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Europe’s far right seizes on protest violence to push authoritarian anti-immigration agenda

Nationalist leaders are framing unrest as consequence of failed liberal governance and open borders

Europe’s far-right leaders have jumped on the violence that rocked numerous cities last weekend, framing it as the inevitable consequence of failed liberal governance and open-border policies and insisting only they can restore law and order.

Months away from key elections in Spain, France and Italy, authoritarian nationalists are eager to weaponise the wave of street unrest, originating in peaceful protests over the cost of living and deteriorating public services but hijacked by violent rioters.

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© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

© Photograph: Abdul Saboor/Reuters

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Meloni Toughens Italy’s Riot Laws After Milan Violence

21 October 2026 at 10:03

Italy’s response to a weekend of street violence has moved from emergency policing to tougher criminal law, with Prime Minister Giorgia Meloni seeking to reassert control after unrest in Milan and other northern cities

The government approved measures on Tuesday creating an offence of violent participation in demonstrations, extending preventive detention powers to teenagers aged 14–17 and making parents financially liable for damage caused by their children. The package also provides for 500 soldiers to support security operations in Milan through December.

The crackdown presents a defining challenge for a prime minister whose political identity rests heavily on law and order: demonstrating that stronger powers can prevent another eruption while addressing the conditions feeding public anger.

Milan’s damaged shopping streets have become the most visible symbol of that challenge. Weekend violence brought looting, fires and confrontations with police, exposing businesses and residents to disorder in Italy’s financial capital.

As EU Today reported in its earlier coverage of the unrest, police brought 271 people to headquarters following Sunday’s disturbances, including 220 minors. Thirty-two were formally arrested, a detail that matters when assessing the scale of alleged criminal involvement.

The prominence of teenagers has shaped the government’s response. According to the Associated Press, the decree makes prosecuting minors over 14 easier and includes plans to expand juvenile detention capacity and judicial resources. Parliament must convert the decree into law within 60 days.

For supporters, the argument is straightforward: shopkeepers should not have to absorb the cost of destruction, and officers need effective tools against groups exploiting demonstrations to commit offences.

Yet preventive detention raises a different question from punishment after conviction. Its credibility depends on clear evidence, consistent safeguards and meaningful scrutiny, particularly when those affected are children.

Making the distinction will help determine whether the package strengthens public confidence or deepens distrust among young people already alienated from political institutions.

The wider European debate offers a warning. In its earlier editorial, EU Global examined the tension between public-order legislation and the right to protest, arguing that governments risk restricting legitimate dissent when security powers expand too broadly. That commentary predates the Milan disturbances but addresses the central democratic question now confronting Italy.

Peaceful assembly and criminal violence require different responses. Protecting the former gives authorities greater legitimacy when confronting the latter; treating an entire demonstration as suspect risks weakening that distinction.

Meloni also faces a political vulnerability that additional arrests cannot automatically resolve. The Financial Times reported that the unrest involved teenagers mobilised through social media, many without political affiliations, against a background of economic stagnation and expensive living conditions.

Those circumstances complicate any attempt to explain the disorder through a single organisation, ideology or grievance. Online mobilisation can accelerate confrontation without producing leaders capable of negotiating an end to it.

For the government, this makes prevention as important as punishment. Better intelligence, timely deployment and coordination between national and municipal authorities will influence whether stronger legislation produces safer streets.

The same applies to the military presence. Soldiers can provide visible reassurance, but the political test will be whether residents and businesses experience sustained security once the immediate emergency passes.

Italy faces two connected tasks.

Establishing individual responsibility for destruction and restoring confidence that lawful political participation can deliver results will be the priorities if public respect for the law is to be maintained.

Meloni’s new measures offer a forceful immediate answer to the first. Their lasting success will depend on whether the government can make progress on the second, before another weekend of anger becomes another emergency requiring still tougher powers.

Dalle vetrine infrante alla guerra ibrida, la risposta del governo alle proteste. Parla Gardini

21 October 2026 at 09:18

I teppisti delle piazze italiane sono sfuggiti a una rete educativa che non ha funzionato, anche per colpa di una sinistra giustificazionista, che non boccia, che non punisce, che non indirizza. Il governo con il nuovo provvedimento varato in Consiglio dei ministri prova a cambiare registro. Lo dice a Formiche.net Elisabetta Gardini, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera che, partendo dalle devastazioni di Milano, analizza le cause politiche e gli effetti sociali di tali fenomeni. “Cosa è cambiato rispetto ai miei tempi? Ieri c’era la misura: non spaccavamo vetrine, non calpestavamo libri, non rubavamo abiti pur essendo tutti provenienti da famiglie monoreddito. Avevamo dignità e rispetto per tutti, docenti e istituzioni scolastiche”.

Scontri, manovra, elezioni: dove finisce il disagio e dove inizia l’infiltrazione?

Dinanzi a queste situazioni, prima ancora di capire se è un attacco ibrido o solo violenza, ci dovrebbe essere una condanna unanime, a maggior ragione perché gli autori sono minorenni. Occorre capire che esiste un limite che non può essere oltrepassato. Purtroppo la sinistra non riesce proprio a condannare senza poi dire “ma”. Per cui penso che alla base dei rapporti umani, delle relazioni familiari e anche dei rapporti tra amici ci devono essere delle linee che non si possono superare. I tumulti ci raccontano che purtroppo sono state superate abbondantemente. Bisogna essere inflessibili, occorre un’alleanza della politica con chi ha un ruolo educativo e un ruolo dirigente nel Paese. Non riusciamo ad uscire da questa palude nella quale la sinistra sembra sguazzare bene. Più c’è caos e più le opposizioni sono contente: ciò lo considero gravissimo. In Aula abbiamo anche chiesto alla sinistra di sottoscrivere la proposta di legge di Fratelli d’Italia in discussione generale sulla cittadinanza, ovvero che in presenza di atteggiamenti del genere bisognerebbe fermare il processo per la cittadinanza italiana e intraprendere un percorso di ripensamento e di rieducazione, in attesa di una seconda possibilità.

Il Cdm ha dato il via libera al nuovo decreto sicurezza e criminalità minorile, oltre a 500 agenti in più a Milano. Come rispondere a chi vi accusa di suonare il solito ritornello di “regole e disciplina”?

Finalmente c’è anche per i minorenni il fermo preventivo. Significa che questo governo non insegue l’emergenza, ma interviene quando è necessario affrontare un problema che purtroppo si è manifestato in tutta la sua drammaticità. Confesso che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere bambini di undici anni che vanno a sfasciare vetrine per prendersi l’ultimo paio di scarpe alla moda. Bisogna prendere dei provvedimenti ed è chiaro, come osservato dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, che anche per i minorenni si lavora su due binari, la prevenzione e la repressione. Noi abbiamo con i nostri provvedimenti diminuito la dispersione scolastica: mi sembra un grandissimo risultato di cui andiamo fieri. Però non bisogna neanche fare l’errore di identificare questi violenti, che sono una minoranza, con tutti gli altri giovani: quattro scalmanati non rappresentano la totalità degli studenti. Non è così oggi e non era così anche ai miei tempi.

Cosa è cambiato rispetto a 40 anni fa?

Ricordo che mio padre mi accompagnò a sporgere una denuncia contro ignoti perché un picchetto mi impedì di entrare in classe. Io volevo entrare in classe, ma qualcuno non era d’accordo. Anche ieri, erano sempre i pochi a piantonare l’ingresso della scuola, al liceo classico Tito Livio, che frequentavo. Ma a differenza di oggi c’era la misura: non spaccavamo vetrine, non calpestavamo libri, non rubavamo abiti pur essendo tutti provenienti da famiglie monoreddito. Avevamo dignità e rispetto, per tutti, docenti e istituzioni scolastiche. Ci approcciavamo a qualsiasi lavoro, pur di andare avanti nella vita. Sicuramente era un’altra epoca la mia, ma assieme alle mie amiche non potevamo permetterci boutique di alta moda e compravamo i giornali con cartamodelli. I vestiti ce li cucivamo da sole, nessuna di noi rubava, non spaccavamo le vetrine perché qualcuno voleva il modellino che aveva magari la compagna di banco. E siamo sopravvissute bene a quell’epoca. Oggi vedo persino qualche rapper fare sfoggio di tutto il lusso più sfrenato, per poi stigmatizzare la società dei consumi. Inoltre mi chiedo come sia stato possibile che ragazzini di 11 o 12 anni fossero in giro da soli per strada a sfasciare vetrine. Dov’erano i genitori?

Il ministro della difesa Guido Crosetto ha detto che i fatti di Milano “sono il frutto di quella che io chiamo guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre Nazioni ricorrendo a strumenti non convenzionali che si chiamano TikTok, social, YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto e in qualche modo reagisca”. Che ne pensa?

Evidentemente lui da ministro ha strumenti molto più tecnici, però è chiaro che di questa guerra ibrida stiamo parlando da molto tempo, così come si era notato anche durante il referendum sulla giustizia un certo movimentismo dei social, che aveva mandato a votare una massa consistente di giovani che non lo avevano mai fatto prima. La guerra ibrida è un qualcosa con cui ci si confronta e su cui si dibatte a livello internazionale. Il tema, quindi, abbraccia il concetto stesso di difesa ampia, ovvero non più intesa come spese per cannoni o carri armati: oggi la difesa ha tutto un altro approccio. Difesa, ad esempio, è analisi, scienza, indagini così come l’Italia sta egregiamente facendo sull’Artico. Giorni fa in commissione esteri è stata in audizione la sottosegretaria Isabella Rauti che ci ha illustrato cosa vuol dire oggi difesa, come portare il Paese nella modernità, come far sì che l’Italia non sia tagliata fuori dalle rotte commerciali, dalle materie prime, delle materie critiche e dalle strategie internazionali. Per cui occorrono giovani che si impegnano, che imparino con il nostro aiuto a costruire il futuro e non che aiutiamo invece a deprimere come ama fare la sinistra, che foraggia un clima distruttivo. Per la sinistra l’Italia dovrebbe sempre indossare la maglia nera ed essere sempre l’ultima della fila. Oggi vedo in Italia delinearsi una sinistra talmente estrema che l’intero campo largo potrebbe configurarsi con Melenchon.

Proviamo a andare oltre le vetrine infrante: quale il danno sociale per ragazzi irresponsabili e genitori giustificazionisti?

Premetto che oggi non è facile essere genitori, ma se un figlio di 11 anni circola da solo per tumulti, forse è lecito pensare che qualcosa ti sia sfuggito dalle mani. Come madre mi sento a disagio, anche se è vero che oggi è molto più difficile. Ma sarebbe utile capire come sia possibile che dei bambini così piccoli sfuggano ad una rete educativa, perché dovrebbero stare in una rete di protezione che, evidentemente, non ha funzionato. Quando ero al Parlamento europeo ricordo che i britannici mi dicevano che il minore è considerato tale fino a 14 anni, dopo occorre che risponda delle proprie azioni. Così come ricordo bene che in Belgio bocciavano tranquillamente anche alle elementari. In Italia invece no, la cultura di certa sinistra ha iniziato a convincere tutti che non bisogna bocciare, che bisogna capire, che non bisogna punire. Ed ecco i risultati nelle nostre piazze.

Sondaggi politici, Meloni si rafforza ma non basta: Campo Largo in testa fra le coalizioni

21 October 2026 at 08:59

Secondo gli ultimi sondaggi politici, Fratelli d’Italia si rafforza raggiungendo quasi il 30%. Ma è sul fronte delle coalizioni che si gioca la partita per le elezioni politiche del 2027.

Gli scenari sulle coalizioni: il centrosinistra guidato da Elly Schlein (PD) batte il centrodestra 44,6% a 44%. Mentre il centrosinistra guidato da Giuseppe Conte (M5S) vince sul centrodestra 44,5% a 44,1%. In entrambi i casi, per i progressisti, scatterebbe il premio di maggioranza.

Gli ultimi sondaggi elettorali

Qui sotto si riporta l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 19 ottobre.

La domanda è una (“Se alle prossime elezioni politiche i partiti si presentassero nelle seguenti coalizioni, quale partito voterebbe più probabilmente?”) ma gli scenari possibili sono due.

Scenario 1 – Elly Schlein alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Elly Schlein – 44,6%:

  • Partito Democratico – 21,2%;
  • Movimento 5 Stelle – 11,8%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,4%;
  • Italia Viva – 2,4%;
  • +Europa – 1,3%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,5%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44%:

  • Fratelli D’Italia – 29,7%;
  • Forza Italia – 7,2%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1%;
  • Sud chiama Nord 1%;
  • Futuro Nazionale – 5,6%.

Altri partiti non schierati:

  • Azione – 3,1%;
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,3%;
  • altre liste – 1,4%.

Non si esprime 28%.

Scenario 2 – Giuseppe Conte alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Giuseppe Conte – 44,5%:

  • Partito Democratico – 20,5%;
  • Movimento 5 Stelle – 13,1%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,5%;
  • Italia Viva – 1,9%;
  • +Europa – 1,1%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,4%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44,1%;

  • Fratelli D’Italia – 29,8%;
  • Forza Italia – 7,1%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1,1%;
  • Sud chiama Nord – 1%.

Altri partiti non schierati:

  • Futuro Nazionale – 5,4%.
  • Azione – 3,2%.
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,5%.
  • altre liste – 1,3%.

Non si esprime 28%.

Nota metodologica

Una premessa: come si nota, il sondaggio Swg non tiene conto dell’apertura di Luigi Marattin (Partito Liberaldemocratico) al centrodestra. Probabilmente perché ci si trova ancora nella fase di avvicinamento e non di endorsement vero e proprio.

E ancora: Enzo Maraio, segretario dell’Avanti Psi, è in area Campo Largo mentre Swg lo colloca fra i centristi indipendenti.

Per il resto, si riporta la nota metodologica dell’ultimo sondaggio Swg per La7: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200 intervistati, 4.329 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI. Nota metodologica completa su sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica oggi

Dello stato delle coalizioni si è già detto. Di seguito altri elementi degni di attenzione.

FdI dal 27,7% della settimana scorsa scatta al 29,7%/29,8%, a seconda dello scenario.

Il M5S dal 12,7% della settimana scorsa si muove oggi in una forbice fra l’11,8% (scenario Schlein) al 13,1% (scenario Conte).

FN crolla dal 7,6% della settimana scorsa, che lo collocava come quarto partito, alla forbice compresa fra il 5,6% e il 5,4%. Il dettaglio non è banale e influenza scenari che riguardano tutto il centrodestra. Per tenere testa al Campo Largo, Meloni dovrà ragionare se spostarsi verso la destra di Vannacci rischiando di far scappare Tajani (FI) e Lupi (NM) oppure se orientarsi verso il centro invitando Marattin (PLD) ed eventualmente Calenda (Azione).

Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti

21 October 2026 at 06:12

Giorgia Meloni

Dopo gli scontri di Milano, il governo ha approvato un altro decreto sicurezza. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, estende alcune misure preventive ai minorenni e prevede sanzioni per i genitori dei ragazzi coinvolti nelle violenze. È il sesto decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni. La risposta è ancora una volta affidata al diritto penale, con nuove fattispecie e pene più severe, mentre restano da chiarire le cause delle violenze e le falle nella gestione dell’ordine pubblico.

Tra le novità c’è un nuovo reato per chi partecipa a manifestazioni violente in gruppo, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a ventimila euro. Per chi organizza o promuove gruppi con l’obiettivo di compiere violenze, anche attraverso strumenti informatici, la pena può arrivare a dodici anni. Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita e introduce aggravanti per danneggiamenti e saccheggi. Per i genitori dei minorenni responsabili di violenze sono previste multe da cinquecento a mille euro, raddoppiabili in caso di recidiva.

La miusra riguarda direttamente anche gli under-18. Il fermo preventivo viene esteso ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone e può applicarsi ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Per i minori sopra i 14 anni viene inoltre introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, che consente di procedere penalmente senza doverla accertare caso per caso. Sono misure che rendono più semplice l’intervento repressivo, ma aprono interrogativi sulla proporzionalità delle risposte e sulle conseguenze per la giustizia minorile.

La linea della premier è quella del «chi rompe paga». «Nessuna idea politica o disagio sociale» può giustificare le devastazioni, ha dichiarato Giorgia Meloni, chiedendo alle forze politiche di stare «dalla parte della legalità». Ma il punto è proprio distinguere tra la responsabilità individuale di chi commette reati e le ragioni di un disagio sociale che non si esaurisce negli episodi di violenza. Punire i responsabili è necessario; considerare l’inasprimento delle pene una risposta sufficiente è un’altra cosa.

Il decreto, intanto, interviene anche sulla presenza dei militari a Milano. Arriveranno cinquecento soldati in più, con una spesa di 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre, ma non potranno esercitare funzioni di polizia giudiziaria né arrestare direttamente i sospetti. Su questo punto, come riferisce Repubblica, il governo ha rinunciato alla previsione iniziale dopo le osservazioni del Quirinale e le divergenze interne alla maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha contestato i limiti del loro impiego; il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che i militari devono agire in funzione complementare rispetto alle forze di polizia.

Resta infine da capire che cosa abbia prodotto gli scontri. Crosetto ha evocato una possibile «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini ha respinto l’ipotesi di una regia russa. Piantedosi ha parlato di una dinamica che merita approfondimenti, pur riferendo che i primi accertamenti escluderebbero legami strutturati con gruppi antagonisti. L’indagine è ancora in corso.

È qui che il populismo penale mostra il suo limite. Il diritto penale è uno strumento indispensabile, ma dovrebbe essere una risorsa da usare con precisione, non la risposta automatica a ogni emergenza. Moltiplicare i reati e aumentare le pene può offrire un segnale politico immediato. Non sostituisce però il lavoro sulle cause del disagio, la prevenzione delle violenze e la capacità delle istituzioni di gestire le manifestazioni. Né risolve, da solo, le carenze che hanno permesso agli scontri di degenerare.

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