❌

Normal view

Sottorganico di 30mila posti e decreti spot: così la sicurezza resta un’illusione

30 October 2026 at 13:25

A ogni fatto grave la risposta è sempre la stessa: un decreto, misure urgenti, pene più severe, nuovi reati. Ma chi ha gestito la sicurezza sulla strada sa che serve ben altro. Con organici carenti, mezzi e strutture logistiche insufficienti, la fermezza annunciata resta sulla carta.

Le responsabilità sono dell’intera politica. Una parte, da sempre condizionata da una visione ideologica della sicurezza, ha guardato con diffidenza all’autorità dello Stato, quasi fosse una controparte. Sull’immigrazione ha consentito un’accoglienza senza adeguato governo dei flussi né una strategia d’integrazione, favorendo condizioni di marginalità e disagio. L’altra ha fatto di quelle carenze una promessa elettorale di ordine e fermezza ma, al governo per un’intera legislatura, non le ha dato seguito, a partire dal ripianamento e potenziamento degli organici.

Nel novembre 2025 il Ministero dell’Interno indicava 12.813 posti scoperti nella Polizia. Fra tutte le Forze, le carenze ammontavano a 33.739 unità. Per la sola Polizia erano previste circa 16.800 cessazioni fra il 2025 e il 2028. Le assunzioni ci sono state e, si spera, continueranno. Ma ogni nuovo ingresso viene celebrato come un potenziamento, senza considerare i pensionamenti né dimostrare un effettivo incremento degli organici. E chi sostiene che abbiamo più poliziotti di Francia e Germania trascura la presenza radicata in Italia di mafia, camorra, ‘ndrangheta e quarta mafia foggiana, rendendo fuorviante un semplice confronto numerico.

Servirebbe, invece, una rigorosa programmazione progettuale e finanziaria per ripianare e potenziare gli organici, garantire formazione qualificata e continua, incentivi economici commisurati ai rischi, mezzi e tecnologie moderni, sedi dignitose. Occorrerebbe soprattutto rafforzare intelligence, strutture investigative e reparti specializzati, decisivi per individuare preventivamente e contrastare i gruppi violenti che macchiano le manifestazioni. In altre parole: una seria politica sulla sicurezza. Invece, ogni decreto aggiunge nuovi compiti a uffici già in sofferenza.

L’articolo 9 dell’ultimo decreto sicurezza svela la contraddizione: tutti i nuovi adempimenti devono essere svolti con le risorse già disponibili ad invarianza di spesa. Unica eccezione, i quasi cinque milioni di euro stanziati per i 500 militari a Milano: fondi che potevano essere destinati a potenziare le forze di polizia. È chiaro, allora, perché si tenti di celebrare il fermo preventivo. Una rivendicazione non solo strumentale, ma anche mortificante per la professionalità delle forze di polizia, già dotate di strumenti incisivi, come le perquisizioni d’iniziativa o su delega dell’autorità giudiziaria, dimostratesi ancora una volta determinanti. Attribuire al fermo meriti non propri altera la realtà. Lo si chieda agli addetti ai lavori.

Pattugliare i quartieri e rapportarsi ogni giorno ai cittadini richiede competenze e attribuzioni proprie delle forze di polizia, che l’Esercito non può avere. Un blindato protegge un obiettivo, ma non sostituisce una strategia di sicurezza urbana. Ho lavorato a lungo con i militari e so che certi impieghi suscitano in loro stessi forti perplessità, taciute per disciplina.

Anche la gestione delle piazze va ripensata. Dopo il G8 di Genova serviva recuperare fiducia, ma oggi, contro gruppi organizzati che aggrediscono e devastano, il contenimento non può diventare passività. Occorre proteggere manifestanti pacifici, negozi e beni pubblici, senza far subire violenze agli operatori fino alla fine dei disordini. Vanno respinte le ingerenze politiche nelle scelte tecniche delle autorità di pubblica sicurezza e la tendenza, come spesso accade, a scaricare sul Questore, anello debole della catena, responsabilità talvolta presunte per servizi svolti anche con forze insufficienti. Manca inoltre la certezza della pena: carenze di uffici giudiziari e carceri ostacolano processi tempestivi ed effettiva esecuzione delle condanne.

Continuando così, crescerà la distanza tra le aspettative dei cittadini e le risposte dello Stato. Mi auguro che la politica comprenda finalmente la necessità di investire seriamente nella sicurezza, restituendo alle Forze di Polizia la loro storica autorevolezza, con organici adeguati, dirigenti qualificati, investigazione e prevenzione rafforzate, affiancate da una giustizia efficiente. Servono riforme e anni di lavoro che, differentemente dai decreti urgenti, non garantiscono visibilità immediata.

Qui sta la responsabilità della politica attuale: preferire il consenso di oggi a risultati che matureranno nel tempo, forse sotto altri governi. Eppure chi assume responsabilità pubbliche deve saper investire nel futuro. Altrimenti si deteriorerà la fiducia dei cittadini che rispettano le regole e di chi rischia ogni giorno per farle rispettare.

L'articolo Sottorganico di 30mila posti e decreti spot: così la sicurezza resta un’illusione proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il video di Lagarde con cerotti sul viso mentre annuncia le dimissioni dalla Bce: “Ho fatto un intervento. Fatevi controllare la pelle”

30 October 2026 at 13:11

Aveva un cerotto sulla guancia e uno sul naso, Christine Lagarde, nel video sui social con cui ha annunciato le sue dimissioni anticipate da presidente della Bce. Gli utenti si sono scatenati, facendo ipotesi sul suo stato di salute. La numero uno dell’Eurotower non ha voluto lasciare spazio a teorie fantasiose e ha chiarito tutto: “Per evitare speculazioni sui social, i cerotti sul viso sono dovuti a un piccolo intervento chirurgico a cui mi sono sottoposta all’inizio della settimana”, ha scritto su X. Nel messaggio, condiviso dal suo staff, la presidente della Bce ha colto l’occasione per invitare alla prevenzione: “Seguite le prescrizioni del medico e fate controllare regolarmente la pelle“.

La sua uscita di scena da Francoforte sarà il 7 febbraio 2027. Fino ad allora presiederà altre due riunioni del consiglio direttivo, quella di dicembre e l’ultima il 4 febbraio.

L'articolo Il video di Lagarde con cerotti sul viso mentre annuncia le dimissioni dalla Bce: “Ho fatto un intervento. Fatevi controllare la pelle” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Parma, 2 morti e un neonato grave per un’intossicazione da monossido. Ipotesi malfunzionamento di una stufa

30 October 2026 at 13:02

Una grave intossicazione da monossido di carbonio, probabilmente a causa del malfunzionamento di una stufa, ha provocato la morte di due persone, un uomo e una donna, a Bocca d’Enza di Mezzani, nel Parmense.

In casa con loro c’era anche una bambina di 7 mesi, ricoverata all’ospedale Di Vaio di Fidenza in condizioni molto gravi, e un bambino di sei, uscito con le proprie gambe dall’abitazione. Le due vittime, di origine presumibilmente africana, avevano 35 e 32 anni e sarebbero stati marito moglie. Nonostante l’arrivo dei soccorsi, per loro non c’è stato nulla da fare.

Sul posto 118 e carabinieri, impegnati nella ricostruzione della dinamica che ha portato al decesso delle persone: la prima ipotesi sarebbe il malfunzionamento di una stufa. La neonata, al momento, viene trattata nel centro iperbarico dell’ospedale per cercare di ristabilire i parametri di ossigenazione del sangue.

L'articolo Parma, 2 morti e un neonato grave per un’intossicazione da monossido. Ipotesi malfunzionamento di una stufa proviene da Il Fatto Quotidiano.

Corteo a Napoli, bruciato un carro armato di cartone per protesta contro la spesa militare

30 October 2026 at 12:45

Un carro armato di cartone – con dei soldi finti e il volto di Giorgia Meloni – è stato dato alle fiamme dai manifestanti del corteo di Napoli contro il carovita e la politica del riarmo. “È un gesto simbolico“, dicono i promotori schierati proprio davanti all’ingresso dell’autostrada in via Reggia di Portici. Di fronte a loro le forze dell’ordine in assetto anti sommossa per impedire l’accesso all’autostrada. Alle spalle degli agenti anche quattro camionette blindate di polizia e carabinieri. Un gruppo di manifestanti sta continuando a percorrere via Reggia di Portici, andando in direzione dell’uscita dell’autostrada.

L'articolo Corteo a Napoli, bruciato un carro armato di cartone per protesta contro la spesa militare proviene da Il Fatto Quotidiano.

Papa Leone XIV vota per corrispondenza alle elezioni di midterm Usa: «È ancora iscritto nelle liste dell'Illinois»

30 October 2026 at 11:52
Prevost ha tre cittadinanze, risulta ancora residente a New Lenox, in Illinois. Dai registri pubblici, risulta che si era espresso nelle primarie repubblicane del 2012, 2014 e 2016, in quelle democratiche del 2008 e del 2010, e alle elezioni del 2012, 2014, 2018 e 2024

Napoli, manifestanti portano cornetti e sfogliatelle alle forze dell’ordine: “Gesto per abbassare le barriere”

30 October 2026 at 11:17

Durante la protesta in zona porto, in via Reggia di Portici, a Napoli alcuni manifestanti hanno deciso di portare cornetti, graffe e sfogliatelle alle forze dell’ordine in servizio. A parlare è proprio uno dei manifestanti: “Sì, abbiamo deciso di portare sfogliatelle, cornetti, graffe alle forze dell’ordine. È un gesto che serve per abbassare le barriere. Abbiamo visto tante cose brutte nelle manifestazioni, hanno usato tanta violenza per screditare le cose che portavamo in piazza e non è una cosa giusta“, spiega l’intervistato. “La maggior parte siamo tutte brave persone, lavoriamo, andiamo all’università e abbiamo i nostri problemi. E non dobbiamo prendercela con le forze dell’ordine, perché anche loro fanno benzina, fanno la spesa, hanno i figli. E come dicevo prima, sono angeli, perché comunque ci tutelano, mettono tutto in sicurezza. E quindi dobbiamo abbassare un po’ questa barriera d’odio che si è creata. Grazie mille”, ha concluso.

L'articolo Napoli, manifestanti portano cornetti e sfogliatelle alle forze dell’ordine: “Gesto per abbassare le barriere” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Chiedere chiarezza sull’operato della polizia non significa schierarsi con chi spacca le vetrine

30 October 2026 at 11:10

di Samuele Lucia

C’è qualcosa di profondamente sbagliato in un Paese nel quale, ogni volta che un cittadino scende in piazza per contestare il governo, il dibattito pubblico finisce per trasformarsi in una gara a chi invoca più manganelli. Sia chiaro: chi aggredisce un agente, lancia bottiglie, incendia cassonetti o devasta una città non è un manifestante da giustificare. È responsabile delle proprie azioni e deve risponderne. Le forze dell’ordine meritano rispetto, tutela e solidarietà quando vengono aggredite. Ma il rispetto per una divisa non può trasformarsi nella rinuncia a giudicare ciò che avviene sotto quella divisa.

Le immagini e le testimonianze raccolte nelle manifestazioni del 24 ottobre, da Torino a Bologna, da Roma a Milano, raccontano anche un’altra storia. A Bologna, in via Marconi, un idrante ha colpito un’ambulanza mentre stava soccorrendo un giovane manifestante che si era sentito male dopo essere stato immobilizzato a terra dagli agenti. Una giovane è stata colpita in pieno volto da un getto d’acqua a distanza ravvicinata, riportando lesioni gravi a un occhio e un’emorragia cranica. Amnesty International ha denunciato criticità che meritano accertamenti indipendenti, segnalando episodi di possibile uso sproporzionato della forza contro persone pacifiche e fermi preventivi estesi (oltre 370 persone, di cui 110 minorenni).

Da quando il governo Meloni ha assunto la guida del Paese, la sicurezza è diventata uno dei suoi principali terreni di comunicazione. Più reati, più divieti, più poteri preventivi, più carcere. Il messaggio è semplice: lo Stato è forte quando reprime, il governo è autorevole quando promette tolleranza zero. Ma la sicurezza non si misura dal numero di persone fermate, né dalla quantità di manganellate o idranti distribuiti in una piazza.

Il governo non impartisce necessariamente ordini illegittimi agli agenti, e sarebbe scorretto sostenere il contrario senza prove. Ma la politica ha una responsabilità enorme nel clima che contribuisce a creare. Se si racconta la protesta come un problema di ordine pubblico, se si alimenta la contrapposizione tra cittadini e dissenso, se ogni critica viene liquidata come complicità con i violenti, si finisce per restringere pericolosamente lo spazio della democrazia.

La domanda non è se lo Stato debba difendersi dalla violenza. Certamente deve farlo. La domanda è se, nel farlo, possa dimenticare di essere sottoposto alle stesse leggi che pretende di far rispettare. Un poliziotto che viene aggredito è una vittima e va tutelato. Un cittadino che viene colpito ingiustamente ha gli stessi diritti e deve poter ottenere giustizia. Non esistono due pesi e due misure, né una Costituzione valida soltanto quando fa comodo a chi governa.

Eppure, in questo clima, sembra quasi che chiedere chiarezza sull’operato delle forze dell’ordine equivalga a schierarsi con chi spacca le vetrine. È un falso dilemma e un pericoloso alibi. Si può condannare senza esitazioni la violenza dei manifestanti e pretendere, contemporaneamente, che ogni abuso da parte di chi esercita il potere venga accertato e sanzionato.

Anzi, è proprio questo che distingue uno Stato democratico da uno Stato che pretende obbedienza.
Servono trasparenza, identificativi sulle divise, verifiche indipendenti, responsabilità individuali e regole chiare sull’uso della forza. Non per indebolire le forze dell’ordine, ma per restituire loro credibilità. La maggioranza degli agenti che svolge correttamente il proprio lavoro non dovrebbe pagare il prezzo di chi eventualmente sbaglia. La democrazia non si difende mettendo a tacere le piazze. Si difende garantendo che possano esistere, anche quando disturbano chi governa. Uno Stato davvero forte non ha paura di essere controllato e non ha bisogno che i cittadini abbiano paura di lui.

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione.

L'articolo Chiedere chiarezza sull’operato della polizia non significa schierarsi con chi spacca le vetrine proviene da Il Fatto Quotidiano.

“A fine stipendio c’è ancora troppo mese, come faremo a pagare i riscaldamenti?”. “Spendete i soldi per i giovani, non nelle armi”: le voci dal corteo di Milano

30 October 2026 at 10:23

“Siamo stufi di sentire le solite bugie, di fare guerra tra poveri”. “Faccio la maestra e oggi sciopero per il carovita, i tagli alla salute e i tagli alla scuola”. Sono alcune delle voci dal corteo di Milano durante la mobilitazione generale del 30 ottobre. “A fine stipendio c’è troppo mese”, dice una docente. “Ora che arriva l’inverno come faremo con il riscaldamento?”.

L'articolo “A fine stipendio c’è ancora troppo mese, come faremo a pagare i riscaldamenti?”. “Spendete i soldi per i giovani, non nelle armi”: le voci dal corteo di Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.

Napoli, bruciate le immagini di Meloni e Bernini durante lo sciopero generale

30 October 2026 at 09:36

Bruciate le immagini di Meloni e Bernini a Napoli durante lo sciopero generale. Gli studenti e le studentesse del CAU (collettivo autorganizzato universitario), durante il grande corteo regionale indetto dall’unione sindacale di base contro carovita, guerra e carobenzina hanno dato fuoco ad un’immagine rappresentante la premier Giorgia Meloni e la Ministra dell’università Annamaria Bernini mentre stringono le mani del famoso omino simbolo del gioco di società Monopoly.

Gli studenti hanno spiegato le ragioni del loro gesto: “I prezzi dei beni di prima necessità sono triplicati, la benzina è diventata un bene di lusso, i trasporti funzionano sempre peggio, lo stipendio – quando c’è – non basta più, e invece di ricevere risposte concrete dall’attuale governo vediamo solo tappeti rossi alla speculazione edilizia”.

La critica principale mossa dai giovani del CAU è proprio rivolta all’attuale piano di edilizia studentesca voluto dal governo Meloni nel PNRR: “Siamo stufi di continuare ad assistere a politiche di privatizzazione e di definanziamento del settore universitario, paghiamo affitti che raggiungono i 700€ per una camera singola nelle grandi città universitarie e l’unica risposta di questo governo è investire miliardi del PNRR per la costruzione di studentati di lusso privati in cui solo il 30% dei posti è a prezzi calmierati e che coprono meno del 5% del numero di fuorisede in Italia”.

Infine, concludono: “Noi vogliamo una vita degna, una vita bella, chiediamo che il totale degli investimenti PNRR siano destinati alla sola costruzione di studentati pubblici al 100%, un calmiere sui prezzi degli affitti delle nostre città e extra tassazione dei multiproprietari che nelle nostre città posseggono decine di case e le tengono sfitte”.

L'articolo Napoli, bruciate le immagini di Meloni e Bernini durante lo sciopero generale proviene da Il Fatto Quotidiano.

Elicottero precipitato in Bosnia: il pilota, lo specialista, la studentessa e l’infermerie. Chi sono le 4 vittime

30 October 2026 at 09:30

Due militari e due operatori della Cri (Croce Rossa Italiana) hanno perso la vita ieri 29 ottobre mentre si trovavano a bordo di un elicottero che è precipitato in Bosnia. Accanto a loro 11 persone sono rimaste ferite. Secondo le ricostruzioni, il velivolo, un CH 47, si è alzato in volo giovedì mattina da Viterbo e, dopo uno scalo all’aeroporto di Pratica di Mare, ha raggiunto la Bosnia: è precipitato nel corso di alcune operazioni addestrative quotidiane, che sono una delle attività proprie dell’operazione Eufor Althea. Quest’ultima è una missione che opera sotto l’autorità del Consiglio dell’Unione europea e ha come obiettivi il monitoraggio delle condizioni di pace che hanno posto fine alla guerra di Bosnia-Erzegovina e il supporto delle autorità nel percorso di crescita del Paese e di adesione all’Ue.

I due militari ai comandi del velivolo erano il sergente Simone Ruggia, pilota, e il sergente Claudio Marchesi, specialista dell’aeromobile, ed entrambi erano in servizio al Comando aviazione dell’Esercito (Aves) di Viterbo. I due soldati, inoltre, erano di stanza al primo reggimento Antares del Centro Addestrativo di Viterbo – struttura di addestramento e formazione di piloti e tecnici di volo. Simone Ruggia, 30 anni, era originario di Salerno ed era a Viterbo da almeno otto anni: amava il mare, la corsa e il ciclismo. Claudio Marchesi, 35 anni, era originario di Orvieto e si trovava nella città laziale da tre anni: lo sport era la sua passione principale, in particolare la palestra, lo sci e il calcio, che aveva praticato da ragazzo.

Le altre due vittime facevano parte del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana: il tenente Franco Adriano Zecchillo, infermiere originario di Milano che avrebbe compiuto 65 anni tra pochi giorni, e il sergente Laura Procacci, studentessa di medicina. Quest’ultima aveva 24 anni ed era la prima donna sottoufficiale di Andria ad aver prestato giuramento nel Corpo militare della Cri.

L'articolo Elicottero precipitato in Bosnia: il pilota, lo specialista, la studentessa e l’infermerie. Chi sono le 4 vittime proviene da Il Fatto Quotidiano.

Scuole e università, le ragioni di chi sta occupando. Dal carovita ai tagli all’istruzione: “La guerra non la paghiamo”

30 October 2026 at 07:07

Non soltanto lavoratori e sindacati. Nelle piazze di venerdì 30 ottobre, per lo sciopero generale proclamato dall’Unione sindacale di base, ci sarà anche una parte del movimento studentesco che da settimane occupa scuole e università in tutta Italia. Diritto allo studio, caro affitti, edifici fatiscenti e riarmo: sono queste alcune delle ragioni che hanno portato gli studenti a mobilitarsi e che domani proveranno a portare in piazza insieme ai lavoratori.

A Milano, alla Bicocca, gli studenti di Cambiare Rotta hanno occupato l’università con uno slogan che lega le rivendicazioni studentesche alla mobilitazione generale: “La guerra non la paghiamo”. “Ormai da settimane, gli studenti, i giovani e i lavoratori di tutta Europa stanno alzando la testa contro il crescente carovita e lo smantellamento dei servizi pubblici a favore della guerra e del riarmo”, scrivono. Nel mirino c’è un governo accusato di non intervenire sul costo della vita, sugli affitti e sulle bollette, mentre destina risorse al riarmo. “Il carrello della spesa delle nostre famiglie costa il 50% in più rispetto a cinque anni fa”, denunciano. La protesta parte anche da condizioni quotidiane sempre più difficili: “È il futuro di chi non trova lavoro, di chi è costretto a pagare 600 euro per una stanza, di chi paga per studiare ma vede la propria università crollare sotto i colpi del definanziamento, di chi non può nemmeno permettersi di accedere all’istruzione”. Sempre a Milano, alla Statale, l’occupazione è stata accompagnata da un elenco di problemi che racconta le difficoltà di chi frequenta l’ateneo. “1559 studenti idonei non beneficiari a un posto letto in residenze pubbliche abbandonati alla speculazione del mercato degli affitti o agli studentati di lusso; corsi di studio con un numero di docenti irrisorio che fanno partire le lezioni in ritardo di un mese; edifici chiusi da anni che non si sa quando riapriranno; aule sovraffollate o che ci crollano in testa”. È “un percorso a ostacoli dove studiare diventa sempre più difficile e, soprattutto, costoso”. Domani saranno in piazza contro “guerra e carovita”, con un messaggio esplicito: “Sappiamo di avere un nemico comune nel Governo Meloni e nei guerrafondai europei che vogliono trascinarci in guerra e scaricare su studenti e lavoratori il prezzo di queste scelte: non glielo permetteremo, siamo pronti a bloccare tutto di nuovo”.

A Roma, alla Sapienza, Cambiare Rotta ha occupato la facoltà di Lettere e Filosofia. “La nostra generazione è in rivolta, è stanca di subire, ha alzato la testa e vuole strappare un futuro a chi non ci garantisce neanche un presente dignitoso”, scrivono gli studenti, che chiedono più risorse per l’università, borse di studio e residenze pubbliche. Anche qui il definanziamento viene messo in relazione alle spese militari: “Ogni euro che nel bilancio si sposta sulla guerra però è un euro tolto al nostro futuro”. La richiesta non riguarda soltanto più fondi, ma anche un diverso modello di istruzione, sottratto alla logica del profitto e del riarmo. Le occupazioni riguardano anche altri grandi centri universitari. A Torino è occupato il campus Einaudi: tra le richieste c’è che i posti letto realizzati con i fondi del Pnrr escano dalla gestione privata per entrare nel sistema pubblico. “Più soldi all’università, non alla guerra” è uno degli slogan della protesta. A Napoli, invece, gli studenti dell’Orientale occupano da oltre una settimana Palazzo Giusso; mobilitazione anche a Porta di Massa, sede della Federico II. Le rivendicazioni riguardano “il carovita, lo smantellamento dell’università pubblica e l’emergenza abitativa studentesca”. La mobilitazione attraversa anche le scuole superiori. A Roma sono occupati, tra gli altri, il Mamiani, il Tasso, il liceo artistico di via Ripetta, l’Argan, il Piaget, il Plinio Seniore e il Morgagni. Al Plinio, il collettivo 20 novembre contesta una scuola sempre più simile a un’azienda, con “ruoli dirigenziali ormai assimilati a manager autocratici e accentratori”, e denuncia il rischio di una “scuola caserma, in cui la militarizzazione è sempre più intrinseca al percorso di studio”. Gli studenti rivendicano il diritto a organizzarsi e annunciano che la protesta non si fermerà con la fine delle lezioni: “Occupare, manifestare, scioperare, sono le parole d’ordine per la ripartenza della nuova gioventù”. Al liceo Francesco d’Assisi la protesta passa invece dalle condizioni materiali dell’edificio: “I bagni in cui non funzionano gli scarichi o non si chiudono le porte sono la maggior parte. I corridoi sono sporchi, la palestra ha un’infiltrazione d’acqua e le macerie rimaste da ormai un anno, che occupano il nostro cortile, non sono mai state smaltite”. Gli studenti contestano anche le politiche scolastiche del Governo.

A Firenze sono occupati diversi istituti, tra cui il Gramsci, l’Alberti-Dante, il Castelnuovo, il Da Vinci, il Galileo-Michelangiolo e il Machiavelli-Capponi. Le denunce riguardano aule che si allagano quando piove, infestazioni di insetti e ratti, muffa, carenze di personale e problemi di sicurezza. Ma le contestazioni investono anche le politiche del governo, dal tetto agli studenti stranieri al disegno di legge sull’educazione sessuo-affettiva, fino ai percorsi scuola-lavoro. “Abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, scrivono gli studenti. Le occupazioni e le proteste coinvolgono anche altre città. A Torino sono mobilitati il Boselli, il Volta, il Beccari, il Giolitti e il Gobetti; a Bologna sono occupati il Minghetti e il Laura Bassi, mentre al Copernico, al Sabin e al Galvani gli studenti hanno bloccato gli ingressi. A Genova le mobilitazioni interessano diversi istituti, dal Gastaldi-Abba al Nautico San Giorgio, mentre a Palermo le scuole occupate sono più di dieci, tra cui il Galilei, il Pio La Torre, l’Umberto I, il Meli e l’Einstein. Anche a Milano, accanto ad alcune occupazioni, si sono moltiplicate assemblee, presidi e altre iniziative di protesta, che hanno coinvolto istituti come il Tenca, il Virgilio, l’Einstein, il Carducci, l’Agnesi, il Bottoni e il Boccioni. Per gli studenti delle superiori e delle università, lo sciopero generale è l’occasione per mettere in comune le rivendicazioni di chi studia e di chi lavora. “Vogliamo essere parte di una mobilitazione capace di unire le lotte di studenti e lavoratori, di chi nelle scuole e nelle università si organizza contro il definanziamento e di chi nei luoghi di lavoro si oppone allo sfruttamento e alla perdita dei propri diritti”, scrivono.

L'articolo Scuole e università, le ragioni di chi sta occupando. Dal carovita ai tagli all’istruzione: “La guerra non la paghiamo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

L’accordo tra Carabinieri e Agenzia delle Entrate fa arrabbiare la Finanza. Interviene Giorgetti: rescisso in 24 ore

Un protocollo d’intesa tra i Carabinieri e l’Agenzia delle Entrate ha minato per qualche ora i rapporti istituzionali tra i Carabinieri e la Guardia di Finanza. Al punto che alla fine l’accordo è stato rescisso dall’Ente di riscossione stesso dopo meno di 24 ore. E secondo quanto risulta a Il Fatto anche in virtù di un intervento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

A creare l’incidente istituzionale un accordo quinquennale sottoscritto il 28 ottobre, che aveva l’intento di “affinare le capacità operative” in ambito economico finanziario dei militari dell’Arma. E che avrebbe messo “a disposizione il proprio patrimonio di esperienze e i propri istituti di istruzione per consolidare le competenze del personale dell’agenzia in materia di tecniche info-investigative”. L’intesa però ha avuto come conseguenza una reazione di alcuni della Guardia di Finanza, che lamentavano una invasione di campo, portando al dietrofront. Le competenze su cui i carabinieri chiedevano di essere formati – analisi delle dinamiche di mercato, dell’esercizio d’impresa, del monitoraggio immobiliare e dei sistemi di controllo e verifica tributaria ed erariale – sono infatti quelle tipiche delle Fiamme Gialle, il corpo militare che dipende direttamente dal ministero dell’Economia e Finanze e che collabora direttamente con l’Agenzia. L’annuncio del protocollo aveva sin da subito dunque generato parecchi malumori, come dimostra una lettera inviata sempre nella giornata di ieri alla premier Giorgia Meloni e al ministro Giorgetti, firmata da Usif, Silf e Siaf, i principali sindacati della Gdf.

Per capire meglio le ragioni delle lamentele della finanza, basta leggere proprio la missiva. Qui le sigle sostengono vi fosse “il rischio che i sessantamila finanzieri si sentano messi da parte” e “fare finta di nulla o far passare questa scelta come una semplice collaborazione formale potrebbe significare non voler vedere che, probabilmente, ci siano iniziative che potrebbero mirare ad indebolire la forza e la centralità dell’Istituzione GdF”. I sindacati, infatti, ricordano anche che “siamo il Corpo di Polizia più antico d’Italia, con un’identità chiarissima che, pur facendo parte del comparto di Difesa e Sicurezza, vede il proprio lavoro – in tempo di pace – interamente dedicato alla tutela economico-finanziaria dello Stato e dell’Unione Europea, sotto la linea d’indirizzo del Ministero dell’Economia e delle Finanze”. E sostengono, con risalto, che “la Guardia di Finanza è e resta l’unico presidio di Polizia economico-finanziaria a competenza generale nel nostro Paese”. I malumori sono arrivati fin nelle stanze del ministro Giorgetti. E alla fine il protocollo è stato rescisso.

L'articolo L’accordo tra Carabinieri e Agenzia delle Entrate fa arrabbiare la Finanza. Interviene Giorgetti: rescisso in 24 ore proviene da Il Fatto Quotidiano.

Sorrento, campagna per screditare il cronista del Fatto: quattro indagati per associazione a delinquere e diffamazione

29 October 2026 at 18:20

La Procura di Torre Annunziata lo scrive senza mezzi termini: la campagna diffamatoria contro un collega del Fatto non era un passatempo, ma un’organizzazione volta a screditarlo e silenziarlo. Il pm Marta Agostini ha chiuso le indagini su quattro persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione e agli atti persecutori ai danni di Vincenzo Iurillo, giornalista di questo giornale e persona offesa, e di altri soggetti “operanti nella vita istituzionale, amministrativa, professionale e imprenditoriale della penisola sorrentina“. L’avviso è del 7 ottobre.

Il capo, secondo l’atto, è Michelangelo Scannapieco. Coordinava le campagne, sceglieva i bersagli e distribuiva il materiale agli altri: post, reel, fotomontaggi, striscioni. Accanto a lui c’è Gaetano Milone, che la Procura descrive come direttore o comunque responsabile dei contenuti del sito “Lo Strillo della Penisola” e del settimanale “Sireon7/Sireneo”. Scannapieco e Luigi Vizioli sono, secondo l’atto, referenti territoriali dell’associazione “Mani Pulite”, il cui fondatore e presidente è Andrea Cretella.

L’associazione avrebbe prestato il proprio nome per accreditare il gruppo come impegnato nella legalità. Secondo l’atto, Scannapieco azionava le campagne diffamatorie “in coincidenza con controlli amministrativi, inchieste giornalistiche, denunce o iniziative giudiziarie delle persone offese, in particolare nei confronti dei soggetti che si occupavano delle sue vicende processuali o dei suoi abusi edilizi o ne contrastavano le sue iniziative”.

La parte più concreta riguarda i giornali. Il sito de “Lo Strillo”, scrive la Procura, usciva ogni giorno con firme, rubriche e fotografie, senza essere mai registrato al tribunale competente: un giornale vero nell’aspetto e finto nella sostanza. Poi c’è il settimanale Sireon 7. Dopo la diffida a non procedere, notificata il 16 luglio 2025, e la revoca dell’incarico di direttore, comunicata il 21 luglio, la testata avrebbe cambiato nome in “Sireneo” e dal primo agosto sarebbe uscita come “in attesa di registrazione”, al prezzo di un euro.

Poi vengono i post, e il linguaggio è quello che l’atto riporta. Il 3 maggio 2025 Milone, sul sito, definisce il giornalista “calunnioso e vigliacco” e “millantatore”. Vizioli lo chiama “cialtrone”, “psicopatico”, “menzognero”, e lo accusa di aver venduto il lavoro “in cambio di una pizza”. Il 28 aprile 2025 Scannapieco pubblica un reel sulla struttura “Gocce di Capri”, con la scritta “Gocce di Capri abusive” e un messaggio al “caro direttore”, prospettando di segnalare Iurillo ai vertici del giornale.

Il 7 luglio 2025 scrive una PEC alla presidente e amministratrice delegata della Società editoriale Il Fatto (Seif), Cinzia Monteverdi, e al direttore Marco Travaglio, accusando Iurillo di “stillicidio mediatico”. Da giugno al 20 luglio 2026, secondo l’atto, Scannapieco ha pubblicato almeno quattordici post contro di lui: “fallito di successo”, “rifiuto speciale”, “speculatore seriale”, con l’accusa di vivere con i soldi della camorra. Parole degli indagati, non fatti.

Il contesto è quello del “Sistema Sorrento”. L’ex sindaco Massimo Coppola è stato arrestato nel maggio 2025. La commissione d’accesso, insediata nel marzo 2026, ha proposto lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche; il governo ha deciso per prescrizioni. Il 18 agosto 2025 il Fatto ha raccontato un rapporto della segretaria generale Candida Morgera: minacce web a lei e all’avvocato comunale Donatangelo Cancelmo, impegnati nei controlli anticorruzione e antibusivismo.

Il 30 giugno 2026 Iurillo firmava un articolo sui verbali del “Sistema Sorrento”: testimonianze rese ad aprile da Candida Morgera e Donatangelo Cancelmo, secondo cui l’ex sindaco e alcuni consiglieri avevano rapporti con un pregiudicato indicato con le iniziali “M.S.”, che l’articolo indicava come una delle concause della richiesta di scioglimento.. Sono dichiarazioni, non accertamenti.

Il bersaglio era anche la fonte. Secondo l’atto, dopo l’intervista di Iurillo a Sant’Agnello al procuratore di Napoli Nicola Gratteri, il 3 luglio 2026, il gruppo pubblicava il messaggio “Gratteri ‘o sape”: “Gratteri, Conte e Travaglio verranno informati di tutta la verità”. Secondo la Procura serviva a dire che il giornalista non era credibile.

Poi c’è la scena di Amalfi. Il 7 luglio 2025, durante un evento della rassegna letteraria organizzata da Iurillo, Cretella dichiara di avere ricevuto le denunce di Iurillo “nella buca delle lettere”, e gli rivolge l’espressione “ti devo togliere la casa“. Secondo l’atto, era rivolto a Iurillo.

Le accuse toccavano anche i soldi. Scannapieco sosteneva che Iurillo chiedesse gratis sale e servizi a ristoranti, pizzerie e locali, e una sala e 8.000 euro alla Fondazione Sorrento per la presentazione di un libro. Diceva che un appartenente alle forze dell’ordine gli avesse riferito che Iurillo aveva promesso di “fargliela pagare” per l’esposto sul Gocce. L’atto invece non attribuisce a Iurillo alcun illecito: le accuse contro di lui restano affermazioni degli indagati.

Il metodo, secondo la Procura, era la ripetizione: le stesse accuse tornavano da più profili e passavano da una testata all’altra. La campagna prospettava anche l’esistenza di dossier sulla persona offesa, e pubblicava articoli che la presentavano come “figlio di un camorrista”. Secondo l’atto stesso, Iurillo ha dovuto modificare le proprie abitudini di vita: ridurre la vita sociale e le occasioni conviviali, tenere riservati i luoghi frequentati e le relazioni personali, per il timore di ritorsioni.ha colpito anche il lavoro del cronista.

Il giornalista ha rassegnato le dimissioni dall’incarico di direttore artistico del Festival internazionale del giornalismo e del libro d’inchiesta, l’8 agosto 2026, e che la sede del festival non è più individuata a Massa Lubrense. Le prime tre edizioni, dal 2021 al 2023, si tennero sulla terrazza del Gocce di Capri, a Massa Lubrense, la struttura presa di mira dalla campagna. Dal 2024 in poi, la rassegna si trasferì nelle piazze pubbliche della costiera, fino al 2025 anche a Massa Lubrense. Nel 2026 gli eventi “itineranti” sono stati undici. Tra gli ospiti: Ranucci, Gratteri, De Magistris, Orsini, Di Battista e Francesca Albanese. Iurillo teme che la rassegna chiuderà, proprio per le minacce subite.

Il 3 e il 4 ottobre 2026, alla vigilia dell’udienza del 9 ottobre del processo in cui Vizioli è già imputato di stalking contro Iurillo, Scannapieco pubblicava nuovi post con “false e tendenziose allusioni” alla persona offesa. A fine settembre 2026 Scannapieco scriveva che il giornalista “sarebbe cresciuto” con i soldi della malavita, e lo invitava a tacere.

Un altro processo è già arrivato a sentenza. Il 16 luglio 2026 il giudice di Torre Annunziata ha condannato a due anni e otto mesi Salvatore Langellotto, imprenditore con precedenti per camorra, per atti persecutori ai danni dello stesso Iurillo.

Che cosa dicono gli indagati? Al momento non risulta una replica pubblica dei quattro. Questi hanno venti giorni dalla notifica per presentare memorie, chiedere atti o farsi interrogare. Poi il pubblico ministero deciderà se chiedere il rinvio a giudizio.

L'articolo Sorrento, campagna per screditare il cronista del Fatto: quattro indagati per associazione a delinquere e diffamazione proviene da Il Fatto Quotidiano.

Sciopero 30 ottobre, dopo la precettazione dei trasporti Trenitalia e Trenord annunciano che la circolazione sarà regolare

29 October 2026 at 17:33

Doveva essere un venerdì nero per i trasporti, ma la situazione sembra rientrata. Per quanto riguarda le mobilitazioni di domani 30 ottobre, è stata disposta la precettazione nel settore dei trasporti che ha portato al differimento dell’astensione dal lavoro nel settore. Trenitalia e Trenord confermano la regolare programmazione dell’attività ferroviaria dalle dalle ore 21 di giovedì 29, alle ore 21 di venerdì 30 ottobre, orari di inizio e fine dello sciopero indetto da Usb. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Anche se il sindacato ha annunciato l’intenzione di disobbedire alla precettazione, per cui non possono essere escluse adesioni individuali.

Il gruppo Fs ha annunciato regolare circolazione ferroviaria il 29 e 30 ottobre. A seguito dell’ordinanza del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (n. 204 T del 27 ottobre 2026), il Gruppo Fs conferma quindi la regolare programmazione dei collegamenti ferroviari dalle ore 21 di giovedì 29 ottobre alle ore 21 di venerdì 30 ottobre. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Comunque i viaggiatori sono invitati a consultare l’app Trenitalia, la sezione Infomobilità di trenitalia.com e i canali di informazione e assistenza nelle stazioni per eventuali aggiornamenti sulla circolazione.

L'articolo Sciopero 30 ottobre, dopo la precettazione dei trasporti Trenitalia e Trenord annunciano che la circolazione sarà regolare proviene da Il Fatto Quotidiano.

Verso lo sciopero del 30 ottobre, le voci: “Siamo stanchi di scappare dall’Italia perché non ci danno risposte”. “Quando neanche con doppi turni e straordinari arrivi a fine mese non puoi stare a guardare”

29 October 2026 at 17:26

“Non arriviamo più alla fine del mese“. È da qui che parte la mobilitazione del 30 ottobre, quando le piazze di diverse città italiane saranno animate dallo sciopero generale promosso dall’Usb. A scendere in strada saranno persone con storie ed età diverse, unite dalla difficoltà ad affrontare il costo della vita, dalla precarietà del lavoro e dalla sensazione di non avere davanti prospettive migliori. C’è chi ha già manifestato nei weekend scorsi e tornerà a farlo, chi non era mai sceso in piazza e chi, dopo una vita in fabbrica, si è ritrovato senza lavoro.

Marco, 24 anni, di Bologna, è tra quelli che torneranno a manifestare dopo aver partecipato alle mobilitazioni dei fine settimana scorsi. La sua è la rabbia di una generazione che studia, affronta tirocini pagati poche centinaia di euro e poi fatica a trovare un impiego stabile. “Siamo stanchi di studiare e arrivare a fare stage con un rimborso di 500 euro e, finiti questi, non essere assunti. Poi ci dicono che non vogliamo lavorare”. A pesare sono anche i sacrifici delle famiglie, che spesso non bastano a garantire ai figli una vita autonoma. “Sono stanco di vedere i miei genitori privarsi di ogni cosa per mantenerci e farci studiare, per poi scoprire che neanche grazie a quei sacrifici riusciamo ad avere una vita sostenibile”. Per questo domani sarà di nuovo in piazza: “Siamo stanchi di dover scappare dal nostro Paese, perché ha deciso di non darci nessuna risposta. Noi vogliamo un presente e un futuro, mentre qua ci dicono solo di non protestare”.

Anche Karim, 22 anni, di Milano, ha partecipato alle piazze dei weekend scorsi e domani tornerà a manifestare. Racconta che la presenza delle forze dell’ordine era tale da far sembrare che i manifestanti volessero conquistare le strade. “Sembrava che dovessimo conquistare la città, sembrava di essere in qualche Paese sotto dittatura. Invece abbiamo protestato in modo spontaneo, con un corteo di gente che chiedeva il minimo: una vita migliore“. Ma il punto, per lui, è che il racconto delle proteste finisce spesso per mettere in secondo piano le ragioni di chi scende in strada. “Non ne possiamo più che ogni cosa venga usata per distrarre dai problemi reali: dalle vetrine rotte ai maranza, tutto è buono per parlare. Per settimane si è parlato soltanto delle violenze, mentre il Paese si fermava, il costo di tutto aumentava e intere categorie si mobilitavano. Il governo pensava a reprimere la protesta, spendendo soldi per militarizzare le strade, e continua a lanciare allarmi sulle piazze del 30 ottobre”. Eppure, insiste, ci sarebbe altro di cui discutere: “Perché non si parla delle famiglie che sono il motore di questo Paese, che muovono la logistica, raccolgono frutta e verdura, guidano gli autobus? E nonostante questo non ci interessa che non arrivano a fine mese, che decidono se devono curarsi o mangiare. Continuare a manifestare è obbligatorio davanti a questa situazione”.

Per Francesca, 27 anni, commessa in un negozio a Roma, la manifestazione di domani sarà invece la prima. “Prima di oggi non avevo mai manifestato, né credevo che l’avrei fatto. Ma quando neanche con i doppi turni e gli straordinari riesci ad arrivare a fine mese, capisci che non puoi stare a guardare e che bisogna fare qualcosa”. Francesca non sa se protestare basterà a cambiare le cose, ma vuole che almeno si torni a parlare di come si vive nel Paese. “Se scendere in piazza potrà alzare l’attenzione su come ormai si vive in questo Paese, vorrà dire che sarò felice di essermi sbagliata, che manifestare non funziona”. C’è anche un’altra ragione per esserci: “Sarò nella piazza pure per non sentire che sono l’unica con l’acqua alla gola e che un’uscita comune può esserci”.

A Torino ci sarà Alessia, 26 anni, che ha studiato, preso master e un dottorato, ma oggi deve fare due lavori. “In questo Paese puoi avere tutti i titoli che vuoi, ma un futuro non c’è”. A pesare, dice, sono anche le misure economiche annunciate dal governo. “Sentiamo una presidente che dice che aiuterà i giovani, ma 2.500 euro, se vorrà il proprio capo, in un anno come ci dovrebbero aiutare? Manca proprio la realtà. Scendere in piazza è il nostro chiedere un disperato aiuto verso una politica che non ci considera”.

A Brescia manifesterà anche Michele, 55 anni, che ha lavorato per tutta la vita in fabbrica. Due mesi fa l’azienda per cui lavorava ha annunciato la chiusura. “Ci dicevano che ormai la gente non spendeva e quindi non aveva senso produrre”. Da un giorno all’altro si è ritrovato senza stipendio, con la cassa integrazione e una famiglia da mantenere. “Già prima facevamo difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Ma ora tra benzina, costo del cibo e dell’elettricità non so come arrivare a fine mese”. Michele contesta le scelte di un governo che, a suo giudizio, continua a premiare i più ricchi. “Ma come possiamo farcela? Come fanno a dirci che non dobbiamo scendere in piazza e protestare?”. La sua preoccupazione va oltre la situazione personale: “Questa non può essere la nostra vita né può essere quello che stiamo lasciando ai figli. Non ci meritiamo questo”.

L'articolo Verso lo sciopero del 30 ottobre, le voci: “Siamo stanchi di scappare dall’Italia perché non ci danno risposte”. “Quando neanche con doppi turni e straordinari arrivi a fine mese non puoi stare a guardare” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Milano e le manifestazioni del 30 ottobre, allerta massima: diverse piazze di studenti e centri sociali. Impegnati centinaia di agenti

29 October 2026 at 17:22

L’obiettivo è quello già visto: mettere in atto più concentramenti e più piazze di partenza per poi riunire i vari cortei. Venerdì è sciopero generale e se in altre città c’è più tranquillità rispetto alla gestione dell’ordine pubblico, a Milano l’allerta è massima. Se non altro per i fatti avvenuti nei giorni scorsi. A partire dai saccheggi e dalle devastazioni del 17 e 18 ottobre. Uno scenario che non è escluso possa ripetersi, anche se gli analisti tendono a escludere presenza di casseur del tipo di quelli visti in piazza Duomo. Resta invece forte il rischio di scontri con le forze dell’ordine vista la possibile presenza di gruppi sciolti di marca anarcoide. Uno degli obiettivi non detti potrebbe essere quello di occupare le tangenziali come già avvenuto in passato e durante la manifestazione dei 100mila contro il genocidio in Palestina. Al momento sono due i concentramenti resi ufficiali. Uno di questi sarà in piazza Leonardo da Vinci davanti al Politecnico, meta raggiunta lo scorso 24 ottobre dal corteo spontaneo che ha contato oltre diecimila persone. Qui per le 9,30 sono attesi una parte dei centri sociali e dell’area antagonista, in parte rappresentata dal centro sociale Lambretta. In piazzale Loreto è previsto poco prima un pre concentramento di alcuni collettivi studenteschi (altri partiranno da Piazza Leonardo da Vinci) che si sposteranno poi in piazza Duca D’Aosta per il concentramento principale e si riuniranno con i lavoratori assieme all’unità sindacale di base (Usb).

Per come è stato comunicato il corteo che parte dietro l’Usb in Stazione Centrale dovrebbe proseguire su via Vitruvio svoltare a destra su Corso Buenos Aires, arrivare in piazzale Loreto e proseguire lungo via Padova verso il parco Martiri della libertà iracheni nella zona della Martesana. Di contro da piazza Leonardo da Vinci si rimonterà viale Gran Sasso, viale Abruzzi per ricongiungersi poi in piazzale Loreto con il primo corteo. Naturalmente la logistica prevede un cerchio rosso, quando il primo corteo imboccherà Corso Buenos Aires, unico strada verso il centro, comunque vietato, arrivando poi in piazzale Loreto. Qui potrebbe crearsi forti criticità. Non vengono poi nemmeno sottovalutati i proclami online che per tutta la giornata si sono rincorsi per portare i manifestanti, attesi in oltre diecimila, a occupare le tangenziali.

In campo, dopo la riunione con il questore Bruno Megale, l’ordinanza siglata prevede un dispiegamento massiccio di centinaia di agenti, affiancati, ma senza compiti di ordine pubblico, dai cinquecento militari della Folgore.

Se è molto improbabile assistere alle scene del 17 e 18 ottobre, di certo lo sciopero generale contro il carovita e in generale contro il governo Meloni, è molto sentito soprattutto dagli studenti e dai relativi collettivi. Un appuntamento fondamentale, come era già stato definito durante un’assemblea pubblica del 20 ottobre alla quale hanno partecipato buona parte dei collettivi di Milano e dell’hinterland. Resta, come sempre, un grosso punto di domanda la miccia anarchica e quella antagonista. Di certo sui profili Telegram di area anarchica, la mobilitazione per il 30 ottobre è rilanciata da giorni, ad esempio sul profilo Tutto Squat Milano che già aveva anticipato il corteo anarchico per il 24 ottobre, poi annullato. Una saldatura tra mondo anarchico e realtà antagonista può essere rappresentato dal Centro occupato e autogestito T28 in via dei Transiti, il quale, sui suoi profili social non sembra avere mezze misure, tanto da annunciare la scelta di piazza per il 30 ottobre con questa frase: “Senza tregua, senza contrattare, blocchiamo tutto insieme”.

La foto d’archivio

L'articolo Milano e le manifestazioni del 30 ottobre, allerta massima: diverse piazze di studenti e centri sociali. Impegnati centinaia di agenti proviene da Il Fatto Quotidiano.

Bus precipitato a Mestre nel 2023, patteggiano sette dirigenti del Comune: pene sospese e lavori di pubblica utilità

29 October 2026 at 13:20

Tre anni dopo il tremendo incidente stradale avvenuto a Marghera che il 3 ottobre 2023 causò 22 morti, sette dirigenti del Comune di Venezia hanno patteggiato pene inferiori ai 22 mesi di reclusione. Il giudice Benedetta Vitolo ha accolto le richieste di patteggiamento avanzate dai difensori e condivise dai pubblici ministeri Laura Cameli e Giorgio Gava, che hanno riguardato l’ipotesi di concorso in omicidio stradale da parte degli esponenti dell’amministrazione comunale. Un autobus turistico, che era partito da Piazzale Roma ed era diretto verso un campeggio alla periferia di Mestre, a causa della rottura dello sterzo era diventato ingovernabile. Aveva strisciato sul guardrail per una cinquantina di metri, ma un varco di circa due metri e mezzo nella barriera metallica aveva fatto da leva, così che il pesante mezzo era stato catapultato di sotto.

L’anomalia tecnica era stata accertata da una perizia, portando all’imputazione anche del responsabile della società La Linea, la cui posizione risulta però stralciata, dopo che la società ha dimostrato di aver acquistato da poco il nuovo veicolo. Erano però state sollevate contestazioni alla tenuta della strada e della barriera di protezione sul lato destro della carreggiata, che hanno determinato l’esito dell’incidente, anche se innescato dalla rottura dello sterzo, considerata quale “causa prevalente”. I dirigenti hanno portato prove sugli interventi di manutenzione del guardrail effettuati nell’arco di molti anni. Le giustificazioni non hanno potuto negare che la presenza di un varco tra due tronconi abbia determinato il salto nel vuoto dell’autobus ormai privo di controllo.

Un anno e dieci mesi (convertiti in lavori di pubblica utilità) è la pena maggiore, inflitta al direttore dell’area Lavori pubblici e mobilità del Comune di Venezia, Simone Agrondi. Per il responsabile del Servizio manutenzione della viabilità di terraferma Alberto Cesaro e per il dirigente del settore Mobilità di terraferma Roberto Di Bussolo si è scesi a un anno e nove mesi, ugualmente convertiti in un periodo di lavori di pubblica utilità. Si sono limitati al patteggiamento di un anno e nove mesi con sospensione condizionale Guido Andriolo Stagno, responsabile del servizio Ponti e viadotti e RUP del progetto di adeguamento normativo del cavalcavia, e Franco Fiorin, già dirigente della Mobilità di terraferma fino al 2019. Un anno e 8 mesi è, invece, la pena concordata per Diego Costantini, progettista e responsabile unico e direttore lavori di cantieri di terraferma, e per Fabio Pascon, responsabile del servizio Manutenzione viabilità della terraferma fino al 2019. A bordo dell’autobus, oltre all’autista italiano che è deceduto, c’erano 35 passeggeri, tutti turisti stranieri. I morti furono 22, quattordici i feriti estratti dalle lamiere.

L'articolo Bus precipitato a Mestre nel 2023, patteggiano sette dirigenti del Comune: pene sospese e lavori di pubblica utilità proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌