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Meloni (con accanto Salvini): “Continuiamo a sostenere l’Ucraina”

28 October 2026 at 20:25

“Penso che il segretario della Lega Salvini abbia tutto il diritto e il dovere di segnalare qual è il sentimento e l’umore che arriva dalla sua base. Chiaramente l’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che siamo tutti d’accordo che bisogna costruire pace in Ucraina e l’orientamento prevalente è che per garantire quella pace il modo migliore è continuare a sostenere l’Ucraina”.

Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio, rispondendo ad una domanda sugli aiuti, anche militari, a Kiev. “Non prevedo che cambi la sintesi che abbiamo sempre trovato. Mi sento abbastanza serena del fatto che il governo possa andare avanti, fermo restando che ho grande rispetto e attenzione per ciò che un importante partito della coalizione pensa su questo”, ha concluso.

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Pensioni, nuova Quota 100: la proposta a 64 anni e 36 di contributi. Il nodo delle risorse

28 October 2026 at 09:25

Nella quinta Manovra del governo Meloni potrebbe esserci un nuovo strumento per la pensione anticipata. Sappiamo già che il pacchetto previdenziale costerà oltre 1,2 miliardi. La Lega spinge per una nuova Quota 100, quindi per uscire a 64 anni con 36 di contributi, anche per chi ha iniziato a lavorare prima del 1996. Solo questo però potrebbe arrivare a costare 1,5 miliardi (o anche il doppio rispetto alla dotazione iniziale di 900 milioni di euro).

Il nodo delle coperture fa pensare che l’uscita sarà possibile dalla seconda metà del 2027. Da finanziare ci sono anche l’Ape sociale per disoccupati, caregiver, invalidi e lavori gravosi. Senza provvedimenti scadono a dicembre.

Pensioni: in Manovra ipotesi Quota 100

La Lega rilancia Quota 100 per il 2027. Propone l’uscita anticipata dal lavoro a 64 anni di età con almeno 36 anni di contributi, anche per i lavoratori del sistema misto, cioè quelli che hanno iniziato a versare prima del 1996.

Non si sa se sarà approvata, si tratta di trovare le coperture nella legge di Bilancio. Si tratta di un aspetto rilevante per chi possiede contributi versati prima e dopo il 1° gennaio 1996.

La differenza si nota soprattutto nel confronto con la pensione anticipata contributiva a 64 anni, che è legata interamente al sistema contributivo. La proposta leghista allarga quindi la possibilità anche a chi ha una parte della pensione calcolata con le regole precedenti.

Come funziona Quota 100?

La vecchia Quota 100 permetteva di andare in pensione con 62 anni di età e 38 anni di contributi. Si trattava di una forma sperimentale che permetteva l’uscita a chi maturava i requisiti nel periodo tra il 1° gennaio 2019 e il 31 dicembre 2021.

Si rivolgeva ai lavoratori iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della stessa e alla gestione separata. Non poteva accedere il personale delle forze armate, delle forze di polizia e della polizia penitenziaria.

Nello specifico i requisiti per il conseguimento della pensione Quota 100 erano un’età anagrafica non inferiore a 62 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 38. Il requisito contributivo poteva essere perfezionato cumulando tutti e per intero i periodi assicurativi versati o accreditati presso l’assicurazione generale obbligatoria.

Pensioni 2027: da dove arrivano le risorse

Per le pensioni 2027, la legge di Bilancio è alla ricerca di risorse. Secondo Repubblica, la Ragioneria dello Stato e l’Inps starebbero valutando le modifiche al meccanismo di perequazione delle pensioni medio-alte, riducendo in alcuni casi le rivalutazioni all’inflazione proprio per liberare risorse.

Si tratta solo di un’ipotesi, ma potrebbe rendersi necessaria per rinnovare l’Ape sociale, le pensioni minime e l’isopensione che sono in scadenza a dicembre.

Anche la nuova Quota 100 richiederebbe risorse che al momento non sono state specificate, almeno 1,5 miliardi di euro ma che, secondo altre stime, potrebbero arrivare a costare il doppio dei fondi al momento disponibili (900 milioni di euro), quindi circa 1,8 miliardi.

Pensioni 2027, ipotesi fondo per uscita anticipata a 64 anni: cosa cambia

27 October 2026 at 12:48

Il Governo starebbe valutando un fondo per finanziare nuove forme di pensionamento anticipato nel 2027. Sarebbe stata raggiunta un’intesa per destinare alcune centinaia di milioni di euro alla flessibilità in uscita dal lavoro. Le modalità di accesso dovrebbero essere definite dopo l’approvazione della Legge di Bilancio. Tra le proposte figura la pensione a 64 anni con 36 anni di contributi, ma non sono ancora stati stabiliti i requisiti definitivi.

Pensioni anticipate a 64 anni, il nuovo fondo nella Manovra 2027

In merito alle pensioni anticipate a 64 anni, la Lega avrebbe chiesto nuove possibilità, in particolare, per i lavoratori con una lunga anzianità contributiva. L’idea sarebbe quella di inserire nella Manovra un fondo di alcune centinaia di milioni, rinviando le decisioni operative a gennaio 2027.

Le risorse consentirebbero di finanziare forme limitate di uscita anticipata, destinate a specifiche categorie di lavoratori. A tal proposito Matteo Salvini, vicepremier e ministro dei Trasporti, ha dichiarato a Radio 24: “La priorità per la Lega da tempo, e finalmente ci siamo arrivati, è superare la legge Fornero quindi restituire tre anni di vita a chi sceglierà di andare in pensione a 64 anni rispetto ai 67”.

Chi potrebbe andare in pensione prima nel 2027

La proposta permetterebbe ad alcuni lavoratori di lasciare l’attività circa tre anni prima rispetto all’età ordinaria di pensionamento, attualmente fissata a 67 anni, con gli adeguamenti previsti dalla normativa.

Il fondo avrebbe risorse limitate e potrebbe quindi riguardare soltanto determinate platee, individuate attraverso requisiti anagrafici, contributivi o professionali. L’eventuale introduzione del pensionamento a 64 anni con 36 anni di contributi rimane una proposta e non un nuovo diritto già riconosciuto ai lavoratori.

Rivalutazione pensioni 2027, possibile taglio aumenti assegni più alti

Per trovare ulteriori risorse, il Governo starebbe valutando una modifica del meccanismo di rivalutazione delle pensioni all’inflazione. L’ipotesi prevede di ridurre progressivamente gli aumenti riconosciuti agli assegni più elevati, mantenendo una maggiore tutela per quelli di importo inferiore.

Il riferimento sarebbe il sistema utilizzato nel biennio 2023-2024, quando la rivalutazione piena veniva garantita soltanto alle pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo. Per le fasce superiori erano previste percentuali più basse. Nel 2023, per esempio, la rivalutazione scendeva all’85% per gli assegni tra quattro e cinque volte il minimo e arrivava al 32% per quelli più elevati. Le percentuali per il 2027 non sono ancora state definite e dipenderanno dalle coperture disponibili e dalla struttura definitiva della Manovra.

Un intervento simile aveva prodotto risparmi stimati in circa 2,1 miliardi di euro nel 2023 e 4 miliardi annui nel biennio successivo, durante una fase di inflazione particolarmente elevata. Il Documento programmatico di bilancio inviato a Bruxelles prevede una riduzione di circa 1,7 miliardi di euro alla voce “altre spese”. Una parte del risparmio potrebbe derivare dalla modifica della rivalutazione pensionistica.

“Adda venì Vannacci”: chi è davvero il generale e perché una parte d’Italia lo aspetta? Dalla carriera militare alla Lega, il nuovo libro di Francesco Bonazzi indaga il fenomeno politico – L’estratto

27 October 2026 at 08:20

È in uscita il 27 ottobre per l’editore Aliberti Adda venì Vannacci. Chi è davvero il Generale e perché una parte d’Italia lo aspetta del giornalista Francesco Bonazzi. Dalla carriera militare ai rapporti con la Lega fino alla nascita di Futuro Nazionale, l’autore passa al vaglio le posizioni di Roberto Vannacci su sicurezza, famiglia, lavoro, immigrazione, Europa. In un ritratto tagliente e a tratti impietoso, in cui non si concedono scorciatoie nemmeno ai suoi avversari, mette alla prova quella promessa di buonsenso che attraversa i suoi discorsi. Per capirlo, sostiene Bonazzi, dargli del fascista non basta. Bisogna leggere ciò che scrive, osservare come si muove e guardare ai vuoti lasciati dalla politica che vorrebbe fermarlo. Pubblichiamo, per gentile concessione dell’editore, un estratto del volume:

Il dividendo dell’incertezza

Il fenomeno FN non è il trionfo della destra identitaria e non è neppure portatore di una qualche identità, come si cerca di far credere. V si piazza a gambe divaricate, sia fisicamente che idealmente, al centro di mille paure fomentate negli anni e indica un nuovo percorso politico e di conquista del potere alla nuova destra nazionalista e xenofoba. La destra di FN è orgogliosa, muscolare, giovane, senza grossi scheletri negli armadi e si rivende come la destra autentica e senza filtro che scaccia la falsa destra accomodante e imborghesita. V è la moneta cattiva che tenta di scacciare la moneta buona, come nella legge di Gresham.

O, se si vuole essere più brutali, come la nuova agenzia di vigilanza che viene ingaggiata dopo che quella presente non ha “performato” in modo adeguato.

In tutti questi mesi V ha tentato di accreditarsi sul mercato dell’offerta politica come la risposta baldanzosa e movimentista, a tratti persino spiritosa e futurista, alla destra grigia di Giovambattista Fazzolari, alla destra familista di Arianna Meloni e Francesco Lollobrigida, alla destra nepotista di Ignazio La Russa, alla destra inefficiente e tromboneggiante di Adolfo Urso, alla destra delle circolari torve e vagamente inquisitorie del ministro Giuseppe Valditara e a quella dandy e leggiadra di Alessandro Giuli.

V è la naturale evoluzione del generale Francesco Paolo Figliuolo, l’eroe della campagna vaccinale, che tutto può e tutto risolve in un delirio di paure inedite e tecnocrazie in divisa, innescato da una classe politica inetta e che non vuole assumersi delle responsabilità che teme essere impopolari.

V è la prosecuzione sui social media del mitico onorevole Giuseppe Tritoni di Vogliamo i colonnelli, impersonato da Ugo Tognazzi. Più che un’identità, la sua destra è un eterno ritorno, una reincarnazione dell’uomo forte, perfetto per un popolo che forse è stato più mussoliniano che realmente fascista. Un popolo che oggi è in una certa misura già pronto a diventare vannacciano.

V pilota con fiero cipiglio questa nuova destra che si proclama efficiente e identitaria, ha gli stivaloni ben piantati nella tradizione italica più retorica e autocompiaciuta,

ma fonda il suo sistema di valori su una categoria farlocca come il concetto di identità e su un’elaborazione teorica debole o inesistente. Questa famosa identità esiste? Non esiste? Alla fine poco importa. Tanto serve solo a escludere.

L’identità e la sua estrema difesa diventano la giustificazione di ogni deriva securitaria, di ogni xenofobia, di ogni pulsione razzista e della fatidica remigrazione.

Senza la bandierina della «nostra identità» restano sul campo, nudi e impresentabili come il culo della scimmia, razzismo, discriminazioni e gli abusi di potere in divisa dell’ICE (Immigration and customs enforcement). Alla fine, come recita uno slogan di chi si è opposto alla polizia speciale di Trump «Police everywhere, justice nowhere» («polizia ovunque, giustizia da nessuna parte»). Vogliamo arrivarci anche in Italia?

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Presidente eritreo llega a Moscú para cumbre Rusia-África

27 October 2026 at 07:25

Moscú, 27 oct (Prensa Latina) El presidente de Eritrea, Isaias Afwerki, arribó hoy a Moscú para acudir a la III Cumbre Rusia-África, que se desarrollará en esta capital los días 28 y 29 de octubre, informó el servicio de prensa del Kremlin.

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Lega, Salvini rieletto con il 76%, chi sostiene Matteo e chi chiedeva un cambiamento

26 October 2026 at 11:05

Matteo Salvini resta alla guida della Lega. Il congresso straordinario che si è concluso ieri a Milano lo ha riconfermato segretario con 465 voti contro pari al 76,1% e i 146 di Massimo Garavaglia pari al 23,9% sui 611 voti validi. Per Salvini è il quarto mandato, fino al 2030. Inaspettatamente, il riconfermato segretario Salvini ha raccolto intorno a sé la maggioranza della Lega, mentre Garavaglia raccoglie quasi una preferenza su quattro fra i delegati.

Come si sono divisi i delegati della Lega tra le diverse posizioni e correnti?

I sostenitori di Salvini fra Governo, Parlamento ed Europa

La maggioranza comprende ministri, parlamentari e amministratori. Sul piano politico e programmatico, Sardone, Ceccardi e Cisint hanno presentato una proposta congressuale su immigrazione e sicurezza.

La linea salviniana mette al centro sicurezza, restrizioni sull’immigrazione e opposizione alle politiche europee del Green Deal, di cui il segretario chiede il superamento integrale. Sul piano internazionale, Salvini annuncia di voler portare in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di denaro e armi all’Ucraina. Ribadisce inoltre il no a ius scholae e ius soli. È una proposta che punta a rendere riconoscibile la Lega rispetto agli alleati di governo, mantenendo la collocazione europea nei Patrioti.

Garavaglia e i dirigenti che chiedono un cambiamento

Attorno a Massimo Garavaglia, Presidente della commissione finanze, si sono raccolti esponenti con incarichi nazionali e territoriali.

Garavaglia propone una Lega liberale in economia, attenta alle politiche sociali e meno identificata con la destra radicale. Indica nella linea di Giorgetti il proprio riferimento economico e chiede maggiore ascolto delle rivendicazioni dei giovani sui diritti. Sul piano organizzativo propone un partito federale articolato in Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud. Alla selezione di personalità esterne contrappone la valorizzazione degli amministratori cresciuti nel movimento, accompagnata da maggiori deleghe e responsabilità. La sicurezza rimane una priorità condivisa con Salvini; cambiano la collocazione politica e il metodo di gestione del partito.

La richiesta di maggiore collegialità e centralità del Nord si sovrappone alla candidatura Garavaglia senza coincidere interamente con essa. Romeo e Attilio Fontana lo sostengono; Fedriga e Fugatti chiedono più attenzione ai territori senza sottoscrivere una candidatura. È una differenza decisiva per capire quanto il dissenso possa agire unitariamente.

Per Romeo e Attilio Fontana, il recupero dell’identità autonomista deve accompagnarsi a una guida che coinvolga stabilmente i governatori, riducendo la concentrazione delle decisioni attorno al segretario. La critica riguarda anche lo spostamento a destra, considerato un ostacolo al recupero dell’elettorato tradizionale. Fugatti ha insistito sulla necessità di riconquistare i cittadini del Nord passati a Fratelli d’Italia. Queste richieste convergono nella mozione settentrionale, pur senza un vero e proprio sostegno a Garavaglia nonostante il punto comune sia far pesare maggiormente amministratori e territori nelle scelte nazionali.

Chi cerca una mediazione e cosa cambia dopo il congresso

La mozione settentrionale promossa da Molinari offre un terreno comune a sostenitori e critici del segretario. La sua trasversalità suggerisce che chiedere più Nord non significa automaticamente schierarsi contro Salvini. Zaia e Giorgetti, senza sottoscrivere candidature, conservano uno spazio distinto dalla contrapposizione fra i due concorrenti.

Il terreno programmatico della mediazione è la mozione promossa da Molinari. Chiede attuazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale, ritorno alle Province elettive e un Senato delle Regioni. Sul versante economico propone Zone economiche speciali nelle aree di confine e nei distretti produttivi settentrionali; per gli amministratori locali, l’eliminazione dei limiti di mandato. Sono richieste condivise anche da sostenitori di Salvini, che permettono di discutere il ruolo del Nord senza mettere necessariamente in discussione il segretario. Il documento costituisce una piattaforma trasversale, non il programma di una corrente autonoma.

“La sfida a Salvini? I veneti hanno tirato indietro il braccino”. Il videoracconto del congresso della Lega

25 October 2026 at 16:28

“Questi veneti qui quando c’era da tirare fuori i coglioni si sono ritirati, mentre noi lombardi siamo andati avanti”. Lo storico militante leghista Elio Fagioli riassume così il congresso della Lega che si è concluso oggi a Milano. Matteo Salvini è stato riconfermato segretario con 465 voti a favore mentre il suo sfidante Massimo Garavaglia si è fermato a 146. “Sono soddisfatto, un ottimo risultato sostanzialmente da solo perché non ho un’organizzazione dietro se non le mie figlie fantastiche” ha detto lo sfidante che ha dato la mano e abbracciato Salvini al termine della votazione. Dall’altro lato il vicepremier rilancia: “Possiamo vincere le prossime elezioni, come minimo come secondo partito della coalizione”.

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Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss”

25 October 2026 at 15:37

“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”. Parola del vicepremier Matteo Salvini, che en passant ha diretto Radio Padania ed è un giornalista professionista iscritto all’Ordine. Dal palco del congresso della Lega al MiCo di Milano, prima di essere rieletto segretario con 456 preferenze, il leader del Carroccio ha rivendicato l’allontanamento della stampa che “non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso”. Le persone presenti al congresso, sostiene il vicepremier, sono lì per aiutare la Lega, che invece non viene favorita da “interviste, libri, polemica o post su Facebook”. “Sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso”.

Dura la replica di Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accusa il leader del Carroccio di dividere i giornalisti in “servi e amici, come accade in Russia, in Cina e nei regimi totalitari”, e paragona l’idea di congresso che ha Salvini ai convegni dell’URSS in cui “i cronisti si limitano a tessere le lodi”. “Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti” ammonisce Bartoli.

Si unisce alla condanna anche l’Associazione Stampa parlamentare che ricorda come “i giornalisti svolgano un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione”. E continua esprimendo “sconcerto” perché “Salvini si è rivolto ai colleghi con espressioni gravemente ingiuriose. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”.

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, commenta: “Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi” conclude Costante.

I comitati di redazione di Corriere e Repubblica hanno espresso “vicinanza e solidarietà ai colleghi per gli attacchi”: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che – si legge in una nota il Cdr del Corriere della Sera – è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”. “Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa”, aggiunge il cdr di Repubblica. “Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito”.

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Ucraina, Zaia sta con Salvini: “Stop alle armi? Certo, sono anche obiettore. Rischia di diventare il nostro Afghanistan”

25 October 2026 at 15:10

“Voglio ricordare che sono anche un obiettore di coscienza”. L’ex presidente del Veneto Luca Zaia, rispondendo alle domande de ilfattoquotidiano.it dopo il discorso del riconfermato segretario Matteo Salvini, si è detto d’accordo con la promessa di dire basta alle armi e ai soldi all’Ucraina. “Questa guerra si sta radicalizzando e rischia di diventare il nostro Afghanistan. Voglio ricordare che siamo in guerra dal 24 febbraio 2022 e sono già passati quasi più anni della Seconda guerra mondiale. Penso sia fondamentale che si arrivi a un armistizio e a un processo di pace. Questo lo può fare solo la diplomazia”.

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Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome

25 October 2026 at 11:50

“Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega, non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Nel secondo giorno del Congresso della Lega a Milano, in cui si sceglie il leader, Matteo Salvini dal palco del MiCo di Milano promette che, in caso di riconferma, proporrà a palazzo Chigi di tagliare i finanziamenti a Kiev. Poi chiede ai delegati della platea chi è d’accordo per alzata di mano. Quasi tutti la alzano, e lui continua: “Ok, mozione approvata all’unanimità”. E qualche ora dopo il suo futuro come segretario della Lega viene confermato per la quarta volta, con 465 voti a favore. Resterà in carica quattro anni, fino al 2030. Lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti e lo definisce “un risultato buono, circa sul 25%, molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole”.

Salvini è arrivato accolto dagli applausi delle prime file, mentre in fondo alla sala non mancano le contestazioni. E ha lanciato il nuovo simbolo della Lega, senza il suo nome. “Proporrò al Consiglio federale un’idea che era già nella storia della Lega. Mi sono recuperato un simbolo di Bossi del ’94. Se siamo qui, è grazie a Bossi e a Maroni che hanno cominciato quando non c’era nulla. Bossi nel ’94 presentò un simbolo” con le parole Lega Italia federale. Quello nuovo sarà “Lega Italia federale senza Salvini“. Il simbolo contiene l’Alberto da Giussano tra le parole Lega in alto e Italia federale in basso, su sfondo bianco. “L’Alberto da Giussano per me è orgoglio e identità. Via Salvini premier dal simbolo, qualcuno mi ha detto di non farlo. Magari Salvini rivince il congresso, dipende da voi, non sbircio, però se Salvini vince il congresso, magari ha una corrente e l’ha data vinta a chi fa polemica da un anno con la segreteria politica. Non mi interessa. Nazionale e non nazionalista. Il simbolo deve essere chiaro. Tenere insieme la Lega nazionale con il mio istinto e la mia pelle, perché sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro”, ha aggiunto.

Nel corso dell’intervento, il leader ha assicurato che “con la Lega al governo Ius Soli e Ius Scholae non saranno mai approvati” e ha fatto mea culpa per essere entrato nel governo Draghi, difendendo la scelta di fare parte del gruppo dei patrioti in Europa. “Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!”. Poi ha risposto a chi critica la scelta della Lega in Europa di confluire nel gruppo dei patrioti, dove siedono anche Rassemblement National, Fidesz e Vox: “Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi”.

Tornando al dibattito interno al partito, si è poi speso in un accenno all’intervento di ieri di Massimiliano Romeo, che aveva detto ‘evitiamo di fare la fine del partito di Renzi’, in riferimento al calo di voti per la Lega. “Ieri l’unica roba che mi ha disturbato in un contesto sacro come questo è stato evocare il nome di un tizio da cui ci separa il mondo, Renzi, noi con lui non abbiamo niente a che fare – ha detto il vicepremier -. Noi non abbiamo la spocchia e l’arroganza di Renzi e, aggiungo con amarezza, neanche la sua dichiarazione dei redditi”, ha aggiunto, dicendosi sicuro che “Luca Zaia sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Poi, spazio all’ottimismo: “Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia: la sera delle politiche, Meloni sarà presidente del Consiglio e la Lega sarà secondo partito della coalizione, per il momento”. E alle promesse: “Siamo leali da quattro anni, siamo una coalizione di amici e di diversi. Abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri. E penso a come viene trattata la Lega dove siamo in maggioranza, non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B in una regione dove governa al centrodestra. I numeri sono i numeri, chiediamo rispetto”.

Salvini non ha mancato di spiegare di essere stato lui ad avere deciso di collocare i giornalisti al piano inferiore per evitare di “inquinare” il Congresso. “Se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali, non in piazza, non facendo sorridere quei giornalisti servi che scrivono cazzate, perché la stampa non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso. Sono qua e sono al piano di sotto, e da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. È da 40 anni che cercano di stroncarci e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega, non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o con il post su Facebook. Qua si aiuta la Lega“.

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Ampliare le carceri minorili, dopo Nordio rilancia Salvini: “Toglierei anche tutti i bonus ai genitori dei delinquenti, anche la casa popolare”

23 October 2026 at 13:20

Il congresso del Carroccio si avvicina e Matteo Salvini decide di alzare la posta. E lo fa rilanciando sulle dichiarazioni di Carlo Nordio. Il leader della Lega è tornato sulle parole di giovedì del ministro della Giustizia, che a meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, aveva annunciato l’intenzione “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani”. Frasi, quelle del Guardasigilli, che sono state condannate da più fronti, a partire dalle opposizioni, passando per associazioni come Libera. Ma non da Salvini, che anzi le ha persino cavalcate. La proposta del ministro dei Trasporti e vicepremier è che vengano puniti i genitori dei minorenni “delinquenti”, togliendo loro tutti i tipi di bonus. Persino la casa popolare, se ce l’hanno.

“Ho visto che Nordio” dopo i disordini che si sono verificati in diverse città italiane “ha detto che vuol costruire più carceri minorili. Io andrei anche oltre e guarderei ai genitori di questi tredicenni, quattordicenni, quindicenni che si macchiano di delitti pesanti del genere e che prendono bonus pubblici, prendono la casa popolare, prendono il bonus affitto, il bonus luce, il bonus gas, il bonus scuola, il bonus libri, la dote sport, la carta ‘Dedicata a te’. Ecco come Lega su questo stiamo lavorando: togliere, eliminare, tagliare tutti i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno dei minorenni delinquenti in casa che commettono reati gravi. Questo è qualcosa su cui stiamo lavorando”, ha dichiarato Salvini, parlando a TeleLombardia.

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Montecitorio: l’anello da 30mila euro trovato dalla deputata e restituito all’impiegata | il corsivo

23 October 2026 at 10:12

Come una Cenerentola di altri tempi, l’impiegata delle Poste della Camera dei deputati corre all’ufficio oggetti smarriti del Palazzo e recupera la sua pietra preziosa smarrita nella toilette, un anello d’alta foggia, un trittico di brillanti dal valore presunto di trentamila euro. L’anello perduto e poi ritrovato, l’oro che luccica, il brillante d’altura, ricompone all’inverso la cronaca a cui siamo abituati. Non è il ricco che piange per l’anello perduto ma il povero che gioisce perché la boss glielo ritrova. E proprio nel Palazzo dov’è acquartierata la Casta, il potere affluente e decidente, il luogo eletto del cosiddetto magna magna.

Ed è per giunta una deputata a trovare l’anello in favore della signora che sapremo poi essere un’impiegata allo sportello dallo stipendio che, a occhio, non dev’essere memorabile. I fatti. Nei bagni delle donne di Montecitorio la deputata Simonetta Matone vede luccicare qualcosa: “Guardo e intuisco che è un anello. Mi accorgo che sono pietre preziose”, riferisce lei al cronista del Corriere della Sera. Col bellissimo anello a tre pietre in mano, un trittico “da valere almeno trentamila euro” l’onorevole leghista Matone che, immaginiamo, ha molta confidenza con i gioielli, inizia un’indagine riservata e confidenziale (Matone è un ex magistrato, tra l’altro) per giungere alla legittima proprietaria dell’anello. “Ho chiesto alle colleghe che portano usualmente gioielli di valore”, spiega. Ma nessuna reclama l’oggetto. Matone depositato l’anello nelle mani dei commessi di Montecitorio, destinato come tanti altri capi, di inferiore valore, all’ufficio degli oggetti smarriti. E così l’amello ritrova il dito della fortunata ma un po’ stralunata Cenerentola.

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Lo storico leghista a capo dei trasporti della Lombardia contro Salvini: “I costi su e i fondi già stanziati non arrivano”

A bussare alle porte del governo non ci sono solo gli autotrasportatori, prontamente liquidati da ministri vari tra accuse di criminalità e mancata rappresentatività. In questi giorni, battono cassa anche le aziende del trasporto pubblico regionale e locale, sia a capitale pubblico che privato. “Il settore è a forte rischio e le risorse non arrivano”, è stato il grido di allarme di Andrea Gibelli, a capo del Gruppo Ferrovie Nord Milano e presidente di Asstra, l’associazione che raccoglie 145 aziende e rappresenta il 70% del settore. Un attacco diretto ai ministri competenti, a iniziare da quello dei Trasporti, Matteo Salvini:” Chiediamo al governo di intervenire subito”.

A sorprendere, o forse no, è che l’intemerata sia stata sferrata da un leghista fatto e finito: Gibelli, infatti, è stato deputato del Carroccio e ha mantenuto buoni rapporti con la dirigenza lombarda, incluso il presidente della Regione Attilio Fontana che l’ha indicato, dopo una prima nomina ai tempi di Roberto Maroni, alla guida del gruppo che ha in pancia, tra le altre cose, il 50 per cento di Trenord e la Milano-Serravalle. Un leghista di lungo corso del “giro padano”, nella settimana del congresso, punta il mirino su Salvini e il modus operandi del governo sul tema più caldo del momento: “Le nostre aziende continuano a garantire i servizi con grande sensibilità verso i cittadini, facendosi carico di costi sempre più pesanti e anticipando di tasca propria risorse che spettano loro. Ma la situazione non è più sostenibile”, accusa Gibelli, che è stato anche vicepresidente della Regione Lombardia ai tempi di Roberto Formigoni.

Da febbraio ad agosto 2026, ricorda Asstra, il gasolio ha registrato un aumento del 52% che, considerando il credito d’imposta, scende ma resta comunque oltre il 20%. Il cahiers de doléances è lungo: Asstra lamenta anche il balzo dei prezzi delle altre forme di energia utilizzate dal trasporto pubblico locale: il metano è schizzato del 48% e l’elettricità del 40%, con un “concreto rischio” di “difficoltà negli approvvigionamenti”.

Problematiche aggravate da due aspetti riconducibili direttamente alle politiche del ministero di Salvini: “Abbiamo un Fondo nazionale che ha perso 800 milioni rispetto all’inflazione e 1,25 miliardi di euro già stanziati che non ci vengono liquidati”, continua Gibelli riferendosi al oneri di malattia, rinnovo contrattuale e saldo del Fondo. “Se non si inverte la rotta, i cittadini andranno incontro a seri disagi”, è l’avvertimento del presidente di Asstra paventando il blocco del trasporto pubblico locale “in un momento in cui rappresenta un sollievo concreto per le famiglie italiane”, alla luce del caro-carburanti.

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A Ferrara nasce il “Nucleo anti maranza”: la proposta del sindaco leghista per rispondere ai disordini delle proteste

22 October 2026 at 19:20

Il sindaco leghista di Ferrara, Alan Fabbri, questa volta non si è limitato al solito messaggio di condanna sui disordini che hanno colpito Milano e Bologna durante le manifestazioni, ma è andato oltre. A Ferrara nasce “il Nam, il Nucleo Anti Maranza, una task force voluta dal Comune della città emiliana per contrastare il fenomeno, che sarà al contempo anche un primo esperimento a livello nazionale”, ha annunciato il primo cittadino. Le funzioni del Nam saranno di “prevenzione, controllo e repressione” e per questo il Comune di Ferrara coinvolgerà avvocati, psicologi, assistenti sociali, polizia locale ed esperti di sicurezza.

Il nucleo sarà attivo già dalle prossime settimane e il leader della Lega Matteo Salvini ha commentato con entusiasmo l’iniziativa del sindaco ferrarese. “Ferrara risponde, con i fatti, alle richieste di aiuto e sostegno di tanti genitori, famiglie e commercianti, impauriti dalla situazione di insicurezza crescente”, ha spiegato Fabbri. Fabio Anselmo, lo sfidante di centrosinistra alle scorse elezioni, ha parlato di “mera propaganda” e di “spreco di denaro pubblico”.

“Approcciare così il tema, oltretutto con questa terminologia ghettizzante, stigmatizzante, e anche direi razzista, è indice di questi tempi bui. I giovani sono altra cosa, i problemi dei giovani sono altri”, ha affermato il consigliere d’opposizione. “Gli psicologi, certo, servono: servono occasioni di lavoro, di realizzazione, spazi per fare comunità”, ma “la task force anti maranza, con a capo Nicola Lodi (l’arcinoto Naomo, ex vicesindaco e assessore), si commenta da sé”, prosegue Anselmo, riferendosi all’ipotesi, al momento non confermata ufficialmente dal Comune, che alla guida della struttura venga chiamato l’ex vicesindaco leghista, in precedenza sospeso per la legge Severino. Il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica è inevitabile, e per questo Anselmo sottolinea che per i giovani di Ferrara sia necessario investire in qualcosa di più che una task force, che altro non fa che “generare odio“.

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