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Flávio Bolsonaro almoça com cúpula da Globo antes de sabatina no Jornal Nacional

16 October 2026 at 21:12

O senador Flávio Bolsonaro (PL), candidato à Presidência da República, almoçou nesta sexta-feira (16) com dirigentes do Grupo Globo, no Rio de Janeiro, poucas horas antes de participar de uma sabatina no Jornal Nacional. O encontro ocorreu na sede da emissora, no Bairro Jardim Botânico, e reuniu o presidente do grupo, João Roberto Marinho, e o vice-presidente de Relações Institucionais, Paulo Tonet.

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Flávio esteve acompanhado do senador Rogério Marinho (PL-RN), coordenador-geral de sua campanha, e de um assessor de imprensa. A reunião foi confirmada pela Globo, que classificou a visita como institucional e informou que não houve participação de integrantes da equipe de Jornalismo.

Em nota, a emissora afirmou que encontros desse tipo fazem parte da rotina dos executivos e que candidatos a cargos eletivos costumam solicitar visitas institucionais. Segundo a Globo, o almoço foi realizado a pedido de Flávio Bolsonaro.

Lula não teve encontro com executivos

A reunião gerou questionamentos porque ocorreu no mesmo dia da entrevista de Flávio ao Jornal Nacional. O presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT), adversário do senador no segundo turno, participou da sabatina na quinta-feira (15), mas não almoçou com a direção da emissora.

Integrantes da campanha petista manifestaram desconforto com a diferença de tratamento. O ministro da Secretaria de Comunicação Social da Presidência, Sidônio Palmeira, questionou a conveniência de receber um dos candidatos para um encontro reservado no dia da entrevista eleitoral.

A Globo argumentou que Lula não solicitou uma visita institucional semelhante. A emissora sustentou que esse tipo de reunião depende de pedidos feitos pelos próprios candidatos.

Segundo encontro antes da eleição

O almoço desta sexta-feira foi o segundo encontro de Flávio com a cúpula da Globo. A reunião anterior ocorreu antes do início oficial da campanha, durante uma rodada de visitas do senador a grandes veículos de comunicação.

O compromisso antecedeu a sabatina conduzida pela jornalista Renata Lo Prete, prevista para depois do Jornal Nacional. A entrevista integra a programação da emissora para o segundo turno da eleição presidencial, disputado entre Flávio Bolsonaro e Lula.

A Globo também prevê um debate entre os dois candidatos em 23 de outubro, dois dias antes da votação. A participação de Flávio ainda depende da confirmação formal da campanha.

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Quella zucca che ti piace tanto non ti ha detto tutto

16 October 2026 at 03:45

Dimenticate le odi alle vellutate in autunno. Questo articolo vi farà togliere quel sorrisetto entusiasta tutte le volte che vedete una zucca al supermercato, riportandovi con i piedi per terra. Quella voglia elettrizzante di fare la zucca al forno per cena (che servite con lo stesso sorrisetto che avevate al supermercato – speriamo non sia una paresi) non arriva dall’ispirazione di un reel su Instagram, ma da una società sementiera in Giappone. Non è un complotto, ma la cronaca di un ortaggio che, in Italia, è passato dall’essere una verdura come tante a un’ossessione stagionale come poche.

Mangiamo molta più zucca del passato. È facile capirlo osservando le nostre abitudini o vedendo quante tipologie di zucche ci sono sul mercato. Lo conferma il Monitor Agroter che incrocia i dati disponibili. Tra il 2022 e il 2024 gli acquisti domestici di zucca fresca sono cresciuti di circa il venti per cento in volume; rispetto al 2020 la crescita a valore è del 37 per cento. C’è da dire che anche il prezzo al chilo sembra essere cresciuto negli anni.

Ma quale zucca?
Quelle che mangiamo in Italia appartengono soprattutto a specie differenti della famiglia delle cucurbitacee, originarie delle Americhe e arrivate in Europa all’inizio del Cinquecento, poco prima del pomodoro. Prima di allora in Italia era già coltivata la Lagenaria, usata, una volta essiccata, anche per ricavarne recipienti e borracce. Tra le specie di zucca più diffuse oggi ci sono Cucurbita maxima, a cui appartengono molte delle grandi zucche padane e quelle di origini giapponesi come la Delica, la Hokkaido; Cucurbita moschata, di cui fanno parte zucche Violine, Butternut e Lunghe di Napoli; e Cucurbita pepo, specie a cui appartiene la classica di Halloween.

Le famose zucche di Mantova
Francesca Nadalini coltiva zucche, meloni e angurie nel Basso Mantovano, nell’azienda di famiglia che oggi guida dopo essere rientrata da un percorso di studio e lavoro lontano dalla campagna. «La nostra è un’azienda di contadini. Dopo un periodo passato fuori, ho sentito il richiamo delle radici, perché questa agricoltura aveva bisogno di tanto supporto moderno, dall’informatizzazione alla valorizzazione del prodotto».

Attraverso l’organizzazione di produttori con cui lavora, Francesca gestisce una produzione che interessa complessivamente circa cento ettari di zucche. Con una densità indicativa di circa ventimila frutti per ettaro, significa un ordine di grandezza vicino ai due milioni di zucche per stagione. Tra le coltivate ci sono Delica, Violina liscia e rugosa, Hokkaido e qualche piccola produzione di Cappello del prete.

Qui la zucca viene bene da molto prima che Instagram la trasformasse in un’ossessione stagionale. Il territorio intorno al Po, soprattutto nel Basso Mantovano, ha una lunga specializzazione orticola fatta di zucche tradizionali. Ma nel 2025 Coldiretti indicava la Delica come la varietà più diffusa nel Mantovano, segnalando l’aumento di Delica e Violina a scapito delle varietà più tradizionali. Per una buona zucca la provenienza conta, ma non è tutto.

Una cassetta di zucche Delica dell’Az Agricola Cascina Frascina Bio. ©Alessio_c

Prima della Delica
La zucca è un buon esempio per capire il passaggio dall’agricoltura contadina alla filiera contemporanea e la Cappello del prete è un ottimo punto di osservazione. Ha un frutto dalla buccia grigio-verde, la forma a turbante, una polpa arancione spessa, asciutta e dolce ed è storicamente diffusa tra Mantovano ed Emilia. La varietà è stata iscritta tra quelle da conservazione e la Regione Lombardia la considera fra le colture a rischio elevato di erosione genetica.

Gastronomicamente ha parecchie qualità. Commercialmente, un po’ meno. «Nella nostra zona c’era questa zucca tipica, la Cappello del prete», racconta Nadalini. «È una zucca riprodotta da seme: il contadino coltiva i semi e la riproduce. È un’attività molto faticosa, quella della produzione dei semi, quindi man mano si è andata perdendo. In più c’è un problema: questa zucca è durissima da tagliare. Notoriamente le nostre nonne se la facevano tagliare praticamente con delle asce per romperla. Negli anni è quasi scomparsa, adesso è rimasta una nicchia».

Da questo esempio scopriamo che la perdita di biodiversità agricola non è sempre un oscuro progetto di multinazionali o dell’agroindustria. A volte una varietà arretra perché produce meno. A volte perché ha un sapore poco contemporaneo. E qualche volta perché, banalmente, il consumatore non ha nessuna voglia di affrontare una buccia con un’ascia, ma cerca un prodotto più semplice.

La Cappello del prete è solo una delle tante zucche che portano ancora addosso il territorio in cui sono state selezionate. In Veneto c’è la Marina di Chioggia, una Cucurbita maxima grossa, schiacciata e dalla buccia verde-grigia; tra Emilia e Lombardia è diffusa la Violina, allungata e color nocciola, appartenente invece alla specie Cucurbita moschata. Alla stessa specie appartiene la Lunga di Napoli, tradizionale in Campania, che può raggiungere dimensioni notevoli e si conserva per mesi. Forme, consistenze e usi diversi che raccontano quanto, prima della standardizzazione varietale, la parola “zucca” identificasse prodotti anche molto lontani tra loro.

Zucca Cappello del prete. Courtesy Az. Valli Salse

Tradizionale non è sempre migliore
Non tutto ciò che è tradizionale, però, è automaticamente migliore. È un punto sul quale Francesco Penazzi insiste parecchio. Sui colli bolognesi, a Rocca Corneta, coltiva ortaggi destinati alla produzione di sementi e guarda alla zucca prima come genetica e solo dopo come ingrediente.

«Dire che le varietà tradizionali come Cappello del prete o Marina di Chioggia siano tendenzialmente buone è corretto. Però non saranno necessariamente buone quanto una buona Delica. Le Delica hanno avuto successo proprio perché erano molto buone».

La Delica sembra ormai così familiare da avere acquistato, almeno nell’immaginario, una specie di cittadinanza padana. Verde scura, schiacciata, di dimensioni gestibili, polpa arancione, asciutta e dolce: per moltissimi consumatori oggi quella è la zucca. Ma questa storia inizia in Giappone. La Delica è una tipologia di zucca selezionata come ibrido F1 dall’azienda sementiera giapponese Takii. Quando arrivò sul mercato aveva alcune caratteristiche difficili da ignorare. Francesca Nadalini ricorda bene il passaggio: «Chi è nel settore la riconosce come un prodotto molto valido, perché è caratterizzata da una polpa cremosa, da una dolcezza incredibile. Se lasciata stagionare diventa asciutta. I produttori dell’area mantovana che avevano un po’ di passione per la zucca iniziarono a coltivare questa Delica e da lì partì un po’ tutto il filone».

Quel “lasciata stagionare” non è un dettaglio. Nadalini raccoglie le zucche quasi mature e le lascia riposare in ambienti ventilati perché perdano parte dell’acqua e la polpa diventi più asciutta. Possono servire dai quindici ai quaranta giorni, senza forzare il processo. «Il segno della fine della stagionatura è quando tagli una zucca e non deve fare la goccia». È la versione organizzata di una pratica contadina antica, quando le zucche venivano lasciate ad asciugare sulle aie.

La Delica, insomma, non ha soppiantato le zucche tradizionali soltanto perché più adatta alla filiera. Ha avuto successo anche perché ha intercettato meglio il gusto e le esigenze di chi la compra: è relativamente piccola, ha una buccia più gestibile, una polpa consistente e una dolcezza riconoscibile. Il Consorzio agrituristico mantovano, nel raccontare il declino della Cappello del prete, indicava proprio nella minore pezzatura e nella facilità di taglio alcune delle ragioni che hanno favorito la Delica. Ma una buona varietà commerciale deve fare molte altre cose, oltre a essere buona.

Ibrido non è una parolaccia
Ibrido è una di quelle parole che nel discorso sul cibo sembrano minacciose senza che sia molto chiaro perché. Un ibrido F1 è semplicemente il risultato dell’incrocio tra due linee selezionate per riunire nella stessa pianta caratteristiche utili: maggiore produttività, resistenza alle malattie, pezzatura o uniformità dei frutti. I semi prodotti da un F1 non garantiscono però di restituire piante uguali alla precedente: per ottenere di nuovo quello stesso risultato bisogna ripetere l’incrocio originario e per questo il seme viene normalmente acquistato da un’azienda sementiera.

Nel caso della zucca, spiega Penazzi, la selezione ha riguardato anche la forma della pianta. Molte Delica moderne sono state sviluppate per crescere in modo più compatto e concentrare i frutti vicino al piede, permettendo di aumentare la densità delle piante e semplificare la gestione del campo. È una parte dell’agricoltura che al banco ortofrutta non vediamo. Due zucche quasi identiche possono nascondere genetiche differenti, cicli di maturazione, resistenze e rese molto lontane tra loro. Ed entrambe possono essere vendute come Delica senza essere necessariamente buone allo stesso modo. «Può essere verissimo che un territorio sia particolarmente vocato, che una certa qualità sia buona e che la stagionatura renda il prodotto migliore. Però, se parti da una genetica sciatta, ottieni comunque un prodotto sciatto», dice Penazzi. Il problema è che davanti a una zucca il consumatore ha pochissimi strumenti per capirlo: «Non c’è una differenziazione chiara del prodotto».

Il punto, quindi, non è stabilire se sia moralmente superiore una varietà tradizionale o un ibrido moderno, ma capire quali caratteristiche vogliamo prediligere.

Mezze stagioni infinite
A queste richieste se ne aggiunge un’altra: la disponibilità sempre più lunga durante l’anno. Nel Mantovano Nadalini raccoglie da metà agosto a metà ottobre e, grazie a stagionatura e conservazione, riesce a vendere un prodotto italiano fino a gennaio e talvolta febbraio. Poi, se la richiesta continua, cambia la geografia della zucca.

La produttrice non considera la destagionalizzazione un tabù. «Io non divento moralista sull’argomento proprio perché viviamo già queste cose», dice, citando banane, avocado e limoni. Se il prodotto è buono e sicuro, per lei non c’è nulla di sbagliato nel cercarlo altrove quando quello italiano non è più disponibile. Penazzi è più scettico. Una coltura resta legata a condizioni climatiche precise anche quando il mercato riesce a cancellarne il calendario: produrre fuori dalla finestra più favorevole può richiedere varietà specifiche e maggiori input, senza garantire lo stesso risultato gastronomico. «Il lavoro dovrebbe essere far capire che magari non vale la pena mangiare zucca tutto l’anno se devi mangiarla male». Sono due posizioni diverse che mostrano quanto la stagionalità del cibo non dipenda più soltanto dai cicli naturali, ma sia diventata anche una decisione di filiera.

Non si può pretendere tutto da una zucca
La questione non riguarda quale sia la zucca migliore, ma le contraddizioni con cui chiediamo all’agricoltura di produrla.
Vogliamo biodiversità, ma al supermercato ci insospettisce un frutto fuori standard. Vogliamo varietà antiche, ma possibilmente facili da mangiare. Vogliamo prodotti locali, ma li cerchiamo dodici mesi all’anno. Mercato e consumatori vogliono un prezzo basso, un agricoltore ben pagato, lunga conservazione, sapore, resa, resistenza alle malattie e magari anche una storia da raccontare. Nadalini usa toni molto pratici, tipici di chi conosce la terra: «Il consumatore vuole tutto. Vuole tutte le caratteristiche. Ma in agricoltura tutte le caratteristiche non si possono avere».

È anche qui che torna la zucca Cappello del prete. Una zucca che conserva un patrimonio genetico e gastronomico prezioso, considerata a rischio elevato di erosione genetica, ma che pesa qualche chilo e richiede un’arma per il taglio. Di fronte c’è la Delica: nata dal lavoro di selezione di un’azienda giapponese, arrivata in Italia, adattatasi benissimo ad alcuni dei nostri territori e diventata così familiare da essere percepita quasi come una tradizione.
Le varietà tradizionali esistono perché generazioni di agricoltori hanno selezionato piante che funzionavano per i loro bisogni. Gli ibridi esistono perché continuiamo a fare la stessa cosa con strumenti, obiettivi e mercati diversi. Il vero cambiamento sta nelle caratteristiche che consideriamo indispensabili.

Un tempo una zucca poteva permettersi di essere enorme, durissima e diversa da quella cresciuta nel campo accanto, perché sarebbe finita nella dispensa di una famiglia che sapeva cosa farsene. Oggi deve pesare poco per stare nel sacchetto biodegradabile senza strapparlo ed essere dolce e cremosa. Ah, e deve essere piccola abbastanza da entrare in quella stramaledetta friggitrice ad aria per replicare la ricetta della zucca croccante vista su TikTok.

©Michael Starkie, Unsplash

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Lula assume responsabilidade por dificuldade de comunicação do governo

16 October 2026 at 02:42

O presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) assumiu a responsabilidade pela dificuldade de compreensão da sociedade sobre os resultados de seu governo. A declaração ocorreu durante sabatina promovida pela TV Globo nesta quinta-feira (15/10). Questionado pela jornalista Renata Lo Prete sobre a rejeição à sua gestão, Lula afirmou: “Se quando as coisas dão certo, sou eu que ganho, quando elas não dão certo, sou eu que perco”. O petista também lamentou a dificuldade de comunicar melhor as ações do governo.

Lula defendeu sua articulação com o Congresso Nacional. Ele afirmou que aprovou 99% das propostas de sua gestão e contou com o apoio de diferentes partidos. Segundo o presidente, uma base ampla é essencial para garantir a governabilidade.

Apesar do cenário eleitoral, Lula demonstrou confiança na vitória no segundo turno, marcado para 25 de outubro. O presidente participou da sabatina e respondeu a perguntas de jornalistas.

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A misoginia de diálogos de Vorcaro e CEO que expôs atrizes: “Mulher não pode fazer isso”

15 October 2026 at 20:53

Com a boca vermelha e a pele totalmente pintada de verde, Deborah Secco adentrou o Baile da Vogue de 2024, no Copacabana Palace, alternando entre sorrisos fartos e carão carregado nos olhares sensuais, um combo recorrente que já virou tradição no evento, no qual é convidada de destaque. A atriz encarnava um ser extraterrestre de roupas curtas, brancas, com direito a um bebê alien a tiracolo, no estilo carnavalesco típico da celebração, uma das grandes apostas publicitárias da Vogue Brasil e da Editora Globo nas semanas que antecedem o Carnaval.

Mas enquanto posava para os fotógrafos de dezenas de publicações e curtia a festa com sua tradicional animação, Deborah, que dividia o espaço com a nata executiva do Grupo Globo, estava desavisada do julgamento de alguns dos presentes mais relevantes do evento. “Eu só olhava pra bunda dela rs”. As palavras são do então diretor-geral de mídias impressas e rádios da Editora Globo, Frederic Kachar, para o dono do Banco Master, Daniel Vorcaro, horas depois. “Mas tava muito feia kkk”, rebateu o banqueiro. “Concordo que a fantasia era broxante”, completou Kachar. “Tá doido, mulher não pode fazer isso”, disparou Vorcaro.

Os diálogos fazem parte de um conjunto de mensagens interceptadas pela Polícia Federal (PF), entre outubro de 2023 e julho de 2025, cujo vazamento ganhou força nesta semana e levou à demissão do executivo de mídia nesta quinta-feira (15). Em nota, o Grupo Globo não menciona o conteúdo misógino das mensagens como um dos motivos da demissão, mas sim a preservação da independência editorial da Editora Globo.

Nota na íntegra

Grupo Globo comunica desligamento de Frederic Kachar e reforça independência editorial de seus veículos.

O Grupo Globo comunicou hoje o desligamento do diretor-geral de Mídia Impressa e Rádio, Frederic Kachar. O conteúdo das conversas privadas mantidas com Daniel Vorcaro entre outubro de 2023 e julho de 2025, às quais a empresa teve acesso ontem, revela uma relação inadequada do executivo com um anunciante.

A Editora Globo reforça seu compromisso com a ética e a transparência e reafirma a absoluta independência editorial do jornalismo de seus veículos, premissa essencial de sua atuação. O protagonismo da cobertura crítica, isenta e independente que tem feito do caso Master é a demonstração concreta do compromisso inegociável de seus veículos com os Princípios Editoriais do Grupo Globo.

A empresa reconhece os 29 anos de dedicação de Kachar ao desenvolvimento de seus negócios de mídia e informa que o nome de seu substituto à frente da Editora Globo e do Sistema Globo de Rádio será divulgado em breve.

Comunicação Globo
Rio de Janeiro, 15 de outubro de 2026
Mais informações: https://imprensa.globo.com/

Além de comentários objetificando atrizes ligadas ao próprio Grupo Globo, o conteúdo revela comentários machistas e convites mútuos para festas com mulheres, discrição “sem celular” e encontros descritos como idas à “Ucrânia”.

Um baile de machismo

“Muita mulher pro crime e só gay. Elas tavam dando em cima mesmo acompanhado”, foi assim que Fred Kachar descreveu o ambiente do evento da revista até então sob sua responsabilidade. E completou: “Me fodi. Minha ex foi e marcou em cima”. Ele fazia menção à atriz Monique Alfradique, que também chegou a se envolver com Daniel Vorcaro meses depois. De acordo com a assessoria de imprensa da atriz, no entanto, o relacionamento dos dois não chegou a ser um namoro e o título de “ex”, usado por Kachar, não seria apropriado. 

Em seguida, o ex-diretor-geral passou a comentar sobre convidadas que trabalham no Grupo Globo. “Deborah secco tava pra jogo”, escreveu Kachar. O executivo da Globo ainda relata que a atriz seria madrinha do camarote do Grupo no Carnaval do Rio de Janeiro e teria dito querer “curtir solteira” nos festejos. “Relação aberta. Preciso de uma dessas”, escreveu Kachar. “Todos nós”, respondeu Vorcaro.

A assessoria de Déborah Secco repudiou a associação indevida do nome da atriz a comentários de teor machista, desrespeitoso e irresponsável, disse que a atriz não conhece Daniel Vorcaro e que sua relação com Fred Kachar sempre foi estritamente profissional. “Tiveram encontros em trabalhos, onde foram fotografados, sem qualquer vínculo entre eles”. A equipe da atriz também destacou que os comentários que se tornaram públicos diz respeito a um evento “onde ambas estavam trabalhando”.

“É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa que não corresponde à sua realidade. Também é lamentável a forma como mulheres foram mencionadas, em comentários que não devem ser tratados com naturalidade nem usados para alimentar especulações”, diz a nota.

Leia a nota na íntegra

Diante das informações divulgadas, a assessoria de Déborah Secco repudia a associação indevida do nome da atriz a comentários de teor machista, desrespeitoso e irresponsável.

Déborah Secco não conhece Daniel Vorcaro. Sua relação com Fred Kachar sempre foi estritamente profissional, tiveram encontros em trabalhos, onde foram fotografados, sem qualquer vínculo entre eles.

É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa que não corresponde à sua realidade. Também é lamentável a forma como mulheres foram mencionadas, em comentários que não devem ser tratados com naturalidade nem usados para alimentar especulações.

A assessoria repudia qualquer tentativa de envolver a atriz Déborah Secco nesses acontecimentos. Sua trajetória, construída ao longo de anos de trabalho, merece ser tratada com responsabilidade e respeito.

Também é importante esclarecer que o comentário de teor machista e misógino surgiu a partir da presença de Sabrina Sato e Deborah Secco no Baile da Vogue 2024, onde ambas estavam trabalhando. Algumas publicações, no entanto, vêm apresentando os fatos de forma descontextualizada, dando a entender que elas estariam em uma festa com Daniel Vorcaro e Fred Kachar, o que não corresponde à realidade. Daniel Vorcaro, inclusive, não estava
presente no evento.

O banqueiro reagia às impressões do amigo, cuja relação seria uma “amizade que supera negócios”, mas não esteve presente no evento de 2024, em que suas empresas figuravam como patrocinadoras. A tabela com o orçamento para patrocínio em 2025, compartilhada no WhatsApp, considerava reajuste sobre os valores do ano anterior, que supostamente somaram R$ 1,7 milhão no Baile da Vogue e no Carnaval em 2024.

Outra artista citada no contexto da festa e de que estaria “pra jogo” foi a apresentadora Sabrina Sato. “Sabrina [Sato] também. Aniversário dela.”, disse Fred Kachar em relato para o banqueiro Vorcaro. “Soltinha”, resumiu o executivo sobre a profissional que estava em uma festa carnavalesca.

Sabrina Sato disse nunca ter tido contato com Daniel Vorcaro e relata que encontrou Kachar apenas em uma premiação de revista, quando foram fotografados, mas nega qualquer vínculo entre eles. “É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa alheia à sua realidade. O respeito à dignidade das mulheres não é uma concessão. É um direito. E comentários desta natureza não podem ser tratados com naturalidade, reproduzidos ou utilizados para alimentar especulações”, afirmou em nota à Pública.

Nota na íntegra

Diante das informações divulgadas, a assessoria de Sabrina Sato repudia a associação indevida do nome da apresentadora a um comentário de teor machista, desrespeitoso e irresponsável.

Sabrina nunca teve qualquer contato com Daniel Vorcaro e encontrou Fred Kachar apenas em uma premiação de revista, ocasião em que foram fotografados, sem qualquer vínculo entre eles.

É inadmissível expor a imagem e a reputação de uma mulher com base em uma narrativa alheia à sua realidade.

O respeito à dignidade das mulheres não é uma concessão. É um direito. E comentários desta natureza não podem ser tratados com naturalidade, reproduzidos ou utilizados para alimentar especulações.

Qualquer tentativa de envolver Sabrina nesses acontecimentos é repudiada. Sua trajetória, construída ao longo de anos de trabalho, merece ser tratada com responsabilidade e respeito.

Não é sobre fama, nem sobre desejo

A Agência Pública questionou o grupo Globo se denúncias foram feitas ao compliance da companhia quanto à relação de atrizes e outras artistas e sua relação com figuras de poder como Kachar na dinâmica corporativa da empresa, mas não obteve resposta até o momento.

“O que mais me chama a atenção nesse episódio, para além da gravidade do conteúdo das conversas divulgadas, é a relação entre poder, comportamento e silêncio. Quando alguém ocupa uma posição de influência, suas atitudes têm consequências que ultrapassam as relações individuais”, resume a psicóloga organizacional e fundadora do Instituto Internacional em Segurança Psicológica (IISP), Patrícia Ansarah. O IISP atua na prevenção de riscos psicossociais, de assédio, de sobrecarga e de violência organizacional.

Segundo Ansarah, quando comportamentos machistas e misóginos são naturalizados, minimizados ou protegidos por relações de poder, perpetuamos uma cultura patriarcal que legitima a desigualdade e a reação da sociedade a esse tipo de episódio vivenciado pelas atrizes do Grupo Globo ajuda a definir o que é tolerado, o que pode ser questionado e quais são as consequências para quem decide reagir.

“Em uma sociedade marcada por profundas assimetrias de poder, discordar, impor limites ou denunciar comportamentos abusivos pode ter um custo muito alto. E isso se torna ainda mais grave para as mulheres, que, historicamente, enfrentam barreiras para serem ouvidas, levadas a sério e protegidas quando decidem denunciar. A escolha entre expor publicamente uma violência e se preservar, neste contexto, é fácil: o silêncio predomina.”

A manifestação do economista Fred Kachar a respeito de mulheres, no entanto, não se limitava a famosas de seu convívio no Grupo Globo. Em 19 de janeiro de 2024, semanas antes do Baile da Vogue sobre os quais os comentários machistas foram feitos, o executivo e o banqueiro discutiam a proposta de patrocínio do Banco Master para o período carnavalesco quando Kachar perguntou se Vorcaro iria à Sapucaí. Vorcaro disse que precisava “fugir esse ano” e brincou que só Kachar conseguia “passar ileso tanto tempo” no Carnaval. Ao que o ex-diretor-geral da Globo respondeu: “Ileso nada. Três ex minhas nesse ano. Vou pôr um tatame na pista. Só vou ligar o foda-se. Todas achando que estão comigo. E eu vou fingir demência.”

Preocupação apenas com “indiscrições”

As mensagens vazadas entre Kachar e Vorcaro registram ainda convites do banqueiro para eventos restritos. Em 7 de fevereiro de 2024, o banqueiro disparou: “Bora hoje, que vai ser animado. Tem dois oligarcas russos indo e plantel [equipe]”. Vorcaro continuou descrevendo que seria no bairro dos Jardins, em São Paulo, em “lugar fechado, só convidado”. Kachar não teria comparecido. Dois dias depois, o banqueiro escreveu: “Seu bolo tá anotado. Perdeu”.

Os encontros do gênero passam a ser mencionados com expressões de guerra nas semanas seguintes. Em 12 março de 2024, Vorcaro disse que o plano da noite seria um “ataque soviético”. Mais tarde, Kachar perguntou se ele já estava “na Ucrânia”. Dias depois, o executivo quis saber se haveria “guerra na Ucrânia nessa semana”. “Tem hoje. Bora?”, respondeu o banqueiro, informando que começaria às 23h. Em maio, Vorcaro disse que as festas aconteciam “toda terça”.

Em 15 de maio de 2024, em Nova York, na semana do prêmio Personalidade do Ano da Câmara de Comércio Brasil-Estados Unidos, Vorcaro disse que não iria a outro evento da programação e escreveu: “Fechei um lugar. Sem celular. E sem risco. Pra verdadeira festa rsrs”. Kachar respondeu: “É nessa que eu vou! Posso, né?”. “Óbvio. Convidado de honra”, disse o banqueiro. O executivo da Globo chegou ao local perto da meia-noite.

No dia seguinte, Kachar agradeceu o convite: “Será que alguém anotou a placa do caminhão que me atropelou rs?” e disse ter ido embora às 0h45. Vorcaro contou que chegou às 4h e acordou às 7h. “Ídolo. Se eu faço isso saio de ambulância do quarto”, escreveu Kachar. O banqueiro completou: “Só que fiz isso 3 dias seguidos. Ainda com a Fabíola me esperando no hotel kkkk”. O executivo respondeu: “Não acredito. Ela veio? Ídolo máximo, então. Isso eu jamais consegui” e depois conclui: “Eh um accomplishment [realização marcante]”.

Kachar e Vorcaro foram procurados pela Pública, mas até o momento não se pronunciaram sobre o caso. Em caso de manifestação, este espaço será atualizado.

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