Il jet privato con cui Flávio Bolsonaro ha lasciato il Brasile per raggiungere gli Stati Uniti è stato prenotato e pagato da un intermediario del settore aeronautico attraverso un conto bancario americano. Lo ha riferito all’Afp Luis Grande, proprietario della compagnia argentina Baires Fly, che ha effettuato il volo. Il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, sconfitto domenica alle elezioni presidenziali da Lula, ha raggiunto la Florida dopo essere fuggito in Argentina, mentre in Brasile è indagato per presunto riciclaggio di denaro. “Mi ha contattato un intermediario che conosco da dieci anni e che vive negli Stati Uniti”, ha spiegato Grande, precisando di aver ricevuto un pagamento di 150.000 dollari da un conto americano.
Il New York Times e il Wall Street Journal hanno riferito che il volo sarebbe stato organizzato daunconsigliere del presidente Donald Trump. La Casa Bianca non ha commentato. Bolsonaro, che non ha riconosciuto la sconfitta elettorale, è partito nella notte tra martedì e mercoledì dall’aeroporto argentino di Puerto Iguazú, dopo aver attraversato via terra il confine brasiliano insieme alla moglie e alle due figlie.
Secondo quanto riportato dal New York Times, Trump avrebbe agevolato la fuga di Flávio Bolsonaro dal Brasile agli Stati Uniti. Il giornale, citando funzionari statunitensi a conoscenza del piano, scrive che Trump ha ordinato che Bolsonaro fosse accolto in Florida con un permesso di soggiorno temporaneo, che probabilmente sarebbe stato esteso alla residenza permanente. Un funzionario della Casa Bianca avrebbe anche organizzato il jet privato che ha trasportato Bolsonaro e la sua famiglia a Miami, secondo quanto riportato dal Times.
A meno di 48 ore dal responso delle urne che hanno decretato a sorpresa il quarto mandato di Ińacio Lula da Silva, il suo antagonista Flávio Bolsonaro ha preso il largo, diretto negli Stati Uniti dopo aver oltrepassato il confine con l’Argentina, azione di cui Javier Milei ha negato il coinvolgimento. Lo attende Trump, che gli ha concesso il visto d’ingresso.
Il Supremo Tribunale Federale (STF) aveva chiesto il ritiro del suo passaporto e il divieto di espatrio per gravi accuse di complicità in riciclaggio. Per capire meglio i dettagli di questa vicenda su cui si è basata la candidatura di Bolsonaro Jr. alla presidenza del Brasile, bisogna partire dal concetto di immunità parlamentare secondo il sistema giuridico nazionale.
In Brasile, la concessione di un tribunale separato dalla giustizia ordinaria è prevista esclusivamente per politici con incarichi parlamentari, in primis il Presidente della Repubblica Federale e il suo vice, poi nell’ordine senatori, deputati e ministri, durante l’esercizio della loro funzione. Quando ciò accade, il personaggio in questione passa sotto la giurisdizione unica del STF, presidiato allo stato attuale dal giudice Alexandre de Moraes, che sta conducendo l’inchiesta su Bolsonaro Jr.
Anche se i candidati alla presidenza non rientrano in questo privilegio, a prescindere che Bolsonaro fosse già senatore, il codice elettorale concede loro una finestra ante voto di 15 giorni durante i quali non possono essere arrestati, che si protrae fino a 48 ore dalla chiusura dei seggi. Periodo sufficiente al mancato presidente per squagliarsela.
De Moraes è da tempo nel mirino di Trump, che ha fatto di tutto per favorire la campagna elettorale del figlio dell’ex presidente, fino a coinvolgere Meta di Zuckerberg, il quale si sarebbe prestato a oscurare l’account Instagram di Lula, favorendo nel contempo la visibilità del profilo di Bolsonaro. Accusa che il creatore di Facebook ha respinto, attribuendo l’incidente al malfunzionamento temporaneo degli algoritmi. Guarda caso, solo da una parte.
Lo scopo principale di Bolsonaro era quindi di salire al Planalto (il palazzo presidenziale, cioè la Casa Bianca brasiliana) ai fini di usufruire della sospensione di azione penale durante il mandato dei 4 anni per i reati precedenti al voto. Periodo dove potrebbe scattare la prescrizione di cui già aveva usufruito Lula, pur condannato in primo grado per il suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta Lava Jato.
Va precisato però che tale condanna era stata già annullata per manifesta parzialità del collegio giudicante di allora, composto dall’ex giudice Sergio Moro (ora governatore dello Stato Federale di Paraná) e dal procuratore di Lava Jato Deltan Dallagnol che perse il rinnovo del suo mandato per via di una legge speciale (A Ficha Limpa) promulgata nel 2010 e applicata dal STF per punire la parzialità riscontrata nel processo a Lula.
Flávio è indagato principalmente per riciclaggio ed evasione fiscale in combutta con il suo socio, l’avvocato Willer Tomaz, il quale è anche sotto lente per il dirottamento di fondi INSS (Instituto Nacional Do Seguro Social, l’Inps brasiliano) nei suoi conti privati.
In particolare, Bolsonaro Jr è accusato di aver utilizzato soldi provenienti dal lavaggio di denaro sporco passati per il Banco Master, ai fini di finanziare la produzione del film Dark Horse dedicato al padre, con l’obiettivo di ripulire la sua reputazione macchiata nell’ordine dalla pessima gestione della pandemia durante la sua presidenza, dal tentato colpo di Stato dopo la vittoria di Lula nel 2022, e infine dal tentativo di fuga; fattori che portarono Jair alla condanna a 27 anni, con il carcere commutato poi agli arresti domiciliari temporanei per motivi di salute.
Quello della fuga è un vizio comune di famiglia, dato che dopo il padre fu Eduardo, fratello di Flavio, a riparare negli Usa, diventando lobbista di Trump che gli concesse asilo politico con lo scopo di sabotare la campagna elettorale di Lula favorendo quella del primogenito.
Tornando all’indagine, secondo il quotidiano O Globo ripreso dalla Bbc Brasil, negli hangar degli aerei dell’avvocato Tomaz gli inquirenti rinvenirono 130 milioni di reais in contanti (circa 22 milioni di euro) provenienti dalle scommesse clandestine, riciclati attraverso il Banco Master.
Anche se Bolsonaro Jr non è ancora apertamente accusato di complicità, gli inquirenti comunque indagano sui 5 viaggi internazionali fatti in 5 mesi dalla famiglia Bolsonaro a bordo dei suddetti aerei di proprietà Tomaz.
Tuttavia il crimine che è valso a Bolsonaro il soprannome Racadinha deriva dall’odiosa estorsione che egli praticava sui suoi dipendenti e su altri impiegati ministeriali, i quali dovevano versare al figlio di Jair una percentuale dei loro stipendi per conservare il posto di lavoro. Ciò non ha però impedito a circa 60 milioni di brasiliani di votarlo, sorpassando nel primo turno Lula. E questo la dice lunga sul cinismolocale, frutto delle disuguaglianze e della corruzione che affligge il colosso sudamericano.
L’arma che ha consentito a Lula di farcela al secondo turno è stata quella del gruppo WhatsApp “Exército do Lula”. 10 milioni di iscritti in pochi giorni, un movimento virtuale di giovani che si è concretizzato in quei voti decisivi per la vittoria, malgrado il sabotaggio dei governatori bolsonaristi che aveva causato ritardi dei trasporti pubblici per ostacolare la folla dei lavoratori diretta ai seggi.
Lo smacco più grande subito da Trump: proprio la chat di Zuckerberg – la più diffusa sul pianeta – ha fatto pendere la bilancia a favore del suo nemico, impedendogli così, senza il Brasile, di completare il suo feudo in Sudamerica con la nazione principale.
È scappato dal Brasile dopo avere perso le elezioni ed è arrivato in Florida, prima entrando a piedi in Argentina, poi imbarcandosi su un volo per gli Usa dall’Ecuador. Nei giorni scorsi il presidente Usa DonaldTrump aveva dichiarato, prima di partire per un comizio in Ohio in vista delle elezioni di midterm, che non si sarebbe intromesso nella vicenda che riguardava la fuga di FlavioBolsonaro e, pur sottolineando di non volere essere coinvolto, aveva aggiunto che “è stata un’elezione molto strana, questo è certo”. Ma secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, il capo della Casa Bianca sarebbe tutt’altro che estraneo alla fuga del candidato sconfitto da Lula, scappato dopo che il giudice Alexandre de Moraes aveva disposto la consegna dei suoi passaporti nell’ambito di un’indagine per sospetto riciclaggio di denaro, nella quale il senatore nega ogni irregolarità. Il giornale finanziario Usa scrive che il tycoon ha approvato personalmente l’ingresso suo e della sua famiglia negli Stati Uniti e il segretario di Stato Marco Rubio si è attivato per il rilascio dei visti. La famiglia Bolsonaro è comunque entrata negli Stati Uniti con un “permesso umanitario” che consente la permanenza di un anno. Il Wsj, che cita alcune fonti, aggiunge inoltre che dall’esilio Bolsonaro intende continuare la sua attività politica. “Sono io il presidente eletto – ha dichiarato Bolsonaro dopo la fuga negli Usa – e i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia”, ha scritto il senatore in una dichiarazione pubblicata sul suo profilo X, denunciando una “frode elettorale”. “Da qui guiderò l’opposizione”, ha aggiunto.
Il senatore brasiliano ha ringraziato il presidente argentino Javier Milei, oltre a Trump, per l’accoglienza negli Usa, dove è arrivato con la famiglia il 28 ottobre. In una lettera diffusa dopo l’arrivo a Miami, il figlio dell’ex presidente del Brasile ha denunciato presunti brogli elettorali senza presentare prove e ha chiesto l’annullamento della candidatura di Lula e del suo vice Geraldo Alckmin, accusando le istituzioni brasiliane di persecuzione politica. Bolsonaro Jr ha criticato in particolare il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin, contestando la proroga dell’orario di voto fino alle 19, decisa domenica. Secondo il senatore, la misura avrebbe consentito a Lula di ottenere oltre 10 milioni di voti in più rispetto al primo turno.
Il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il presidente argentino Javier Milei pare siano state le principali menti dietro alla sofisticata e polemica operazione di intelligence che ha consentito a Flavio Bolsonaro di fuggire dal Brasile. Tra i vari dettagli emersi sulla fuga anche quello riguardante il jet privato utilizzato da Bolsonaro. Il Gulfstream G400 matricola LV-JQW, appartiene infatti alla compagnia privata Baires Fly, legata a sua volta ad uno dei principali scandali di corruzione che coinvolgono attualmente il governo argentino di Javier Milei. La società figura infatti nell’inchiesta sul riciclaggio di denaro proveniente da presunte tangenti negli acquisti di medicinali e forniture dell’Agenzia Nazionale Argentina per i Disabili (Andis). Si tratta dell’indagine condotta dal pm argentino Franco Picardi, che ha individuato nel titolare reale di Baires Fly l’imprenditore Sergio Mastropietro, la mente dietro il “lavaggio di fondi derivanti dai sovrapprezzi applicati agli acquisti effettuati dall’Agenzia”, guidata dall’allora avvocato di Milei, Diego Spagnuolo. Lo stesso Milei utilizzò uno dei velivoli della compagnia per il suo primo viaggio internazionale del 2023 negli StatiUniti, suscitando polemiche anche perché il volo privato venne finanziato dall’imprenditore Gerardo Werthein, poi nominato ambasciatore dell’Argentina a Washington.
Prima si è autoproclamato “il vero presidente” del Brasile e poi ha corretto il tiro con la parola “leader”. Ha usato anche lo stemma pre 1968, che richiama gli anni della dittatura militare, poi corretto con quello attuale, della Repubblica Federativa do Brasil, comunque riservato alle comunicazioni ufficiali dello Stato secondo la legge federale 500 del 1971. C’è più di una usurpazione – e qualche sbavatura di troppo – nella lettera con cui l’ex candidato presidenziale Flávio Bolsonaro, assistito da ChatGpt, ha deciso di rompere il silenzio dopo la sua fuga negli Stati Uniti, ringraziando gli alleati Javier Milei e Donald Trump, “grande difensore della libertà di espressione”.
“Non era mia intenzione lasciare la Patria, ma so come sarebbe finita. È il classico manuale di qualsiasi colpo di Stato”, ha scritto Bolsonaro Jr, nella lettera diffusa su X, citando anche la vicenda del padre Jair per denunciare una “caccia alle streghe” volta a “silenziare chiunque non sia d’accordo con il regime di eccezione instaurato in Brasile”. Il senatore, a cui sono stati annullati i documenti di viaggio, ha poi ribadito le sue accuse alla Corte suprema diretta dal magistrato Alexandre Moraes, che a suo avviso cercava di renderlo “ostaggio e pedina di scambio per proteggere i magistrati corrotti da un impeachment”. Bolsonaro Jr. si è anche paragonato a figure come Charles de Gaulle e José Martí per poi avvicendarsi agli esempi venezuelani di Juan Guaidó e María Corina Machado. E ribadisce anche la tesi della “frode elettorale” e chiede alla comunità internazionale di “non normalizzare ciò che sta accadendo in Brasile”. L’offensiva di Bolsonaro Jr. prevede anche “una strategia per mobilitare l’opposizione e l’immenso sostegno popolare” a suo favore per “impedire che Lula possa consolidare un regime dittatoriale in Brasile”.
La lettera è stata accolta con perplessità dalla stampa locale, che l’ha definita “golpista” e “senza prove”, come scrive la Folha de São Paulo, ma anche carica di errori e affermazioni false secondo O Globo, Icl Noticias e altri mezzi di informazione. Persino Trump, interpellato dai media statunitensi, sembra smarcarsi – almeno a parole – dalla fuga in avanti di Bolsonaro. “Non commenterà nulla su questo – ha osservato -. Non mi coinvolgerò, ma sono state delle elezioni molto strane sicuramente”. Tuttavia i circuiti Maga, a partire da suo figlio Donald Trump Jr. si schierano apertamente dalla parte di Bolsonaro, inscenando – tramite Meme – l’arresto di Lula, come Nicolás Maduro all’alba del 3 gennaio.
Secondo l’analista politico Daniel Zovatto, la lettera rischia di trasformarsi però in un autogol che con le sue “versioni discordanti” rischia di “minare la credibilità” di Bolsonaro Jr. anche tra i suoi alleati. Reagisce anche il deputato Paulo Pimenta, leader della coalizione governativa alla Camera, denunciando che la lettera “costituisce un atto di tradimento alla Patria, di tradimento al Paese”. Nel frattempo, la Polizia federale brasiliana – su mandato della Corte suprema – ha ufficialmente avviato un’indagine (protocollata Adpf 1178) contro la il network conservatore Rockbridge Network, co fondata nel 2019 dall’attuale presidente Usa J.D. Vance, nel mirino per “ingerenza straniera” e “finanziamento illegale” della campagna presidenziale di Flávio. “Non è ammissibile l’interferenza, diretta o indiretta, di uno Stato straniero”, si legge nella risoluzione, in riferimento agli affari interni del Brasile.
Il caso esplode anche in Argentina, là dove il governo Milei ha facilitato – anche mediante uso improprio dei mezzi dello Stato – la fuga di Bolsonaro. Il deputato Pablo Juliano, del blocco Province unite, ha presentato una richiesta di interpellanza e interrogazione sul ministro degli Esteri Pablo Quirno. “Deve spiegare agli argentini se lo Stato lo ha aiutato a fuggire”. Secondo diverse ricostruzioni, la fuga di Bolsonaro è stata direttamente assistita dal consulente presidenziale Santiago Caputo, presente nella città di Puerto Izagù nelle stesse ore dell’operazione. È giallo anche sulla proprietà del Gulstream G400, matricola LV-JQW, che ha trasportato Bolsonaro Jr., appartenente a Baires Fly S.A., azienda controllata da una rete di imprenditori legata al boss Fred Machado, già sostenitore di Milei, agli arresti negli Usa per narcotraffico, riciclaggio e frode finanziaria.
Destano una triste ilarità i penosi tentativi di motivare in modo astruso e complottista la dilagante opposizione del popolo italiano, con in testa i giovani, a un governo di incapaci attenti solo ai loro interessi personali e a quelli dei loro mandanti.
Dopo un per la verità alquanto timido tentativo di dare la colpa a Putin o alla “guerra ibrida” in genere, hanno sbattuto in prima pagina YoussefSiher, un giovane giornalista e ricercatore, per giunta di origini marocchine, che, secondo gli Sherlock Holmes del Viminale, sarebbe lo stratega degli scontri e dei saccheggi. A parte l’intrinseca ridicolaggine di tale ipotesi dato che fra l’altro l’apertura della pagina web incriminata è successiva agli incidenti, colpisce molto negativamente il teorema accusatorio sviluppato dalla dottoressa Crupi, tutto basato sulla natura “rivoluzionaria” dell’azione propagandistica progettata da Siher. La rivoluzione, anche solo vagheggiata o menzionata, diventa reato grave.
Gongola Nordio, garantista coi ricchi e potenti, inflessibile coi poveri, specie se animati da idee “sovversive” per quanto confuse, e pronto a seguire il luminoso esempio israeliano mettendo in galera i minorenni.
La realtà è molto più semplice delle teorie complottiste. Il popolo italiano si è rotto definitivamente le scatole di Meloni & C. Lo sta dimostrando nelle piazze, prossimamente nello sciopero del 30 ottobre e anche in quello del 20 novembre. Occorre manifestare in modo determinato ma pacifico incanalando nei canali costituzionalmente previsti la giusta rabbia e tenendo presente che, come non mi stancherò di ripetere a costo di irritare qualche cretino, non sono certo gli appartenenti alle Forze dell’ordine a essere i veri nemici.
Il popolo dimostrerebbe senz’altro anche nelle urne i propri sentimenti, sempre che i leader del campo largo non siano talmente gonzi da imbarcare Renzi e altri loschi figuri, e mettano al centro del loro programma il no alla guerra, al riarmo, al genocidio e alle diseguaglianze e il sì a un miglioramento effettivo della condizione di vita delle masse popolari e dei servizi sociali in genere.
A queste condizioni potremmo finalmente liberarci di Meloni & C. Ma perché ciò avvenga occorre segnare una netta e decisa discontinuità rispetto alle politiche guerrafondaie e antipopolari ispirate alla ricetta Draghi che hanno caratterizzato sia il governo Meloni sia quelli che lo hanno preceduto.
Uscendo dagli angusti confini della nostra oscura provincia italica, possiamo facilmente renderci conto della portata globale della partita in corso. Ci troviamo infatti di fronte, sul piano planetario, a una belva imperialista ferita e proprio per questo ancora più pericolosa, il cui innegabile declino di fronte all’ascesa della Cina e dei Brics sprigiona i miasmi pestilenziali e micidiali della guerra e del fascismo.
Tale fase dell’imperialismo si regge d’altronde sulla base materiale costituita dallo strapotere di pochissime aziende tecnologicamente avanzate, guidate da iper miliardari che da tempo hanno perduto ogni sentimento di umanità. Sono queste potenti forze economiche che stanno dietro a Trump e Netanyahu e ai vari governi ad essi vergognosamente asserviti, compreso quello italiano. La strategia è il ricorso alla violenza brutale contro i popoli, a partire dagli eroici palestinesi e cubani, vittime entrambi di strategie imperniate, sia pure con mezzi e intensità al momento differenti, sul genocidio.
È in effetti indispensabile, in questi perigliosi frangenti, riprendere il battagliero spirito antifascista che ha vittoriosamente contraddistinto i nostri bisnonni, padri e nonni, spingendoli fra l’altro a dar vita a documenti giuridici di fondamentale importanza come la Costituzione italiana e la Carta delle Nazioni Unite, oggi attaccate frontalmente da chi odia ogni diritto e ogni legge che non sia quella della giungla.
Particolarmente significativo è il richiamo agli anni Trenta, vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Oggi come allora siamo di fronte a una vera e propria Internazionale Nera. Ieri Hitler, Mussolini, Franco. Sono stati sconfitti ma al prezzo di decine di milioni di morti. Oggi Trump, Netanyahu, Milei. Dobbiamo sconfiggerli prima che provochino danni ancora più irreparabili, anche perché già ne hanno fatti a sufficienza.
In questa prospettiva assumono speciale importanza anche i prossimi appuntamenti elettorali, compreso quello italiano. La grande e inaspettata vittoria di Lula in Brasile ci infonde nuove speranze. Ma ancora più importante è la lotta sociale e politica per la costruzione di un fronte internazionale antifascista e progressista. Come negli Anni Trenta l’Europa è un campo di battaglia fondamentale. Occorre liberarsi delle tre emme (Macron, Meloni, Merz) e al tempo stesso respingere la crescita delle destre fasciste che si nutrono delle disastrose politiche neoliberiste e guerrafondaie delle élites europee e dell’afasia della sinistra.
Quest’ultima deve fare piazza pulita dei seguaci di Tony Blair e rilanciare un proprio progetto che sia totalmente alternativo alle élites occidentali sterministe che propugnano e organizzano guerre e genocidi per puntellare il proprio dominio oggi più che mai malfermo. Tempi duri ma entusiasmanti ci attendono. Vediamo di prepararci adeguatamente.
Flavio Bolsonaro, candidato presidenziale di destra sconfitto in Brasile, ha ribadito di essere il legittimo leader del suo Paese, dopo essere arrivato negli Stati Uniti per iniziare un esilio auto-imposto. La sfida lanciata da Bolsonaro nel fuggire in Florida preannuncia ulteriori turbolenze per il Brasile, dove domenica il presidente di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva ha vinto un combattuto ballottaggio elettorale. “Sono io il presidente eletto; i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia”, ha dichiarato Bolsonaro in un comunicato pubblicato sul suo profilo X, denunciando una “frode elettorale”. “Guiderò l’opposizione da qui“, ha affermato. In una nota successiva, ha corretto la sua dichiarazione, definendosi “leader” anziché “presidente”.
Bolsonaro, 45 anni, è atterrato a bordo di un jet privato all’aeroporto Opa-Locka Executive, vicino a Miami. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha solidi legami con Bolsonaro e con suo padre, Jair Bolsonaro – attualmente agli arresti domiciliari in Brasile per aver tentato di ribaltare l’esito delle elezioni del 2022, perse proprio contro Lula. Trump ha ribadito la sua tesi secondo cui le elezioni brasiliane sarebbero state “molto strane”, precisando tuttavia ai giornalisti che “non intende farsi coinvolgere” nella pretesa di Flavio Bolsonaro alla presidenza. Sono ancora in corso di chiarimento i dettagli su come Bolsonaro, accompagnato dalla moglie e dalle figlie, sia riuscito a raggiungere il suolo statunitense.
“Voglio condividere con voi un po’ del sentimento di un cuore di madre. Sono molto triste“, scrive Rogeria Bolsonaro, ex moglie dell’ex presidente Jair, su X. “Il mio cuore sanguina (grazie a Dio che è un cuore forte) perché un altro figlio si è visto costretto a lasciare la sua Patria amata a causa di persecuzioni ingiuste, infondate e arbitrarie. Ora sono 4 i nipoti di cui sarò privata di accompagnare da vicino la crescita, di festeggiare insieme le loro vittorie e conquiste e di confortare nelle ore difficili. Non potrò essere vicina quando avranno la febbre, per posare la mano sulle loro fronti e verificare se è forte o no. Ma il nostro Dio sa quello che fa e io confido totalmente in Lui. So che mi darà la forza per sopportare tutto questo. Avrei molto di più da dire su tutto quello che sta accadendo alla mia famiglia, ma non ci starebbe in questo spazio. Ripeto sempre che i miei figli sono la mia vita. Vi amo troppo, oltre misura. La distanza ci separa, ma l’amore ci unisce. E ora separata da un altro, mi resta solo dire un arrivederci Flavio, figlio mio caro. Dio vi benedica. Arrivederci”.
Apparati di intelligence e Polizia federale brasiliana prevedevano un “rischio di fuga molto alto” da parte dell’ex candidato Flávio Bolsonaro – atterrato in Florida, insieme alla famiglia, nella notte di martedì – in caso di sconfitta alle urne. Bolsonaro Jr. affronta almeno quattro indagini in Brasile: evasione fiscale e riciclaggio attraverso scommesse online i cui fondi finivano in conti offshore legati ad Alcazar Holding; distrazione di fondi, frode e corruzione per i 24 milioni di dollari ottenuti dal banchiere Daniel Vorcaro, utili a finanziare il docufilm “Dark Horse” dedicato al padre; finanziamento irregolare e ingerenze esterne nella campagna presidenziale attraverso la rete Rockbridge Network (legata a J.D. Vance) e altre organizzazioni Usa. Di qui il divieto di espatrio imposto dal magistrato della Corte suprema, Alexandre Moraes imponeva la consegna, nell’arco di 24 ore, di tutti i documenti di viaggio. Il provvedimento includeva anche il passaporto italiano (è cittadino italiano 2023, per via dello Ius sanguinis), rimasto l’unico mezzo di mobilità internazionale dopo la cancellazione di quello brasiliano su ordine della Polizia federale.
Il fattore Eduardo. Il “Piano B” era stato preparato in anticipo da Eduardo Bolsonaro, fratello di Flávio, che lo ha ricevuto negli Stati Uniti: i visti erano già pronti grazie alla sua interlocuzione con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, così come il jet Gulfstream G400 che lo attendeva a Puerto Iguazù, territorio argentino, dove sarebbe arrivato passando da Foz do Iguaçu, area di confine priva di controlli doganali ordinari. Già alla vigilia delle elezioni, Eduardo Bolsonaro – anche lui in fuga dalla giustizia brasiliana, condannato a quattro anni e due mesi per coercizione durante un procedimento giudiziario, e negli Stati Uniti dal marzo 2025 – aveva anticipato: “Se mio fratello (Flávio, ndr) non vince, sono a favore del fatto che lasci il Paese. Lo dico con certezza”. Dagli Stati Uniti, Eduardo Bolsonaro si presenta come vittima di “persecuzione politica”, dice che il Brasile è sotto una “dittatura giudiziaria”, là dove la magistratura “ricorre alle condanne per ostacolare la destra”. È stato lui l’artefice del “Tariffaço”, cioè l’insieme di sanzioni economiche e dazi doganali – ancora in vigore – imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni brasiliane in ritorsione contro la “caccia di streghe” su Jair Bolsonaro, che Donald Trump ha ritenuto “arbitraria”, e presunte “censure segrete e illegali” contro le Big Tech.
La (nuova) manovra eversiva. Il sostegno di Trump alla famiglia Bolsonaro resta intatto. Interpellato dai media Usa sull’arrivo di Flávio, il Tycoon ha assicurato: “Per me, tutto bene”. Trump ha ribadito che “le elezioni sono state molto strane” e “le sono sembrate terribili”. “Guardate cos’è successo ai mercati”, ha rilanciato in riferimento al crollo dell’indice Ivovespa (-16% circa) e delle azioni di PetroBras a seguito della pubblicazione dei risultati.
Fonti repubblicane della Florida, legate anche alla diaspora brasiliana in Usa, sostengono che i fratelli Bolsonaro puntino alla costruzione di “un’opposizione in esilio”, pronta a denunciare il Brasile come un “regime ibrido” e “non democratico” che “cerca legittimità attraverso le elezioni”, ma “reprime il dissenso”. E c’è chi parla addirittura di una “governance ombra” esercitata dall’esterno, seguendo lo schema già applicato dall’ex deputato venezuelano Juan Guaidó, che dall’esterno – e con l’aiuto di Washington e alleati – puntava a rovesciare l’allora presidente venezuelano Nicolás Maduro. È prevista anche un’apparizione pubblica in cui i due fratelli parleranno ai media, fornendo indicazioni precise alle opposizioni del proprio Paese. Secondo la testata brasiliana Jovem Pan, il piano è ora nelle mani di Marco Rubio, a cui “non è andato giù il risultato” in Brasile.
Moraes, il primo nella lista. Tra i primi bersagli dell’asse Rubio-Bolsonaro c’è la Corte suprema brasiliana. Da molto tempo, il clan Bolsonaro accusa i magistrati di essere i “veri distruttori della democrazia”, coniando anche il termine “Alexandrismo” per insinuare il carattere dispotico del magistrato Alexandre Moraes, già oggetto di sanzioni mirate Usa a causa della condanna di Jair Bolsonaro. E tra banchi del Partito liberale torna con forza la voce dell’Impeachment contro Moraes, ma non ci sono i numeri in Camera e Senato. Anche Rubio è più volte intervenuto contro Moraes, accusandolo di aver “creato un complesso di persecuzione e censura” che “si estende oltre i confini del Brasile per colpire i cittadini americani”. E sullo sfondo dell’alleanza non c’è solo l’ideologia, ma una “Prosperity partnership” da salvare – così si intitola memorandum 22 pagine redatto da André Marinho, ponte brasiliano con Rockbridge Network – basata sulla fornitura di terre rare, anche in difesa degli interessi Usa in materia di difesa e IA, la rottura dell’alleanza Pechino-Brasilia e il riallineamento nell’orbita di Washington.
Senza passaporto, che gli era stato ritirato, lunedì sera tra le 21 e le 22 sarebbe entrato a piedi in Argentina. Da lì è volato in Ecuador. Poi è riapparso in Florida, negli Stati Uniti dell’amico Donald Trump che concederà visti d’ingresso a lui e alla sua famiglia. Termina così, con una fuga, l’avventura politica di Flavio Bolsonaro, leader dell’estrema destra brasiliana sconfitto nelle elezioni presidenziali da Luis Ignacio Lula da Silva.
Due giorni dopo la batosta elettorale il figlio di Jair Bolsonaro, ex presidente ai domiciliari perché condannato a 27 anni e 3 mesi di carcere per tentato colpo di Stato, ha violato il divieto dei giudici di lasciare il Brasile, ed è fuggito in Florida, insieme alla moglie Fernanda e alle figlie, Luíza e Carolina. Ad aspettarlo c’era il fratello Eduardo, anche lui latitante, che vive tra Orlando e Miami, grazie alla green card rilasciata sempre dalla Casa Bianca. Che avrebbe avuto un ruolo attivo nella fuga dell’ultimo rampollo dell’ex presidente: “Il cervello di tutta l’operazione è stato il segretario di Stato Marco Rubio“, ha scritto su X l’avvocato messicano Simón Levy, legato al movimento Make America Great Again.
Dopo la visita al padre Jair ai domiciliari, forse per un ultimo saluto, Flavio aveva reso noto che il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes gli aveva intimato di consegnare i suoi passaporti entro 24 ore e di non uscire dal Paese. Fuori dalla casa paterna di Brasilia, Flavio ha detto la sua ennesima bugia: “Non intendo lasciare il Brasile, questa misura è assolutamente ingiustificata”, protestava. Ma poco dopo, dai media argentini erano arrivate le prime indiscrezioni su un jet privato pronto per il decollo. E fra i nomi dei passeggeri c’era quello di Flavio.
Il governo amico di Javier Milei ha smentito categoricamente: Bolsonaro non è entrato nel nostro Paese. Neanche 24 ore dopo, invece, la Direzione Nazionale delle Migrazioni di Buenos Aires ha confermato su X: “Alle ore 22:50 del 27/10 sono entrati attraverso il valico di frontiera del Ponte Internazionale Tancredo Neves, nella provincia di Misiones, Flavio Nantes Bolsonaro, Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro, Carolina Figueira Bolsonaro e Luiza Figueira Bolsonaro, in possesso di documenti di viaggio validi. Alle ore 23:30, la delegazione in arrivo si è imbarcata su un volo privato operato dalla compagnia Baires Fly S.A. con destinazione la città di Guayaquil, in Ecuador”.
Nella notte italiana il portale brasiliano Metrópoles ha riferito che Flavio in Florida, dove ha incontrato il fratello Eduardo, ex deputato, e la sua famiglia. Anche quest’ultimo è scappato negli Usa nel febbraio 2025 per sottrarsi al mandato di arresto emesso sempre da Alexandre de Moraes quando era ancora deputato perché condannato in via definitiva a 4 anni e 2 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole del reato di aver utilizzato il suo ruolo per sollecitare sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti contro il giudice che stava indagando e che poi condannò il padre Jair a 27 anni per il tentato golpe del 2023.
Su Flavio – al quale il Dipartimento di Stato americano rilascerà i visti “consentendo loro l’ingresso negli Stati Uniti”, ha dichiarato alla Cnn un funzionario – non pende alcun mandato di arresto ma è nei guai giudiziari fino al collo. E non essendo stato eletto, la sua immunità finirà a febbraio. Al momento è indagato alla Corte suprema federale su due fronti. Nel caso “Dark Horse” è accusato di corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione di valuta, nell’ambito dell’inchiesta sul finanziamento del film dedicato al padre Jair. In esame ci sono fondi riconducibili all’ex banchiere Daniel Vorcaro, attualmente in carcere per una maxi frode, e fondi pubblici parlamentari. Poi è indagato anche nel caso “Willer Tomaz“: qui l’accusa è riciclaggio di denaro e presunte irregolarità finanziarie legate a società, piattaforme di scommesse.
Era andato al cimitero per partecipare al funerale di un amico, morto dopo essere stato investito. Poi, prima di andare via, Adilson Marcaro, 48 anni, ha deciso di fermarsi alla tomba del padre, a pochi metri di distanza. Un gesto che, secondo quanto ricostruito dal quotidiano brasiliano A Gazeta, faceva spesso.
Ma mercoledì 21 ottobre le cose sono andate diversamente. Adilson si è seduto sulla copertura della sepoltura e a quel punto la struttura ha ceduto: l’uomo è precipitato all’interno della tomba. La caduta è stata di circa tre metri e mezzo. Secondo uno dei vigili del fuoco intervenuti per recuperare il corpo, Adilson ha battuto violentemente la testa contro le pareti di cemento della sepoltura ed è morto sul colpo.
I dipendenti del cimitero hanno raccontato che l’uomo andava spesso a trovare il padre e che era solito sedersi proprio sopra la tomba. Il sergente Ramlow ha spiegato che coperture di questo tipo possono non avere una vera soletta sottostante in grado di sostenere il peso di una persona: “Evitate il più possibile di appoggiarvi a queste parti delle tombe, soprattutto alle coperture, perché nella maggior parte dei casi non hanno una soletta che le sostenga. C’è soltanto la parte in granito che, con il passare del tempo, può essersi crepata e non essere più in grado di sostenere il peso di una persona”.
Il Comune di Linhares ha precisato che la manutenzione e la conservazione delle tombe, compresa la responsabilità di mantenerle chiuse e in condizioni di sicurezza, spettano ai familiari. “Quando una tomba presenta problemi strutturali che possono mettere in pericolo le persone, i familiari vengono avvisati affinché prendano i provvedimenti necessari“, si legge in una nota. La vicenda ha avuto un epilogo ancora più drammatico: poche ore dopo l’incidente, Adilson Marcaro è stato sepolto nello stesso sepolcro del padre in cui è precipitato e ha perso la vita.
Flávio Bolsonaro ha lasciato il Brasile ed è partito per gli Stati Uniti dopo la sconfitta elettorale contro Luiz Inácio Lula da Silva. A confermarlo a Reuters è stato martedì un alleato del senatore. Due fonti avevano in precedenza riferito all’agenzia che Bolsonaro non ha rispettato la scadenza imposta dalla Corte suprema per consegnare i passaporti alla polizia federale. I documenti sono stati successivamente cancellati.
La partenza arriva mentre il senatore è sotto indagine per riciclaggio di denaro e a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, prevista per il 31 gennaio prossimo. Il dipartimento di Stato americano ha annunciato che concederà i visti a lui e alla sua famiglia, consentendo loro di entrare negli Stati Uniti. L’uomo sarebbe già in Florida e avrebbe già incontrato il fratello Eduardo Bolsonaro, che vive in Texas e aveva pubblicamente invitato Flávio a lasciare il Brasile in caso di sconfitta. A giugno Eduardo era stato condannato in contumacia a quattro anni di carcere per avere esercitato pressioni illegali sull’amministrazione Trump. Il presidente americano, che non aveva formalmente sostenuto Flávio durante il ballottaggio, ha dichiarato mercoledì che approverebbe il suo ingresso negli Stati Uniti, definendo lui e la sua famiglia «brave persone». Trump ha anche contestato il risultato elettorale brasiliano, senza presentare prove a sostegno delle sue affermazioni.
La sconfitta di Flávio Bolsonaro si inserisce in una fase difficile per la famiglia. Il padre Jair Bolsonaro, ex presidente brasiliano, sta scontando agli arresti domiciliari una condanna a 27 anni di carcere per il tentativo di colpo di Stato seguito alla sconfitta elettorale del 2022 contro Lula. Flávio aveva ricevuto l’ordine di consegnare i passaporti lunedì, dopo che la decisione della Corte suprema gli era stata notificata davanti all’abitazione del padre.
Il senatore ha respinto le accuse a suo carico e ha definito il provvedimento sui passaporti un tentativo di intimidazione. Aveva inoltre contestato il risultato elettorale, chiedendo alla giustizia brasiliana di indagare su presunte frodi e di annullare le candidature di Lula e del vicepresidente Geraldo Alckmin.
Lula ha ottenuto oltre 64 milioni di voti, contro meno di 60 milioni per Bolsonaro, con uno scarto di circa 4,4 milioni di preferenze. Per ribaltare il risultato, il senatore dovrebbe dimostrare l’esistenza di irregolarità capaci di incidere sul margine e convincere il tribunale elettorale prima della certificazione dei risultati, prevista per il 18 dicembre.
La partenza dagli Stati Uniti potrebbe inoltre avere conseguenze sul futuro politico del senatore: con la fine del mandato perderà la giurisdizione speciale davanti alla Corte suprema. Bolsonaro è accusato anche in un secondo procedimento di aver ricevuto milioni di dollari da un banchiere coinvolto in uno scandalo. Ha negato ogni illecito.
La sorprendente vittoria di Lula, le prevedibili sfide di governo
La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile ha sorpreso sia gli investitori sia gli istituti che elaborano sondaggi. I mercati si erano posizionati in vista di una vittoria di Flávio Bolsonaro, dopo il primo turno e il rafforzamento della rappresentanza conservatrice in Parlamento. Lula, 81 anni, ha invece conquistato uno storico quarto mandato presidenziale, spingendo i mercati a rivedere le aspettative fiscali e monetarie per la più grande economia dell’America Latina.
L’analisi
La vendita degli asset brasiliani seguita alla rielezione di Lula mostra che molti investitori si erano posizionati in vista di un cambio di presidente. Tuttavia, le prospettive per l’economia brasiliana sono più stabili di quanto suggeriscano le oscillazioni degli asset del Paese, anche se una certa volatilità dei mercati è comprensibile, data la complessa storia delle politiche economiche brasiliane.
Nonostante la clamorosa rimonta politica di Lula, la composizione del Congresso brasiliano conta almeno quanto il risultato delle elezioni presidenziali. Nelle elezioni legislative svoltesi il 5 ottobre, insieme al primo turno delle presidenziali, i partiti conservatori hanno rafforzato la propria presenza in entrambe le Camere del Congresso. Il Partito Liberale di Bolsonaro ha ottenuto la più ampia rappresentanza parlamentare di un singolo partito dall’entrata in vigore della Costituzione del 1988, soprattutto al Senato. La sua maggiore influenza, insieme a quella degli altri rappresentanti conservatori, renderà più complessi i rapporti di Lula con il Parlamento.
Gli impegni di spesa di Lula, costosi, assunti durante la campagna elettorale dipendono dall’approvazione del Congresso. La composizione più conservatrice del Parlamento probabilmente limiterà l’espansione fiscale e potrebbe imporre un approccio pragmatico alla politica economica. Le voci progressiste che hanno sostenuto la vittoria di Lula potrebbero acquisire maggiore influenza, ma la realtà parlamentare ostacolerà cambiamenti significativi rispetto all’attuale quadro di politica economica. I mercati ricalibreranno le proprie valutazioni sui fondamentali del Brasile nel medio periodo, riconoscendo che Lula probabilmente accetterà alcuni vincoli e porterà avanti il proprio programma attraverso un Parlamento che né il suo partito né i suoi alleati hanno mai dominato.
Credibilità fiscale
Per il momento, prevediamo che il Brasile registrerà un moderato rallentamento economico a causa degli effetti ritardati degli elevati tassi d’interesse reali della Banca centrale del Brasile (BCB), che prevalgono sugli interventi di sostegno mirati che Lula ha fatto approvare dal Congresso uscente. Prevediamo che il Brasile registri una crescita del prodotto interno lordo (Pil) reale dell’1,8% nel 2026, in rallentamento all’1,6% l’anno successivo.
La fragilità del real brasiliano dopo le elezioni potrebbe determinare un andamento dell’inflazione complessiva leggermente più elevato, oltre agli effetti dei prezzi dei prodotti energetici. Tuttavia, un’impennata dell’inflazione è improbabile se la BCB riuscirà a stabilizzare l’andamento del real e le aspettative d’inflazione del settore privato attraverso una politica monetaria relativamente restrittiva.
La credibilità fiscale sarà probabilmente il tema determinante del quarto mandato di Lula. Durante la campagna elettorale, le sue promesse populiste sono state stimate in circa lo 0,3-0,5% del Pil. Sebbene modesti se considerati isolatamente, questi impegni arrivano mentre il Brasile fatica a mantenere gli obiettivi di un piccolo avanzo primario proposti da Fernando Haddad, ex ministro delle Finanze di Lula.
È troppo presto per prevedere quali saranno le priorità di spesa di Lula nel 2027, ma l’attuale quadro fiscale sarà difficile da gestire, date le conseguenze volatili sui mercati dei capitali. Finanziare nuove spese attraverso un aumento della tassazione sarà altrettanto difficile, data la complessità del sistema fiscale brasiliano, mentre tagliare altre voci di spesa sarebbe politicamente complicato. I mercati seguiranno con attenzione la scelta della persona che Lula nominerà a dicembre per affrontare queste questioni di politica economica. Sarà la prima importante occasione per il presidente rieletto di tranquillizzare gli investitori.
Sul fronte della politica monetaria, gli investitori rivedranno le aspettative di rapidi tagli dei tassi d’interesse. L’ottimismo riguardo a un ulteriore allentamento monetario aveva riflesso in parte le aspettative di una vittoria di Bolsonaro e le speranze di un maggiore slancio nelle riforme fiscali.
I dati economici più recenti suggeriscono che la stretta monetaria sta producendo effetti sull’economia, con una certa moderazione dell’attività e dei consumi. I funzionari della banca centrale continuano a definire restrittiva la politica monetaria, il che implica che un ulteriore allentamento sia possibile. Tuttavia, è probabile che i responsabili della politica monetaria attendano maggiori certezze sulla politica fiscale prima di riprendere il ciclo di tagli dei tassi.
Prevediamo pertanto che la BCB manterrà un approccio prudente, lasciando invariati i tassi d’interesse nei prossimi sei mesi, mentre la nuova amministrazione chiarirà le proprie priorità fiscali. Il nostro scenario centrale prevede quindi un allentamento graduale, a partire dall’attuale tasso ufficiale del 13,75%, fino a portare i tassi intorno al 12,25% entro la fine del 2027. I rischi, tuttavia, sono orientati verso un numero inferiore di tagli qualora le preoccupazioni fiscali dovessero intensificarsi.
Le elezioni hanno anche implicazioni internazionali. I rapporti tra le amministrazioni Lula e Trump si sono rivelati complessi e potrebbero riemergere ulteriori controversie commerciali. Bolsonaro aveva condotto la campagna elettorale promettendo relazioni più strette con la Casa Bianca, sostegno alle iniziative di friend-shoring e fonti alternative di approvvigionamento di terre rare strategiche, un mercato dominato dalla Cina.
La Cina resta di gran lunga il principale partner commerciale del Brasile, rappresentando il 29% delle esportazioni brasiliane in valore nel 2025. Il Brasile esporta quindi verso la Cina quasi tre volte quanto esporta verso gli Stati Uniti, rendendo la domanda cinese di prodotti brasiliani una fonte essenziale di ricavi. La vittoria di Lula significa che saranno mantenute relazioni amichevoli con la Cina.
Implicazioni per gli investimenti
Per gli investitori, la conseguenza immediata è il perdurare della volatilità. Il risultato elettorale impone ai mercati di ricalibrare le aspettative sulla politica fiscale e monetaria e sulle riforme. Il Brasile deve affrontare ostacoli economici, tra cui una crescita debole della produttività, carenze infrastrutturali, un sistema fiscale complesso e bassi livelli di investimento nel lungo periodo. Tuttavia, il Paese resta vincolato e sostenuto dallo stesso quadro istituzionale esistente prima del voto: una banca centrale indipendente, regole fiscali e un Congresso frammentato. Nel loro insieme, questi fattori dovrebbero limitare la portata di cambiamenti radicali delle politiche economiche in entrambe le direzioni.
Consideriamo eccessiva la forte svendita degli asset brasiliani dopo le elezioni, che ha cancellato tutti i guadagni del Paese dall’inizio di luglio, rispetto alla probabilità di un’ampia continuità delle politiche economiche. Manteniamo pertanto la nostra preferenza per le azioni brasiliane.
A nostro avviso, le incertezze legate alle elezioni erano già incorporate nei prezzi di mercato, insieme a valutazioni interessanti, rendimenti da dividendi interessanti e fattori ciclici favorevoli agli utili. Il recente calo ha riportato le valutazioni a livelli interessanti e ci aspettiamo una ripresa nelle prossime settimane, con il ridursi dell’incertezza politica. In un mercato azionario globale fortemente esposto all’intelligenza artificiale, le azioni brasiliane offrono anche vantaggi in termini di diversificazione.
I fattori che determinano gli utili delle imprese brasiliane sono in larga misura legati alla domanda interna e alle materie prime, offrendo una fonte di rendimento relativamente indipendente dal ciclo degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Inoltre, le abbondanti risorse naturali del Paese contrastano con i vincoli energetici e infrastrutturali affrontati da alcune economie sviluppate. Ciò non solo sostiene i vantaggi competitivi del Brasile, ma potrebbe anche accrescerne l’importanza strategica in un’economia globale sempre più caratterizzata da scarsità di risorse e frammentazione. Da quando Lula ha concluso il suo secondo mandato nel 2011, la composizione degli indici dei mercati emergenti ha continuato a cambiare in seguito alla performance del settore tecnologico in Corea del Sud e Taiwan. Questi due mercati rappresentano oggi la metà dell’indice MSCI Emerging Markets in termini di capitalizzazione. Di conseguenza, il peso del Brasile nell’indice è sceso dal 15% di 15 anni fa al 5% attuale.
Il settore tecnologico dei mercati emergenti continua a essere una delle nostre preferenze azionarie, insieme a Taiwan e Corea del Sud, sostenuto dal perdurare del ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale. Per i mercati obbligazionari, l’attenzione alla credibilità fiscale espone i rendimenti dei titoli di Stato brasiliani in valuta locale al rischio di un brusco rialzo, nonostante i tassi d’interesse reali siano già elevati. Le scadenze più lunghe potrebbero subire pressioni qualora le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito aumentassero il premio richiesto dagli investitori.
Un eventuale indebolimento della valuta potrebbe inoltre limitare i tagli dei tassi d’interesse attesi dai mercati. È plausibile un rialzo iniziale di circa 150 punti base, con i rendimenti dei titoli a cinque anni che potrebbero raggiungere il 15% entro la fine del 2026. Anche il debito sovrano denominato in dollari è esposto a un ampliamento degli spread di circa 50-60 punti base rispetto ai Treasury statunitensi, portando le valutazioni più vicino a quelle dei titoli sovrani con un rating inferiore di un livello. L’aumento dei costi di finanziamento interni accrescerebbe l’onere del debito e potrebbe alimentare maggiori aspettative di emissioni sui mercati internazionali. La stabilizzazione dipenderà dalla credibilità degli impegni fiscali del governo.
Prevediamo che il real brasiliano si indebolisca fino a circa 5,50 per dollaro nei prossimi mesi, riflettendo le incertezze sulla politica fiscale. Nel più lungo periodo, la valuta dovrebbe poi oscillare intorno a quota 5,20 per dollaro. La valutazione del real appare equa, anche tenendo conto del crescente profilo del debito brasiliano. I prezzi elevati delle materie prime e i tassi d’interesse reali storicamente alti dovrebbero fornire un sostegno. La nomina del ministro delle Finanze, probabilmente intorno a dicembre, potrebbe rappresentare un ulteriore fattore in grado di influenzare il cambio.
Di Homin Lee (Senior Macro Strategist, Banque Lombard Odier & Cie SA) e Patrick Kellenberger (Emerging Market, Equity Strategist, Banque Lombard Odier & Cie SA)
Nemmeno il tempo per il suo partito di riconoscere la vittoria dell’avversario alle ultime presidenziali, Luiz Inácio Lula da Silva, che scoppia un caso intorno a Flavio Bolsonaro. Il figlio dell’ex presidente Jair, secondo quanto riportato dai media locali, ha lasciato il Brasile fuggendo negli Stati Uniti, con un passaggio intermedio in Argentina. A conferma di questo, scrive Reuters, c’è la testimonianza di due funzionari americani che confermano l’imminente arrivo nel Paese del candidato sconfitto in Brasile. Anche altri media hanno confermato la ricostruzione citando, invece, persone vicine alla famiglia.
La polizia aveva deciso in giornata di annullare il passaporto del candidato di destra brasiliano dopo il suo rifiuto, il giorno precedente, di consegnarlo spontaneamente alle autorità, come richiesto. Lui stesso sui social aveva raccontato: “Sono andato a trovare mio padre, che come sapete è agli arresti domiciliari. E mentre stavo uscendo, la Polizia Federale di Lula era alla sua porta, in mezzo alla strada. Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”. Una delle ipotesi è che la decisione delle autorità fosse legata alla richiesta alla Corte Suprema del deputato Lindbergh Farias, schierato con Lula, di sequestrare il documento perché coinvolto anche lui nelle indagini in corso sul fratello, Eduardo, circa lo scandalo dei finanziamenti al film sulla vita del padre, Dark Horse. Nella denuncia, Lindbergh sostiene che esista un collegamento tra le azioni di Eduardo negli Stati Uniti, la campagna internazionale per le sanzioni contro i giudici della Corte Suprema e il finanziamento illecito al film.
Adesso, però, la priorità è diventata quella di capire come abbia fatto Flavio Bolsonaro a lasciare il Paese. La Polizia federale sta verificando i registri ai valichi di frontiera e quelli dei voli per capire come abbia lasciato il Paese. Indagini partite dopo che il sito argentino Infobae, scrive Folha de S.Paulo, ha riferito che Bolsonaro avrebbe preparato la sua fuga nella notte, attraversando la frontiera con l’Argentina, passaggio che sulla base dell’accordo tra i Paesi del Mercosur è possibile fare con la sola carta d’identità, quindi anche senza passaporto. A quel punto, avrebbe trovato un jet privato per volare negli Usa. Il governo di Javier Milei nega però che sia entrato nel Paese.
Un messaggioimportante arriva dal Brasile e dall’atleta 28enne Renata Christina Touma: una situazione di potenziale imbarazzo può diventare invece l’occasione per raccontare qualcosa di nascosto. Che cosa è successo? Touma è stata vittima di un inconveniente durante una gara di powerlifting, la ‘Copa SP de Levantamento Terra’: mentre stava eseguendo la prova di stacco da terra, tentando di sollevare la bellezza di 192,5 kg, la 28enne ha avuto una piccola perdita urinaria. Il video è subito diventato virale, ma Touma non si è nascosta. Anzi, ha deciso di postarlo lei stessa, per raccontare con grande naturalezza come l’incontinenzaurinaria da sforzo sia una condizione comune tra le atlete che praticano discipline come il powerlifting o il sollevamentopesi.
Perdere il controllo della propria vescica durante il massimo sforzo, in questo caso per sollevare quasi due quintali, può essere spiacevole ma ha una spiegazione fisiologica: lo sforzo può portare alla perdita di controllo dei muscoli del pavimento pelvico. Per questo, Renata Touma ne ha parlato pubblicamente: “Sei tu a controllare la tua storia. Nessun altro. La forza non si misura solo dal peso che sollevi, ma dalle scelte che fai, dalla disciplina che sviluppi e dal modo in cui reagisci alle sfide“, ha scritto su Instagram.
La 28enne brasiliana ha spiegato con sincerità che appunto l’incontinenza non è un fatto raro tra le atlete di forza: “Non puoi controllare tutto quello che succede”. Ma ha chiarito anche che non ha nessuna intenzione di fermarsi. Anzi, proverà nuovamente a sollevare i 192,5 kg, che sarebbe il suo nuov record personale: “È in questo spazio che risiede il potere: nella tua capacità di agire, perseverare e continuare a costruire il tuo percorso. La domanda è: cosa farai con quello che hai tra le mani?”, ha concluso Touma.
In un altro post, la brasiliana ha spiegato nel dettaglio la scelta di pubblicare il video e di non nascondere quanto accaduto: “Viviamo in un’epoca in cui la perfezione, che semplicemente non esiste, viene promossa quotidianamente sui social media. Mostriamo i nostri successi, le nostre miglioriangolazioni, i nostri risultati e spesso nascondiamo tutto ciò che non è andato come previsto“. Poi Touma ha aggiunto: “Ma portare la vita reale dentro di essa è importante. Forse, soprattutto, in un ambiente in cui molte persone si sentono sotto pressione per apparire sempre perfette”.
In venti giorni, Luiz Inácio ‘Lula’ Da Silva – rieletto presidente al ballottaggio del 25 ottobre – ha guadagnato 10,3 milioni di voti in più rispetto al primo turno. E alla fine ha staccato di 4,4 milioni di voti l’avversario Flávio Bolsonaro, che pure partiva in vantaggio (2,2 milioni di voti). Ed è la prima volta, dal 1989 – anno in cui il Brasile è tornato alle urne dopo vent’anni di dittatura e altri quattro di transizione – che chi perde al primo turno vince al ballottaggio. “Non era mai successo”, scrive su ‘O Globo’ l’analista Bernardo Franco Mello, elencando altri elementi inediti dell’elezione: “Non era mai stato eletto un presidente all’età di 80 anni. Nessuno era mai stato eletto quattro volte per governare il Brasile“. Lula ha anche invertito il risultato pro-Bolsonaro che al primo turno era stato registrato in 211 municipi che prima avevano votato il figlio di Jair: la maggior parte di loro (76) si concentra a Minas Gerais, lo stato che ha deciso l’elezione seguito da São Paulo, Paraná, Rio do Grande Soul e altri. Al ballottaggio è anche diminuita l’astensione rispetto al primo turno, dal 21,08% al 19,21%, la più bassa dal 2006, sommando circa 3 milioni di voti all’elezione. Inoltre, i voti bianchi/nulli sono diminuiti di 1,53% (1,8 milioni circa).
I social: ponte con le classi subalterne – Lula ha anche saputo mobilitare il voto delle donne (58,9%) e dei giovani tra 16 e 24 anni (49,8%). Forte del voto delle classi popolari, dove si registrano 30 milioni di persone che hanno superato la povertà grazie ai programmi di welfare, Lula ha ottenuto anche il voto moderato, fuggito in massa dall’hate speech di Bolsonaro. La chiave, spiegano gli attivisti del Partito dei lavoratori a Ilfattoquotidiano.it, è stata il cosiddetto “Exército do Lula”, una rete di attivisti digitali nata per innovare il discorso del candidato 80enne e aggirare la censura di Meta. “Abbiamo parlato con il linguaggio dei Social – spiega il deputato André Janones, stratega di campagna di Lula – e abbiamo trasformato un canale WhatsApp in una macchina elettorale capace di connettere direttamente con il popolo”. Campagna rafforzata dalla Par condicio algoritmica imposta dal Tribunale supremo elettorale a Meta, i cui Social – previo intervento umano – si erano indebitamente sbilanciati a favore di Bolsonaro. “Lula ha saputo articolare la dimensione virtuale con quella territoriale”, ha commentato l’analista Beatriz Stolowicz, dello storico Istituto messicano della Radio.
La sfida: unire il Paese, nonostante Bolsonaro – La comunicazione politica sarà chiave anche dopo il voto là dove il Lula IV affronta già le insidie di Bolsonaro, che – svelano alte fonti a Ilfatto.it – userà la sua maggioranza relativa del Partito liberale al Congresso (121 deputati) e al Senato (28) come megafono per contestare la validità del risultato, tenere alta la tensione e ostruire l’attuazione del programma elettorale progressista. Bolsonaro – a cui è stato sequestrato il passaporto su provvedimento del magistrato della Corte suprema Alexandre Moraes, causa indagini per riciclaggio – punta a far fronte comune con altre formazioni di opposizione (tra cui socialdemocratici e repubblicani) per porre il veto su eventuali emendamenti costituzionali in materia tributaria e bloccare l’approvazione della Legge di bilancio, nell’intento di tagliare fondi in materia ambientale, di diritti o pariopportunità.
I “patti di governabilità” con il centro – Ma anche Lula gioca già le sue carte: il leader 80enne cerca già “patti di governabilità” con le formazioni di centro, che risulta comunque frammentato, attraverso la rielezione di figure moderate alla guida della Camera (Hugo Motta) e del Senato (Davi Aicolumbre). Il tentativo è quello di pacificare un Paese lacerato da divisioni politiche e sociali, promettendo – come affermato nella notte del 25 ottobre – di “governare per 215 milioni di brasiliani”. In gioco c’è anche un programma elettorale basato su pilastri come Istruzione, attraverso l’espansione del sussidio Pé-de-Meia a contrasto dell’abbandono scolastico, mobilità urbana (garantendo trasporto pubblico alle periferie) e altre politiche di Welfare come il programma Bolsa Familia e Minha Casa, Minha vida, alleanza tra pubblico e privato che punta a raggiungere 10 milioni di brasiliani entro fine mandato. Altrettanto importante risulta il condono a 3,6 milioni di microimprenditori, molti di loro provenienti dai ceti più umili del Paese, come ambulanti – venditori di cibo, piccoli banchi di frutta nei mercati rionali -, idraulici, elettricisti, sarti e altre figure alla base del tessuto economico brasiliano e che insieme rappresentano il 30% del Pil locale.
Commercio estero: rotte alternative – Altra sfida importante riguarda il commercio estero, che equivale al 32% del Pil, là dove Donald Trump parla ancora di «elezione truccata», nonostante le presunte simpatie per Lula, e mantiene la propria linea di fermezza in materia di dazi. Il presidente brasiliano cerca così nuovi mercati di export con i Brics, in particolar modo Cina e India, e con l’Europa mediante l’accelerazione dell’accordo Ue-Mercosur. È anche scontro con i mercati finanziari, che puntavano tutto sul cavallo sbagliato: l’Ibovespa è crollato del 16,6% (una delle peggiori cadute dal 1998), Petrobras a -30% e il dollaro ha staccato il real di +12%.
Flávio Bolsonaro denuncia di essere stato fermato dalla Polizia federale brasiliana, che gli avrebbe ordinato di consegnare i passaporti e gli avrebbe vietato di lasciare il Paese. Il senatore, sconfitto alle presidenziali da Luiz Inácio Lula da Silva, ha raccontato l’episodio sui social. Intanto Donald Trump mette in dubbio la regolarità delle elezioni, definendole apparentemente truccate, senza presentare prove.
Gli agenti all’uscita dall’abitazione di Jair Bolsonaro, che si trova agli arresti domiciliari
Flávio Bolsonaro sostiene di non poter più lasciare il Brasile. Il senatore, sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali, ha denunciato sui social di aver ricevuto dalla Polizia federale l’ordine di consegnare i propri passaporti e il divieto di espatrio. Secondo il suo racconto, gli agenti lo avrebbero fermato mentre usciva dall’abitazione del padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari.
“Stamattina sono andato a trovare mio padre, che come sapete è agli arresti domiciliari. E mentre stavo uscendo, la Polizia Federale di Lula era alla sua porta, in mezzo alla strada. Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”, ha raccontato il senatore in un video pubblicato sui social.
La richiesta di consegnare i documenti arriva all’indomani della sconfitta elettorale contro Lula, riconfermato alla guida del Paese. Flávio Bolsonaro ha riferito di aver ricevuto l’intimazione dagli agenti, ma dal suo racconto non emerge che i passaporti fossero già stati materialmente ritirati.
Elezioni in Brasile, Trump: “Voto irregolare”
Nel frattempo, anche Donald Trump interviene sulle presidenziali brasiliane, contestando la regolarità del voto. Il presidente degli Stati Uniti ha sostenuto che le elezioni gli siano sembrate truccate, senza tuttavia fornire prove di irregolarità.
“Le elezioni hanno dato un’impressione pessima”, ha dichiarato Trump prima di partire per il Mississippi, dove era atteso per un comizio. Il presidente americano ha affermato di non aver sostenuto nessuno dei due candidati, ma di considerare il processo elettorale sospetto. Nonostante le critiche, Trump ha espresso apprezzamento per il presidente brasiliano. “Mi piace Lula, vado d’accordo”, ha dichiarato, tornando però a contestare il voto, da lui definito segnato da pratiche “estremamente corrotte”.
“A mio avviso è stato uno spettacolo terribile”, ha aggiunto il presidente americano.
Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre Flávio Bolsonaro contesta la sconfitta e denuncia il provvedimento che, secondo quanto riferito dal senatore, gli impedirebbe di lasciare il Brasile.
Terremoto finanziario in Brasile all’indomani della vittoria elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva. La Borsa di San Paolo è arrivata a perdere circa il 17%, costringendo la B3 ad attivare il meccanismo automatico di sospensione delle contrattazioni. Non accadeva dal marzo 2020, durante la pandemia di Covid-19.
Il mercato interrompe gli scambi al -10% e riapre dopo 30 minuti: poi l’Ibovespa affonda
La rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva scatena una brusca reazione dei mercati finanziari brasiliani. Lunedì 26 ottobre, all’indomani del voto, l’indice Ibovespa, principale riferimento della Borsa di San Paolo, è arrivato a perdere circa il 17%, provocando una delle sedute più difficili degli ultimi anni.
La B3, società che gestisce la Borsa brasiliana, ha attivato il cosiddetto circuit breaker, il meccanismo automatico che interrompe temporaneamente le contrattazioni quando il mercato registra ribassi particolarmente pronunciati. Il primo stop è scattato dopo una perdita del 10% rispetto alla chiusura precedente, con una sospensione iniziale di 30 minuti.
Alla ripresa delle operazioni, le vendite hanno continuato a colpire i titoli brasiliani, portando l’Ibovespa a sfiorare il -17%. Il meccanismo di emergenza non veniva attivato dal marzo 2020, quando la pandemia di coronavirus aveva provocato fortissime oscillazioni sui mercati internazionali. Durante la sospensione vengono temporaneamente interrotte le negoziazioni di azioni, alcuni strumenti derivati e titoli a reddito fisso privati. La misura serve a consentire agli operatori di riassorbire almeno in parte le forti oscillazioni dei prezzi prima della ripresa degli scambi. Il crollo arriva dopo la vittoria di Lula alle elezioni presidenziali di domenica 25 ottobre, un risultato che ha sorpreso una parte degli investitori e innescato una forte ondata di vendite sugli asset brasiliani.
Il ribasso di circa il 17% rappresenta il livello raggiunto dall’indice durante la seduta di lunedì, non un dato definitivo di chiusura.
“Oggi si vota in Brasile e in Serbia. Quello che può diventare il presidente del Brasile era a Pontida l’anno scorso con la maglietta di Alberto da Giussano, e quello che può essere riconfermato in Serbia è un amico“. Matteo Salvini, durante il discorso al Congresso della Lega che lo ha visto vincere, ha parlato delle elezioni in Brasile e in Serbia, e in particolare del candidato di destra, Flavio Bolsonaro, e del presidente uscente, Aleksandar Vučić.
Sui social, con ironia, si fa riferimento alla ormai proverbiale capacità del leader della Lega di indovinare al contrario il risultato di partite, gare sportive ed elezioni.
Luiz Inácio Lula da Silva conquista il quarto mandato alla presidenza del Brasile e traccia le priorità del nuovo governo: regolamentazione delle big tech, lotta alla criminalità, riforma dell’istruzione, sviluppo dell’intelligenza artificiale, investimenti nella sanità e dialogo con il Parlamento. Il presidente progressista ha sconfitto al ballottaggio il candidato conservatore Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ottenendo il 51,79% dei voti contro il 48,21% dell’avversario. Una vittoria che segna anche un precedente nella storia democratica brasiliana: per la prima volta un candidato arrivato secondo al primo turno è riuscito a ribaltare il risultato al ballottaggio.
Tra le priorità annunciate da Lula figura una maggiore regolamentazione delle grandi piattaforme tecnologiche. Il presidente ha denunciato il potere esercitato dalle multinazionali digitali, chiedendo regole più severe sul pagamento delle imposte, sulla diffusione dei contenuti e sulle possibili interferenze nei processi elettorali. “Non possiamo permettere che esistano aziende gigantesche, che guadagnano milioni e miliardi, non paghino alcuna imposta a questo Paese e cerchino di influenzare il risultato elettorale”, ha dichiarato Lula, sostenendo inoltre che i reati commessi online debbano essere perseguiti con la stessa attenzione riservata a quelli commessi nella vita reale. Durante la campagna elettorale, lo staff del presidente ha accusato Meta, società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, di aver penalizzato la visibilità dei suoi contenuti attraverso gli algoritmi delle piattaforme. Si tratta di contestazioni avanzate dalla campagna di Lula e respinte dall’azienda.
Un altro punto centrale del programma riguarda la sicurezza pubblica. Lula ha annunciato l’intenzione di ricostituire un ministero della Sicurezza, rafforzando il ruolo del governo federale nel contrasto alla criminalità, una responsabilità storicamente affidata soprattutto ai singoli Stati brasiliani. L’obiettivo dichiarato è migliorare il coordinamento delle forze dell’ordine e garantire maggiore protezione ai cittadini. Sul fronte dell’istruzione, il presidente intende ampliare l’accesso alla scuola e rafforzare l’insegnamento delle materie scientifiche, con particolare attenzione alla matematica e all’ingegneria.
A questa strategia si collega il progetto di sviluppare un’intelligenza artificiale brasiliana, riducendo la dipendenza dalle tecnologie statunitensi e cinesi. Lula vuole sfruttare il potenziale del Paese nella produzione di energia rinnovabile per attrarre centri di elaborazione dati e sostenere la crescita di un’infrastruttura tecnologica nazionale. Lula ha inoltre annunciato l’intenzione di rafforzare il programma di sostegno economico agli studenti Pé-de-Meia, estendendolo anche agli universitari, e di ampliare l’istruzione a tempo pieno fino alla scuola secondaria superiore.
La modernizzazione della sanità pubblica rappresenta un altro obiettivo del nuovo mandato. Lula ha promesso di rafforzare il Sistema sanitario unico brasiliano (SUS), puntando soprattutto sul miglioramento delle diagnosi e delle terapie oncologiche. Tra i progetti annunciati figura la costruzione di un ospedale intelligente in collaborazione con l’Università di San Paolo, sostenuta finanziariamente dalla Nuova Banca di Sviluppo dei Brics, guidata dall’ex presidente Dilma Rousseff. Prevista anche la realizzazione di 15 unità di terapia intensiva intelligenti, con l’obiettivo di migliorare la tempestività degli interventi e ridurre le morti legate ai ritardi nelle cure.
Nel programma del presidente trovano spazio anche la tutela ambientale, il contrasto alla deforestazione, gli investimenti nelle energie rinnovabili e il rafforzamento dell’economia digitale. Lula intende inoltre proseguire nelle politiche di sostegno ai redditi, nell’espansione dei programmi sociali e negli investimenti infrastrutturali. Sul piano politico, una delle sfide principali sarà il rapporto con il Parlamento, dove il Partito liberale di Bolsonaro ha rafforzato la propria presenza e il fronte conservatore dispone di un peso significativo. Lula ha assicurato di voler collaborare con le forze politiche elette, anche di orientamento opposto, per ottenere l’approvazione delle riforme. Infine, il presidente ha annunciato un cambiamento nella comunicazione istituzionale, con un maggiore utilizzo delle piattaforme digitali e un dialogo più diretto con i cittadini. L’obiettivo dichiarato è ampliare la partecipazione popolare alle decisioni dell’esecutivo.
Quattro elezioni presidenziali vinte. Due contro la famiglia Bolsonaro. E una storia politica che, ancora una volta, sembra sfidare le leggi dell’usura del potere. A ottant’anni, Luiz Inácio Lula da Silva conquista il suo quarto mandato alla guida del Brasile, battendo Flávio Bolsonaro con il 51,79% dei voti contro il 48,21%. Oltre 64 milioni di brasiliani hanno scelto il presidente uscente, permettendogli di ribaltare un risultato che lo aveva visto arrivare secondo al primo turno.
Una rimonta senza precedenti nella storia delle presidenziali brasiliane dal ritorno delle elezioni dirette nel 1989. Una vittoria che va oltre i confini nazionali. Perché Lula non ha sconfitto soltanto il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ma ha inflitto una battuta d’arresto anche a Donald Trump, che nella famiglia Bolsonaro ha individuato uno dei suoi principali alleati ideologici in America Latina.
Il presidente statunitense non ha mai nascosto la propria ostilità nei confronti di Lula. Nel 2025, Washington ha imposto pesanti dazi sui prodotti brasiliani e sanzioni contro il giudice Alexandre de Moraes, protagonista dei procedimenti giudiziari contro Jair Bolsonaro. Pressioni economiche e diplomatiche che hanno finito per rafforzare uno degli argomenti centrali della campagna del presidente brasiliano: la difesa della sovranità nazionale contro le ingerenze straniere.
Lula ha così trasformato lo scontro con Washington in una questione di dignità politica. Il Brasile, ha ribadito dopo la vittoria, non è il cortile di casa di nessuno. Un messaggio rivolto a Trump, ma anche a un’America Latina che conosce bene il peso delle interferenze statunitensi nella propria storia. La giornata elettorale, tuttavia, è stata tutt’altro che tranquilla. Le forti piogge e i problemi del trasporto pubblico hanno ostacolato l’accesso ai seggi in diverse città, portando il Tribunal Superior Eleitoral ad autorizzare una proroga delle votazioni (prima volta nella storia).
Dopo la proclamazione dei risultati, Flávio Bolsonaro ha rifiutato di riconoscere la sconfitta, chiedendo l’annullamento delle elezioni e annunciando una battaglia legale. Un copione che il Brasile conosce fin troppo bene. L’8 gennaio 2023, migliaia di sostenitori di Jair Bolsonaro assaltarono le sedi delle principali istituzioni democratiche a Brasília, contestando il ritorno di Lula al potere. Non significa che la storia sia destinata a ripetersi ma dimostra quanto la delegittimazione del voto continui a occupare un posto centrale nella strategia politica del bolsonarismo. Perché Lula ha sconfitto due Bolsonaro, ma non ha sconfitto il bolsonarismo.
Quasi sessanta milioni di voti rappresentano una forza politica e sociale che sarebbe ingenuo sottovalutare. E il risultato delle elezioni legislative del primo turno rende il quadro ancora più complesso. Il Partido Liberal, la formazione della famiglia Bolsonaro, è diventato il primo partito alla Camera con 121 deputati, contro gli 88 della federazione guidata dal Partido dos Trabalhadores. Al Senato, il PL dispone di 28 seggi, mentre il PT ne conta appena dieci. Numeri che consegnano a Lula un Congresso a maggioranza conservatrice, nel quale ogni riforma richiederà negoziati, compromessi e alleanze con forze politiche spesso lontane dal programma del presidente. La sfida dei prossimi quattro anni sarà dunque governare un Paese nel quale la sinistra ha conquistato la presidenza, ma la destra conserva un enorme potere parlamentare. Una contraddizione che potrebbe condizionare le politiche sociali, ambientali ed economiche del nuovo mandato, oltre a esporre il governo a continue tensioni istituzionali.
Eppure, proprio in questo scenario, la vittoria di Lula assume un significato straordinario. Nel 2002, un ex operaio metallurgico, sindacalista, proveniente da una famiglia impoverita del Nordeste, arrivava alla presidenza di uno dei Paesi più disuguali del mondo. Ventiquattro anni dopo, quello stesso uomo continua a rappresentare un punto di riferimento per milioni di brasiliani.
Durante la campagna elettorale, Flávio Bolsonaro ha deriso la mano sinistra del presidente, mutilata dopo un incidente sul lavoro quando era ancora un giovane operaio. I sostenitori di Lula hanno trasformato quella stessa mano in un simbolo di resistenza. Un’immagine potente: il corpo di un lavoratore che porta i segni della fabbrica e che, contro ogni gerarchia sociale, è arrivato a esercitare il potere.
Non significa che Lula sia immune da critiche. I suoi governi hanno contribuito a ridurre la povertà e ad ampliare la protezione sociale, ma hanno anche dovuto confrontarsi con contraddizioni irrisolte, dal peso dell’agrobusiness ai conflitti ambientali e territoriali. La sua rielezione rappresenta comunque una vittoria importante per la sinistra latinoamericana, dopo una serie di sconfitte elettorali e in un continente nel quale le destre radicali cercano di consolidare la propria influenza anche attraverso l’alleanza con Washington.
Lula ha vinto ancora. Contro la famiglia Bolsonaro, contro i pronostici del primo turno e contro le pressioni di Trump. Ma la sfida più difficile comincia adesso: governare con un Congresso ostile, difendere la sovranità del Brasile e dimostrare che la democrazia può ancora migliorare concretamente la vita delle persone. Perché vincere le elezioni è una conquista. Trasformare quella vittoria in un futuro diverso per il Paese è la vera sfida politica.