❌

Normal view

Morte Fakir, la frase del poliziotto davanti al corpo già esanime catturata dalla bodycam: “Aò? Muori và” | Video

28 October 2026 at 20:09

Sono diversi minuti che il respiro, già flebile di Abderrahim Fakir, si sta spegnendo mentre è ammanettato e faccia a terra. “Lascia tanto non si muove”, dice uno dei due agenti all’altro mentre gli stringono le fascette intorno alle caviglie. Fakir non si muove, non reagisce. Il video della bodycam si inquadra mentre uno dei poliziotti gira il corpo, a quel punto esanime, del 42enne marocchino. Nessun segno vitale. Il corpo cade. “Aò? Ma muori và”, esclama l’agente.

Nei minuti successivi, come riporta la relazione finale fatta sull’autopsia dai consulenti dei pm di Bologna, verranno dette altre frasi dello stesso tenore. “È schiattato”. “Cazzo me ne frega a me”. Il defibrillatore intanto ripete l’analisi del ritmo cardiaco ma non consiglia la scarica. “Se schiatta ci divertiamo”. E l’altro “Eh?” “Se schiatta ci divertiamo”. I soccorritori a quel punto allertano la centrale e i poliziotti rimangono col dubbio. “È schiattato?” “Ancora non si sa”. Qualche minuto e di nuovo si interrogano: “Andato?”.

L’agente, difeso dall’avvocato Gabriele Bordoni, si è scusato “per le frasi inaccettabili che ho pronunciato”. Intanto però l’avvocato dei familiari di Fakir, Fabio Anselmo, ha presentato una nuova nota di denuncia alla Procura, in riferimento proprio a queste frasi, che ipotizzerebbe reati più gravi di quello attualmente contestato. “Conto nella giornata di giovedì di depositare anche la relazione del nostro consulente di parte, il professor Vittorio Fineschi, che evidenzia i numerosi e grossolani errori nella consulenza tecnica dei pubblici ministeri”.

Consulenza che, in sintesi, ritiene che la causa della morte di Abderrahim Fakir sia “ascrivibile ad insufficienza respiratoria acuta in soggetto in corso di intossicazione acuta da cocaina (abusatore cronico) e con severa cardiopatia”. Hanno “contribuito l’agitazione psicomotoria e l’ipertermia, effetto dell’intossicazione acuta da cocaina, nonché la posizione prona”.

L'articolo Morte Fakir, la frase del poliziotto davanti al corpo già esanime catturata dalla bodycam: “Aò? Muori và” | Video proviene da Il Fatto Quotidiano.

La Cgil cancella Camusso dalla foto di Landini con Lula: “Errore tecnico”. L’ex segretaria: “Ma quale incidente…”

28 October 2026 at 18:56

Una foto pubblicata dalla Cgil per festeggiare la rielezione del presidente Luiz Inácio Lula in Brasile diventa un caso. Nello scatto postato sui social, infatti, si vede il segretario generale Maurizio Landini stringere la mano al leader sudamericano, senza nessuno attorno. Ma la foto originale, scattata quando i due si incontrarono nel 202o in occasione della visita di Lula al Papa e allo stesso sindacato, c’era anche Susanna Camusso.

“La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali del Brasile è una straordinaria notizia per il popolo brasiliano e per tutte le lavoratrici e i lavoratori che nel mondo continuano a battersi per la democrazia, la giustizia sociale, la pace e l’uguaglianza”, il testo che accompagna lo scatto incriminato nel quale Landini e Lula si stringono la mano, sorridenti, ma sullo sfondo non c’è nessun altro.

Peccato che nella foto originale, compariva proprio la ex segretaria Camusso, di cui Landini ha preso la successione. Letteralmente sbianchettata per l’occasione. Ad accorgersene è stato Il Foglio e, dopo le polemiche, è intervenuta anche l’attuale senatrice Pd: “Non è stato certo un incidente. Quando si cancella una persona da una foto lo si fa in maniera deliberata e ben ponderata. Per questo ritengo sia meglio seppellire sotto un ‘no comment’ questa pessima vicenda”, ha detto Camusso al Corriere.it.

La Cgil, da par suo, si dice “stupefatta” per la polemica e sostiene di essere in “buona fede” poiché “la foto originale, senza alcuna modifica, è stata pubblicata sul sito istituzionale della Cgil nazionale, dove è tuttora, ben prima della messa online sui social”. E fornisce la propria spiegazione, definendo “becera strumentalizzazione” le ricostruzioni giornalistiche: “Come si può notare – sottolinea la Cgil – la cancellazione non riguarda solo Susanna Camusso, ma anche un’altra persona, ed è riconducibile ad un errore tecnico per seguire le strette dinamiche social. Errore tecnico che è sfuggito al controllo finale prima della pubblicazione”.

L'articolo La Cgil cancella Camusso dalla foto di Landini con Lula: “Errore tecnico”. L’ex segretaria: “Ma quale incidente…” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Caso Fakir, il poliziotto che ha detto “se schiatta ci divertiamo” si scusa con la famiglia della vittima: “Frutto di stanchezza ed emozione”

28 October 2026 at 17:42

Ha detto: “Se schiatta ci divertiamo” e “Cazzo me ne frega a me”. Ma ora vuole scusarsi “con la famiglia di Abderrahim Fakir“, il 42enne marocchino che ha perso la vita durante un fermo della polizia il 19 luglio. Uno dei due agenti coinvolti nell’indagine ha parlato per bocca del proprio avvocato, dopo che martedì sono state rese note le sue dichiarazioni, registrate dalle bodycam: “Voglio scusarmi con i familiari di Fakir e con il mio corpo di appartenenza per le frasi inaccettabili che ho pronunciato”, ha detto tramite il suo legale, Gabriele Bordoni.

Nel frattempo, l‘indagine sulla morte di Fakir prosegue. Ed è proprio nel corso dell’inchiesta che sono emerse le trascrizione delle frasi registrate dalle telecamere corporee in dotazione agli agenti, poi messe agli atti. “Espressioni frutto della concitazione, della stanchezza e della grande emozione”, le ha definite Bordoni, “ma ciò non toglie che non si addicano a un servitore dello Stato”, ha affermato il legale. La relazione dei consulenti della Procura, intanto, ha affermato l’esistenza di tre concause determinanti la morte dell’uomo: lo schiacciamento provocato dalla posizione prona, l’assunzione di cocaina e i problemi cardiaci.

L'articolo Caso Fakir, il poliziotto che ha detto “se schiatta ci divertiamo” si scusa con la famiglia della vittima: “Frutto di stanchezza ed emozione” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Youssef Siher lascia il carcere di San Vittore “protetto” dai sostenitori: gli applausi al 30enne – Video

28 October 2026 at 16:16

Youssef Siher è uscito dal carcere di San Vittore senza rilasciare dichiarazioni, dopo che la gip di Milano Tiziana Landoni non ha convalidato il fermo e ne ha disposto la liberazione. Ad attenderlo all’esterno c’erano familiari, amici e sostenitori che hanno formato un cordone attorno al 30enne, accompagnandolo fino all’auto per “proteggerlo” dai numerosi giornalisti. Presente anche Khader Tamimi, presidente della Comunità palestinese della Lombardia che sorreggeva una bandiera della Palestina.

L'articolo Youssef Siher lascia il carcere di San Vittore “protetto” dai sostenitori: gli applausi al 30enne – Video proviene da Il Fatto Quotidiano.

Taylor Mega testimonial del Friuli Venezia Giulia, gara aggiudicata: all’influencer 87mila euro per otto post social

28 October 2026 at 14:50

Mentre i giovanissimi scendono in piazza per il loro futuro il Friuli Venezia Giulia offre loro un modello alternativo, elevando a volto social per la promozione turistica Taylor Mega, friulana di nascita, yacht, bikini e lusso ostentato per quasi tre milioni di follower — che in un’intervista ha rivendicato compensi fra gli 8mila e i 40mila euro a post, e che rischia il processo per estorsione aggravata. Stavolta pagherebbe il pubblico, in perfetto listino: l’affidamento diretto vale 87.600 euro alla Taylor srl, la società dell’influencer (75 per cento suo, 25 della madre, un dipendente), per otto contenuti social da novembre a giugno: 10.950 euro l’uno. Offerte chiuse il 22 ottobre alle 16.38, aggiudicazione all’Anticorruzione il giorno dopo.

Raggiunto dal Fatto, il direttore generale di PromoTurismoFvg Iacopo Mestroni — anche responsabile unico della procedura — frena: “Non abbiamo firmato alcun contratto”, la prima offerta “superava i 100mila euro” ed è stata giudicata “molto onerosa”, la seconda “la stiamo valutando”, le “verifiche del caso” in corso, “nulla di più”. I dati Anac raccontano però una corsa già molto avanti: gara chiusa, aggiudicataria individuata, importo fissato, ribasso zero.

È lo stesso Mestroni a citare l’analisi del suo ufficio social: engagement allo 0,4 per cento contro un benchmark di 0,67, “community relativamente meno coinvolta”, brand fit al 66 per cento, il travel fuori dal focus della sua comunicazione. Bocciata su quasi tutta la linea, la trattativa è proseguita lo stesso: da oltre 100mila a 87.600 euro.

“Un altro episodio di spreco di denaro pubblico. E non possiamo non chiederci come sia possibile che si continui con questo andazzo. Non ci si scandalizza che si finanzino anche gli influencer che si occupano di turismo o enogastronomia (non mi pare sia questo il caso), ma qui si sta superando davvero ogni limite di buonsenso e di uso delle risorse pubbliche”, è stata la reazione del capogruppo Pd in Regione, Diego Moretti. “E poi ci si chiede perché un giovane, dopo anni di studio e sacrifici – aggiunge – da parte delle famiglie, se ne va dal Friuli Venezia Giulia per sviluppare la propria professione e trovare un futuro meritocratico”.

E nell’analisi di PromoTurismoFvg nessun cenno all’altro dossier: il 4 febbraio la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio della testimonial per estorsione aggravata e diffamazione ai danni di un ex, Simone Belleli, vicenda raccontata dal Fatto. Secondo l’accusa l’influencer, da “mandante”, lo avrebbe costretto — tramite un esecutore presentato come membro di una “famiglia mafiosa calabrese” — a rinunciare a un paio di orecchini Bulgari da 53mila euro “in origine concessi in prestito”. Udienza preliminare a marzo, dice al Fatto il difensore, che respinge le accuse e annuncia che chiederà il giudizio abbreviato: era un regalo, “non c’è uno straccio di prova testimoniale”.

Ultima chicca dal vaso dei grandi eventi: quel difensore, Maurizio Miculan, conferma al Fatto di assistere anche Sergio Emidio Bini, l’assessore alle Attività produttive e turismo che vigila proprio sull’ente che ha scelto la sua cliente. Il giro bussa pure alla porta del terzo assistito: Riccardo Riccardi, assessore e presidente del Comitato del concerto di Gemona, difeso nella querela contro La Verità dallo stesso legale. Alla domanda se l’ente ne fosse a conoscenza, nessuna risposta diretta.

E la politica è già all’attacco. Per il capogruppo Pd Diego Moretti l’ingaggio è “l’ultimo capitolo” dello “spreco dei soldi pubblici”, il segno di una “Bengodi targata Fvg”: “oltre 10mila euro per ogni contenuto social”, dopo i milioni di Gemona su cui il suo gruppo ha investito Corte dei conti e Anac. “Il presidente Fedriga e gli assessori Bini e Riccardi — chiude — portano tutta la responsabilità politica di scelte e sprechi che non sono più tollerabili”.

A muovere la pratica è PromoTurismoFvg, lo sportello regionale dei grandi eventi — da Bocelli a Gemona a Cremonini, fino alla logistica della messa del cardinale Zuppi — al centro dell’inchiesta che Il Fatto racconta da settembre. Lo stesso sportello che, mentre la gara si chiudeva, protocollava senza rispondere le domande su un altro assegno: gli 800mila euro concessi in ventiquattr’ore a Fvg Live, la società dei 3,1 milioni senza gara per Bocelli.

Il modulo di quella domanda, compilato a penna, vale da solo il viaggio. Fvg Live lo spedisce via pec il 16 marzo 2026 alle 16.34 per chiedere il contributo sul concerto di Cesare Cremonini all’aeroporto di Gorizia; il decreto arriva il giorno dopo. La richiedente è la società con zero addetti che ha chiuso il 2025 raddoppiando i ricavi a 8,6 milioni. In allegato, obbligatorio, il curriculum del legale rappresentante Luca Tosolini: quattro righe a mano, “imprenditore e manager”, “laurea in scienze dell’architettura”.

Le carte arrivano dall’accesso civico del Fatto, accolto nonostante l’opposizione di due controinteressati: sull’uso di risorse pubbliche, scrive Mestroni, “assume rilievo l’interesse alla trasparenza”. Il piano economico spiega l’opposizione: su 1.101.400 euro di preventivo, la voce “compensi per attività artistiche” è barrata. Zero. L’artista lo porta Live Nation, che figura fra le entrate con 275mila euro di “rimborso servizi”: il contributo pubblico copre il 73 per cento dei costi, il rischio d’impresa non è pervenuto.

Al consuntivo — anch’esso a mano — la spesa sale a 1.398.704 euro e una voce esplode: “ospitalità”, preventivata in 10mila euro, chiude a 209.440. Venti volte tanto, in un concerto dove l’artista non costa nulla. Le “forniture di beni e servizi” passano da 456mila a 706.737. Chi siano i fornitori, qui come a Gemona, le carte non lo dicono. E l’istruttoria è ancora “in itinere”: gli 800mila, a oggi, non risultano liquidati.

Non è l’unico assegno: il 19 febbraio altri 400mila euro vanno a Fvg Live per i Gorillaz in piazza Unità a Trieste, 25 luglio 2026, con il codice di progetto di Go!2025: fondi stanziati per Gorizia Capitale della cultura che pagano un concerto a Trieste nel 2026. A monte, una filiera semplice: il 14 ottobre 2024 PromoTurismo chiede alla Regione 14 milioni per Go!2025 — tre per gli “eventi musicali” — con una relazione di due pagine che si definisce da sola “una descrizione generica” di un programma “non ancora presentato ufficialmente”. Quindici giorni dopo, concessi.

Le tabelle 2022-2026 trasmesse al Fatto mettono in fila i totali: a Fvg Live oltre 3,5 milioni in cinque anni, a VignaPr, l’altra beneficiaria di Gemona, 764mila. Dal 2026 questi contributi passano per un bando pubblico: 166 domande, massimo assegnato 425mila euro. Fvg Live non c’è: gli 800mila di Cremonini e i 400 dei Gorillaz sono passati dal canale diretto di Go!2025, senza concorso.

E un atto depositato al Registro imprese chiude il cerchio. I biglietti di Cremonini li vendeva Eilo: il 27 febbraio — diciassette giorni prima della domanda — la presidente Silvia Tosolini vende il suo 37 per cento a Opix Holding, amministrata da Giovanni Riccardi, figlio dell’assessore, come raccontato da Il Fatto a settembre; Grande Amore, la società dei tre promoter, cede un 9 per cento a testa a Opix e a Fvg Live. In tutto 16.500 euro, 13.800 per il 46 per cento di Opix, pagamenti eseguiti il 26 febbraio: lo stesso giorno della lettera di esclusiva di Bocelli.

Restano gli sportelli, tutti della stessa Regione: PromoTurismo consegna le carte scavalcando l’opposizione dei privati; la Direzione attività produttive, sulle stesse società, nega l’elenco dei fornitori e il verbale di Gemona “per indagini sui reati”. Quali indagini, non è dato sapere nemmeno a chi dovrebbe condurle: il procuratore della Repubblica di Udine Massimo Lia ha confermato al Fatto che “da parte della Corte dei conti hanno richiesto della documentazione” — un procedimento contabile — mentre sull’eventuale fascicolo del suo ufficio non va oltre un “su questo non le posso rispondere”.

L'articolo Taylor Mega testimonial del Friuli Venezia Giulia, gara aggiudicata: all’influencer 87mila euro per otto post social proviene da Il Fatto Quotidiano.

Padova, l’antenna telefonica vince contro l’oratorio vincolato con gli affreschi del Mille. La Sovrintendenza: “Forte impatto, ma basta verniciarla di azzurro”

28 October 2026 at 14:33

L’antenna telefonica sconfigge l’antico campanile. E l’oratorio con gli affreschi precedenti perfino a Giotto. “Di continuo spuntano piccoli campanili romanici”. Così lo scrittore trevigiano Giovanni Comisso ha descritto la sua pianura veneta. Quel susseguirsi di campanili, appuntiti nel paesaggio dolce e piatto. In fondo è uno dei segreti del Veneto e dell’Italia: i grandi tesori delle città e quelli più discreti quasi dimenticati, disseminati ovunque. Ma oggi, ecco cosa ci racconta questa storia, all’antico patrimonio sembriamo preferire le antenne telefoniche. Parliamo dell’antico oratorio di San Michele Arcangelo a Pozzoveggiani (nella frazione di Salboro che è ancora comune di Padova). I volontari dell’associazione SalboroIncontra, che ogni settimana dedicano il loro tempo a tenere aperto e vivo l’oratorio, raccontano con passione del tempietto romano che era nato proprio qui. E dell’oratorio dove decine e decine di generazioni di padovani hanno pregato da quando l’edificio fu costruito nel V-VI secolo in epoca longobarda (fu ampliato nel XII secolo). Ma soprattutto raccontano dei due cicli di affreschi precedenti perfino al maestro Giotto. Il primo, che risale circa all’anno 1000, raffigura gli apostoli tra gli archi di un colonnato. Il secondo, un piccolo anonimo capolavoro, ritrae un Cristo Pantocratore. Nel registro inferiore una teoria di apostoli con san Prosdocimo e, nella fascia inferiore, un torneo di due cavalieri con intorno un bestiario medievale.

Oggi, però, il campanile, che per secoli è stato un punto di riferimento per viandanti e fedeli, è sovrastato da un’antenna telefonica azzurrina. Tutto comincia, come racconta l’ex sindaco di Padova, Ivo Rossi, quando una società telefonica presenta la domanda per installare un enorme ripetitore proprio accanto all’oratorio. Il Comune, come poi è stato dichiarato in giudizio, sostiene “che l’oratorio non risulta nemmeno classificato tra i beni di interesse culturale”. Come se soltanto ciò che è tutelato dalle norme meritasse di essere protetto. Ma non sarebbe nemmeno così, come riferisce qualcuno: il Ministero della Cultura – Commissione Regionale per il patrimonio culturale infatti ha accertato “la sussistenza dell’interesse culturale nell’immobile” per il quale l’oratorio doveva essere sottoposto a disposizioni di tutela. Ma intanto arriva la prima sorpresa: il comune di Padova dà il via libera al ripetitore. Tocca, come spesso succede in Italia, alle associazioni e ai comitati degli abitanti, provare a difendere quel patrimonio che le istituzioni sembrano non curare. Viene così presentato un ricorso amministrativo. Alla fine il Consiglio di Stato dà ragione ai comitati: “Con una sentenza del giugno 2026”, ricorda Rossi, “viene annullata l’autorizzazione, rendendo l’antenna priva di titolo”.

Anche il Comune, tardivamente, si accorge del guaio. Qualcuno storce il naso e ammette l’errore. Peccato che l’impianto sia già stato realizzato. Ma la parabola del campanile non è ancora finita. Nei giorni scorsi ecco arrivare la decisione della Sovrintendenza. Piuttosto sorprendente: si “riconosce… l’effettivo impatto percettivo determinato dalla realizzazione dell’opera”. Un’espressione burocratica per dire che l’antenna non ci sta proprio bene, accanto all’oratorio millenario. Dunque l’impianto dovrà essere rimosso? No, arriva la soluzione, per così dire, all’italiana. Dipingere il palo. Si può procedere, scrive la Sovrintendenza, alla “colorazione dell’impianto in tutto il suo spiccato fuori terra […] sulla scorta di idonee campionature da produrre in opera. La cromìa dovrà essere individuata nella gamma dell’azzurro e del grigio ceruleo, in modo da ridurre la complessiva percettibilità del palo rispetto allo sfondo in essere”. Vincono i cellulari, per farla breve. Anche se l’assessore alla Cultura di Padova, Andrea Colasio, cerca di correre ai ripari: “La prima autorizzazione, a nostro avviso, è arrivata in assenza di vincolo. Oggi il vincolo c’è”. Quindi? “Ho chiesto la rimozione dell’antenna o, almeno, il suo spostamento centocinquanta metri più in là”.

E pensare che non era la prima volta che l’oratorio di San Michele veniva minacciato. Nel 1866 il Veneto era stato infatti annesso al Regno d’Italia. Appena un anno dopo, con una legge del 15 agosto 1867, insieme con altri abbattimenti e acquisizioni al demanio, era stata prevista la demolizione dell’oratorio di San Michele. Ma il combattivo parroco di Salboro, don Giovanni Rizzo, si era ribellato alla decisione del Regno e aveva scritto addirittura al sindaco di Padova, Andrea Meneghini. A quei tempi, però, la decisione del primo cittadino era stata diversa da oggi: con una nota del 7 agosto 1869, il Comune annunciò che la “Direzione Compartimentale del demanio e Tasse di Venezia ha dichiarato l’oratorio di San Michele in Pozzoveggiani debba ritenersi immune dalla devoluzione al Demanio”. L’oratorio era salvo. Un’altra epoca. Allora, verrebbe da dire, il nostro patrimonio artistico era più curato di oggi. Proprio Rossi ricorda la storia da molti dimenticata della Cappella degli Scrovegni; proprio quella con il ciclo di Giotto che è diventata il simbolo della città e uno dei più noti tesori artistici italiani (ogni anno attira oltre 320mila visitatori). Un secolo fa abbiamo rischiato di perderla e di venderla all’Inghilterra. Era il 1880 quando i proprietari della Cappella, la potente famiglia Gradenigo-Baglioni, decise di venderla agli inglesi che avrebbero trasferito probabilmente i dipinti a Londra. “Per fortuna – conclude Rossi – la città poteva allora contare su un assessore di rara sensibilità e determinazione, quell’Antonio Tolomei che sarebbe diventato sindaco nel 1881, il quale si oppose alla vendita e aprì un durissimo contenzioso con i conti Gradenigo-Baglioni. Il Comune di Padova alla fine acquistò la cappella e la lasciò alla città”.

L'articolo Padova, l’antenna telefonica vince contro l’oratorio vincolato con gli affreschi del Mille. La Sovrintendenza: “Forte impatto, ma basta verniciarla di azzurro” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Morte David Rossi, la Dda di Firenze indaga per omicidio: fascicolo aperto anche a Brescia. La figlia: “Finalmente”

28 October 2026 at 12:01

Due nuove indagini, una nel capoluogo toscano e una a Brescia, per fare luce sulla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di Montepaschi di Siena morto il 6 marzo del 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni, nella città toscana. La Direzione distrettuale antimafia di Firenze sta indagando da qualche mese, da quanto si apprende, per omicidio: è la prima volta che succede dopo due indagini della magistratura senese che hanno archiviato la morte di Rossi come suicidio. A riportarlo sono il Corriere della Sera e la Repubblica.

Il lavoro dei magistrati e la pista della ‘ndrangheta

È stata la procura di Siena a inviare gli atti a Firenze, competente sui reati legati alla criminalità organizzata in Toscana, dopo un esposto della moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e della figlia, Carolina Orlandi, che da anni chiedono di indagare per omicidio. I due quotidiani riferiscono anche che ci sarebbe un fascicolo aperto anche alla procura antimafia di Brescia: Mps gestiva un budget di 50 milioni di euro l’anno per le sponsorizzazioni e nel Mantovano Mps sosteneva una squadra di rugby. Poco prima della morte di Rossi ci fu un taglio di una decina di milioni. Si indaga quindi sul movente economico, cercando di capire chi avrebbe beneficiato di quel denaro e se ci fosse l’interesse anche di personaggi legati alla ‘ndrangheta, come alcuni testimoni, ascoltati in Procura tra Firenze e Brescia, avrebbero raccontato. Nel fascicolo di Firenze sono confluiti anche gli atti della commissione parlamentare di inchiesta bis che a marzo scorso aveva presentato la relazione intermedia in cui si escludeva l’ipotesi del suicidio

Dunque, come detto, anche la Direzione distrettuale antimafia di Brescia indaga sulla morte. Il fascicolo è arrivato la scorsa estate sul tavolo della pm Claudia Passalacqua, con l’obiettivo di verificare eventuali legami con la criminalità organizzata nel Mantovano, in particolare nell’area di Viadana, e possibili intrecci con la cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri, originaria di Cutro, in Calabria, e da tempo radicata tra Mantovano e in Emilia. Tra gli aspetti da approfondire ci sarebbero alcuni movimenti finanziari. Quello bresciano è uno dei tre filoni investigativi antimafia sulla vicenda, insieme a quelli delle Dda di Firenze e Bologna, che starebbero esaminando contesti e possibili collegamenti differenti.

Le parole dei familiari: “Speriamo si arrivi fino in fondo”

“Finalmente anche per la procura l’archiviazione come suicidio è superata; lo Stato non si divide e contraddice più, è omicidio per tutti“. Lo ha detto Carolina Orlandi, figlia di David Rossi, commentando la notizia dell’apertura da parte della procura antimafia di Firenze di un fascicolo con ipotesi di omicidio per la morte del padre. Orlandi si è sempre battuta contro l’ipotesi del suicidio suffragata dalle indagini della magistratura senese

“Sono 14 anni che speriamo in quello che oggi è finalmente accaduto; speriamo che questa procura, a differenza di altre, vada avanti con l’intento di scoprire ciò che è successo a David”. Lo ha affermato all’Adnkronos Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi. “Non conosco gli atti però finalmente si indaga per omicidio che è la giusta parola che andava ipotizzata fin da subito – continua – Per noi oggi è un bel risultato e continuiamo a chiedere che si lavori seriamente per capire cosa gli è successo”.

“Da oltre un anno avevamo depositato la nostra istanza di riapertura e l’avevamo corredata di elementi precisi, dettagliati, fatti che ritenevamo nuovi e assolutamente incompatibili con il provvedimento di archiviazione che era ormai consolidato per suicidio”. A dirlo sempre all’Adnkronos è l’avvocato Carmelo Miceli, legale della vedova di David Rossi e della figlia. Miceli si è detto convinto che gli aggiornamenti “mettono la parola fine sulla parola suicidio- I fatti nuovi che sono stati da noi prodotti e via via prodotti anche dalla Commissione di inchiesta, evidentemente, hanno consentito di superare quel provvedimento”.

L'articolo Morte David Rossi, la Dda di Firenze indaga per omicidio: fascicolo aperto anche a Brescia. La figlia: “Finalmente” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Spionaggio e stalking su cinesi “dissidenti” a Milano: indagate 10 persone. Minacciato anche l’influencer Teacher Li

28 October 2026 at 11:26

Spionaggio e repressione su quelli che vengono considerati “dissidenti” che vivono nel capoluogo lombardo. La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha chiuso le indagini in vista della richiesta di processo a carico di dieci indagati, tra cui quattro cinesi in “continuo contatto con le autorità” di Pechino. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata ad “azioni repressive e coercitive nei confronti” di alcuni connazionali critici nei confronti del governo cinese.

In particolare, nell’inchiesta della Digos della Polizia di Torino, coordinata dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, si contestano una serie di attività di stalking, monitoraggio, pressioni e minacce sull’influencer da milioni di follower Teacher Li, 34 anni, attivista e dissidente.

L'articolo Spionaggio e stalking su cinesi “dissidenti” a Milano: indagate 10 persone. Minacciato anche l’influencer Teacher Li proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il Garante della privacy blocca servizi televisivi e articoli sull’11enne coinvolto negli scontri a Milano: “Riservatezza del minore va rispettata”

28 October 2026 at 10:51

Il Garante della privacy blocca la diffusione di un video e di alcuni articoli riguardanti un ragazzino di 11 anni, coinvolto negli scontri di Milano, durante le proteste per il carovita. Lo stop è giunto con il provvedimento n. 809, firmato ieri dal presidente Pasquale Stanzione, a tutela del diritto alla riservatezza del minore. Nel mirino dell’Autorità c’è un servizio trasmesso “su Rai News e nella trasmissione Le Iene“, ma anche “articoli giornalistici online pubblicati dalle testate Open (www.open.online), Il Giornale d’Italia (www.ilgiornaleditalia.it), Corriere della Sera” nell’edizione milanese, “Milano Post (www.milanopost.info)”. Emittenti tv e testate “dovranno comunicare entro tre giorni le misure adottate“: ovvero, spiegare in che modo hanno provveduto a fermare la diffusione dei loro contenuti, additati dal Garante. Il provvedimento cita il video trasmesso da Le Iene, con “immagini del minore intento a compiere i menzionati atti vandalici, oltreché a inveire nei confronti del soggetto che ha effettuato le riprese”.

Secondo la nota diffusa oggi dall’Autorità, articoli e video hanno diffuso dati rilevanti come “le immagini, l’età, il quartiere, la scuola frequentata e altri dettagli personali“. Abbastanza per rendere “il minore identificabile, con possibili gravi ripercussioni sul suo sviluppo“. L’Autorità ammonisce sulla priorità del diritto del minore alla riservatezza, rispetto al diritto di cronaca delle testate giornalistiche, “qualunque sia il ruolo del minore nei fatti narrati. L’interesse pubblico a raccontare gli eventi può essere soddisfatto senza esporre i minori coinvolti“. Chiunque diffonda ulteriormente immagini e contenuti legati al minore – ammonisce il Garante – rischia la violazione delle leggi sulla privacy. Intanto, procede l’indagine.

Secondo Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy, il provvedimento del Garante è corretto: sui minori, “la normativa sulla privacy prevede speciali tutele che sono contenute sia nella Carta di Treviso che nelle Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’attività giornalistica, che sono parte integrante del Codice della Privacy. Le testate che non rispettano queste norme, non violano quindi solo la deontologia della categoria professionale, ma anche il GDPR, e per questo si espongo a pesanti sanzioni da parte del Garante per la protezione dei dati personali”.

L'articolo Il Garante della privacy blocca servizi televisivi e articoli sull’11enne coinvolto negli scontri a Milano: “Riservatezza del minore va rispettata” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Migliorano le condizioni di Vittorio Sgarbi: è stato trasferito in terapia sub-intensiva

27 October 2026 at 18:42

Vittorio Sgarbi è uscito dalla terapia intensiva ed è stato trasferito in sub-intensiva. Migliorano, dunque, le condizioni di salute del critico d’arte ricoverato da quasi un mese a causa di una grave crisi respiratoria. I medici, in particolare, hanno evidenziato un “miglioramento della funzione respiratoria“, tuttavia sottolineando che “permane la tracheostomia” che era stata praticata nelle scorse settimane. Nei prossimi giorni “inizierà la riabilitazione respiratoria” al Policlinico Gemelli di Roma.

Un lieve sospiro di sollievo, dunque, per la famiglia. La figlia Evelina era rimasta sconvolta dal ricovero del padre, arrivando a dire che lo aveva “trovato in una condizione di sofferenza estrema, che mi ha devastato la mente e che rimarrà in modo indelebile conficcata nel mio cuore”. Le condizioni di salute negli ultimi tempi non erano state semplici: nella primavera del 2025 era stato ricoverato a causa di una forte crisi depressiva che lo aveva portato a perdere peso significativamente e a rifiutare l’alimentazione.

L'articolo Migliorano le condizioni di Vittorio Sgarbi: è stato trasferito in terapia sub-intensiva proviene da Il Fatto Quotidiano.

Gli studenti tentano di occupare il liceo, la polizia li porta in commissariato. Cucchi (Avs): “Il fermo preventivo legittima gli abusi”

27 October 2026 at 18:30

“Il fermo preventivo legittima gli abusi“. Esordisce così nel suo post Instagram la senatrice Ilaria Cucchi in cui commenta l’intervento della polizia al liceo Giordano Bruno di Roma, dove alcuni ragazzi stavano tentando di occupare la scuola. La Digos, probabilmente chiamata dalla dirigente scolastica, è intervenuta al liceo, ha identificato gli studenti e, dopo il controllo dei documenti, ha caricato alcuni di loro sulle volanti e li ha condotti in commissariato. “Portare in questura un minorenne per un sospetto insegna a una generazione che le istituzioni son un nemico da cui difendersi, quando dovrebbero essere la sua garanzia. Questo modello legittima gli abusi” ha commentato la senatrice.

La denuncia arriva anche anche da Simone Montori, della Rete degli Studenti Medi del Lazio, che parla di una “risposta repressiva di gravità inaudita di fronte alla mobilitazione studentesca”.

La questura riporta di essersi attivata a causa della segnalazione di un gruppo di giovani a volto coperto e in possesso di catene: cinque di loro sono stati identificati nel giardino perimetrale della struttura scolastica. Le autorità fanno sapere di avere inoltre identificato 7 ragazzi, non iscritti alla scuola, dapprima accompagnati in commissariato e poi riaffidati ai genitori. “Solo l’intervento del nostro assessore in III Municipio Luca Blasi ha impedito che la situazione degenerasse con il trasferimento di tutti i ragazzi nei locali del commissariato. Siamo allarmati dalle continue segnalazioni che ci arrivano dalle scuole e presenteremo nuove interrogazioni al Governo”, afferma la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti.

L'articolo Gli studenti tentano di occupare il liceo, la polizia li porta in commissariato. Cucchi (Avs): “Il fermo preventivo legittima gli abusi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Fakir, le frasi degli agenti dopo la sua morte: “È schiattato”. “Cazzo me ne frega a me”. L’avvocato Anselmo: “Cosa pensano Piantedosi e Meloni?”

27 October 2026 at 18:28

“È schiattato ah“, dice un poliziotto al collega che replica: “Cazzo me ne frega a me“. È uno dei dialoghi tra i due agenti il 19 luglio in via Svevo al Pilastro di Bologna, mentre Abderrahim Fakir moriva riverso sull’asfalto. Frasi registrate dalla bodycam indossata da uno dei due poliziotti e che sono citate in una parte introduttiva della consulenza tecnica medico legale, disposta dalla Procura di Bologna, per far luce sulle cause del decesso del 42enne. “Un quadro agghiacciante del comportamento di chi, in quel momento, indossava una divisa dello Stato”, commenta l’avvocato Fabio Anselmo, difensore dei familiari del 42enne marocchino. “Vorrei sapere che cosa ne pensa il ministro dell’Interno Piantedosi. Vorrei conoscere il pensiero della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Perché davanti a parole come queste credo che le istituzioni abbiano il dovere di prendere posizione”.

Le trascrizioni riportano i momenti concitati dell’intervento. “Spruzza lo spray”. “Gli devi mettere le manette”. “Ecco guarda…gira dall’altra parte… vieni di qua…fai mettere il braccio fuori”. “L’ho lasciato…”. “Ma mi hai ammanettato a me in mezzo”. Mentre Fakir urla e pronuncia frasi incomprensibili. Intanto accanto ci sono dei testimoni. Uno suggerisce: “Voi non avete una siringa… che lo faccia dormire?”. Intanto l’intervento per immobilizzare il 42enne prosegue mentre lui inizia a chiedere aiuto e urlare. Fakir viene ammanettato dietro la schiena. “Vai in macchina a prendere le fasce vai “, dice un agente. Applicate le fasce in velcro alle gambe, un poliziotto si alza. “Adesso forse non più cosciente“, dice a quel punto un soccorritore.

“Sta respirando?“, chiede qualcuno. “Per me può essere pure schiattato guarda“, risponde un agente, confermando poi “sì sì sta respirando”. Mentre iniziano i soccorsi, i due agenti parlano tra di loro. “È incosciente dottoressa… gli occhi riversi all’indietro adesso..”, afferma uno dei sanitari. A quel punto un agente si rivolge al collega: “È schiattato ah”, dice. L’altro replica: “Cazzo me ne frega a me”. Parlano alla radio poi, probabilmente, discutono dell’intervento: “Però la prossima volta ti.. poi ti spiego per bene come si fa, perché così ci facciamo male“. Poco dopo veniva comunicato che il paziente era in arresto cardiaco. I minuti successivi registrano l’intervento dei sanitari, tra massaggio cardiaco e richiesta di informazioni su Fakir e su quanto avvenuto prima. Così fino a quando il medico conferma che per Fakir non c’è più nulla da fare: è deceduto.

“Un uomo era a terra, in condizioni gravissime”, riassume Anselmo. “Attorno a lui, mentre qualcuno chiedeva se stesse ancora respirando, si pronunciavano quelle frasi. Fatico a trovare le parole per descrivere ciò che provo leggendo queste trascrizioni. C’è qualcosa di profondamente disumano nell’atteggiamento di chi sembra considerare la possibile morte di una persona un fatto di cui ridere o di cui non preoccuparsi. La divisa rappresenta lo Stato, la sua autorità e il dovere di tutelare la vita e la dignità delle persone, anche quando vengono fermate o arrestate. La giustizia farà il suo corso nell’accertamento delle responsabilità per la morte di Abderrahim Fakir. Ma il peso di queste parole resta”.

L'articolo Fakir, le frasi degli agenti dopo la sua morte: “È schiattato”. “Cazzo me ne frega a me”. L’avvocato Anselmo: “Cosa pensano Piantedosi e Meloni?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Sciopero generale 30 ottobre, 22mila persone preparano le proteste su 3 chat Telegram: “Vietato incitare alla violenza”

27 October 2026 at 16:20

Su Telegram procede l’organizzazione delle proteste, mentre Youssef Siher è agli arresti con l’accusa di terrorismo e il gruppo Movimento 17 ottobre ha chiuso i battenti. Prossimo appuntamento: lo sciopero generale del 30 ottobre contro il carovita. La linea emersa dalla chat Italia in piazza è chiara: nessuna violenza, aggregarsi alle proteste delle sigle e delle organizzazioni promotrici della piazza, seguire le loro istruzioni, nessuna contestazione autonoma. La via del saccheggio, dell’assalto alla proprietà privata di banche e negozi di lusso, è bocciata senza appello. Il primo messaggio di benvenuto in cima alla chat, fissato il 20 ottobre alle 19,10, è inequivocabile: “Purtroppo ci hanno ‘bannato’ tra mille virgolette i gruppi di Telegram, per questo abbiamo deciso di crearne un altro ‘questo qua’. Per questo però vorrei annunciarvi un punto critico. – NON bisogna ASSOLUTAMENTE INCITARE alla VIOLENZA, che sia verbale o altro”.

Luoghi, date delle contestazioni e imprevisti al corteo

Non è l’unico gruppo attivo sulla piattaforma di Pavel Durov. La pagina Piazze piene conta circa 16.224 iscritti (2308 nel gruppo di discussione a portata di link), quella di Mappa della rivolta 3.734. Italia in piazza, con 2.359 partecipanti, è erede della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre: la data non è un accessorio. Quel giorno sono esplose le guerriglie urbane durante le manifestazioni contro il carovita nelle principali città italiane. 24 ore dopo è nata la comunità virtuale Movimento 17 ottobre, su Telegram, “spenta” dagli amministratori il 23 ottobre, alla viglia delle contestazioni di sabato 24. Ma la piazza covava da mesi in altri luoghi del cyberspazio. Ora oltre 22 mila persone, sparse su 3 chat Telegram, seguono l’organizzazione delle manifestazioni di sabato 30 ottobre. Anche Piazze piene e Mappa della rivolta (con una grafica interattiva dei luoghi delle proteste) indicano una linea non violenta e di servizio. I partecipanti prima condividono luoghi e date delle manifestazioni in tutta Italia. Poi, il giorno delle proteste, in presa diretta scambiano dettagli sui cortei: l’orario e il punto del raduno, la direzione del corteo, indirizzi precisi, contrassegnando tutto con l’hashtag della città, per reperire le informazioni locali nell’oceano della pagina nazionale. Durante le contestazioni, ogni imprevisto è segnalato in diretta, in chat: ad esempio, i fermi delle forze dell’ordine. Sabato 24 ottobre, diversi manifestanti hanno messo in guardia gli altri con un messaggio di questo tenore: attenzione, autorità di sicurezza hanno voluto scattare una foto del volto accostato al documento di identità.

Il confronto tra le chat e la discussione su assalti ai negozi

Il tema della violenza è quasi totalmente estraneo alle 3 chat Piazze piene, Mappa della rivolta e Italia in piazza. Scarseggiano discussioni sull’opportunità di spaccare vetrine, assaltare negozi, occupare palazzi delle istituzioni e simboli del potere, banche in primis. Temi dibattuti nella chat Movimento 17 ottobre, spenta dalle autorità. Quest’ultima suggeriva strumenti tecnologici dove organizzare contestazioni al riparo dallo sguardo dallo Stato: Signal, app bluetooth come Briar e Session, GrapheneOS per cancellare ogni dato sullo smartphone. Nulla di tutto ciò appare nelle chat Telegram ancora attive, dove corre la protesta in vista del 30 ottobre. Per distinguere le due galassie della contestazione online, si possono contare i messaggi che contengono un invito alla violenza. Sono lo 0,14% (10 su 7140 messaggi) nelle chat Italia in piazza, salgono all’1,7 per cento nella pagina del Movimento 17 ottobre. “Sembrano percentuali irrisorie, ma sono circa 30 in media al giorno, dal 18 al 23 ottobre, 170 in tutto”, dice il Lorenzo Alvisi, dottorando dell’Imt di Lucca. Il ricercatore ha mappato le comunità online per una ricerca scientifica. E cita un altro numero: “Gli utenti che hanno invitato almeno una volta alla violenza sono il 12,1% per il Movimento 17 ottobre, contro l’1.7% del gruppo di Italia in piazza”, prosegue Alvisi.

“Italia in piazza”, restyling in corso: sparito sito e “fondatore”

La chat Telegram Piazze Piene è attiva da mesi, già al tempo delle proteste Pro Pal nel 2025. Mappa della rivolta da poche settimane. Italia in piazza è sbarcata sulla piattaforma di Durov il 7 ottobre scorso, erede della community WhatsApp Italia in piazza 17 ottobre, battezzata i primi giorni del mese. Qui ha covato la protesta, per settimane, senza che nessuno fuori dalla bolla ne avesse sentore. Ad eccezione di pochissimi, allertati dai partecipanti: ad esempio, centri sociali e collettivi studenteschi milanesi. Ora la galassia Italia in piazza è in corso di restyling: il 20 ottobre, 19 chat telegram hanno lasciato il posto ad una sola pagina nazionale, dove sono confluite le “edizioni” locali. Venerdì 23 ottobre (tra le 12 e le 15) un altro cambiamento: sparito l’admin con il profilo Andrea, insieme al sito internet piazza-italia-hub.lovable.app, 24 ore prima dell’arresto di Siher. Nelle chat di Italia in Piazza Andrea si presentava come fondatore e TechDev, ovvero lo sviluppatore tecnologico. Firmava gran parte dei comunicati, non sappiamo se sia l’autentico creatore del gruppo. Degli altri 5 admin, ne restano in servizio solo tre. Due profili amministratori hanno abbandonato la discussione, per traslocare nella chat Movimento 17 ottobre tra il 18 e il 23 ottobre.

L’identikit: 40 per cento apolitico, in cerca di rappresentanza

Lorenzo Alvisi, con il supporto dell’Intelligenza artificiale Claude, ha tracciato l’identikit ideologico di Italia in Piazza. La gran parte degli iscritti non sa a che santo votarsi, non aderisce a partiti politici e non si sente rappresentato da nessuno. Ma è incline ad attivarsi politicamente, anzi lo desidera, attende solo la chiamata giusta. Nella ricerca sono classificati come antisistema: circa il 40 per cento. La sinistra, incluse le posizioni estreme, raduna un altro 40 per cento circa. Il 15 per cento è di centro. Di destra la quota del 5 con lo 0,5 di estrema destra. Oltre le idee, conta la tecnica: in Italia è il primo caso di proteste supportate dall’Intelligenza artificiale. “L’IA compare in più punti della mobilitazione – sostiene l’esperto – nelle chat i partecipanti discutono le locandine generate con l’IA, e tra gli strumenti diffusi nei gruppi c’è la ‘Mappa della Rivolta’, un sito il cui codice pubblico mostra che è stato costruito in larga parte con Claude e che prevede perfino un amministratore AI”. Un’architettura sofisticata e complessa: un sito ufficiale, circa 40 pagine connessi tra Telegram, Instagram e TikTok. Con migliaia di persone in cerca di rappresentanza.

L'articolo Sciopero generale 30 ottobre, 22mila persone preparano le proteste su 3 chat Telegram: “Vietato incitare alla violenza” proviene da Il Fatto Quotidiano.

La protesta di tir e trattori continua: cori contro Meloni a Montecitorio. Traffico bloccato anche in Toscana. Ma per Salvini l’emergenza “è superata”

27 October 2026 at 14:43

Per il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, l’emergenza “è superata”. Eppure sotto Montecitorio, a Roma, è in atto l’ennesima protesta di autotrasportatori e agricoltori. “Siamo arrivati qui per i nostri diritti e per i vostri diritti”, dicono, scendendo dal pullman. Provengono da diverse zone del Sud Italia. Chiedono prezzi più bassi e condizioni lavorative migliori, intonando cori contro Giorgia Meloni e contro il governo. “La cosa grave è che fanno finta che tutto vada bene. È da metà agosto che protestiamo e a lungo siamo stati oscurati”, denuncia un manifestante. E la mobilitazione prosegue anche fuori dalla Capitale, in altre aree del Paese. In Toscana lunedì tir e trattori hanno rallentato il traffico all’esterno del casello Valdichiana dell’autostrada del Sole A1, al confine fra Arezzo e Siena, contro l’aumento dei carburanti e dei costi di produzione. Il presidio, hanno annunciato gli organizzatori, potrà durare tutta la settimana, in attesa dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre.

“Vedremo gli autotrasportatori, con il viceministro Edoardo Rixi, e conto che anche i fondi stanziati, un miliardo sbloccato, contribuiscano a far tornare alla normalità la situazione. Incontreremo nuovamente anche i piccoli e i piccolissimi e conto che l’emergenza sia superata“, ha detto il leader della Lega a Radio24. Appuntamento confermato anche da Fedralog Calabria in una nota: “Mercoledì 28 ottobre, alle ore 14:30, si terrà a Roma presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un tavolo istituzionale con le rappresentanze degli autotrasportatori delle regioni del Sud Italia. Lo stato di agitazione”, conclude la nota.

Autotrasportatori e agricoltori denunciano, oltre al costo elevato del gasolio, l’aumento dei costi di manutenzione e gestione dei mezzi, e la svalutazione dei prodotti agricoli. I manifestanti chiedono interventi concreti per garantire la sostenibilità economica delle aziende e di lavorare senza dipendere da sussidi né da contributi pubblici. “Rispetto all’anno scorso il costo del carburante è raddoppiato, passando da una media di 60 centesimi a 1,30 euro al litro” spiega il portavoce della protesta toscana Andrea Faralli, sottolineando come l’aumento incida pesantemente sui bilanci considerati gli elevati consumi delle macchine agricole.

“L’incremento del gasolio agricolo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono ormai tre anni che protestiamo perché i nostri prodotti vengono pagati troppo poco. Se oggi i costi di produzione sono pari a 100, il ricavato è appena 102 – aggiunge Faralli -. Chiediamo che i nostri prodotti vengano pagati il giusto. Non è ammissibile lavorare sottocosto o con margini irrisori ed essere poi costretti a dipendere da sussidi e contributi europei”. “I nostri nonni e zii riuscivano, lavorando la terra, a mettere da parte ogni anno il denaro necessario per acquistare un nuovo trattore. Oggi non c’è più margine di guadagno e per comprare un mezzo bisogna fare affidamento sui contributi statali – conclude -. Nel frattempo, anche i prezzi dei macchinari sono raddoppiati”.

L'articolo La protesta di tir e trattori continua: cori contro Meloni a Montecitorio. Traffico bloccato anche in Toscana. Ma per Salvini l’emergenza “è superata” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Torino, auto sfreccia in mezzo al corteo: “Era della polizia”. Grimaldi (Avs) interroga Piantedosi: “Venga a rispondere in Aula”

27 October 2026 at 12:00

Una Citroen C3 bianca, lo slalom a velocità sostenuta in mezzo a piazza Castello, in quel momento piena di manifestanti e cinturata dalla polizia. Diverse persone sfiorate, costrette ad allontanarsi all’ultimo secondo per non essere investite mentre il panico cresceva. Qualcuno ha pensato a un attentato nella zona pedonale, altri a un automobilista rimasto incastrato per sbaglio nell’area. Ma la verità, a distanza di tre giorni, sembra essere un’altra: si trattava di un’auto civetta della Digos di Torino. La vicenda, avvenuta sabato prima della partenza del corteo contro il caro-vita e il riarmo, è finita tra i banchi del Parlamento grazie al vice-capogruppo alla Camera, Marco Grimaldi, che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi.

“Vai piano, ma che fai”, si sentono urlare le persone presenti nei filmati senza che l’auto arresti la sua marcia cercando di aprirsi la strada al centro della piazza. Due gli aspetti che fanno propendere per un mezzo delle forze dell’ordine: in primis, i video hanno immortalato la C3 che, dopo lo zigzagare tra i manifestanti, viene scortata dai reparti mobili verso l’uscita di via Cernaia e chi era al volante non viene identificato; inoltre, il giovane dem Andrea Borello, molto attivo sui social, ha effettuato diverse verifiche nei registri automobilistici ma la targa e l’assicurazione del mezzo non sono disponibili.

A chiudere il cerchio è arrivata l’interrogazione di Grimaldi, che avrebbe interpellato il ministro durante il question time se Piantedosi, una volta scoppiata la polemica, non avesse ritirato la disponibilità a rispondere oralmente in Aula mercoledì. “Ma siamo disponibili a trasformare in un’interrogazione a risposta immediata, mercoledì 4, sperando che il ministro non scappi”, dice Grimaldi a Ilfattoquotidiano.it.

Nel testo depositato, il deputato torinese chiede a Piantedosi “siano stati avviati gli opportuni accertamenti” su “chi guidava” e sui “motivi dell’irruzione sui manifestanti”, sottolineando che “la cosa più grave è che tutto questo è avvenuto in una piazza chiusa dalla polizia”, che “non solo non ha fatto nulla per evitarlo ma, anzi, l’avrebbe poi ‘scortata’” e “fatta proseguire, tra il disappunto di chi stava partecipando alla manifestazione”.

L'articolo Torino, auto sfreccia in mezzo al corteo: “Era della polizia”. Grimaldi (Avs) interroga Piantedosi: “Venga a rispondere in Aula” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Operaio ventenne schiacciato da un rullo compressore nel Perugino

27 October 2026 at 11:38

Un operaio di 20 anni è morto mentre stava lavorando. È accaduto in un cantiere stradale, dove era impegnato in lavori di manutenzione per conto di una ditta incaricata dal Comune, nella zona di Valtopina, in provincia di Perugia. Secondo una prima ricostruzione, è stato travolto da un macchinario a cui stava lavorando, probabilmente dopo essere scivolato: in particolare, il giovane sarebbe stato a bordo di un rullo compressore per compattare l’asfalto, per poi perdere l’equilibrio e rimanere schiacciato dal mezzo. Sul posto sono arrivati vigili del fuoco e il 118 con l’elisoccorso di Nibbio; inutili, tuttavia, tutti i soccorsi. Sono in corso gli accertamenti da parte dei carabinieri per capire la dinamica esatta degli eventi che hanno portato al decesso del giovane.

Proprio ieri, a Brindisi, un uomo ha perso la vita mentre lavorava in modalità piuttosto simili a quelle dell’operaio ventenne morto a Perugia. Il decesso avvenuto nel brindisino è stata, tra l’altro, la quinta morte sul lavoro della giornata; più in generale, quella di oggi è la settima vittima sul lavoro nell’arco di appena tre giorni. “Non possiamo continuare a considerare tutto questo una tragica normalità” ha già detto Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.

L'articolo Operaio ventenne schiacciato da un rullo compressore nel Perugino proviene da Il Fatto Quotidiano.

Youssef Siher non risponde al gip, i legali: “Nessuna condotta istigatoria”. Attesa per la decisione sulla convalida del fermo

27 October 2026 at 10:41

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Youssef Siher, il ricercatore 30enne ritenuto l’amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre“ e fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. L’udienza di convalida si è tenuta, davanti alla gip Tiziana Landoni, nel carcere milanese di San Vittore dove Siher si trova detenuto da sabato scorso. Il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi hanno chiesto la convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere.

“Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto“, hanno spiegato i legali di Siher dopo l’udienza. Gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar hanno chiesto alla giudice che il ricercatore torni subito libero (qui tutti i dubbi sulle accuse mosse al 30enne). “Non siamo sorpresi in termini assoluti del fermo, considerata l’aria politica che tira. Non ha fatto niente. Lui era sicuro del fatto che ha esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti“, ha aggiunto l’avvocata Abu Sharar.

Era a “conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone”, scrivono nella richiesta. Pm che hanno contestato come esigenze cautelari sia il pericolo di fuga che quello di reiterazione del reato. Un progetto “eversivo“, di “rivoluzione contro l’attuale governo” e di sostegno “alla rivolta”, che lui, secondo i pm, potrebbe portare ancora avanti sfruttando pure “il suo elevato background culturale ed i suoi contatti relazionali”. Da qui la richiesta di carcere, anche perché altrimenti – sempre per la procura – grazie alla sua “rete relazionale”, potrebbe fuggire “all’estero“.

La giudice per le indagini preliminari di Milano Landoni si è riservata e ha tempo fino alla tarda mattinata di mercoledì per decidere sul destino di Siher.

L'articolo Youssef Siher non risponde al gip, i legali: “Nessuna condotta istigatoria”. Attesa per la decisione sulla convalida del fermo proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Il nipote del boss fotografato col politico FdI, chiedeva di votare per lui”: l’inchiesta de Lo Stato delle cose

26 October 2026 at 14:40

Il nipote del boss mafioso avrebbe fatto campagna elettorale per un candidato di Fratelli d’Italia. A raccontarlo è l’ultima puntata dell’inchiesta de “Lo Stato delle cose”, la trasmissione condotta da Massimo Giletti, che da diverse settimane indaga sul rischio delle infiltrazioni mafiose nel mondo degli appalti per le pulizie negli ospedali. L’inviato Silvio Schembri ha ricostruito come molti appartenenti della famiglia Genova lavorino persino all’interno del Tribunale di Palermo. Quasi tutti sono incensurati e occupano posti al vertice delle ditte che si occupano di pulizie negli uffici pubblici.

Anche Nino Genova è stato a capo dell’area operativa della ditta Dusmann, una delle aziende che si occupano delle pulizie negli uffici pubblici. Incensurato, nipote del boss detenuto Salvatore Genova, la trasmissione Rai ha trovato una sua foto con Fabrizio Ferrara, deputato regionale di FdI. Un testimone che ha lavorato per Nino Genova, inoltre, racconta che proprio il parente del boss avrebbe chiesto di votare per Ferrara alle ultime elezioni del 2022. Lo Stato delle cose è in onda stasera su Rai3 alle 21 e 15.

L'articolo “Il nipote del boss fotografato col politico FdI, chiedeva di votare per lui”: l’inchiesta de Lo Stato delle cose proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il pm chiede il carcere per Youssef Siher: “Può sviluppare strategia rivoluzionaria”

26 October 2026 at 12:56

Youssef Siher, il ricercatore 30enne italiano di origini marocchine, fermato su disposizione della Procura di Milano per essere la presunta “mente” del canale social Movimento 17 ottobre, avrebbe avuto una conoscenza degli strumenti informatici tale da poter “sviluppare una strategia rivoluzionaria“. È uno degli elementi valorizzati dai pm nella richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere, nella quale si ritiene sussistente, oltre al pericolo di fuga, anche quello di reiterazione del reato.

Il 30enne, che si trova al carcere di San Vittore, è accusato di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità del terrorismo e dal mezzo informatico e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (reato quest’ultimo che fa parte dell’ultimo decreto del governo). La procura, nella richiesta firmata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, ritiene che Siher abbia assunto “un profilo di spicco nel movimentismo” ed era “conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone“. Le istruzioni fornite agli utenti “denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine. Sull’ideologia manifestata tale da far ritenere insufficienti gli arresti domiciliari”, si sottolinea nel provvedimento.

Quanto al pericolo di fuga “appare evidente la sussistenza”, scrivono i pm. Sebbene Siher sia “italiano di seconda generazione”, per la Procura “ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce”.

Secondo quanto trapela, sarebbe finita al centro degli accertamenti degli investigatori anche una chat WhatsApp. Da quanto si è saputo, infatti, si indaga anche sugli ultimi contatti che Youssef Siher avrebbe avuto prima di essere rintracciato e sottoposto a perquisizioni informatiche la mattina del 24 ottobre. Dal suo notebook, infatti, a cui la Polizia Postale ha potuto accedere perché non protetto da password, a differenza del telefono (lui si è rifiutato di comunicare la chiave di accesso), risultava, si legge negli atti, che il 30enne avesse utilizzato quel “devices in questione anche per collegarsi al proprio whatsappweb dove all’interno era attivo l’account denominato Youssef Siher”. E in questa pagina “si poteva riscontrare la presenza di diversi messaggi da parte di terzi che chiedevano informazioni sulla manifestazione del 24 ottobre”. Negli atti del provvedimento di fermo, come già emerso anche ieri, né in quelli della richiesta di convalida e di custodia cautelare in carcere, non c’è alcun elemento su presunti contatti tra Siher e hacker filorussi.

“Per lo smartphone l’indagato non ha fornito le credenziali di accesso”, hanno scritto i pm negli atti. Sul telefono sotto sequestro, ad ogni modo, si tenterà comunque di accedere nell’ambito delle indagini in corso, probabilmente con accertamenti irripetibili. Si sta analizzando, intanto, anche altro materiale trovato negli altri dispositivi sequestrati. In un’annotazione del 24 ottobre della Polizia Postale, che conduce le indagini assieme alla Squadra mobile e alla Digos della Polizia, si dà conto di come Siher avesse attiva sul suo notebook anche “l’applicazione Telegram Desktop configurata” con il suo account e che nella “sezione Comunicati del Movimento 17 Ottobre risultavano attivi i due messaggi programmati relativi all’indicazioni della piazze in cui concentrarsi” sabato scorso. Il 30enne, scrive la Procura, aveva “programmato l’invio, rispettivamente per le ore 14.31 e 15.31, di disposizioni organizzative sui luoghi ossia le varie piazze d’Italia, dove gli appartenenti al citato gruppo Telegram ed i loro adepti avrebbero dovuto riunirsi”. Messaggi che, però, non sono mai partiti, perché sono scattate le perquisizioni e i sequestri a suo carico.

L’udienza di convalida, davanti alla giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni, è attesa per domani, martedì 27 ottobre.

L'articolo Il pm chiede il carcere per Youssef Siher: “Può sviluppare strategia rivoluzionaria” proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌