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Halloween? Altro che festa americana, nacque a Napoli 3000 anni fa

31 October 2026 at 05:00

Quella che oggi viene venduta come una festa d’importazione americana, Halloween, non è altro che una recente rielaborazione commerciale di una liturgia della memoria nata, con millenni d’anticipo, al Sud. Anzi, negli Stati Uniti, l’America puritana e protestante osteggiò ferocemente per secoli qualunque celebrazione legata al culto dei defunti che rimase confinata nei ghetti. La stessa celebre espressione ‘trick or treat’ (dolcetto o scherzetto?) apparve per la prima volta sulla carta stampata solo nel 1927 in un quotidiano dell’Alberta, e la trasformazione definitiva in fenomeno di consumo globale avvenne solo dopo il 1978, anno del film Halloween di John Carpenter, grazie alla cassa di risonanza di Hollywood.

Eppure, mentre gli Stati Uniti assemblavano pian piano questa ricorrenza con l’aiuto dello star system, Napoli vantava già una continuità rituale con l’aldilà iniziata quasi 3.000 anni prima. Già nell’VIII secolo a.C., con la colonizzazione euboica e la nascita della Magna Grecia, i Campi Flegrei vennero identificati come il confine naturale con gli Inferi dove, presso il lago d’Averno e Cuma, si praticavano la necromanzia e il culto delle divinità della terra.

In quell’epoca arcaica nacque così il rito della ‘panspermia’, che prevedeva l’offerta di un piatto a base di grano bollito, melograno, legumi e frutta secca durante le festività greche delle Antesterie. Un rituale che rappresentò l’antenato dei ‘cicci muorti’ campani, dove il grano e i chicchi di melograno simboleggiavano la morte del seme nella terra e la sua futura rinascita.

Durante l’epoca romana, tra il V secolo a.C. e il I secolo d.C., la relazione con i defunti venne formalizzata nel calendario civile attraverso l’apertura del ‘Mundus Patet’ mentre, con la caduta dell’Impero e la cristianizzazione, questo sostrato si integrò nei culti locali: tra il VI e il VII secolo d.C., i culti silvani di Diana e di Ecate si fusero con le tradizioni germaniche, dando origine alla leggenda delle ‘janare’, le streghe delle campagne campane. Infine, nel XII secolo d.C., in piena epoca normanna, si consolidò nelle dimore del Sud un’usanza domestica ben precisa: la notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre le famiglie lasciavano la tavola imbandita con pane, vino e acqua fresca, affinché le anime dei cari potessero abbeverarsi e ristorarsi durante la loro visita notturna. La stessa notte in cui gli Stati Uniti vogliono imporci il “loro” mito di Halloween.

Ma la vera svolta avvenne nella Napoli del 1656, quando la grande epidemia di peste sterminò oltre 250.000 persone, pari a metà della popolazione cittadina. Con centinaia di migliaia di salme ammassate nelle caverne di tufo del Cimitero delle Fontanelle nel rione Sanità, iniziò a circolare un nuovo rito, quello delle ‘anime pezzentelle’: i napoletani adottarono i teschi anonimi (‘le capuzzelle’), pulendoli, adagiandoli su fazzoletti ricamati e offrendo loro preghiere e loculi in cambio di protezione e intercessione.

In questo preciso momento storico nacque la vera questua dei bambini: molto prima che nell’America di inizio Novecento si bussasse per il ‘trick or treat’, gli scugnizzi dei quartieri popolari di Napoli percorrevano i vicoli impugnando le ‘cascettelle’, scatole di legno o di latta con una feritoia e una candela accesa sopra, chiedendo offerte per i ‘cicci muorti’. Con le monete raccolte, i ragazzi acquistavano l’olio per alimentarne le lampade votive nei vicoli e negli ossuari, alimentando una consuetudine documentata nel 1881 da Matilde Serao nelle sue cronache cittadine e consacrata nel 1946 da Eduardo De Filippo nella commedia Filumena Marturano.

Persino l’intaglio delle zucche non fu un’invenzione americana. Per tutto il Settecento e l’Ottocento, nei comuni dell’entroterra campano (come Afragola, Marigliano e le aree dell’Irpinia), i contadini intagliavano le zucche agricole scavate (‘le cocozze’), inserendovi un lumino all’interno per orientare il cammino delle anime e spaventare le presenze maligne.

Dunque, l’Halloween a stelle e strisce rappresenta solo un derivato commerciale recente, nato nel XX secolo rielaborando i frammenti del folklore gaelico e soprattutto napoletano. Così, quando milioni di americani il 31 ottobre evocano i morti, illuminano le zucche e donano caramelle ai bambini, non fanno altro che rievocare e prendere in prestito usanze già presenti nel ventre di Napoli da 3.000 anni.

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Received — 29 October 2026 ⏭ Il Fatto Quotidiano

Approvato nel silenzio l’atto che spacca l’Italia: così Sud e aree fragili perdono miliardi

29 October 2026 at 16:59

Nel totale silenzio mediatico è stato approvato in Commissione Federalismo un provvedimento destinato a sottrarre diversi miliardi al Mezzogiorno e alle aree fragili nei prossimi anni. L’aspetto più grave è che i meridionali non lo sanno e pochi addetti ai lavori lo hanno capito per un semplice motivo: il testo su cui sono stati chiamati a votare i parlamentari è abbastanza tecnico, infarcito di formule statistiche, tecnicismi economici e il solito meccanismo di “scrivere difficile per far capire poco”. Eppure l’Atto Governo 449 rischia di spaccare definitivamente l’Italia e mettere in seria difficoltà i comuni più fragili, un dettaglio non di poco conto che l’ANCI ha sottovalutato, emettendo un parere favorevole al testo “ringraziando per i miglioramenti metodologici apportati”.

Il documento – che assume la spesa storica corrente del 2023 come variabile di riferimento per stimare i fabbisogni dei territori – parte da un assunto già di per sé critico: chi in passato ha speso poco, spesso non per disinteresse, ma per la strutturale mancanza di risorse, si vede oggi riconoscere un fabbisogno inferiore di risorse. E come vengono determinati i fabbisogni delle varie funzioni dei territori? Adottando variabile e metriche che penalizzano in modo drammatico il Sud.

Per la “Funzione Territorio”, ad esempio, il provvedimento quantifica il fabbisogno di risorse a cui avranno diritto i comuni sulla base dell’intensità del servizio effettivamente erogato in passato, prendendo in considerazione parametri come i chilometri di strade asfaltate negli ultimi tre anni o l’estensione delle piste ciclabili. Così, i territori che non hanno disposto dei fondi necessari per la manutenzione ordinaria negli anni precedenti, riceveranno un riconoscimento economico ridotto, alimentando un circolo vizioso.

A questo si aggiunge l’introduzione di variabili premiali legate alla percentuale di territorio oltre i 1.500 metri d’altitudine o alla presenza di gallerie superiori ai 500 metri. Un’impostazione che avvantaggia l’arco alpino e le grandi arterie del Nord, tagliando fuori le complesse aree collinari, costiere e appenniniche del Sud, drammaticamente esposte al dissesto idrogeologico ma prive dei requisiti altimetrici o infrastrutturali previsti dal modello.

La medesima distorsione caratterizza la “Funzione Ambiente”, la cui determinazione del fabbisogno poggia su un indicatore sintetico dei rifiuti (elaborato su dati ISPRA) che pesa il numero di impianti provinciali già esistenti, quali discariche o impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Un modello che anziché dotare le province del Sud delle risorse necessarie per superare lo storico gap infrastrutturale nella gestione dei rifiuti, finisce per penalizzarle proprio per la carenza di impianti sul territorio.

E, ancora, per la “Funzione Istruzione”, le determinanti del fabbisogno per l’edilizia scolastica includono la percentuale di superficie degli edifici situati in zone climatiche fredde, tralasciando completamente le classi esposte al caldo estivo, una scelta che favorisce nettamente le regioni settentrionali e montane, ignorando la calura estiva che affligge d’estate i territori meridionali.

E per la “Funzione Trasporti e Polizia Provinciale”? La variabile principale per calcolare i fabbisogni dei territori, da ora in poi, sarà quella del numero di veicoli circolanti, il che penalizza ancora una volta il Meridione: commisurare i trasferimenti alla densità di veicoli immatricolati significa premiare i territori a più alto reddito e a maggiore concentrazione industriale, riducendo le risorse laddove la mobilità è compressa da contesti socio-economici fragili.

Per la cronaca, il Pd si è astenuto sul provvedimento mentre il M5S ha votato contro, registrandosi un durissimo intervento della Senatrice Vincenza Aloisio che, riferendosi al testo lo ha definito “un documento che sotto mentite spoglie penalizza il Sud”. L’Atto Governo 449 rischia, così, di abbandonare la sua natura perequativa per trasformarsi in una barriera invisibile ma insormontabile, destinata a formalizzare e rendere definitiva la divisione dell’Italia in due velocità.

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