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Lavrov llega a EEUU para asistir a la reunión ministerial del G20

30 October 2026 at 06:18

Moscú, 30 oct (Prensa Latina) El ministro de Asuntos Exteriores de Rusia, Serguéi Lavrov, arribó hoy a la ciudad de Atlanta, en Estados Unidos, para participar en la reunión ministerial del G20, informó la cancillería del país eslavo.

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“Boia chi molla”, foto di Mussolini e fasci littori: in Lombardia le cene per la marcia su Roma. A Milano esponenti di FdI, Lega e Futuro nazionale

29 October 2026 at 14:22

Quattro cene, in Lombardia, per ricordare la marcia su Roma. Centinaia di nostalgici, tra cui alcuni esponenti politici locali, hanno voluto celebrare i giorni in cui le Camicie nere entrarono a Roma e quando, proprio il 28 ottobre del ’22, il governo Facta si dimise, aprendo la strada a Benito Mussolini grazie al diniego di Vittorio Emanuele III alla richiesta di firmare lo stato d’assedio. Quattro appuntamenti diversi, dunque: uno alle porte di Milano, a Zibido San Giacomo, uno a Pavia, uno a Brescia e uno a Salò con oltre 300 persone.

Camicie nere, sì, motti neofascisti come “boia chi molla”, cori, e poi lungo le pareti l’effigie del Duce, i fasci littori, l’aquila sul Tricolore. Nella trattoria Isola Fiorita, a due passi dal capoluogo lombardo, circa cento persone si sono ritrovate per festeggiare l’anniversario della data che ha permesso a Mussolini di arrivare al governo. Dietro l’organizzazione, ambienti di Futuro nazionale. In particolare il comitato 421 di Milano, il cui referente è l’avvocato Renato Maturo, già collaboratore di Ignazio La Russa, e lo storico esponente della destra sociale Roberto Jonghi Lavarini. Maturo, nei giorni scorsi, ha incontrato informalmente il candidato in pectore di Forza Italia a Milano, il sottosegretario Matteo Perego di Cremnago. E prima ancora il numero due di FnV, Massimiliano Simoni. Presenti, alla cena, anche alcuni esponenti locali di Fratelli d’Italia e Lega.

Da quanto apprende ilFattoQuotidiano.it, a mettere in piedi l’incontro pavese è stato Marcello Olivari, che risulta essere referente del comitato di Futuro nazionale di Codevilla, nonché esponente dell’area più ortodossa del partito (vale a dire, più a destra). Dietro la cena di Brescia, invece, ci sarebbe il dirigente di FnV Gianfranco Chiari, già fondatore dell’associazione Il Nord per Vannacci e, peraltro, vittima nei giorni scorsi di un’aggressione all’interno di un ristorante.

Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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Caregiver in piazza contro il ddl Locatelli: “400 euro al mese per assistere i nostri figli? È lavoro nero di Stato. No elemosina, vogliamo dignità”

29 October 2026 at 11:01

“Da soli non ce la facciamo più”, “chiediamo dignità”, “per le armi trovano i soldi, per la disabilità le risorse restano sempre ampiamente insufficienti”, “caregiver uguale lavoro nero”, “per lo Stato siamo invisibili”, “nessun aiuto per chi aiuta”, “disabilitati a vivere”. Sono solo alcuni degli slogan usati dai manifestanti che mercoledì mattina a Roma hanno protestato contro il ddl caregiver familiari voluto dalla ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli (Lega) e tuttora in discussione in parlamento dopo la prima approvazione alla Camera con i soli voti della maggioranza. Si sono riuniti mercoledì 28 ottobre in Piazza Santi Apostoli, stanchi e indignati, i genitori assistenti personali h24 con figli con grave disabilità. A indire la protesta pubblica è la Rete Caregiver e Disabilità Italia per il “riconoscimento e la tutela della figura dei caregiver familiari, insieme per i diritti contro la pietà”. Le associazioni in piazza, prevalentemente costituite da madri e padri assistenti personali conviventi, chiedono a gran voce “una legge giusta, dignitosa e senza paletti”, che veda finalmente riconosciuti i caregiver familiari come lavoratori, con tutele giuridiche, contributi previdenziali, sostegni economici adeguati, oltre a supporti psicologici, momenti di sollievo e servizi di assistenza domiciliare idonei rispetto al bisogno di coloro di cui si prendono cura. Tutti aspetti non garantiti dall’attuale ddl Caregiver.

“Uniti siamo più forti” urlano i manifestanti. La mobilitazione, alla quale hanno partecipato secondo gli organizzatori circa 500 persone provenienti da tutta la Penisola in particolare dall’Abruzzo, Campania, Puglia e Lazio, contesta la legge proposta sia nel merito che nel metodo, in particolare ma non solo nella parte che quantifica il sostegno economico da dare ai caregiver familiari, che potrebbe arrivare al massimo alla misera somma di 400 euro mensili peraltro erogati trimestralmente. Cifra che corrisponde a meno di 2 euro l’ora, ma solo nei casi più complessi e documentati con almeno 91 ore di assistenza settimanali e “in base alle risorse disponibili”, viene precisato nel ddl.

Contattato da ilfattoquotidiano.it Toni Nocchetti, uno dei promotori e presente alla protesta, presidente di Tutti a scuola e blogger del Fatto.it esperto di disabilità, racconta: “stamattina ci siamo svegliati all’alba per raggiungere Roma, eravamo circa 500 donne e uomini, ci siamo incontrati prima in Piazza Santi Apostoli e poi abbiamo raggiunto in corteo piazza Montecitorio dove abbiamo fatto sentire la nostra voce di contestazione contro l’attuale ddl Caregiver voluto dalla ministra Locatelli”. In piazza i caregiver familiari conviventi hanno raccontato le loro esistenze complesse, le gravi condizioni di vita dei propri parenti assistiti praticamente 365 giorni l’anno, alternandosi al microfono degli organizzatori di fronte alla Camera. “La critica al ddl Locatelli è stata assoluta”, aggiunge Nocchetti, “legge ritenuta indegna per le famiglie nella forma e nella sostanza per le ridicole risorse destinate. Ai politici del Movimento 5 Stelle e del Pd presenti in piazza abbiamo chiesto di esprimere una proposta unitaria chiara individuando risorse economiche certe e adeguate”. Storie di drammatico disagio e di estrema solitudine hanno fatto da sfondo ad una manifestazione con striscioni eloquenti che chiedono alla politica di fare una inversione di direzione chiara verso l’attenzione concreta alle persone più fragili.

La Rete Caregiver e Disabilità Italia nasce dall’esperienza diretta di familiari caregiver impegnati nella difesa dei diritti delle persone con disabilità e di chi se ne prende cura. Hanno creato anche un gruppo pubblico su Facebook che conta circa 44mila membri. Tra i suoi fondatori e referenti ci sono ad esempio caregiver familiari come Anna Combatti e Davide Amati. La Rete si propone di dare voce alle famiglie, unire le realtà associative e promuovere un confronto concreto con le istituzioni, superando divisioni territoriali e appartenenze politiche. “Scendiamo in piazza”, commenta Combatti, “per dire no al ddl Locatelli che non risponde ai bisogni reali dei caregiver familiari e delle persone con disabilità grave e gravissima. Non possiamo accettare che, dopo anni di attese, commissioni parlamentari, proposte di legge, sacrifici e battaglie, si continui a parlare di riconoscimento senza garantire diritti certi, tutele adeguate e risposte concrete”.

Manuela Udito è presidentessa dell’associazione C’era una volta un Principe di nome Samuele e fa parte della Rete in quanto sostenitrice. “Sono qui come mamma di Samuele, come caregiver H24”, spiega al ilfattoquotidiano.it. “Da soli non ce la facciamo più. Sono stanca di tutte le ore che non vedete. Delle notti insonni, delle terapie all’alba, dei giorni senza mangiare. Il ddl Locatelli ci offre 400 euro per questo lavoro di cura e solo se siamo persone povere (con reddito annuale da lavoro inferiore ai 3mila euro lordi, ndr). Questa non è assistenza, è lavoro nero riconosciuto dallo Stato, senza contratto, senza pensione. Noi non chiediamo elemosina. Chiediamo dignità. Chiediamo che la nostra stanchezza venga riconosciuta in diritto. Ci dicono che non ci sono soldi per noi, ma per le armi i miliardi in parlamento li trovano sempre. I nostri figli valgono più delle vostre armi. Noi esistiamo e non siamo un mondo a parte ma parte di questo mondo”.

La Rete Caregiver sostiene inoltre che “nessuna famiglia debba essere costretta a scegliere tra assistere il proprio caro e conservare la propria dignità, salute e autonomia di vita. Leggendo la legge”, aggiungono gli organizzatori, “c’è da chiedersi se realmente si sia considerato quanto sia impattante per una famiglia la presenza di un componente con disabilità, al punto di dover sacrificare la vita di un caregiver familiare convivente (in stragrande maggioranza donne over 40 anni, ndr) con conseguenti rinunce alla propria vita sociale ed economica”.

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Meloni (con accanto Salvini): “Continuiamo a sostenere l’Ucraina”

28 October 2026 at 20:25

“Penso che il segretario della Lega Salvini abbia tutto il diritto e il dovere di segnalare qual è il sentimento e l’umore che arriva dalla sua base. Chiaramente l’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che siamo tutti d’accordo che bisogna costruire pace in Ucraina e l’orientamento prevalente è che per garantire quella pace il modo migliore è continuare a sostenere l’Ucraina”.

Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio, rispondendo ad una domanda sugli aiuti, anche militari, a Kiev. “Non prevedo che cambi la sintesi che abbiamo sempre trovato. Mi sento abbastanza serena del fatto che il governo possa andare avanti, fermo restando che ho grande rispetto e attenzione per ciò che un importante partito della coalizione pensa su questo”, ha concluso.

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Pensioni, nuova Quota 100: la proposta a 64 anni e 36 di contributi. Il nodo delle risorse

28 October 2026 at 09:25

Nella quinta Manovra del governo Meloni potrebbe esserci un nuovo strumento per la pensione anticipata. Sappiamo già che il pacchetto previdenziale costerà oltre 1,2 miliardi. La Lega spinge per una nuova Quota 100, quindi per uscire a 64 anni con 36 di contributi, anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Solo questo però potrebbe arrivare a costare 1,5 miliardi (o anche il doppio rispetto alla dotazione iniziale di 900 milioni di euro).

Il nodo delle coperture fa pensare che l’uscita sarà possibile dalla seconda metà del 2027. Da finanziare ci sono anche l’Ape sociale per disoccupati, caregiver, invalidi e lavori gravosi. Senza provvedimenti scadono a dicembre.

Pensioni: in Manovra ipotesi Quota 100

La Lega rilancia Quota 100 per il 2027. Propone l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni di età con almeno 36 anni di contributi, anche per i lavoratori del sistema misto, cioè quelli che hanno iniziato a versare prima del 1996.

Non si sa se sarà approvata, si tratta di trovare le coperture nella legge di Bilancio. Si tratta di un aspetto rilevante per chi possiede contributi versati prima e dopo il 1° gennaio 1996.

La differenza si nota soprattutto nel confronto con la pensione anticipata contributiva a 64 anni, che è legata interamente al sistema contributivo. La proposta leghista allarga quindi la possibilità anche a chi ha una parte della pensione calcolata con le regole precedenti.

Come funziona Quota 100?

La vecchia Quota 100 permetteva di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Si trattava di una forma sperimentale che permetteva l’uscita a chi maturava i requisiti nel periodo tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021.

Si rivolgeva ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa e alla gestione separata. Non poteva accedere il personale delle forze armate, delle forze di polizia e della polizia penitenziaria.

Nello specifico i requisiti per il conseguimento della pensione Quota 100 erano un’età anagrafica non inferiore a 62 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 38. Il requisito contributivo poteva essere perfezionato cumulando tutti e per intero i periodi assicurativi versati o accreditati presso l’assicurazione generale obbligatoria.

Pensioni 2027: da dove arrivano le risorse

Per le pensioni 2027, la legge di Bilancio è alla ricerca di risorse. Secondo Repubblica, la Ragioneria dello Stato e l’Inps starebbero valutando le modifiche al meccanismo di perequazione delle pensioni medio-alte, riducendo in alcuni casi le rivalutazioni all’inflazione proprio per liberare risorse.

Si tratta solo di un’ipotesi, ma potrebbe rendersi necessaria per rinnovare l’Ape sociale, le pensioni minime e l’isopensione che sono in scadenza a dicembre.

Anche la nuova Quota 100 richiederebbe risorse che al momento non sono state specificate, almeno 1,5 miliardi di euro ma che, secondo altre stime, potrebbero arrivare a costare il doppio dei fondi al momento disponibili (900 milioni di euro), quindi circa 1,8 miliardi.

Pensioni 2027, ipotesi fondo per uscita anticipata a 64 anni: cosa cambia

27 October 2026 at 12:48

Il Governo starebbe valutando un fondo per finanziare nuove forme di pensionamento anticipato nel 2027. Sarebbe stata raggiunta un’intesa per destinare alcune centinaia di milioni di euro alla flessibilità in uscita dal lavoro. Le modalità di accesso dovrebbero essere definite dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Tra le proposte figura la pensione a 64 anni con 36 anni di contributi, ma non sono ancora stati stabiliti i requisiti definitivi.

Pensioni anticipate a 64 anni, il nuovo fondo nella Manovra 2027

In merito alle pensioni anticipate a 64 anni, la Lega avrebbe chiesto nuove possibilità, in particolare, per i lavoratori con una lunga anzianità contributiva. L’idea sarebbe quella di inserire nella Manovra un fondo di alcune centinaia di milioni, rinviando le decisioni operative a gennaio 2027.

Le risorse consentirebbero di finanziare forme limitate di uscita anticipata, destinate a specifiche categorie di lavoratori. A tal proposito Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti, ha dichiarato a Radio 24: “La priorità per la Lega da tempo, e finalmente ci siamo arrivati, è superare la legge Fornero quindi restituire tre anni di vita a chi sceglierà di andare in pensione a 64 anni rispetto ai 67”.

Chi potrebbe andare in pensione prima nel 2027

La proposta permetterebbe ad alcuni lavoratori di lasciare l’attività circa tre anni prima rispetto all’età ordinaria di pensionamento, attualmente fissata a 67 anni, con gli adeguamenti previsti dalla normativa.

Il fondo avrebbe risorse limitate e potrebbe quindi riguardare soltanto determinate platee, individuate attraverso requisiti anagrafici, contributivi o professionali. L’eventuale introduzione del pensionamento a 64 anni con 36 anni di contributi rimane una proposta e non un nuovo diritto già riconosciuto ai lavoratori.

Rivalutazione pensioni 2027, possibile taglio aumenti assegni più alti

Per trovare ulteriori risorse, il Governo starebbe valutando una modifica del meccanismo di rivalutazione delle pensioni all’inflazione. L’ipotesi prevede di ridurre progressivamente gli aumenti riconosciuti agli assegni più elevati, mantenendo una maggiore tutela per quelli di importo inferiore.

Il riferimento sarebbe il sistema utilizzato nel biennio 2023-2024, quando la rivalutazione piena veniva garantita soltanto alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo. Per le fasce superiori erano previste percentuali più basse. Nel 2023, per esempio, la rivalutazione scendeva all’85% per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo e arrivava al 32% per quelli più elevati. Le percentuali per il 2027 non sono ancora state definite e dipenderanno dalle coperture disponibili e dalla struttura definitiva della Manovra.

Un intervento simile aveva prodotto risparmi stimati in circa 2,1 miliardi di euro nel 2023 e 4 miliardi annui nel biennio successivo, durante una fase di inflazione particolarmente elevata. Il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles prevede una riduzione di circa 1,7 miliardi di euro alla voce “altre spese”. Una parte del risparmio potrebbe derivare dalla modifica della rivalutazione pensionistica.

“Adda venì Vannacci”: chi è davvero il generale e perché una parte d’Italia lo aspetta? Dalla carriera militare alla Lega, il nuovo libro di Francesco Bonazzi indaga il fenomeno politico – L’estratto

27 October 2026 at 08:20

È in uscita il 27 ottobre per l’editore Aliberti Adda venì Vannacci. Chi è davvero il Generale e perché una parte d’Italia lo aspetta del giornalista Francesco Bonazzi. Dalla carriera militare ai rapporti con la Lega fino alla nascita di Futuro Nazionale, l’autore passa al vaglio le posizioni di Roberto Vannacci su sicurezza, famiglia, lavoro, immigrazione, Europa. In un ritratto tagliente e a tratti impietoso, in cui non si concedono scorciatoie nemmeno ai suoi avversari, mette alla prova quella promessa di buonsenso che attraversa i suoi discorsi. Per capirlo, sostiene Bonazzi, dargli del fascista non basta. Bisogna leggere ciò che scrive, osservare come si muove e guardare ai vuoti lasciati dalla politica che vorrebbe fermarlo. Pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore, un estratto del volume:

Il dividendo dell’incertezza

Il fenomeno FN non è il trionfo della destra identitaria e non è neppure portatore di una qualche identità, come si cerca di far credere. V si piazza a gambe divaricate, sia fisicamente che idealmente, al centro di mille paure fomentate negli anni e indica un nuovo percorso politico e di conquista del potere alla nuova destra nazionalista e xenofoba. La destra di FN è orgogliosa, muscolare, giovane, senza grossi scheletri negli armadi e si rivende come la destra autentica e senza filtro che scaccia la falsa destra accomodante e imborghesita. V è la moneta cattiva che tenta di scacciare la moneta buona, come nella legge di Gresham.

O, se si vuole essere più brutali, come la nuova agenzia di vigilanza che viene ingaggiata dopo che quella presente non ha “performato” in modo adeguato.

In tutti questi mesi V ha tentato di accreditarsi sul mercato dell’offerta politica come la risposta baldanzosa e movimentista, a tratti persino spiritosa e futurista, alla destra grigia di Giovambattista Fazzolari, alla destra familista di Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida, alla destra nepotista di Ignazio La Russa, alla destra inefficiente e tromboneggiante di Adolfo Urso, alla destra delle circolari torve e vagamente inquisitorie del ministro Giuseppe Valditara e a quella dandy e leggiadra di Alessandro Giuli.

V è la naturale evoluzione del generale Francesco Paolo Figliuolo, l’eroe della campagna vaccinale, che tutto può e tutto risolve in un delirio di paure inedite e tecnocrazie in divisa, innescato da una classe politica inetta e che non vuole assumersi delle responsabilità che teme essere impopolari.

V è la prosecuzione sui social media del mitico onorevole Giuseppe Tritoni di Vogliamo i colonnelli, impersonato da Ugo Tognazzi. Più che un’identità, la sua destra è un eterno ritorno, una reincarnazione dell’uomo forte, perfetto per un popolo che forse è stato più mussoliniano che realmente fascista. Un popolo che oggi è in una certa misura già pronto a diventare vannacciano.

V pilota con fiero cipiglio questa nuova destra che si proclama efficiente e identitaria, ha gli stivaloni ben piantati nella tradizione italica più retorica e autocompiaciuta,

ma fonda il suo sistema di valori su una categoria farlocca come il concetto di identità e su un’elaborazione teorica debole o inesistente. Questa famosa identità esiste? Non esiste? Alla fine poco importa. Tanto serve solo a escludere.

L’identità e la sua estrema difesa diventano la giustificazione di ogni deriva securitaria, di ogni xenofobia, di ogni pulsione razzista e della fatidica remigrazione.

Senza la bandierina della «nostra identità» restano sul campo, nudi e impresentabili come il culo della scimmia, razzismo, discriminazioni e gli abusi di potere in divisa dell’ICE (Immigration and customs enforcement). Alla fine, come recita uno slogan di chi si è opposto alla polizia speciale di Trump «Police everywhere, justice nowhere» («polizia ovunque, giustizia da nessuna parte»). Vogliamo arrivarci anche in Italia?

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Presidente eritreo llega a Moscú para cumbre Rusia-África

27 October 2026 at 07:25

Moscú, 27 oct (Prensa Latina) El presidente de Eritrea, Isaias Afwerki, arribó hoy a Moscú para acudir a la III Cumbre Rusia-África, que se desarrollará en esta capital los días 28 y 29 de octubre, informó el servicio de prensa del Kremlin.

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Lega, Salvini rieletto con il 76%, chi sostiene Matteo e chi chiedeva un cambiamento

26 October 2026 at 11:05

Matteo Salvini resta alla guida della Lega. Il congresso straordinario che si è concluso ieri a Milano lo ha riconfermato segretario con 465 voti contro pari al 76,1% e i 146 di Massimo Garavaglia pari al 23,9% sui 611 voti validi. Per Salvini è il quarto mandato, fino al 2030. Inaspettatamente, il riconfermato segretario Salvini ha raccolto intorno a sé la maggioranza della Lega, mentre Garavaglia raccoglie quasi una preferenza su quattro fra i delegati.

Come si sono divisi i delegati della Lega tra le diverse posizioni e correnti?

I sostenitori di Salvini fra Governo, Parlamento ed Europa

La maggioranza comprende ministri, parlamentari e amministratori. Sul piano politico e programmatico, Sardone, Ceccardi e Cisint hanno presentato una proposta congressuale su immigrazione e sicurezza.

La linea salviniana mette al centro sicurezza, restrizioni sull’immigrazione e opposizione alle politiche europee del Green Deal, di cui il segretario chiede il superamento integrale. Sul piano internazionale, Salvini annuncia di voler portare in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di denaro e armi all’Ucraina. Ribadisce inoltre il no a ius scholae e ius soli. È una proposta che punta a rendere riconoscibile la Lega rispetto agli alleati di governo, mantenendo la collocazione europea nei Patrioti.

Garavaglia e i dirigenti che chiedono un cambiamento

Attorno a Massimo Garavaglia, Presidente della commissione finanze, si sono raccolti esponenti con incarichi nazionali e territoriali.

Garavaglia propone una Lega liberale in economia, attenta alle politiche sociali e meno identificata con la destra radicale. Indica nella linea di Giorgetti il proprio riferimento economico e chiede maggiore ascolto delle rivendicazioni dei giovani sui diritti. Sul piano organizzativo propone un partito federale articolato in Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud. Alla selezione di personalità esterne contrappone la valorizzazione degli amministratori cresciuti nel movimento, accompagnata da maggiori deleghe e responsabilità. La sicurezza rimane una priorità condivisa con Salvini; cambiano la collocazione politica e il metodo di gestione del partito.

La richiesta di maggiore collegialità e centralità del Nord si sovrappone alla candidatura Garavaglia senza coincidere interamente con essa. Romeo e Attilio Fontana lo sostengono; Fedriga e Fugatti chiedono più attenzione ai territori senza sottoscrivere una candidatura. È una differenza decisiva per capire quanto il dissenso possa agire unitariamente.

Per Romeo e Attilio Fontana, il recupero dell’identità autonomista deve accompagnarsi a una guida che coinvolga stabilmente i governatori, riducendo la concentrazione delle decisioni attorno al segretario. La critica riguarda anche lo spostamento a destra, considerato un ostacolo al recupero dell’elettorato tradizionale. Fugatti ha insistito sulla necessità di riconquistare i cittadini del Nord passati a Fratelli d’Italia. Queste richieste convergono nella mozione settentrionale, pur senza un vero e proprio sostegno a Garavaglia nonostante il punto comune sia far pesare maggiormente amministratori e territori nelle scelte nazionali.

Chi cerca una mediazione e cosa cambia dopo il congresso

La mozione settentrionale promossa da Molinari offre un terreno comune a sostenitori e critici del segretario. La sua trasversalità suggerisce che chiedere più Nord non significa automaticamente schierarsi contro Salvini. Zaia e Giorgetti, senza sottoscrivere candidature, conservano uno spazio distinto dalla contrapposizione fra i due concorrenti.

Il terreno programmatico della mediazione è la mozione promossa da Molinari. Chiede attuazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale, ritorno alle Province elettive e un Senato delle Regioni. Sul versante economico propone Zone economiche speciali nelle aree di confine e nei distretti produttivi settentrionali; per gli amministratori locali, l’eliminazione dei limiti di mandato. Sono richieste condivise anche da sostenitori di Salvini, che permettono di discutere il ruolo del Nord senza mettere necessariamente in discussione il segretario. Il documento costituisce una piattaforma trasversale, non il programma di una corrente autonoma.

“La sfida a Salvini? I veneti hanno tirato indietro il braccino”. Il videoracconto del congresso della Lega

25 October 2026 at 16:28

“Questi veneti qui quando c’era da tirare fuori i coglioni si sono ritirati, mentre noi lombardi siamo andati avanti”. Lo storico militante leghista Elio Fagioli riassume così il congresso della Lega che si è concluso oggi a Milano. Matteo Salvini è stato riconfermato segretario con 465 voti a favore mentre il suo sfidante Massimo Garavaglia si è fermato a 146. “Sono soddisfatto, un ottimo risultato sostanzialmente da solo perché non ho un’organizzazione dietro se non le mie figlie fantastiche” ha detto lo sfidante che ha dato la mano e abbracciato Salvini al termine della votazione. Dall’altro lato il vicepremier rilancia: “Possiamo vincere le prossime elezioni, come minimo come secondo partito della coalizione”.

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Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss”

25 October 2026 at 15:37

“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”. Parola del vicepremier Matteo Salvini, che en passant ha diretto Radio Padania ed è un giornalista professionista iscritto all’Ordine. Dal palco del congresso della Lega al MiCo di Milano, prima di essere rieletto segretario con 456 preferenze, il leader del Carroccio ha rivendicato l’allontanamento della stampa che “non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso”. Le persone presenti al congresso, sostiene il vicepremier, sono lì per aiutare la Lega, che invece non viene favorita da “interviste, libri, polemica o post su Facebook”. “Sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso”.

Dura la replica di Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accusa il leader del Carroccio di dividere i giornalisti in “servi e amici, come accade in Russia, in Cina e nei regimi totalitari”, e paragona l’idea di congresso che ha Salvini ai convegni dell’URSS in cui “i cronisti si limitano a tessere le lodi”. “Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti” ammonisce Bartoli.

Si unisce alla condanna anche l’Associazione Stampa parlamentare che ricorda come “i giornalisti svolgano un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione”. E continua esprimendo “sconcerto” perché “Salvini si è rivolto ai colleghi con espressioni gravemente ingiuriose. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”.

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, commenta: “Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi” conclude Costante.

I comitati di redazione di Corriere e Repubblica hanno espresso “vicinanza e solidarietà ai colleghi per gli attacchi”: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che – si legge in una nota il Cdr del Corriere della Sera – è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”. “Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa”, aggiunge il cdr di Repubblica. “Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito”.

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Ucraina, Zaia sta con Salvini: “Stop alle armi? Certo, sono anche obiettore. Rischia di diventare il nostro Afghanistan”

25 October 2026 at 15:10

“Voglio ricordare che sono anche un obiettore di coscienza”. L’ex presidente del Veneto Luca Zaia, rispondendo alle domande de ilfattoquotidiano.it dopo il discorso del riconfermato segretario Matteo Salvini, si è detto d’accordo con la promessa di dire basta alle armi e ai soldi all’Ucraina. “Questa guerra si sta radicalizzando e rischia di diventare il nostro Afghanistan. Voglio ricordare che siamo in guerra dal 24 febbraio 2022 e sono già passati quasi più anni della Seconda guerra mondiale. Penso sia fondamentale che si arrivi a un armistizio e a un processo di pace. Questo lo può fare solo la diplomazia”.

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Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome

25 October 2026 at 11:50

“Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega, non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Nel secondo giorno del Congresso della Lega a Milano, in cui si sceglie il leader, Matteo Salvini dal palco del MiCo di Milano promette che, in caso di riconferma, proporrà a palazzo Chigi di tagliare i finanziamenti a Kiev. Poi chiede ai delegati della platea chi è d’accordo per alzata di mano. Quasi tutti la alzano, e lui continua: “Ok, mozione approvata all’unanimità”. E qualche ora dopo il suo futuro come segretario della Lega viene confermato per la quarta volta, con 465 voti a favore. Resterà in carica quattro anni, fino al 2030. Lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti e lo definisce “un risultato buono, circa sul 25%, molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole”.

Salvini è arrivato accolto dagli applausi delle prime file, mentre in fondo alla sala non mancano le contestazioni. E ha lanciato il nuovo simbolo della Lega, senza il suo nome. “Proporrò al Consiglio federale un’idea che era già nella storia della Lega. Mi sono recuperato un simbolo di Bossi del ’94. Se siamo qui, è grazie a Bossi e a Maroni che hanno cominciato quando non c’era nulla. Bossi nel ’94 presentò un simbolo” con le parole Lega Italia federale. Quello nuovo sarà “Lega Italia federale senza Salvini“. Il simbolo contiene l’Alberto da Giussano tra le parole Lega in alto e Italia federale in basso, su sfondo bianco. “L’Alberto da Giussano per me è orgoglio e identità. Via Salvini premier dal simbolo, qualcuno mi ha detto di non farlo. Magari Salvini rivince il congresso, dipende da voi, non sbircio, però se Salvini vince il congresso, magari ha una corrente e l’ha data vinta a chi fa polemica da un anno con la segreteria politica. Non mi interessa. Nazionale e non nazionalista. Il simbolo deve essere chiaro. Tenere insieme la Lega nazionale con il mio istinto e la mia pelle, perché sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro”, ha aggiunto.

Nel corso dell’intervento, il leader ha assicurato che “con la Lega al governo Ius Soli e Ius Scholae non saranno mai approvati” e ha fatto mea culpa per essere entrato nel governo Draghi, difendendo la scelta di fare parte del gruppo dei patrioti in Europa. “Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!”. Poi ha risposto a chi critica la scelta della Lega in Europa di confluire nel gruppo dei patrioti, dove siedono anche Rassemblement National, Fidesz e Vox: “Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi”.

Tornando al dibattito interno al partito, si è poi speso in un accenno all’intervento di ieri di Massimiliano Romeo, che aveva detto ‘evitiamo di fare la fine del partito di Renzi’, in riferimento al calo di voti per la Lega. “Ieri l’unica roba che mi ha disturbato in un contesto sacro come questo è stato evocare il nome di un tizio da cui ci separa il mondo, Renzi, noi con lui non abbiamo niente a che fare – ha detto il vicepremier -. Noi non abbiamo la spocchia e l’arroganza di Renzi e, aggiungo con amarezza, neanche la sua dichiarazione dei redditi”, ha aggiunto, dicendosi sicuro che “Luca Zaia sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Poi, spazio all’ottimismo: “Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia: la sera delle politiche, Meloni sarà presidente del Consiglio e la Lega sarà secondo partito della coalizione, per il momento”. E alle promesse: “Siamo leali da quattro anni, siamo una coalizione di amici e di diversi. Abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri. E penso a come viene trattata la Lega dove siamo in maggioranza, non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B in una regione dove governa al centrodestra. I numeri sono i numeri, chiediamo rispetto”.

Salvini non ha mancato di spiegare di essere stato lui ad avere deciso di collocare i giornalisti al piano inferiore per evitare di “inquinare” il Congresso. “Se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali, non in piazza, non facendo sorridere quei giornalisti servi che scrivono cazzate, perché la stampa non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso. Sono qua e sono al piano di sotto, e da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. È da 40 anni che cercano di stroncarci e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega, non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o con il post su Facebook. Qua si aiuta la Lega“.

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Lega, Crippa: “La Toscana ha pagato il prezzo più alto di un traditore, si chiama Vannacci”

24 October 2026 at 15:10

“Ero di fianco a Susanna” Ceccardi “le ho chiesto darmi due spunti per rappresentare al meglio la vostra terra. Lei mi ha detto ‘ricorda che la Toscana è quella che ha dovuto pagare il prezzo più alto di un tradimento e di un traditore che si chiama Roberto Vannacci‘. Così il segretario regionale della Lega in Toscana, Andrea Crippa, al congresso della Lega.

“Un conto è parlare in Consiglio federale, negli organi preposti. Un conto è andare sui giornali a mettere in discussione la leadership del nostro movimento, attaccando la leadership di Salvini. Tutto questo nel nome non dell’autonomia federalista, ma nel nome del posto in lista alle elezioni prossime”, ha continuato Crippa.

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Lega, Borghi: “Altro che congresso farsa, un rivale di Salvini c’è ed è Garavaglia”

24 October 2026 at 13:21

“Un rivale c’è, che è Garavaglia, così almeno evitiamo anche sciocchezze tipo congresso farsa”. Così il senatore leghista Claudio Borghi entrando al Congresso della Lega a Milano, risponde a una domanda su Salvini senza rivali. “E’ un congresso vero, partito vero, partito che discute. E sono contento così: non starei in un partito che non si comportasse così”, conclude.

Leggi anche: Lega, a Milano il congresso della resa dei conti: Salvini favorito, Garavaglia e Fontana puntano sul voto segreto. Nodo dei delusi

“No, oltre al fatto che sono molto amici, insomma in un partito si è un po’ tutti amici, io sono stato tanto tempo seduto di fianco a Garavaglia e dietro non c’era Giorgetti“. Così il senatore leghista ha risposto a una domanda riguardo a un’intervista di questa mattina in cui Siri aveva detto che dietro Garavaglia è facile ci fosse Giorgetti.

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Congresso della Lega, Salvini: “Stupito dalla candidatura di Garavaglia, ci siamo sentiti in settimana”

23 October 2026 at 15:56

Salvini: “Scoprire della sua candidatura sui giornali…manco un messaggino”

“Il mio telefono è sempre acceso” e le dichiarazioni di Massimo Garavaglia “mi hanno stupito perché l’ho chiamato per più di un quarto d’ora tre giorni fa…”: così il vicepremier Matteo Salvini ad Antenna 3 replicando a Garavaglia che ha detto di non essere riuscito a parlare con Salvini. “Ero con i camionisti martedì, mi ha chiamato e non potevo rispondere. Gli ho detto che lo avrei richiamato e poi ci siamo sentiti per più di un quarto d’ora – ha aggiunto -. Scoprire della sua candidatura sui giornali… Non dico con una telefonata, ma manco un messaggino… Io comunque al telefono rispondo” ma “fa niente, andiamo avanti”. 

Garavaglia: ‘Al congresso della Lega cabina aperta per evitare dubbi e retroscena’

Al congresso della Lega bisogna votare con la cabina aperta, secondo il senatore Massimo Garavaglia: “Ci mancherebbe altro, anche per evitare retroscena imbarazzanti, è interesse di tutti evitare dubbi o questioni fastidiose e polemiche” spiega Garavaglia a Sky Tg24 entrando nel dibattito sulla cabina. I suoi delegati vogliono la cabina aperta e non chiusa, per evitare che si possa scattare una fotografia e dimostrare per chi si è votato.

Garavaglia parla poi della corsa per raccogliere le 80 firme, con un accenno anche al fatto che quelle di Salvini sarebbero di più delle 120 massime previste: “Ho fatica a raccogliere le firme? Enormemente sì, per un semplice motivo: erano state raccolte tutte… Ho dovuto trovare quei pochi a cui non era stato chiesto di firmare, è matematicamente complicato, è per quello che c’è un limite al numero di firme che si possono raccogliere, 120. Non so quante ne sono state raccolte… Questa è un’altra questione ma non mi interessa fare la polemica” aggiunge il senatore del Carroccio.

“C’è un problema di consenso della Lega? Sì. Possiamo recuperare? Sì, tantissimo, per questo ho fatto questa lucida follia di mettermi in campo. Perché ho il privilegio di essere libero e posso fare quello che voglio, non ho problemi. Mi candidano, non mi candidano, amen. Ho 58 anni è posso fare mille altre cose. Il bello è essere liberi”. L’obiettivo è “far crescere la Lega spostandola dallo stereotipo che è di estrema destra, non esiste – prosegue -. Il nostro è un elettorato trasversale, il popolo delle partite iva, di chi lavora e di chi dà lavoro. Una Lega pragmatica, che sugli aspetti sociali è addirittura più a sinistra della sinistra”. E poi serve “una spinta federalista, vera” e infine “una sana politica liberale, sia in termini di diritti, come l’ascolto dei giovani, sia in economia – conclude – ma anche sul fine vita: ascoltiamo la Cei sulle cure palliative”.

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Ampliare le carceri minorili, dopo Nordio rilancia Salvini: “Toglierei anche tutti i bonus ai genitori dei delinquenti, anche la casa popolare”

23 October 2026 at 13:20

Il congresso del Carroccio si avvicina e Matteo Salvini decide di alzare la posta. E lo fa rilanciando sulle dichiarazioni di Carlo Nordio. Il leader della Lega è tornato sulle parole di giovedì del ministro della Giustizia, che a meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, aveva annunciato l’intenzione “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani”. Frasi, quelle del Guardasigilli, che sono state condannate da più fronti, a partire dalle opposizioni, passando per associazioni come Libera. Ma non da Salvini, che anzi le ha persino cavalcate. La proposta del ministro dei Trasporti e vicepremier è che vengano puniti i genitori dei minorenni “delinquenti”, togliendo loro tutti i tipi di bonus. Persino la casa popolare, se ce l’hanno.

“Ho visto che Nordio” dopo i disordini che si sono verificati in diverse città italiane “ha detto che vuol costruire più carceri minorili. Io andrei anche oltre e guarderei ai genitori di questi tredicenni, quattordicenni, quindicenni che si macchiano di delitti pesanti del genere e che prendono bonus pubblici, prendono la casa popolare, prendono il bonus affitto, il bonus luce, il bonus gas, il bonus scuola, il bonus libri, la dote sport, la carta ‘Dedicata a te’. Ecco come Lega su questo stiamo lavorando: togliere, eliminare, tagliare tutti i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno dei minorenni delinquenti in casa che commettono reati gravi. Questo è qualcosa su cui stiamo lavorando”, ha dichiarato Salvini, parlando a TeleLombardia.

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Montecitorio: l’anello da 30mila euro trovato dalla deputata e restituito all’impiegata | il corsivo

23 October 2026 at 10:12

Come una Cenerentola di altri tempi, l’impiegata delle Poste della Camera dei deputati corre all’ufficio oggetti smarriti del Palazzo e recupera la sua pietra preziosa smarrita nella toilette, un anello d’alta foggia, un trittico di brillanti dal valore presunto di trentamila euro. L’anello perduto e poi ritrovato, l’oro che luccica, il brillante d’altura, ricompone all’inverso la cronaca a cui siamo abituati. Non è il ricco che piange per l’anello perduto ma il povero che gioisce perché la boss glielo ritrova. E proprio nel Palazzo dov’è acquartierata la Casta, il potere affluente e decidente, il luogo eletto del cosiddetto magna magna.

Ed è per giunta una deputata a trovare l’anello in favore della signora che sapremo poi essere un’impiegata allo sportello dallo stipendio che, a occhio, non dev’essere memorabile. I fatti. Nei bagni delle donne di Montecitorio la deputata Simonetta Matone vede luccicare qualcosa: “Guardo e intuisco che è un anello. Mi accorgo che sono pietre preziose”, riferisce lei al cronista del Corriere della Sera. Col bellissimo anello a tre pietre in mano, un trittico “da valere almeno trentamila euro” l’onorevole leghista Matone che, immaginiamo, ha molta confidenza con i gioielli, inizia un’indagine riservata e confidenziale (Matone è un ex magistrato, tra l’altro) per giungere alla legittima proprietaria dell’anello. “Ho chiesto alle colleghe che portano usualmente gioielli di valore”, spiega. Ma nessuna reclama l’oggetto. Matone depositato l’anello nelle mani dei commessi di Montecitorio, destinato come tanti altri capi, di inferiore valore, all’ufficio degli oggetti smarriti. E così l’amello ritrova il dito della fortunata ma un po’ stralunata Cenerentola.

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