❌

Normal view

“Tutti mi davano del ciula, ma io lo rifarei”: la vita pazzesca del rocker Ricky Gianco che è stato “battezzato” da Adriano Celentano

25 October 2026 at 16:14

Se qualcuno mi chiedesse quali album mettere nella top ten di tutti i tempi, gli altri nove così su due piedi non saprei dirli, ma È rock ‘n’ roll di Ricky Gianco ci sarebbe senza indugi e pure in posizione altissima. Se non conoscete l’album (Gianco spero di sì, altrimenti sono dolori) andate su Youtube a cercarlo.

C’è tutto intero e pure di buona qualità. Oppure aprite lo scrigno autobiografico di Ricky, Non si può smettere di sognare, appena uscito in libreria per Baldini e Castoldi. Lì del disco del 1991 inciso a Los Angeles con Jeff Porcaro dei Toto a dirigere un’orchestra mostruosa, mezza sezione fiati dei Tower of Power, James Burton alla chitarra, Giorgio Gaber, Gino Paoli e Pino Donaggio a duettare con Gianco nei più incredibili brani rock italiani di fine cinquanta inizio sessanta, ci sono parecchi ricordi inediti di quella trasferta americana.

Del resto l’autobiografia di Gianco curata da Paolo Crespi è una macchina dei ricordi continua, riff personali e familiari di chitarra, graffi di rock limpidi e leonini come il timbro southern di Gianco stesso. Sfogli Non si può smettere di sognare (titolo, per inciso, che richiama il brano Non si può smettere di fumare) e rivedi Riccardo Sanna piccino nella Milano del dopoguerra, ciuffo e jeans, ugola d’oro minorenne nelle estati di Varazze, che spicca il volo tra gli ingranaggi della musica leggera italiana mentre sta diventando essa stessa un’industria gigantesca. Precipitati dallo swing (a Gianco piaceva il pezzo Crapa Pelada), dal jazz, Elvis e Ricky Nelson (da cui la trasformazione di Riccardo in Ricky), il rock italiano e le sue timide tracce, la sua curiosa ribellione sociale e culturale ante cantautorato.

“Tutti mi davano del ciula ma io lo rifarei”, canta Ricky proprio nel brano fiume È rock ‘n’ roll. Strani tizi con camici bianchi a registrare dischi, contratti che svolazzano, celentani che si incazzano. Gian Franco Reverberi e la Ricordi, Gian Pieretti (Il vento dell’est, Pietre) sodale storico, risse e pantomime al Cantagiro tra le vecchie ugole e i nuovi ragazzini del rock, le chiacchiere con John Lennon e Paul McCartney, Mike Bongiorno che accudisce in diretta tv il rocker con i basettoni finito all’ospedale, Andreotti che (probabilmente) lo fa riformare e scappare dalla naia. Poi, appunto, c’è Celentano con Il Clan. Gianco è tra i fortunati (o sfortunati) che hanno sfiorato l’Adriano dei 24mila baci. Il Molleggiato e la sua etichetta lo vogliono nel 1961 poi lo vampirizzano (Pregherò e Sei rimasta sola, bastano?). Nessun rancore, per carità, Celentano toglie la “r” alla parlata di Riccardo poi una notte gli telefona e gli dice di cambiare cognome: “che ne dici di Gianco?”. Però la storia è curiosa.

Dà, toglie, ridà di nuovo. Gianco incontra nei primi settanta Gianfranco Manfredi (“indimenticabile compagno di strada”, nel libro) ed è come se la ribellione rock and roll si fondesse naturalmente e plasticamente con l’iconoclastia politica anni settanta. Ascoltate Precipito, che poi tornerà nel 1979 live nel film Liquirizia di Salvatore Samperi con Gianco Jack Blues prima di John Belushi, in Cavallina rock o Siamo tutti nella merda, per capire un concept come Zombie di tutto il mondo unitevi (1977) e uno come l’Arcimboldo (1978). Gianco attraversa sempre a suo modo, sempre da ribelle, “non mi piace questo mondo che non vuole la fantasia” sia Sanremo, tre le partecipazioni alla “messa cantata della canzone italiana” tra cui la soul track Accidenti con il Supergruppo; il cinema – oltre a Liquirizia appare pure in un porno -; e perfino il Controfestival (vero!) di Mantova nel 2004 perché di là il “Festival” lo organizza Tony Renis. Lui dice: “Tutto ciò che ho realizzato è frutto dell’amore, degli sbagli e della passione”. Onesto, sincero, generoso Ricky.

Non c’è fiele per nessuno nell’autobiografia, solo gioia “per aver visto la luce”. E un capitolo che è un brano, solo testo (se la pagine potessero suonare), lungo lungo, quattro pagine: Un amore. È la canzone fiume stralunata, sporcacciona e malinconica che Gianco scrive dopo qualche anno di silenzio. Un capolavoro. Ascoltata dal vivo in un centro sociale tanti anni fa con Gianco e la sua instancabile chitarra a tracolla. Alla faccia dell’AutoTune.

L'articolo “Tutti mi davano del ciula, ma io lo rifarei”: la vita pazzesca del rocker Ricky Gianco che è stato “battezzato” da Adriano Celentano proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Hai presentato brani che sono plagi”: Erness sospeso e poi eliminato da Samurai Jay ad “Amici 26”. Amadeus: “Se fossi stato il suo insegnante, sarebbe stato fuori subito”

25 October 2026 at 14:55

Ad “Amici 26″, oggi 25 ottobre, il caso del cantante Erness ha posto il dilemma in diretta. Il ragazzo che stacca dalla cucina di un pub all’una di notte e ha un’ora al giorno per la musica ha portato come inediti brani che, secondo Samurai Jay, inediti non erano: stessa tonalità, stesso BPM, stesso giro armonico di un pezzo già esistente. Gli è stata data una seconda possibilità. Una settimana in studio, un nuovo brano sull’ossigeno e sugli amori che tolgono il fiato. Il pezzo ha convinto tutti. Non è bastato. Perché, quando “qualità ed etica prendono strade diverse, a decidere è l’etica”. E il banco è saltato.

Dopo una serie di ascolti, Samurai ha notato che tutti i brani proposti da Erness hanno come riferimento altri brani, per cui di inedito “non c’è quasi niente”. Il cantante prova a darsi una spiegazione e chiede a Erness che lavoro faccia. La risposta: lavora in cucina in un pub e stacca all’una, all’una e mezza. Alla musica può dedicare poco più di un’ora. Il direttore artistico ne deduce che l’unica spiegazione possibile sia la mancanza di tempo.

La decisione, a quel punto, è di sospenderlo. Erness resta lontano dalla scuola per una settimana, in studio con dei professionisti, per scrivere un inedito che sia davvero suo. Il banco resta al suo posto, ma Samurai gli lascia un avvertimento: deve evitare di farselo “strappare via”.

L'articolo “Hai presentato brani che sono plagi”: Erness sospeso e poi eliminato da Samurai Jay ad “Amici 26”. Amadeus: “Se fossi stato il suo insegnante, sarebbe stato fuori subito” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Per cantare Aeroplano con gli 883 ho preso un milione di lire. Un giorno Cecchetto mi ha detto ‘non siamo le persone giuste per te, meglio chiudere il contratto'”: parla Caterina Rappoccio

25 October 2026 at 10:49

Forse il suo nome non è notissimo, ma la sua voce se la ricordano in tantissimi. Caterina Rappoccio è la voce del brano “Aeroplano”, contenuto nell’album degli 883 “Nord Sud Ovest Est” del 1993. La cantante compare nel quarto episodio della serie tv cult “Nord Sud Ovest Est – La Leggendaria Storia Degli 883” grazie al volto dell’attrice Rosa Barbolini.

Dunque nella puntata, in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now, Mentre Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) si chiedono se adesso siano o no presentabili nel mondo della musica, un ciclone chiamato Caterina investe le loro vite con la forza di un “Aeroplano”.

“Claudio Cecchetto restò colpito dalla mia voce e dalla mia grinta. – ha raccontato Caterina a Il Corriere della Sera – Mi serviva una canzone da portare in finale a Castrocaro e lui mi propose Aeroplano. La cosa divertente è che la mia prima reazione fu ‘sì, è bella ma è moscia’. Per fortuna Cecchetto mi rispose che la potevamo farla più rock, più nel mio stile. Alla fine Castrocaro non l’ho vinto, ma ci ho guadagnato un contratto con Cecchetto”.

Gli 883? “Non li conoscevo. L’estate precedente, quella del 1992, avevo ascoltato ‘Hanno ucciso l’Uomo Ragno’ in continuazione, era diventato praticamente l’inno della mia estate ma non sapevo di chi fosse. Cecchetto voleva una voce femminile per Aeroplano e, secondo lui, la mia era perfetta. Ma non so perché ad un certo punto decise di far cantare insieme me e Max Pezzali”.

L'articolo “Per cantare Aeroplano con gli 883 ho preso un milione di lire. Un giorno Cecchetto mi ha detto ‘non siamo le persone giuste per te, meglio chiudere il contratto'”: parla Caterina Rappoccio proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Mia moglie era bellissima, ma dipendente da sostanze. Se n’è andata a 56 anni per l’epatite C, un anno prima che trovassero la cura. Nostra figlia è rimasta senza mamma”: parla Eugenio Finardi

25 October 2026 at 09:45

Eugenio Finardi, concorrente di “Ballando con le stelle” in coppia con Rebecca Gabrielli, ha conquistato il pubblico non solo con la sua esibizione ma anche con un racconto personale molto intenso. Dopo la puntata di sabato 24 ottobre e lo scontro a distanza con Matano, il cantautore ha ripercorso il suo passato legato alle droghe, la storia d’amore complicata con la prima moglie Patrizia, l’esperienza della comunità e il legame con la figlia Elettra.

“Io ho reagito al commento di Matano – ha spiegato il cantautore risponde alle critiche del conduttore sul suo stile di danza – perché prima di tutto ho avuto l’impressione che lui volesse suscitare in me una reazione. Poi non credo sia stato affatto un disastro. Credo che Matano non tenga conto dell’età e che fino a ora non si fossero resi conto che dietro quell’uomo c’è un uomo di 74 anni. Io ho tre quarti di secolo”.

Poi il racconto personale: “A 13-14 anni sono arrivati i Rolling Stones, Jimi Hendrix, tutto quel tipo di immagine, e quindi io ho scelto di essere un hippie. Mi è capitato una sera, quasi per caso, di provare sostanze diverse da un amico che le aveva. C’era la paura, poi cosa fai, dici di no? Ti senti fuori. Provo, cosa vuoi che sia. Dall’altra parte c’era l’angoscia: ‘Oddio, cosa sto facendo?’. Per due anni non ho quasi fatto altro: non ho suonato, ho fatto l’amore”.

“Il periodo più brutto è stato prima della nascita di Elettra, all’inizio degli anni Ottanta. Io stavo con Patrizia, che poi è diventata mia moglie. – ha continuato – Era bellissima ma, purtroppo, era dipendente da sostanze. Ho vissuto con lei una storia d’amore complessa, intensa, estremamente sensuale, d’amore e di dipendenze. Tutti quelli che sono in preda alla dipendenza sognano di essere salvati, di essere tirati fuori, ma da qualcuno che li capisca. E chi li capisce? Uno che sta facendo la stessa cosa. Non andava neanche tanto male, finché non è arrivato il momento in cui non si poteva più andare avanti così. Il fatto di essere tossicodipendenti non era più una cosa rock e romantica, ma era una vergogna“.

L'articolo “Mia moglie era bellissima, ma dipendente da sostanze. Se n’è andata a 56 anni per l’epatite C, un anno prima che trovassero la cura. Nostra figlia è rimasta senza mamma”: parla Eugenio Finardi proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Quando è morto papà mi è crollato il mondo addosso a 9 anni. Depressa da bambina e nessuno se n’è accorto, piano piano la sto superando, conoscendomi”: così Levante

25 October 2026 at 08:33

Levante si è raccontata nel salotto di “Verissimo” ieri 24 ottobre, per parlare della sua famiglia, del passato e del presente con il nuovo album “Dell’amore, il fallimento e altri passi di danza”. Inoltre è stata annunciata la terza data live a Milano, il 4 dicembre, dopo il tutto esaurito per i due appuntamenti del 17 e 22 novembre alla Santeria Toscana 31 di Milano.

La cantautrice ha detto: “È un bel momento, di grande rinascita. Sono serena, felice, in equilibrio, e questa è una cosa bellissima. Ci sono arrivata dopo un lungo percorso. Ormai sono quasi quarantenne e a quasi quarant’anni mi accorgo di avere una consapevolezza e un’esperienza che prima non avevo”.

“Da bambina ero una monella, con tanta creatività e tanta fantasia. – ha raccontato – Ero l’ultima di quattro figli e i miei fratelli erano molto più grandi di me. Ero molto amata, sempre al centro dell’attenzione, e avevo tanti maestri in casa. Con fratelli così grandi è stato facile crescere in fretta. Poi è arrivata la morte di mio padre, che è stata l’ennesimo scalino”.

E ancora: “Avevo nove anni e ormai sono passati trent’anni. Ricordo un uomo estremamente affettuoso con me, ma anche molto duro. Era cresciuto a sua volta con una certa durezza, e con lui non sapevi mai se dalla gioia si potesse passare alla tensione da un momento all’altro. Bastava che qualcosa non gli piacesse e subito scattava l’insegnamento. Una specie di educazione siberiana, ovviamente scherzo. Però è stato un uomo che mi ha amata tantissimo. Essendo la più piccola, mi ha dato tutto quello che non si era concesso con gli altri. Di foto con lui ne ho poche”.

L'articolo “Quando è morto papà mi è crollato il mondo addosso a 9 anni. Depressa da bambina e nessuno se n’è accorto, piano piano la sto superando, conoscendomi”: così Levante proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌