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Fatto Quotidiano, questa Opa non s’ha da fare: Leonardo Maria Del Vecchio rinuncia a prendersi il quotidiano di Travaglio

29 October 2026 at 12:25

LMDV Media, società di investimento dedicata all’editoria riconducibile al family office Lmdv Capital, non promuoverà alcuna offerta di acquisto per la Società Editoriale Il Fatto. La decisione dopo aver preso atto che il Cda non ha accolto la richiesta di due diligence confermatoria e della volontà dei soci fondatori di non aderire all’offerta. “La proposta nasceva da una convinzione che resta immutata – precisa in una nota Lmdv Media -. Il futuro dell’informazione non si garantisce riducendo i costi all’infinito per inseguire ricavi in calo, ma investendo in tecnologia e in chi fa i giornali”.

“In Italia troppi giornalisti, a partire da collaboratori e freelance, sono pagati pochi euro a pezzo e vivono nella precarietà – prosegue la nota di Lmdv Media -. Restituire dignità a questo lavoro, con compensi equi e contratti stabili, è il primo dovere di un editore e la prima condizione per un’informazione libera. Non esiste indipendenza editoriale senza giornalisti messi in condizione di lavorare”.

Questo, prosegue la nota, “è lo stile con cui Lmdv Media investe nell’editoria. Ne è un esempio QN Media, editore di QN, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, di cui Lmdv Media è l’azionista di controllo. Dal suo ingresso è stata superata la cassa integrazione ed è stata ripristinata la retribuzione del lavoro domenicale. È stata introdotta una policy per le trasferte adeguata alle esigenze del lavoro giornalistico, e sono state fermate le politiche di riduzione relative ai collaboratori ex articolo 12. È in corso di introduzione un pacchetto welfare di valore pari a una mensilità aggiuntiva. Le garanzie di indipendenza proposte in questi giorni restano il modello con cui Lmdv Media intende operare nel settore: la golden share affidata a un comitato di garanzia, la tutela della direzione e della linea editoriale, il reinvestimento integrale degli utili”.

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Travaglio a La7 : “Confronto pubblico con Del Vecchio? Non siamo al Bagaglino o al circo Barnum. Il Fatto e i suoi giornalisti non sono in vendita”

28 October 2026 at 00:10

“Non tutto si compra e non tutti si comprano. Noi non siamo in vendita, chi ci vuole comprare può dare 2 euro in edicola o sottoscrivere un abbonamento digitale, in offerta da oggi al 10 novembre“. Marco Travaglio, a Otto e mezzo (La7), ribadisce la posizione del Fatto Quotidiano di fronte al tentativo di scalata di Leonardo Maria Del Vecchio, che attraverso la sua società LMDV Media punta ad acquisire il controllo della società editrice del giornale, Seif.

Il direttore del Fatto sceglie inizialmente l’ironia per commentare l’improvviso interesse del 31enne, quartogenito del fondatore di Luxottica e socio di Delfin. E cita l’episodio Le vacanze intelligenti, con Alberto Sordi e Anna Longhi, del film Dove vai in vacanza?: “Mi sento come la moglie di Alberto Sordi alla Biennale di Venezia, la buzzicona che si sdraia su una sedia per riposarsi i piedi gonfi. Arrivano dei turisti americani, la scambiano per un’installazione e la valutano 18 milioni. Quando torna Alberto Sordi, lei gli dice che volevano comprarla per 18 milioni e lui risponde: ‘Ma non saranno troppi?'”.
Poi la battuta sul repentino cambio di atteggiamento di Del Vecchio: “Questo improvviso amore per il Fatto non lo sospettavo, perché fino a tre giorni fa ci definiva ‘ratti del giornalismo’ e ‘Falso Quotidiano’. Adesso ha cambiato idea. Evidentemente vuole cambiarci la testata e chiamarci ‘Ratto Quotidiano’“.

Travaglio ribadisce quanto dichiarato dai soci fondatori nei giorni scorsi: “Questa è l’unica risposta che conta: noi soci fondatori, cioè io, Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Peter Gomez, Marco Lillo, Luca D’Aprile e Francesco Aliberti, non siamo interessati a cedere le nostre quote. Quindi, il suo tentativo di prendere addirittura l’82% del Fatto, per cambiare lo statuto e togliere il tetto del 17% per ogni azionista, è destinato a naufragare. Se vuole – continua – può comprare azioni in Borsa, dove c’è il 38% delle nostre azioni. Comunque il Fatto non è in vendita, il direttore del Fatto non è in vendita, i giornalisti del Fatto non sono in vendita. Il Fatto lo può comprare soltanto il lettore, pagando 2 euro in edicola oppure abbonandosi“.

La conduttrice Lilli Gruber chiede allora al direttore perché Del Vecchio voglia acquistare proprio il Fatto. “Questo non te lo so dire – risponde Travaglio – io non faccio processi alle intenzioni. Non so se c’è un improvviso innamoramento oppure se lui, o qualcuno intorno a lui, decide di fare un’azione di disturbo nei nostri confronti, per destabilizzarci e screditarci. Mi giungono tante voci, le prendo per quelle che sono, cioè delle voci. L’importante è che noi abbiamo detto che non vendiamo il Fatto e quindi resterà uno dei pochissimi quotidiani senza un padrone, che ha come unici compratori i suoi lettori e i suoi abbonati”.

Del Vecchio, intanto, non ritira la proposta. Ha chiesto un incontro al consiglio di amministrazione di Seif e ha su X ha invitato formalmente Travaglio a un confronto pubblico sui rispettivi piani industriali. Gruber chiede al direttore se è disponibile, proponendo di ospitare entrambi a Otto e mezzo.
La risposta di Travaglio è negativa: “È una questione molto seria, qui c’è di mezzo la Borsa, ci sono di mezzo i risparmiatori. Ogni parola che si dice sposta il titolo. Se ci saranno incontri, avverranno ovviamente nelle sedi ufficiali, con i rappresentanti e i manager dell’azienda”.
E aggiunge: “Certamente questa storia non può trasformarsi in un Bagaglino, in un circo Barnum o in un talk dove si chiacchiera del più e del meno. Quindi, escludo che questo incontro possa avvenire da te, mi dispiace Lilli, ma non è uno spettacolino“.

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Leonardo Maria Del Vecchio vuole comprare Il Fatto Quotidiano. Travaglio e gli altri azionisti: “Non vendiamo”

26 October 2026 at 05:40

Dopo l’acquisizione di Quotidiano Nazionale con le storiche testate il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno, e l’ingresso in una quota de Il Giornale, LMDV Media — società di investimento dedicata all’editoria riconducibile al family office LMDV Capital di Leonardo Maria Del Vecchio — punta ora su Società Editoriale Il Fatto (SEIF). L’operazione nasce dalla passione dell’imprenditore per il settore editoriale con l’obiettivo di rilevare il quotidiano, stabilizzarne i conti e guidarne il rilancio.

Del Vecchio tenta di comprare Il Fatto ma gli azionisti fondatori – riporta Il Fatto Quotidiano – declinano l’offerta. Il cda di Lmdv Media, la società di investimento dedicata all’editoria che fa capo al family office Lmdv Capital, ha deliberato di autorizzare un’attività di due diligence su informazioni relative alla società editrice Seif per promuovere un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria finalizzata al delisting. In caso di esito positivo della due diligence, l’offerta sarebbe promossa al prezzo di 0,286 euro per azione per un controvalore di 7.152.860 euro.

Il corrispettivo incorporerebbe un premio di circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni SEIF rilevato il 23 ottobre 2026 e un premio del 16,85% rispetto alla media dei prezzi dei sei mesi precedenti. L’offerta è subordinata a precise condizioni di efficacia, tra cui il raggiungimento di una partecipazione complessiva almeno pari o superiore all’82,9% del capitale votante nell’assemblea ordinaria. I soci fondatori Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti, Peter Gomez, Marco Travaglio, Marco Lillo e Luca d’Aprile, rappresentativi della maggioranza del capitale, non aderiranno a una eventuale offerta pubblica di acquisto promossa da LMDV.

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Di Battista sul Nove: “Schlein non è credibile. Il Pd è il partito che ha eroso maggiormente lo Stato sociale”

25 October 2026 at 09:27

“Oggi sembra che io ce l’abbia sempre con la Schlein, ma non la vedo strutturata né credibile”. Così Alessandro Di Battista è intervenuto ad Accordi&Disaccordi, il talk politico in onda sul Nove, condotto da Luca Sommi con la partecipazione di Marco Travaglio e Andrea Scanzi.

L’ex parlamentare ha poi motivato la propria posizione, puntando il dito contro il Partito Democratico e il suo rapporto con i diritti dei lavoratori: “Non la vedo credibile, essendo, a mio parere, rappresentante del partito che maggiormente ha inciso negativamente sui diritti dei lavoratori, insieme, tra l’altro, ai sindacati”.

“È sempre stato il partito maggiormente di sistema ed è quello che maggiormente ha eroso lo stato sociale nel nostro Paese”, ha concluso Di Battista.

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Travaglio a La7: “Governo Meloni manda i soldati in piazza? Destra tutta chiacchiere e distintivo, imbecille e propagandista”

24 October 2026 at 09:10

“Bisogna smetterla di dire che questa è la destra ‘legge e ordine’, perché questa è una destra ‘illegalità e disordine’. Non sanno cosa sia la sicurezza, perché per far sentire la gente sicura non bisogna inventare nuovi reati per punire cose che sono già punite o dai Dieci Comandamenti o dal Codice Rocco, quindi dalla notte dei tempi. Bisogna assicurarsi che le pene previste dai reati che ci sono già vengano poi eseguite”. È l’affondo del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che a Otto e mezzo (La7) smonta punto per punto le politiche sulla sicurezza del governo Meloni, mentre cresce la preoccupazione per possibili nuovi scontri nelle città italiane in occasione delle manifestazioni previste per oggi.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto sicurezza che dispone l’invio nel capoluogo lombardo di 500 militari aggiuntivi, fino al 31 dicembre 2026, nell’ambito dell‘operazione Strade Sicure. Si tratta di paracadutisti della Brigata Folgore, provenienti principalmente dal 186° Reggimento di Siena, impiegati nella vigilanza dei luoghi sensibili e nei pattugliamenti, anche dinamici, al fianco di polizia e carabinieri. Un dispiegamento che, secondo Travaglio, racconta soprattutto l’incapacità dell’esecutivo di affrontare le cause dell’insicurezza, sostituendo all’efficacia delle norme l’esibizione della forza.

Il direttore del Fatto osserva che “tutti si riempiono la bocca della famosa certezza della pena, ma pochi possono permettersi di dare poi l’attuazione, perché poi, se la pena è certa, è certa per tutti, anche per i colletti bianchi”. E puntualizza: “I magistrati applicano le leggi che fanno i politici e che hanno trasformato il codice penale e il codice di procedura penale in un colabrodo pieno di scappatoie, di sconti e di saldi di fine stagione che fanno sì che la legge da lontano fa paura e da vicino fa ridere, l’effetto spaventapasseri”. Un meccanismo che finisce per alimentare anche la sfiducia dei cittadini nella giustizia: “La gente quando vede che vengono arrestati e poi dopo un po’ sono fuori o non capisce oppure pensa che sia il magistrato che è buonista, in realtà sono le norme che sono fatte apposta per rendere la pena una barzelletta”.

Circa la decisione di rafforzare la presenza militare nelle strade di Milano, Travaglio sottolinea: “Mandano i soldati in piazza, offendendo tra l’altro polizia, carabinieri e forze dell’ordine che hanno quello di compito, mentre i soldati non si capisce bene cosa vadano a fare, soprattutto dopo che Mattarella ha svuotato i poteri di arresto della polizia giudiziaria che inizialmente questi scriteriati volevano dare ai militari”. Travaglio ribadisce che la moltiplicazione dei presidi non risolve il problema di una legislazione che giudica inefficace: “Il governo Meloni fa le gride manzoniane per dire ‘ho fatto qualcosa‘”. E cita un esempio concreto, quello delle disposizioni penali già esistenti per punire le violenze durante le manifestazioni: “L’articolo 419 del codice penale, che esiste dalla notte dei tempi, afferma: ‘Chiunque fuori dai casi preveduti commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata con le aggravanti che arrivano a venti anni se il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico’”.

Travaglio contrappone questa disciplina alla nuova fattispecie di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, contestando la scelta di introdurre ulteriori reati anziché rendere effettive le sanzioni già previste dall’ordinamento: “Sentite adesso che reato ‘nuovo’ si sono inventati questi: partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche. Che è la stessa cosa che abbiamo appena detto, solo che è punita fino a cinque anni. Il nuovo reato ha un massimo di pena di cinque anni, quello che già c’è fino a vent’anni, quindi conviene quello nuovo perché sono degli imbecilli oltre a essere dei propagandisti”. E chiosa: “A cosa serve questa roba qua? A niente. Zero. Se fai otto decreti sicurezza e la gente non si accorge per niente di cosa è cambiato, tant’è che vede che devi mandare i soldati in piazza, si sente più sicura o meno sicura? Si sente meno sicura ovviamente”.

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Le tre proposte di Travaglio al Parlamento per l’editoria: “Servono riforme per la libertà di stampa”

22 October 2026 at 21:58

“Secondo me ci sono delle riforme che possono essere fatte per migliorare ed ampliare la libertà di stampa che non è mai stata così ristretta come oggi. Descrivere la realtà è quello che proviamo a fare”. Il premio ricevuto è l’occasione per Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano dire “che il Parlamento potrebbe e dovrebbe fare molto per la nostra professione”. Per Travaglio “è incredibile che una legge sul conflitto d’interesse non sia stata ancora varata. Poi una legge che la faccia finita con la concorrenza sleale di coloro che prendono i finanziamenti pubblici dallo Stato rispetto a quei fessi, noi in particolare, che non li prendono. Noi vediamo – continua Travaglio – altri giornali che possono pagare molto meglio i collaboratori, possono assumere più firme, più feste promozionali perché ogni anno vanno a Palazzo Chigi e ricevono più assegni. A noi è stato offerto anche l’anno scorso e l’abbiamo rifiutato”.

Altra riforma dirottare “un po’ dei fondi che vengono dati a pioggia ad editori che sono già miliardari per gli edicolanti perché il problema nostro principale è il crollo delle vendite in edicola dipende dal fatto che le edicole non ci sono più”. In ultimo Travaglio indica una battaglia storica: “le querele temerarie. Non può una battuta satirica essere messa sullo stesso piano dell’attribuzione di un fatto determinato. Facciamo una legge sulle querele che intanto distingua l’opnione legittima di un giornalista e valorrizziamo il valore della rettifica e soprattutto mettiamo un freno alle richieste di risarcimento intimidatorie”.

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