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Finlandia e Norvegia trattano con Putin: il fronte europeo mostra le prime crepe

 

Finlandia e Norvegia rompono il fronte europeo e contattano direttamente Vladimir Putin per discutere una possibile soluzione del conflitto ucraino. Il presidente finlandese Alexander Stubb e il premier norvegese Jonas Gahr Store hanno avuto un colloquio telefonico con il presidente russo, concentrandosi sulle prospettive di pace e sui prossimi incontri negoziali ad Abu Dhabi. Stubb ha riconosciuto una realtà difficile da ignorare: porre fine alla guerra richiede un dialogo diretto con Mosca. Per due Paesi confinanti con la Russia, il risultato del conflitto avrà conseguenze immediate sulla sicurezza nazionale ed europea.

Store ha insistito sulla necessità di una de-escalation. L’iniziativa, tuttavia, ha provocato irritazione tra alcuni partner europei. La premier danese Mette Frederiksen ha criticato la scelta di procedere senza coordinamento, mentre il capo del governo svedese ha espresso scetticismo sulle reali intenzioni russe, arrivando a evocare il rischio di una resa ucraina. Dietro queste reazioni si nasconde una contraddizione sempre più evidente. Mentre Washington e Mosca intensificano i contatti, le capitali europee temono di essere escluse dalle trattative che potrebbero decidere il futuro dell’Ucraina.

Bruxelles vuole sedersi al tavolo, ma continua a sostenere una linea che rischia di restringere gli spazi per la diplomazia. Il problema è anche politico. Dopo aver investito centinaia di miliardi di dollari nel sostegno al regime di Kiev e aver legato la propria credibilità alla prospettiva di una sconfitta strategica russa, molti leader europei faticano a cambiare rotta. Friedrich Merz lo ha ammesso apertamente: una capitolazione ucraina equivarrebbe, nella sua visione, alla capitolazione dell’intera Europa. Ma proprio questa identificazione tra il destino dell’Ucraina e quello dell’Unione rischia di diventare una trappola.

Aprire un negoziato non significa necessariamente arrendersi, così come prolungare il conflitto non garantisce di ottenere gli obiettivi proclamati. La domanda, dunque, è se l’Europa voglia contribuire a una soluzione diplomatica oppure continuare a difendere una strategia che ne ha ridotto il peso negoziale e l’ha fatta sprofondare in una profonda crisi tanto economica quanto politica.

 

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Cuba smentisce le accuse infondate dell'ambasciatore USA all'ONU

Per la 34ª volta, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite è tornata a discutere e votare la risoluzione presentata da Cuba per chiedere la fine del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti. Durante la sessione, la delegazione cubana ha interrotto l’intervento del rappresentante statunitense Michael Waltz, presentando una mozione d’ordine ai sensi dell’articolo 71 del regolamento dell’Assemblea. Waltz aveva accusato il governo cubano di confiscare i beni dei lavoratori, mostrando immagini e dati relativi a presunti patrimoni, proprietà e beni di lusso attribuiti ai vertici del Paese.

Secondo la ricostruzione statunitense, le risorse destinate alla popolazione sarebbero state dirottate. La delegazione dell’Avana ha chiesto alla presidenza di richiamare all’ordine il funzionario americano, contestando le sue dichiarazioni come menzogne pronunciate con arroganza e lesive della dignità degli Stati membri, oltre che offensive nei confronti del popolo e del governo cubani. Ma al di là dello scontro diplomatico, resta la questione centrale: il bloqueo imposto da Washington, che da decenni colpisce l’economia cubana e limita l’accesso a risorse, beni e servizi essenziali. Una misura coercitiva unilaterale che, per la sua portata extraterritoriale e i suoi effetti sulla popolazione civile, solleva gravi questioni di diritto internazionale e viene condannata da anni dalla comunità internazionale.

Le ripetute risoluzioni dell’Assemblea generale dell’ONU chiedono la fine dell’embargo, pur non avendo carattere giuridicamente vincolante. Dietro le accuse rivolte all’Avana, dunque, non può essere oscurata la responsabilità di una politica di pressione economica che punisce un intero popolo per piegarne le scelte politiche.

Un bloqueo criminale nei suoi effetti sociali, che nega a Cuba il diritto di svilupparsi senza coercizioni esterne.



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Il grido di Netanyahu al telefono con un attivista: “Perché gli ultraortodossi non vanno a votare? Sono pazzi? Moriremo tutti!”

27 October 2026 at 22:20

“Ditemi, sono pazzi? Vogliono un governo di sinistra? Sono pazzi? Moriremo”. E’ il grido che il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivolto, parlando al telefono, contro un attivista ultraortodosso, un’ora e mezzo prima che chiudessero i seggi. Durante la chiamata, registrata e diffusa da Ynet, il capo del governo chiedeva all’attivista per quale motivo gli elettori ebrei ultraortodossi non si recassero ai seggi. “Cosa sta succedendo con gli Haredim?”, si sente il premier chiedere al telefono. Itche Dzalovsky, gestore di una linea telefonica per ultraortodossi, risponde: “Quello che sta succedendo è che sono molto arrabbiati perché, fino ad oggi, tutte le promesse sulla coscrizione e sulla comunità ultraortodossa”… Netanyahu lo interrompe, gridando: “Ditemi, sono pazzi? Vogliono un governo di sinistra? Sono pazzi? Moriremo”.

Dzalovsky, membro della comunità chassidica di Ger, ha cercato di spiegare: “Vogliono un governo che mantenga le promesse fatte più volte”. Netanyahu ha continuato a gridare con rabbia: “Vogliono morire? Vogliono distruggere il mondo della Torah e non si fanno avanti? Questo è quello che voglio sapere”. L’attivista ultraortodosso ha replicato: “Vogliono che gli ebrei ultraortodossi possano osservare la Torah e i suoi comandamenti nel profondo della loro anima, senza che la loro religione venga calpestata”. Ancora Netanyahu: “Quindi, in breve, non andranno a votare. È questo che chiedo. Non andranno a votare. È questo il punto?”. Dzalovsky: “Vogliono andare a votare, ma solo dopo aver visto quelle promesse mantenute nel tempo”. Netanyahu ha risposto: “Cosa intende con ‘promesse mantenute’? Tra un’ora e mezza insedieranno un governo guidato da Mansour Abbas, che dice di voler distruggere il mondo della Torah”. Netanyahu si riferiva al leader del partito arabo islamista Ra’am. “Ma sono quattro anni che le promesse vengono costantemente infrante”, ha ribattuto l’attivista. Il dialogo serrato è continuato a suon di “Andranno a votare?” e “Non hanno visto mantenere le promesse”. “C’è qualcosa che possiamo fare ora, con un’ora e mezza rimasta?” chiede ancora il capo del governo. E Dzalovsky: “Penso che se chiami e prometti di fornire garanzie ai rabbini più importanti, ai membri del Consiglio dei Saggi della Torah e ad altre autorità rabbiniche…”. Netanyahu interruppe: “Ora darò loro delle garanzie, con un’ora e mezza ancora da giocare, dimmi?”. “Ciò che non è stato fatto per quattro anni è certamente molto difficile da fare ora” è l’ultima risposta, di logica stringente.

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Risiko bancario, Intesa Sanpaolo incassa il via libera della Bce all’offerta per Mps

27 October 2026 at 20:20

Intesa Sanpaolo S.p.A. (“ISP”) ha ricevuto dalla Banca Centrale Europea l’autorizzazione preventiva all’acquisizione della partecipazione diretta di controllo in Mps e all’acquisizione delle partecipazioni indirette di controllo in Wise Dialog Bank S.p.A., Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A., Mediobanca Premier S.p.A. e Compass Banca S.p.A., nonché all’acquisizione di una partecipazione indiretta qualificata in Banca Progetto S.p.A., ai sensi degli artt. 19 e 22 del D. Lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (“TUB”). La Banca Centrale Europea ha contestualmente rilasciato l’autorizzazione ad acquisire una partecipazione in Mps e nelle sue partecipate il cui valore supera complessivamente il 10% dei fondi propri consolidati del Gruppo Bancario Intesa Sanpaolo ai sensi degli artt. 53 e 67 del TUB e della relativa disciplina di attuazione.

Sempre in data odierna, ISP ha ricevuto dalla Banca d’Italia l’autorizzazione preventiva all’acquisizione di partecipazioni indirette di controllo in Monte Paschi Fiduciaria S.p.A., Spafid S.p.A., MBPS Leasing S.p.A., MBCredit Solutions S.p.A., MBFacta S.p.A. e Mediobanca SGR S.p.A. nonché l’acquisto di partecipazioni indirette qualificate in Fidi Toscana S.p.A. e nelle società di gestione del risparmio del Gruppo Generali, il tutto ai sensi della disciplina applicabile.

“Attraverso questa operazione noi riusciamo a stabilizzare il risparmio nel nostro Paese e a mettere in sicurezza l’indipendenza di Generali, che non sarà più scalabile una volta che noi avremo più del 13%, e saremo disponibili, come ho già ripetuto più volte, a condividere questo elemento di stabilità con Unicredit, con Delfin, con Caltagirone, con Benetton, con tutti coloro che oggi sono azionisti di Generali e non abbiamo nessuna volontà di interferire sulla gestione di Generali, ma quello che ci interessa è stabilizzare il risparmio”. Lo ha detto il ceo di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, interpellato sull’offerta sul Montepaschi al festival di Moneta. “Lo facciamo per l’Italia, lo facciamo anche per Intesa Sanpaolo”, perché “è chiaro che se qualcuno acquisisse Generali in Italia potrebbe diventare un leader nel wealth management e quindi per noi questa operazione è anche un’operazione difensiva”. 

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Bolsonaro: il dopo-elezioni si trasforma in un caso giudiziario internazionale

La sconfitta elettorale contro Luiz Inácio Lula da Silva potrebbe non essere l’unica brutta notizia per Flávio Bolsonaro. Il candidato dell’estrema destra brasiliana è al centro di un caso giudiziario che rischia di trasformarsi in un terremoto politico: secondo diversi media brasiliani, avrebbe lasciato il Paese insieme alla moglie e alle due figlie, diretto negli Stati Uniti, con l’intenzione di chiedere asilo politico a Donald Trump. La vicenda si è sviluppata dopo che il giudice Alexandre de Moraes, del Supremo Tribunale Federale, ha disposto il ritiro dei suoi passaporti e il divieto di lasciare il Brasile. Il provvedimento si inserisce in indagini per presunti reati di corruzione e riciclaggio di denaro, legate anche a operazioni nel settore delle scommesse sportive e allo scandalo del Banco Master. Secondo quanto riportato da Folha de S.Paulo e Metrópoles, Flávio avrebbe comunicato ai suoi collaboratori più stretti la decisione di partire per gli Stati Uniti, dove lo attende il fratello Eduardo, già residente in Florida.

La polizia federale brasiliana ha avviato verifiche ai confini e sui collegamenti aerei per ricostruire i suoi spostamenti. Un possibile indizio conduce all’Argentina. Un pilota ha riferito che un jet privato della società Baires Fly, partito da Buenos Aires e atterrato a Puerto Iguazú, avrebbe atteso quattro passeggeri, tra cui il senatore. Problemi con i documenti avrebbero impedito il decollo nelle prime ore del mattino. Le autorità migratorie argentine, tuttavia, hanno dichiarato di non avere registrazioni di un ingresso ufficiale di Bolsonaro nel Paese. La vicenda presenta ancora zone d’ombra. Gli Stati Uniti e l’Argentina non hanno confermato il presunto trasferimento, mentre esponenti della famiglia e del Partito Liberale hanno inizialmente negato la fuga.

Il passaporto brasiliano sarebbe stato inoltre cancellato nei sistemi della polizia, ma resta da chiarire se Bolsonaro abbia potuto utilizzare un documento italiano, considerata la cittadinanza ottenuta nel 2023. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Alcuni esponenti della maggioranza hanno accusato il candidato sconfitto di voler sottrarsi alla giustizia, mentre la deputata Érika Hilton ha annunciato l’intenzione di chiedere il blocco dei suoi beni e dei suoi conti qualora le notizie fossero confermate.In ogni caso, la vicenda assume un significato che va oltre la sconfitta elettorale.

Dopo aver contestato le iniziative giudiziarie come una persecuzione politica, Flávio Bolsonaro rischierebbe di alimentare i sospetti sulla propria condotta proprio nel momento in cui dovrebbe affrontare le accuse nelle sedi competenti. Per la destra neoliberista brasiliana, la partita non si chiuderebbe con il risultato delle urne: si sposterebbe sul terreno, ben più delicato, della responsabilità giudiziaria.


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Reintegro dei medici “Novax”, Bonetti: Con Green pass abbiamo salvato il Paese

27 October 2026 at 20:13

(Agenzia Vista) Roma, 27 ottobre 2026
“Vorrei chiedere ai colleghi del Pd di sottoscrivere l’emendamento che è stato presentato. Sulla dichiarazione di voto, rinnovo la solidarietà a Roberto Speranza. Green pass e obbligo vaccinale non è stato introdotto per forme ideologiche, ma per una documentata relazione da parte della scienza. Abbiamo salvato il Paese”, o ha detto Elena Bonetti di Azione in Aula alla Camera.
Camera
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Ok della Camera a reintegro medici “Novax” radiati durante il Covid,

27 October 2026 at 20:13

(Agenzia Vista) Roma, 27 ottobre 2026
Con 126 voti favorevoli, 113 contrari e 2 astenuti, l’Aula di Montecitorio ha deciso di mantenere nel disegno di legge sul riordino delle professioni sanitarie l’articolo 8, che apre alla possibilità di reiscrizione all’Albo per i sanitari radiati durante la pandemia di Covid-19. La norma non prevede il reintegro automatico, ma consente ai professionisti espulsi per fatti non dolosi di presentare una richiesta di reiscrizione all’Albo. La domanda dovrà essere presentata entro 60 giorni dall’entrata in vigore della disposizione.
Camera
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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Reintegro dei medici no-vax radiati, c’è l’ok della Camera con soli 13 voti di scarto. Le opposizioni: “Schiaffo a vittime e scienza”

27 October 2026 at 19:59

I medici no-vax radiati durante il Covid potranno iscriversi di nuovo all’Albo. Lo ha deciso l’Aula della Camera che con 126 voti favorevoli, 113 contrari e 2 astenuti ha approvato il mantenimento dell’articolo 8 – introdotto nei lavori in commissione su proposta di FdI – del disegno di legge delega sul riordino delle professioni sanitarie che permette la possibilità di reiscrizione ai sanitari radiati durante l’emergenza. Prima del voto diversi gli interventi critici arrivati da parte delle opposizioni con Elena Bonetti (Az), Marianna Ricciardi (M5s), Riccardo Magi (+Eu), Devis Dori (Avs), Davide Faraone (Iv) e Ilenia Malavasi (Pd).

“Possiamo raccontarcela come vogliamo – ha detto Bonetti di Az – ma oggi reintegriamo questi medici che hanno disconosciuto la responsabilità che l’obbligo deontologico loro imponeva. Come si comporteranno rispetto al vaccino Mrna sui tumori?”. “State dando uno schiaffo ai medici che hanno seguito le regole e uno schiaffo alle vittime del Covid – ha attaccato Marianna Ricciardi di M5s – siete dalla parte della cialtroneria. Parliamo di poche persone che hanno fatto cose gravissime. Chi ha provato a curare con i fiori di Bac i tumori, infezioni gravissime con la papaya fermentata. Medici che consapevolmente hanno scelto di scegliere l’anti-scienza. Tra i banchi della maggioranza ci sono dei medici, uomini e donne di scienza che rispetto, come fate a sostenere una cosa simile?”. “È un insulto a tutti i medici e sanitari che hanno svolto il loro dovere in quel periodo drammatico. Parliamo di persone che hanno voluto scegliere tesi anti-scientifica, in maniera irresponsabile”, ha osservato Devis Dori di Avs. “È un articolo gravissimo – ha detto Ilenia Malavasi del Pd – un precedente pericoloso, non possiamo pensare di mistificare la memoria di un periodo difficilissimo per il nostro Paese. Stiamo aprendo una ferita gravissima con una leggerezza incredibile. La radiazione è una scelta estrema ma corretta, serve a difendere posizioni scientifiche”. All’attacco anche Davide Faraone (Iv) e Riccardo Magi di +Eu.

La legge delega è in prima lettura alla Camera e sarà, quindi, in vigore solo dopo il passaggio al Senato. Il via libera è arrivato con soltanto 13 voti di scarto. Diversi gli esponenti di Forza Italia assenti. “Io sono tra coloro i quali non hanno votato – sono state le parole di Roberto Bagnasco, deputato di FI, in Aula – ma voglio dire che ho assistito a una speculazione immonda: non avete saputo mantenere adeguati i toni della discussione che riguarda un fatto importante come l’applicazione delle normative durante il Covid. Forza Italia questa sera ancora una volta ha votato secondo coscienza. Si è rischiato di andare sotto? Beh, voi avete fatto i conti, Forza Italia queste considerazioni non le ha fatte e ancora una volta mi sento pienamente solidale col mio partito che ha dimostrato che la libertà di coscienza viene prima di tutto”. Rossano Sasso di Futuro nazionale ha fatto notare che “FnV salva la maggioranza di centrodestra e si scaglia contro la polizia del pensiero unico di Pd e M5s. Senza i nostri voti il governo Meloni sarebbe andato sotto, su un tema molto caro a Speranza e Giuseppe Conte. Alcuni deputati del centrodestra al momento del voto sono usciti, noi siamo rimasti al nostro posto e abbiamo salvato la maggioranza su un tema che abbiamo ritenuto giusto. Siamo pronti a farlo anche su altro, nell’interesse della Nazione. Il centrodestra si guardi dai traditori moderati e che votano come il Pd…”.

“Grande delusione” è la posizione del presidente della Federazione degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) Filippo Anelli, secondo il quale “ciò che preoccupa non è il supposto tentativo di ‘pacificazione’ di cui parlano alcuni, bensì il tema del non rispetto del Codice deontologico dei medici, che prevede sanzioni autonomamente decise dagli Ordini”. Nel periodo Covid, sottolinea all’Ansa, “non è stata messa in atto alcuna azione persecutoria ma solo una valutazione caso per caso rispetto alle violazioni del Codice, che prevede non si possano mettere in discussione i principi fondamentali della scienza, come nel caso delle vaccinazioni”.

Con l’articolo approvato oggi, rileva Anelli, “la giustizia esercitata in maniera autonoma dai singoli Ordini viene modificata da norme di legge, alterando un criterio generale: quello che gli Ordini da sempre hanno seguito e che prevede una serie di garanzie per tutti i professionisti sanitari”. L’auspicio, osserva il presidente Fnomceo, è che “se ne possa ridiscutere e si possa riflettere ulteriormente per modificare la norma in vista del passaggio al Senato”. Anelli sottolinea che “le azioni degli Ordini durante il periodo Covid non hanno avuto intenti persecutori di alcun genere. Le sanzioni che sono state comminate – afferma – sono state determinate da violazioni del Codice deontologico. Rispetto al periodo della pandemia, tutti dobbiamo riflettere sul fatto che le posizioni espresse dagli Ordini erano finalizzate alla tutela della sicurezza dei cittadini. Pertanto, se l’atteggiamento del medico poteva determinare un’alterazione del principio di cura, si è ritenuto di procedere a carico del professionista proprio in virtù di un principio di salvaguardia dei cittadini”.

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Forum Economico Moneta 2026, Pres. Meloni: “Comprendere l’economia fa essere liberi, chi la racconta offre un servizio al Paese”

27 October 2026 at 19:45

“Voglio ringraziare e salutare il direttore Cerno, i vicedirettori, gli editori, la famiglia Angelucci e tutta la redazione de il Giornale e di Moneta. Siamo in dirittura d’arrivo per la legge di Bilancio che faremo approdare in Consiglio dei Ministri. L’obiettivo è far quadrare i conti e mantenere gli impegni presi, a partire dalla difesa dei salari, del potere d’acquisto del ceto medio, delle imprese, della sanità e dei giovani. Cercheremo di fare del nostro meglio per essere all’altezza delle aspettative, nei limiti delle risorse disponibili. Molto spesso sembra che la polemica abbia molto più spazio delle soluzioni che si cerca di dare ai cittadini. Il lavoro che la redazione sta facendo è molto prezioso. In un tempo in cui la carta stampata non se la passa benissimo, avviare questa iniziativa editoriale richiede grande coraggio. Viviamo in un’epoca in cui quando qualcosa accade dall’altra parte del globo ha delle ripercussioni dirette su di noi. Comprendere l’economia è un altro modo di essere liberi e chi la racconta fa un servizio ai cittadini, alle imprese e alla politica. Ringrazio dunque tutti coloro che lavorano e si impegnano per dare speranza all’Italia”. Lo ha detto Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio, intervenendo alla prima edizione del Forum Economico Moneta, dal titolo “Competere nel nuovo scenario globale”.

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Bollo auto, l’esenzione aiuta i meno abbienti ma il governo non sa come finanziarla dal 2028. L’Ufficio di bilancio: “Criticità”

27 October 2026 at 19:38

Se nella prossima manovra arriverà un’estensione dell’esenzione dal bollo auto ai van delle famiglie numerose si saprà solo mercoledì, al termine del Consiglio dei ministri. Intanto a escludere la possibile trasformazione in misura permanente dello stop del pagamento del bollo, che solo per il prossimo anno costa circa 2,36 miliardi di euro, è l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) che, in un focus, mette in guardia: richiederebbe risorse finanziarie di carattere strutturale e il governo non ha ancora trovato le coperture. Ma l’Upb conferma pure che l’esenzione valida solo per il 2027 aiuterà soprattutto le famiglie meno abbienti e, considerata insieme alle riduzioni di accise sui carburanti disposte nel corso di quest’anno, varrebbe potenzialmente circa la metà del peso del caro carburanti del 2026.

Ripartiamo dai numeri. L’esenzione dal bollo auto prevista per il 2027 riguarderà meno della metà dei veicoli in circolazione (il 45%), ma raggiungerà il 65% degli intestatari e il 73% delle famiglie che possiedono almeno un mezzo. Questo perché la misura prevede l’esenzione per una sola auto di potenza non superiore a 80 kW oppure, in assenza di una vettura, un motociclo o ciclomotore. Il vantaggio sarà così più consistente per i nuclei con minore capacità di spesa: lo 0,9% della spesa nel primo decile, contro lo 0,1% nell’ultimo, dove ci sono i più benestanti. La motivazione è chiara: nelle famiglie con reddito più basso c’è una sola auto di bassa-media cilindrata che rientrerà nell’esenzione, mentre i nuclei più abbienti e con più auto continueranno a pagare dal secondo bollo in poi. A livello familiare, insomma, basta che un solo componente abbia diritto all’esenzione perché l’intero nucleo ne benefici. Una simulazione positiva, considerando che la misura interviene su un tributo che “incide fino a sei volte di più sui bilanci delle famiglie meno abbienti rispetto ai nuclei più agiati”.

Si tratta di un’esenzione che si aggiunge alle riduzioni delle accise varate anch’esse con lo scopo di alleggerire i costi della mobilità privata. Insieme, le due misure valgono potenzialmente lo 0,6% della spesa delle famiglie, circa la metà dell’aumento di spesa causato dal rincaro dei carburanti nel 2026. E due terzi di questo effetto vengono dall’esenzione dal bollo. Ma se le due misure danno un sostegno immediato, funzionano in modo molto diverso. Il taglio delle accise, come il rincaro, è proporzionale a quanto si usa l’auto e pesa in modo quasi uniforme lungo la curva dei decili di spesa, tra 0,2 e 0,3 punti percentuali. L’esenzione riflette i pregi e i limiti del tributo su cui interviene: favorisce maggiormente le famiglie meno abbienti, sulle quali il tributo pesa di più, ma contrasta in modo disomogeneo il rincaro dei carburanti, poiché il beneficio non dipende dall’effettivo utilizzo del veicolo.

E da qui partono le criticità, in primis quella sulle coperture. Se nel 2027 l’esenzione sarà compensata con fondi in avanzo del Pnrr, per il 2028 e il 2029 il tema rimane ancora nell’indeterminatezza. Inoltre la misura è stata varata senza aver considerato fino in fondo l’impatto sulle Regioni, che incassano la tassa e che vedrebbero sostituito il gettito con un trasferimento statale. Il mancato gettito sarà compensato da un trasferimento dello Stato, la cui ripartizione tra le Regioni sarà stabilita da un successivo decreto ministeriale. In questo modo le maggiorazioni delle tariffe che alcune Regioni hanno scelto di applicare finiscono a carico di tutti i contribuenti italiani. Inoltre per l’Upb non è chiaro se il ristoro tenga conto delle modifiche introdotte dal decreto legislativo di agosto. Se fosse ripartito sulla base della normativa precedente, ne vanificherebbe per il 2027 gli effetti sulla distribuzione del gettito tra Regioni: il riassetto del tributo definito in agosto verrebbe così superato, prima ancora di trovare applicazione, dalla misura di settembre.

C’è infine un limite di orizzonte: il confronto considera solo la maggiore spesa per carburanti del 2026. Se i prezzi non tornassero ai livelli precedenti la crisi, le famiglie avrebbero costi più alti anche nel 2027, che qui non sono conteggiati.

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🔴IL GATTO E LE 7 SORELLE | LEVANTE LIVE

27 October 2026 at 19:25

🚨Sessantaquattro anni dopo la morte di Enrico Mattei, l’Italia paga il gasolio oltre 2,26 euro e non decide più nulla sul proprio petrolio. 🛢 A Levante questa sera, 27 ottobre 2026, Margherita Furlan dialoga con Nino Galloni, economista; Mario Apicella, agronomo e direttore tecnico di AltragricolturaBio; Vincenzo Maddaloni, giornalista. 🐈 Mattei raccontava di un gattino ucciso dai grossi cani attorno alla ciotola: l’Italia era il gattino, il petrolio la ciotola, le sette sorelle i cani. ✈ Il 27 ottobre 1962 il suo aereo cadde a Bascapè: la magistratura ha accertato il sabotaggio, mai i responsabili. Affrontiamo insieme: 🇮🇹 L’eredità di Mattei: l’Eni, l’accordo con l’Iran del 1957, il greggio sovietico, il Piano Mattei di oggi tra memoria e propaganda. ⛽ Il caro carburanti: gasolio a 2,261 e benzina a 2,017 euro al litro, Brent sopra 115 dollari, e un governo che dichiara «superata» l’emergenza. 🚜 La protesta degli agricoltori: trattori a Montecitorio e in Valdichiana, olio pagato sottocosto, latte a pochi centesimi, il tavolo al Mit e lo sciopero del 30 ottobre. 🗳 Israele al voto: le prime elezioni dopo il 7 ottobre, Netanyahu contro Eisenkot, e la coalizione che piacerebbe a Washington. 🧭 Cosa significa, oggi, un’Italia che decide da sé. 📡 CASA DEL SOLE TV | Informazione libera e indipendente Casa del Sole TV non ha editori privati né finanziamenti pubblici: siamo sostenuti da voi, il nostro pubblico. 🎯 35.000 euro entro il 29/11/26 DONA ORA 💳 Dona tramite bonifico bancario: IBAN IT63P0326822300052392596590, intestato a LA CASA DEL SOLE EDIZIONI, causale Erogazione liberale Casa del Sole TV 🅿 Dona tramite PayPal: paypal.me/casadelsoletv ⏰ Sostegno ricorrente: casadelsole.tv/sostienici 🙌 Membership YouTube: Analista Multipolare €5/mese, Inviato della Verità €15/mese, Architetto del Futuro €25/mese Anche un piccolo contributo fa la differenza. Grazie di cuore! ❤ 📖 I LIBRI DI MARGHERITA FURLAN 📘 BRICS Scacco Matto (disponibile in italiano, inglese, russo) 🌐 SEGUI CASA DEL SOLE TV ▶ YouTube: @CasadelSoleTVChannel 🔗 Sito: casadelsole.tv #Levante #CasadelSoleTV #MargheritaFurlan #Geopolitica #Multipolarismo #EnricoMattei #NinoGalloni #Petrolio #CaroCarburanti #Agricoltori #ElezioniIsraele

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Il sorpasso del tennis deve far riflettere i signori del pallone: da sempre litigiosi, inaffidabili e assetati di potere – Il commento

27 October 2026 at 19:21

Fantozzi/Villaggio aveva capito tutto mezzo secolo fa, quando, nel primo film della serie (1975), raccontò la partita scapoli ammogliati giocata sotto un diluvio e poi descrisse quella di tennis all’alba, tra il mitico ragionier Ugo e il collega Filini: sono gli sport italiani per eccellenza, fortemente intrecciati con la cultura pop, dallo Scolapasta del torneo di Ugo Tognazzi alle serate di calcetto di milioni di over 20, fino al nostro cinema. Le ultime statistiche raccontano però un sorpasso epocale, emerso in uno studio relativo al 2024 e visionato in anteprima da Il Sole 24 ore: «Monitoraggio Coni-Fns-Dsa», ovvero il censimento delle associazioni affiliate e dei soggetti aderenti alle 48 Federazioni sportive, alle 15 Discipline associate e ai 14 Enti di promozione. Tradotto: la Federazione italiana tennis e padel ha raggiunto quota 1.162.477 tesserati (il 20,2% del totale), contro 1.123.054 di quella calcistica (19,5%). Uno scarto di circa 40 mila unità, ma che nel 2025 potrebbe essere aumentato: il tennis continua infatti a crescere.

Angelo Binaghi, dal 2001 presidente del tennis, ha festeggiato a ostriche e champagne: non solo per il primato inseguito da tempo, ma anche perché questa notizia arriva nei giorni in cui l’eterno nemico Giovanni Malagò, commissario del calcio, deve fare i conti con la rivolta di alcuni club di Serie A che, con un colpo di mano, dopo averlo sostenuto nelle elezioni del 22 giugno 2026 (vinte da Giovannino con il 68,58% dei consensi), vorrebbero rimuovere la sua candidatura per il voto–bis del 14 dicembre. I “rivoltosi” hanno deciso di puntare sull’ex senatore di Forza Italia Adriano Galliani, 82 anni, 38 dei quali trascorsi nel mondo del pallone, tra Milan, Monza e presidenza della Lega. Galliani, a completare il quadro, è fresco di tesseramento come dirigente accompagnatore per l’Enotria 1908, società in orbita Inter (uno degli ispiratori della manovra-Galliani è il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta).

Ma proprio il sorpasso del tennis dovrebbe far riflettere i signori del pallone, da sempre litigiosi, inaffidabili – basta vedere quello che sta succedendo nella questione-Malagò -, miopi, conservatori e assetati di potere. Quello personale, naturalmente. Premesso che nel sorpasso del tennis ha dato un discreto contributo il padel e che i successi della miglior generazione di sempre (Sinner, Cobolli, Musetti, Berrettini, Darderi, Arnaldi, Paolini, Errani, Schiavone, Pennetta, Vinci) hanno avuto un formidabile effetto-trascinante, resta il fatto che il sistema tennis si è evoluto, mentre quello calcistico è sprofondato. Se solo consideriamo la piramide, siamo stati esclusi da tre edizioni del mondiale di fila. Tra i primi trenta del Pallone d’Oro 2026, non c’è un giocatore italiano. L’unico rappresentante della serie A nella classifica del premio di France Football è l’interista argentino Lautaro Martinez: 22° posto. Non vinciamo la Champions dal 2010.

In una situazione del genere, sarebbe doveroso e intelligente avviare seri programmi di ristrutturazione partendo dal basso, affidare i settori vitali a persone competenti, tenere alla larga la politica e mettere da parte le battaglie personali. Invece, l’esatto contrario: la rappresentanza della serie A, il cui esito nella lotta Malagò–Galliani per effetto domino determinerà il voto delle altre leghe e delle associazioni di categoria, continua a offrire, nonostante la crisi, il panorama desolante dell’ultimo quarto di secolo.

Calcio e tennis sono sempre stati mondi vicini. Il calcetto, per dire, nacque grazie alle partitelle sulla terra rossa di Nicola Pietrangeli e di un gruppo di pionieri. I giocatori, d’estate, si sfidavano in tornei con la racchetta. Alcuni tennisti di oggi, vedi il caso di Cobolli, sono partiti dal calcio prima di approdare alla disciplina dove si sono affermati. Il romanista Adriano Panatta e il milanista Paolo Bertolucci seguono da sempre il football, con passione e competenza. Il calcio era però la forza dominante. Oggi, grazie anche alla seduzione del padel, diventato una fabbrica di denaro con la proliferazione degli impianti, il tennis ha celebrato un sorpasso che spezza un primato ultrasecolare.

Questi numeri sono un avvertimento per il calcio. Dovrebbero essere il punto di partenza per riformare il settore in profondità. L’aria che tira è però pessima. Di questo passo, non ci sarà da sorprendersi se altri sport dovessero riuscire in futuro a appassionare i giovani e a sottrarre risorse importanti. Del resto, anche in questo caso Fantozzi/Villaggio potrebbe rivelarsi profetico: “Sono stato azzurro di sci”. Ecco, appunto.

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