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“Sto scoprendo luoghi di silenzio, ma pieni di significato. Stavolta la location è già decisa dall’Alto”: Mariana D’Amico entra nel convento di Sant’Anna

30 October 2026 at 15:55

Debutterà mercoledì 4 novembre un nuovo programma su Real Time, “Un vip in convento”. A incontrarsi in questo esperimento saranno i volti di due realtà televisive piuttosto consolidate, come “Casa a prima vista” e “La cucina delle monache”. Sarà, infatti, Mariana D’Amico, l’agente immobiliare milanese, che andrà nel monastero di Sant’Anna di Bastia Umbra, dove si trovano le celebri suore che danno vita al programma di cucina in onda su Food Network.

La proposta che è stata fatta all’agente immobiliare è stata quella di rinunciare per tre giorni alla sua routine quotidiana, per immergersi a pieno in quella che è la vita che vivono in monastero le suore del programma televisivo. Ad accogliere Mariana D’Amico in questo contesto inedito per lei saranno la badessa madre Noemi, suor Myriam, suor Debora e suor Eleonora.

Con loro D’Amico condividerà momenti di preghiera, lavoro, cura dell’orto e immancabili incursioni in cucina, affrontando un percorso fatto di ascolto e di riscoperta dell’essenziale. Le monache che l’affiancheranno durante la sua permanenza in monastero non si limiteranno ad aprire le porte del luogo in cui abitano, ma si lasceranno andare al racconto di ricordi, esperienze e dei passaggi più importanti che le hanno condotte ad abbracciare la vita religiosa.

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È morto a 49 anni Francesco Pompilio, addio all’attore de “Il Paradiso delle Signore” e “Buen Camino” con Zalone

30 October 2026 at 15:47

Francesco Pompilio, attore noto tra i suoi lavori per la partecipazione nella terza stagione di “Il Paradiso delle Signore” e anche per la più recente parte ricoperta in “Buen Camino” di Checco Zalone, è morto all’età di 49 anni. Ad annunciare la sua scomparsa è stata la sua agenzia, che in un messaggio pubblicato su Facebook lo ha così ricordato: “Dire che Francesco fosse un attore è riduttivo: Francesco era un’anima generosa che ha scelto di fare del palcoscenico e dello schermo lo specchio della propria umanità, regalando a tutti noi frammenti di verità attraverso ogni personaggio che ha interpretato”.

Pompilio è passato sia dal piccolo che dal grande schermo, recitando anche in alcuni spot pubblicitari. Ha lavorato per un progetto italianissimo e legato alla tv come “Il Paradiso delle Signore”, ma ha anche recitato in “Ripley”, una serie prodotta da Netflix, frutto di una collaborazione italo-americana.

Come si ricordava, però, nella carriera dell’attore scomparso a soli 49 anni non è mancato neanche il cinema, in film anche in questo caso molto diversi tra loro. Ha partecipato, infatti, sia a un film d’autore come “Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo che a una commedia leggera come “Buen Camino” di Checco Zalone, dove interpretava Gianni, un pellegrino incontrato durante il cammino di Santiago.

“Francesco ci lascia una grande eredità: l’esempio di un artista autentico, che ha amato profondamente la vita, la famiglia e la creatività. Quando il sipario cala, non svanisce la bellezza di ciò che è stato messo in scena. I suoi progetti passati e futuri, le sue interpretazioni, la sua voce e il ricordo del suo sguardo rimarranno impressi in tutti noi, e di chiunque abbia incrociato il suo cammino” ha scritto sempre nel post pubblicato su Facebook la sua agenzia.

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“Paralisi nella Procura antimafia sulle stragi”, il M5s sull’allarme di Di Matteo: “Gravissimo, lui e Melillo subito in Commissione”

30 October 2026 at 15:40

Una “paralisi sostanziale“. Il “gruppo stragi” che non lavora come dovrebbe per via della “mancata circolazione delle informazioni”. Dopo la notizia pubblicata da il Fatto Quotidiano relativa all’allarme lanciato da Nino Di Matteo nei confronti della gestione, da parte di Giovanni Melillo, della Procura nazionale antimafia, il Movimento 5 stelle ha chiesto che entrambi i magistrati vengano auditi in commissione Antimafia. E perciò ha scritto alla presidente Chiara Colosimo.

A interpellare l’esponente di Fratelli d’Italia, chiedendo che “quanto prima si provveda alle audizioni del sostituto procuratore” Di Matteo e del “procuratore nazionale Melillo”, poiché “quanto appreso dalle pagine de il Fatto Quotidiano è gravissimo”, sono i componenti del M5s nella commissione Antimafia: Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. “La denuncia di Di Matteo – spiegano i parlamentari – ha una grandissima rilevanza istituzionale perché segnala una compromissione della piena funzionalità della Dna sul fronte del coordinamento delle indagini sulle stragi del 1992 e del 1993, con immediate ricadute anche sui lavori della commissione Antimafia”. Di Matteo, aggiungono, “denuncia con disagio e preoccupazione lo svuotamento delle funzioni e la paralisi sostanziale del ‘gruppo stragi’, a causa della mancata circolazione delle informazioni nel gruppo di lavoro. Se, come denuncia, il magistrato ha appreso dalla stampa e non dal suo ufficio di appartenenza le novità relative alla pista nera, a mafia-appalti e ad altri elementi del lavoro in corso in varie procure, siamo di fronte ad un fatto di allarmante gravità“.

La conclusione è che “sulla ricerca della verità sulle Stragi del ’92 e ’93 stanno succedendo troppe cose preoccupanti e oscure. La commissione Antimafia ha il dovere di arrestare la sua corsa verso l’oblio e riflettere su ciò che sta avvenendo sotto traccia, iniziando dalle audizioni di Di Matteo e Melillo”.

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“Mi sento meglio con me stesso e mi vedo meglio. Credo sia importante prendersi cura di sé, dentro e fuori”: Barry Koeghan sperimenta un nuovo trattamento estetico per il viso

30 October 2026 at 15:04

L’aspetto fisico ha condizionato parecchio la vita di Barry Keoghan negli ultimi anni, come lui stesso ha avuto modo di raccontare negli scorsi mesi. Per questo non deve stupire il fatto che l’attore presti particolare attenzione al proprio corpo. Negli scorsi giorni, infatti, Keoghan ha raccontato di sottoporsi a un trattamento estetico chiamato Xerf, eseguito su di lui da Nilam Holmes, esperta britannica di trattamenti per il viso.

Si tratta di un trattamento estetico basato sulla radiofrequenza, utilizzata per rassodare la pelle e stimolare la produzione di collagene. A mostrare che l’attore si sottopone a questo tipo di trattamento è stata proprio Nilam Holmes, condividendo un video su Instagram.

Keoghan racconta le ragioni che lo hanno portato a sperimentarlo: “Ne ho sentito parlare molto e Nilam è davvero entusiasta di questo trattamento. È bravissima in quello che fa, e lo dico sul serio. Ogni volta che vengo qui, trovo l’esperienza rilassante, quasi terapeutica. Mi sento meglio con me stesso e mi vedo meglio. Credo sia importante prendersi cura di sé, dentro e fuori“.

Il trattamento effettuato dall’attore presso Nilam Holmes avrebbe un costo di 3.500 dollari a seduta e quella che Holmes ha documentato sulla propria pagina Instagram era la seconda seduta a cui si sottoponeva l’attore. La collaborazione tra Holmes e Koeghan va avanti, però, da diversi anni.

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Adriano Celentano torna a parlare di politica: “Ehi politici, non vorrei svegliarvi, però c’è qualcosa che dobbiamo sistemare…”

30 October 2026 at 15:04

Adriano Celentano torna a rivolgersi alla politica. Lo fa con un breve messaggio pubblicato sul suo profilo Instagram, L’Inesistente, nel quale chiama in causa i politici e li invita a riflettere su una questione che riguarda direttamente gli elettori: la difficoltà di riconoscersi in chi dovrebbe rappresentarli. Il post si intitola L’incognita e contiene un appello che il Molleggiato, 88 anni, affida a poche righe.

“Ehi politici… non vorrei svegliarvi, però c’è qualcosa che dobbiamo sistemare… altrimenti c’è il rischio di non sapere più chi siete…e questo è grave perché poi la gente non sa per chi votare…ecco perché poi l’affluenza alle urne è sempre più flebile…”. Nessun riferimento esplicito al governo, a un partito o a un esponente politico in particolare. Celentano si rivolge indistintamente a chi fa politica, collegando la crescente distanza tra rappresentanti e cittadini alla disaffezione degli elettori e al calo della partecipazione al voto.

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“Se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche collega. È la verità, non ridete. Gli allenatori lo sanno ma non ne parlano”: così Chivu

30 October 2026 at 14:55

“Ci sarò ancora nel 2031/2032 sulla panchina dell’Inter?” È questa la domanda che ha scatenato il duro monito di Cristian Chivu, durante la conferenza stampa alla vigilia del derby di Milano. Il tecnico nerazzurro si è lasciato andare a uno sfogo, allo stesso tempo ironico ma molto serio, sulle pressioni a cui sono sottoposti gli allenatori, specialmente in Serie A ma non solo.

“Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i pregiudizi e i giudizi che diventano sentenze“, ha risposto Chivu. Per poi aggiungere: “Se cambierà la cultura sportiva e i risultati rimangono buoni ci arriverò magari con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”. Il riferimento, probabilmente, potrebbe essere a Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco ricoverato dopo essere collassato sul campo di allenamento: ha contratto un virus dopo un periodo di forte stress.

La replica di Chivu ha scatenato qualche risata in sala stampa. Anche il tecnico nerazzurro ha sorriso, ma poi ha voluto far capire che il suo discorso era più serio che mai: ” Non ridete, è la verità”, ha infatti aggiunto. “Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io”, ha concluso Chivu.

Il resto della conferenza stampa ha avuto ovviamente come argomento principale il derby: “Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l’Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa”, le parole del tecnico dell’Inter. “Che approccio mi aspetto? Nasce tutto dall’equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall’avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità”, ha aggiunto il tecnico nerazzurro che vuole vincere la sfida per la classifica, ma anche perché sono sette derby che l’Inter non riesce a battere il Milan.

“Chi è favorito? Per me non esistono favoriti nel derby, c’è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere”, ha spiegato Chivu che dovrebbe puntare ancora su Thuram in avanti. “Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro”, risponde Chivu che si aspetta una squadra concentrata. “Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E’ un derby, è ovvio, quindi subentra anche l’orgoglio e un pò di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie“.

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“Se dovessi scegliere un maestro a Ballando sarebbe Pasquale La Rocca, è ipnotico. Ornella Muti è una diva divina. Barbara D’Urso? Una tigre televisiva”: parla Guillermo Mariotto

30 October 2026 at 14:53

“Mia nonna Leonor mi ha tirato su con l’idea di assistere chi non ha niente. Che poi, a ben guardare, è qualcosa di egoistico perché dare agli altri ti fa sentire bene. Mi lenisce il cuore”. A parlare così al Messaggero è Guillermo Mariotto, raccontando il suo impegno nel sociale e, in particolare, il progetto dell’Accademia italiana di Arte Culinaria, che gli sta particolarmente a cuore. Un’iniziativa nata durante la pandemia, quando cucinava per i senzatetto con Casa Africa: “Mi ero reso conto che in un periodo in cui noi tutti stavamo in casa nessuno pensava a chi una casa non ce l’aveva. Perché non far sì che questi ragazzi possano studiare gratis, imparare a cucinare con bravi chef o fare i camerieri? Di questo si occupa l’Accademia”.

Non può mancare un lungo passaggio su Ballando con le Stelle, di cui Mariotto è giurato dal 2005. A proposito del rapporto con Milly Carlucci racconta: “Tra noi c’è un affetto fraterno. Riesco a leggere il suo sguardo e a capire se qualcosa la preoccupa. Ci fidiamo l’uno dell’altro e sappiamo che la baracca va portata avanti. E che ogni tanto il mio essere un po’ esagerato e folle aiuta a non cadere nella noia. Con gli anni mi sono reso conto di aver bisogno della sua approvazione, lei per me è come la mamma e io un bambino che fa qualche marachella”.

Spazio poi al gossip, con il presunto triangolo tra Barbara D’Urso, Ornella Muti e Pasquale La Rocca. Mariotto non si sottrae alla domanda e dice la sua: “Barbara è un po’ gelosa, intimamente. A me dà l’idea che l’anno scorso tra lei e Pasquale qualcosa ci sia stato. Pasquale ha un modo tutto suo di coinvolgere l’altro, è un incantatore. Se mai dovessi ballare con qualcuno sceglierei lui, è ipnotico, il più bravo. E la Muti è una diva divina”.

Sull’ex conduttrice Mediaset, il giudizio è decisamente positivo: “È una tigre televisiva, fa la sua parte in modo divertente. E poi funziona, visto che Ballando sta facendo ottimi ascolti”. Mariotto considera inoltre azzeccata la scelta di Milly Carlucci di puntare su D’Urso e Alberto Matano come nuovi giurati. Infine, un passaggio su Selvaggia Lucarelli, oggi impegnata a Mediaset come opinionista del Grande Fratello Vip e attesa alla conduzione de L’Isola dei Famosi. Mariotto racconta che, nonostante “gli alti e bassi” del passato, tra loro si è consolidata “una vera amicizia”.

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Centrosinistra: programma entro novembre, primarie a febbraio. Incontro di 3 ore tra i leader. Nei prossimi giorni i contatti con le forze “extra Campo largo”

30 October 2026 at 14:51

Entro novembre il programma di coalizione, a febbraio le primarie per scegliere il candidato premier. Il campo progressista risponde alle domande rimaste sospese per settimane. La nota congiunta è firmata da tutti i leader del campo largo, definito però nella coalizione che negli ultimi anni si è già presentata insieme alle elezioni comunali e regionali cioè Pd, M5s, Verdi-Sinistra. “Dalla settimana prossima – si legge nella nota – inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre. Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra. Infine abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio con l’obbiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista”. Un patto nato durante una telefonata a 4 tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Il confronto a 4 è durato circa tre ore. All’agenda dei leader si aggiunge anche una manifestazione unitaria sulla legge di Bilancio del governo da organizzare prima di Natale: sarà la prima occasione per presentare le proposte della coalizione. Una mobilitazione – viene spiegato – “per l’alternativa a 4 anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze. La manifestazione sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del paese e alla società civile“.

Nella riunione, da questo punto di vista, è stato sciolto anche un altro nodo. Quello del perimetro della coalizione. Al tavolo saranno rappresentate tutte quelle forze che vogliono “costruire l’alternativa alla destra” e che sono in Parlamento. Insomma, quelle che hanno un gruppo o una componente. “Non si è fatto il nome di Renzi o di altri” viene riferito all’AdnKronos. Anche perchè il lavoro potrebbe intanto essere affidato agli sherpa. Comunque, secondo la “cornice” individuata oggi, le forze che hanno una loro rappresentanza in Parlamento al momento sono proprio Casa Riformista di Matteo Renzi, la componente di Più Europa di Riccardo Magi e poi le due costituite negli scorsi giorni al Senato: la componente “Avanti Psi – Progetto Civico Italia” di Enzo Maraio e Alessandro Onorato e quella di Rifondazione di Maurizio Acerbo. Restano fuori Più Uno di Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli e Primavera di Vincenzo Spadafora. L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate è al lavoro per trovare una sintesi dell’area centrista sia in vista del tavolo del programma che delle primarie e soprattutto per la lista da presentare alle elezioni. Anche oggi sono proseguiti i contatti con “gli altri extra campo largo” per provare a organizzare un incontro, “magari prossima settimana”.

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Le prime parole pubbliche di Christa Pike dopo la fallita esecuzione: “Provo un dolore costante”

La donna sopravvissuta a un'iniezione letale in Tennessee il mese scorso: “Ferita dall'incompetenza che ha messo così tante persone in questa terribile situazione. Continuo a pensare alla famiglia della mia vittima e al terribile dolore e alla perdita che hanno subito”

Finanza in lutto per il nuovo aumento della Tobin tax sulle transazioni: “Surreale”. Ma col precedente raddoppio +94% di gettito

30 October 2026 at 14:32

Il nuovo raddoppio della Tobin tax deciso dal governo nella legge di bilancio scatena il pianto del mondo finanziario. L’aumento dell’imposta sulle transazioni finanziarie, che colpisce gli acquisti di azioni, porta l’aliquota sulle operazioni concluse sui mercati regolamentati dallo 0,2 allo 0,4% e quella sulle transazioni fuori mercato dallo 0,4 allo 0,6%. L’aggravio arriva dopo che con la manovra 2026 il governo aveva già raddoppiato le aliquote, portandole rispettivamente dallo 0,1 allo 0,2% e dallo 0,2 allo 0,4%. Viene inoltre aumentata l’imposta sulle operazioni ad alta frequenza, dallo 0,04 allo 0,06%. Ma il governo ha dalla sua il fatto che quell’intervento non ha affatto provocato la paventata fuga verso altri mercati: a fronte di 337 milioni di maggiori entrate annue stimate nella relazione tecnica, nei primi otto mesi di quest’anno dalla tassa sono arrivati 917 milioni, 445 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Segno che la base imponibile ha visto al più una flessione lievissima.

Gli operatori continuano comunque a lamentare che il nuovo aumento rischia di rendere ancora meno attrattiva Piazza Affari, in contrasto con l’obiettivo dichiarato dell’esecutivo di voler rilanciare il mercato dei capitali italiano attraverso la riforma del Testo unico della finanza. Venerdì Stefano Firpo, direttore generale di Assonime, durante l’evento “Più Borsa, più crescita: l’Italia delle 1000 quotate”, ha dichiarato che “mette l’Italia fuori da qualunque competizione, fuori proprio dal gioco. È veramente surreale“. Firpo ha chiamato in causa anche il trattamento fiscale delle azioni proprie, gli strumenti attraverso cui le società possono riacquistare i propri titoli e utilizzarli anche per piani di partecipazione di lavoratori e risparmiatori. Disposizioni che, secondo il direttore generale di Assonime, “non stanno né in cielo né in terra” e finiscono per rendere questo strumento fiscalmente svantaggiato rispetto a quanto avviene in qualsiasi altro Paese.

Le critiche erano già arrivate ieri, all’indomani dell’annuncio dell’aumento delle aliquote. Vincenzo Polidoro, presidente di AssoNEXT, l’associazione delle piccole e medie imprese italiane quotate, aveva chiesto “che nel confronto parlamentare si trovi un equilibrio che preservi l’attrattività del mercato per le pmi quotate e per chi sceglie di investire nell’economia reale”.

Contro il nuovo aumento si è schierata anche AMF Italia, l’associazione degli intermediari dei mercati finanziari che nota come il passaggio all0 0,4% porterebbe l’Italia in cima ai Paesi europei con la fiscalità più sfavorevole per chi investe in azioni e chiede almeno di alzare da 500 milioni a 1 miliardo la soglia di esenzione, allineandola alla definizione di pmi contenuta nel Tuf.

La Tobin tax, introdotta in Italia nel 2013, è un’imposta sulle transazioni finanziarie che prende il nome dall’economista James Tobin, che negli anni Settanta aveva teorizzato un prelievo sui movimenti di capitale. Nel nostro Paese colpisce principalmente gli acquisti di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società con sede legale in Italia, indipendentemente dal luogo in cui avviene la transazione. Non si applica alle azioni di società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro, agli Etf e ai titoli di società italiane con sede legale all’estero.

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“Ho sempre dolore, dappertutto. Non so perché sono sopravvissuta”: Christa Pike parla per la prima volta dall’esecuzione fallita

30 October 2026 at 14:18

“Da quella notte non c’è stato un solo momento in cui non abbia provato dolore. Mi fa male tutto il corpo. Mi fanno male le braccia. Mi fanno male le mani. Mi fa male la gola. Faccio ancora fatica a parlare. E il dolore non è solo fisico. C’è dolore nella mia mente e nella mia anima”. Parla tramite i suoi avvocati Christa Pike, e lo fa per la prima volta da quando il 30 settembre è sopravvissuta a una doppia iniezione letale in Tennessee. Ha affermato di provare un dolore costante da allora, ma si è detta grata per l’amore e il sostegno ricevuti. E ha aggiunto di essere entrata nella camera delle esecuzioni preparata a morire in pace e di essersi risvegliata sola e confusa in un letto d’ospedale.

Pike, 50 anni, ha affermato di non aver mai pensato a una vita dopo la data dell’esecuzione. “Sono profondamente ferita dall’incompetenza che ha messo così tante persone in questa terribile situazione. Continuo a pensare alla famiglia della mia vittima e al terribile dolore e alla perdita che hanno subito”, ha detto Pike. La donna è sopravvissuta a due dosi di pentobarbital mentre lo Stato tentava di giustiziarla per l’omicidio a coltellate della compagna di classe Colleen Slemmer, avvenuto nel 1995. Aveva 18 anni quando, insieme al suo fidanzato, torturò e uccise Slemmer, diventando una delle donne più giovani a essere condannate a morte. Ha dichiarato di essere grata al personale medico che le ha salvato la vita e alle persone che le hanno dimostrato gentilezza. “Non so perché sono sopravvissuta quella notte. Non so cosa succederà dopo. Alcuni giorni, trovare la speranza è più difficile di altri. Per ora, sto cercando di guarire, un giorno alla volta. E mi aggrappo all’amore e alla gentilezza di tante persone che mi hanno ricordato che non sono sola”, ha detto.

Gli avvocati di Pike hanno esortato il governatore del Tennessee, Bill Lee, a commutare la condanna della donna in ergastolo. Lee ha detto ai giornalisti questa settimana: “Sospetto che la sua condanna sarà la stessa di prima, a meno che i tribunali non decidano diversamente”. Lee ha chiesto un’indagine su quanto accaduto durante l’esecuzione fallita e ha rinviato l’altra iniezione letale prevista per quest’anno. La dichiarazione di Pike è stata dettata al suo team legale dall’infermeria del carcere in cui è detenuta. Pike è stata ricoverata in ospedale subito dopo l’esecuzione fallita e poi trasferita nuovamente in carcere presso il Centro di riabilitazione Debra K. Johnson.

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“A Rocco Siffredi ho detto: ‘Hai mostrato il cu*o al mondo e io nuoccio alla tua immagine?’. Fellini? Voleva una gigantessa con tre tette, una nana che fuma, una circense”: così Amanda Lear

30 October 2026 at 14:11

“Cos’è la vita? Un paradosso”. Basterebbe questo aneddoto per sintetizzare l’acume dissacrante di Amanda Lear, svelato in una lunga intervista rilasciata al settimanale D di Repubblica. La scena è grottesca e geniale al tempo stesso. Lei e Rocco Siffredi si accordano per un progetto lavorativo: devono cantare insieme “Parole parole” di Mina. Tutto sembra pronto, finché nel cuore della notte il telefono della cantante squilla. “Una notte mi chiama: ‘Sai Amanda, ci ho ripensato, potrebbe nuocere alla mia immagine'”. La reazione dell’attrice è fulminea, spietata e irresistibile: “Mi viene da ridere e glielo dico: ‘Hai mostrato il culo a tutto il mondo e adesso sono io a nuocere alla tua immagine?’. Robe da pazzi”. Un epilogo inevitabile: “Come è finita? Come sempre, ridendo fino a star male”.

È un manifesto di pura libertà quello che la Lear consegna a D di Repubblica, una rivendicazione di egoismo che sfocia nel disincanto. Come quando rivela il suo metodo infallibile per gestire la noia mondana: “Vuole sapere cosa faccio quando non mi va più di stare in un posto? Sparisco. Me ne vado. Scappo tutte le volte che sento che è il momento di fuggire perché c’è sempre un istante in cui evaporare. Sono a cena e mi annoio? Mi alzo, faccio finta di andare in bagno e cerco l’uscita. Gli altri al tavolo dicono ‘madonna che maleducata’ e io sono già lontana, libera, felice. Un atto di egoismo? No, un manifesto di altruismo: se mi annoio io non escludo che gli altri, vedendomi, pensino: ‘Oddio, ancora questa, non se ne può più'”.

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Le gemelle Giudicessa, protagiste del film “Come un gatto in tangenziale”, di nuovo di fronte a un giudice: accusate per il furto di una carta di credito

30 October 2026 at 14:04

Quando la finzione prende il sopravvento sulla realtà, le conseguenze possono farsi serie. È quello che stanno sperimentando sulla propria pelle Alessandra e Valentina Giudicessa, diventate note al grande pubblico per aver interpretato nel film diretto da Riccardo Milani, “Come un gatto in tangenziale”, il ruolo di due sorelle gemelle, Pamela e Sue Allen, che avevano l’abitudine di commettere piccoli furti.

La stessa fattispecie di reato per cui oggi sono finite davanti a un giudice, con l’accusa, contestata dal pubblico ministero Andrea Beccia, di furto aggravato in concorso e utilizzo indebito della carta di credito sottratta alla cliente di un supermercato il 21 ottobre 2017. Ora, a nove anni di distanza, spetterà proprio al giudice stabilire se dietro a quel fatto si nasconda la mano delle due sorelle.

Questo episodio criminoso non sarebbe l’unico da addebitare ad Alessandra e Valentina Giudicessa. Nel 2019 le due sorelle sono state condannate in primo grado a un anno di reclusione per aver tentato di sottrarre furtivamente a un negozio di abbigliamento diciotto capi, per un valore complessivo di 4.794 euro.

Ora il giudice, che pronuncerà la sua sentenza a fine novembre, dovrà decidere se anche per il fatto avvenuto il 21 ottobre 2017 le due donne sono responsabili. In questo caso, dopo aver sottratto indebitamente la carte di credito a una donna mentre stava facendo la spesa, le gemelle Giudicessa hanno utilizzato la carta per effettuare tre transazioni per un totale di 1.316,50 euro.

Ospite di Francesca Fagnani a “Belve Crime”, Alessandra Giudicessa aveva dichiarato a proposito di quello che era stato l’effetto immediato della loro partecipazione nel film diretto da Riccardo Milano, con protagonisti Paola Cortellesi e Antonio Albanese: “I soldi sono finiti subito. Ci siamo ritrovate come prima, anzi, pure peggio. Perché alla fine ci sono arrivate tutte le denunce della gente che, guardando il film, poi si è ricordata che eravamo andate a rubare davvero…”.

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“Da Del Vecchio messaggio pericoloso: se hai soldi, compri i giornalisti che ti criticano”. L’analisi di Scanzi a Piazzapulita

30 October 2026 at 14:01

“Il senso dell’operazione di Leonardo Maria Del Vecchio era molto preoccupante: comprare quei giornali e quei giornalisti che non sono graditi e che ti fanno le pulci. Se hai soldi, li compri e così smettono di attaccarti o anche soltanto di fare informazione. È un messaggio pessimo“. Sono le parole del giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita (La7), dove ha presentato il suo nuovo saggio “Ora o mai più. 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo” (PaperFirst).

Le parole di Scanzi si riferiscono al tentativo di acquisizione del Fatto Quotidiano da parte di Leonardo Maria Del Vecchio, che ieri ha annunciato la rinuncia all’offerta pubblica di acquisto su Seif, la società editrice del giornale. Il giornalista interpreta l’operazione dell’erede di Luxottica come un segnale allarmante per la libertà dell’informazione: “Noi abbiamo le spalle larghe, qualcun altro no e si fa comprare. Quindi, al di là delle risate che suscita immediatamente Del Vecchio, perché è un personaggio abbastanza surreale, il messaggio sotteso era molto pericoloso. Però è stato respinto con perdite, metaforicamente parlando”.

Nel corso dell’intervista, Scanzi riserva parole altrettanto dure alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a proposito del caso Youssef Siher, arrestato e successivamente scarcerato. Alla domanda di Formigli su quale prova abbia dato Meloni in questa vicenda, Scanzi risponde senza esitazioni: “Ha fatto se stessa. Ha dato la prova di una donna che molto spesso non ha rispetto per le istituzioni, che è profondamente berlusconiana, che non rispetta la magistratura e che spesso la criminalizza. È giustizialista quando le fa comodo e garantista a giorni alterni. Aspetta il settecentesimo grado di giudizio quando si parla di Delmastro e Santanchè, mentre dopo un fermo ha già deciso che Youssef Siher è ‘l’ayatollah dei maranza’, citando uno dei tanti giornali vicini a Giorgia Meloni“.

Secondo Scanzi, la vicenda mette in evidenza anche le contraddizioni della posizione della premier sulla giustizia e sul referendum: “Ha dimostrato che votare per il referendum significava in realtà, come dicevamo noi che abbiamo votato No, difendere la libertà della magistratura. Perché se fosse dipeso soltanto dal separare le carriere, lei dovrebbe essere felice, visto che una giudice ha preso le distanze da una richiesta del pm”.

Formigli sposta quindi la discussione sulle prospettive dell’opposizione e chiede a Scanzi se il campo progressista abbia davvero la possibilità di battere la destra alle prossime elezioni. La risposta è affermativa, accompagnata da una stoccata alla maggioranza e da un avvertimento ai leader progressisti: “Sì, se vuole, lo può battere. Perché dall’altra parte non ci sono Churchill, Roosevelt e Adenauer, ci sono Donzelli, Bignami e Salvini. Quindi basterebbe poco. Bisogna capire soprattutto se lo vogliono Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli“.
Il giornalista critica le divisioni interne alla coalizione: “Mi sembra che stiano perdendo tempo nelle baruffe chiozzotte sul fare le primarie o meno. Devono fare squadra al più presto, perché il tempo è sempre meno. La possibilità c’è, perché è un governo disastroso che sta fallendo e quindi è battibile. Però dall’altra parte non mi sembra che al momento scorgiamo dei particolari fenomeni”.

Ancora più esplicito è il giudizio su Matteo Renzi. Formigli osserva che, con l’attuale legge elettorale, il centrosinistra potrebbe avere bisogno anche di una componente moderata capace di attirare gli elettori del centrodestra delusi dal governo Meloni. Scanzi chiarisce di non avere alcuna preclusione verso quell’elettorato: “Io non sono minimamente contrario ad attrarre anche i moderati. Non mi fido di Matteo Renzi, la mia critica è personale, al soggetto Renzi. Credo che se ti metti in casa Renzi fai scappare gli astenuti, i delusi, buona parte dei Cinque Stelle e di Avs. E poi ti metti in casa uno che, appena entra, la casa te la bombarda“.

Quando Formigli gli fa notare che l’ex presidente del Consiglio è attualmente tra i più aggressivi contro Meloni, Scanzi replica: “Sì, perché adesso va di moda menarlo, ma mi convince poco. Lo fa per egocentrismo. Poi vai a vedere il suo programma: dov’è che va d’accordo con Avs e il M5s?”. Il giornalista indica anche alcune figure che considera compatibili con un ampliamento della coalizione: “Sono d’accordo ad allargare il campo largo, per esempio pensando a Ruffini, a Onorato o a Magi. Ma se ti metti in casa Renzi, Calenda, le Picierno o certi soggetti del Pd riformista fai scappare l’elettorato, anzitutto quello astenuto, che è quello che devi riportare a casa. Secondo te, coloro che hanno smesso di votare tornano a votare se gli dici di votare Renzi? Secondo me no”.
Scanzi spiega che la strada da percorrere è quella di un “radicalismo civico”, capace di intercettare soprattutto i giovani e chi ha perso fiducia nei partiti. “Devi ascoltare questi ragazzi che scendono in piazza e li conquisti con progetti seri e radicali. Dubito che si mettano a votarti se gli dici: ‘Guarda, vota Renzi’. Sono persone che devono reinnamorarsi della politica”.

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“Mia figlia ha la sindrome di Marfan, una malattia terribile e molto rara. Oggi, grazie alle cure, la sua colonna vertebrale è dritta”: Luca Ward racconta le terapie in Francia

30 October 2026 at 13:49

Dalla voce di Massimo Decimo Meridio ne Il Gladiatore a quella di Dante Alighieri. Luca Ward, attore e doppiatore tra le voci più riconoscibili del cinema italiano, è il narratore di Dante Inferno – Immersive Exhibition, la mostra inaugurata il 22 ottobre a Città della Scienza, a Napoli. Un viaggio nell’Inferno della Divina Commedia tra ologrammi, realtà virtuale e installazioni multimediali, durante il quale Ward presta la voce al Sommo Poeta.

Ed è proprio da questa esperienza che prende le mosse la lunga intervista rilasciata a Fanpage, a cominciare dalla scelta della voce da dare a Dante. La sua, senza particolari trasformazioni: “Io doppio tanti attori, non perché me li sono scelti, ma perché me li hanno affidati gli americani, gli inglesi (…). Su Dante ho detto: ‘No, facciamo Luca, però leviamo il dialetto romano, perché sennò non va bene‘. Diventava una cosa pericolosa, mi massacravano. E ho fatto la mia voce, senza modificare nulla, ispirandomi a quello che avevo fantasticato studiando da ragazzo la Divina Commedia”.

La conversazione tocca molti temi. Dalla decisione di registrare la propria voce come marchio sonoro per tutelarsi dagli utilizzi non autorizzati dell’intelligenza artificiale (“Credo di essere stato il primo, purtroppo. E anche in ritardo, perché siamo molto in ritardo su questa roba qua”), all’esperienza nel doppiaggio dei videogiochi, un lavoro che considera particolarmente complesso: “È una cosa difficilissima. Quando vai in sala a doppiare Matrix, per esempio, hai il film e lo vedi, c’è l’attore, lo vedi. Il videogioco no…”. C’è spazio anche per Oggi voglio essere me stesso, lo spettacolo che Ward sta portando in tournée e nel quale racconta aneddoti sul mondo del doppiaggio, coinvolgendo direttamente gli spettatori. “Prendo molto in giro il mio lavoro e anche i miei colleghi, in maniera carina, ovviamente. Ma soprattutto il mio è uno spettacolo interattivo: il pubblico fa parte dello spettacolo“. Chi sale sul palco può infatti cimentarsi nel doppiaggio di celebri personaggi cinematografici, con tanto di filmati, microfoni e copioni.

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Sanità, scoppia la polemica sui fondi in manovra. Regioni e medici contro il governo: “Risorse insufficienti”

30 October 2026 at 13:31

La Sanità è il primo terreno di scontro sulla manovra del governo Meloni. Regioni, medici e opposizioni denunciano che le risorse annunciate non bastano e che i voucher da 300 euro per gli anziani favoriranno il ricorso alle strutture private a scapito degli ospedali pubblici. I numeri: per il 2027 il Fondo sanitario nazionale raggiungerà 146,3 miliardi, con un incremento di 3,4 miliardi. Ma uno era già stato stanziato nella precedente legge di bilancio: le nuove risorse sono dunque 2,4 miliardi, contro i 6,8 chiesti dalle Regioni e i 5,5 indicati dallo stesso ministro della Salute Orazio Schillaci. A questi stanziamenti si aggiungono 1,6 miliardi per i voucher sanitari destinati appunto agli ultrasettantacinquenni con pensioni fino a 28mila euro, per aiutarli a pagare prestazioni non coperte dal servizio pubblico, che però non vanno confusi con finanziamenti diretti agli ospedali. La maggioranza, ovviamente, difende la manovra rivendicando “stanziamenti record”. L’ultimo è Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia: “Chi afferma che abbiamo preferito investire nelle armi anziché nella sanità mente sapendo di mentire”. E ricorda che il Fondo è passato da circa 125,4 miliardi nel 2022 a quasi 143 nel 2026, oltre 17 miliardi in più. Le cifre tornano, ma il record che raccontano è soltanto nominale: l’inflazione ha assorbito parte degli aumenti e l’incidenza del Fondo sul Pil è scesa dal 6,27% del 2022 al 6,14% del 2026. Secondo la Fondazione Gimbe, mantenendo costante la quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità, nel quadriennio 2023-2026 il servizio pubblico avrebbe ricevuto complessivamente 18,8 miliardi in più.

Secondo Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, con la nuova finanziaria “addirittura torniamo indietro”. Il problema è anche come vengono presentati i finanziamenti. Il bonus da 300 euro, spiega, “non può essere cumulato all’interno del Fondo sanitario nazionale”. Si tratta infatti di “un sussidio a parte, le cui modalità di utilizzo mi lasciano molto perplesso”. Se servisse a pagare prestazioni già garantite dal servizio pubblico, aggiunge, “non va bene per nulla”. Il timore è che lo Stato finisca per sovvenzionare il ricorso al privato senza risolvere le cause delle liste d’attesa. Le perplessità arrivano anche dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il presidente Filippo Anelli riconosce che il finanziamento raggiunge una cifra “storica”, ma ricorda che “i professionisti chiedevano un intervento straordinario per sbloccare le assunzioni e soprattutto allineare gli stipendi alla media europea”. E avverte: “Nel 2027 arrivano 3,4 miliardi che copriranno sicuramente gli aumenti dei costi energetici, ma non consentiranno altri interventi, per esempio per la riduzione delle liste d’attesa”. Sul sostegno alle persone fragili, tuttavia, apre a un possibile utilizzo delle risorse per consentire ai cittadini meno abbienti di ottenere prestazioni quando le attese nel pubblico diventano eccessive.

Critiche alla manovra arrivano anche da Michele de Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, che chiama alla mobilitazione anche i governatori regionali di centrodestra. “Rompono l’universalità, aumentano l’iniquità. C’è la volontà di distruggere il sistema sanitario pubblico”, ha detto in un’intervista a Repubblica. E sui voucher da 300 euro avverte: “Di fatto segna la resa dell’universalità del servizio sanitario e prova a nasconderne il fallimento dietro al piccolo bonus”. Per de Pascale, il governo ha preferito interventi di consenso agli investimenti necessari per garantire le cure. Teme anche uno scontro tra Nord e Sud per spartirsi risorse insufficienti e fa un appello ai colleghi: “Non guardare all’appartenenza politica e dare battaglia in modo unitario per cambiare questo pezzo di manovra sanitaria”. All’attacco della manovra va tutta l’opposizione, dal M5s a Iv, da Avs al Partito democratico. L’ex ministra Beatrice Lorenzin denuncia: “Un bonus non assume un infermiere e non prende in carico un malato cronico”. La responsabile Salute del Pd, Marina Sereni, accusa invece il governo di destinare alla sanità pubblica meno della metà delle risorse richieste dal ministro Schillaci: “Con queste cifre, che sembrano peraltro in parte già vincolate, non si coprono i costi del rinnovo dei contratti, dell’aumento dell’energia, dei farmaci più moderni e innovativi”. La conclusione è un’accusa politica: “Il Governo Meloni dimentica e abbandona chi soffre, dà uno schiaffo ai professionisti sanitari e sociosanitari del SSN e fa i regali alla sanità privata”.

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È morto Matteo Coletto, il campione italiano di balli caraibici. L’addio della compagna di ballo Annalisa: “Le ha provate tutte in questo ultimo anno, è stato un calvario”

30 October 2026 at 13:26

Giovedì mattina, poco prima delle cinque, è morto all’età di 76 anni Matteo Coletto, volto storico dell’associazionismo locale e pluricampione italiano di danze caraibiche nelle specialità della salsa cubana e della bachata. A essergli fatale è stato un tumore diagnosticatogli lo scorso mese di agosto, che ha interrotto bruscamente la sua lunga carriera sulle piste da ballo.

Coletto viveva da solo in via Ceron 22 a Villanova, in compagnia del suo inseparabile gatto. Dopo anni di cassa integrazione, aveva da poco raggiunto il traguardo della pensione chiudendo la sua esperienza lavorativa come operaio presso l’azienda Diwar di Villanova. L’ultimo anno è stato segnato dal rapido e inesorabile aggravarsi delle sue condizioni cliniche. “Le ha provate tutte in questo ultimo anno, che è stato un calvario”, racconta Annalisa Masiero, originaria di Sambruson di Dolo, per anni sua inseparabile compagna di ballo e amica fraterna. “Si è curato allo Iov, ha fatto le chemio ed ha ricevuto le cure palliative ma non c’è stato nulla da fare”.

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Oleshky, iniziata l’evacuazione dei 2 mila abitanti della città martire: 25 autobus per sfollare 750 persone. “Chi resterà riceverà sostegno umanitario”

30 October 2026 at 13:25

E’ cominciata l’evacuazione umanitaria a Oleshky. Sotto una pioggia battente, centinaia di civili rimasti intrappolati da mesi nella città sulla linea del fronte nel sud dell’Ucraina, minacciati dalla fame e sottoposti a bombardamenti incessanti, si sono radunati nei pressi dell’ospedale cittadino in attesa di salire sui pullman. I coordinatori principali dell’operazione, la russa Yana Lantratova e l’ucraino Dmytro Lubinets, hanno annunciato che l’operazione ha avuto inizio dopo lo sminamento delle strade locali. Lantratova ha dichiarato in un video diffuso dall’agenzia di stampa statale russa Tass che le persone disposte a lasciare Oleshky stanno salendo sugli autobus, mentre coloro che rimangono riceveranno aiuti. Secondo le autorità, nella città vivono ancora circa 2mila persone. Una tregua localizzata nella regione meridionale ucraina di Kherson è in vigore da 4 giorni e dovrebbe protrarsi fino a domenica sera. “Chiunque desideri lasciare Oleshky avrà l’opportunità di farlo in sicurezza”, hanno affermato Mosca e Kiev in dichiarazioni identiche. “Chi sceglierà di restare potrà farlo e riceverà tutto il sostegno umanitario di cui ha bisogno”, hanno aggiunto.

Lo sminamento dei percorsi designati per l’accesso alla città è stato completato nella tarda serata di giovedì, hanno affermato i funzionari, aggiungendo che due persone sono rimaste uccise durante i lavori. Lubinets ha dichiarato che l’evacuazione sarebbe proseguita fino alle 14:00 ora locale e che la distribuzione degli aiuti sarebbe iniziata 30 minuti dopo. Non è chiaro se si riferisse all’ora ucraina o all’ora della Russia occidentale, che è un’ora avanti. Il percorso che gli sfollati avrebbero seguito non è stato reso noto. Una volontaria di Oleshky, Ksenia Arkhipova, ha dichiarato giovedì ad Associated Press che circa mille residenti le avevano comunicato di voler lasciare la città. Ha aggiunto che era importante che la delegazione ucraina fosse presente a Oleshky perché molti residenti temono che le autorità russe possano interrogarli o arrestarli.

La drammatica situazione di Oleshky ha attirato l’attenzione internazionale. La first lady americana, Melania Trump, ha annunciato venerdì scorso la tregua locale. Una settimana prima, papa Leone XIV, appena tre giorni dopo l’intervento chirurgico per un tumore ai polmoni, aveva parlato con Vladimir Putin, chiedendo un cessate il fuoco che consentisse di evacuare la città. La tregua locale è entrata in vigore martedì e funzionari russi e ucraini si sono recati insieme, per la prima missione del genere, in una città sulla linea del fronte per evacuare i civili. L’esercito russo ha impiegato due giorni per sminare le strade di accesso. Successivamente, giovedì sera, Lubinets e Lantratova sono partiti con una flotta di 25 autobus, in grado di trasportare 750 persone, ambulanze per i malati e le persone con difficoltà motorie e camion carichi di aiuti umanitari.

I preparativi per l’evacuazione erano in corso da maggio, ha scritto giovedì su Telegram Lantratova, mentre si metteva in viaggio verso Oleshky. “La partenza di oggi è il risultato di mesi di negoziati e di un duro lavoro, senza i quali questa missione non sarebbe stata possibile”. Lubinets è il primo funzionario ucraino a visitare la Russia e i territori ucraini occupati dai russi dall’inizio dell’invasione su vasta scala del 2022. «È importante capire che cosa sta succedendo sul terreno e fare tutto il possibile affinché l’accordo raggiunto venga attuato», ha scritto il parlamentare ucraino su X.

Oleshky si trova sulla riva sud-orientale del fiume Dnipro, nell’Ucraina meridionale, dove il corso d’acqua segna la linea del fronte tra i due eserciti in guerra. La città è sotto occupazione russa dall’invasione su vasta scala del 2022. Sulla riva opposta del fiume si trova Kherson, centro molto più grande, presa dalla Russia e successivamente riconquistata dalle forze ucraine. Al momento dell’invasione, Oleshky contava circa 24.000 abitanti, ma la maggior parte di loro era fuggita nelle prime fasi della guerra. Con il crescente predominio dei droni in questa guerra, Oleshky si trova proprio all’interno della cosiddetta «kill zone», la zona di morte che si sta progressivamente estendendo tra le due parti: un’area in gran parte abbandonata dai civili, nella quale qualsiasi cosa si muova sul terreno può essere individuata dall’alto e diventare un bersaglio.

Un cessate il fuoco è in vigore da martedì. Le forze russe, che controllano la città e la regione circostante, hanno iniziato a sminare le strade di accesso e a organizzare il trasporto su camion degli aiuti umanitari, compresi medicinali e generi alimentari. Agli abitanti è stato comunicato di prepararsi a partire in autobus venerdì. Il percorso concordato per l’evacuazione attraversa territori controllati dalla Russia, pertanto sono state coinvolte soltanto le forze russe. Gli ucraini hanno avvertito che i civili temono che l’evacuazione possa comportare il loro arresto o subire vessazioni da parte dei russi, oppure che la Russia possa rendere difficile il loro ritorno in Ucraina.

La Russia stava dando una sistemata a Oleshky in vista dell’arrivo, venerdì, di persone non russe e delle loro videocamere, ha scritto su X Mariam Lambert, ex diplomatica e direttrice della Emile Foundation, un’organizzazione benefica che lavora per aiutare i bambini separati dalle loro famiglie a causa della guerra. Lambert ha riferito che un abitante di Oleshky le aveva raccontato che i russi stavano pulendo le strade, ridipingendo gli edifici e “cercando di creare una bella immagine nel mezzo dell’inferno”.

Roman Kostenko, parlamentare e presidente della commissione per la Difesa e l’intelligence del Parlamento ucraino, ha dichiarato che esistono preoccupazioni sul fatto che il cessate il fuoco possa consentire all’esercito russo di rifornire e avvicendare le proprie truppe nella zona, comprese quelle schierate sulle isole del delta del Dnipro. “Sappiamo che il nemico sfrutterà questa situazione a proprio vantaggio”, ha dichiarato Kostenko. “Credo che cercheranno di effettuare un avvicendamento delle truppe, portare altre forze, riorganizzarsi e occupare posizioni migliori. Perciò dovremo tenerli d’occhio”.

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Maxi rissa nel Parlamento armeno: è la terza questo mese. Emorragia nasale per un deputato

30 October 2026 at 13:17

Maxi rissa tra esponenti del governo e dell’opposizione nel Parlamento armeno. In particolare, secondo i media locali, il deputato filogovernativo Taron Chakhoyan di “Patto Civico” ha preso in giro la famiglia del leader dell’opposizione Narek Karapetyan (Armenia Forte) e da questo episodio è nato lo scontro. Il presidente dell’Assemblea Nazionale Ruben Rubinyan ha tentato in un primo momento di non sospendere la seduta, ma quando la tensione è esplosa lo stop è stato inevitabile. I giornali armeni parlano di un’emorragia nasale per un deputato dell’opposizione e di abiti strappati per un altro. Questa è la terza rissa in Parlamento che avviene in questo mese.

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“Devo riemergere per i miei bambini. Devo lavorare e continuare a vivere per loro e anche per me”: così Giusina Battaglia a “È sempre mezzogiorno” dopo la morte del marito

30 October 2026 at 13:15

Giusina Battaglia è tornata in tv per la prima volta dopo la scomparsa del marito Sergio Colicchio, morto all’improvviso solo due settimane fa. Per il suo ritorno a “È sempre mezzogiorno” la cuoca ha deciso di fare però solo una piccola incursione davanti alla telecamere, dopo essere andata a salutare chi lavora al programma nel dietro le quinte. Per Battaglia, infatti, è stata un’occasione per ringraziare il pubblico per l’affetto e la vicinanza che le ha donato in questi giorni particolarmente difficili per lei.

“Voi sapete che noi siamo una bella famiglia. Dietro le quinte è venuta a salutarci la nostra adorata Giusina, che come sapete vive un momento duro e faticoso” ha spiegato Antonella Clerici in apertura della puntata di venerdì 30 ottobre, prima di domandare alla cuoca: “Vuoi venire a ringraziare il pubblico prima di fare una puntata come tuo solito?“.

Così Giusina Battaglia è comparsa in video, accolta da un abbraccio della padrona di casa. “Come stai? È una domanda pleonastica, ma te la devo fare” ha chiesto allora Clerici. “Un passo alla volta. È una situazione nuova, però devo riemergere per i miei bambini. Devo lavorare, devo continuare a vivere per loro e anche per me, perché non devo deprimermi” ha spiegato Battaglia.

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