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La Lombardia prova a fermare lo spopolamento delle Alpi puntando sui giovani imprenditori

22 October 2026 at 15:40

Regione Lombardia sceglie la leva dell’impresa per affrontare uno dei problemi più persistenti delle aree alpine: la difficoltà di offrire ai giovani prospettive economiche sufficienti a convincerli a restare. Una questione che ora entra nell’agenda della cooperazione europea grazie alla proposta presentata dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi, approvata a Lindau, in Germania, durante l’Assemblea generale di EUSALP. La Dichiarazione adottata al termine dell’incontro riconosce ufficialmente l’iniziativa lombarda e apre un percorso comune per sostenere l’imprenditorialità giovanile nei territori montani. A coordinarlo sarà Regione Lombardia.

Il mandato ottenuto a Lindau ha un peso politico preciso. La Regione guiderà il confronto tra amministrazioni alpine chiamate a individuare strumenti condivisi per favorire la nascita di nuove imprese. Il problema è noto: nei territori montani la possibilità di costruire un’attività economica si scontra con difficoltà che possono scoraggiare gli investimenti e alimentare la partenza delle nuove generazioni. Su queste condizioni Guidesi intende concentrare il lavoro, portando la questione anche all’attenzione della Commissione europea.

C’è però una distanza da colmare tra l’accordo istituzionale e gli interventi concreti. La missione, denominata Giovani imprenditori per le Alpi: valorizzare la prossima generazione di talenti alpini, parte con il riconoscimento delle regioni coinvolte e un programma che dovrà produrre risultati entro il 2027. Le politiche comuni sono ancora da costruire.

Il terreno di confronto è ampio. EUSALP, la Strategia dell’Unione europea per la Regione Alpina, riunisce 48 regioni appartenenti a sette Paesi, dall’Italia all’Austria, dalla Francia alla Germania, fino a Slovenia, Svizzera e Liechtenstein. Amministrazioni che operano in sistemi economici differenti, ma condividono la necessità di mantenere vive comunità nelle quali la presenza di imprese e opportunità professionali può incidere sulle scelte delle nuove generazioni. Regione Lombardia cercherà di individuare soluzioni utilizzabili nei diversi territori, partendo dalle esperienze già maturate a livello regionale.

A Lindau è emersa anche una questione meno immediata, che riguarda le condizioni necessarie per fare impresa. Un giovane può avere un progetto imprenditoriale, ma la scelta di realizzarlo in montagna dipende anche dalla possibilità di trovare casa e dalla disponibilità dei servizi. Il primo laboratorio operativo della missione, organizzato all’Inselhalle, si è concentrato proprio su questi aspetti. Giovani e rappresentanti istituzionali delle regioni alpine hanno discusso delle difficoltà legate alla vita nei territori montani, attraverso domande interattive e momenti di confronto diretto. I contributi raccolti serviranno a orientare le prossime attività.

Per Guidesi, la capacità di trattenere le nuove generazioni passa dalla costruzione di opportunità economiche credibili. «Il futuro dei nostri territori dipende dalla capacità di offrire opportunità concrete ai giovani», ha dichiarato l’assessore, indicando nella collaborazione tra le regioni uno strumento per migliorare le politiche esistenti e rappresentare a Bruxelles le esigenze specifiche delle aree alpine.

La scelta di Regione Lombardia è dunque quella di mettere l’imprenditorialità giovanile al centro del confronto sul futuro delle montagne. La nascita di nuove attività può contribuire al ricambio generazionale e alla tenuta economica delle comunità, dove la riduzione della popolazione rende più difficile mantenere servizi e occupazione. Resta da individuare quali strumenti possano favorire concretamente questo processo e quali esperienze regionali siano applicabili anche altrove.

La Dichiarazione di Lindau ha formalizzato l’avvio del percorso, approvando la Nota di missione lombarda. Nella stessa assemblea EUSALP ha riconosciuto altre due iniziative, dedicate all’economia circolare nel settore tessile e alla sostenibilità dei grandi eventi sportivi. Per il progetto sull’imprenditorialità giovanile, Regione Lombardia lavorerà con le regioni partner e con il Consiglio dei giovani EUSALP. Saranno coinvolti anche i Gruppi d’Azione della Strategia alpina ed esperti scientifici.

La prima fase prevede la raccolta di dati e una ricognizione delle politiche regionali già adottate. Il confronto proseguirà attraverso consultazioni e laboratori con i giovani, per individuare gli ostacoli più ricorrenti e verificare quali soluzioni possano essere condivise. Un lavoro che dovrà tenere conto delle differenze tra i territori, evitando di considerare le aree alpine come un unico contesto economico.

Il calendario fissa già una scadenza. Entro la fine del 2027 Regione Lombardia dovrà arrivare a un quadro comune di riferimento per le politiche di sostegno all’imprenditorialità giovanile. Il documento sarà presentato all’Assemblea generale EUSALP e potrà essere utilizzato dalle amministrazioni regionali per orientare i propri interventi e avanzare proposte condivise alla Commissione europea.

L’eventuale passaggio successivo è previsto nel 2028, con la possibilità di avviare un progetto pilota sulla base dei risultati ottenuti. Per ora l’iniziativa non definisce nuove misure operative né un pacchetto di finanziamenti. Il confronto dovrà stabilire quali interventi proporre e su quali priorità trovare un accordo. Nel frattempo cambierà anche la guida politica della cooperazione alpina. La presidenza EUSALP passerà dalla Baviera alla Francia per il 2027. Sarà sotto la presidenza francese che Regione Lombardia dovrà portare a compimento il lavoro avviato a Lindau, presentando alle altre amministrazioni alpine le proposte elaborate insieme ai giovani e ai territori coinvolti.

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Il piano di Afd per ridimensionare l’Unione europea

22 October 2026 at 07:12

La leader dell’estrema destra tedesca Alice Weidel ha presentato un piano per ridurre drasticamente i poteri dell’Unione europea, abolire l’elezione diretta del Parlamento europeo e trasferire gran parte delle decisioni alle istituzioni nazionali. Il progetto, illustrato ieri a Strasburgo, prevede anche una riduzione del bilancio comunitario e maggiori possibilità per la Germania di sottrarsi alle politiche comuni. Almeno inizialmente, però, il partito Alternative für Deutschland (AfD) non intende chiedere l’uscita del paese dall’Unione o dall’euro.

Il documento, intitolato New Deal for Europe, definisce la strategia con cui l’AfD vorrebbe trasformare l’Unione in un’organizzazione fondata sulla sovranità degli Stati, con istituzioni centrali più deboli e competenze limitate. Durante la conferenza stampa al Parlamento europeo, Weidel ha sostenuto che l’attuale struttura dell’UE abbia bisogno di una revisione profonda e che i governi e i parlamenti nazionali debbano tornare a essere i principali responsabili delle decisioni politiche.

La proposta più significativa riguarda il Parlamento europeo. L’AfD vuole eliminare il sistema di elezione diretta, introdotto nel 1979, e sostituirlo con un’assemblea composta da delegati designati dai parlamenti dei singoli Stati. In questo modo, i cittadini europei non eleggerebbero più direttamente i propri rappresentanti a Strasburgo e Bruxelles. Il partito propone inoltre di trasformare la Commissione europea in un organismo con funzioni esclusivamente amministrative, privandola di gran parte delle attuali competenze politiche, e di sostituire la Corte di giustizia dell’Unione europea con un tribunale arbitrale incaricato di risolvere le controversie tra gli Stati.

Il progetto comporterebbe quindi una revisione sostanziale dei trattati europei, che oggi disciplinano il funzionamento delle istituzioni e la distribuzione delle competenze tra l’Unione e i governi nazionali. Secondo Weidel, l’attuale sistema attribuisce a Bruxelles un potere eccessivo, soprattutto nella regolamentazione economica e nelle scelte che riguardano direttamente cittadini e imprese. In una recente intervista all’Economist, la leader dell’AfD ha descritto il proprio obiettivo come quello di riportare l’Unione a una comunità di Stati sovrani, legati principalmente da un’area di libero scambio.

Un altro elemento centrale del programma riguarda il finanziamento delle istituzioni europee. L’AfD propone di ridurre e fissare un limite massimo al bilancio dell’Unione, bloccare l’aumento del personale e abolire alcune agenzie comunitarie. Il partito vorrebbe inoltre utilizzare il potere di veto della Germania per eliminare determinate fonti di finanziamento europeo, comprese quelle collegate all’IVA e ai contributi sulla plastica non riciclata.

Il documento prevede anche la possibilità di bloccare future decisioni sul finanziamento dell’Unione e di minacciare una drastica riduzione dei contributi tedeschi qualora Bruxelles non accettasse le riforme richieste. La Germania, uno dei principali contributori netti al bilancio europeo, dovrebbe secondo l’AfD smettere di sostenere una quota così elevata delle spese comuni.

La stessa impostazione riguarda le politiche economiche e monetarie. Il partito si oppone all’emissione di debito comune europeo, rifiuta l’introduzione dell’euro digitale e chiede che le maggiori economie dell’eurozona abbiano un peso superiore nelle decisioni della Banca centrale europea. Weidel sostiene inoltre che la BCE dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulla stabilità dei prezzi, criticando gli interventi monetari che, secondo l’AfD, hanno favorito il finanziamento del debito pubblico degli Stati.

Sul piano delle competenze, il programma chiede che la Germania possa ottenere deroghe alle regole europee in materia di immigrazione, fiscalità, politiche sociali, difesa e indebitamento comune. Ulteriori esenzioni sarebbero richieste per le politiche ambientali, industriali, agricole e finanziarie qualora l’Unione non accettasse modifiche sostanziali. Weidel ha citato anche il sistema di Schengen, sostenendo che la Germania dovrebbe poterne uscire se non fosse più in grado di garantire un controllo efficace delle frontiere.

La presentazione del piano arriva in una fase favorevole all’AfD sul piano elettorale. Il partito ha ottenuto importanti successi nelle recenti elezioni regionali in Sassonia Anhalt e Meclemburgo Pomerania Anteriore e figura ai primi posti nei sondaggi nazionali. Weidel ha indicato le elezioni federali tedesche del 2029 come il principale appuntamento per provare a conquistare responsabilità di governo e avviare il programma di riforme europee.

La possibilità di realizzarlo dipenderà tuttavia anche dagli equilibri politici tedeschi. Nonostante la crescita elettorale, l’AfD avrebbe bisogno di alleati per formare una maggioranza parlamentare. I principali partiti tradizionali, compresa l’Unione cristiano democratica, continuano a escludere una collaborazione con l’estrema destra attraverso la politica di isolamento comunemente definita Brandmauer, il cordone sanitario contro l’AfD. Weidel ha criticato questa strategia e ha sostenuto che spetti ai conservatori modificare la propria posizione, escludendo concessioni sui punti fondamentali del programma del suo partito.

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Putin dice di voler trattare con l’Ucraina, ma continua a bombardarla

22 October 2026 at 06:40

Vladimir Putin ha annunciato di essere disposta a riprendere i negoziati con Ucraina e Stati Uniti per cercare di mettere fine alla guerra, dopo un incontro di circa tre ore con l’inviato speciale americano Steve Witkoff, ieri a San Pietroburgo. I colloqui potrebbero svolgersi a metà novembre ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti, ma per il momento non sono stati concordati né una data definitiva, né un programma negoziale. L’apertura del Cremlino è arrivata mentre il presidente americano Donald Trump sostiene che un accordo sia sempre più vicino, nonostante le persistenti divergenze tra Mosca e Kyjiv e il proseguimento degli attacchi russi contro le città ucraine.

Poche ore dopo l’annuncio, nella notte tra mercoledì e giovedì, nuovi missili russi hanno colpito la capitale ucraina, danneggiando edifici residenziali e provocando sei feriti, secondo il sindaco Vitaliy Klitschko. Gli attacchi si sono aggiunti ai bombardamenti delle ore precedenti, che avevano causato tre morti e dodici feriti a Kyjiv e altre due vittime nella regione di Kharkiv. La prosecuzione delle operazioni militari mostra la distanza tra la disponibilità a tornare al tavolo negoziale e la possibilità di ottenere una sospensione effettiva dei combattimenti.

A comunicare la posizione russa è stato Yuri Ushakov, consigliere di Putin per la politica estera, che ha partecipato all’incontro con Witkoff. Secondo Ushakov, il presidente russo ha accettato in linea di principio la proposta americana di riprendere i negoziati trilaterali a partire dal 10 novembre. I colloqui dovrebbero svolgersi inizialmente a livello tecnico, con la partecipazione di rappresentanti di Russia, Ucraina e Stati Uniti, e concentrarsi sulle future garanzie di sicurezza per Mosca e Kyjiv. Abu Dhabi è stata indicata come possibile sede. Durante l’incontro, Witkoff ha inoltre presentato a Putin le proposte discusse il giorno precedente con l’Ucraina e i governi europei, tra cui nuove garanzie di sicurezza e una possibile sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche. Ushakov le ha giudicate poco utili per arrivare a una soluzione del conflitto, pur riconoscendo successivamente alcuni segnali di progresso diplomatico.

Witkoff ha definito costruttivo l’incontro con Putin, il nono tra i due dall’inizio dei contatti diplomatici promossi dall’amministrazione Trump, e ha confermato che le discussioni proseguiranno in un formato trilaterale. Ha però riconosciuto che rimane ancora molto lavoro da fare per arrivare a un accordo. Secondo Reuters, l’inviato americano ha consegnato a Putin alcuni documenti contenenti nuove idee per una possibile intesa.

La riunione di San Pietroburgo è stata preceduta da una serie di incontri a Oslo, dove martedì Witkoff aveva discusso con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e con rappresentanti europei, tra cui il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e il presidente finlandese Alexander Stubb. Ai colloqui avevano partecipato anche rappresentanti della NATO. Durante gli incontri in Norvegia era stata avanzata anche la possibilità di organizzare un vertice direttamente tra Trump, Putin e Zelensky. Il Cremlino non ha assunto alcun impegno in questo senso, limitandosi ad accettare la ripresa delle discussioni tra funzionari. Mosca ha ribadito che un eventuale incontro tra Putin e Zelensky dovrebbe essere preceduto da un’attenta preparazione diplomatica.

Parlando con i giornalisti durante il ritorno dalla Norvegia, Volodymir Zelensky ha spiegato di avere ricevuto dagli Stati Uniti la conferma della disponibilità di Mosca e di sostenere la proposta americana di convocare rapidamente le delegazioni, preferibilmente entro i primi giorni di novembre. Ha aggiunto che Kyjiv è disponibile a discutere qualsiasi iniziativa che possa portare a un cessate il fuoco, compresa una sospensione degli attacchi alle infrastrutture energetiche, oltre a misure umanitarie. Zelensky ha comunque ricordato che la Russia aveva già manifestato in passato la volontà di partecipare ai negoziati, salvo poi rinviarli o interromperli.

Dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, nel febbraio del 2022, si sono susseguite diverse iniziative negoziali senza che fosse raggiunta un’intesa per fermare la guerra. Nei primi mesi del 2026, rappresentanti di Russia, Ucraina e Stati Uniti si erano incontrati ad Abu Dhabi e successivamente a Ginevra, ottenendo progressi limitati soprattutto agli scambi di prigionieri. I colloqui si erano poi interrotti a febbraio, in coincidenza con l’inizio della guerra condotta da Stati Uniti e Israele contro l’Iran.

Il principale ostacolo a un accordo resta la distanza tra le condizioni poste dai due paesi. Ieri Zelensky ha ribadito di essere disposto ad accettare un cessate il fuoco che congeli le posizioni militari lungo l’attuale linea del fronte, rinviando a successive trattative la definizione delle garanzie di sicurezza. Una soluzione del genere non comporterebbe necessariamente il riconoscimento giuridico dei territori occupati dalla Russia, ma permetterebbe di interrompere i combattimenti senza attendere un accordo politico complessivo.

Mosca continua invece a rivendicare il controllo dell’intera regione di Donetsk, nell’Ucraina orientale, comprese le aree che le sue forze non sono riuscite a conquistare. Il Cremlino mantiene inoltre la propria opposizione a un eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO e insiste sulla necessità di raggiungere un accordo complessivo, anziché limitarsi a una tregua temporanea. Attualmente la Russia controlla circa un quinto del territorio ucraino, compresa la Crimea, annessa illegalmente nel 2014. Putin ha ripetuto durante l’incontro con Witkoff che le sue truppe manterrebbero l’iniziativa strategica lungo il fronte, una valutazione contestata da Kyjiv e dai suoi alleati europei, che descrivono una situazione militare sostanzialmente bloccata.

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Il governo ha approvato un decreto sugli aiuti agli autotrasportatori, mentre i blocchi continuano in Campania

22 October 2026 at 06:30

Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburante si stanno progressivamente attenuando nel Sud Italia, dopo quasi una settimana di blocchi stradali che hanno provocato gravi difficoltà nella distribuzione di alimenti e carburanti. Nella serata di mercoledì, le principali organizzazioni che ancora mantenevano i presidi in Sicilia e Calabria hanno annunciato la sospensione delle mobilitazioni. In Campania, invece, la situazione resta più complicata. Nella giornata di mercoledì sono stati liberati alcuni punti di accesso alla rete autostradale nelle zone di Caserta e Mercato San Severino, nel Salernitano. Una parte dei manifestanti si è tuttavia spostata verso Pontecagnano, lungo l’autostrada in direzione della Calabria, mentre altri presidi sono rimasti attivi nelle aree industriali. 

Il Consiglio dei ministri convocato oggi ha approvato un decreto legge di nove articoli con nuovi interventi a sostegno dell’autotrasporto, dell’agricoltura e della pesca per contrastare gli effetti del caro carburante. Il provvedimento prevede ulteriori risorse per i crediti di imposta sul gasolio, la possibilità di sospendere i canoni di leasing dei mezzi pesanti e contributi a fondo perduto per agricoltori e pescatori. 

L’esecutivo ha contemporaneamente rafforzato i controlli sui presidi che impediscono la circolazione delle merci. Secondo i dati diffusi dal ministero dell’Interno, sono state identificate 1.339 persone, 71 sono state denunciate e 242 hanno ricevuto sanzioni amministrative. In Campania le forze dell’ordine hanno inoltre scortato circa 500 camion per consentire ai conducenti di proseguire il lavoro.

La decisione di sospendere i blocchi in Sicilia è arrivata dopo un incontro nella prefettura di Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), guidata da Giuseppe Richichi, aveva inizialmente respinto l’intesa raggiunta con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, mantenendo i presidi lungo l’autostrada tra Messina e Catania, davanti al porto di Palermo e in altri punti della rete stradale regionale. La posizione dell’associazione è cambiata in seguito alle rassicurazioni ricevute sulla possibilità di partecipare ai prossimi incontri nazionali dedicati al settore. Fino a poche ore prima l’Aias aveva confermato l’intenzione di proseguire la protesta a tempo indeterminato. 

Nella mattinata di giovedì sono progressivamente riprese anche le consegne ai supermercati dell’Isola, mentre Confagricoltura Ragusa ha confermato la sostanziale conclusione dei blocchi.

All’interno del movimento siciliano erano emerse divisioni tra le diverse organizzazioni. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) aveva già deciso di interrompere il fermo dopo l’incontro del 20 ottobre con il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, mentre l’Aias considerava insufficienti gli impegni assunti dal governo. Le richieste avanzate da quest’ultima comprendevano contributi straordinari per il gasolio, una sospensione temporanea dei versamenti contributivi, finanziamenti agevolati e maggiori tutele per le imprese di trasporto più piccole.

Anche in Calabria la federazione regionale della logistica Fedralog, che aveva proclamato il fermo, ha annunciato la sospensione della protesta. L’organizzazione ha spiegato di voler dare fiducia al governo in vista dell’incontro già fissato per il 27 ottobre con Salvini. Ha però avvertito che, in assenza di risposte soddisfacenti, potrebbe organizzare una manifestazione nazionale a Roma con la partecipazione dei mezzi pesanti.

Giovedì mattina la ripresa dei trasporti ha consentito il ritorno di frutta, verdura e altri prodotti alimentari sugli scaffali di numerosi supermercati calabresi, anche se le consegne non sono ancora tornate ovunque alla normalità. Sono ripartiti anche i rifornimenti delle stazioni di servizio, mentre nel Cosentino sono stati rimossi i presidi lungo le statali 106 e 534 e nelle aree del Pollino e della Sibaritide.

La protesta è cominciata per contestare l’aumento del prezzo del gasolio, che secondo gli autotrasportatori sta rendendo sempre più difficile sostenere i costi di esercizio delle imprese. Alle mobilitazioni hanno partecipato anche gruppi di agricoltori, alle prese con l’aumento delle spese per carburanti, energia e produzione. I blocchi hanno però assunto dimensioni più ampie della vertenza iniziale, coinvolgendo sia operatori aderenti alle organizzazioni di categoria sia comitati locali e gruppi autonomi.

Il 20 ottobre Salvini e il viceministro Edoardo Rixi hanno incontrato a Milano le principali associazioni dell’autotrasporto, raggiungendo un’intesa su un pacchetto di sostegni economici che, secondo il governo, supera complessivamente il miliardo di euro. Una parte degli interventi riguarda lo sblocco di circa 480 milioni di euro destinati a soddisfare le domande di contributo relative al maggior costo del gasolio sostenuto dalle imprese tra marzo e agosto.

ixi ha annunciato l’avvio delle erogazioni e ulteriori risorse per le spese sostenute tra il 1° settembre e il 5 ottobre, precisando tuttavia che il relativo credito d’imposta sarà utilizzabile nel 2027. Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri prevede, in particolare, un incremento di 66,4 milioni di euro delle risorse per i ristori relativi ai mesi precedenti e altri 60 milioni per il periodo dal 1° settembre al 5 ottobre. Rixi ha spiegato che i primi crediti saranno disponibili per le imprese dalla prossima settimana. Il viceministro ha inoltre confermato che il governo sta procedendo, per via amministrativa, allo sblocco di 590 milioni di euro già destinati al rinnovo del parco veicolare, dando priorità alle imprese che utilizzano i mezzi più vecchi, dalle classi Euro 0 a Euro 4.

Tra le novità del decreto figura anche la possibilità, per le imprese medio-piccole dell’autotrasporto che non possono beneficiare del credito d’imposta sul carburante perché utilizzano veicoli di classe inferiore a Euro 5, di sospendere per sette mesi il pagamento dei canoni di leasing degli automezzi, fino al 31 marzo 2027. L’obiettivo è consentire alle aziende di recuperare liquidità. Il provvedimento introduce inoltre una misura ispirata al cosiddetto «modello spagnolo» per l’adeguamento dei corrispettivi del trasporto all’aumento del costo del gasolio. Come spiegato da Rixi, nei casi in cui non esistano contratti scritti sarà possibile indicare in fattura il differenziale dovuto all’incremento del prezzo del carburante.

Per il settore agricolo il Consiglio dei ministri ha approvato uno stanziamento aggiuntivo di 60 milioni di euro destinato a un contributo a fondo perduto pari al 20% delle spese sostenute per l’acquisto di carburante, fino a un massimo di 45 centesimi al litro. Secondo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, le risorse saranno erogate attraverso Agea e permetteranno di coprire i costi sostenuti fino al 15 ottobre. La misura si aggiunge ai 100 milioni già messi a disposizione nei mesi precedenti. Per la pesca sono previsti ulteriori 10 milioni di euro di contributi a fondo perduto, pari al 10% delle spese di carburante sostenute tra il 1° giugno e il 15 ottobre. Il decreto contempla inoltre un incremento di 20 milioni delle risorse per il credito d’imposta destinato alle imprese ittiche. Per i nuovi contributi agricoli e della pesca, le modalità di presentazione della documentazione dovranno essere definite entro cinque giorni dall’entrata in vigore del decreto, con il pagamento previsto entro i successivi trenta giorni.

Il governo ha assunto una posizione più severa nei confronti delle iniziative che impediscono ai camion di transitare. Dopo una riunione presieduta da Meloni a Palazzo Chigi, alla quale hanno partecipato anche i vicepremier Antonio Tajani e Salvini e i ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, l’esecutivo ha ribadito la necessità di distinguere le rivendicazioni degli autotrasportatori dai comportamenti illegali.

Dopo il Consiglio dei ministri, Meloni ha chiesto a Piantedosi di assicurare la libera circolazione delle merci e il rifornimento delle attività commerciali, anche per evitare possibili speculazioni sui prezzi. Il viceministro Rixi ha inoltre riferito che la Commissione di garanzia sugli scioperi sollecita da due giorni la precettazione, precisando che il governo ha finora rinviato il ricorso a questo strumento in attesa di mettere a disposizione tutte le misure di sostegno previste.

Piantedosi ha coordinato gli interventi con prefetti e questori delle province interessate, chiedendo particolare attenzione al rischio di infiltrazioni criminali. In Campania sono state raccolte segnalazioni di intimidazioni e danneggiamenti ai danni di conducenti che volevano riprendere il lavoro. Nel Casertano alcuni camionisti hanno denunciato il taglio degli pneumatici dei propri mezzi e pressioni per costringerli a partecipare ai blocchi. Gli episodi sono oggetto di accertamenti da parte degli investigatori.

Lollobrigida ha riferito che la procura di Napoli ha aperto un’indagine su possibili infiltrazioni mafiose nelle proteste, sottolineando però la necessità di distinguere chi manifesta legittimamente da eventuali soggetti criminali. Il ministro ha inoltre definito i blocchi ancora in corso «ingiustificati e dannosi», invitando a garantire soprattutto la circolazione dei prodotti deperibili, per evitare ulteriori perdite economiche alle imprese agricole del Mezzogiorno.

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ReA! Art Fair torna alla Fabbrica del Vapore con cinquanta artisti emergenti

22 October 2026 at 03:45

La Fabbrica del Vapore di Milano ospita la sesta edizione di ReA! Art Fair, la prima fiera in Italia rivolta agli artisti emergenti senza la mediazione di gallerie o musei. Dopo le ultime edizioni, la manifestazione torna alla sua storica collocazione autunnale negli spazi del centro culturale del Comune di Milano, in via Procaccini.

A organizzarla è ReA! Arte, associazione culturale no profit fondata da Maryna Rybakova e Pelin Zeytinci, con l’obiettivo di creare un punto d’incontro diretto tra le nuove voci dell’arte contemporanea, il pubblico e gli operatori del settore. Il modello è quello di un mercato primario: chi visita la fiera dialoga con gli artisti, ne conosce la ricerca e può sostenerne il percorso senza passaggi intermedi.

Ilaria Costaglia Keep Me Safe Oil and acrylic on canvas 80 × 65 cm 2026. Courtesy of the artist

Anche quest’anno la fiera punta su un numero contenuto di partecipanti, con  cinquanta artiste e artisti internazionali, scelti tramite un’open call aperta a candidature da tutto il mondo. La selezione è stata curata dal comitato scientifico di ReA! Arte sotto la direzione della head curator Maria Myasnikova, con l’intento di privilegiare qualità e innovazione della proposta.

Il filo conduttore dell’edizione di quest’anno è la distanza tra l’immaginare qualcosa e il portarlo nel mondo. Nel suo testo curatoriale, Myasnikova parte da una constatazione sul presente: «Oggi le idee circolano a una velocità senza precedenti. Vengono generate, condivise, consumate e dimenticate nell’arco di pochi secondi. Le immagini si moltiplicano all’infinito. Le opinioni arrivano già compiute. I concetti sono economici. La realizzazione, invece, non lo è». Le opere in mostra, tra pittura, scultura, installazione, performance, media digitali e pratiche interdisciplinari, nascono proprio da questo scarto, che secondo la curatrice è il luogo in cui l’arte acquista il proprio peso.

Ivy Chilelli, In Flesh, You’re Gone I & II Variable dimensions 2026. Courtesy of the artist

In un momento in cui il lavoro creativo viene misurato sempre più in termini di visibilità e rapidità, ReA! rivendica una scelta diversa, quella di sostenere pratiche che mettono la ricerca davanti alla reazione e lo sviluppo a lungo termine davanti al riconoscimento immediato. «Se le idee sono facili, la realizzazione resta un atto di convinzione», conclude Myasnikova.

La fiera si accompagna a un programma di premi e collaborazioni per gli artisti selezionati. Grazie alla nuova partnership con MARES, uno dei partecipanti otterrà una residenza in Piemonte, da maggio a luglio 2027, nel Complesso Monumentale di Santa Croce, con mostra conclusiva a settembre 2027 e catalogo edito da Allemandi. Torna inoltre il premio in denaro di Artsted, dedicato ai progetti più innovativi.

Tra i cinquanta nomi in fiera figurano, tra gli altri, Azzah Salwaa, Debora Graziano, Pauline Cordier, Nuo Chen, Marco Montemezzo (Amen), Zhang Qi, Johanna Dreyer, Isatou Jallow, Alexandra Taoukidou, Nikolai Prokofiev, Shir Shovel-Simhoni e Marco Silvestre (Nikopol).

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Zelensky recupera l’intelligence americana, non la certezza di poter decidere la pace

21 October 2026 at 06:35

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy, center, stands beside Norwegian Prime Minister Jonas Gahr St¿re, right, Finnish President Alexander Stubb, 2nd left, and U. S. envoy Steve Witkoff, in Oslo, Norway, Tuesday, Oct. 20, 2026. (Heiko Junge, Pool Photo via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Gli Stati Uniti hanno ripreso a condividere con l’Ucraina informazioni di intelligence utili ad anticipare gli attacchi missilistici russi. Lo ha detto Volodymyr Zelensky dopo l’incontro con l’inviato americano Steve Witkoff a Oslo, in Norvegia. «Adesso funziona. È ottimo», ha detto il presidente ucraino, spiegando che gli avvisi preventivi possono salvare vite umane. Il ripristino delle informazioni arriva dopo giorni in cui Kyjiv sembrava aver perso una parte del sostegno di Washington, in una delle fasi più difficili dei rapporti tra i due Paesi dall’inizio dell’invasione russa.

L’incontro si è svolto dopo una settimana di forti tensioni. Il 9 ottobre, ricorda il Guardian, Donald Trump aveva annunciato un’intesa con Mosca sul diesel russo, mentre Kyjiv aveva subito una temporanea interruzione della condivisione di intelligence e restrizioni nell’utilizzo di Starshield, la versione militare di Starlink, il servizio satellitare di Elon Musk. Le limitazioni hanno compromesso la capacità ucraina di condurre alcuni attacchi con droni a medio raggio contro le posizioni russe. Trump ha negato che ci sia stata una decisione politica per danneggiare l’Ucraina e ha continuato a criticare Zelensky, sostenendo che Kyjiv avrebbe potuto raggiungere un accordo con Mosca già due anni fa.

A Oslo il presidente ucraino ha cercato di ricostruire un canale di dialogo. Witkoff ha incontrato Zelensky insieme, in collegamento video, a Jared Kushner, genero di Trump. Hanno partecipato anche il premier norvegese Jonas Gahr Støre, il presidente finlandese Alexander Stubb e rappresentanti europei e britannici della sicurezza. Il colloquio è stato definito «costruttivo» da un funzionario americano. Zelensky ha parlato anche con il segretario di Stato Marco Rubio e ha detto di aver discusso con lui le restrizioni a Starshield e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

Certo, è difficile aspettarsi che l’incontro produca cambiamenti sostanziali. Il risultato più concreto potrebbe essere proprio il ripristino della condivisione di intelligence, il pieno funzionamento dei sistemi satellitari e la prosecuzione del programma Purl, attraverso cui i Paesi alleati acquistano armi americane per Kyjiv. Intanto Witkoff si prepara a incontrare Vladimir Putin in Russia. Secondo Washington, l’obiettivo è aprire la strada a negoziati diretti tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, oltre che a colloqui multilaterali.

Resta però il nodo di chi debba sedersi al tavolo. Zelensky ha respinto l’ipotesi di un vertice tra Trump, Putin e il presidente cinese Xi Jinping che escluda Kyjiv, proposta attribuita al leader russo. «Non può esserci nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina», ha detto Zelensky a Oslo. E ha aggiunto: «Se si parla dell’Ucraina e del nostro futuro, può essere accettabile soltanto se siamo al tavolo dei negoziati».

Per Kyjiv, il ripristino dell’intelligence è un segnale importante, ma non risolve le divergenze sul futuro della guerra. E per l’Europa resta il timore che Washington e Mosca cerchino un’intesa sulle condizioni della pace senza tenere adeguatamente conto delle richieste ucraine.

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Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti

21 October 2026 at 06:12

Giorgia Meloni

Dopo gli scontri di Milano, il governo ha approvato un altro decreto sicurezza. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, estende alcune misure preventive ai minorenni e prevede sanzioni per i genitori dei ragazzi coinvolti nelle violenze. È il sesto decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni. La risposta è ancora una volta affidata al diritto penale, con nuove fattispecie e pene più severe, mentre restano da chiarire le cause delle violenze e le falle nella gestione dell’ordine pubblico.

Tra le novità c’è un nuovo reato per chi partecipa a manifestazioni violente in gruppo, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a ventimila euro. Per chi organizza o promuove gruppi con l’obiettivo di compiere violenze, anche attraverso strumenti informatici, la pena può arrivare a dodici anni. Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita e introduce aggravanti per danneggiamenti e saccheggi. Per i genitori dei minorenni responsabili di violenze sono previste multe da cinquecento a mille euro, raddoppiabili in caso di recidiva.

La miusra riguarda direttamente anche gli under-18. Il fermo preventivo viene esteso ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone e può applicarsi ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Per i minori sopra i 14 anni viene inoltre introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, che consente di procedere penalmente senza doverla accertare caso per caso. Sono misure che rendono più semplice l’intervento repressivo, ma aprono interrogativi sulla proporzionalità delle risposte e sulle conseguenze per la giustizia minorile.

La linea della premier è quella del «chi rompe paga». «Nessuna idea politica o disagio sociale» può giustificare le devastazioni, ha dichiarato Giorgia Meloni, chiedendo alle forze politiche di stare «dalla parte della legalità». Ma il punto è proprio distinguere tra la responsabilità individuale di chi commette reati e le ragioni di un disagio sociale che non si esaurisce negli episodi di violenza. Punire i responsabili è necessario; considerare l’inasprimento delle pene una risposta sufficiente è un’altra cosa.

Il decreto, intanto, interviene anche sulla presenza dei militari a Milano. Arriveranno cinquecento soldati in più, con una spesa di 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre, ma non potranno esercitare funzioni di polizia giudiziaria né arrestare direttamente i sospetti. Su questo punto, come riferisce Repubblica, il governo ha rinunciato alla previsione iniziale dopo le osservazioni del Quirinale e le divergenze interne alla maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha contestato i limiti del loro impiego; il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che i militari devono agire in funzione complementare rispetto alle forze di polizia.

Resta infine da capire che cosa abbia prodotto gli scontri. Crosetto ha evocato una possibile «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini ha respinto l’ipotesi di una regia russa. Piantedosi ha parlato di una dinamica che merita approfondimenti, pur riferendo che i primi accertamenti escluderebbero legami strutturati con gruppi antagonisti. L’indagine è ancora in corso.

È qui che il populismo penale mostra il suo limite. Il diritto penale è uno strumento indispensabile, ma dovrebbe essere una risorsa da usare con precisione, non la risposta automatica a ogni emergenza. Moltiplicare i reati e aumentare le pene può offrire un segnale politico immediato. Non sostituisce però il lavoro sulle cause del disagio, la prevenzione delle violenze e la capacità delle istituzioni di gestire le manifestazioni. Né risolve, da solo, le carenze che hanno permesso agli scontri di degenerare.

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Come si misura il valore della bellezza per una comunità

20 October 2026 at 08:49

Fondazione Italia Patria della Bellezza

La bellezza può generare valore anche al di là del suo significato artistico e culturale? E come si possono misurare gli effetti che produce sulle comunità, sulle relazioni e sullo sviluppo dei territori? Sono le domande al centro della quinta edizione del Forum della Bellezza, promosso dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza e ospitato il 15 ottobre a Palazzo della Meridiana, a Genova.

Il confronto è nato dalla presentazione di “Good_VIBE, Valuing the Impact of Beauty”, un report realizzato dall’Alta Scuola Politecnica di Milano e Torino che propone di ampliare la valutazione dei progetti culturali oltre il tradizionale rapporto tra investimenti e risultati economici. L’obiettivo è considerare anche gli effetti di medio e lungo periodo sulla vita delle comunità: dalla capacità di creare esperienze e senso di appartenenza alla costruzione di relazioni e opportunità. «La quantificazione della bellezza passa necessariamente attraverso i luoghi, fisici e intangibili, in cui si fa cultura. Il nostro concetto di cultura ne abbraccia tutte le declinazioni: quella che si costruisce con le parole, con la conservazione del patrimonio artistico, con la cura e la scienza, e con la partecipazione collettiva», ha spiegato Maurizio di Robilant, presidente della Fondazione Italia Patria della Bellezza.

Il Forum ha articolato la riflessione in quattro filoni: il patrimonio storico e artistico come risorsa viva per la cittadinanza; la letteratura come spazio di memoria collettiva; la bellezza come strumento di cura e trasformazione; e le nuove geografie dell’incontro, dai progetti di quartiere alle iniziative di cooperazione tra territori. Tra le esperienze presentate figurano i Rolli Days di Genova, la Fondazione Cesare Pavese, il progetto Sciroppo di Teatro a Milano, la Fondazione Bullone e ZIP Zone nelle periferie romane.

La capacità di comunicare il valore dei progetti culturali è anche al centro del bando annuale della Fondazione, arrivato nel 2026 alla sesta edizione. Quest’anno sono state raccolte duecentosettanta candidature, con tre progetti selezionati per ricevere un contributo economico e altre diciannove realtà ammesse a un’adozione pro bono da parte di professionisti della comunicazione. Le richieste sono cresciute del trenta per cento rispetto all’anno precedente.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto la tutela del patrimonio, ma anche la capacità delle istituzioni culturali di raggiungere nuovi pubblici e rendere riconoscibile il contributo che producono per la società. Una sfida che richiede strumenti per leggere risultati spesso difficili da quantificare, ma che possono incidere nel tempo sulla qualità della vita e sulle relazioni tra le persone.

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La Russia conduce una guerra ibrida contro l’Italia

20 October 2026 at 06:33

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (AP/LaPresse)

«La Russia conduce da tempo una guerra ibrida contro l’Europa, anche contro Italia, Francia, Gran Bretagna e Germania». Nell’intervista al Corriere della Sera, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky allarga lo sguardo oltre il campo di battaglia ucraino e porta la minaccia russa dentro le democrazie occidentali. Non soltanto missili e droni, ma televisione, mezzi d’informazione, Internet e social network: strumenti attraverso cui, secondo il presidente ucraino, Mosca cerca di alimentare divisioni e influenzare le opinioni pubbliche. «I cittadini hanno diritto di essere soddisfatti o insoddisfatti dei propri governi, non devono essere manipolati da campagne russe», dice Zelensky. La distinzione è cruciale: il dissenso politico è parte della democrazia, mentre le operazioni di influenza straniere mirano a sfruttarlo e indirizzarlo. «Come vivere e chi eleggere devono deciderlo italiani, francesi, ucraini, spagnoli. Non i russi».

Il presidente ucraino indica nell’immigrazione uno dei terreni su cui il Cremlino può fare leva, insieme a religione, lingua e questioni di genere. L’obiettivo, nella sua ricostruzione, è usare qualsiasi argomento capace di dividere le società e indebolire la fiducia nelle istituzioni. È un avvertimento rivolto anche all’Italia, chiamata a riconoscere che la competizione con Mosca non si esaurisce nel sostegno militare a Kyjiv.

Le parole di Zelensky arrivano in una fase delicata della diplomazia. Secondo Axios, l’inviato speciale americano Steve Witkoff è atteso a Oslo per incontrare il presidente ucraino e i leader europei. L’obiettivo è elaborare una proposta di pace da presentare alla Russia. In seguito, Witkoff intende recarsi a Mosca per discutere le idee sviluppate con Kyjiv e i partner europei.

Il percorso negoziale si apre però mentre i rapporti tra Washington e Kyjiv sono sotto pressione. Zelensky ha detto di sentirsi tradito dal presidente Donald Trump denunciato limitazioni nella condivisione di informazioni d’intelligence e nella fornitura di armamenti, oltre a restrizioni su Starlink. Il presidente ucraino le considera ingiuste e chiede che gli Stati Uniti si comportino da partner.

È in questo quadro che la denuncia sulla guerra ibrida assume un significato più ampio. Mentre si cerca una formula per fermare i combattimenti, resta aperta la questione di come proteggere le società europee dalle operazioni di influenza attribuite a Mosca. Per Zelensky, la posta in gioco non riguarda soltanto i confini dell’Ucraina: riguarda anche la libertà degli europei di scegliere il proprio futuro senza interferenze straniere.

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Meloni schiera l’esercito e prepara il decreto sicurezza

20 October 2026 at 06:24

Gli scontri a Milano sabato 17 ottobre 2026 (LaPresse)

Il governo prepara una stretta sulla sicurezza dopo le violenze e le devastazioni che hanno accompagnato le manifestazioni contro il carovita a Milano. Il Consiglio dei ministri, convocato per oggi alle 17.30, esaminerà un decreto legge per rafforzare gli strumenti di contrasto ai disordini di piazza. Tra le misure previste c’è il dispiegamento di altri 500 militari nel capoluogo lombardo, nell’ambito dell’operazione Strade sicure, ma soprattutto la possibilità di attribuire temporaneamente ai soldati funzioni proprie delle forze di polizia.

È il ministro della Difesa Guido Crosetto a insistere sulla necessità di accompagnare il rafforzamento del contingente con una modifica normativa. «È facile annunciare militari in più senza nemmeno affrontare il problema di cosa dovranno fare e come potranno farlo», ha scritto su X. Per il ministro, il decreto dovrà consentire ai militari di «agire come le forze di polizia» per il tempo necessario a sostenere Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, quantificato in tre mesi. Il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago sta lavorando con gli uffici legislativi del ministero per definire le norme necessarie. L’obiettivo è rendere immediatamente operativo il rafforzamento del dispositivo di sicurezza a Milano, dove il governo vuole aumentare la presenza sul territorio dopo gli scontri dei giorni scorsi. La sottosegretaria Isabella Rauti, con delega all’operazione Strade sicure, ha confermato che il dispiegamento di altri 500 militari è stato deciso durante il vertice straordinario convocato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

La riunione si è svolta lunedì a Palazzo Chigi ed è durata circa un’ora e mezza. Oltre a Meloni, erano presenti i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari, i ministri Crosetto, Matteo Piantedosi (Interno) e Francesco Lollobrigida (Sovranità alimentare), insieme ai vertici delle forze dell’ordine e dell’intelligence. Al centro dell’incontro, un’analisi degli scontri registrati in diverse città e la definizione di una risposta che, nelle intenzioni dell’esecutivo, non comprometta la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto a organizzare cortei pacifici.

Il decreto dovrebbe contenere anche altre misure. Tra le ipotesi figurano l’estensione fino a 24 ore del fermo preventivo, al di fuori delle manifestazioni autorizzate, il rafforzamento degli strumenti di prevenzione del questore e l’introduzione del reato di danneggiamento aggravato. Si valuta inoltre l’arresto obbligatorio per i reati di devastazione commessi durante le manifestazioni, con la possibilità di procedere all’arresto differito entro 48 ore, e il potenziamento degli organici dei tribunali per i minorenni. I ministeri competenti stanno lavorando al testo, sul quale è attesa anche un’interlocuzione con il Quirinale.

La linea politica è stata sintetizzata dai due vicepremier. «Il governo risponderà duramente agli attacchi contro lo Stato, anche con misure in grado di fermare i minorenni violenti», ha scritto Tajani. Salvini ha salutato l’iniziativa con un «dalle parole ai fatti». Anche il ministro per gli Affari europei Tommaso Foti ha promesso una risposta decisa, dichiarando che il governo intende stroncare quelli che ha definito «rigurgiti anni Settanta».

Intanto, a Milano, circa un centinaio di persone si sono riunite in piazza San Carlo, nei pressi del Duomo, per esprimere solidarietà alle forze dell’ordine. Alla manifestazione hanno partecipato il presidente del Senato Ignazio La Russa e due possibili candidati del centrodestra alle prossime elezioni comunali, Silvia Sardone della Lega e Matteo Perego di Cremnago di Forza Italia. La Russa ha criticato chi condanna le violenze accompagnando la propria posizione con delle riserve, sostenendo che così facendo si finisce per alimentare le proteste.

Sul fronte cittadino, le conseguenze degli scontri hanno colpito anche il quadrilatero della moda, dove diversi negozi di lusso hanno abbassato le serrande. Il bilancio riportato dalle agenzie parla di 14 poliziotti feriti, 271 persone accompagnate in questura e danni stimati in un milione di euro. Il sindaco Giuseppe Sala ha visitato gli esercizi commerciali danneggiati.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine e definito inaccettabili le violenze, chiedendo però anche un’analisi approfondita degli episodi e dei soggetti coinvolti. Una precisazione che accompagna il confronto politico sulle nuove misure: il governo punta a dare una risposta rapida, mentre il decreto dovrà tradurre gli annunci in norme concrete, definendo limiti e poteri degli operatori chiamati a garantire l’ordine pubblico.

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