❌

Normal view

Perché rispondere agli scontri di Milano con più carcere per i minori è la cosa peggiore che si possa fare

23 October 2026 at 15:56

Il cosiddetto pacchetto Sicurezza approvato dal governo a seguito dei recenti scontri tra la polizia e i ragazzini nel centro di Milano segue ancora la linea dell’aumento delle pene, secondo una tradizionale, ma fallimentare, logica economica. Nel 1992 l’economista americano Gary Becker vinse il premio Nobel anche per la sua teoria razionale della criminalità. Per l’economista conservatore ogni atto criminale deriva da un calcolo dei costi e dei benefici. Quindi per sradicare ogni tentazione criminale sarebbe sufficiente aumentarne il costo, per esempio incrementando gli anni di pena.

Questa teoria molto semplicistica del crimine è stata abbondantemente smentita da ogni lato e abbandonata scientificamente, ma continua a circolare perché ha il pregio della semplicità e di una sua efficacia mediatica.

Se questa teoria è risultata insufficiente nei confronti degli adulti, diventa del tutto fallimentare se applicata agli adolescenti tra i 14 e i 18 anni, come previsto dal governo. Nasce un nuovo reato, quello di partecipazione violenta a una manifestazione, che può portare fino a cinque anni di galera, e anche di più con il volto mascherato o per chi la organizza. Basterà questo aumento sproporzionato della pena a dissuadere i dodicenni o tredicenni dal manifestare in maniera rabbiosa e violenta? Il governo pensa di sì, risolvendo tutto con un decreto da dare in pasto all’opinione pubblica.

Ma anche seguendo la vecchia logica economica dei costi e dei benefici, il calcolo è sbagliato e il governo Meloni sta compiendo un grossolano errore, che avrà purtroppo conseguenze durature. Sul piano dei benefici per la comunità mettiamo pure un riacquistato senso di sicurezza per le persone che frequentano i centri urbani e il risparmio dei danni evitati con la deterrenza. E sul lato dei costi?

Supponiamo che il tredicenne esaltato sia individuato e condannato a scontare i suoi cinque anni di carcere. Possiamo dargli o darle il massimo della pena perché a capo della protesta. Credo che in questo modo venga procurato un danno umano, educativo e personale notevolissimo, visto che la persona che stiamo considerando è nella sua fase formativa. Per la società la repressione degli adolescenti sicuramente rappresenta un costo futuro molto salato che non può essere ignorato. I ragazzini e le ragazzine che usciranno dopo qualche anno dal carcere non credo saranno persone migliori di quando sono entrate. Anzi potrebbero, per comprensibili ragioni, rappresentare un nuovo e più grande pericolo per la società.

Però la punizione, non la repressione, anche per gli adolescenti che protestano violentemente, ci vuole in uno stato di diritto. Certamente. Ecco allora che si possono pensare delle punizioni alternative. Qui il catalogo è molto ampio, dai lavori socialmente utili a iniziative che facciano capire agli adolescenti la complessità del mondo in cui viviamo, complessità che non può essere risolta spaccando una vetrina e arraffando una felpa. Il governo, vista la giovane età dei devianti, avrebbe dovuto comportarsi da buon genitore e non da ottuso gendarme che non si pone il problema del perché. Punire per reprimere è un non senso da un punto di vista educativo e un fallimento per la società.

Ma chi sono questi ragazzetti che ci fanno paura e che il governo vuole mettere in galera? Forse i più sono come i ladruncoli che popolano i libri di Charles Dickens. Nei romanzi del grande scrittore, ambientati nella Londra opulenta di fine Ottocento, i giovani criminali vengono arrestati, processati e messi in carcere con pene severissime. La loro unica colpa era quella di cercare di campare con furtarelli o stratagemmi illegali in una società che li teneva ai margini. Insomma, la loro colpa era la miseria, una direzione che ci potrebbe aiutare anche oggi.

Speravo che a distanza di un secolo e mezzo le cose fossero cambiate e invece, con il governo Meloni, si torna veramente all’odioso antico. Il carcere per i quasi bambini è da considerare una vergogna e uno scandalo che tutti dovremmo condannare, anche perchè i ragazzini violenti, oggi più di ieri, sono figli della società intera che se ne deve fare carico. In un certo senso, tutti ne siamo responsabili.

Non so se il mondo sarà salvato dai ragazzini, quelli che protestano devastando o gli altri, come scriveva nel suo testo onirico, dallo stesso titolo, Elsa Morante nel 1968. So solo che ora stanno parlando al mondo degli adulti, anche se con un linguaggio rude e aspro che non ci piace. Ascoltarli è nostro dovere, punirli anche, metterli in carcere invece è la cosa peggiore che possiamo fare.

L'articolo Perché rispondere agli scontri di Milano con più carcere per i minori è la cosa peggiore che si possa fare proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maxi-utili di Eni nei primi 9 mesi dell’anno, Avs: “Italiani più poveri e petrolieri più ricchi: Meloni complice”

23 October 2026 at 11:54

L’aumento del prezzo del petrolio e la crisi energetica che sta colpendo tutti i settori, o quasi, rende gli “italiani più poveri e i petrolieri più ricchi”, ha affermato Angelo Bonelli, leader di Avs alla luce dei risultati operativi e finanziari del terzo trimestre di Eni, ulteriormente migliorati. “Ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 7,6 miliardi di euro, contro i 2,5 dell’anno scorso: +202%. Solo nel terzo trimestre l’utile è di 3,2 miliardi, +299%”, ha detto il portavoce di Europa Verde, che dall’altro lato della bilancia ha posto le famiglie italiane che da quando è iniziato il blocco dello Stretto di Hormuz pagano le conseguenze delle scelte politiche in bollette e carburanti, a prezzi insostenibili. “Mentre l’Italia si impoverisce, il governo Meloni consente l’arricchimento delle società energetiche ai danni dei cittadini”, è stato l’attacco del deputato.

“Intanto le grandi società energetiche registrano profitti enormi: Eni segna un aumento del 70% dell’utile netto (adjusted, cioè solo quelle legate alla normale attività operativa, ndr) e l’Avvocatura dell’Unione europea ha chiarito che tassare gli extraprofitti energetici è compatibile con il diritto europeo. Perché Meloni non interviene? Per ridurre le accise il governo usa i soldi dei contribuenti anziché chiedere un contributo straordinario a chi accumula profitti miliardari”. Bonelli, che giovedì era insieme al suo co-leader Nicola Fratoianni al fianco di agricoltori e autotrasportatori in protesta, ha ricordato che il governo potrebbe intervenire con una tassa straordinaria sui profitti delle società energetiche, ma non sembra andare in questa direzione.

“Il governo Meloni è responsabile della crisi sociale perché ha scelto di stare dalla parte dei petrolieri invece che da quella degli italiani: ha usato i soldi pubblici per tamponare l’emergenza, invece di far pagare chi si è arricchito, e continua a tenere il Paese legato a gas e petrolio, che sono la causa del caro energia. Ogni euro che resta nei bilanci delle compagnie fossili è un euro tolto alle famiglie e alla transizione energetica, l’unica strada per liberare l’Italia dal ricatto dei prezzi delle fonti fossili”.

Mentre agricoltori e autotrasportatori, fortemente gravati dall’aumento del prezzo del carburante, si impoveriscono e i consumatori pagano prezzi sempre più alti, il Governo “ripropone lo stesso copione: invece di dare risposte, parla di intimidazioni e infiltrazioni e minaccia la precettazione”, continua Bonelli. Per i 70 milioni stanziati in sostegno ai pescatori e agli agricoltori, sono state utilizzate le risorse pubbliche, mentre con gli stessi “soldi degli italiani” le compagnie accumulano miliardi.

L'articolo Maxi-utili di Eni nei primi 9 mesi dell’anno, Avs: “Italiani più poveri e petrolieri più ricchi: Meloni complice” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Un dato è certo: abbiamo visto più decreti sicurezza che vetrine rotte

23 October 2026 at 06:03

Sono “tumulti politicamente illeggibili” quelli che abbiamo visto nelle strade di Milano, negli assalti alle scuole occupate di Torino? O anche quelle dirette contro i negozi o la polizia sono “azioni collettive dotate di una loro politicità”? Sono un fattore di sabotaggio o di inasprimento di altre proteste apertamente organizzate? A quanto pare, piccole sigle stanno cercando di “reclutare”, indirizzare, o comunque intercettare quei tumulti. Al contempo, da alcune ricostruzioni emerge che le azioni sarebbero opera di piccoli gruppi impolitici eterodiretti da ben più politicizzati agglomerati estremisti di tutt’altro segno. Qualcuno ha parlato addirittura di una pressione russa e questa linea è stata subito sposata da Crosetto, che ha chiamato in causa una “guerra ibrida” contro l’Occidente. Peccato che gli agenti di questa guerra ibrida, che in realtà opera contro l’ordine democratico, siano spesso amici del governo italiano e dell’internazionale nera che lega Putin, Netanyahu, Bolsonaro e Trump.

In realtà, quello che vediamo non è un fenomeno inedito, benché questa volta sorprenda per le dimensioni: negli scorsi anni era già successo, per esempio col saccheggio dei negozi di via Roma a Torino nel 2020. Quei ragazzi non chiedevano di tassare i ricchi o mettere un freno agli dei della moda e del jet set. Volevano qualcosa per loro come risarcimento di tanti pomeriggi bui.

Quindi il punto è: che cosa, dentro di loro e non all’esterno, muove le loro azioni? È comunque una rivolta degli ultimi contro “i ricchi” e i simboli del loro status quo? È pura invidia sociale di chi è irretito da una selvaggia logica consumistica? I protagonisti sono giovani migranti di seconda generazione, a tutti gli effetti italiani a cui viene negata una cittadinanza piena e promessa marginalità quando non remigrazione? Sono giovani anche italiani che abitano le periferie di città sempre più plasticamente escludenti e stratificate?

Vorrei partecipare a uno sforzo collettivo, che coinvolga tanti attori diversi, di comprendere tutto ciò. Per questo nei prossimi giorni proverò a incontrare e parlare con alcuni di quei giovanissimi, anche detenuti nelle carceri minorili, coinvolti nei fatti delle scorse settimane. Sarebbe il caso di chiedere a loro – se mai avranno voglia di dirlo a noi – che cosa stanno facendo e perché.

Qualcosa, però, lo sappiamo: esistono territori e quartieri da cui è stato smantellato tutto, ogni forma di aggregazione e partecipazione, insieme alle politiche giovanili e alla prevenzione. Esistono fasce di popolazione strutturalmente marginalizzate e moltitudini di ragazzini e ragazzine invisibili fino a una settimana fa.

Un altro dato è certo: abbiamo visto più decreti sicurezza che vetrine rotte, ma ogni volta che detona la rabbia sociale, la destra e i suoi canali di informazione la liquidano come caos.

Ogni fatto che origina da forme di disagio è bollato come delinquenza, verso cui si invocano pene sempre più severe. Lo sanno bene gli attivisti per il clima e contro il genocidio in Palestina. Non importa se i protagonisti di quei fatti siano ragazzini sempre più giovani, in certi casi poco più che bambini. Perciò il governo prepara già un’ulteriore stretta repressiva sui minori, nonostante l’intervento di Mattarella.

Milano è sempre più militarizzata, si diffonde una strategia della paura che innesca psicosi collettive. Il desk dell’Università Bocconi scrive a tutte le studentesse di non circolare da sole. Chat sconosciute diffondono sui cellulari di chiunque allarmi palesemente fake su prossimi appuntamenti per stupri collettivi o pestaggi massivi. Intanto, Hub for Defenders ha attivato un team legale che sta seguendo i circa 30 arrestati: in gran parte sono ragazzi rastrellati a caso e chiaramente razzializzati; minorenni trattenuti per 12 ore senza nemmeno avvisare i genitori.

Tutto questo, ovviamente, non avrà alcun effetto sui fenomeni di rabbia giovanile, se non quello di inasprirla ed esacerbarla. Invece – ma la destra lo sa e lo vuole – rappresenterà un ulteriore colpo a ogni tentativo di tradurre rabbia e senso di ingiustizia in partecipazione politica e conflitto organizzato.

Intanto dalla Francia al Belgio, dalla Spagna all’Albania, dal Portogallo all’Italia le piazze si riempiono di una protesta che ha un colpevole reale e nominato chiaramente: il carovita. In Italia l’inflazione ha gravato con 1.326 euro in più all’anno a famiglia solo per fare la spesa. I salari reali sono scesi del -8,7% dal 2008. L’incidenza della povertà assoluta, che già per le famiglie composte solamente da italiani è pari al 5,9%, sale al 26,7% tra quelle con almeno uno straniero e raggiunge il 29,4% tra le famiglie composte esclusivamente da stranieri.

In questo contesto il governo mette da parte miliardi per il riarmo e taglia i carnet ai pendolari. I cani da guardia del capitalismo cleptomane e dei signori della guerra, che mietono vittime e miseria, non dicono mai nulla contro le ingiustizie profonde di un mondo che vogliono lasciare proprio così com’è. Invece, si mostrano sempre molto indignati dalle vetrine rotte.

Mastri vetrai dello status quo.

Noi siamo dalla parte di chi lavora, studia, produce e non arriva a fine mese. E vogliamo trovare risposte per una generazione a cui è stata promessa solo incertezza e paura, per fasce sociali relegate a un vissuto di frustrazione e inaccessibilità di tutto. Di certo non serve spalancare di più le porte delle carceri né aprire canali di deportazione legalizzata. Servono spazi di partecipazione giovanile, occasioni per prendere coscienza di una deprivazione sistemica, ma soprattutto strumenti per disarticolare la ghettizzazione e restituire alle persone la speranza di poter investire sul proprio futuro.

L'articolo Un dato è certo: abbiamo visto più decreti sicurezza che vetrine rotte proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌