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Elezioni in Brasile, Bolsonaro Jr: “Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”

26 October 2026 at 20:49

Flávio Bolsonaro denuncia di essere stato fermato dalla Polizia federale brasiliana, che gli avrebbe ordinato di consegnare i passaporti e gli avrebbe vietato di lasciare il Paese. Il senatore, sconfitto alle presidenziali da Luiz Inácio Lula da Silva, ha raccontato l’episodio sui social. Intanto Donald Trump mette in dubbio la regolarità delle elezioni, definendole apparentemente truccate, senza presentare prove.

Gli agenti all’uscita dall’abitazione di Jair Bolsonaro, che si trova agli arresti domiciliari

Flávio Bolsonaro sostiene di non poter più lasciare il Brasile. Il senatore, sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali, ha denunciato sui social di aver ricevuto dalla Polizia federale l’ordine di consegnare i propri passaporti e il divieto di espatrio. Secondo il suo racconto, gli agenti lo avrebbero fermato mentre usciva dall’abitazione del padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari.

“Stamattina sono andato a trovare mio padre, che come sapete è agli arresti domiciliari. E mentre stavo uscendo, la Polizia Federale di Lula era alla sua porta, in mezzo alla strada. Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”, ha raccontato il senatore in un video pubblicato sui social.

La richiesta di consegnare i documenti arriva all’indomani della sconfitta elettorale contro Lula, riconfermato alla guida del Paese. Flávio Bolsonaro ha riferito di aver ricevuto l’intimazione dagli agenti, ma dal suo racconto non emerge che i passaporti fossero già stati materialmente ritirati.

Elezioni in Brasile, Trump: “Voto irregolare”

Nel frattempo, anche Donald Trump interviene sulle presidenziali brasiliane, contestando la regolarità del voto. Il presidente degli Stati Uniti ha sostenuto che le elezioni gli siano sembrate truccate, senza tuttavia fornire prove di irregolarità.

“Le elezioni hanno dato un’impressione pessima”, ha dichiarato Trump prima di partire per il Mississippi, dove era atteso per un comizio. Il presidente americano ha affermato di non aver sostenuto nessuno dei due candidati, ma di considerare il processo elettorale sospetto. Nonostante le critiche, Trump ha espresso apprezzamento per il presidente brasiliano. “Mi piace Lula, vado d’accordo”, ha dichiarato, tornando però a contestare il voto, da lui definito segnato da pratiche “estremamente corrotte”.

“A mio avviso è stato uno spettacolo terribile”, ha aggiunto il presidente americano.

Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre Flávio Bolsonaro contesta la sconfitta e denuncia il provvedimento che, secondo quanto riferito dal senatore, gli impedirebbe di lasciare il Brasile.

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Brasile, Borsa a picco dopo la rielezione di Lula: -17% e scambi sospesi

26 October 2026 at 14:35

Terremoto finanziario in Brasile all’indomani della vittoria elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva. La Borsa di San Paolo è arrivata a perdere circa il 17%, costringendo la B3 ad attivare il meccanismo automatico di sospensione delle contrattazioni. Non accadeva dal marzo 2020, durante la pandemia di Covid-19.

Il mercato interrompe gli scambi al -10% e riapre dopo 30 minuti: poi l’Ibovespa affonda

La rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva scatena una brusca reazione dei mercati finanziari brasiliani. Lunedì 26 ottobre, all’indomani del voto, l’indice Ibovespa, principale riferimento della Borsa di San Paolo, è arrivato a perdere circa il 17%, provocando una delle sedute più difficili degli ultimi anni.

La B3, società che gestisce la Borsa brasiliana, ha attivato il cosiddetto circuit breaker, il meccanismo automatico che interrompe temporaneamente le contrattazioni quando il mercato registra ribassi particolarmente pronunciati. Il primo stop è scattato dopo una perdita del 10% rispetto alla chiusura precedente, con una sospensione iniziale di 30 minuti.

Alla ripresa delle operazioni, le vendite hanno continuato a colpire i titoli brasiliani, portando l’Ibovespa a sfiorare il -17%. Il meccanismo di emergenza non veniva attivato dal marzo 2020, quando la pandemia di coronavirus aveva provocato fortissime oscillazioni sui mercati internazionali. Durante la sospensione vengono temporaneamente interrotte le negoziazioni di azioni, alcuni strumenti derivati e titoli a reddito fisso privati. La misura serve a consentire agli operatori di riassorbire almeno in parte le forti oscillazioni dei prezzi prima della ripresa degli scambi. Il crollo arriva dopo la vittoria di Lula alle elezioni presidenziali di domenica 25 ottobre, un risultato che ha sorpreso una parte degli investitori e innescato una forte ondata di vendite sugli asset brasiliani.

Il ribasso di circa il 17% rappresenta il livello raggiunto dall’indice durante la seduta di lunedì, non un dato definitivo di chiusura.

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La “sentenza” di Salvini prima del voto: “Bolsonaro può diventare presidente, era a Pontida. Vucic è un amico”

26 October 2026 at 11:36

“Oggi si vota in Brasile e in Serbia. Quello che può diventare il presidente del Brasile era a Pontida l’anno scorso con la maglietta di Alberto da Giussano, e quello che può essere riconfermato in Serbia è un amico“. Matteo Salvini, durante il discorso al Congresso della Lega che lo ha visto vincere, ha parlato delle elezioni in Brasile e in Serbia, e in particolare del candidato di destra, Flavio Bolsonaro, e del presidente uscente, Aleksandar Vučić.

Sui social, con ironia, si fa riferimento alla ormai proverbiale capacità del leader della Lega di indovinare al contrario il risultato di partite, gare sportive ed elezioni.

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Lula rieletto in Brasile, dalla lotta contro le Big Tech alla sanità pubblica: così vuole ricostruire il Paese

26 October 2026 at 11:18

Luiz Inácio Lula da Silva conquista il quarto mandato alla presidenza del Brasile e traccia le priorità del nuovo governo: regolamentazione delle big tech, lotta alla criminalità, riforma dell’istruzione, sviluppo dell’intelligenza artificiale, investimenti nella sanità e dialogo con il Parlamento. Il presidente progressista ha sconfitto al ballottaggio il candidato conservatore Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ottenendo il 51,79% dei voti contro il 48,21% dell’avversario. Una vittoria che segna anche un precedente nella storia democratica brasiliana: per la prima volta un candidato arrivato secondo al primo turno è riuscito a ribaltare il risultato al ballottaggio.

Tra le priorità annunciate da Lula figura una maggiore regolamentazione delle grandi piattaforme tecnologiche. Il presidente ha denunciato il potere esercitato dalle multinazionali digitali, chiedendo regole più severe sul pagamento delle imposte, sulla diffusione dei contenuti e sulle possibili interferenze nei processi elettorali. “Non possiamo permettere che esistano aziende gigantesche, che guadagnano milioni e miliardi, non paghino alcuna imposta a questo Paese e cerchino di influenzare il risultato elettorale”, ha dichiarato Lula, sostenendo inoltre che i reati commessi online debbano essere perseguiti con la stessa attenzione riservata a quelli commessi nella vita reale. Durante la campagna elettorale, lo staff del presidente ha accusato Meta, società proprietaria di Facebook, Instagram e WhatsApp, di aver penalizzato la visibilità dei suoi contenuti attraverso gli algoritmi delle piattaforme. Si tratta di contestazioni avanzate dalla campagna di Lula e respinte dall’azienda.

Un altro punto centrale del programma riguarda la sicurezza pubblica. Lula ha annunciato l’intenzione di ricostituire un ministero della Sicurezza, rafforzando il ruolo del governo federale nel contrasto alla criminalità, una responsabilità storicamente affidata soprattutto ai singoli Stati brasiliani. L’obiettivo dichiarato è migliorare il coordinamento delle forze dell’ordine e garantire maggiore protezione ai cittadini. Sul fronte dell’istruzione, il presidente intende ampliare l’accesso alla scuola e rafforzare l’insegnamento delle materie scientifiche, con particolare attenzione alla matematica e all’ingegneria.

A questa strategia si collega il progetto di sviluppare un’intelligenza artificiale brasiliana, riducendo la dipendenza dalle tecnologie statunitensi e cinesi. Lula vuole sfruttare il potenziale del Paese nella produzione di energia rinnovabile per attrarre centri di elaborazione dati e sostenere la crescita di un’infrastruttura tecnologica nazionale. Lula ha inoltre annunciato l’intenzione di rafforzare il programma di sostegno economico agli studenti Pé-de-Meia, estendendolo anche agli universitari, e di ampliare l’istruzione a tempo pieno fino alla scuola secondaria superiore.

La modernizzazione della sanità pubblica rappresenta un altro obiettivo del nuovo mandato. Lula ha promesso di rafforzare il Sistema sanitario unico brasiliano (SUS), puntando soprattutto sul miglioramento delle diagnosi e delle terapie oncologiche. Tra i progetti annunciati figura la costruzione di un ospedale intelligente in collaborazione con l’Università di San Paolo, sostenuta finanziariamente dalla Nuova Banca di Sviluppo dei Brics, guidata dall’ex presidente Dilma Rousseff. Prevista anche la realizzazione di 15 unità di terapia intensiva intelligenti, con l’obiettivo di migliorare la tempestività degli interventi e ridurre le morti legate ai ritardi nelle cure.


Nel programma del presidente trovano spazio anche la tutela ambientale, il contrasto alla deforestazione, gli investimenti nelle energie rinnovabili e il rafforzamento dell’economia digitale. Lula intende inoltre proseguire nelle politiche di sostegno ai redditi, nell’espansione dei programmi sociali e negli investimenti infrastrutturali. Sul piano politico, una delle sfide principali sarà il rapporto con il Parlamento, dove il Partito liberale di Bolsonaro ha rafforzato la propria presenza e il fronte conservatore dispone di un peso significativo. Lula ha assicurato di voler collaborare con le forze politiche elette, anche di orientamento opposto, per ottenere l’approvazione delle riforme. Infine, il presidente ha annunciato un cambiamento nella comunicazione istituzionale, con un maggiore utilizzo delle piattaforme digitali e un dialogo più diretto con i cittadini. L’obiettivo dichiarato è ampliare la partecipazione popolare alle decisioni dell’esecutivo.

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Lula fa poker: una rimonta senza precedenti, ma la sfida più difficile comincia ora

26 October 2026 at 09:33

Quattro elezioni presidenziali vinte. Due contro la famiglia Bolsonaro. E una storia politica che, ancora una volta, sembra sfidare le leggi dell’usura del potere. A ottant’anni, Luiz Inácio Lula da Silva conquista il suo quarto mandato alla guida del Brasile, battendo Flávio Bolsonaro con il 51,79% dei voti contro il 48,21%. Oltre 64 milioni di brasiliani hanno scelto il presidente uscente, permettendogli di ribaltare un risultato che lo aveva visto arrivare secondo al primo turno.

Una rimonta senza precedenti nella storia delle presidenziali brasiliane dal ritorno delle elezioni dirette nel 1989. Una vittoria che va oltre i confini nazionali. Perché Lula non ha sconfitto soltanto il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ma ha inflitto una battuta d’arresto anche a Donald Trump, che nella famiglia Bolsonaro ha individuato uno dei suoi principali alleati ideologici in America Latina.

Il presidente statunitense non ha mai nascosto la propria ostilità nei confronti di Lula. Nel 2025, Washington ha imposto pesanti dazi sui prodotti brasiliani e sanzioni contro il giudice Alexandre de Moraes, protagonista dei procedimenti giudiziari contro Jair Bolsonaro. Pressioni economiche e diplomatiche che hanno finito per rafforzare uno degli argomenti centrali della campagna del presidente brasiliano: la difesa della sovranità nazionale contro le ingerenze straniere.

Lula ha così trasformato lo scontro con Washington in una questione di dignità politica. Il Brasile, ha ribadito dopo la vittoria, non è il cortile di casa di nessuno. Un messaggio rivolto a Trump, ma anche a un’America Latina che conosce bene il peso delle interferenze statunitensi nella propria storia. La giornata elettorale, tuttavia, è stata tutt’altro che tranquilla. Le forti piogge e i problemi del trasporto pubblico hanno ostacolato l’accesso ai seggi in diverse città, portando il Tribunal Superior Eleitoral ad autorizzare una proroga delle votazioni (prima volta nella storia).

Dopo la proclamazione dei risultati, Flávio Bolsonaro ha rifiutato di riconoscere la sconfitta, chiedendo l’annullamento delle elezioni e annunciando una battaglia legale. Un copione che il Brasile conosce fin troppo bene. L’8 gennaio 2023, migliaia di sostenitori di Jair Bolsonaro assaltarono le sedi delle principali istituzioni democratiche a Brasília, contestando il ritorno di Lula al potere. Non significa che la storia sia destinata a ripetersi ma dimostra quanto la delegittimazione del voto continui a occupare un posto centrale nella strategia politica del bolsonarismo. Perché Lula ha sconfitto due Bolsonaro, ma non ha sconfitto il bolsonarismo.

Quasi sessanta milioni di voti rappresentano una forza politica e sociale che sarebbe ingenuo sottovalutare. E il risultato delle elezioni legislative del primo turno rende il quadro ancora più complesso. Il Partido Liberal, la formazione della famiglia Bolsonaro, è diventato il primo partito alla Camera con 121 deputati, contro gli 88 della federazione guidata dal Partido dos Trabalhadores. Al Senato, il PL dispone di 28 seggi, mentre il PT ne conta appena dieci. Numeri che consegnano a Lula un Congresso a maggioranza conservatrice, nel quale ogni riforma richiederà negoziati, compromessi e alleanze con forze politiche spesso lontane dal programma del presidente. La sfida dei prossimi quattro anni sarà dunque governare un Paese nel quale la sinistra ha conquistato la presidenza, ma la destra conserva un enorme potere parlamentare. Una contraddizione che potrebbe condizionare le politiche sociali, ambientali ed economiche del nuovo mandato, oltre a esporre il governo a continue tensioni istituzionali.

Eppure, proprio in questo scenario, la vittoria di Lula assume un significato straordinario. Nel 2002, un ex operaio metallurgico, sindacalista, proveniente da una famiglia impoverita del Nordeste, arrivava alla presidenza di uno dei Paesi più disuguali del mondo. Ventiquattro anni dopo, quello stesso uomo continua a rappresentare un punto di riferimento per milioni di brasiliani.

Durante la campagna elettorale, Flávio Bolsonaro ha deriso la mano sinistra del presidente, mutilata dopo un incidente sul lavoro quando era ancora un giovane operaio. I sostenitori di Lula hanno trasformato quella stessa mano in un simbolo di resistenza. Un’immagine potente: il corpo di un lavoratore che porta i segni della fabbrica e che, contro ogni gerarchia sociale, è arrivato a esercitare il potere.

Non significa che Lula sia immune da critiche. I suoi governi hanno contribuito a ridurre la povertà e ad ampliare la protezione sociale, ma hanno anche dovuto confrontarsi con contraddizioni irrisolte, dal peso dell’agrobusiness ai conflitti ambientali e territoriali. La sua rielezione rappresenta comunque una vittoria importante per la sinistra latinoamericana, dopo una serie di sconfitte elettorali e in un continente nel quale le destre radicali cercano di consolidare la propria influenza anche attraverso l’alleanza con Washington.

Lula ha vinto ancora. Contro la famiglia Bolsonaro, contro i pronostici del primo turno e contro le pressioni di Trump. Ma la sfida più difficile comincia adesso: governare con un Congresso ostile, difendere la sovranità del Brasile e dimostrare che la democrazia può ancora migliorare concretamente la vita delle persone. Perché vincere le elezioni è una conquista. Trasformare quella vittoria in un futuro diverso per il Paese è la vera sfida politica.

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Il Brasile si ribella agli Usa: Lula rieletto presidente, ma Bolsonaro vuole l’annullamento del voto. Gli esperti: “Ora l’America Latina ha una diga anti-egemonica”

26 October 2026 at 07:31

Il Brasile non cede alle pressioni Usa e frena l’offensiva reazionaria in America Latina. Il presidente Luiz Inácio ‘Lula‘ Da Silva è stato rieletto con il 51,79% dei voti (64.256.232 in totale) mentre il senatore Flávio Bolsonaro, che risultava leggermente favorito nei sondaggi, si è fermato con il 48,21% (59.826.041 voti). Li separa poco più di un punto percentuale, cioè 4.430.191 voti. Lula, partito in svantaggio al primo turno, ha avuto la meglio nelle regioni del nordest del Paese – eccezion fatta per Roraima – con vittorie più marcate in Piauí e Bahia.

“Non esistono due Brasile. Siamo un unico Paese, un unico popolo, una grande nazione”, ha detto Lula dopo l’annuncio dei risultati, sottolineando: “Non interessa a nessuno vivere in un Paese diviso e sotto un permanente stato d’assedio“. Il presidente, eletto per la quarta volta all’età di 80 anni, chiama ad “abbassare le armi” ma, nello stesso tempo, denuncia l'”intromissione venuta dall’esterno” oltre alla “fabbrica di disinformazione” scatenata contro la sua candidatura.

Bolsonaro come Jair

Bolsonaro però non riconosce il risultato e punta all’annullamento del voto su via giudiziaria, seguendo lo schema attuato nel 2022 dal padre Jair (sfociato mesi dopo nell’assalto al Congresso). “Quanto accaduto oggi non è normale”, lamenta il senatore del Partito liberale, che ritiene “impossibile riconoscere le elezioni a queste condizioni” e chiederà quindi “l’annullamento del voto”. Il bersaglio resta il Tribunale supremo elettorale, che su richiesta di entrambi i candidatiha esteso l’orario del voto dalle 17 alle 19 in diversi seggi causa blackout, temporali e assenza di trasporti che avrebbero impedito il voto a numerosi elettori nei seggi di São Paulo, Minas Gerais, Río de Janeiro e altri. Il senatore parla di trattamento diseguale e regole truccate “arbitrariamente”. “Non saprò mai – dice – quanti voti avrei potuto prendere negli stati in cui i seggi sono stati riaperti”. In seguito, il Tribunale supremo elettorale, attraverso il giudice Cristiano Zanin, ha chiarito che la misura ha riguardato i “seggi ancora in funzione” e che “nessun’urna chiusa è stata riaperta”. “Occorreva preservare il diritto al voto di tutti”, ha osservato.

Trump insinua brogli ma gli alleati regionali non lo seguono

Interviene anche il presidente Usa Donald Trump, che denuncia presunte irregolarità mediante l’applicazione del “manuale di Joe Biden” in Brasile. “Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno – ha osservato Trump – ed era chiaramente favorito per vincere al secondo. Ma i comunisti non mollano il potere una volta che ce l’hanno”. Tuttavia alcuni alleati di Trump, come i presidenti José Antonio Kast (Cile) e Keiko Fujimori (Perù), hanno riconosciuto apertamente la vittoria di Lula alla parti degli altri governi della regione. Esulta anche il leader cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez, che parla di “vittoria storica” e assicura: “Può il Brasile contare su Cuba nella costruzione di una Patria grande”.

Una diga anti-egemonica

Fonti del Partito dei lavoratori consultate da ilfattoquotidiano.it affermano che, con la vittoria di Lula, il Brasile si afferma come una “diga anti-reazionaria” nella regione. Lo affermano anche analisti politici come Talya Iscan ed Estefanía Veloz, che parlano di “un respiro strategico per i governi progressisti della regione”, come il Messico, e del “consolidamento di un blocco di Paesi che non intende delegare la tutela della sicurezza regionale agli Stati Uniti”. Nei media dell’America Latina si parla anche della “possibilità di battere l’ultradestra” alle urne dopo sette elezioni consecutive vinte dai candidati pro Trump. “Dovrà sedersi a tu per tu con Lula”, ipotizza l’analista in Relazioni internazionali Valeria Silva, mettendo in discussione l’efficacia dei dazi Usa sui prodotti brasiliani in materia di manifattura e beni di consumo (25,5%) e metalli pesanti, acciaio e alluminio (50%) e altre misure coercitive già strumentalizzate da Bolsonaro in campagna elettorale.

Il dibattito negli Usa

Il risultato entra a pieno titolo nel dibattito Usa, dove da alcune settimane si discute sull’impatto dei dazi e di altre misure che spingono il Brasile verso una più stretta alleanza con Cina. Già lo scorso 28 settembre senatori Dem Jeanne Shaheen, Tim Kaine e Peter Welch denunciavano – in una lettera rivolta al segretario di Stato Usa Marco Rubio – la crescente “pressione diplomatica, economica e politica per indebolire le istituzioni democratiche del Brasile in vista dell’elezione presidenziale”. I senatori esortavano l’amministrazione Trump a “riconoscere il risultato” rilasciato dalle urne e “mantenere relazioni diplomatiche con qualsiasi candidato eletto libera e giustamente dal popolo brasiliano”. Monito da prendere sul serio una volta saltato il business plan del mondo Maga nel Paese sudamericano, dal fondo Rockbridge Network (ora sotto inchiesta in Brasile) legato a JD Vance e che puntava a creare un giro di 100 miliardi di dollari nel Paese sudamericano alle terre rare di Serra Verde (Goias) dal valore di 2,8 miliardi di dollari su cui Pechino è già avanti. Respira anche l’Amazzonia, almeno per altri quattro anni.

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Elezioni in Brasile, trionfa Lula: incredibile rimonta su Bolsonaro jr (che chiede l’annullamento del voto). Trump: “Metodo Biden, i comunisti una volta al potere…”

26 October 2026 at 04:35

Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto presidente del Brasile. Al ballottaggio di ieri ha battuto il senatore di estrema destra Flávio Bolsonaro, completando una rimonta senza precedenti nella storia democratica del Paese. Secondo i dati ufficiali, con il 97,69% delle schede scrutinate Lula ha ottenuto il 51,74% dei voti, contro il 48,26% del rivale, con oltre quattro milioni di voti di scarto. Dalla fine della dittatura militare (1964-1985) nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a vincere il ballottaggio. Al primo turno, Flávio Bolsonaro era arrivato in testa con il 47%, due punti percentuali e 2,2 milioni di voti più del leader progressista. Per Lula è il quarto mandato.

Il senatore di destra Flávio Bolsonaro, sconfitto al ballottaggio dal presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, chiederà “l’annullamento delle elezioni”. “È impossibile riconoscere le elezioni”, ha detto ieri sera a Brasilia. Secondo Bolsonaro “molte cose restano da chiarire” dopo la controversia legale sulla proroga del voto. Un giudice della Corte suprema, su richiesta della campagna di Lula, aveva prolungato di due ore l’apertura dei seggi quando lo spoglio delle prime schede era già cominciato.

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha messo in dubbio la vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva sul senatore di estrema destra Flávio Bolsonaro. Trump l’ha paragonata al successo del democratico Joe Biden nelle presidenziali americane del 2020, di cui non ha mai riconosciuto l’esito. “Hanno semplicemente applicato il manuale di Joe Biden in Brasile”, ha detto Trump. “Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno ed era il chiaro favorito per vincere il secondo. Ma i comunisti non cedono il potere una volta che lo ottengono“, ha aggiunto. Trump non ha fornito alcuna prova di irregolarità.

I vertici del Congresso brasiliano hanno riconosciuto la rielezione di Luiz Inácio Lula da Silva, nonostante la contestazione del rivale Flávio Bolsonaro. I presidenti del Senato, Davi Alcolumbre, e della Camera, Hugo Motta, entrambi di partiti di centrodestra, si sono congratulati con Lula e hanno difeso la regolarità del voto. Alcolumbre ha definito le urne elettroniche, più volte attaccate dall’estrema destra, un “patrimonio” della democrazia brasiliana. Ha anche annunciato che il Congresso lavorerà per la “pacificazione”: “Un Paese diviso non fa bene né al popolo brasiliano né alle istituzioni”. Per Motta il popolo ha fatto la sua scelta attraverso le urne. Nel discorso della vittoria Lula ha assicurato che collaborerà con il Congresso, dove la destra si è rafforzata. Il presidente è stato rieletto per il quarto mandato con il 52% dei voti, contro il 48% di Bolsonaro.

Da sinistra a destra, i leader latinoamericani si congratulano con Luiz Inácio Lula da Silva, rieletto presidente del Brasile per un quarto mandato senza precedenti. “Viva la democrazia, è il popolo brasiliano che ha vinto. Congratulazioni, presidente Lula!”, ha scritto su X la presidente messicana Claudia Sheinbaum. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha salutato una “storica vittoria”, che garantisce “la continuità sul cammino della pace, della sovranità e della giustizia sociale”. Il presidente uruguaiano Yamandú Orsi ha telefonato al suo “amico” per congratularsi. Messaggi sono arrivati anche dai governi di destra. Il presidente cileno José Antonio Kast, alleato di Bolsonaro, ha telefonato a Lula. “Cile e Brasile hanno molto in comune per il futuro”, ha detto, promettendo collaborazione sull’integrazione economica e sulla lotta alla criminalità organizzata.

La presidente peruviana Keiko Fujimori ha ribadito l’impegno a rafforzare “l’alleanza strategica” tra i due Paesi, anche sullo sviluppo sostenibile dell’Amazzonia. Per il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa la regione ha “nemici comuni, sfide condivise e molto da guadagnare” dalla cooperazione. Dagli Stati Uniti, il senatore Bernie Sanders ha definito il risultato “straordinario”. Dall’Argentina si è congratulata con il “compagno presidente” l’ex presidente Cristina Kirchner, che sconta ai domiciliari una condanna a sei anni per frode negli appalti pubblici e che Lula aveva visitato a Buenos Aires nel 2025.

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Elezioni Brasile, lancio di oggetti al comizio: ferita consigliera pro-Lula. Il presidente: “E’ la violenza dei bolsonaristi”

25 October 2026 at 15:46

Forse a centrarla in pieno volto è stato un mattone, forse una bottiglia di vetro. Cambia poco. Nelle ore in cui il Brasile è chiamato al voto per eleggere il nuovo capo dello Stato tra l’uscente Luis Ignacio “Lula” da Silva e Flavio Bolsonaro, la consigliera comunale Iara Pimentel, esponente del Partito dei lavoratori (Pt), è stata colpita al viso e ferita durante un’aggressione contro una manifestazione elettorale a sostegno del presidente e candidato della sinistra, sabato sera a Montes Claros, nello Stato di Minas Gerais.

Alcuni video pubblicati sui social media mostrano un gruppo di manifestanti che indossano le maglie della nazionale di calcio brasiliana mentre lanciano oggetti contro il camion con l’impianto audio sul quale sfilava Pimentel insieme ad altri politici. In un altro filmato, la donna appare priva di sensi, con una ferita vicino all’occhio. In sottofondo, un uomo non identificato condanna gli attacchi e dichiara che verranno chiamate le forze dell’ordine. La consigliere ha perso conoscenza ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale dove è stata sottoposta a esami e tenuta in osservazione.

Anche il deputato federale Paulo Guedes presente alla manifestazione, è stato bersaglio del lancio di oggetti. Immagini pubblicate sui social network e rilanciate dai media locali mostrano il momento dell’aggressione. Il Partito dei lavoratori di Minas Gerais e altri esponenti politici hanno condannato l’attacco e chiesto che i responsabili siano identificati e perseguiti. Insegnante, Pimentel è stata eletta consigliera comunale nel 2020 e rieletta nel 2024. Si occupa della tutela dei lavoratori dell’istruzione e delle donne vittime di violenza domestica.

“A Montes Claros un gruppo di sostenitori di Bolsonaro che si trovavano in un bar ha lanciato un mattone contro una nostra consigliera – ha commentato Lula uscendo dalla scuola di Sao Bernardo do Campo, nello Stato di San Paolo, dove ha votato -. C’è un’altra notizia di un decesso avvenuto a Corumbá. Una dimostrazione di violenza contro chi vuole la democrazia”, ha concluso Lula. “Non ho mai visto così tante donne, così tanti uomini, così tanti giovani piangere e invocare la democrazia. Il rovescio della medaglia è la violenza che dalla parte del bolsonarismo si sta imponendo alla nazione brasiliana”, ha detto ancora il presidente uscente.

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Perché il “presidenzialismo imperiale” brasiliano rende determinante il ballottaggio Lula-Bolsonaro: iniziativa legislativa, più poteri e intervento nell’economia

25 October 2026 at 08:03

Domenica 25 ottobre in Brasile si vota al secondo turno delle elezioni presidenziali. Il ballottaggio è tra Lula, candidato del Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori) e Flávio Bolsonaro, candidato con il Partido Liberal, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato nel 2025 a oltre 27 anni di carcere per il tentato colpo di Stato del 2023. Se l’elezione del Presidente è già di per sé un evento centrale in ogni democrazia, lo è ancor di più all’interno di un Paese la cui forma di Stato, per una serie di combinazioni storico-sociali, viene definita “presidenzialismo imperiale“. “Questa espressione evidenzia la particolare concentrazione di poteri nella figura del Presidente della Repubblica. In Brasile il Presidente non è soltanto il capo del Governo, ma anche il capo dello Stato, il vertice dell’amministrazione federale e il comandante supremo delle Forze armate”, spiega Rolando Tarchi, professore di diritto costituzionale comparato all’Università di Pisa. “Si tratta di una presidenza molto forte, a cui sono attribuiti importanti poteri di direzione politica, iniziativa legislativa e intervento nell’economia”.

Tuttavia, un presidente forte non ha un potere illimitato: la stessa Costituzione prevede pesi e contrappesi per limitarne la centralità. Dunque, indipendentemente da chi sarà, chi vincerà dovrà fare i conti con una serie di enti e istituzioni che ne controbilanceranno il potere. Primo tra tutti il potere giudiziario: in Brasile negli ultimi anni le pronunce del Supremo Tribunal Federal stanno acquisendo la tendenza a uscire dal mero controllo di costituzionalità delle leggi e a incidere sul funzionamento delle istituzioni. Accanto a esso opera il Tribunale superiore elettorale, che non si limita ad amministrare le elezioni ma giudica anche gli abusi commessi in campagna elettorale. “Le vicende seguite alle elezioni del 2022, culminate nell’assalto alle sedi delle istituzioni a Brasília l’8 gennaio 2023 e nella successiva condanna di Jair Bolsonaro, hanno mostrato quanto il potere giudiziario sia diventato centrale nella difesa dell’ordine costituzionale” spiega il professore. Nonostante la burrascosa storia democratica del Brasile, fatta di colpi di Stato e cambi repentini di regime, è la prima volta che un ex Presidente brasiliano viene condannato per un attentato all’ordine democratico.

Oltre ai rapporti con gli altri poteri dello Stato – tra cui, ovviamente, anche quello legislativo, rappresentato dal Congresso -, il Presidente brasiliano deve relazionarsi con una pluralità di centri territoriali di potere sparsi nel Paese. Il Brasile, infatti, è una federazione composta da 26 Stati, dal Distretto federale e dai Comuni, riconosciuti dalla Costituzione come enti federativi a pieno titolo: molto delle opportunità politiche di governo passa dal rapporto con queste realtà locali. “Il federalismo brasiliano, come in genere quelli latinoamericani, è stato a lungo debole, schiacciato dal centralismo dei regimi autoritari e dalla dipendenza finanziaria degli Stati dal centro” precisa Tarchi, “ma ha recuperato importanza durante la pandemia di Covid-19. Di fronte al negazionismo imposto dalla presidenza Bolsonaro, che minimizzava la gravità del virus e osteggiava le misure di contenimento, governatori e sindaci hanno adottato autonomamente restrizioni e misure sanitarie, e nell’aprile 2020 il Supremo Tribunal Federal ha stabilito che potessero agire in autonomia, senza aspettare il governo federale. Lo Stato di San Paolo, attraverso l’Istituto Butantan, ha avviato la produzione di vaccini e ha spinto il governo federale ad avviare la campagna vaccinale nazionale. In quella fase il federalismo ha funzionato come un vero contrappeso alla Presidenza”.

Ancora più interessante è, però, il sistema dei partiti che funge da contrappeso al potere del Presidente: “Gli studiosi definiscono il modello brasiliano presidencialismo de coalizão, ossia ‘presidenzialismo di coalizione‘. È una formula apparentemente contraddittoria. Il Presidente è eletto per governare personalmente, ma per governare concretamente deve comportarsi, almeno in parte, come il capo di una coalizione parlamentare“. Il motivo di questo modus operandi particolare del presidente brasiliano risiede nella frammentazione del sistema dei partiti – differenza evidente con il caso americano, dove i partiti che si scontrano alle elezioni sono di fatto due, Repubblicani e Democratici. Alla forza giuridica della Presidenza prevista a livello teorico dalla costituzione brasiliana, si contrappone una debolezza politica di fatto, riconducibile proprio alla frammentazione dei partiti: il Presidente deve costruirsi una maggioranza (il più possibile ampia e solida) che gli permetta di governare. Di nuovo Tarchi: “Qui emerge il paradosso. La legittimazione diretta e i forti poteri costituzionali non assicurano una maggioranza politica stabile. Il Presidente può dipendere da accordi mutevoli, concessioni programmatiche, distribuzione di incarichi e negoziati sulle risorse di bilancio. Ne può derivare una minore trasparenza della responsabilità politica: agli elettori non è sempre chiaro quali decisioni dipendano dal Presidente e quali siano il risultato di compromessi imposti dai suoi alleati”.

Nell’ultimo mandato di Jair Bolsonaro (2019-2022) si è visto bene questo meccanismo: pur volendosi presentare come l’uomo fuori dal sistema, come il presidente che si sarebbe tenuto fuori dai meccanismi politici tradizionali, “dovette negoziare con i partiti del Centrão per la formazione delle maggioranze. Nel 2021 affidò a uno dei loro leader la Casa Civil, il cuore politico del governo” racconta Tarchi. Va detto che in Brasile le appartenenze parlamentari sono fluide: “I partiti del Centrão, come la federazione União Progressista, il PSD, i Republicanos o l’MDB, hanno partecipato negli ultimi anni anche al governo Lula. Più che dal voto, le maggioranze sono determinate dalle trattative che seguono il voto” prosegue il professore.

Per questi motivi, le elezioni di domenica prossima si rivelano cruciali per il futuro della vita politica del Brasile. Due gli scenari individuati da Tarchi: “Se il ballottaggio fosse vinto da Lula, si determinerebbe una situazione assimilabile al governo diviso: un Presidente privo di una maggioranza parlamentare omogenea, costretto a negoziare ogni provvedimento con un Congresso in cui i partiti a lui ostili sono maggioritari in entrambe le Camere, con il rischio di paralisi e di un conflitto permanente sul bilancio e sulle nomine. Se invece vincesse Flávio Bolsonaro, la Presidenza potrebbe contare su una maggioranza ampia e politicamente omogenea, vicina, soprattutto al Senato, alle soglie necessarie per modificare la Costituzione“.

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Brasile, ballottaggio sul filo di lana tra Lula e Flavio Bolsonaro: decisivi gli oltre 33 milioni di astenuti al primo turno

25 October 2026 at 08:03

Al primo turno il senatore Flavio Bolsonaro, esponente della destra e figlio dell’ex capo dello Stato Jair, ha ottenuto il 47,03% dei voti validi, contro il 45,16% del leader progressista e presidente uscente Luiz Inacio Lula da Silva, pari a uno scarto di circa 2,2 milioni di preferenze. E oggi 25 ottobre i due candidati vanno al ballottaggio che deciderà il nuovo presidente del Brasile. Sono 158,7 milioni gli elettori chiamati alle urne per scegliere il capo dello Stato per i prossimi quattro anni: i seggi saranno aperti dalle 8 alle 17, ora di Brasilia, dalle 12 e alle 21 in Italia. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura e i primi dati saranno diffusi dalle 17, le 21 in Italia. La legge vieta di diffondere i risultati degli exit poll fino alla chiusura dei seggi. Considerate le urne elettroniche e il fatto che si voti solo per la presidenza a livello nazionale e per i governatori in cinque Stati e nel distretto federale, i primi dati ufficiali, utili a delineare una tendenza, arriveranno ai centri di raccolta dati statali e saranno poi trasmessi a Brasilia nel giro di pochi minuti.

Tuttavia, con una sfida attesa sul filo di lana, alla luce del pareggio indicato dai sondaggi più autorevoli, potrebbe essere necessario attendere i risultati delle ultime sezioni. Per conoscere l’esito bisognerà quindi aspettare i dati ufficiali dello spoglio. Nel 2022, Lula fu dato per matematicamente eletto alle 19.56 locali (le 23.56 in Italia), quasi tre ore dopo la chiusura delle urne. A rendere decisivo il voto saranno anche gli indecisi e gli elettori che non si sono presentati al primo turno: gli astenuti sono stati 33,47 milioni, pari al 21,08% degli aventi diritto. Peseranno inoltre le scelte di chi aveva votato per gli altri candidati, in gran parte di destra, che avevano raccolto complessivamente circa 9,3 milioni di voti. In ballo, dalle elezioni di domenica, c’è il futuro politico del più grande Paese dell’America Latina, ovvero se si unirà alla destra regionale sostenuta dal presidente statunitense Donald Trump oppure rimarrà una roccaforte della sinistra. Un sondaggio dell’istituto Datafolha mostra i due candidati in parità con il 50% delle intenzioni di voto ciascuno, rispetto al vantaggio di quattro punti percentuali di Bolsonaro nei sondaggi pubblicati due settimane fa.

I due rivali – Luiz Inacio Lula da Silva, attuale presidente e icona della sinistra latinoamericana, si gioca tutto. Approdato in politica dal mondo operaio dopo anni di sindacalismo, a 80 anni cerca uno storico quarto mandato non consecutivo. In quelli precedenti al timone del Brasile ha provato a lavorare contro povertà e analfabetismo, per esempio con l’introduzione del programma ‘Bolsa Familia’. Una sua sconfitta di fine carriera implicherebbe anche certificare il passaggio dell’intera America Latina in mano alla destra, con l’eccezione del piccolo Uruguay. Una vittoria di Flavio Bolsonaro, invece, inserirebbe la più grande economia del Sud America nell’ondata di estrema destra che ha già investito il resto del continente, in linea con l’Argentina di Javier Milei, il Cile di Antonio Kast e la Colombia del neo-presidente Abelardo de la Espriella. Bolsonaro Jr., 45 anni, ha un curriculum totalmente diverso da quello dell’avversario. Proviene dalla ‘dinastia’ politica dei Bolsonaro, con il padre Jair che è stato presidente del Brasile dal 2019 al 2022 ed è agli arresti con una condanna a 27 anni per il tentato golpe con cui si tentò di impedire proprio l’insediamento di Lula. La scelta del Brasile avrà impatto, oltre che sulla gestione interna, sulle politiche per l’Amazzonia e sul posizionamento geopolitico del Paese. Flavio Bolsonaro è alleato degli Usa di Donald Trump, mentre Lula si è più volte espresso contro l’ingerenza Usa e ha rafforzato i rapporti con la Cina. La chiave per il ballottaggio sono gli oltre 33 milioni di persone che il 4 ottobre a votare non ci sono andate: si tratta del 21% degli elettori, il più alto tasso di astensione al primo turno dal 1998, ed è su di loro che hanno puntato da subito entrambi i candidati.

Una mossa politica di cui il presidente in carica potrebbe raccogliere i frutti al ballottaggio è il via libera del Senato alla riduzione della settimana lavorativa da 44 a 40 ore, una proposta spinta proprio da Lula e approvata la settimana scorsa. Fra il primo e il secondo turno ha anche denunciato Meta, accusando i suoi algoritmi di favorire Bolsonaro e ottenendo un pronunciamento del tribunale in suo favore. Manifestazioni oceaniche per Lula da una parte e per Bolsonaro dall’altra si sono tenute il 18 ottobre in diverse città del Brasile. Per Lula c’è stata una massiccia discesa in campo di artisti. Oltre all’appoggio di Bad Bunny, che prima del 4 ottobre ha dato l’ok a usare la sua ‘Lo que le pasò a Hawaii’ per un video della campagna di Lula, per il presidente si sono impegnati numerosi musicisti brasiliani. A Rio la spiaggia di Copacabana si è riempita di migliaia di persone per quello che è stato soprannominato ‘Atto per la democrazia’, con il sostegno di cantautori come Caetano Veloso e Chico Buarque. Mentre un’altra icona della musica brasiliana, Gilberto Gil, era sul palco di un altro evento simile a Salvador de Bahía. Dall’altra parte Bolsonaro Jr. e i suoi sostenitori si sono radunati sull’arteria principale di San Paolo, l’Avenida Paulista, con alleati chiave, fra le ripetute richieste di rilascio di Jair Bolsonaro.

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L’economia del Brasile alla vigilia della nuova presidenza

23 October 2026 at 08:30

Il Brasile torna al voto domenica per il ballottaggio tra Lula e Flávio Bolsonaro. Hanno idee molto diverse in economia. Dovranno fare i conti con una situazione che vede disoccupazione e povertà in calo, ma redditi fermi, inflazione e tensioni con gli Usa.

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