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Fantacalcio, Varela cerca il nono centro e Thuram uomo derby: Soulé sì, Davis no. I consigli per la decima giornata

30 October 2026 at 14:43

Derby di Milano, Juventus-Napoli e tre giorni di partite per scegliere la formazione. La decima giornata di Serie A si apre sabato e si chiude lunedì sera con Atalanta-Parma. Ecco il 4-3-3 e i Fantaconsigli di Affaritaliani, tra giocatori da schierare, sorprese e nomi da lasciare in panchina.

Fantacalcio, decima giornata tra derby e big match: il nostro 4-3-3

Si torna al campionato formato spezzatino, dopo un turno infrasettimanale che ha regalato gol e risultati sorprendenti. Si parte sabato 31 ottobre con Bologna-Monza, prima di Udinese-Roma e del derby Milan-Inter. Domenica spazio a Como-Venezia, Frosinone-Torino, Lazio-Cagliari, Lecce-Genoa e Juventus-Napoli. Lunedì chiudono Sassuolo-Fiorentina e Atalanta-Parma. I cinque cambi permettono qualche azzardo, ma la panchina va preparata bene, soprattutto per chi aspetta i posticipi.

I Fantaconsigli di Affaritaliani continuano a privilegiare le leghe con modificatore difesa e il 4-3-3 resta il nostro modulo di riferimento. Dietro cerchiamo voti e qualche bonus, a centrocampo puntiamo su chi può accompagnare l’azione e davanti spazio a tre attaccanti interessanti. Occhio ai ballottaggi, perché dopo le fatiche infrasettimanali qualche allenatore potrebbe cambiare le carte in tavola.

La formazione consigliata di Affaritaliani per la 10ª giornata

Portiere

Carnesecchi

Possibile sostituto: Mandas

Difensori

Mancini, Álex Valle, Bremer, Juan Miranda

Sostituti bonus: Bracaglia, Bastoni, Tiago Gabriel

Centrocampisti

Ferguson, Da Cunha, Frattesi

Sostituti bonus: El Shaarawy, Mastantuono, Rowe

Attaccanti

Gustavo Varela, Soulé, Marcus Thuram

Sostituti bonus: Laurienté, Raimondo, Malen

Sorprese

Mendy, N’Dri, Noa Lang, Zaniolo

Da evitare

Keinan Davis, Hutchinson, Romano, Valeri

Carnesecchi cerca il riscatto contro il Parma, Mandas per continuare la corsa della Lazio

Marco Carnesecchi è la nostra prima scelta. L’Atalanta ospita il Parma lunedì sera dopo il pareggio per 2-2 sul campo della Fiorentina. Il portiere bergamasco ha evitato la sconfitta con un intervento nel finale e contro gli emiliani può puntare anche alla porta inviolata. La difesa di Sarri, però, è ancora alle prese con numerose assenze.

L’alternativa è Christos Mandas, che con la Lazio riceve il Cagliari. La squadra di Gattuso arriva dal 6-2 contro il Sassuolo e attraversa un ottimo momento. Il portiere greco dovrebbe essere confermato dal primo minuto e, davanti ai propri tifosi, può cercare un buon voto. Il Cagliari, però, ha giocatori capaci di trovare la porta.

Mancini e Bremer per il modificatore, Valle e Miranda a caccia di assist

Gianluca Mancini può essere una scelta interessante contro l’Udinese. La Roma va a Udine dopo aver battuto il Cagliari per 4-2 e il difensore ha le caratteristiche per garantire un buon voto, soprattutto nei duelli aerei. Attenzione però alle probabili: Ghilardi potrebbe essere preferito dal primo minuto. Noi lo schieriamo, ma con una riserva sicura.

Álex Valle affronta il Venezia con il Como. La squadra di Fabregas arriva dalla vittoria contro il Torino e lo spagnolo può sfruttare la corsia sinistra per accompagnare l’azione. Il ballottaggio con Kaiki resta aperto, ma l’incrocio casalingo invita a rischiare. Per chi cerca un assist dalla difesa, Valle può fare gola.

Bremer è uno dei nostri riferimenti per il modificatore. La Juventus ospita il Napoli e il brasiliano dovrà affrontare un attacco guidato da Højlund. Non sarà una partita semplice, ma il centrale bianconero può cercare un buon voto grazie alla propria fisicità e alla voglia di riscatto rispetto alle ultime, non brillanti, prestazioni. E sui calci piazzati offensivi resta sempre una possibile minaccia.

Juan Miranda completa il quartetto. Il Bologna ospita il Monza dopo l’impresa di San Siro, dove ha battuto il Milan per 4-2. Lo spagnolo è entrato nella ripresa e ha inciso subito con i suoi cross, partecipando alla rimonta rossoblù. Palladino potrebbe rilanciarlo dal primo minuto. Per il modificatore, ma soprattutto per l’assist, noi ci puntiamo.

Tra i sostituti c’è Bracaglia, che con il Frosinone riceve il Torino. I ciociari arrivano dal 5-1 contro il Lecce, ma il difensore è rimasto in panchina nell’ultima gara. La concorrenza con Terzic rende la titolarità tutt’altro che certa. Buona alternativa, purché ci sia una copertura.

Alessandro Bastoni affronta il Milan nel derby. L’Inter arriva dal successo contro il Venezia e il difensore resta una garanzia per chi cerca il modificatore. La partita può però essere ricca di occasioni da entrambe le parti, quindi il rischio di subire gol esiste. Bastoni può compensarlo con il voto e qualche possibile inserimento.

Chiudiamo con Tiago Gabriel, impegnato con il Lecce contro il Genoa. I salentini devono reagire dopo i cinque gol incassati a Frosinone e l’assenza dello squalificato Gaspar pesa sulla difesa. Il portoghese può sfruttare il proprio fisico nei duelli, ma le difficoltà della squadra suggeriscono prudenza. È un’alternativa, non una certezza da modificatore.

Ferguson dopo l’impresa del Bologna, Da Cunha contro il Venezia: Frattesi vuole il bonus

Lewis Ferguson è uno dei nostri centrocampisti consigliati. Il Bologna torna al Dall’Ara dopo aver battuto il Milan e lo scozzese dovrebbe essere confermato in mediana. Contro il Monza può sfruttare gli inserimenti e accompagnare l’azione offensiva. Non è il giocatore da cui aspettarsi un gol ogni settimana, ma l’incrocio è interessante.

Lucas Da Cunha affronta il Venezia con il Como. Il francese può partecipare alla costruzione del gioco e cercare qualche conclusione dalla distanza, soprattutto se gli ospiti saranno costretti a difendersi bassi. Occhio al ballottaggio con Milla, però. Se Fabregas lo confermerà dal primo minuto, può essere una buona scelta per completare il centrocampo.

Davide Frattesi riceve il Cagliari dopo la goleada della Lazio contro il Sassuolo. Lo abbiamo consigliato spesso per gli inserimenti senza palla e continuiamo a farlo. Nell’ultima partita ha sbagliato un rigore, ma le occasioni per trovare il bonus non gli mancano. Davide, magari stavolta meglio segnare su azione.

In panchina scegliamo Stephan El Shaarawy, che affronta il Lecce con il Genoa. De Rossi può utilizzarlo sulla trequarti o in posizione avanzata, sfruttando la sua capacità di accentrarsi e cercare la conclusione. Il Lecce arriva da una brutta sconfitta e può concedere spazi. Se partirà titolare, il Faraone è una buona alternativa.

Franco Mastantuono va a Reggio Emilia con la Fiorentina. L’argentino è uno dei giocatori più tecnici della squadra di Vanoli, ma non sempre le sue giocate si trasformano in bonus. Contro il Sassuolo può approfittare degli spazi sulle corsie. Per chi vuole rischiare su un centrocampista offensivo, resta una soluzione interessante.

Jonathan Rowe chiude le alternative. L’Atalanta ospita il Parma e l’inglese può trovare spazio sulla trequarti, anche a gara in corso. Sarri ha diverse soluzioni offensive e le ultime probabili lo mettono in concorrenza con Zalewski. Il rischio di un minutaggio ridotto esiste, ma contro gli emiliani può essere una scommessa da ultimo slot.

Varela vuole continuare a segnare, Soulé affronta l’Udinese: Thuram si prende il derby

Gustavo Varela è una delle nostre prime scelte. Il Monza va a Bologna e il portoghese arriva all’appuntamento con otto gol in campionato, un bottino che lo ha portato in cima alla classifica marcatori. La squadra di Juric non attraversa un momento semplice, ma Varela continua a trovare la porta. Contro il Bologna sarà dura, però lasciarlo fuori adesso sarebbe un azzardo.

Matías Soulé affronta l’Udinese con la Roma. Gasperini dovrebbe confermarlo sulla trequarti, dove l’argentino può sfruttare la qualità del proprio sinistro e i movimenti di Malen. I friulani non stanno vivendo una grande stagione e la difesa concede occasioni. Soulé può cercare il bonus anche con una giocata individuale.

Marcus Thuram completa il tridente e si prepara al derby contro il Milan. L’Inter dovrà ancora fare a meno di Lautaro Martinez, quindi il francese avrà responsabilità importanti nell’attacco di Chivu. Accanto a Pio Esposito può sfruttare la propria velocità e la capacità di attaccare la profondità. Un derby è imprevedibile, ma Thuram non si lascia fuori.

Tra i sostituti scegliamo Armand Laurienté, che affronta la Fiorentina con il Sassuolo. Dopo il pesante 6-2 subito dalla Lazio, i neroverdi devono reagire e il francese può sfruttare gli spazi sulle fasce. La sua velocità resta un’arma preziosa, anche se la squadra di Aquilani dovrà ritrovare equilibrio.

Antonio Raimondo è la seconda alternativa. Il Frosinone continua a stupire e l’attaccante ha segnato anche nel 5-1 contro il Lecce. Domenica arriva il Torino, squadra che ha mostrato difficoltà difensive in diverse occasioni. Raimondo può sfruttare i palloni messi a disposizione da Ghedjemis e Kvernadze. Con questa forma, tenerlo fuori è difficile.

Infine Donyell Malen, impegnato con la Roma contro l’Udinese. L’olandese dovrebbe guidare l’attacco di Gasperini e può sfruttare gli spazi lasciati dalla difesa friulana. È una partita interessante per ritrovare il bonus, soprattutto se la Roma riuscirà a portare diversi uomini nella metà campo avversaria. Ovviamente chi ha Malen lo schiera, ma in questa rubrica si cerca, spesso, anche l’effetto “sopresa”

Mendy contro la Lazio, N’Dri cerca spazio: Lang e Zaniolo possono sorprendere

Le quattro sorprese della decima giornata sono Mendy, N’Dri, Noa Lang e Nicolò Zaniolo.

Mendy è una scommessa coraggiosa. Il Cagliari va all’Olimpico contro una Lazio reduce da cinque vittorie consecutive e il compito non sarà semplice. Pisacane può utilizzarlo come riferimento offensivo, ma resta da verificare il ballottaggio con Nzola. Se partirà titolare, la sua fisicità potrebbe creare qualche problema ai difensori biancocelesti.

N’Dri affronta il Genoa con il Lecce. Il giovane esterno può sfruttare la velocità nell’uno contro uno, soprattutto se Di Francesco gli concederà spazio dopo la pesante sconfitta di Frosinone. Non ha il posto garantito e nell’ultimo turno è entrato dalla panchina. Può essere la classica scommessa da ultimo slot, ma serve una riserva.

Noa Lang affronta la Juventus con il Napoli. L’olandese è tra i candidati per una maglia nel tridente offensivo di Allegri e può sfruttare la sua capacità di accentrarsi e cercare la porta. La partita sarà complicata, ma proprio nei big match un giocatore come Lang può trovare il bonus con una giocata.

Nicolò Zaniolo chiude il quartetto. L’Udinese ospita la Roma e per l’ex giallorosso c’è anche il fattore ex, che al Fantacalcio fa sempre un po’ gola. Runjaic dovrebbe confermarlo sulla trequarti, dove può cercare la conclusione con il sinistro. La Roma resta favorita, ma Zaniolo può avere qualche motivazione in più.

Davis contro la Roma, Hutchinson nel derby: attenzione anche a Romano e Valeri

Keinan Davis è il primo nome che lasciamo fuori. L’Udinese ospita la Roma e l’inglese dovrà affrontare una difesa fisica, capace di limitarne i movimenti in area. Davis continua a faticare sotto porta e potrebbe essere costretto a giocare diversi palloni spalle alla porta. Con alternative più calde, si può guardare altrove.

Omari Hutchinson affronta l’Inter nel derby. L’inglese ha trovato il primo gol con il Milan contro l’Udinese, ma contro i nerazzurri rischia di avere meno spazio per attaccare. Amorim può confermarlo sulla trequarti, anche se Moreira è tornato a disposizione e aumenta la concorrenza. Per questa giornata preferiamo centrocampisti con incroci più favorevoli.

Romano va a Roma con il Cagliari per affrontare la Lazio. Il centrocampista può trovare spazio nella formazione di Pisacane, ma contro la squadra di Gattuso rischia di dover lavorare soprattutto in copertura. Le possibilità di bonus potrebbero essere limitate. Se avete un centrocampista più offensivo, meglio puntare su quello.

Chiudiamo con Emanuele Valeri, impegnato con il Parma sul campo dell’Atalanta. L’esterno può accompagnare l’azione, ma la squadra di Gilardino rischia di trascorrere molti minuti nella propria metà campo. Zappacosta e gli uomini offensivi di Sarri possono costringerlo a difendere. Per il modificatore, questa settimana ci sono soluzioni più tranquille.

Gaspar e Thorstvedt squalificati: Lobotka e Lautaro fuori, tutti gli indisponibili della decima giornata

Sono due i calciatori squalificati per la decima giornata di Serie A. Kialonda Gaspar del Lecce deve scontare il secondo turno di stop dopo l’espulsione contro la Juventus, mentre Kristian Thorstvedt del Sassuolo è stato fermato per una giornata dopo il rosso ricevuto contro la Lazio.

Resta squalificato anche Massimiliano Allegri, che non potrà guidare il Napoli dalla panchina contro la Juventus.

I giocatori in dubbio

Cagliari: Winks deve smaltire un problema alla schiena e resta da valutare per la Lazio.

Como: Liberali è alle prese con un problema alla gamba. La sua disponibilità resta incerta.

Fiorentina: Ranieri deve recuperare da un problema al piede e resta in dubbio per il Sassuolo.

Genoa: Ellertsson ha riportato un problema alla caviglia contro la Juventus. Gli esami hanno escluso lesioni, ma la sua presenza contro il Lecce non è certa.

Lazio: Marusic e Rovella stanno recuperando dai rispettivi problemi muscolari. Entrambi possono tornare disponibili contro il Cagliari.

Monza: Folorunsho e Maye restano da valutare per problemi fisici.

Torino: Fortini e Cacciamani sono in dubbio per la trasferta di Frosinone.

Udinese: Solet e Zanoli restano da monitorare. Il primo è in recupero da un problema muscolare, mentre Zanoli ha accusato un fastidio fisico.

Gli infortunati che saltano il turno

Atalanta: indisponibili Bellanova, Kristensen, Gaetano, Scamacca, Kessié, Kolašinac, Kossounou, Hien, Raspadori e Pompei. La difesa di Sarri continua a perdere pezzi, mentre Scalvini è tornato a disposizione.

Bologna: fuori Holm, Piccoli, Enem e De Silvestri. Orsolini è invece tornato ad allenarsi con il gruppo e può essere recuperato per il Monza.

Cagliari: assenti Felici e Idrissi, entrambi in recupero dagli infortuni al ginocchio.

Como: indisponibili Addai, Chalobah, Jesus Rodriguez, Kean e Assane Diao. Addai ha accusato un nuovo problema muscolare dopo il rientro.

Fiorentina: fuori Pongračić, Atta e Parisi. Ranieri resta invece tra i giocatori in dubbio.

Frosinone: indisponibile Grillitsch, ancora alle prese con la sindrome retto-adduttoria.

Genoa: fuori Nuredini, Venturino e Havel. Ellertsson resta da valutare.

Inter: indisponibili Lautaro Martinez, Luis Henrique, Curtis Jones, John Stones e Benjamin Pavard. Lautaro tornerà dopo la sosta di novembre, mentre Jones e Pavard provano a recuperare per i prossimi impegni.

Juventus: fuori Nico González, Çelik, Conceição, Yildiz, Locatelli, Ekhator, Khéphren Thuram, Grabara e Milik. Spalletti deve ancora fare i conti con numerose assenze.

Lazio: indisponibile Gudmundsson, fermo per la lussazione alla spalla.

Lecce: assenti Geubbels, Coulibaly, Berisha, Pierotti e Ilić. Gaspar è invece squalificato.

Milan: fuori Tomori, Gabbia, Saelemaekers, Chukwueze, Loftus-Cheek e Pietro Terracciano. Amorim ha recuperato Gila, Rabiot e Moreira per il derby.

Monza: indisponibili Pessina e Ziolkowski. Folorunsho e Maye restano in dubbio.

Napoli: fuori Lobotka, Badiashile, Spinazzola, Alisson Santos, Buongiorno, Favasuli e Neres. Lobotka ha riportato un infortunio alla caviglia e dovrà restare fermo per circa un mese e mezzo.

Parma: indisponibile Elphege, operato per appendicite.

Roma: fuori Svilar, Manu Koné, Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini. Dybala non recupera per Udine, mentre il rientro di Svilar è stato rinviato a dopo la sosta.

Sassuolo: indisponibili Leysen, Ismaël Koné e Boloca. Thorstvedt salta invece la Fiorentina per squalifica.

Torino: fuori Mandragora, Rodriguez e Franco Israel. Restano da valutare Fortini e Cacciamani.

Udinese: indisponibili Bayo, Alaba e Gueye. Solet e Zanoli sono ancora in dubbio.

Venezia: fuori Franjic, Thierry Correia, Sverko e Adorante. Correia salta il Como per il problema ai flessori, mentre Franjic prosegue il recupero dopo l’intervento alla spalla.

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“Se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche collega. È la verità, non ridete. Gli allenatori lo sanno ma non ne parlano”: così Chivu

30 October 2026 at 14:55

“Ci sarò ancora nel 2031/2032 sulla panchina dell’Inter?” È questa la domanda che ha scatenato il duro monito di Cristian Chivu, durante la conferenza stampa alla vigilia del derby di Milano. Il tecnico nerazzurro si è lasciato andare a uno sfogo, allo stesso tempo ironico ma molto serio, sulle pressioni a cui sono sottoposti gli allenatori, specialmente in Serie A ma non solo.

“Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i pregiudizi e i giudizi che diventano sentenze“, ha risposto Chivu. Per poi aggiungere: “Se cambierà la cultura sportiva e i risultati rimangono buoni ci arriverò magari con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”. Il riferimento, probabilmente, potrebbe essere a Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco ricoverato dopo essere collassato sul campo di allenamento: ha contratto un virus dopo un periodo di forte stress.

La replica di Chivu ha scatenato qualche risata in sala stampa. Anche il tecnico nerazzurro ha sorriso, ma poi ha voluto far capire che il suo discorso era più serio che mai: ” Non ridete, è la verità”, ha infatti aggiunto. “Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io”, ha concluso Chivu.

Il resto della conferenza stampa ha avuto ovviamente come argomento principale il derby: “Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l’Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa”, le parole del tecnico dell’Inter. “Che approccio mi aspetto? Nasce tutto dall’equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall’avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità”, ha aggiunto il tecnico nerazzurro che vuole vincere la sfida per la classifica, ma anche perché sono sette derby che l’Inter non riesce a battere il Milan.

“Chi è favorito? Per me non esistono favoriti nel derby, c’è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere”, ha spiegato Chivu che dovrebbe puntare ancora su Thuram in avanti. “Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro”, risponde Chivu che si aspetta una squadra concentrata. “Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E’ un derby, è ovvio, quindi subentra anche l’orgoglio e un pò di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie“.

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Per Amorim può valere tutto, Chivu non lo ha mai vinto in panchina: Milan-Inter, i paradossi del derby

30 October 2026 at 14:00

Per il Generali Stadium c’è tempo. E se presentarlo due giorni prima del derby è stata una chiara strategia comunicativa, a Inter e Milan, perlomeno le squadre, ora interessa davvero solo il campo. Quello di San Siro, che può dare dei verdetti ancora più profondi rispetto a quello che anche una partita così speciale può dare. Del valore intrinseco di Milan-Inter, in programma sabato 31 ottobre alle 20.45, si è detto sempre tutto. Del valore fattuale, però, si sta dicendo forse un po’ meno. E quindi, la prima analisi è questa: se l’Inter dovesse vincerlo, andrebbe a +10 sul Milan, che di perdere il treno per i primi posti proprio non ha intenzione. Anche perché Gerry Cardinale ha sì confermato apertamente la sua fiducia ad Amorim (nell’intervista alla Gazzetta dello Sport di oggi). Ma è anche vero che una sconfitta potrebbe comunque far cambiare umori e percezioni del presidente americano, come già era capitato nelle scorse settimane.

E quindi si parte da qui per analizzare la partita più importante della prossima giornata. Le due squadre arrivano abbastanza in salute ed è già un buon punto di partenza: nell’Inter pesa molto, certo, l’assenza di Lautaro, e sono fuori anche Jones e Stones; il Milan, invece, ha recuperato tre colonne fondamentali come Rabiot, Gila e Pavlovic, cosa che ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo ad Amorim. Nel mezzo, c’è di tutto, a partire da una statistica: la formazione di Chivu, che sulla carta è nettamente favorita sugli avversari, non vince un derby da due anni. E se ne sono giocati sette. Il ruolino è questo: quattro partite in Serie A, due in Coppa Italia, uno in Supercoppa, cinque vittorie del Milan e due pareggi. Da non credere.

Eppure i nerazzurri sono più in salute sotto tutti i punti di vista. Il primo, quello del valore delle rose: 738 milioni a 503, fonte Transfermarkt. Quindi, il monte ingaggi: 146 a 103. È, questo, indicatore non necessariamente di una buona gestione economica, ma se sei guarda l’ultimo bilancio economico si vede come l’Inter abbia maturato degli utili per 22,7 milioni, contro i 24 milioni (di passivo!) dei rossoneri. E poi c’è il campo, con quella classifica che, appunto, non mente, e quella continuità di prestazioni che appartiene sì a Barella e compagni ma non agli avversari. È il ricorso storico che stride, ma è proprio la bellezza di partite come queste a far capire come in campo possa capitare davvero di tutto.

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“Ho divorziato con Wanda e vorrei chiudere il cerchio con l’Inter in modo diverso. Tornare sarebbe speciale”: le parole di Mauro Icardi

30 October 2026 at 13:04

Milano è sempre rimasta nel suo cuore. Così come i colori nerazzurri. Dopo l’ufficialità del divorzio con Wanda Nara e alla vigilia del derby della Madonnina, Mauro Icardi racconta la sua vita lontano dal calcio, in attesa della chiamata di un club “con un progetto che mi convinca fino in fondo”. Il bomber argentino è ancora svincolato e non nasconde che l’idea di tornare all’Inter sarebbe tra quelle che lo stuzzicano di più: “Sarebbe speciale“, confessa in un’intervista a Repubblica.

Icardi in questo momento è incredibilmente svincolato. Al Galatasaray ha vinto 4 titoli e segnato tanto, fino a diventare un capitano amatissimo a Istanbul. Poi però, tra infortunio e contratto in scadenza, l’avventura è arrivata al capolinea. E questa estate per il 33enne da 253 gol in carriera non è arrivata nessuna offerta soddisfacente. Anche l’ipotesi di un ritorno all’Inter appare una semplice suggestione, un gioco. Icardi però non si nasconde: “Ho vissuto anni importanti, ho portato la fascia di capitano, con quella maglia ho costruito una parte di me. Il finale è stato doloroso e mi piacerebbe poter chiudere il cerchio in modo diverso”.

Il bomber argentino però è a sua volta consapevole che nella squadra di Chivu oggi c’è poco spazio per una quinta punta: “Un ritorno avrebbe senso soltanto con una convinzione reciproca e un obiettivo da raggiungere insieme. Ho ancora molto da dare: se torno in un posto, torno per essere utile e per vincere“. Tra l’altro, ci sarebbe anche da smaltire le scorie con l’ambiente dopo un addio a dir poco burrascoso: “Oggi saprei spiegarmi meglio e affrontare certe situazioni con più lucidità. Riconoscerlo non toglie nulla a quello che ho dato all’Inter. Significa essere cresciuto”.

In quella storia ebbe un ruolo centrale anche Wanda Nara, con cui oggi i rapporti sono ai ferri corti: “Il divorzio in Italia ha chiuso un capitolo importante e oggi guardo avanti con serenità. Con Eugenia condivido amore e complicità. Ho la tranquillità di poter essere me stesso”, dice Icardi parlando della compagna China Eugenia Suarez (nella foto, ndr). Trasferirsi in Italia sarebbe un bel progetto per la coppia: “Vorrei tornarci, con un progetto che mi accenda e con la possibilità di costruire qualcosa di importante”. La prima opzione sarebbe appunto Milano e l’Inter, ma Icardi non esclude anche altre strade. “Affrontare l’Inter da avversario? Sarebbe una partita diversa, tornerebbero tanti ricordi. Ma darei il massimo per la squadra in cui gioco, senza mancare di rispetto all’Inter e alla sua storia”.

Il bomber argentino si candida per tornare a vestire nerazzurro, ma soprattutto per tornare a giocare: “A chi pensa che non abbia più nulla da dare, non vedo l’ora di rispondere sul campo”.

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Spinte, cazzotti e stampelle che volano: il torneo per calciatori amputati finisce in rissa dopo i rigori | Video

30 October 2026 at 12:07

Spinte, cazzotti e colpi proibiti con le stampelle: è finita nel modo peggiore la Copa Fortaleza Guaraní, prestigioso torneo di calcio per amputati che si è tenuto a Buenos Aires. Tutto è accaduto al termine della finalissima tra gli argenti del Los Teros de Cordoba e gli uruguagi dei Rampla Juniors. La partita è terminata 1 a 1 e si è decisa quindi ai calci di rigore. L’ultimo penalty fallito da un giocatore della formazione uruguaiana ha scatenato la reazione festante dei calciatore del Cordoba, ma qualcosa è andato storto.

Nel parapiglia generale, infatti, mentre gli argentini correvano per abbracciare il loro portiere, un calciatore uruguaiano è stato sgambettato – forse involontariamente – ed è finito a terra. Da lì però si è scatenata una rissa senza esclusione di colpi, complice la tensione per la partita e la storica rivalità tra Argentina e Uruguay. Già durante il match c’erano stati diversi momenti tesi, tra entrate al limite e insulti verbali.

Dopo il match però è partita la vera rissa. Chi stava riprendendo l’incontro dopo pochi secondi ha deciso di girare la telecamera, per non mostrare quello spettacolo indecoroso. Nelle immagini però si vedono spinte e pugni, con diversi calciatori che finiscono a terra. Il portiere viene anche colpito con una stampella.

I Los Teros de Córdoba su Instagram hanno poi cercato di stemperare gli animi: “Facendo le congratulazioni ai nostri giocatori per l’obiettivo raggiunto, vogliamo esprimere la nostra solidarietà per gli eventi sfortunati che sono avvenuti alla fine della partita, augurando una pronta guarigione dalle lesioni”. Il club argentino ha aggiunto: “Ricordiamo a tutti che si tratta di un incidente isolato, mai abbiamo vissuto una situazione così triste e riprovevole come questa”. Il messaggio si conclude: “Condanniamo qualsiasi atto di violenza”.

I Rampla Juniors però hanno fornito una secca replica: “Vogliamo essere molto chiari, noi non siamo venuti in Argentina a litigare, siamo venuti a giocare a calcio. Dietro questo viaggio ci sono stati mesi di sforzo e sacrificio“. Il club uruguaiano ha chiesto quindi che vengano presi provvedimenti contro i rivali che a loro dire hanno scatenato la rissa finale.

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Ti ricordi… Victor Benitez Morales, “El Conejo” nato lo stesso giorno di Maradona che mandò a quel paese i dirigenti del Milan

30 October 2026 at 08:28

Potrebbe passare tutto in secondo piano il 30 ottobre, data di nascita di Diego Armando Maradona. Di prodigi e primati, El Pibe, ne ha firmati a bizzeffe, tutti arcinoti. Qualche anno prima di Diego e a qualche chilometro di distanza di Villa Fiorito ad esempio nasceva il primo calciatore peruviano in grado di vincere una Coppa dei Campioni. Qualche anno prima, 25 per l’esattezza, con i chilometri di distanza che forse sono più di qualche perché tra Villa Fiorito e Lima ce sono quasi 4mila, nasceva Victor Benitez Morales, soprannominato “El Conejo”.

25 anni prima di Diego, a quattromila chilometri di distanza: nel Rìmac, ai piedi del Cerro San Cristobal di Lima, Perù, Victor cresce tra polvere e campionati dei barrio. Campionati e quartieri dove affini carattere e muscoli, e Benitez coi suoi denti sporgenti, col temperamento da leader e la grande velocità di corsa è uno dei ragazzini che emerge. Tifa Sporting Cristal, squadra del barrio, ma le sue qualità gli valgono la chiamata dell’Alianza Rima, dove arriva praticamente bambino ed esordisce qualche anno dopo tra i professionisti. Centrocampista, esterno, terzino: gioca praticamente in qualunque ruolo gli chiedano di farlo, tanto che dall’Allianca passa al Boca Juniors nel 1960, diventando subito, tra tackle ruvidi e corse su ogni pallone un idolo del pubblico della Bombonera. Ancor di più quando piazza una zampata vincente nel Supercalsico contro il River Plate.

Anni senza internet e di tournée internazionali: in uno di questi appuntamenti la fitta rete di osservatori del Milan, con gli occhi puntati sugli xeineses perché interessati ad acquistare Antonio Rattìn, resta folgorata da quel ragazzo tutto grinta e corsa. Ansiosi di non farselo scappare chiedono di prelevarlo nonostante sia sotto la doccia: “Peruano, te estàn buscando!” gli grida l’allenatore Josè D’Amico, così lui esce e si ritrova di fronte gli italiani. Non è amore a prima vista però: gli emissari rossoneri non si capacitano di come un fisico così esile potesse destreggiarsi tra botte e contrasti in campo, il loro scrutarlo per contro irrita il calciatore che li manda a quel paese.

In quello stesso spogliatoio, ad assistere alla scena, c’è Ernesto Grillo, che al Milan ci aveva giocato per tre anni fino al 1960. Grillo prende da parte il giovane amico e gli consiglia di ritornare sui suoi passi e accettare l’offerta. Benítez ci ripensa. Telefona al padre in Perù, chiede consiglio, tratta. E nel novembre del 1962 sbarca in Italia. A Milano lo aspetta Nereo Rocco, il Paròn che sta costruendo una squadra destinata a lasciare il segno. Benítez non è uno di quelli che si prendono la scena con un colpo di tacco o una giocata da copertina. È il lavoro sporco, quello che permette agli altri di brillare. Corre, contrasta, recupera palloni, protegge la difesa e dà equilibrio alla squadra. Al suo fianco c’è Giovanni Trapattoni, mentre davanti ci sono i piedi raffinati di Gianni Rivera e la potenza di José Altafini. Una macchina nella quale anche gli ingranaggi meno appariscenti fanno la differenza. Infatti il 22 maggio 1963, a Wembley, arriva la notte che lo consegna alla storia. Dall’altra parte c’è il Benfica di Eusébio, campione d’Europa in carica e già vincitore delle due precedenti edizioni.

La Pantera Nera porta in vantaggio i portoghesi, poi Altafini si prende la scena con una doppietta nella ripresa. Finisce 2-1: il Milan conquista la sua prima Coppa dei Campioni, la prima per una squadra italiana, e Benítez diventa il primo peruviano a sollevare il trofeo. Rocco gli affida inizialmente la marcatura di Eusébio, poi cambia gli accoppiamenti difensivi, spostando il peruviano su José Torres e Trapattoni sul fuoriclasse portoghese. Una correzione tattica che contribuisce a cambiare la partita. Anni dopo, però, El Conejo ricorderà quella finale con la sicurezza di chi non ha intenzione di lasciare ad altri neppure una briciola di gloria: «Io sì, ho giocato tutti i 90 minuti e sono diventato campione d’Europa». E aggiungerà di aver avuto la fortuna di annullare Eusébio. Il destino, tuttavia, non gli riserva una carriera tutta in discesa. Dopo il Milan passa al Messina, torna in rossonero, veste le maglie di Roma, Venezia e Inter. Con i giallorossi conquista la Coppa Italia nel 1969. Con i nerazzurri si toglie anche lo sfizio di segnare al Milan nel derby dell’ottobre 1967, quando la partita finisce 1-1. Una specie di scherzo del destino: l’uomo che aveva contribuito a regalare ai rossoneri la notte più importante della loro storia europea finisce per colpirli da avversario.

Poi il ritorno in Perù, allo Sporting Cristal. Una scelta che chiude un cerchio: era nato nel Rímac, si era formato nell’Alianza Lima, ma aveva sempre conservato un legame speciale con la squadra celeste del suo quartiere. Con lo Sporting vince altri due campionati, nel 1970 e nel 1972, prima di lasciare il calcio giocato. Fuori dal campo resta un uomo diretto, orgoglioso, poco incline alle diplomazie. Nel 2013, intervistato da El Comercio, liquida con poche carezze i paragoni con i calciatori contemporanei e rivendica il proprio posto nella storia. Non gli basta essere stato campione d’Europa: vuole che si sappia come, quando e perché. Nel 2016 torna a Milano, accolto dal club rossonero e celebrato a San Siro.

È un riconoscimento tardivo, ma pieno di significato. Il ragazzo arrivato dal Perù più di mezzo secolo prima, quello che i dirigenti avevano guardato con sospetto per il fisico troppo esile, viene salutato da una nuova generazione di tifosi. Il tempo, almeno per una sera, rimette le cose al loro posto. Víctor Benítez muore a Milano l’11 luglio 2022, a 86 anni. Se ne va lontano da Lima, ma con un pezzo di Wembley cucito addosso. Il 30 ottobre il mondo ricorderà giustamente Maradona, nato per incantare e riscrivere il calcio. Ma nello stesso giorno, venticinque anni prima, nasceva anche un ragazzo del Rímac che non avrebbe mai avuto il suo talento leggendario né la sua fama planetaria. Aveva però una corsa inesauribile, due denti da coniglio e un posto nella storia.

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Il nuovo stadio di Inter e Milan si chiamerà “Generali Stadium”: i dettagli dell’accordo

29 October 2026 at 20:37

Il nuovo stadio di Milano si chiamerà “GENERALI STADIUM” e sarà pronto per la stagione 2031/32. Accordo commerciale siglato dunque tra i due club e una delle principali compagnie assicurative in Italia, riconosciuta anche in Europa. Il progetto è stato svelato al Castello Sforzesco di Milano, alla presenza dei vertici dei due club e dei due progettisti, Lord Norman Foster e David Manica. La struttura sarà ovale e non più rettangolare come l’attuale San Siro, l’elemento visivo più impattante è l’esterno con le sue linee ondulate (verso il basso sui lati lunghi del campo per poi alzarsi in corrispondenza delle due curve, con il punto più alto che supera i 60 metri) e 80 “diamanti” in membrana a caratterizzarne la struttura (all’interno ci sono i led per personalizzare lo stadio a seconda della squadra che gioca in casa).

Il tetto presenterà 27mila metri quadri di fotovoltaico, con i pannelli solari che lo renderanno indipendente e autonomo dal punto di vista energetico. “Sigillato” a livello acustico, il suono potrà uscire solo dall’alto, e restando all’interno del catino garantirà un fortissimo effetto tifo. La capienza sarà di 71500 posti, con le tribune inclinate di 37 gradi che offriranno un impatto visivo simile a quello dell’attuale San Siro o il famoso muro giallo di Dortmund.

L’accordo prevede che il nuovo stadio prenda il nome di Generali Stadium fin dal primo momento, in quella che i due club definiscono come una delle partnership più rilevanti a livello globale. In particolare, i ricavi si aggireranno intorno ai 650 milioni di euro a lungo termine – spiega La Gazzetta dello Sport – nell’arco di circa 20 anni. Generali (che sarà anche Official Insurance Partner di entrambi i club) durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – dovrà lasciare il nome e la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

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Svelato il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan: capienza, forma, la particolarità del podio e quando sarà inaugurato – Le prime foto

29 October 2026 at 20:37

La forma è quella di un catino sopraelevato su un podio, con una doppia curvatura verso il basso in prossimità delle due tribune, che si alza nelle curve e raggiunge un’altezza massima di 60 metri. Nessun effetto wow a primo impatto, vista la sua struttura semplice. Ma nella sua semplicità, il Generali Stadium – nuovo stadio di Inter e Milan che sorgerà sempre nell’area di San Siro e che sarà composto da due anelli – trasporta comunque il pubblico in una dimensione diversa. Il primo impatto sarà senza dubbio differente nel giorno dell’inaugurazione, con l’atmosfera da stadio, una partita e tutta l’area intorno ricca di spazi ristoro e per lo shopping. E per i progettisti – in ottica futura – c’è anche la suggestione di ospitare grandi show, concerti, match di football americano e altri eventi sportivi.

La capienza? Confermate le indiscrezioni: sarà di 71.500 posti (di cui circa 11.500 corporate, più di 7mila in più dell’attuale) e sarà inaugurato nella stagione 2031/32 (la prima previsione è fine 2031), con l’obiettivo – scrivono Inter e Milan – “di avviare i lavori nel 2028“. Tutto ciò è stato rivelato oggi, nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco, dove è stato svelato il progetto e il rendering del nuovo stadio che ospiterà le partite di Milan e Inter e che avrà il difficile compito di sostituire San Siro, la “scala del calcio” che verrà abbattuta proprio dopo il completamento del nuovo impianto. Durante le partite sarà possibile accedere al podio che sostiene lo stadio soltanto con biglietto, mentre l’accesso sarà libero nei giorni senza eventi. Sul podio saranno presenti punti di ristoro e aree shopping. Sotto sarà costruito un parcheggio.

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Fonte: FC Inter e AC Milan

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Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

A coronare l’edificio è una copertura a doppia curvatura, “dalla silhouette inconfondibile”, scrivono Inter e Milan nella nota pubblicata dopo l’incontro al Castello Sforzesco. “Più di una dichiarazione architettonica, incornicia ed esalta le due iconiche curve, creando una potente identità visiva e integrando tecnologia fotovoltaica, ottimizzazione acustica e altre soluzioni di sostenibilità essenziali per uno stadio moderno”, si legge ancora nella nota. Sopra la copertura, appunto, impianti fotovoltaici che rendono l’impianto autosostenibile.

Le tribune avranno un’inclinazione del 37% (contro il 41% dello stadio attuale) per garantire un’atmosfera più immersiva e ridurre la percezione dei suoni all’esterno. La capienza sarà appunto di 71mila e 500 posti, circa 4mila in meno dell’attuale San Siro: una richiesta fatta dai due club – secondo quanto trapela – agli autori del progetto Foster + Partners e MANICA, guidati da Lord Norman Foster, tra i protagonisti più autorevoli dell’architettura contemporanea, e David Manica, riferimento internazionale nella progettazione di stadi all’avanguardia. Il nuovo impianto conterrà quindi – contando anche i circa 7mila corporate in più – circa 11mila spettatori in meno dell’attuale San Siro, parlando di biglietti “popolari”.

Il nome è stato svelato proprio nella parte centrale della presentazione e sarà ben visibile all’esterno, sulla facciata principale dell’impianto, ma durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

Il nuovo stadio prenderà dunque il posto di San Siro, destinato a essere abbattuto una volta completato il nuovo impianto. L’obiettivo di Inter e Milan è avviare i lavori nel 2028 e inaugurare la struttura nella stagione 2031/32. Per vedere il progetto trasformarsi in realtà serviranno ancora alcuni anni: per ora, il futuro della casa dei due club milanesi ha una forma, una capienza e un nome. Per le emozioni ci sarà tempo.

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“Luci a San Siro, non le spegnerete mai”: la protesta dei tifosi dell’Inter alla presentazione del nuovo stadio – Video

29 October 2026 at 16:29

Una piccola protesta a pochi minuti dall’inizio dell’evento di presentazione del nuovo stadio di Milan e Inter, in programma oggi, alle 16:30, al Castello Sforzesco. Alcuni esponenti della curva dell’Inter si sono presentati all’ingresso del castello con uno striscione breve ma chiaro: “Luci a San Siro, non le spegnerete mai”. Poi un coro “Giù le mani dal nostro stadio”. La contestazione è durata qualche minuto, poi i tifosi hanno lasciato il Castello. Dopo qualche minuto l’inizio dell’evento in cui viene presentato il nuovo impianto che ospiterà le sfide casalinghe di Inter e Milan.

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Crisi Juventus: la squadra va in ritiro anticipato prima del Napoli. Il confronto tra Carnevali e i calciatori: cosa è successo

29 October 2026 at 13:33

La Juventus va in ritiro anticipato in vista della sfida contro il Napoli. I bianconeri lo faranno da domani fino appunto alla gara di domenica sera con il Napoli in programma all’Allianz Stadium, alle 20:45. Una decisione presa dal tecnico Luciano Spalletti – che era stato pesante nel post Genoa nei confronti della squadra – di comune accordo con la società dopo una mattinata molto intensa.

Questa mattina infatti l’ad della Juventus Giovanni Carnevali ha avuto un confronto molto diretto con la squadra, richiamando tutti alle proprie responsabilità verso la proprietà, la società e i tifosi, e ribadendo la fiducia nel gruppo di lavoro, ma sottolineando con grande fermezza come il momento attuale non sia accettabile. La richiesta è stata molto chiara: serve una reazione immediata, forte e concreta. Ora tutti sono chiamati a dare una risposta sul campo, visto il periodo molto complicato, culminato con la sconfitta per 2-0 al “Ferraris” contro la squadra allenata da Daniele De Rossi. La decisione finale è stata quella di andare in ritiro al JHotel a partire da domani, con un giorno di anticipo. Periodo delicato e partita altrettanto delicata quella che i bianconeri si preparano ad affrontare domenica, contro un Napoli galvanizzato dalla vittoria per 1-4 di Monza arrivata nell’infrasettimanale, arrivata dopo il 3-3 contro la Roma dell’ultimo weekend.

La Juventus si trova al momento all’ottavo posto in classifica, con 14 punti, a 11 punti da Inter e Lazio capolista, e già a 6 punti dal quarto posto che vale la Champions League, obiettivo minimo dei bianconeri a inizio anno. La sfida di domenica è già uno spartiacque, anche perché se fino a questo momento Spalletti non è a rischio, una sconfitta (ma anche una non vittoria) contro il Napoli cambierebbe tutto. Spalletti lo sa e deve recuperare innanzitutto il rapporto con la squadra, “vittima” di un attacco proprio da parte del tecnico di Certaldo dopo il Genoa. “Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l’abbiano”, ha dichiarato ieri Spalletti, mettendo in discussione le qualità tecniche e di personalità dei calciatori.

Uno sfogo arrivato dopo una serie di frasi già pesanti nelle precedenti conferenze stampa e dopo lo sfogo di qualche settimana fa di Gleison Bremer, che aveva puntato il dito contro i compagni. Intanto è arrivata una sola vittoria nelle ultime quattro sfide tra campionato ed Europa League. Poco per una squadra come la Juve. Serve invertire la rotta già domenica o arriveranno inevitabilmente le prime conseguenze.

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FIGC, Galliani contro Malagò: Marotta perde la battaglia, ma la guerra è ancora aperta. C’è già un piano B

29 October 2026 at 11:49

Il calcio italiano riesce sempre a sorprenderci. Alla fine, con tutta probabilità, avremo due candidati per la presidenza Figc: Giovanni Malagò sarà sfidato da Adriano Galliani. Il farsesco auto-commissariamento della FederCalcio è diventato davvero l’occasione per il tentativo di golpe contro l’ex n.1 del Coni, proprio come auspicava la politica, che non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo. Il pallone sta facendo tutto da solo. Oggi è attesa l’ufficialità di entrambe le candidature. Malagò dovrebbe essere riuscito a raggiungere il quorum di 11 squadre su 20, necessario a confermarsi il candidato della Serie A. L’opposizione ha già fatto scattare il piano B: saranno i calciatori ad accreditare Galliani, un paradosso per il dirigente brianzolo, che in Lega ha costruito la sua carriera.

Partiamo da un dato: Marotta non ci ha fatto una gran figura. Nonostante le trame e le riunioni degli ultimi giorni, la Serie A ha scelto comunque di riconfermare la candidatura dell’ex numero uno del Coni. Certo, sarà una fiducia più risicata: a giugno i club erano 19 su 20, ora vedremo quanti saranno alla fine, c’è anche il giallo di alcune doppie firme, il consenso si è assottigliato. Però comunque Malagò che va a prendersi le firme in Serie A, cioè in casa di Marotta, è una sconfitta per il presidente dell’Inter, che della Lega oggi si sente padrone.

L’obiettivo era chiaramente far fuori subito Malagò dalla contesa: se non lo avesse candidato la Serie A, non l’avrebbe candidato nessuno e Galliani avrebbe avuto strada spianata per l’elezione da candidato unico. Invece il piano è fallito, Malagò è sopravvissuto, grazie alla battente opera di convincento di cui lui è maestro, ma anche per un certo spaesamento fra i club (tanti non hanno gradito l’attivismo di Marotta e del suo alleato Percassi, non capendo il senso del ribaltone). Questa manifestazione di forza da una parte, e debolezza dall’altra, potrebbe influire sul prosieguo della sfida.

La partita però non si gioca solo in Serie A, va inquadrata nel contesto più ampio della FederCalcio e delle altre componenti. Chi lo conosce bene, scommetteva sul fatto che Marotta non si sarebbe fermato per una firma in più o in meno in Serie A. E infatti così è stato. L’appoggio dell’AIC è la conferma che l’operazione Galliani è partita soltanto dopo aver incassato la garanzia della sponda di calciatori e allenatori, in virtù del rapporto con l’avvocato Viglione, a cui le componenti tecniche sono legate, e che Marotta, insieme all’alleato Percassi, ha già reclamato più volte come segretario generale. Il 30% delle componenti tecniche (AIC–AIAC) fa partire Galliani in netto vantaggio rispetto a Malagò, che non ha nemmeno l’intera Serie A dalla sua.

Da qui al 14 dicembre inizia la corsa ad accaparrarsi i voti degli altri. I Dilettanti che da soli valgono il 34% come al solito potrebbero essere determinanti: il vecchio Giancarlo Abete non ama Malagò (quattro mesi fa gli si era candidato contro), ma ormai è in aperta polemica con i calciatori (che sostengono Galliani), e da uomo di sistema non è nemmeno per il commissariamento. Le alleanze sono imprevedibili. Probabile che Leghe e componenti vadano al voto in ordine sparso, nel segreto dell’urna. Dove Malagò è il numero uno. Ma pure Marotta e Galliani non scherzano. Uno scontro tra titani, deciso anche dai piccoli personaggetti che popolano il calcio italiano.

X: @lVendemiale

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Kompany lascia l’ospedale: “È una malattia, non ha niente a che vedere con lo stress”. Cos’ha avuto

29 October 2026 at 11:10

Il Bayern Monaco può guardare con maggiore serenità ai prossimi giorni: Vincent Kompany ha lasciato l’ospedale dopo quasi una settimana di ricovero, seguita al malore che lo aveva colpito il 23 ottobre durante un’attività al centro sportivo del club tedesco. L’allenatore belga era stato trasportato d’urgenza in clinica dopo un collasso accompagnato da convulsioni, un episodio che aveva immediatamente destato preoccupazione sulle sue condizioni di salute.

Il problema, secondo quanto ricostruito nelle ore successive all’accaduto, si era manifestato in un periodo in cui il tecnico non appariva al meglio della forma. La necessità di sottoporlo ad accertamenti approfonditi aveva spinto i medici a trattenerlo in ospedale per monitorare il quadro clinico e individuare la causa del malore. A fornire aggiornamenti rassicuranti è stato Max Eberl, direttore generale del Bayern Monaco, intervenuto dopo la partita di Coppa di Germania contro il Magdeburgo, vinta dalla formazione bavarese. Il dirigente ha chiarito la natura del problema, escludendo un collegamento con le pressioni legate al lavoro e alla gestione della squadra: “È stato individuato il problema. Si tratta di una irritazione delle meningi, che ha causato questo incidente proprio la scorsa settimana. È una malattia, non ha niente a che vedere con la pressione che viviamo. Siamo contenti del fatto che recupererà al 100%”.

La spiegazione ha permesso di fare maggiore chiarezza su quanto accaduto, riconducendo l’episodio a una causa medica e non alle tensioni dell’attività in panchina. Eberl ha inoltre espresso la soddisfazione della società per il ritorno a casa dell’allenatore: “La notizia più grande e più bella per tutti noi. Ora è potuto tornare a casa e può riposare lì. Sono molto, molto sicuro che presto sarà di nuovo al 100% in panchina“.

L’uscita dalla struttura ospedaliera rappresenta un passaggio importante nel percorso di recupero del tecnico, che però non tornerà immediatamente alla normale attività. Dopo gli accertamenti effettuati durante la degenza, Kompany dovrà concentrarsi sulla convalescenza e attenersi alle indicazioni dei medici prima di riprendere pienamente gli impegni con la squadra. L’irritazione delle meningi riguarda le membrane che proteggono il cervello e il midollo spinale e può essere associata a diverse condizioni, comprese alcune infezioni. Per il Bayern, intanto, la priorità resta il recupero completo del proprio allenatore. Le dichiarazioni di Eberl hanno contribuito a rassicurare l’ambiente dopo giorni di incertezza. Ora Kompany potrà proseguire a casa il periodo di riposo necessario per tornare al lavoro nelle migliori condizioni possibili.

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“Bisogna mettere qualcosa in più, sempre che questi calciatori ce l’abbiano”: l’accusa di Spalletti. La sua Juve non c’è più

29 October 2026 at 10:50

Non è ironica per niente, la sorte. Ma definire ‘agghiacciante’, parola guarda un po’ di contiana memoria, la tremenda sconfitta subita dalla Juventus contro il Genoa è, in effetti, abbastanza ironico. Basta un rapidissimo sguardo alle statistiche per attribuire tutti i meriti di questo 2-0 alla formazione di De Rossi, che contro quella di Spalletti ha giocato una grande partita. Maggiore distanza coperta, solo tre tiri in meno degli avversari, un expected goal (fonte Sofascore) di 1.01 contro 1.26 dei bianconeri e una maggiore copertura di campo. Di fatto, è stata una partita giocata alla pari. E senza nulla togliere ai rossoblù, la classifica impone una riflessione: la Juventus è davvero questa?

È ovvio, la riposta è no. Non può essere così. Ma Spalletti a fine partita è stato chiaro: “Penso di essere ancora l’uomo giusto per risollevare questo gruppo”. Di fatto, un anno dopo il suo arrivo, la Juventus sembra aver fatto dei passi indietro paurosi. E la panchina scotta, non può essere altrimenti. Spalletti, questo, lo sa molto bene e non l’ha minimamente nascosto. I problemi sono diversi e partono da uno spogliatoio che appare scollato: prima, la rabbia di Conceiçao sostituito nella partita contro il Celta; poi, le parole di Bremer che ha criticato pubblicamente il gruppo dopo il 3-0 subìto contro la Lazio, facendo arrabbiare l’allenatore; quindi le considerazioni dello stesso Spalletti, che ha parlato di poca personalità e poca voglia di emergere. “Dobbiamo metterci qualcosa in più, ammesso che questi calciatori ce l’abbiano”, ha dichiarato ieri Spalletti.

La Juve appare in crisi e molto discontinua: gli errori individuali, clamorosi, che hanno portato alle reti degli avversari (con Cambiaso e Kalulu a emergere in negativo più di tutti), sono segno di una distrazione che in Serie A, non solo in casa bianconera, non ci si può permettere. E fa specie pensare che in nove partite, la Juve abbia preso sì 10 gol, ma con 4 clean sheet: sono il segno di una mancanza di continuità che non può appartenere a chi punta come minimo al quarto posto. Che al momento, sembra proprio un’utopia.

La sensazione è che la partita persa contro il Genoa abbia aperto una voragine, che Spalletti dovrà colmare il prima possibile, onde evitare scenari peggiori. E la partita contro il Napoli di domenica prossima sembra proprio lo spartiacque peggiore che potesse capitare: la squadra di Allegri, pure molto altalenante, cerca una conferma dopo il buon 4-1 rifilato al Monza. Chi perde, resta indietro e rischia di staccarsi troppo dal vertice. Chi vince, invece, si rilancia. In casa Juve, intanto, le riflessioni continuano e una sconfitta potrebbe essere davvero esiziale per l’allenatore toscano. Che i bianconeri, l’anno scorso, li ha risollevati anche solo in parte, facendo un discreto lavoro da subentrato. Ma ora è tutto in mano a lui.

Serie A, la Juventus perde ancora: la nuova classifica

1. Inter — 25 punti
2. Lazio — 25 punti
3. Roma — 21 punti
4. Como — 20 punti
5. Milan — 18 punti
6. Napoli — 14 punti
7. Frosinone — 14 punti
8. Juventus — 14 punti
9. Torino — 13 punti
10. Cagliari — 13 punti
11. Bologna — 11 punti
12. Atalanta — 10 punti
13. Genoa — 10 punti
14. Lecce — 9 punti
15. Sassuolo — 8 punti
16. Monza — 7 punti
17. Udinese — 5 punti
18. Parma — 5 punti
19. Fiorentina — 4 punti
20. Venezia — 3 punti

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“Intervento complesso, il percorso di ripresa sarà lungo e difficile”: la prima foto di Zambrotta dopo l’operazione

29 October 2026 at 10:26

“Un secondo, immenso GRAZIE sincero, speciale“. Si apre così un post di Gianluca Zambrotta, ex terzino di Milan e Juventus tra le tante, che si è sottoposto al secondo intervento per correggere il varismo, una deformità ortopedica che causa un disallineamento degli arti, facendo sì che le ginocchia siano più distanziate e gli arti inferiori assumano una forma ad “arco” o a parentesi. Zambrotta si è poi congratulato con il medico che l’ha operato e con tutta l’équipe medica per il lavoro svolto “per il secondo complesso intervento a cui sono stato sottoposto di doppio livello di osteotomia valgizzante alla gamba destra su tibia e femore custom Made 3D più trapianto di cellule staminali autologhe”.

Un intervento che banale non è stato, come precisato da Zambrotta nel suo post social: “Il percorso di ripresa è lungo e complesso ma ritornerò più forte di prima! Ora c’è solo da lavorare e riprendersi il più rapidamente possibile! Andiamo avanti sempre positivi. Un GRAZIE particolare anche a chi mi ha sempre sostenuto e supportato in questi giorni”, ha concluso l’ex terzino di Milan e Juventus.

Si tratta di una malformazione che, soprattutto dopo il ritiro dal calcio, gli ha causato problemi enormi alle gambe. Un argomento di cui l’ex giocatore di Juve, Milan, Barcellona e Nazionale è tornato a parlare in pubblico, mostrandosi subito dopo l’ultima operazione al ginocchio destro. Aveva già svolto il primo a novembre 2025. Zambrotta si era sottoposto a un intervento di osteotomia, riallineando l’osso della gamba sinistra. Adesso il secondo intervento, a cui si è sottoposto pochi giorni fa, per raddrizzare ulteriormente l’angolatura delle gambe e rimettere “a nuovo” il ginocchio danneggiato, incidendo tibia e femore.

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Un vecchio divano e i bicchieri di vino: lo splendido brindisi dei due anziani tifosi a bordo campo | Domeniche Bestiali

29 October 2026 at 07:12

Il pallone dei massimi livelli è diventato salottiero. Palati fini, poltrone comode, luci di scena, ricchi premi e cotillon. Attenzione: nessuno pensi che le domeniche bestiali non abbiano il proprio salotto. Ce l’hanno eccome, solo che è più rustico, più spartano, più vero: si utilizza persino il “seau à glace”, però senza sapere che si chiama così. Questo per non far perdere di vista il pallone, che da queste parti resta ancora il cuore della domenica: ma il rischio che si perda di vista è concreto, a volte dolorosamente concreto. E allora bisogna avere il coraggio di tenere alta l’attenzione: anche a costo di restare isolati.

MAI DOMA
Il coraggio delle donne è sempre da apprezzare: se gli uomini sono animali da branco le donne non hanno paura di dire ciò che pensano anche se da sole. Ad un arbitro, ad esempio, come nel caso della sostenitrice della Janus Euganea, Promozione Veneto: “Dalla metà del 2° tempo numerosi sostenitori della Società ospitante proferivano plateali insulti verso il Direttore di Gara. Reiterati a fine gara da una isolata sostenitrice mentre l’Arbitro rientrava negli spogliatoi”.

STINCO D’ANGOLO
“Dobbiamo far male da calcio piazzato”, “colpiamoli su palla inattiva”: quante volte abbiamo sentito cose del genere da allenatori e addetti ai lavori? A volte però questi consigli vengono presi troppo in parola, come nel caso del Monterrey, con Diego Rossi che era pronto a battere un calcio d’angolo. Ha provato a farlo troppo in fretta, col guardalinee che ancora era sulla lunetta, e così invece che il pallone ha colpito lo stinco dell’assistente e poi se stesso. Il guardalinee, piuttosto grosso e muscoloso, è rimasto illeso. Diego Rossi, mingherlino, è rimasto invece a terra dolorante.

RUBA PALLA
Altro dettame ormai assai in voga: oggi forse due gol su tre arrivano da palla rubata e i calciatori in grado di farlo sono merce pregiata. Avrà voluto mettersi in mostra allora il tifoso della Reggina che ha tentato di rubare un pallone, correndo per tutto il campo…e portando una sanzione da 600 euro al club: “Per avere un proprio sostenitore invaso il terreno di gioco e dopo aver sottratto un pallone ad un raccattapalle, corso da una porta all’altra, senza arrecare problemi di sicurezza e all’incolumità dei calciatori e delle persone presenti nel recinto di gioco. Veniva bloccato e allontanato dalle forze dell’ordine presenti”.

IL SALOTTO
L’ennesima bellissima immagine di calcio bucolico che ci regala la splendida pagina Facebook “Abruzzo Calcio Ignorante”: il salotto attorno al campo dell’Asd Aielli 2015, società dilettantistica della Prima Categoria abruzzese. Un parcheggio di auto, due bobine di legno usate come tavolini, un divano recuperato e ad occuparlo due meravigliosi vecchietti che brindano: attenzione, con un vino che pare pure importante, tanto da meritare il “seau à glace”. Ed è subito domenica bestiale.

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Il Real Madrid si piega a Pechino: i milioni in gioco dietro le scuse pubbliche al “popolo cinese” dopo il caso Mbappè

29 October 2026 at 07:12

Alla fine anche il Real Madrid si è dovuto piegare alla Cina. Martedì, nei corridoi del club, la linea era ancora quella della libertà di espressione: il caso Kylian Mbappé non riguardava direttamente la società e non avrebbe avuto conseguenze sui rapporti commerciali. Meno di ventiquattr’ore dopo, la posizione è cambiata. E sono arrivate le scuse ufficiali a Pechino.

“Il Real Madrid desidera scusarsi con il popolo cinese per il disagio che le recenti dichiarazioni del nostro giocatore, Kylian Mbappé, potrebbero aver causato”, ha scritto il club. Poi l’appoggio pubblico al francese: “La società si unisce alle scuse pubbliche presentate da Kylian Mbappé, nelle quali il giocatore stesso ha espresso il suo rammarico per le sue affermazioni e ha ribadito il suo rispetto per il popolo cinese”.

Tutto nasce da un video girato a marzo e diffuso lunedì, nel quale Mbappé parlava del suo meme preferito: un’immagine che lo raffigura come un “dittatore cinese”. Il volto utilizzato è però quello di Mao Zedong, il “Grande Timoniere”. Una definizione che a Pechino non è piaciuta affatto. Prima le scuse del calciatore e della Liga, poi quelle del Real. Per le autorità cinesi non bastavano le parole del solo attaccante.

“Finché il Real Madrid non presenterà delle scuse formali, non c’è nulla di cui discutere”, aveva avvertito un portavoce del gruppo mediatico GMC, proprietario di CCTV, l’emittente statale cinese. Nel frattempo tre compagnie private hanno cancellato i contratti pubblicitari con Mbappé e la tv di Stato ha sospeso la trasmissione delle partite della Liga. Ed è qui che la libertà di espressione si è scontrata con un mercato troppo grande per essere ignorato. Il Real ha circa 100 milioni di tifosi in Cina, da dove arriva tra il 10 e il 15% del merchandising internazionale del club. La maglia di Mbappé era l’articolo più venduto nel Paese e il Madrid detiene anche il 20% dei diritti d’immagine del francese.

Così il club ha ricordato il suo “profondo rispetto per la Cina, i suoi cittadini e i milioni di tifosi che amano e ammirano il Real Madrid”. Un cambio di rotta netto, arrivato dopo le pressioni di Pechino e con milioni di euro in gioco. Le scuse, però, per ora non hanno riaperto il mercato. Nonostante le trattative avviate dalla Liga, la Cina resta ferma sulle proprie posizioni e il campionato spagnolo continua a essere oscurato. Il Real si è piegato. Pechino, almeno per il momento, no.

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Mbappé dittatore, e la suscettibilità della Cina

29 October 2026 at 03:45

Real Madrid's Kylian Mbappe during the UEFA Champions League Phase - Matchday 2 soccer match between AS Roma and Real Madrid at the Rome's Olympic stadium, Italy - Wednesday October 14, 2026 - Sport Soccer ( Photo by Alfredo Falcone/LaPresse )

A Kylian Mbappé non serve il pallone d’oro, gli basta esercitare il suo potere illimitato. Dopotutto, a un dittatore basta comandare. Solo questo e nient’altro. E Mbappé è un leader intransigente, un autocrate senza scrupoli. O meglio, questo è quello che dicono i social, in quell’abisso oscuro che è lo humor dei tifosi di calcio nel 2026.

Da qualche giorno circola online un filmato tratto da un talk show francese. A Mbappé viene chiesto quale meme che lo ritrae lo faccia ridere di più, e lui risponde: «Quando hanno fatto un video di un tizio – credo fosse un dittatore cinese – e hanno messo la mia…», per poi indicarsi il volto. Il dittatore cinese in questione è proprio Mao Zedong, non ci si può sbagliare.

In Cina non l’hanno presa benissimo. Tre grandi aziende hanno interrotto le collaborazioni con il calciatore e la televisione di Stato ha sospeso la trasmissione delle partite della Liga, oltre a eliminare le pubblicità con il francese. L’hashtag sulla rottura con Dongpeng, azienda di bevande energetiche, è diventato il tema più discusso su Weibo. Anche perché durante i Mondiali della scorsa estate, Mbappé pubblicizzava le bevande in ogni modo possibile in Cina, anche con immagini generate dall’intelligenza artificiale.

Dongpeng ha annunciato la «tolleranza zero» verso i comportamenti che offendono i sentimenti nazionali. Mengniu e Shanghai Milkground, due aziende del settore lattiero-caseario, hanno dichiarato di interrompere «con effetto immediato» ogni collaborazione. Le dichiarazioni di Mbappé sono state condannate anche dalla Federazione calcistica cinese (Cfa), che ha detto di aver «immediatamente intrapreso azioni diplomatiche decise nei confronti del Real Madrid», chiedendo al club delle scuse formali e pubbliche.

Scuse che sono arrivate, formali e pubbliche. «Il Real Madrid desidera esprimere le sue scuse al popolo cinese per il disagio che possa essere stato causato dalle parole del nostro giocatore Kylian Mbappé», si legge in una nota ufficiale della società da cui traspare una riverenza esasperata. «Il nostro club ha un profondo rispetto per la Cina, la sua storia, la sua cultura e i suoi cittadini, così come per i milioni di tifosi cinesi che provano affetto e ammirazione per il Real Madrid».

Perfino il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun ha parlato di un «rifiuto unanime» per parole che feriscono il popolo cinese.

Su Mao non si scherza. Mbappé l’ha imparato a sue spese, letteralmente. E infatti si è scusato per una frase detta con troppa leggerezza: «Durante una recente intervista, ho reagito a un’immagine di me stesso. Il mio commento è stato inopportuno e ora capisco che ha ferito molte persone in Cina e nelle comunità cinesi di tutto il mondo. Chiedo scusa a tutti coloro che sono rimasti turbati dalle mie parole». Ha aggiunto di nutrire «profondo rispetto» per il popolo cinese e la sua storia.

Si è scusato anche Javier Tebas, presidente della Liga, preoccupato che le parole del calciatore danneggino il rapporto con la Cina e «gli oltre venti club» dei campionati professionistici spagnoli. In controluce, più che il danno morale, si legge il terrore per gli interessi economici in gioco.

🚨🇨🇳 NEW: Kylian Mbappé has been dropped by multiple Chinese brands following comments he allegedly made about Chairman Mao

Mbappe told a French talk show images of his face superimposed onto Mao make him “laugh the most” pic.twitter.com/qNGS4LwKdb

— Politics Global (@PolitlcsGlobal) October 27, 2026

Riprendendo un tweet di Sid Lowe, giornalista del Guardian che segue da anni la Liga spagnola, bisognerebbe chiedersi per che cosa si sta scusando esattamente Mbappé? Ha risposto con noncuranza a una domanda scema, parlando di un meme su di lui. Si può discutere del buon gusto della battuta, certo, ma non c’è stato nessun attacco al popolo cinese, nessuna provocazione politica, nessuna campagna contro la Cina. E soprattutto, nessuno ha davvero interesse a far saltare contratti multimilionari per una frase del genere. Non le aziende che investono sul mercato cinese, non la Liga che vende le proprie partite, non i partner commerciali che da questi rapporti ricavano denaro. Eppure tutti si affrettano a scusarsi, condannare, prendere le distanze, come se il rischio maggiore fosse non dimostrare abbastanza indignazione. Davvero si teme l’effetto domino che parte dal battito d’ali di una farfalla sul Twitter Calcio e diventa un caso diplomatico tra il Real Madrid e la Cina?

Chi frequenta gli ambienti digitali del tifo calcistico conosce molto bene la versione dittatoriale di Mbappé. Va anche oltre il confine del demenziale. Il suo volto viene sovrapposto a quello di Mao, Kim Jong-un o Stalin; in altri video caccia dallo spogliatoio i compagni che non sarebbero alla sua altezza. Altezza calcistica, s’intende. Basta un errore grossolano con il Real Madrid o la nazionale perché internet metta in scena la punizione.

Dopo il 4-1 della Francia sulla Norvegia ai Mondiali, per esempio, un video mostrava Ousmane Dembélé festeggiare la sua prima tripletta in Nazionale mentre Mbappé lo fissava con aria furiosa; poi gli si avvicinava, gli metteva una mano sulla spalla e gli diceva: «Ottimo lavoro». Poi, con un tono più cupo: «Non farlo mai più».

La caricatura è grottesca, anche se non priva di fondamento. Da anni Mbappé è considerato una presenza ingombrante ovunque vada. Nel 2022 si disse che il Paris Saint-Germain avesse licenziato il direttore sportivo Leonardo anche su sua indicazione. Nei negoziati per il rinnovo, ha alzato le pretese insieme al proprio status, arrivando a percepire lo stipendio più alto della storia del calcio europeo, con un salario base di settantadue milioni di euro lordi l’anno, e un potere decisionale su molte faccende legate alla squadra. Sempre minacciando di potersi trasferire al Real Madrid da un momento all’altro.

Il trasferimento è arrivato nell’estate del 2024. Mbappé è entrato in una squadra fresca vincitrice della Champions e, secondo diverse ricostruzioni, ha alterato gli equilibri dello spogliatoio. Ha segnato moltissimo, ma nelle prime due stagioni non sono arrivati i trofei attesi. Al centro sportivo di Valdebebas si sono succeduti quattro allenatori, finora con poco successo.

In un’intervista a L’Équipe, Mbappé aveva detto di cogliere l’aspetto divertente dei meme, ma anche di essere preoccupato dalla leggerezza con cui si evocano figure responsabili di atrocità storiche. È una preoccupazione comprensibile: ora una battuta su uno di quei meme ha prodotto una crisi commerciale multimilionaria. Anche il dittatore può finire sotto processo.

La Cina non è nuova a reazioni del genere quando un protagonista dello sport mondiale dice qualcosa che non piace. Nel 2019 toccò alla Nba, durante la tournée cinese dei Los Angeles Lakers e dei Brooklyn Nets. Daryl Morey, allora general manager degli Houston Rockets, pubblicò un tweet in solidarietà con i manifestanti di Hong Kong: «Fight for Freedom. Stand With Hong Kong». Bastarono sette parole per far saltare molti contratti. La televisione di Stato sospese le trasmissioni della Nba, la federazione cestistica cinese interruppe i rapporti con i Rockets e sponsor e partner commerciali si sfilarono. La lega si trovò stretta tra libertà d’espressione e un mercato da cui arrivavano ricavi enormi. La prima dichiarazione ufficiale riconobbe che il tweet aveva «profondamente offeso» gli amici e i tifosi cinesi. Due giorni dopo il commissioner Adam Silver difese la libertà d’espressione.

Anche LeBron James definì Morey «disinformato» e «non al corrente della situazione». Disse che il tweet avrebbe potuto danneggiare molte persone, anche finanziariamente, e poi precisò di riferirsi alle conseguenze, non al contenuto. Non fu una gran figura per uno sportivo abituato a prendere posizione sui diritti civili. Silver, dopo una prima risposta conciliante, difese poi la libertà d’espressione; LeBron scelse invece di prendere le distanze da Morey.

Il caso è subito diventato esemplificativo di quanto sia difficile tenere insieme i principi e gli interessi economici quando in gioco c’è il mercato cinese, un mercato troppo grande per essere ignorato. In più, Pechino mette facilmente il broncio, e soffre critiche e battute molto più di ogni democrazia occidentale (come quando decise di mettere al bando Winnie the Pooh solo perché sui social si diceva che assomigliasse al presidente Xi Jinping). Sembra quasi un complesso di inferiorità, rispetto alle piccinerie in questione: parliamo di una superpotenza globale che si comporta come se una battuta sui social potesse metterne in discussione il prestigio. Così l’orgoglio nazionale finisce per apparire come permalosità. E per dimostrare di non tollerare le offese, si arriva a tagliare rapporti commerciali che facevano comodo a entrambe le parti.

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Milan e Inter presentano il nuovo stadio: dalle tribune stile Dortmund ai led esterni, ecco come sarà. Cambierà anche nome

28 October 2026 at 16:59

Poche ore e poi i tifosi di Milan e Inter scopriranno come sarà il nuovo impianto che prenderà la pesantissima eredità dell’attuale San Siro. Domani, giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 16:30, al Castello Sforzesco di Milano, verranno infatti presentati ufficialmente il progetto e i rendering del nuovo stadio di Inter e Milan. L’impianto sarà progettato dagli studi internazionali di architettura Foster + Partners e MANICA, incaricati dai due club milanesi.

L’avvio dei lavori è previsto per la metà del 2027, mentre il completamento della nuova struttura è atteso entro il 2031, in tempo per renderla disponibile in vista degli Europei del 2032. La demolizione dell’attuale stadio, invece, dovrebbe iniziare nel 2031 e richiedere circa due anni. Il progetto comprende anche la riqualificazione dell’intera area, con la realizzazione di nuovi spazi commerciali. L’investimento complessivo supererà i 2,3 miliardi di euro, di cui circa 708 milioni saranno destinati alla costruzione dello stadio vero e proprio, come riportato da Eurosport. La prima importantissima novità: cambierà nome. Ma quello definitivo non è ancora stato scelto. “Nuovo Stadio Milano” è infatti una denominazione provvisoria utilizzata dallo studio MANICA, in attesa che venga definito l’accordo con lo sponsor commerciale che darà il proprio nome alla struttura.

Per quanto riguarda le caratteristiche, il nuovo stadio dovrebbe avere una capienza di 71.500 spettatori, superiore ai 60.000 posti inizialmente previsti. Saranno presenti tra gli 8mila e i 13mila posti premium, distribuiti tra aree hospitality e spazi dedicati alle aziende. Proprio quello della capienza è un tema importante: facendo un calcolo rapido, ci saranno circa 10mila posti in meno. La capienza attuale è di poco più di 75mila e 500 spettatori, quella del nuovo sarà di 4mila in meno. A far la differenza saranno però i posti corporate: nel nuovo ce ne saranno tra 8 e 13mila, mentre adesso sono intorno a 4mila. Quindi in totale saranno circa 10mila i posti che “mancheranno” rispetto all’attuale San Siro.

E a proposito di posti corporate e biglietti esclusivi, la particolarità riguarda chi acquisterà alcuni dei biglietti Premium. Tra gli elementi previsti figura anche il cosiddetto Tunnel Club, una struttura in vetro che permetterà ai tifosi di assistere all’ingresso delle squadre in campo. Il progetto prevede inoltre l’accessibilità per le persone con disabilità in tutti i settori, numerosi punti di ristoro e servizi igienici, oltre a un’area parcheggi collocata sotto il campo. Qui l’altra particolarità: l’impianto sarà rialzato e sorgerà su un podio, che permetterà di costruire un’area parcheggi sotto il campo.

La struttura avrà una forma ovale, un’altezza di circa 52 metri e due anelli, anziché i tre dell’attuale San Siro. Le curve saranno inclinate di 37 gradi, con una pendenza simile a quella della Südtribüne, la celebre curva del Signal Iduna Park di Dortmund conosciuta come “Muro Giallo”. Una caratteristiche anche i calciatori dal campo riusciranno a percepire. Il campo da gioco e la copertura saranno fissi, senza sistemi retrattili, e il terreno non sarà coperto dal tetto.

Grande attenzione sarà riservata anche all’aspetto estetico e tecnologico. La facciata esterna sarà caratterizzata da un sistema di LED colorati che si illumineranno in base alla squadra che giocherà. Rossi e neri quando gioca il Milan, neri e azzurri quando gioca l’Inter. Un po’ – per rendere il concetto – come succede all’Allianz Arena da diversi anni, con l’esterno che si colora in base alla squadra presente tra Bayern, Munich 1860 e nazionale tedesca. Ascensori ed eventuali scale mobili consentiranno di raggiungere i diversi settori. È prevista inoltre una particolare cura dell’insonorizzazione acustica per evitare che le abitazioni circostanti ne risentano particolarmente, insieme a maxischermi e a una fascia luminosa a LED tra il primo e il secondo anello. Queste sono solo le prime anticipazioni: domani, anche da un punto di vista grafico, i tifosi potranno iniziare a immaginare la nuova casa di Inter e Milan.

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Incidente tra treni in Spagna, i giocatori della Liga attaccano il ministro dei trasporti: “Metti da parte Twitter e lavora, sembri un 13enne”

28 October 2026 at 14:33

Tutta la Spagna si è fermata per l’incidente ferroviario vicino a Toledo, dove sono morte almeno 64 persone e altre 80 sono rimaste ferite. A fermarsi anche il calcio, con la Federazione calcistica che ha deciso di rinviare tutte le 24 partite di Coppa del Re in programma oggi. C’è anche chi nel mondo del calcio alza la voce, come i calciatori della Liga, Marcos Llorente (Atletico Madrid), Dani Carvajal e Thibaut Courtois (Real Madrid ) e Alex Baena (Barcellona), che hanno reagito sui loro profili social (tra loro anche il nazionale spagnolo Joselu) all’incidente ferroviario nella provincia di Toledo che ha provocato oltre 60 vittime. Lo hanno fatto con un post inizialmente pubblicato dal centrocampista dell’Atletico Madrid e successivamente condiviso dagli altri giocatori. Nel post, puntano il dito direttamente contro Óscar Puente, ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, alludendo alla sua frequente attività sui social media e alla sua responsabilità nell’incidente in quanto capo del ministero.

Il testo integrale è il seguente: “Caro Óscar Puente, non è forse ora che tu metta da parte Twitter e ti concentri sul lavoro per cui ti paghiamo? Quando ci sono vite umane in gioco, il minimo che si possa pretendere da un ministro dei Trasporti è responsabilità, serietà, sicurezza e rispetto. Siamo stanchi di politici che sembrano più preoccupati di vincere le discussioni sui social network, come se fossero ragazzini di 13 anni, che di essere all’altezza delle responsabilità che hanno. Twitter non è il tuo lavoro. Il tuo lavoro è il trasporto pubblico, la sicurezza e rendere conto quando le cose vanno male. Finora in questo sei stato un fottuto disastro, ma come sempre darai la colpa a qualcun altro. Che il circo non si fermi”.

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“Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali”: lo sfogo di Stefano Sorrentino dopo l’ennesimo treno in ritardo

28 October 2026 at 14:16

I ritardi dei treni sono ormai un incubo costante nella vita dei pendolari e viaggiatori italiani. Questa volta però a denunciare una situazione esasperante è stato un ex calciatore: Stefano Sorrentino. L’ex portiere si è scagliato direttamente contro il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali…”, ha scritto in una storia Instagram, con allegate tante faccine infuriate. E ancora: “I treni ciuf ciuf”.

La foto postata da Sorrentino mostra il tabellone della stazione che segnala il ritardo di oltre 40 minuti di un treno Italo diretto a Torino. “Vediamo se oggi è in orario”, aveva scritto in una precedente storia l’ex portiere, taggando sempre Salvini. Purtroppo la sua aspettativa è rimasta delusa. In tanti accusano il leader della Lega di essere troppo impegnato a occuparsi di altre tematiche, trascurando i problemi che invece sarebbero di sua competenza, in quanto ministro dei Trasporti. In primis, appunto, la situazione dei treni.

Portiere con oltre 360 presenze in Serie A, Sorrentino ha vestito tra le altre le maglie di Chievo Verona, Palermo e Torino. Dopo il ritiro nel 2020, è diventato opinionista in tv: prima a Pressing su Italia 1, oggi è tra gli ospiti fisse di Sabato al 90° e de La Domenica Sportiva Pomeriggio su Rai 2.

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