo mapa ferroviário

30 October 2026 at 00:52
Com previsão de conectar o interior do Nordeste ao Porto do Pecém, no Ceará, a Ferrovia Transnordestina é um dos principais projetos de infraestrutura logística em execução na região. Planejada há cerca de duas décadas, a iniciativa pretende criar uma alternativa ao transporte rodoviário e facilitar o escoamento de produtos agrícolas, minerais e industriais.O projeto atualmente em construção prevê 1.206 quilômetros de extensão, ligando o município de Eliseu Martins, no sul do Piauí, ao Complexo Industrial e Portuário do Pecém, na região metropolitana de Fortaleza. No percurso, a ferrovia atravessa 53 municípios de três estados: Piauí, Pernambuco e Ceará.A expectativa do governo federal é concluir essa primeira etapa até o fim de 2027. Uma segunda fase, com aproximadamente 151 quilômetros adicionais dentro do Piauí, tem previsão de entrega para 2028.O que será transportado pela Transnordestina?A proposta é utilizar a ferrovia para transportar diferentes tipos de mercadorias produzidas ou consumidas no interior nordestino. Entre os produtos previstos estão: grãosfertilizantescombustíveiscimentominérioleitecalçadosoutras cargas industriaisA conexão com o Porto do Pecém permitirá que a produção regional tenha acesso a uma estrutura portuária voltada ao mercado nacional e internacional.Atualmente, grande parte das mercadorias transportadas pelo interior do Nordeste depende das rodovias. Com a entrada em operação da ferrovia, a expectativa é reduzir os custos logísticos e oferecer uma alternativa para o deslocamento de grandes volumes de cargas.Por onde passa a ferrovia?O traçado parte de Eliseu Martins, no Piauí, atravessa o sertão pernambucano, passando pela região de Salgueiro, e segue pelo interior do Ceará até chegar ao Porto do Pecém.No Ceará, dois trechos inaugurados recentemente passam pelos municípios de Acopiara, Piquet Carneiro, Senador Pompeu e Quixeramobim.A construção desses lotes envolveu a movimentação de aproximadamente 13 milhões de metros cúbicos de terra, a utilização de 13,2 mil toneladas de trilhos, a instalação de 169 mil dormentes de concreto e o emprego de cerca de 242 mil metros cúbicos de brita.Ferrovia já teve operação experimentalMesmo sem a conclusão de todo o projeto, a Transnordestina já começou a receber testes de circulação de cargas.Em dezembro de 2025, um trem carregado de milho percorreu 585 quilômetros entre Bela Vista, no Piauí, e Iguatu, no Ceará. A operação foi a primeira do tipo autorizada pelo Ibama. Leia Também: ESPORTES Richarlison tem vitória na Justiça em caso envolvendo Flávio Bolsonaro MAIS CRÉDITO Motoristas de app terão R$ 30 bilhões em crédito para financiar carros; entenda RESPOSTA Diretor do Detran diz que prefeito de Cruz das Almas vive de propaganda A viagem, inicialmente programada para durar 14 horas, foi concluída em pouco mais de 12 horas.Quanto já foi investido?A construção da Transnordestina envolve recursos bilionários. Segundo o Ministério da Integração e do Desenvolvimento Regional, quase R$ 10 bilhões haviam sido desembolsados até março de 2026 para financiar as diferentes etapas do empreendimento.Além da ferrovia principal, outras iniciativas estão previstas para ampliar a estrutura de transporte e armazenamento de cargas.Entre elas estão o Ramal Nelog, que fará a ligação direta da linha ferroviária a um Terminal de Uso Privado no Complexo do Pecém, e o Porto Seco de Quixeramobim, empreendimento privado estimado em R$ 1 bilhão.Projeto original também previa ligação com PernambucoO planejamento inicial da Transnordestina contemplava uma estrutura ainda maior, com aproximadamente 1.753 quilômetros de extensão.Além da ligação entre o Piauí e o Ceará, o projeto previa um ramal de cerca de 550 quilômetros entre Salgueiro, em Pernambuco, e o Porto de Suape.Esse trecho foi retirado da concessão da TLSA durante o governo anterior e passou à responsabilidade direta da União.A retomada das obras, entretanto, depende de novas etapas de avaliação. O Tribunal de Contas da União (TCU) determinou a atualização dos estudos de viabilidade técnica, econômica e ambiental antes da continuidade da contratação.Em junho, o vice-presidente Geraldo Alckmin afirmou que o governo federal pretende defender junto ao tribunal a liberação das obras.Paralelamente, a Superintendência do Desenvolvimento do Nordeste (Sudene) desenvolve estudos para integrar a Transnordestina a outros corredores ferroviários, incluindo uma possível ligação entre Salgueiro e Petrolina e projetos de retomada do transporte ferroviário de passageiros entre Recife e Caruaru.Devolução de 3 mil quilômetros de ferrovias à UniãoOutro movimento envolvendo a estrutura ferroviária nordestina é a repactuação da concessão da Malha Nordeste, administrada pela Ferrovia Transnordestina Logística S.A. (FTL).O acordo entre a Agência Nacional de Transportes Terrestres (ANTT) e a concessionária recebeu parecer favorável do Tribunal de Contas da União (TCU) e prevê a devolução de 3.014 quilômetros de trilhos sem operação à União.A repactuação também estabelece o reconhecimento de uma indenização de R$ 1,785 bilhão devida pela empresa ao governo federal. A quitação do valor e a efetivação das principais obrigações do acordo estão condicionadas à prorrogação da concessão, cujo vencimento atual está previsto para 2028.A empresa também deverá investir R$ 136,28 milhões em obras para reduzir conflitos entre o tráfego ferroviário e áreas urbanas.O acordo prevê ainda mecanismos de fiscalização sobre a aplicação dos recursos, além de obrigações e penalidades para o cumprimento das medidas estabelecidas.A devolução dos trechos inativos e a construção da nova ligação ferroviária fazem parte de movimentos distintos relacionados à reorganização da infraestrutura de transportes do Nordeste.Com a conclusão das obras e a possível ampliação das conexões, a Transnordestina poderá fortalecer a integração entre áreas produtoras, polos industriais e portos, ampliando as alternativas de transporte de cargas na região.

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