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Crosetto scettico sulla fine delle guerre a breve: “Tempistiche sui nuovi aiuti a Kiev? Non lo so, quando sarà possibile”

29 October 2026 at 20:51

“A breve non c’è possibilità di missione di pace a Hormuz“. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dal direttore dell’Adnkronos, nel corso dell’evento “L’Italia dei Territori”, organizzata da Sud chiama Nord a Roma.

Il titolare della Difesa del governo Meloni, sulla guerra in Ucraina, ha aggiunto: “Non vedo la possibilità di una soluzione in Ucraina prima della prossima estate perché la Russia utilizzerà sicuramente l’inverno come arma di pressione. La tattica russa è cambiata, sta colpendo le infrastrutture civili ed energetiche. Colpire le infrastrutture energetiche in una nazione come l’Ucraina in inverno dove si arriva anche a -30,- 25 ha un effetto sulla popolazione. Per cui la Russia aspetterà. Non penso chiuderà a breve”.

Il ministro, durante il suo intervento, ha parlato degli aiuti all’Ucraina. ”L’Italia ha dato a Kiev degli strumenti che sono serviti a difendersi. Se domani l’Italia decide di rompere il fronte Nato-Europa e di non aiutare più l’Ucraina, significherebbe mettersi sotto la lente di ingrandimento negativa in Europa, non si fermerebbe la guerra. Noi non parliamo di aiuti significativi, io penso che gli aiuti che potrei dargli con un nuovo pacchetto sono di fermare 50/60/70 missili droni sulle migliaia che arrivano, però magari salvo 200 500, 1000 civili, bambini, non lo so”. “Il tema – ha aggiunto – è se io non ti do più aiuti, significa che ho cambiato il mio giudizio, significa che io ho deciso che ha ragione la Russia. Quindi accettiamo l’idea che uno Stato più forte possa conquistare un altro Stato. Io non l’ho accettato a Gaza, non l’accettiamo per l’Ucraina”. Ma poi sull’invio del nuovo pacchetto di aiuti, su cui le frizioni con la Lega sono evidenti, il ministro Crosetto non ha offerto ai cronisti una tempistica chiara: “Non lo so, quando sarà possibile”.

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Il 30 ottobre scioperano anche i portuali di tutto il mondo contro il traffico di armi: “Scali al servizio dei popoli, non basi per la guerra”

29 October 2026 at 15:14

Bandiere, megafoni e striscioni sulle banchine del porto di Copenhagen. Come su quelle degli scali di Melbourne, Casablanca, San Francisco e nello scalo indiano di Mumbai. Il 30 ottobre i portuali si fermano in tutto il mondo contro il traffico di armi. Per ribadire che non lavorano per la guerra. Una giornata di mobilitazione internazionale lanciata da oltre 25 sindacati, che coinvolgerà 22 Paesi, distribuiti in cinque continenti. In tutto, 113 porti, tra i quali quelli italiani di Ancona, Civitavecchia, Genoa, Gioia Tauro, Carrara, Livorno, Bari, Ravenna e Trieste. “Una potente espressione di coordinamento internazionalista e di classe contro lo sfruttamento, l’aggressione imperialista e la guerra”, secondo i promotori della protesta internazionale. Nello stesso giorno in cui nel nostro Paese i lavoratori scendono in piazza per lo sciopero generale proclamato da Usb.

Il quadro politico della giornata di mobilitazione è stato definito nella Dichiarazione di Istanbul, firmata a maggio. Ogni organizzazione sindacale, in ciascun Paese, ha deciso le modalità si partecipazione. Come in Italia, anche in Francia, India, Grecia e Turchia sono stati proclamati scioperi di 24 ore. Mentre in Marocco, a Cipro e in altri porti sono state annunciate astensioni dal lavoro fino a due ore. I portuali in ogni caso non saranno soli. Lavoratori e sindacati di altri settori, insieme a studenti, attivisti e centri sociali, si uniranno a loro nella protesta.

“Gli scioperi e le mobilitazioni nei porti di tutto il mondo dimostrano la forza della lotta organizzata dei lavoratori, capace di ostacolare la macchina bellica, bloccando il trasporto di armi e attrezzature militari. La lotta contro la guerra e la militarizzazione dei porti e delle infrastrutture è inseparabile da quella per i diritti dei portuali“, si legge in una nota. Tra le richieste dei sindacati: la pianificazione di una strategia efficace contro la perdita di posti di lavoro causata dall’automazione, aumenti salariali, una riduzione dell’orario di lavoro e misure a tutela della salute e della sicurezza.

Il precedente risale al febbraio 2025, quando una prima mobilitazione internazionale aveva coinvolto 40 porti del Mediterraneo. A distanza di poco più di un anno e mezzo, la protesta assume dunque una dimensione mondiale. A sottolinearlo è anche Eurof, l’ufficio europeo della Federazione sindacale mondiale (Wftu), che invita tutti i lavoratori a sostenere i portuali e a partecipare alle manifestazioni. In diversi Paesi, sottolinea l’organizzazione, la giornata si è trasformata in una mobilitazione più ampia, contro le politiche di riarmo e per chiedere maggiori investimenti in istruzione, sanità, salari e pensioni. Risorse che, denunciano i sindacati, vengono invece destinate alla produzione e all’acquisto di armamenti.

Sul fondo ci sono le guerre in Ucraina e in Medio Oriente e il timore di un’ulteriore escalation dei conflitti. “I popoli del mondo non hanno nulla da guadagnare dalle rivalità imperialiste e non si macchieranno le mani del sangue di altri popoli per i profitti del capitalismo”, scrivono i sindacati. Condannano inoltre quelli che definiscono nuovi crimini commessi dallo Stato israeliano a Hebron, in Palestina, chiamando in causa il sostegno degli Stati Uniti, della Nato e dell’Unione europea. Da qui l’appello ai lavoratori e ai giovani di ogni Paese affinché sostengano concretamente le iniziative del 30 ottobre. E la richiesta che chiude la dichiarazione: “Porti di pace e al servizio dei popoli, non trampolini di lancio per la guerra e basi imperialiste”.

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L’Ucraina prova a smarcarsi da Starlink: lanciato in orbita il satellite Obria Nano

29 October 2026 at 12:11

Si chiama Obria Nano ma, a dispetto del nome, l’Ucraina gli affida un compito da gigante: renderla autonoma nelle comunicazioni satellitari, anche a scopo militare. Non è un mistero che l’esercito di Kiev – impegnato a contrastare la Russia dopo l’invasione subita nel febbraio 2022 – sia rimasto “al buio” appena i servizi offerti dalla rete Starlink e Starshield di Elon Musk sono stati interrotti a metà ottobre.

Una crisi che l’Ucraina non può permettersi. Nell’ambito delle possibili soluzioni, l’azienda Himera e Gomspace (Danimarca) hanno confermato in modo ufficiale che il satellite Obria Nano è stato lanciato il primo ottobre usufruendo di una missione di “ridesharing” Space X Transporter 18; gli ucraini hanno chiesto di avere un posto sul razzo per mandare in orbita il proprio satellite, così da ammortizzare i costi. Gli esperti di Himera ritengono che la fase di test “dovrebbe fornire l’esperienza necessaria per lo sviluppo del progetto e la sua trasformazione in una infrastruttura nazionale ucraina”.

Obria Nano non è l’unica via che sta seguendo l’Ucraina; una settimana fa è stata l’azienda finlandese Iceye, assieme alla Nokia, ad annunciare la firma di una lettera d’intenti con il ministero della Difesa ucraino al fine di verificare le possibilità di costruire una rete a banda larga per le comunicazioni satellitari. Volodymyr Zelensky ha confermato inoltre la firma di sette collaborazioni con la Finlandia – per un valore commerciale di 300 milioni di euro – dopo aver avuto un colloquio con il primo ministro Petteri Orpo: “Abbiamo concordato di sfruttare maggiormente le capacità satellitari della Finlandia, un fatto importante per la nostra difesa e per la resilienza dell’Ucraina”.

Obria Nano però è una produzione nazionale e riveste un significato particolare, come ha confermato Misha Rudominski, amministratore delegato e co-fondatore di Himera: “Per noi non si tratta solo del lancio di una satellite: rappresenta un’opportunità per realizzare una rete indipendente di comunicazioni. Abbiano iniziato a testare le tecnologie in orbita, il nostro obiettivo a lungo termine è sviluppare capacità che rafforzino la sicurezza strategica del Paese e riducano la dipendenza da fornitori di comunicazioni esterni”.

Insomma, Kiev non vuole più trovarsi nella condizione di metà ottobre, quando dagli Stati Uniti è stato spento Starlink con ripercussioni sui sistemi militari e le difese rispetto ai bombardamenti russi che non lasciano tregua, e per farlo si affida ad aziende che hanno già esperienza sul campo: Himera fornisce agli apparati di intelligence le radio G1 Pro e il ripetitore B1, mentre Gomspace ha adottato soluzioni satellitari utilizzate a livello internazionale.

L’esercito ucraino non è l’unico a cercare una via autonoma alle comunicazioni satellitari. Il mese scorso anche la Polonia ha annunciato di avere la stessa esigenza in occasione della 34esima edizione dell’International Defence Industry Exhibition, avviando la collaborazione tra la PGZ (Polska Grupa Zbrojeniowa) e la finlandese Iceye, dopo che tra il governo di Varsavia e Musk i rapporti sono peggiorati.

(Foto GomSpace)

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Ucraina, droni russi contro una banchina del treno a Dnipro: “Almeno 13 morti”

29 October 2026 at 11:11

Le forze armate russe hanno attaccato con droni la banchina della stazione ferroviaria di Dnipro, sulla quale si trovava il treno Dnipro-Zaporizhzhya. Almeno “13 persone sono state uccise nell’attacco russo a Dnipro. Almeno cinque i feriti”, ha reso noto il capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Ganzha. L’attacco è l’ultima di una serie di raid russi nella regione, dove, nelle ultime settimane, attacchi condotti con droni e aerei da guerra hanno danneggiato edifici residenziali e infrastrutture critiche. La città di Dnipro è stata più volte presa di mira nel corso del conflitto: l’ultima il 25 ottobre, quando le autorità avevano riferito della morte di quattro persone.

“Un orribile attacco russo ha colpito la stazione ferroviaria di Dnipro – ha scritto su X Volodymyr Zelensky -. I russi hanno lanciato un’incursione con droni contro un binario dove si trovavano un treno per pendolari e un treno passeggeri. Purtroppo, al momento, si contano 13 vittime accertate”. “Quanti attacchi terroristici ha sferrato la Russia contro il nostro popolo da quando le sanzioni contro alcuni oligarchi russi e il settore energetico russo sono state revocate, anziché portare a una de-escalation?”, domanda il presidente ucraino riferendosi a Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, rimossi dall’Unione europea dalla lista dei miliardari il 22 settembre. Secondo Zelensky “è giunto il momento di adottare nuove e più severe misure sanzionatorie da parte dell’Ue, degli Stati Uniti e del G7”.

(Foto di DSNS Ukrayiny, l’autorità governativa responsabile per la protezione civile)

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Soldato in Ucraina si amputa il piede con un coltello da scatolette per sopravvivere e resiste 491 giorni al fronte: un drone gigante lo porta in salvo

29 October 2026 at 08:23

Per quasi otto mesi è rimasto intrappolato in una buca sotto la caldaia di una scuola bombardata. Non riusciva a camminare e aveva accanto il cadavere del compagno. Poi ha preso un coltello, ha appoggiato il piede su un mattone e se l’è amputato da solo. Kostiantyn Vlasenko, soldato ucraino di 49 anni, è vivo e questa storia sta facendo il giro del mondo. Lo riporta l’agenzia Reuters.

Il militare ha trascorso quasi otto mesi bloccato sotto la caldaia di una scuola distrutta, dopo un attacco di febbraio che ha ucciso un commilitone e lo ha reso incapace di camminare. I comandanti ucraini parlano del primo salvataggio aereo di un soldato con un drone in cinque anni di guerra contro la Russia.

Vlasenko, volontario originario di Kryvyi Rih, serve nella 30esima Brigata meccanizzata e difendeva una postazione chiamata “Vertun”, ricavata dentro un tubo di drenaggio in cemento. Era in prima linea dal maggio 2025, in trincea con un altro soldato, nome di battaglia “Basky”. Cibo e rifornimenti arrivavano con i droni.

Il turno di Vlasenko sarebbe cominciato quando era arrivato a dare il cambio a un militare saltato su una mina antiuomo “Petalo” mentre andava a recuperare il cibo lanciato da un drone. Da lì la sua situazione è precipitata.

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Ucraina, Zelensky: “La Russia vuole negoziare un’architettura di sicurezza in Europa ma senza l’Europa. Ecco come”

29 October 2026 at 04:55

“La Russia vuole negoziare qualcosa di nuovo. Non so bene a cosa si riferiscano; si parla di una sorta di architettura di sicurezza in Europa“, scrive il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram. “Come si può negoziare un’architettura di sicurezza in Europa senza l’Europa? Cosa intendono negoziare? E con chi? Con la Cina? Interessante“.

Gli europei non sono stati né invitati né consultati in vista dei colloqui a tre tra Russia, Ucraina e Usa previsti a metà novembre. Lo ha dichiarato all’agenzia Vesti il consigliere diplomatico del Cremlino, Yuri Ushakov. “Gli europei potrebbero presentarsi se comprano i biglietti ma nessuno li invitera’ al tavolo negoziale“, ha affermato Ushakov, secondo il quale il tema della loro partecipazione non è stato “nemmeno sollevato” durante l’ultima conversazione tra i presidenti di Usa e Russia, Donald Trump e Vladimir Putin.

La Russia conferma che i colloqui a tre con Usa e Ucraina si svolgeranno a metà novembre ma specifica che non è ancora stata fissata una data, laddove Kiev aveva indicato il 10 novembre come possibile giorno dell’incontro. “Non abbiamo ancora fissato la data. Abbiamo detto che si terrà a metà novembre, dopo il 10 novembre, ma non abbiamo ancora indicato la data esatta”, ha dichiarato il consigliere del Cremlino, Yuri Ushakov in un’intervista all’agenzia di stampa Vesti. La data dell’incontro sarà annunciata “presto”, ha aggiunto Ushakov, secondo il quale il 10 novembre è stato discusso come uno dei probabili giorni del summit ma non è stato confermato.

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L’Ucraina vende all’Europa le armi che sviluppa sul campo

29 October 2026 at 03:45

La Bundeswehr si prepara a comprare il Bars, un missile da crociera ucraino a basso costo già impiegato contro obiettivi in Russia. È il segnale di un cambio di paradigma: accanto alle armi sofisticate e costose, gli eserciti europei cercano sistemi producibili in massa, capaci di aumentare rapidamente la potenza di fuoco e mettere sotto pressione le difese avversarie.

La Germania si prepara a fare qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe stato difficile immaginare: acquistare missili sviluppati in Ucraina per il proprio arsenale. Secondo il Financial Times, Berlino dovrebbe finalizzare nelle prossime settimane un accordo per una prima fornitura del Bars, un missile da crociera a propulsione a getto con una gittata fino a mille chilometri e una testata fino a 105 chilogrammi, a seconda della versione. La Bundeswehr lo sottoporrà a test tecnici all’inizio del 2027. Se le prove daranno risultati soddisfacenti, l’ordine potrebbe arrivare a diverse centinaia di esemplari.

La notizia va oltre il valore della singola commessa. A cambiare è il modo in cui la Germania pensa di costruire la propria capacità di attacco a lungo raggio: non più soltanto attraverso sistemi sofisticati, costosi e disponibili in quantità limitate, ma anche con armi relativamente economiche, producibili rapidamente e già sperimentate sul campo.

Il contrasto con i Tomahawk americani è evidente. Berlino ha avviato l’acquisizione di questi missili, il cui costo unitario è stimato tra i quattro e i sei milioni di dollari. Ma i prezzi elevati e i vincoli produttivi rendono difficile accumularne rapidamente grandi scorte: le consegne potrebbero slittare agli anni Trenta. Per questo la Germania sta cercando alternative da affiancare ai sistemi di fascia alta, non necessariamente da sostituire.

Oltre al Bars, il governo tedesco intende testare l’Anthem, prodotto dalla startup americana Covenant, che costerebbe circa un decimo di un Tomahawk. Il Bars sarebbe ancora meno costoso. L’obiettivo è disporre di armi differenti per costo e prestazioni, riservando i sistemi più sofisticati agli obiettivi strategici e utilizzando quelli più economici per aumentare il numero di attacchi possibili.

È una logica che riguarda anche il rapporto tra missili e difese aeree. Il capo dell’esercito tedesco, Christian Freuding, ha spiegato che sistemi di questo tipo permetteranno di colpire obiettivi fino a circa 1.500 chilometri di profondità in grandi quantità, saturando le difese avversarie. In uno scenario simile, la capacità di produrre e impiegare molti vettori diventa importante quanto le prestazioni del singolo missile.

Il cambiamento investe anche l’industria della difesa. Il Bars viene già prodotto in Germania da una joint venture ucraino-tedesca nata nell’ambito del programma «Build with Ukraine»: a ottobre, Kyjiv ha ricevuto i primi esemplari realizzati e finanziati in Germania. La nuova commessa, se confermata, estenderebbe la produzione alle esigenze della Bundeswehr. Sarebbe il primo caso noto di acquisto da parte dell’esercito tedesco di un’arma offensiva sviluppata in Ucraina.

Per Berlino significa anche sperimentare un modello di acquisizione diverso da quello tradizionale, dominato da grandi appaltatori e procedure lunghe. L’apertura a startup e produttori più piccoli, con test condotti mentre si definiscono i contratti, punta ad accorciare i tempi tra sviluppo, valutazione e ingresso in servizio.

Secondo documenti del ministero della Difesa tedesco citati da Politico ad agosto, il piano per costruire un nuovo arsenale di armi a lungo raggio potrebbe richiedere quasi 12 miliardi di euro, di cui 1,8 miliardi destinati ai missili da crociera. Le cifre rappresentano fabbisogni previsti, non necessariamente fondi già approvati. Tra i sistemi presi in considerazione figurano Bars, Flamingo, anch’esso ucraino, e Anthem.

Per l’Ucraina, intanto, si apre una prospettiva industriale nuova. La guerra ha costretto le sue aziende a sviluppare e perfezionare armi in condizioni operative reali, mentre la produzione all’estero consente di aumentare i volumi e ridurre l’esposizione agli attacchi russi. L’interesse non riguarda soltanto Berlino: anche Danimarca, Estonia e Lettonia hanno manifestato disponibilità ad acquistare armamenti ucraini, mentre l’esercito americano ha ordinato droni da ricognizione Raybird a una controllata statunitense della società ucraina Skyeton.

Il risultato è un mercato europeo in cui l’esperienza maturata sul fronte ucraino diventa un possibile vantaggio competitivo. La Germania non rinuncia ai missili americani né ai sistemi avanzati sviluppati con i partner europei. Cerca di affiancarvi armi più economiche e numerose. Perché la deterrenza non dipende soltanto dalla capacità di colpire lontano, ma anche dalla possibilità di farlo in quantità sufficienti e senza esaurire rapidamente le proprie scorte.

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Meloni (con accanto Salvini): “Continuiamo a sostenere l’Ucraina”

28 October 2026 at 20:25

“Penso che il segretario della Lega Salvini abbia tutto il diritto e il dovere di segnalare qual è il sentimento e l’umore che arriva dalla sua base. Chiaramente l’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che siamo tutti d’accordo che bisogna costruire pace in Ucraina e l’orientamento prevalente è che per garantire quella pace il modo migliore è continuare a sostenere l’Ucraina”.

Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio, rispondendo ad una domanda sugli aiuti, anche militari, a Kiev. “Non prevedo che cambi la sintesi che abbiamo sempre trovato. Mi sento abbastanza serena del fatto che il governo possa andare avanti, fermo restando che ho grande rispetto e attenzione per ciò che un importante partito della coalizione pensa su questo”, ha concluso.

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Trump: “Presto un incontro tra Putin e Zelensky, molti progressi con Russia e Ucraina”. Sul tavolo il petrolio russo

28 October 2026 at 07:46

Donald Trump si mostra ottimista con i giornalisti, sui negoziati tra Kiev e Mosca. “Stiamo facendo molti progressi con Russia e Ucraina” e “molto presto verrà organizzato un incontro” fra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti. Sul tavolo dei colloqui tra Casa Bianca e Cremlino, c’è il possibile ritorno delle aziende americane sul mercato petrolifero russo. Secondo quanto rivelato ieri dal Financial Times, potrebbe essere riavviata una joint venture tra i colossi petroliferi americani e russi al largo delle coste di Sakhalin, una volta terminato il conflitto. Stando alla testata, le due potenze hanno discusso anche di un coinvolgimento delle grandi compagnie americane in un piano per riprendere le forniture di petrolio russo verso l’Europa, attraverso l’oleodotto Druzhba.

Intanto, proseguono gli attacchi. L’esercito ucraino avrebbe lanciato nella notte attacchi contro diverse strutture in Russia collegate al complesso militare-industriale di Mosca, secondo quanto riportato dai canali di informazione russi su Telegram. Esplosioni e incendi hanno imperversato nella città di Lipetsk nella tarda serata di ieri, stando al canale di monitoraggio ucraino Exilenova Plus: un incendio sarebbe scoppiato nell’area dell’impianto metallurgico di Novolipetsk dopo l’attivazione delle difese aeree.

Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, appena 24 ore fa, ha sottolineato l’apertura statunitense al dialogo con Mosca, sottolineando la chiusura dell’Europa: “”Gli Usa sostengono apertamente lo sviluppo e l’approfondimento di questo dialogo, in più settori possibile. L’Europa invece rifiuta categoricamente di impegnarsi in contati con Mosca”, ha dichiarato il capo della diplomazia ai direttori di media di Paesi africani. Anche se gli Stati Uniti sostengono l’Ucraina con i dati satellitari e fornendo armi agli europei, “sono aperti a un dialogo con la Russia”, ha aggiunto Lavrov.

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Russia ai Mondiali, Julio Velasco applaude: “Le nazionali non sono dello Stato ma del popolo. Lo dice uno che ha vissuto la dittatura in Argentina”

28 October 2026 at 06:14

Tra 9 mesi, negli Stati Uniti e in Canada, la Russia tornerà a giocare un Mondiale di pallavolo femminile. L’edizione iridata 2027 – in programma dal 20 agosto al 5 settembre – segna infatti il ritorno della Nazionale di Mosca. Dopo il ban totale dello sport deciso nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, progressivamente il mondo dello sport sta aprendo al ritorno dei russi, nonostante le continue polemiche. Tra i fronti più aperti c’è appunto anche il volley, che ha scelto di accogliere la Russia proprio nell’anno che precede le Olimpiadi di Los Angeles 2028. La finale dei Mondiali di pallavolo femminile si giocherà proprio ad Anaheim, nello stesso stadio che ospiterà poi le partite dei Giochi.

La notizia del ritorno della Russia nel volley è passato un po’ sotto traccia in Italia. Così come le parole pronunciate da Julio Velasco alla Gazzetta dello Sport dopo i sorteggi dei gironi dei Mondiali. Il ct dell’Italvolley femminile si è detto chiaramente favorevole al ritorno della Russia, motivando la sua posizione con queste parole: “Ho sempre sostenuto che appoggio l’Ucraina senza se e senza ma perché è un Paese invaso. Detto questo, ho sempre pensato che le nazionali sportive non siano dello Stato ma del popolo“.

Velasco ha poi spiegato: “Lo dice uno che ha vissuto la dittatura in Argentina. Se mi avessero tolto il Mondiale di calcio del 1978 o quello di volley del 1982 l’avrei vissuto come un’ingiustizia e probabilmente non sarei mai arrivato in Italia“. Il tecnico argentino fa riferimento alla dittatura militare del regime di Videla, che ospitò e vinse i Mondiali di calcio nel 1978 e durò poi per altri cinque anni (Videla fu sostituito nel 1981) fino alla sconfitta nella guerra delle Falkland-Malvinas contro l’Inghilterra.

Velasco quindi apre al ritorno della Russia, che è stata inserita nel girone F insieme a Giappone, Argentina e Bulgaria. L’Italia, da testa di serie numero 1, è invece nel gruppo A, insieme a Belgio, Colombia e Porto Rico. Il ct ha ora una stagione intera davanti per scegliere la migliore formazione azzurra, dopo l’argento agli Europei e con il pensiero già rivolto anche alle Olimpiadi di Los Angeles: l’Italia di Velasco ci arriverà da campione in carica. Prima però deve difendere il titolo iridato conquistato nel 2025.

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Ucraina, l’annuncio di Trump: “Molto presto ci sarà un incontro Putin-Zelensky e si potranno fare grandi progressi”

28 October 2026 at 05:32

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky verrà organizzato “molto presto”. “Verrà organizzato un incontro molto presto e credo che si possano fare notevoli progressi“, ha affermato Trump ai giornalisti, riferendosi agli sforzi diplomatici volti a porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina.

L’amministrazione Trump sta valutando una nuova concessione alla Russia: la revoca delle sanzioni al principale fondo di investimento governativo del Paese, a lungo considerato dai funzionari statunitensi uno degli strumenti più potenti di influenza internazionale del Cremlino. Lo scrive il ‘New York Times’. Secondo fonti a conoscenza dei negoziati, i funzionari russi hanno spinto per questa iniziativa nell’ambito di colloqui più ampi sul coinvolgimento del fondo nella spedizione di gasolio russo negli Stati Uniti. Un funzionario statunitense ha confermato che l’amministrazione sta valutando la richiesta del fondo di rimuovere le sanzioni attraverso procedure stabilite, come parte di uno sforzo per “migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Russia e contribuire a porre fine alla guerra”.

Il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato a causa della delicatezza dei colloqui, ha elogiato il capo del fondo, Kirill Dmitriev, definendolo “un utile interlocutore” dei negoziatori statunitensi nelle discussioni per porre fine al conflitto. La valutazione di una maggiore riduzione delle sanzioni per la Russia, di cui non si era mai parlato in precedenza, dimostra come il Cremlino stia sfruttando una recente ondata di diplomazia sulla guerra in Ucraina per portare avanti un programma che sembra avere poco a che fare con la garanzia della pace.

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Ucraina, Finlandia e Norvegia chiamano Putin per fermare la guerra. Ira di Italia e Danimarca: “L’Ue scelga chi deve trattare per Kiev”

27 October 2026 at 15:57

Putin, telefonata dei leader di Finlandia e Norvegia in vista dei negoziati di Abu Dhabi

Una telefonata diretta a Vladimir Putin per discutere della guerra in Ucraina e preparare il terreno ai prossimi negoziati di Abu Dhabi. Ma anche un’iniziativa che riapre le divisioni europee su chi debba parlare con Mosca e con quale mandato. Martedì 27 ottobre, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno contattato il presidente russo, in una conversazione organizzata dopo consultazioni con Kiev.

A rendere noto il colloquio è stato il governo norvegese, che ha spiegato come la telefonata sia stata promossa per trasmettere direttamente a Putin alcuni messaggi in vista dei prossimi incontri diplomatici. “Norvegia e Finlandia hanno sempre promosso la pace e la sicurezza nella nostra regione. I due Paesi condividono un interesse comune per la stabilità e la prevedibilità nella regione del Mar Baltico e nell’estremo Nord. Questo aspetto è stato sottolineato durante l’incontro”, si legge in una nota. E ancora: “La guerra comporta costi umani e materiali enormi. La sofferenza e la distruzione avranno un impatto su generazioni. Nell’appello abbiamo sottolineato l’importanza della de-escalation”.

Il confronto fa seguito alla visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Oslo il 20 ottobre e si inserisce negli sforzi per riaprire il percorso negoziale. Stubb e Støre hanno infatti sottolineato che la Finlandia e la Norvegia continueranno a sostenere l’Ucraina nel loro impegno di lunga data. Hanno inoltre ribadito la necessità di porre fine alla guerra e di riprendere i negoziati. “La discussione è stata franca e sostanziale”, ha dichiarato Stubb. “Siamo Paesi confinanti con la Russia. L’esito di questa guerra avrà un impatto diretto sulla nostra sicurezza e su quella europea in generale. Porre fine alla guerra richiede discussioni dirette”, ha aggiunto il presidente finlandese. Helsinki ha inoltre precisato che Stubb e Støre hanno agito in qualità di leader dei rispettivi Paesi, senza parlare a nome dell’Europa nel suo complesso.

La telefonata ha però provocato irritazione tra alcuni partner europei. La premier danese Mette Frederiksen ha criticato la mossa, giudicandola non concordata con gli altri Paesi. Anche da Palazzo Chigi, secondo quanto riferito da fonti governative, emerge la richiesta di una posizione più coordinata. Il messaggio italiano è che l’Ue deve individuare chi la rappresenti nei negoziati sull’Ucraina, evitando che le singole capitali procedano in ordine sparso.

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I Mondiali di sollevamento pesi del 2030 si faranno in Russia: l’Ucraina annuncia ricorso. Commissario Ue: “Lo sport non è una scappatoia per aggirare le sanzioni”

27 October 2026 at 14:15

I Mondiali di sollevamento pesi del 2030 si terranno a Mosca: lo ha annunciato la Federazione internazionale di sollevamento pesi (IWF) in un comunicato. È la prima disciplina olimpica a programmare i propri mondiali in Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina nel 2022. Nel 2025 i Mondiali di nuoto erano stati riassegnati a Singapore dopo l’iniziale assegnazione alla città russa di Kazan. Una decisione che arriva dopo che lo scorso giugno, tra l’altro, i sollevatori di pesi di Russia e Bielorussia sono tornati a competere nei campionati internazionali.

L’Ucraina ha annunciato che presenterà ricorso contro la decisione della IWF. “Finché la Russia continuerà la sua guerra contro l’Ucraina, è inaccettabile ospitare competizioni internazionali sul suo territorio” ha affermato Matviy Bidny, Ministro della Gioventù e dello Sport dell’Ucraina, secondo il quale questa è un’occasione che il Cremlino pensa di sfruttare per riabilitare la figura di Putin. “Questa decisione invia un segnale pericoloso, ovvero che un Paese può continuare una guerra e allo stesso tempo tornare a partecipare alle competizioni sportive internazionali” ha aggiunto Bidny, che ha annunciato riproporrà la questione durante gli incontri con partner internazionali, in particolare discutendone con i ministri dello sport del Consiglio d’Europa e dell’Unione europea.

E proprio il commissario Ue per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport Glenn Micallef si è scagliato contro la decisione della IWF: “Organizzare i mondiali di sollevamento pesi a Mosca riporta la comunità sportiva internazionale in Russia mentre la guerra contro l’Ucraina continua“. Micallef solleva degli interrogativi anche sul ruolo svolto dalla federazione russa nell’assicurarsi l’assegnazione dell’evento, oltre a chiedere al Cio (Comitato Olimpico Internazionale) in che modo pensa di garantire la sicurezza degli atleti chiamati a gareggia in Russia. E infine ammonisce: “Lo sport non è una scappatoia per aggirare le sanzioni“.

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Stop armi all’Ucraina? L’annuncio di Salvini subito sconfessato dagli alleati di governo. Tajani: “Pronto il nuovo pacchetto”. Crosetto: “Il nostro impegno non cambia”

26 October 2026 at 17:54

“Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato per portare questa nostra posizione”. A parlare, al Congresso che lo ha riconfermato segretario della Lega per altri quattro anni, è Matteo Salvini. La posizione l’ha esplicitata appena prima: “Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina“. Il leader del Carroccio, dunque, ha promesso ieri di portare in Consiglio di ministri lo stop all’invio di armamenti a Kiev. Ma a distanza di un giorno, gli alleati sgonfiano le sue velleità. Prima l’altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, poi il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

La linea dell’Italia “non può cambiare” dice oggi Crosetto al termine della riunione a Parigi coi suoi omologhi. “È un impegno che ci siamo presi al livello internazionale, europeo e Nato. Consideriamo quello che sta accadendo in Ucraina molto pericoloso per la sicurezza dell’Europa e quindi sappiamo che l’aiuto all’Ucraina non è un aiuto ad una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza, e continueremo a farlo nel limite delle nostre possibilità”.

Stamattina il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri ha risposto direttamente a Salvini: “La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev”. E da destra, a fare opposizione al leader della Lega, è il suo ex sodale Roberto Vannacci: “Sarà il solito bluff che va in onda negli ultimi tre anni? Salvini si vannaccizza e dice basta ad armi e soldi all’Ucraina. Allora siamo pronti a una crisi di governo tra qualche settimana, visto che il pacchetto armi è già pronto. Noi di Futuro nazionale voteremo convintamente No”. Con Edoardo Ziello, capogruppo di FnV alla Camera, che provoca il ministro dei Trasporti: “Ponga la questione dell’interruzione di forniture di armi e finanziamenti a favore di Zelensky nel vertice di maggioranza altrimenti risulterebbe un chiacchierone. Aveva promesso che se eletto segretario avrebbe portato la linea Vannacci su Kiev al prossimo Consiglio dei ministri che a quanto si apprende si terrà tra domani o dopodomani e sarà preceduto da un vertice di maggioranza che si terrà nella giornata odierna. È il momento perfetto per dimostrare di passare dalle parole del congresso ai fatti del governo. Se non lo dovesse fare risulterebbe un chiacchierone che prende in giro gli italiani”.

Intanto proprio oggi il Consiglio Ue ha adottato oggi una serie di otto decisioni che consentono l’utilizzo di fondi a favore dell’Ucraina nell’ambito dello Strumento europeo per la pace (Epf). Tali decisioni permettono il rimborso parziale, tramite l’Epf, di aiuti militari già forniti dagli Stati membri, per un importo complessivo di 4,7 miliardi di euro. Prevedono inoltre un finanziamento supplementare per la missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina (Eumam Ukraine), pari a 230 milioni di euro.

Queste decisioni – ricorda il Consiglio in una nota – rappresentano un passo importante verso l’attuazione dell’accordo politico raggiunto dagli Stati membri dell’Ue il 25 settembre 2026, volto a mobilitare 6,6 miliardi di euro a favore dell’Ucraina attraverso l’Epf. L’accordo includeva lo stanziamento di un miliardo di euro in nuovi aiuti militari all’Ucraina e un ulteriore rafforzamento della missione Eumam Ukraine nel 2027. Con le decisioni di oggi, il sostegno complessivo dell’UE all’Ucraina nell’ambito dell’Epf sale a 10,8 miliardi di euro, di cui 9,9 miliardi destinati al rimborso degli aiuti militari forniti dagli Stati membri e 950 milioni all’addestramento militare nell’ambito della missione Eumam.

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Ucraina, Zelensky: “A novembre negoziati con Usa e Russia”. Ma poi lancia un avvertimento sulle sanzioni a Mosca

26 October 2026 at 07:15

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha confermato che a novembre si terrà un incontro tra russi e ucraini, con la mediazione degli Stati Uniti, per rilanciare i negoziati di pace, in stallo dall’inizio dell’anno. “Siamo pronti a discutere. Per quanto riguarda la questione territoriale, questa deve essere affrontata a livello di leader – ha detto Zelensky sui social -. Le altre questioni sono di competenza dei gruppi tecnici. Di tutto ciò si potrà dunque discutere a novembre”, ha dichiarato il presidente ucraino in un’intervista alla televisione nazionale rilanciata su Telegram”.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky si dice “pronto” per i colloqui trilaterali tra gruppi tecnici che devono però portare a “risultati concreti”. Ma avverte anche: “Non vorrei che arrivassimo a un incontro tra i tre leader – Ucraina, Stati Uniti e Russia – avendo già revocato tutte le sanzioni contro la Federazione Russa“. In alcuni post su X e Telegram Zelensky ribadisce che le sanzioni sono “un punto importante”. “Sono state imposte a causa di un’aggressione, non come pretesto per una chiacchierata. Pertanto, se parliamo della fine della guerra, deve esserci un preciso iter per la revoca delle sanzioni”. “Senza sanzioni – aggiunge Zelensky – potremmo ritrovarci coinvolti in un dialogo trilaterale in cui l’esito resta incerto, mentre le misure restrittive sono già state eliminate”.

Un drone avrebbe colpito un grattacielo di uffici a Voronezh, nella Russia sud-occidentale, durante un attacco ucraino ancora in corso questa mattina. In città si registrano esplosioni e incendi. Lo riferisce l’agenzia di stampa indipendente russa Astra, citata dal Kyiv Independent. Un video diffuso da Astra sembra mostrare un drone che esplode contro il Chizhov Gallery, un edificio di 25 piani nel centro della città. Immagini dell’attacco sono state pubblicate anche dal canale di monitoraggio ucraino Exilenova+. Secondo Astra, che ha ricevuto foto e video da testimoni, ci sono incendi anche in zone residenziali, vicino a condomini colpiti dalle esplosioni. Il governatore della regione, Aleksandr Gusev, ha confermato che la contraerea russa è entrata in azione contro un attacco di droni su Voronezh e dintorni.

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Ucraina, Mosca apre: “Per arrivare alla pace bisogna parlare anche con l’Europa”

25 October 2026 at 16:18

L’incontro sarà una sorta di “prova generale“, quindi è inutile nutrire grandi speranze. Ma nei colloqui trilaterali con Ucraina e Stati Uniti che Mosca si è detta pronta a riprendere una novità ci potrebbe essere: nei prossimi negoziati l’Europa dovrà avere un ruolo, dal momento che finora gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere Kiev ad accettare un accordo di pace. A dirlo è stato il consigliere per la politica estera di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, in un’intervista alla televisione russa Vesti.

Il 21 ottobre, il presidente russo ha avuto un colloquio con l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, a San Pietroburgo e ha aperto alla possibilità di colloqui trilaterali che potrebbero tenersi intorno al 10 novembre. In seguito all’incontro, Ushakov ha annunciato che un nuovo ciclo di negoziati potrebbe svolgersi ad Abu Dhabi a metà novembre. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato che la capitale degli Emirati Arabi Uniti è tra le possibili sedi. “Ora la prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra festa nazionale (giorno in cui la Russia celebra la Giornata dell’Unità Nazionale, ndr). Dopodiché, saremo pronti a riprendere i negoziati”, ha detto Ushakov.

“Dopo Anchorage sembrava che l’amministrazione americana potesse dettare qualcosa e costringere Kiev ad adeguarsi, ma finora questo non ha funzionato”, ha proseguito il consigliere di Putin, riferendosi al vertice tra Donald Trump e Putin tenuto in Alaska il 15 agosto 2025. “Questo perché non basta parlare soltanto con Kiev, bisogna parlare con tutta l’Europa, che sostiene pienamente l’Ucraina”, ha aggiunto il consigliere del Cremlino, secondo cui “forse la posizione dell’Europa in questo contesto è di fondamentale importanza“. Ushakov ha tuttavia ridimensionato le aspettative. “Anche durante il primo incontro potrebbe essere deciso ben poco, forse sarà soltanto esplorativo“, ha precisato, sottolineando che un accordo “richiede ancora lavoro”.

E’ la prima volta che Mosca riconosce esplicitamente la necessità di includere l’intera Europa nel tavolo delle trattative. Fino a questo momento, il Cremlino aveva cercato di isolare o scavalcare l’Unione Europea, ritenendola priva di autonomia e considerandola una semplice esecutrice della linea decisa a Washington.

I primi tre round di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti si sono svolti il ​​23-24 gennaio, il 4-5 febbraio e il 17-18 febbraio. Il round successivo era previsto dal 5 all’8 marzo nella capitale degli Emirati, ma è stato rinviato a causa dell’avvio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “I colloqui trilaterali con Russia e Ucraina? Ne avremo alcuni molto presto. Penso che entrambe le parti vogliano raggiungere un accordo”, ha detto il presidente Usa Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Port Huron, in Michigan. Steve Witkoff è andato a Mosca “soprattutto per discutere un paio di questioni. La guerra in Ucraina, sulla quale penso che succederà qualcosa. E inoltre siamo riusciti a riportare a casa una persona di grande valore che era stata detenuta a lungo durante l’amministrazione Biden. Siamo riusciti a farla tornare”, ha aggiunto, con riferimento a Stephen Hubbard. “Non ho dato nulla in cambio, perché Putin ha ritenuto che fosse una richiesta ragionevole”.

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Ucraina, Zaia sta con Salvini: “Stop alle armi? Certo, sono anche obiettore. Rischia di diventare il nostro Afghanistan”

25 October 2026 at 15:10

“Voglio ricordare che sono anche un obiettore di coscienza”. L’ex presidente del Veneto Luca Zaia, rispondendo alle domande de ilfattoquotidiano.it dopo il discorso del riconfermato segretario Matteo Salvini, si è detto d’accordo con la promessa di dire basta alle armi e ai soldi all’Ucraina. “Questa guerra si sta radicalizzando e rischia di diventare il nostro Afghanistan. Voglio ricordare che siamo in guerra dal 24 febbraio 2022 e sono già passati quasi più anni della Seconda guerra mondiale. Penso sia fondamentale che si arrivi a un armistizio e a un processo di pace. Questo lo può fare solo la diplomazia”.

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Ucraina, Ziello (Fn) attacca Salvini: “A parole è contro gli aiuti, ma poi vota per Kiev: insegue Vannacci”

25 October 2026 at 13:47

“Le chiacchiere di Salvini le porta via il vento. A parole è contro le armi e i soldi a Zelensky, ma poi ordina ai suoi parlamentari di votare tutti gli invii che arrivano in aula. Addirittura durante le comunicazioni di Meloni sul consiglio europeo non solo ha bocciato la risoluzione Vannacci che chiedeva di cancellare le sanzioni a Mosca e fare un accordo con Putin per far pagare meno gli idrocarburi agli italiani, ma ha perfino votato a favore del sostegno multidimensionale a favore di Kiev in una risoluzione a firma di tutti i capigruppo della maggioranza di cui la Lega fa parte”. Così il capogruppo di Futuro Nazionale alla Camera, Edoardo Ziello, dopo l’intenzione – annunciata da Matteo Salvini al Congresso – di portare al prossimo Cdm la richiesta di fermare l’invio delle armi in Ucraina.

“Presenteremo un’altra mozione per chiedere lo stop agli aiuti all’Ucraina e vedremo se passerà dalle solite parole ai fatti. Insegue Vannacci, ma non ci riesce perché la differenza è che lui straparla, mentre il generale parla con i fatti che sono provvedimenti. Ormai la commedia è finita da quando è arrivato Vannacci a smascherare l’incoerenza della Lega. Stesso copione sui militari per la gestione dell’ordine pubblico: annuncia i militari, ma non gli dà la qualifica di agente di polizia giudiziaria”, ha aggiunto.

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Ucraina, Mosca pronta a riprendere i negoziati dopo il 4 novembre. Ma nella notte i raid russi fanno quattro morti

25 October 2026 at 12:22

La Russia è pronta a riprendere i negoziati trilaterali con Ucraina e Stati Uniti dopo il 4 novembre, giorno in cui Mosca celebra la Giornata dell’Unità nazionale. Lo ha dichiarato Yuri Ushakov, consigliere del presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista all’agenzia di stampa Vesti. La capitale degli Emirati Arabi Uniti, Abu Dhabi, è stata indicata in precedenza come possibile sede del nuovo round di consultazioni.

“La prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra grande festività. Dopodiché, saremo pronti a riprendere i negoziati”, ha affermato Ushakov. La disponibilità russa arriva dopo i contatti tra Putin e l’inviato speciale del presidente americano Donald Trump, Steve Witkoff, a San Pietroburgo. Secondo le dichiarazioni russe, i colloqui dovrebbero affrontare anche il tema delle garanzie di sicurezza per Russia e Ucraina dopo la fine del conflitto. Il Cremlino ha indicato la prima metà di novembre come possibile finestra per i colloqui ad Abu Dhabi. Al momento, tuttavia, restano da chiarire i dettagli organizzativi e i risultati che le parti potranno raggiungere.

Ucraina, quattro morti e 22 feriti nei raid russi nel Dnipro

Sul terreno, però, proseguono gli attacchi. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, i raid russi condotti nella notte nella regione del Dnipro hanno ucciso quattro persone e ferito altre 22, tra cui una bambina di 11 anni. Zelensky ha riferito di danni in nove regioni ucraine e di attacchi contro diverse infrastrutture, tra cui una centrale termica, sottostazioni elettriche, miniere di carbone, depositi di grano, centri commerciali e un hub logistico postale. Il presidente ucraino ha chiesto che il sostegno militare occidentale non venga ridotto durante il percorso negoziale e ha sollecitato lo sblocco delle consegne di intercettori Patriot già approvate dai Paesi europei.

Colpito un edificio residenziale a Vinnytsia

A Vinnytsia, un drone russo ha colpito un palazzo residenziale, provocando il ferimento di sei persone, secondo quanto riferito dalle autorità ucraine. L’attacco ha danneggiato la zona compresa tra il secondo e il terzo piano dell’edificio, distruggendo quattro appartamenti e danneggiando le auto parcheggiate nelle vicinanze. Le squadre di emergenza sono intervenute per soccorrere i feriti e mettere in sicurezza l’area.

A Kharkiv colpiti un centro commerciale e i soccorritori

A Kharkiv, secondo la ricostruzione di Zelensky, le forze russe hanno colpito un grande negozio di articoli per la casa e successivamente hanno effettuato un secondo attacco mentre i soccorritori erano arrivati sul posto. Il Servizio statale di emergenza ucraino ha segnalato feriti e danni a un centro commerciale nel quartiere Osnovianskyi e a un’azienda civile nel quartiere Industrialnyi. Zelensky ha definito gli attacchi una risposta contraddittoria agli sforzi diplomatici e ha ribadito la necessità di rafforzare la difesa aerea ucraina.

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